Questo sito contribuisce alla audience di

Àustria

Guarda l'indice

(Österreich, Republik Österreich). Stato dell'Europa centrale (83.879 km²). Capitale: Vienna. Divisione amministrativa: Stati federati (9). Popolazione: 8.355.260 ab. (stima 2009). Lingua: tedesco. Religione: cattolici 73,6%, non religiosi/atei 12%, protestanti 5,5%, musulmani 4,2%, altre religioni 4,7%. Unità monetaria: euro (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,955(14° posto). Confini: Repubblica Ceca (N), Repubblica Slovacca e Ungheria (E), Slovenia e Italia (S), Svizzera e Liechtenstein (W), Germania (NW). Membro di: Consiglio d'Europa, EBRD, OCDE, ONU, OSCE, UE e WTO.

Generalità

. L'Austria è un Paese continentale, in prevalenza montuoso, se considerato nei suoi stretti confini etnici, delimitati nel 1919 alla fine della prima guerra mondiale; tuttavia, i suoi centri di gravità, dal punto di vista demografico ed economico, sono in maggioranza subalpini e orientati verso le pianure del bacino danubiano. Nella valle del Danubio sorge infatti la capitale, Vienna, e i maggiori bacini di insediamento umano sono le profonde vallate dell'Inn, del Mur e del Salzach, dove si trovano rispettivamente Innsbruck, Graz e Salisburgo. Appare quindi imprecisa la definizione tradizionale dell'Austria come uno Stato solamente alpino. La prima attestazione del nome Ostarrichi, “territori orientali”, da cui sarebbe derivato l'attuale Österreich, si trova in un documento firmato dall'imperatore Ottone III e risalente al 996. Nel Medioevo l'Austria non era altro che uno dei tanti piccoli ducati appartenenti al Sacro Romano Impero. Per tre secoli possesso ereditario dei Babenberg, all'estinzione di questa dinastia, nel 1278, il feudo fu conquistato dagli Asburgo, che da quel momento, per 640 anni, legarono indissolubilmente la storia dell'Austria alla propria, trasformando il Paese in una potenza degna di competere con le grandi monarchie europee. Dopo le laceranti esperienze delle due guerre mondiali e dell'annessione al Reich tedesco, il Paese è riuscito a ritrovare una certa stabilità grazie al sostegno internazionale e all'intensificazione, soprattutto dagli anni Sessanta in poi, dei rapporti commerciali con gli altri Paesi europei. Nelle comunicazioni tra il N e il S dell'Europa, l'Austria, in conseguenza della caduta dei regimi comunisti, ha anche rafforzato la propria influenza commerciale, finanziaria e culturale sui Paesi dell'Est. A partire dai primi anni Novanta del XX sec., a prezzo di notevoli sacrifici e di un incremento della tensione sociale, il governo ha adottato una politica di forte rigore finanziario, basata sull'aumento della pressione fiscale, sulla crescita delle privatizzazioni e sui tagli alla spesa pubblica che ha permesso di rispettare le clausole del Trattato di Maastricht, consentendo all'Austria di aderire nel 1995 all'UE e di far parte, dal 1999, dell'Unione monetaria europea.

Lo Stato

L'Austria moderna, sorta dal disfacimento dell'Impero asburgico alla fine della prima guerra mondiale e tornata in possesso della piena sovranità con il Trattato di Vienna del 1955, è una repubblica federale di tipo parlamentare; i 9 Stati federati (Bundesländer)da cui è composta, in base alla Costituzione del 1920, tuttora vigente, godono di larga autonomia politica e legislativa, esercitata mediante le diete (o assemblee) federali. La funzione legislativa è svolta dal Consiglio nazionale (Nationalrat), i cui membri sono eletti a suffragio universale e restano in carica per 4 anni, e dal Consiglio federale (Bundesrat), i cui membri sono nominati dalle diete degli Stati federati in numero proporzionale alla popolazione. Il presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale diretto, resta in carica per 6 anni: a lui spetta la nomina del Cancelliere, il quale è capo del governo e deve ottenere la fiducia del Consiglio nazionale. Sono di competenza statale gli affari esteri, la giustizia, la difesa; agli Stati federati spettano le norme relative all'istruzione, alle opere pubbliche, alle attività assistenziali e in genere agli affari di prevalente interesse locale. Le forze armate austriache comprendono il solo esercito, di cui fa parte anche l'areonautica; gli effettivi sono composti per i due terzi da professionisti e per la parte restante da coscritti; il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 19 anni di età. L'istruzione è gratuita e obbligatoria dai 6 ai 15 anni di età. La scuola primaria comprende un ciclo di 4 anni, terminato il quale si può scegliere tra due indirizzi di scuola secondaria: la Hauptschule, che permette l'accesso a istituti di tipo tecnico, e la Allgemeinbildende höhere Schule, che dà diritto all'istruzione universitaria. .

