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Cenozòico

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Descrizione generale

agg. e sm. (pl. m. -ci) [sec. XIX; ceno-1+-zoico]. Era geologica (era Cenozoica o Cenozoico o Terziario, in base alla nomenclatura proposta verso la metà del Settecento da Giovanni Arduino), che trae il nome dalla netta variazione paleontologica verificatasi con la scomparsa o la rarefazione di importanti gruppi che avevano caratterizzato il Mesozoico, come Ammoniti, Belemniti, Rudiste e grandi Rettili, e con l'affermarsi prepotente dei Mammiferi, al punto che per il Cenozoico fu proposta anche la denominazione di “era dei Mammiferi”. È, dopo il Quaternario, la più breve delle ere geologiche: ha una durata di ca. 65 milioni di anni, caratterizzata da un'intensa attività orogenetica e da una notevole ricchezza paleontologica, che si riflettono nella complessa e controversa terminologia stratigrafica. Il limite inferiore del Cenozoico è indicato da una generale regressione e dalla diffusione esplosiva delle Nummuliti: la controversa attribuzione del piano Daniano al Cenozoico oppure al Mesozoico sembra esser stata risolta dalle recenti ricerche, soprattutto micropaleontologiche, che propendono per l'inclusione del Daniano nel Terziario. Il limite superiore è piuttosto incerto perché le conseguenze delle variazioni climatiche responsabili delle glaciazioni neozoiche non si sono avvertite contemporaneamente e con la stessa intensità dappertutto: ciò rende problematiche le correlazioni stratigrafiche al punto che qualche autore preferisce considerare il Quaternario come semplice periodo del Cenozoico e non come era. Il Cenozoico viene suddiviso da molti autori in due periodi: inferiore, denominato anche Paleogene o Nummulitico o Eogene, e distinto in tre sottoperiodi, Paleocene, Eocene e Oligocene; e superiore o Neogene, comprendente Miocene e Pliocene. Altri autori non riconoscono valore sistematico ai termini Paleogene e Neogene e dividono il Cenozoico in quattro periodi, Eocene, Oligocene, Miocene e Pliocene, o in cinque se si considera come a sé stante la parte basale dell'era denominata Paleocene. Uno schema delle suddivisioni del Terziario, valido per la stratigrafia italiana, è riportato nella tabella "Per la suddivisione del Cenozoico vedi la tabella a pg. 147 del 6° volume." . "Per la suddivisione del Cenozoico vedi tabella al lemma del 5° volume." Il limite Pliocene-Pleistocene, contrassegnato nelle serie marine da un deciso raffreddamento climatico con conseguente comparsa nel bacino del Mediterraneo di fauna fredda immigrata dai mari settentrionali,è indicato dal passaggio Astiano-Selinuntiano, mentre per i depositi continentali si ritiene più opportuno suddividere il Villafranchiano in inferiore, riferibile al Pliocene superiore, e in superiore, corrispondente al Selinuntiano.

