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órso

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Lessico

sm. (f. -a) [sec. XIII; latino ursus].

1) Nome comune delle diverse specie di Carnivori della famiglia degli Ursidi spettanti a diversi generi.

2) Nella loc. fig.: ballare, camminare come un orso, in modo goffo; proverbio: “Vendere la pelle dell'orso prima di averlo preso”, disporre di qualche cosa che ancora non si possiede.

3) Fig., chi è scontroso, poco socievole: non ha nessuna amicizia, è proprio un orso!

4) Fig., nel linguaggio della borsa, fase di ribasso del mercato mobiliare.

Zoologia: generalità

Con l'eccezione di alcune specie di Felidi (genere Panthera), gli orsi sono i carnivori terrestri di maggior mole, con fisionomia assai omogenea, a corporatura pesante, testa grande e larga, terminante in un muso il più sovente breve, collo muscoloso, tronco tarchiato, con arti corti e robusti, coda rudimentale, nascosta nel pelo. Gli occhi sono piccoli e le orecchie brevi, tondeggianti e di modesto sviluppo. Le estremità sono a 5 dita, di conformazione plantigrada, con robustissimi unghioni ricurvi, non retrattili. La lunghezza di questi grossi Mammiferi varia da 1,2 m dell'orso malese ai 3 m dell'orso bruno d'Alaska, e il peso da una trentina a oltre 800 kg. I maschi sono in genere di 1/5 più grossi delle femmine. La pelliccia, con pelo lungo e folto, è di colore omogeneo, tranne ornamentazioni a collare tipiche di certe specie. La dentatura è di 42 denti, quando è completa. La maggior parte delle specie vive in foreste o in zone montuose: solo l'orso bianco vive in un habitat del tutto particolare, i ghiacci delle regioni artiche; diverse specie si arrampicano sugli alberi; l'orso bianco, protetto dalla solitudine del suo habitat, è decisamente diurno, ma in genere le altre specie, nelle zone dove sono da tempo a contatto con l'uomo, sono divenute preferibilmente notturne; caso tipico è l'orso bruno in Europa . Gli orsi sono formidabili camminatori, abili nella corsa e nel nuoto, il loro territorio è molto vasto ma in genere definito, e vi conducono per lo più vita solitaria; il loro temperamento è di norma inoffensivo, attaccano solo quando si sentono minacciati dall'uomo, in particolare le madri con i piccoli. Glo o. delle regioni temperate e fredde, adattatasi come tana una cavità o un anfratto naturale, trascorrono il periodo invernale in un sonno profondo, da non confondersi con il vero letargo (per esempio, la temperatura corporea non si abbassa, come nei veri ibernanti): anzi le femmine proprio durante questo periodo partoriscono e allattano i piccoli (1 o 2, raramente sino a 4), che alla nascita sono piccolissimi, sino a ca. 1/600 del peso della madre nell'orso nero americano, record per piccolezza tra tutti i Mammiferi placentati. La durata della gestazione nelle diverse specie varia da 6 a 9 mesi. Gli orsi sono tipicamente onnivori e l'unica specie carnivora è l'orso bianco , il cui limitato habitat fornisce solo pesci, foche e altri animali; gli orsi hanno un olfatto assai sviluppato, mentre vista e udito sono deboli. Attualmente sono presenti con 7 generi comprendenti un'unica specie in quasi tutto il mondo eccetto l'Australia e l'Africa (nell'Africa settentrionale esisteva una sottospecie di orso bruno, l'orso dell'Atlante, oggi estinta), con distribuzione quasi sempre molto caratteristica: Ursus, con l'orso bruno, diffuso in Europa, Asia e America settentrionale; Euarctos, con l'orso nero nordamericano o baribal; Tremarctos, con l'orso dagli occhiali, sudamericano; Thalarctos, con l'orso bianco, boreale; Selenarctos , con l'orso dal collare, asiatico; Helarctos, con l'orso malese; e Melursus, con l'orso labiato, pure asiatico.