Territorio: morfologia

Il territorio austriaco è per il 70% costituito da rilievi; la sua parte meridionale è occupata dalla sezione nordorientale delle Alpi, a eccezione dell'estremo lembo orientale del Paese (il Burgenlandsettentrionale) che appartiene alla pianura pannonica; la parte settentrionale comprende l'altopiano del Danubio e, a NW, i rilievi meridionali del Massiccio Boemo. L'Austria alpina consiste in tre grandi allineamenti: quello della fascia cristallina delle Alpi Orientali e, per piccola parte, delle Centrali (Alpi Retiche); uno sedimentario settentrionale, che interessa longitudinalmente tutto il Paese; uno sedimentario meridionale, presente solo nella sezione orientale. Tali allineamenti sono separati da ampi solchi vallivi, che rappresentano i veri assi del popolamento e della vita economica dell'Austria. Nella fascia cristallina si possono ulteriormente distinguere due sezioni: una occidentale, condivisa con l'Italia, tra il passo di Resia e il Picco dei Tre Signori (Dreiherrnspitze, 3499 m), e una orientale, interamente in territorio austriaco, che include gli Alti e i Bassi Tauri, le Alpi (o Prealpi) di Stiria e i monti Leitha. Nella sezione occidentale corrono la linea spartiacque tra il bacino del Danubio e quello dell'Adige e il confine politico con l'Italia, così che all'Austria appartiene solo il versante settentrionale, dove si innalzano le Alpi di Ötz (Ötztaler Alpen), di Stubai (Stubaier Alpen) e della Zillertal (Zillertaler Alpen); le cime più elevate superano i 3500 m s.m., come la Wildspitze (3774 m) e la Palla Bianca (Weisskugel, 3736 m), mentre l'insellatura più pronunciata è il passo del Brennero (1375 m), tra le valli dell'Isarco e del Sill, che costituisce la principale via di comunicazione tra l'Italia e l'Europa centrale. La sezione orientale funge da spartiacque tra il Danubio e il suo affluente Drava. Negli Alti Tauri (Hohe Tauern) si ergono i massicci del Grossglockner (3797 m), massima elevazione del Paese, e del Grossvenediger (3674 m); il valico principale della catena è quello del Grossglockner (2505 m), che mette in comunicazione la Carinzia con il Salisburghese. Invece nei Bassi Tauri (Niedere Tauern), dove i valichi sono meno elevati e più numerosi, nessuna cima supera i 3000 m s.m. e l'altimetria decresce ulteriormente, a S del solco del Mur nei rilievi che digradano verso i piani ondulati del Burgenland e verso le dolci colline di Graz (Grazer Hügelland). La sezione centro-occidentale delle Alpi cristalline presenta ampi e lunghi ghiacciai, tra i quali il Pasterze (24 km²), nel massiccio del Grossglockner. Le Alpi sedimentarie meridionali, separate dalla fascia cristallina dal solco della Drava, sono formate da rocce calcaree dell'era paleozoica; ovunque le altitudini sono moderate. All'Austria appartiene il versante settentrionale delle Alpi Carniche e delle Caravanche, lungo le quali corre il confine con l'Italia e la Slovenia. Parallele alle Alpi Carniche, si estendono a N del corso del fiume Gail le Alpi del Gail (Gailtaler Alpen), formate da rocce dolomitiche dell'era mesozoica, facilmente superabili al passo del Gailberg (982 m). Le Alpi calcaree settentrionali, costituite in maggior parte da dolomie mesozoiche, sono separate dalla fascia cristallina da una serie di solchi vallivi incisi dai fiumi Inn, Enns e Salzach, che scorrono verso il Danubio tagliando l'asse orografico della catena e favorendo così le comunicazioni tra N e S. Questa fascia montuosa ha inizio al confine svizzero, nel Vorarlberg, con il versante settentrionale dei gruppi del Reticone e del Silvretta (3399 m nel Fluchthorn); prosegue con le Alpi di Algovia (Allgäuer Alpen), le Alpi di Lech (Lechtaler Alpen) e le Alpi Bavaresi che nella Zugspitze, al confine con la Germania, raggiungono i 2963 m s.m.. Più a E si estendono le Alpi (o Prealpi) del Salisburgo che culminano nel Dachstein (2995 m) e le Alpi (o Prealpi) Austriache, notevolmente più basse, in cui prevalgono le arenarie che danno luogo a una morfologia più dolce. A N delle Alpi del Salisburgo e Austriache digrada verso il Danubio un altopiano ondulato che per la morfologia e la natura dei suoli offre buone condizioni all'insediamento umano. La principale regione dell'Austria subalpina è quindi la valle del Danubio, delimitata a N dalle estreme propaggini del Massiccio Boemo e aperta a E verso la pianura pannonica; costituita da sedimenti miocenici, presenta un dolce paesaggio collinare. Il Danubio scorre addossato al margine meridionale del Massiccio Boemo, a causa della spinta degli affluenti alpini e taglia i rilievi in varie località formando profonde e pittoresche gole mentre altrove si allarga in piani alluvionali, come il Tullner Feld (a valle di Krems) e il bacino di Vienna. Questo si estende tra i Piccoli Carpazi, la Selva di Vienna (Wienerwald) e i monti di Leitha. A valle del bacino di Vienna un lembo della pianura ungherese, la sezione settentrionale del Burgenland, costituisce la regione periferica orientale dell'Austria, dove il territorio austriaco raggiunge le sue quote più basse scendendo fino a 115 m s.m. nel lago di Neusiedl.