Paleogeografia: generalità

Il panorama paleogeografico "Per l’evoluzione deela distribuzione del mare e delle terre emerse dal Paleoge-ne al Neogene vedi le cartine a pg. 147 del 6° volume." del Terziario "Per l'evoluzione della distribuzione del mare e delle terre emerse vedi cartine al lemma del 5° volume." è abbastanza simile a quello attuale, con l'eccezione delle aree interessate dal ciclo orogenetico alpino in piena evoluzione. All'inizio del Cenozoico i continenti africano, australiano e americano presentano una configurazione paragonabile all'odierna, mentre l'Eurasia appare smembrata in vari continenti, separati da mari interni, il principale dei quali è la Tetide; la Siberia risulta separata dalla piattaforma russa e dagli Urali da un braccio di mare, che scompare nel Neogene; l'India e il Madagascar, che formano una grande isola, la Lemuria, si separano a partire dall'Eocene. Le due Americhe, collegate temporaneamente tra Mesozoico e Cenozoico, tornano a separarsi, con conseguente isolamento per la maggior parte del Terziario del continente meridionale e sviluppo di una fauna mammologica del tutto particolare; la separazione dura fino al termine del Cenozoico, quando un sottile istmo di natura vulcanica permette la migrazione da N di faune che producono effetti deleteri su quella endemica causandone la quasi totale estinzione. L'America Settentrionale e l'Europa sono separate, ma di tanto in tanto si realizzano dei collegamenti o tramite un istmo nella zona di Bering o per mezzo di un ponte continentale collegante la Groenlandia alle isole britanniche, collegamento che si interrompe alla fine dell'Eocene in seguito alla comunicazione prodottasi tra il bacino dell'Atlanticosettentrionale, in progressiva espansione, e l'Oceano artico. In seguito all'orogenesi alpina, alla fine del Miocene e nel Pliocene il quadro paleogeografico generale diventa molto più simile a quello attuale: si costituisce il blocco euroasiatico e si stabilisce un collegamento tra Africa, Penisola Arabica e India, collegamento che si riduce successivamente al solo istmo di Suez, in seguito al delinearsi nel Pliocene del Mar Rosso, in conseguenza del manifestarsi nella parte orientale dell'Africa e in Asia Minore di quel grande complesso di fratture e di sprofondamenti che si estende dal Mozambico al Tauro attraverso le fosse tettoniche dei grandi laghi africani, la depressione dancala, il Mar Rosso e la depressione del Mar Morto. Sempre nel Pliocene, come già ricordato, le due Americhe si ricollegano con la formazione dell'istmo di Panamá e infine si interrompe il collegamento tra Penisola Iberica e continente africano con l'apertura dello stretto di Gibilterra. Poiché le condizioni paleogeografiche del Cenozoico sono state nel loro complesso abbastanza simili a quelle attuali, dei sedimenti terziari ci sono note prevalentemente le facies continentali e costiere in quanto quelle più profonde sono tuttora ricoperte dalle acque marine. In particolare, tra le formazioni più caratteristiche vanno ricordati i “calcari nummulitici” e le potenti serie a facies di flysch dovute all'erosione delle catene montuose in via di sollevamento. In Italia i terreni del Cenozoico sono molto diffusi e assai fossiliferi, sicché numerosi piani hanno preso il nome da località italiane.

Paleogeografia: orogenesi

Il Cenozoico ha conosciuto una notevole attività orogenetica, responsabile sia della formazione o dell'assetto finale delle maggiori catene montuose attuali lungo le due fasce orogenetiche già ben delineatesi nel Mesozoico, quella peripacifica e quella della Tetide, sia del manifestarsi del sistema di fratture dell'Africa orientale. Inoltre un'intensa attività tettonica ha interessato i fondi oceanici con separazione di masse continentali, conformazione di nuovi bacini oceanici e di dorsali sottomarine. La non omogenea espansione dei fondi oceanici ha inoltre creato sistemi tuttora attivi di faglie di scivolamento secondo la direzione, specificamente dette faglie trasformi, ossia di fratture con spostamento relativo delle due parti in senso orizzontale, anche dell'ordine di centinaia di chilometri. I fenomeni orogenetici sono stati accompagnati da un'intensa attività magmatica, come testimoniano tanto le imponenti effusioni laviche traboccate dalle fratture dell'Africa orientale e le manifestazioni vulcaniche nell'America Settentrionale, lungo la cordigliera andina, nella Nuova Zelanda, in Giappone, nelle Indie orientali, in Asia Minore, nell'Egeo e in Europa (Massiccio Centrale francese, Carpazi, Colli Euganei, regione flegrea, Roccamonfina, monti Ernici e Sardegna), quanto la messa in posto di batoliti come nelle Ande meridionali e nell'America Settentrionale, e in Italia lungo il cosiddetto “arco eruttivo periadriatico”.

