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ascaridiòsi o ascaridìasi

sf. [da ascaride]. Malattia provocata dall'infestazione di un ascaride (Ascaris lumbricoides) che, nell'uomo, si stabilisce nell'intestino tenue. L'ascaridiosi è una malattia che colpisce di preferenza i bambini, che si infestano introducendo in bocca le mani imbrattate di terra, contenente le uova del parassita, o anche gli adulti, in seguito all'ingestione di verdura o frutta contaminate. La sintomatologia comprende disturbi respiratori (febbre, dispnea, tosse) e gastrointestinali (dolori epigastrici, alito agliaceo, nausea, vomito, diarrea alternata a stipsi), disturbi nervosi (prurito nasale e periboccale, cefalee, sonno agitato, irrequietezza, convulsioni, alterazioni della sensibilità, allucinazioni) e pallore con alone bluastro palpebrale. Qualora il numero di ascaridi sia massivo, può comparire una sindrome da occlusione intestinale, con perforazione dell'intestino, e a volte occlusione del coledoco, provocando così una forma di ittero da ostruzione. L'esame delle feci è la principale forma diagnostica. I farmaci di elezione per la terapia dell'ascaridiosi sono antiparassitari come il pirantel pamoato e il mebendazolo. § L'ascaridiosi è una delle più frequenti parassitosi degli animali. Sono colpite tutte le specie di animali domestici ed in particolar modo i giovani. L'azione patogena esercitata dalle larve durante le loro migrazioni attraverso il fegato e i polmoni e dagli adulti a livello enterico, dipende dall'entità dell'infestazione. Si possono avere forme asintomatiche (specialmente negli adulti) ovvero turbe enteriche con vomito, diarrea, dimagrimento, astenia, processi flogistici a carico del fegato e dei polmoni. La diagnosi si effettua mediante esame coprologico con la ricerca delle uova del parassita, la terapia con preparati antielmintici, la profilassi con l'igiene degli allevamenti, la bonifica del terreno e periodici trattamenti antiparassitari.

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