Territorio: idrografia

L'Austria è quasi per intero tributaria del Danubio: fanno eccezione l'estremo lembo occidentale corrispondente alla valle dell'Ill, tributario del Reno, e una piccola parte del Massiccio Boemo che, tramite la Moldava, fa parte del bacino dell'Elba. Al Danubio, il cui corso in territorio austriaco è di 345 km (da Passavia alla Porta di Bratislava), convergono l'Inn con l'affluente di destra Salzach, il Traun, l'Enns e l'Ybbs che raccolgono le acque del versante settentrionale della catena assiale, e la Drava (con il suo affluente Mur che bagna Graz) che convoglia le acque del Tiroloorientale e di buona parte della Carinzia e della Stiria. La parte più orientale del Paese, il Burgenland, tributa al Raab, anch'esso affluente del Danubio, che in suolo ungherese riceve anche il Leitha. Il regime di questi tributari è essenzialmente alpino. A Vienna il Danubio è già un grande fiume con una portata media di 1700 m3/s; anche il suo regime, è piuttosto incostante, con accentuate magre invernali e piene estive; per circa due mesi all'anno esso è bloccato dai ghiacci. Dell'Inn, che attraversa il Tirolo occidentale da SW a NE, appartiene all'Austria solo il corso medio: infatti il fiume nasce in Svizzera ed entra in territorio austriaco presso Hochfinstermünz, per poi passare in Baviera a Kufstein. La Drava, che nasce in Italia, in Austria scorre in un lungo solco longitudinale tra le Alpi cristalline e le Alpi calcaree meridionali, riceve l'apporto del Gail da destra e del Gurk da sinistra e, già in Slovenia, quello del Mur. Non molto numerosi e di modeste dimensioni sono i laghi austriaci, per lo più d'origine glaciale. All'Austria appartiene la sponda orientale del lago di Costanza, mentre una serie di laghi prealpini si trova nell'Alta Austria, nella regione del Salzkammergut (Mondsee, Attersee, Offensee, Fuschlsee, Mattsee, Sankt Wolfgang See, Hallstätter See, ecc.). All'estremità orientale, al confine con l'Ungheria, è il lago di Neusiedl, poco profondo, dall'estensione variabile e in parte bonificato. Un altro distretto lacustre è presente in Carinzia, nell'alto bacino della Drava, e nella conca di Klagenfurt, dove sono i laghi di Wörth, Weissen, Millstätt e Ossiach.