Paleogeografia: clima

Il clima del Cenozoico mostra, pur restando complessivamente più caldo di quello attuale, una variazione apprezzabile tra l'inizio e la fine dell'era. Nel Paleogene si riconosce infatti, attraverso la distribuzione delle faune e delle flore, che essendo simili a quelle attuali devono averne avuto anche lo stesso habitat, l'esistenza di un clima umido subtropicale alle medie latitudini e di uno temperato umido alle alte. Il primo, rilevato sia in Europa sia in America, è testimoniato dalla presenza di scogliere coralline, di pesci tropicali e di palme, per esempio nel Vicentino, o di palme e di alligatori nel Dakota settentrionale, il secondo dalla presenza di sequoie e di caducifoglie come faggi, castagni, ecc., in Alaska, in Groenlandia e nella Siberia settentrionale. Anche nelle regioni più propriamente polari si doveva avere un clima temperato caldo, in quanto dal rapporto 18O/16O nei gusci di foraminiferi fossili prelevati dal fondo del Pacifico si è dedotta una temperatura delle acque più fredde e profonde di ca. 10 ºC contro quella prossima allo zero dei nostri giorni. Verso la fine del Paleogene si nota però una debole ma graduale migrazione verso S delle varie associazioni vegetali, indicante un inizio di raffreddamento del clima, raffreddamento che diverrà più sensibile nel successivo Neogene, pur restando la temperatura superiore all'attuale. In quest'epoca infatti la flora di Oehningen, località sulle rive del lago di Costanza, testimonia di un clima ancora caldo-umido in Europa così come quella di Esmeralda, contea del Nevada, lo testimonia per l'America. Appunto nelle regioni occidentali nordamericane, dove il clima era più uniforme di oggi in quanto le catene montuose erano troppo basse per arrestare i venti umidi occidentali, la surrezione finale nel tardo Pliocene del sistema delle Cordigliere ha dato origine a climi diversificati: umidi sul versante occidentale sopravvento, più aridi su quello sottovento. Il processo di generale raffreddamento è continuato fino a culminare con le glaciazioni pleistoceniche della successiva era neozoica.

Biologia: l'evoluzione

Biologicamente i fatti importanti da segnalare sono la scomparsa, con la fine del Mesozoico, dei grandi Rettili e la rapida evoluzione dei Mammiferi, i quali, pur essendo già comparsi verso la fine del Triassico, non avevano mostrato apprezzabili variazioni evolutive. I Mammiferi infatti già nel Paleocene si presentano differenziati in Marsupiali e Placentati con numerose forme in rapida evoluzione in un lasso di tempo molto contenuto. Anche gli Uccelli, prima scarsamente rappresentati, assumono nel Cenozoico una notevole diffusione. Altri gruppi di notevole importanza stratigrafica sono i Gasteropodi e i Lamellibranchi: molti terreni terziari abbondano in depositi conchigliari. Per quanto concerne la microfauna eccezionale importanza, perché unicamente rappresentate nel Paleogene, hanno le Nummulitidi, che consentono una precisa stratigrafia; di grande aiuto stratigrafico sono però anche le Alveoline che, comparse nel Cretaceo superiore, conoscono una grande diffusione nel Paleogene per poi estinguersi, a eccezione dei generi Alveolinella e Neoalveolina, nel Neogene, e le Orbitoidi, i cui rappresentanti più primitivi sono cretacei ma che si diffondono con le Ortofragmine nell'Eocene, con le Lepidocicline nell'Oligocene e con le Miogipsine nel Miocene. Nel Cenozoico in conseguenza dell'isolamento di alcune aree continentali e delle precarie comunicazioni tra altre, come si è già riferito, l'evoluzione biologica è stata particolarmente complessa; di notevole importanza ai fini della comprensione dell'attuale distribuzione della fauna sono state alcune imponenti migrazioni come quelle dei Proboscidati dall'Africa all'Europa e all'Asia, dei Bovidi e dei Proboscidati dall'Asia all'America e degli Equidi, Rinocerontidi e Camelidi dall'America all'Europa.