Zoologia: le specie

La specie più importante e nota dalla remota antichità è l'orso bruno (Ursus arctos), diffuso nell'emisfero boreale con molte sottospecie tra il 22º e il 75º lat. N. Un tempo aveva vasta diffusione in Europa, ma attualmente la sua distribuzione è molto limitata, tranne nell'Europa orientale; in quella occidentale sopravvive con alcune popolazioni relitte. In Italia, dove è protetto, si trova soprattutto in Abruzzo (secondo alcuni autori costituirebbe una forma distinta, l'orso marsicano, Ursus arctos marsicanus ), specialmente nel parco nazionale omonimo, con 80-100 capi, in Trentino con pochissimi capi nel gruppo Adamello-Presanella e Dolomiti di Brenta, nonché in Friuli-Venezia Giulia con pochi capi di provenienza slovena. Altrove vive in Spagna, nella Catena Cantabrica e nei Pirenei, in Svezia e in Norvegia; assai vasta è la sua diffusione nell'Europa orientale, soprattutto nei Balcani e nei Carpazi, nei Paesi dell'ex Unione Sovietica, in particolare quelli della sezione asiatica. Come dice il nome, il colore del manto è bruno, più o meno chiaro; esso di norma non supera i 2-2,5 m di lunghezza e ha un peso medio di 150-250 kg; l'altezza al garrese è ca. 1 m. Nell'America settentrionale l'orso bruno esiste con numerose razze locali, talora assai differenziate, come il kodiak e alcune razze affini dell'Alaska, di mole gigantesca, che possono raggiungere i 3 m di lunghezza e gli 800 kg di peso. Un gruppo distinto, da taluni considerato specie a sé, è rappresentato dal cosiddetto grizzly od orso grigio (Ursus arctos horribilis), ormai divenuto molto raro e proprio di certe regioni delle Montagne Rocciose: è un po' più tozzo e pesante dell'orso bruno propriamente detto e ha la pelliccia tipicamente grigio-ferro, raramente bruno-rossiccia; raggiunge una lunghezza di 2,5 m e un peso di 400 kg. La specie più comune nell'America settentrionale è però l'o. nero americano o baribal (Euarctos americanus), tipicamente forestale, con ottime attitudini arboricole; è più piccolo del precedente (lunghezza da 1,2 a 1,8 m; peso medio da 120 a 150 kg), colore del manto dal bruno-rossastro al nero. Dimensioni e peso pressoché analoghi presenta l'orso dagli occhiali (Tremarctos ornatus), che è invece la sola specie propria dell'America meridionale e vive, ormai raro, in certe zone delle Ande settentrionali e centrali, sin oltre i 3000 m. È caratteristico per i cerchi bianchi attorno agli occhi e sul muso, continuantisi con un analogo disegno sulla gola e sul petto, che nettamente si evidenziano sulla pelliccia nera o bruno-nerastra. Una delle specie più importanti e caratteristiche è l'orso bianco od orso polare (Thalarctos maritimus), a diffusione artica circumpolare, tipico delle regioni dei ghiacci, per cui il suo limite meridionale è grosso modo segnato dal limite della banchisa. Può pesare sin oltre 700 kg (la media è però sui 400-500 kg) e misurare oltre 2,50 m. Ha manto bianco-crema, più o meno giallastro. È esclusivamente carnivoro, ottimo nuotatore e instancabile camminatore, dovendo compiere enormi spostamenti per procurarsi il cibo; le superfici palmari e plantari sono quasi interamente coperte di pelo, significativo adattamento alla vita sui ghiacci. Divenuto molto raro a seguito della caccia spietata, è oggi protetto da diversi Stati. In Asia oltre all'orso bruno, diffuso nella sezione settentrionale del continente, sono presenti 3 specie: l'orso dal collare o tibetano o torquato (Selenarctos thibetanus) è largamente rappresentato nell'Asia meridionale e orientale, dove predilige le grandi foreste montane, per esempio dell'Himalaya; ha folta pelliccia nerastra su cui fa spicco un caratteristico “collare” biancastro sul petto. Nerastro è anche il manto dell'orso malese (Helarctos malayanus; nomi locali biruang e bruan), proprio delle foreste dell'Indocina e dell'Insulindia; è l'orso più piccolo, giungendo a un massimo di soli 1,4 m di lunghezza e 65 kg di peso; è abbastanza raro e non trascorre un periodo di sonno invernale. L'ultima specie è l'orso labiato (Melursus ursinus) delle foreste dell'India e di Srī Lanka; ha pelliccia nero brillante, in cui spiccano il muso e il collare bianchi; con muso lungo e stretto, caratteristico per le labbra molto sviluppate e mobilissime, che possono essere protese a formare una specie di tromba con cui l'animale può “succhiare” miele e masse di parecchi insetti, dei quali è straordinariamente ghiotto (predilezione peraltro condivisa da molti orsi). § L'orso apparve nel Miocene con esemplari di taglia ridotta appartenenti ai generi Hemicyon e Ursavuus della Germania e Hyaenarctos dell'Eurasia. Durante il Pliocene si ebbero forme dalle quali derivarono i grandi Ursidi del Quaternario americano ed europeo, rappresentati dall'orso delle caverne (Ursus spelaeus), caratterizzato da notevole mole, grande sviluppo della parte anteriore del corpo, robustezza degli arti anteriori. Poteva vivere a grandi altezze ed era esclusivamente vegetariano. § La pelliccia dell'orso, presentando pelo troppo lungo e grosso, non ha trovato largo impiego in pellicceria. Ha invece avuto successo, specie fino agli inizi del Novecento, come coperta e come tappeto, costituito dall'intera pelle, con testa e zampe.

