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Generalità

Arte fiorita nell'Europa occidentale dal sec. VIII alla metà del X, in seguito alla rinascita artistica promossa da Carlo Magno, la cui opera fu continuata dai discendenti, soprattutto Carlo il Calvo. Il centro di irradiazione fu Aquisgrana, sede della corte, ma gli impulsi spirituali della rinascenza carolingia trovarono il terreno ideale per il loro sviluppo nei monasteri della Francia occidentale, della Renania e della Germania meridionale, dell'Italia settentrionale: Saint-Denis, Reims, Metz, Tours, Lione, Echternach, Magonza, Fulda, Lorsch, Reichenau, San Gallo e Milano furono i grandi centri in cui fiorì l'arte carolingia. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 302-355" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 302-355"

Architettura

Da quanto detto sopra consegue che l'architettura conventuale fu quella che raggiunse le più splendide espressioni. Gli edifici carolingi giunti fino a noi sono poco numerosi e non esenti da rifacimenti posteriori. Vennero costruite chiese ad aula (per esempio la cappella di S. Silvestro a Goldbach, sul lago di Costanza, dei sec. IX-X, e in Italia la chiesa di Garbagnate, del sec. VII) ma soprattutto del tipo basilicale, magnificamente esemplificato da Saint-Denis. La basilica fu iniziata nel 754 e solennemente consacrata nel 775. La costruzione originale, di cui rimane la pianta, fu sostituita da una in stile gotico nel sec. XIII. Il piano presenta tre navate, il transetto e l'abside con cripta anulare. Allo stesso tipo appartengono l'abbazia di Lorsch e la basilica di Ratisbona. Caratteristica dell'abbazia carolingia è la facciata chiamata con parola tedesca Westwerk: il corpo occidentale della chiesa, verso l'ingresso, presenta due torri laterali che fiancheggiano la facciata. Internamente esse permettevano l'accesso a un loggiato da cui l'imperatore e la sua corte assistevano alle funzioni: un esempio ne è la chiesa conventuale dei benedettini di Corvey in Sassonia (873-885). Un bellissimo edificio, che però non può dirsi caratteristico dell'epoca (anche se costituì il modello per tutta una serie di costruzioni), è la Cappella Palatina di Aquisgrana, consacrata nell'805, la quale riflette il tipo di chiesa bizantina a pianta centrale esemplificato da S. Vitale: è infatti a pianta ottagonale, coperta a volta e divisa da gallerie in due piani. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 330-337" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 330-337"

Scultura

La scultura dell'epoca carolingia è assai poco conosciuta. Sappiamo però che Carlo Magno fece decorare con sculture sia le chiese sia i palazzi e naturalmente la scultura venne applicata alla decorazione architettonica (si ricordino i capitelli di Lorsch e di Fulda). Il marmo è pressoché assente: le statue e i rilievi venivano eseguiti in pietra o stucco. Importanti le opere in bronzo, come le quattro porte del duomo di Aquisgrana (sec. IX), con la decorazione ripartita in formelle quadrate e rettangolari. L'esecuzione rivela maestria tecnica e fedeltà ai modelli dell'ornamentazione antica. Mostra relazioni con la fabbrica di Aquisgrana il cosiddetto Trono di Dagoberto, del sec. IX (Parigi, Louvre).

Mosaici

Adorni di mosaici erano i palazzi e le chiese (per esempio la Cappella Palatina), ma tutto è andato perduto. L'unico esemplare di mosaico carolingio giunto fino a noi è quello dell'Oratorio a Germigny-des-Prés in Francia (sec. IX), raffigurante l'arca dell'alleanza con due figure di angeli.

Pittura

È più conosciuta della scultura, ma certo ben poco è giunto fino a noi degli affreschi che adornavano gli edifici carolingi. Nella chiesa di St.-Germain ad Auxerre (Francia) rimangono i begli affreschi con le storie di S. Stefano (841-57), in cui le figure hanno movimenti vivaci ed espressivi. Ricordiamo ancora gli affreschi della chiesa di S. Giovanni a Münster (Museo di Zurigo) nei quali si trova la più antica raffigurazione monumentale del Giudizio Universale. Resti di affreschi carolingi (inizio sec. X) rimangono nella chiesa di S. Satiro a Milano. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 312-314" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 312-314"

