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Prùssia

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Generalità

Regione storica dell'Europa centrale, che fino al 1945 costituì la più vasta circoscrizione interna della Germania, con 13 province compresa la capitale Berlino. Dopo la II guerra mondiale la Prussia è scomparsa dalle circoscrizioni interne tedesche mentre la parte orientale della regione (Prussia Orientale) è divisa oggi tra Polonia e Russia. La Prussia si estendeva dalla frontiera belga-lussemburghese fino al confine con l'Unione Sovietica, raggiungendo a S il Meno e la selva di Turingia. Il territorio, il cui nucleo originario era situato fra l'Elba e l'Oder, comprendeva le vaste pianure del Bassopiano Germanico e parte dei monti dell'Assia e del Weser. In tedesco, Preussen.

Storia: dalle origini alla fine del Cinquecento

Affacciata sul Baltico, estesa tra il golfo di Danzica, la Vistola e il Neman, la Prussia fu abitata anticamente dai Borussi o Prussiani, un popolo baltico. Dal sec. X al XIII si ebbero diversi infruttuosi tentativi di evangelizzazione del territorio come quelli di Sant'Adalberto di Praga e di San Bruno di Querfurt, né maggior fortuna vantarono i monaci cistercensi che avevano fondato un monastero presso l'odierna Danzica. L'Ordine dei Cavalieri Teutonici iniziò, nel 1230, l'invasione della Prussia stabilendosi nella regione di Chelmno, presso la Vistola, concludendo nel 1283 la conquista del Paese, sotto forma di una vera e propria crociata, con la cacciata o la forzata conversione della popolazione autoctona. La vittoria cristiana fu suggellata dalla costruzione di fortezze che costituirono i nuclei di altrettante città (Thorn, Kulm, Memel, Königsberg) e dal soffocamento di alcune rivolte prussiane, l'ultima delle quali scoppiata nel 1295. Con il sec. XIV tutta la Prussia era completamente sottomessa, cristianizzata e germanizzata e Mareborg (Marienburg, odierna Malbork) divenne capitale e residenza dell'Ordine dei Cavalieri Teutonici. Le città aggregate alla Lega Anseatica (Hansa) cominciarono a sviluppare un'intensa attività economica e i maggiori centri controllavano il redditizio commercio, tra Russia e Polonia, di bestiame, cereali, pelli e ambra. Tra l'Ordine Teutonico e il papato sorsero ben presto conflitti di attribuzione giurisdizionale, mentre borghesia e nobiltà terriera manifestavano sempre più esplicitamente il desiderio di liberarsi dal dominio dell'Ordine Teutonico, giungendo a costituire una lega. Un altro motivo di preoccupazione per i Cavalieri era rappresentato dalla pressione territoriale esercitata dai Lituani e dai Polacchi già vincolati dall'Unione di Krevo (1385). Per entrare in contatto con i margravi di Brandeburgo, suoi alleati, l'Ordine incorporò nel 1402 la Nuova Marca (o Neumark) e dichiarò quindi guerra alla Polonia (1410) ma andò incontro alla sconfitta di Tannenberg il 15 luglio dello stesso anno. Nobili e borghesi prussiani, giudicando che solo l'intervento della Polonia avrebbe consentito di affrancarsi dall'egemonia dei Cavalieri Teutonici, sollecitarono l'impegno di Casimiro IV Iagellone (1454) e i Teutonici ancora una volta presero le armi contro la Polonia. "Per la Prussia dal 1417 al 1801 vedi la cartina storica a pg. 75 del 18° volume." "Per la Prussia dal 1417 al 1801 vedi cartina al lemma del 16° volume." La nuova guerra, durata dal 1454 al 1466, si concluse con un altro successo polacco sancito dalla Pace di Toruń (19 settembre 1466), per la quale la Prussia Occidentale passò alla Polonia mentre la Prussia Orientale rimase all'Ordine Teutonico, tuttavia sotto l'alta sovranità della Polonia. La situazione fu conservata fino al 1525 quando il gran maestro Alberto di Hohenzollern aderì alla Riforma e secolarizzò i domini dell'Ordine, assumendo il titolo di duca.