Etologia: l'orso bruno

Frequentatore di boschi di media e alta montagna, l'orso bruno si nutre di una grande varietà di alimenti vegetali e animali, prediligendo fra i primi le radici, le bacche, i frutti polposi, che talvolta fa cadere al suolo scuotendo i tronchi degli alberi, o solidi (ghiande, castagne, ecc.), i germogli, i cereali e i funghi e, fra gli animali, i piccoli Mammiferi, della taglia dei Roditori e degli Insettivori, ma anche i giovani cinghiali, qualche capriolo, Rettili, Anfibi e vari invertebrati. In America settentrionale l'orso bruno si dimostra anche un abilissimo pescatore, specie di salmoni che, all'epoca della risalita dei fiumi, cattura con abili zampate; inoltre, dove la pastorizia è transumante, l'orso bruno può predare bestiame domestico anche di taglia piuttosto grande, come gli asini. È infine anche un grande consumatore di favi, inclusi il miele e gli insetti che vi si trovano. La consumazione di un certo tipo di alimento dipende in genere dalla sua disponibilità, cosa che varia con l'area geografica e la stagione. Gran parte del comportamento alimentare dell'orso bruno è soggetto ad apprendimento e pare che in linee familiari diverse si possano instaurare particolari costumi alimentari che vengono tramandati di madre in figlio. Questo vale soprattutto per la caccia e la pesca, per apprendere le quali è indispensabile che i giovani possano osservare all'opera le rispettive madri. Molto tollerante con i consimili, l'orso bruno è scarsamente territoriale e anche se i singoli individui vivono per lo più isolati, può accadere che due o più orsi si incontrino pacificamente come, per esempio, presso i fiumi nei quali pescano, dove tra l'altro, all'epoca dei salmoni, le prede sono abbondantissime e non c'è motivo di competizione per il cibo. Le lotte sono molto rare e raramente cruente. Tuttavia l'orso bruno non è nemmeno un animale sociale, limitandosi di norma i due sessi a convivere nella stagione degli accoppiamenti e le madri con i figli, ma in genere non oltre il secondo anno di vita. Talvolta, però, si possono osservare branchi di pochi individui adulti, nei quali sembrano vigere gerarchie di dominanza. Prevalentemente notturno nei luoghi disturbati dalle attività umane e nei periodi dell'anno più caldi, l'orso bruno ha abitudini diurne nelle regioni fredde e disabitate, come quelle dell'Asia centro-settentrionale e l'Alaska. Nel suo territorio, che può estendersi per 20 km², l'orso bruno si sposta lungo sentieri già tracciati dall'uomo o dal bestiame, se disponibili, ma talvolta apre esso stesso vie di passaggio attraverso la vegetazione fitta. Si sposta con un passo ambio, non trotta quasi mai e talvolta galoppa, in genere quando carica una preda, raggiungendo velocità prossime a 50 km all'ora. Staziona sdraiato o seduto, spesso, e soprattutto quando mangia, con le zampe anteriori sollevate. Talvolta si solleva sulle zampe posteriori, non solo per raggiungere frutti appesi piuttosto in alto ma anche per scrutare i dintorni. “In piedi” può anche compiere qualche passo. Non di rado si arrampica sugli alberi con agilità straordinaria e volentieri si immerge in acqua, nuotando ed evoluendo con grande abilità. Le attività di gioco sono riportate frequentemente negli orsi bruni e negli adulti come nei piccoli, e se in questi ultimi il trasporto di oggetti, lo scambio di oggetti fra fratelli, l'inseguimento di oggetti in