Territorio: clima

Paese eminentemente montano (altitudine media 1000 m), continentale per effetto della disposizione del rilievo che preclude gli influssi mediterranei, l'Austria presenta però condizioni climatiche che sono diversificate dalla complessità del rilievo e dagli influssi atlantici e dell'Europa orientale. Nei grandi solchi vallivi longitudinali della regione alpina i versanti esposti a solatio (Sonnenseiten) hanno temperature più miti di quelli esposti a bacìo (Schattenseiten); nella valle del Danubio, interessata dai venti umidi e atlantici, il clima è più temperato (media annua 7,9 ºC), nel bacino di Vienna la media sale a 9 ºC; le regioni sudorientali, Stiria e Burgenland, sono aree di maggiore continentalità e presentano escursioni termiche molto accentuate. Nel complesso il clima austriaco è influenzato soprattutto dalle alterne espansioni del ciclone atlantico, che con aria umida e fresca predomina nella stagione estiva, specialmente nell'Austria occidentale, e dell'anticiclone russo-siberiano, che con aria fredda e secca predomina nella stagione invernale, specialmente nell'Austria orientale. A differenza dei venti occidentali che soffiano nelle vallate longitudinali e negli altopiani settentrionali, giungendo fino al bacino di Vienna, hanno carattere locale e regime irregolare lo scirocco, vento caldo e umido proveniente da SE che raggiunge in autunno e primavera le regioni sudorientali, e il föhn, vento caldo e secco che da S soffia durante il periodo invernale nel Vorarlberg e nell'alta valle dell'Inn. Le precipitazioni sono dovunque superiori ai 500 mm annui, ma si verifica una graduale diminuzione procedendo da W a E, in corrispondenza all'aumento della continentalità: si passa così dai 2000 mm nelle Alpi Bavaresi agli 800 mm nell'Alta Austria e ai 600 mm nel bacino di Vienna. Una piovosità abbastanza elevata si ha anche in Carinzia (1000 mm a Klagenfurt) e in Stiria (950 mm a Graz) per effetto dei venti sciroccali adriatici. Nelle regioni alpina e danubiana piove prevalentemente d'estate, stagione in cui si registra il 40% delle precipitazioni del Paese, mentre nella zona sudorientale il massimo della piovosità si riscontra in primavera e in autunno. D'inverno è frequente la neve, che per le basse temperature rimane a lungo sul suolo. Il limite delle nevi perenni oscilla tra i 2500 e i 2800 m s.m.