Storia: da Federico Guglielmo allo Zollverein

Dopo la guerra dei Trent'anni (1618-48) il grande elettore Federico Guglielmo riuscì a dare un'amministrazione e un ordinamento unitari ai territori che componevano lo Stato. Il peso della Prussia sulla scena europea divenne sempre più rilevante soprattutto grazie al continuo rafforzamento dell'esercito ma anche per la solidità e il ruolo dirigente di un'aristocrazia tecnica (gli Junker) che forniva i quadri dell'amministrazione statale. Accanto a questa caratteristica classe dominante, che esercitava un controllo assoluto sulle masse contadine, si sviluppò tuttavia una dinamica borghesia commerciale e manifatturiera che diede la sua impronta ai centri urbani. Il 18 gennaio 1701 Federico III ottenne dall'imperatore d'Austria, Leopoldo I, la dignità reale assumendo nome e titolo di Federico I re di Prussia. Il nuovo regno conseguì, sotto la guida di Federico II il Grande, un evidente progresso con importanti annessioni territoriali e riforme di stampo liberale (tra cui la tolleranza religiosa). Con Federico Guglielmo II la Prussia ebbe un periodo di riflusso se non di decadenza: il nuovo monarca sperperò il tesoro dello Stato, soppresse le libertà concesse dal suo predecessore e si compromise in sterili avventure militari. Ancor più negativa fu la politica estera di Federico Guglielmo III, la cui sconfitta a Jena e ad Auerstädt (14 ottobre 1806) da parte dell'armata napoleonica costò il quasi completo smembramento della Prussia che con la Pace di Tilsit (1807) perdette metà del suo territorio. L'occupazione straniera stimolò per altro la nascita di un vigoroso nazionalismo (il filosofo J. G. Fichte con i Discorsi alla nazione tedesca fu uno dei più affascinanti e intransigenti sostenitori della missione d'un popolo stroncato dalla più rapida e perentoria delle disfatte) destinato a estendersi all'intera Germania, ma anche un rinnovamento interno di segno progressista. Il barone von Stein e il cancelliere Hardenberg abolirono la servitù della gleba, secolarizzarono i beni della Chiesa e crearono amministrazioni municipali elette col suffragio censitorio, mentre Scharnhorst e Clausewitz rinforzavano clandestinamente l'esercito potenziandolo al di là dei limiti imposti da Napoleone. La guerra di liberazione (1813-15) che ne estese i confini fino al Reno pose così la Prussia in primo piano tra le grandi potenze europee. "Per la Prussia dal 1815 al 1866 vedi cartina al lemma del 16° volume." Divenuta nel 1815 "Per la Prussia dal 1815 al 1866 vedi la cartina storica a pg. 75 del 18° volume." membro della Confederazione Germanica e fattasi promotrice dello Zollverein (1834), la Prussia egemonizzò il processo di unificazione tedesca e di emancipazione dall'Austria, coronato sotto l'abile e risoluta regia del cancelliere Bismarck.

Storia: da Bismarck al Trattato di Potsdam

Significativa fu l'organizzazione statale nel lungo periodo dominato dal “cancelliere di ferro”. Il Reich, a struttura federale in base alla Costituzione del 18 gennaio 1871, comprendeva 26 Länder dipendenti dal governo centrale in materia di politica estera, difesa, politica economica, giustizia. Capo del governo era il Kaiser affiancato dal Bundesrat (Consiglio federale) e dal Reichstag (Parlamento dell'impero) dalla limitata autonomia. Molteplici furono i problemi affrontati dal nuovo Reich germanico: dal completamento dell'unificazione dei vari ordinamenti giuridici all'edificazione d'una coscienza germanica, integrando anche le minoranze etnico-linguistiche. L'impero doveva temperare la spinta pangermanistica all'espansione economico-territoriale. Complessa la struttura dei partiti: i conservatori, in prevalenza latifondisti, sostenevano l'autarchia, i nazional-liberali, espressione degli industriali, erano i fautori del libero scambio; il centro cattolico, l'unico partito interclassista, oscillante tra un riformismo liberale e una riaffermazione del conservatorismo, era tuttavia definibile per il programma confessionale in cui era rivendicata la parità giuridica dei cattolici in uno Stato a maggioranza luterana. I socialdemocratici (massimalisti e riformisti) rappresentarono dal 1875 il gruppo progressista del Reichstag e benché posti fuori legge nel 1878 riuscirono egualmente a darsi un'organizzazione che finì con incidere sulla vita politica del Paese, mentre Bismarck spregiudicatamente operò per condizionare i partiti politici e piegarli alle esigenze dello Stato, così come seppe abilmente servirsi, sia pure con modesti risultati, del Kulturkampf (1872-78), che vide schierati da una parte i sostenitori del protestantesimo liberale contro l'oscurantismo retrogrado attribuito al cattolicesimo. Sul piano economico la Prussia si affermava sempre più come potenza industriale, favorita in maniera determinante dallo sfruttamento dei bacini carboniferi. La consapevolezza di dirigere uno Stato in grande evoluzione indusse l'imperatore Guglielmo II a sopravvalutare le proprie forze, svolgendo una politica militaristica e aggressiva che condusse alla I guerra mondiale. La sconfitta non solo ridimensionò le ambizioni prussiane ma condizionò gravemente il nuovo regime: la Repubblica di Weimar (1918-33) durante la quale la Prussia fu il principale Stato regionale (Land). Il Paese immerso nel caos sociale ed economico (6 milioni di disoccupati), condizionato dal malessere revanscista non poté opporsi all'affermazione del Partito nazionalsocialista che soppresse l'istituzione parlamentare e diede vita al III Reich. I nazisti riattivarono l'economia dando impulso al riarmo e svolsero quella politica di aperta aggressione che li condusse alla disfatta della II guerra mondiale. Con il Trattato di Potsdam (1945) la Germania perdette il 23% del suo territorio e la Prussia cessò praticamente di esistere come Stato poiché l'Unione Sovietica si annetté metà della Prussia Orientale mentre il rimanente della Prussia storica, privato della zona trasferita alla Polonia, ha costituito fino al 1990, la Repubblica Democratica Tedesca.

J. A. R. Mariott, C. G. Robertson, The Evolution of Prussia, Oxford, 1946; R. Dietrich, (a cura di), Preussen. Epochen und Probleme seiner Geschichte, Berlino, 1964; C. Hinrichs, Preussen als historisches Problem, Berlino, 1964; H. J. Schoeps, Preussen. Geschichte eines Staates, Berlino, 1966; E. J. Feuchtwanger, Prussia. Myth and Reality, Londra, 1970; L. F. Carsten, Le origini della Prussia, Bologna, 1991.