movimento e l'equilibrismo su oggetti instabili rappresentano un modo di sviluppare armonicamente i riflessi nervosi, la muscolatura, la capacità di valutare le distanze, ecc., come in genere nei giovani dei Mammiferi; negli adulti, che tutte queste facoltà hanno già ben sviluppate, il gioco, per esempio il rotolarsi per un pendio ripetutamente, sembra essere un puro svago e manifesta qualità psichiche superiori. All'inizio dell'inverno, quando il cibo scarseggia, l'orso bruno si ritira in un anfratto roccioso o, se questo non è disponibile, sotto un riparo naturale di grossi rami, in ambedue i casi guarnendo l'interno con rami e foglie e apportando altro materiale per chiudere l'ingresso. Per alcuni mesi quello sarà il suo ricovero, dal quale tuttavia uscirà diverse volte, più frequentemente all'inizio, per defecare e orinare; la tana, infatti, viene tenuta estremamente pulita. Nelle popolazioni in cui il rapporto tra i sessi è paritario, l'orso bruno è monogamo e si sa di coppie che pur separandosi, come è regola, alla fine di ciascuna stagione riproduttiva, hanno riformato il legame per parecchi anni consecutivi; ma se le femmine sono più dei maschi, questi possono avere rapporti con più di una femmina ogni anno. Prima dell'accoppiamento, che in alcune popolazioni dell'Europa meridionale ha luogo fra giugno e luglio (un mese prima in Alaska), il maschio segue la femmina per alcuni giorni, talvolta toccandola con il muso, leccandola, mordicchiandola, colpendola leggermente con le zampe, ecc., fino a che essa si mostra recettiva. È in questa stagione che le lotte fra maschi sono più frequenti, ma in genere hanno luogo fra maschi di mole paragonabile; il più piccolo, altrimenti, cede la femmina senza contenderla. La durata della gestazione, come detto, varia fra sei e nove mesi e il numero dei piccoli partoriti varia con l'età della femmina: un piccolo per le femmine primipare, uno o due per le più vecchie e fino a tre per le adulte in piene forze. Il parto avviene in pieno inverno e probabilmente la piccolissima taglia degli orsetti ne facilita la sopravvivenza, dato che le madri li allattano in un periodo in cui esse non possono nutrirsi. Dato che i piccoli sono ciechi e coperti di scarso pelo, le madri li tengono spesso “in braccio” fra le zampe anteriori, garantendo a essi, con il contatto continuo, la protezione dal freddo. Alla fine dell'inverno, quando la madre riprende a uscire con frequenza dalla tana, i piccoli hanno qualche mese di età; trascorreranno ancora qualche tempo nella tana accuditi dalla madre, che in questo periodo è estremamente vigile e aggressiva, poi prenderanno a seguirla all'esterno. L'allattamento dura circa un centinaio di giorni, dopo i quali incomincerà il progressivo periodo dello svezzamento, insieme all'apprendimento dei modi di ricerca del cibo, sia vegetale sia animale. I giovani trascorrono tutto il primo anno con la madre, incluso il primo inverno, in cui condividono la sua tana, e parte del secondo anno, fino alla seguente stagione di accoppiamento; le femmine infatti vanno in calore ogni due anni. L'inverno successivo verrà trascorso dai fratelli di parto in una tana comune e negli anni seguenti i contatti con la madre si faranno sempre meno frequenti, fino al completo distacco che, nei maschi, avviene più presto che nelle femmine. L'orso bruno si riproduce in genere non prima di aver compiuto cinque anni.