Miniatura

È la manifestazione artistica più importante del tempo e i manoscritti miniati carolingi sono splendidi, perché sia Carlo Magno sia Carlo il Calvo dimostrarono grande interesse all'arte del libro. Le tecniche impiegate sono la pittura a guazzo o il disegno a penna. Alla “scuola di corte”, attiva ad Aquisgrana, vengono attribuiti i manoscritti del gruppo di Ada, accentrato intorno all'Evangelario della presunta sorella di Carlo Magno e badessa di Treviri (manoscritto 22 della Biblioteca Municipale di Treviri) e che comprende l'Evangelario di Godescalco (781-783; Bibliothèque Nationale di Parigi ), l'Evangelario di Lorsch e il Salterio di Dagulfo. Nei manoscritti di questo gruppo le miniature hanno una splendida varietà di colori; i contorni sono nettamente delineati, cosicché questo stile è più affine, nello spirito, al disegno che alla pittura. Un nuovo stile fiorito nell'ambito della corte di Aquisgrana è quello dell'Evangelario dell'Incoronazione (Vienna, Schatzkammer), strettamente legato alla tradizione pittorica del mondo classico. Questo stile, volto ai valori pittorici e non calligrafico, è continuato principalmente dalla scuola di Reims ed è quello in cui venne eseguito il magnifico Salterio di Utrecht (Utrecht, Biblioteca dell'Università). La composizione si articola sullo sfondo del paesaggio sentito come scenario, nelle tradizioni classica e paleocristiana. Delle scuole di miniatura carolingia ricorderemo ancora Tours (Evangelario di Lotario, Biblioteca Nazionale di Parigi), Treviri e San Gallo. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 316-323" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 316-323"

Avori

Sono costituiti da coperte di manoscritti e presentano stretti legami con le miniature. Il gruppo di Ada si accentra intorno al manoscritto già citato e lo stile delle decorazioni è aulico e solenne, senza nulla di naturalistico. Nel gruppo di Liutardo la composizione è sciolta e tutto respira vita e movimento, in contrasto con la staticità del gruppo di Ada. Altre scuole furono attive a Metz, Tours e San Gallo. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 324-325" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 324-325"

Oreficeria

La maggior parte dei lavori in metallo nobile è andata perduta. Quello che è rimasto basta però a testimoniare l'eccellenza raggiunta dall'oreficeria carolingia nelle diverse tecniche: sbalzo, incisione, niello, filigrana, incastonatura di pietre preziose, smalto. Si sa che nelle chiese e nei conventi si trovava grande abbondanza di arredi preziosi (calici, patene, capselle, acquamanili, turiboli, cibori, corone) e le fonti letterarie documentano l'esistenza di magnifiche pale auree d'altare. Grande importanza hanno le decorazioni figurate, con immagini dei santi e della Vergine. Al gruppo protocarolingio (che precede la vera e propria arte di corte di Carlo Magno) appartengono il Calice di Tassilone e il Reliquiario di Enger. L'opera che testimonia l'apice di splendore a cui era giunta l'oreficeria carolingia è l'altare di Vuolvinio, in S. Ambrogio a Milano . Un importante gruppo di opere è quello che si accentra intorno a Carlo il Calvo e che comprende il Reliquiario di S. Stefano, il Salterio di Carlo il Calvo e lo Scrigno detto di Carlo Magno, noto attraverso una riproduzione, di cui ci è giunta solo la parte superiore (Parigi, Cabinet des Médailles). Costituisce il capolavoro dell'oreficeria carolingia franco-occidentale e fu forse donato da Carlo il Calvo all'abbazia di Saint-Denis. Le due tendenze fondamentali che si notano nella decorazione sono lo sfruttamento degli effetti coloristici ottenuti con le pietre incastonate e l'importanza dei valori formali nelle piccole figure a sbalzo. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 326-329" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 326-329"

Bibliografia

A. Boeckler, Malerei und Plastik in Ostfrankischem Reich, in I problemi della civiltà carolingia, Spoleto, 1954; C. Cecchelli, Pittura e scultura carolingie in Italia, in I problemi della civiltà carolingia, Spoleto, 1954; P. Lehmann, Das Problem der karolingischen Renaissance, Spoleto, 1954; A. Grabar, Einführung in die Malerei des frühen Mittelalters, Genf, 1957; W. Köhler, Hofschule Karls des Grossen, Berlino, 1958; K. J. Conant, Carolingian and Romanesque architecture, Londra, 1959; A. Schmid, Riforma religiosa e arti nell'epoca carolingia, Bologna, 1983.