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cancellerìa

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Lessico

sf. [sec. XIV; da cancelliere].

1) Propr., ufficio, mansione esplicata da un cancelliere; l'edificio che ospita un cancelliere. Si usa in prevalenza per indicare un organismo di direzione amministrativa (in particolare il Ministero degli Affari Esteri in diversi Stati); una rappresentanza diplomatica: cancelleria diplomatica o consolare, la segreteria di un'ambasciata o di un consolato che autentica e rilascia gli atti compilati dall'ambasciatore (o dal console) o dal suo cancelliere; conserva gli atti di nascita o di morte avvenuta durante un viaggio; tiene in deposito i valori o gli effetti mobiliari. Tutte le azioni contabili della cancelleria sono nelle mani di un agente contabile. In particolare sono detti diritti di cancelleria le somme in danaro che il richiedente deve sborsare per ottenere il rilascio dell'atto pubblico richiesto; l'ufficio del cancelliere giudiziario (cancelleria giudiziaria) e per estensione i locali dove si conserva tutta la documentazione degli atti giudiziari.

2) L'insieme degli oggetti necessari per scrivere: le spese di cancelleria incidono sensibilmente sul bilancio di un ufficio.

Evoluzione dell'ufficio

Nell'ambito statale la cancelleria era già presente nell'Impero Romano sotto Claudio, e fino a Costantino dipese direttamente dall'imperatore (cancelleria imperiale). Era affidata a liberti e si divideva in quattro uffici: ab epistulis, dove si sbrigava la corrispondenza amministrativa; a libellis, dove si esaminavano le suppliche rivolte all'imperatore; a cognitionibus, dove si preparavano le relazioni degli affari esaminati dal tribunale imperiale; a studiis, dove si presentava la documentazione, in base alla quale l'imperatore assumeva le sue decisioni. Durante il II sec. la cancelleria non fu più al servizio dell'imperatore ma divenne un ufficio statale, al quale erano ora addetti i cavalieri; la sua giurisdizione si ampliò progressivamente fino a rappresentare, nel IV sec., l'ufficio più importante del governo centrale. Il suo magister officiorum divenne un potentissimo funzionario dell'impero. L'esempio della cancelleria imperiale fu copiato (almeno in parte) anche dai nuovi regni barbarici: della cancelleria longobarda sappiamo che i suoi ufficiali erano distinti in dettatori e scrittori, i Merovingi avevano alcuni uffici, diretti da referendari. Carlo Magno diede grande importanza alla cancelleria e le assegnò un adeguato numero di notarii e di ecclesiastici per la lettura e la redazione dei documenti ufficiali in arrivo e in partenza. Al tempo di Lodovico II la cancelleria si divise su basi territoriali: una per la Francia orientale (Borgogna), una per la Francia occidentale (Aquitania) e quella imperiale per Italia e Lotaringia. Il titolo di arcicancelliere attribuito dall'imperatore a vari arcivescovi era puramente onorario, ma serviva a distinguere gli atti dei singoli regni. Ottone I sdoppiò la cancelleria imperiale e costituì la cancelleria per gli affari d'Italia, affidandola a un vescovo italiano. Nel contempo sorsero anche le cancellerie degli Stati nazionali in Francia, in Inghilterra e in altri Stati regionali, nelle repubbliche italiane di Venezia, Genova, Pisa. In Francia la cancelleria era retta da notarii regii, ai quali Filippo il Bello aggiunse funzionari secolari, che progressivamente sostituirono il personale ecclesiastico; l'organizzazione prevedeva diversi uffici con attributi e competenze ben precisi: per la redazione di diplomi, di lettere patenti, di lettres à cachet, di mandati e documenti vari. Compito della cancelleria era l'autenticazione degli atti del re con l'apposizione del sigillo grande reale. In tal modo la cancelleria divenne un importante strumento di accentramento del potere esecutivo. In Italia ebbero importanza la cancelleria segreta e quella di Stato durante la dominazione spagnola; la cancelleria antica di Vienna per quanto concerne il dominio austriaco nella nostra penisola.

Cancelleria pontificia

Cancelleria pontificia o apostolica. Nata dall'ufficio dei notai delle primitive comunità cristiane, si organizzò come vera e propria cancelleria per la preparazione e spedizione della corrispondenza pontificia con l'affermarsi del potere politico del papa. Tracce di una vera e propria cancelleria non si trovano prima di Gregorio Magno (sec. VI). Nel sec. XI la cancelleria pontificia è organizzata in modo simile a quella imperiale: ne è a capo un cardinale che ha anche l'ufficio di bibliotecario. Riforme importanti ebbe la cancelleria pontificia sotto Innocenzo III nel 1198 e nel 1213: furono istituite 4 sezioni, rispettivamente per le “minute”, per le “grosse” (copie definitive degli atti), del registro e della bolla, e inoltre gli uffici del corrector e dello scriniarius. Questa organizzazione si mantenne sostanzialmente nei secoli, ma ebbe un ruolo di primaria importanza solo fino alla seconda metà del sec. XIV, quando prese inizio la sua lenta decadenza, dovuta in parte alla trasformazione della corrispondenza, in parte alla distribuzione di questa tra vari dicasteri. A partire dal sec. XV, il vicecancelliere espletò anche le funzioni di notaio del Concistoro. La costituzione Sapienti Consilio di Pio X del 29 giugno 1908 stabilì che alla cancelleria dovesse spettare solo la spedizione delle lettere papali munite del sigillo di piombo (bolle) e concernenti le collazioni di benefici concistoriali, l'erezione di nuove diocesi o capitoli o qualche altro affare di maggior rilievo. Attualmente la cancelleria è uno dei sei uffici della curia romana e si incarica dell'espletamento degli atti che si riferiscono agli affari concistoriali.