Etologia: l'orso polare

L'orso polare è il più carnivoro degli orsi, essendo adattato a un ambiente che per la maggior parte della sua estensione è incompatibile con la crescita di qualsiasi vegetale. Le foche rappresentano il cibo di base dell'orso polare; non solo i piccoli sono predati, durante la stagione delle nascite, ma anche gli adulti, che vengono sorpresi quando emergono per respirare da qualche buca del ghiaccio. Possono essere catturati anche i giovani trichechi e i buoi muschiati, di solito i vitelli o gli individui indeboliti dalla vecchiaia. In caso se ne presenti l'opportunità, inoltre, l'orso polare non disdegna neppure le carogne di qualche cetaceo gettate dal mare sulla costa. D'inverno l'orso polare vive presso le coste, nutrendosi ma anche trascorrendo lunghi periodi in mare, nuotando abilmente per parecchie ore consecutive e compiendo percorsi di parecchie decine di chilometri, talvolta le madri sono accompagnate dai piccoli. In estate lo scioglimento dei ghiacci rende la costa difficilmente frequentabile e gli orsi polari si spingono più all'interno. Qui consumano in genere licheni, erbe e bacche messi allo scoperto dal disgelo e predano roditori, i nidi degli uccelli nidificanti sul terrreno e altri piccoli animali. L'orso polare è fondamentalmente solitario; formando coppie che permangono unite solo nel periodo degli amori (aprile) o piccoli gruppi familiari (le madri con i loro piccoli) o aggregandosi intorno al cadavere di qualche grande animale in grado di sfamare parecchi individui. Sebbene molti orsi polari nel periodo più rigido dell'anno usino scavarsi di quando in quando un ricovero nella neve, solo le femmine gravide trascorrono nella tana periodi di tempo piuttosto lunghi e utilizzano la stessa tana in anni successivi; i ricoveri invernali di queste femmine si trovano di solito lontano dalla costa; i ricoveri degli altri orsi, al contrario, si trovano presso il mare. Le tane, sempre molto pulite, sono di forma ovale e approssimativamente della dimensione dell'occupante; l'accesso è un tunnel circolare di diametro fra mezzo metro e un metro e di lunghezza compresa fra mezzo metro e oltre tre metri. I piccoli dell'orso polare sono partoriti fra dicembre e gennaio; sono, come in genere negli Ursidi, piccolissimi, ciechi e rivestiti di scarsi peli, e sono curati dalle madri con grande assiduità; aprono gli occhi a circa un mese e compiono i primi passi all'età di un mese e mezzo; l'allattamento dura circa tre mesi. In genere ogni orsa ha un solo piccolo per parto, alcune due. Le orse escono dalle tane, seguite dai cuccioli, in date variabili fra marzo e maggio, più tardi quelle con due cuccioli, rientrandovi in caso di pericolo o per un periodo di riposo notturno. I piccoli resteranno in compagnia della madre per tutta l'estate e l'inverno successivi e saranno abbandonati alla successiva stagione riproduttiva della madre, che si presenta in genere con ritmo bi-triennale. Entro i cinque anni di età raggiungono la maturità sessuale.

Etnologia: culto dell'orso

Risalente probabilmente al Paleolitico, è diffuso soprattutto fra le popolazioni delle zone artiche e subartiche dove l'orso è l'animale di caccia più importante ed è considerato sacro. Presso gli Ainu le celebrazioni, che si svolgono nel periodo di caccia all'orso, hanno rilievo religioso e sociale: l'animale è catturato, nutrito per un certo periodo di tempo, poi sacrificato e la sua carne è consumata ritualmente da tutta la popolazione. Anche per i popoli siberiani l'uccisione di un orso implica necessariamente una celebrazione rituale. Così fra gli Ostiachi la testa dell'orso ucciso è oggetto di culto. Presso alcune popolazioni dell'America settentrionale (Fox, Chippewa, Tlingit, ecc.) l'orso è considerato l'animale totem dei singoli clan.