Territorio: geografia umana

Ridottasi nel 1919 da un impero di 51 milioni di ab. esteso per 670.000 km² a piccolo Paese di soli 83.857 km² e 8.177.000 ab., l'Austria espresse anche demograficamente le sue difficoltà ad adattarsi alla nuova situazione politica; si verificò infatti un arresto nello sviluppo della popolazione (verso il 1940 l'indice di mortalità superava quello di natalità) e solo dopo la seconda guerra mondiale si ebbe un'inversione di questi valori, che nel periodo 1997-2002 si sono attestati su medie europee, con una crescita annua pari allo 0%. Nel 2003, la popolazione austriaca corrispondeva al 16% di quella presente nell'Impero austroungarico poco prima della sua caduta. In compenso, la percentuale di cittadini stranieri presenti nel suo territorio, pari al 9,2%, colloca l'Austria al secondo posto nella classifica UE. Sono stati gli eventi politici che hanno caratterizzato i Balcani, ma anche gli altri Paesi dell'Est europeo (e in primo luogo l'ex Cecoslovacchia), ad alimentare i principali flussi migratori verso l'Austria, spesso considerata solo come tappa di transito. Sloveni in Carinzia e in Stiria, croati e ungheresi nel Burgenland, cechi e slovacchi a Vienna costituiscono le minoranze più rappresentative. Notevole è inoltre la presenza di lavoratori provenienti dalla Turchia e dall'area balcanica; a questo proposito, si calcola che le maestranze straniere rappresentino il 10% ca. della forza lavoro complessiva, dato che permette all'Austria di guadagnare il primo posto in seno all'UE. La distribuzione della popolazione deriva in larga parte dalle strutture create sotto il dominio asburgico, tuttora caposaldo della geografia urbana del Paese. Al primo posto viene la capitale, che forma una regione autonoma coincidente con l'agglomerato urbano detto “Grande Vienna”, in cui si raccoglie ca. un settimo dell'intera popolazione; la metropoli riveste una funzione economica fondamentale nel contesto della nazione, per le numerose industrie e le comunicazioni ferroviarie e stradali che si raccordano qui con le linee per l'Europa orientale e balcanica. Su Vienna è inoltre imperniata tutta l'organizzazione territoriale del Paese, che ha le sue linee di popolamento lungo le valli maggiori: quella dell'Inn, dove si trova Innsbruck, nodo delle comunicazioni transalpine; quella del fiume Salzach, che ha il suo vertice in Salisburgo; quella della Drava, in cui sorge Graz. L'area più popolosa è la valle danubiana, che ospita, oltre alla capitale, Linz e numerosi centri, piccoli e grandi. La popolazione urbana costituisce il 67,3% del totale. La densità media è di 100 ab./km², valore che si abbassa notevolmente nelle vallate montane. A parte Vienna, commisurata alla vastità dell'impero asburgico di cui rappresentava il fulcro, le principali città hanno dimensioni quasi analoghe; sono centri commerciali che, oltre a rappresentare importanti nodi di comunicazione, svolgono funzioni industriali diverse.Austria, ospitando numerose industrie ed essendo il vertice delle comunicazioni ferroviarie e stradali, che si raccordano qui con le linee per l'Europa orientale e balcanica. Su Vienna verte inoltre tutta l'organizzazione territoriale del Paese, che ha le sue linee di popolamento lungo le valli maggiori: quella dell'Inn, dove si trova Innsbruck, nodo delle comunicazioni transalpine; quella del fiume Salzach, che ha il suo vertice in Salisburgo; quella della Drava, in cui è Graz; ma l'area più popolosa è la valle danubiana, che ospita, oltre alla capitale, Linz e numerosi centri, piccoli e grandi. Tuttavia il baricentro demografico ed economico tende a spostarsi verso ovest, grazie ai crescenti scambi commerciali con la Germania e i Paesi dell'Europa occidentale e alla maggiore vitalità dimostrata dalle piccole e medie industrie leggere degli Stati occidentali rispetto alla decadenza delle industrie pesanti degli Stati orientali dell'Austria. Nel corso dell'ultimo ventennio l'Austria Superiore, il Salisburgo, il Tirolo, il Vorarlberg e la Carinzia hanno registrato un incremento della popolazione, mentre l'Austria Inferiore è rimasta stazionaria e Vienna, il Burgenland e la Stiria hanno avuto una diminuzione. A parte Vienna, le principali città hanno dimensioni quasi analoghe; sono centri commerciali, che oltre a essere nodi di comunicazione svolgono funzioni industriali diverse.

Territorio: ambiente

Il 47% ca. del paesaggio austriaco è connotato da boschi e foreste: se in ambiente subalpino (Austria Inferiore e Massiccio Boemo) le essenze arboree sono rappresentate soprattutto da latifoglie come l'olmo e il faggio, nel settore occidentale predominano le conifere (abete rosso, pino cembro, larice) e i ricchi pascoli, dove prospera la fauna tipica dell'Europa centrale, rappresentata in particolare da marmotte, più diffuse nel Tirolo, ed erbivori come lepri, cervi, camosci e stambecchi, questi ultimi già minacciati di estinzione e tornati numerosi all'inizio del XXI secolo grazie a un'accorta opera di ripopolamento. Nelle zone montuose della Carinzia e della Stiria sopravvive l'orso bruno. Il settore nordorientale, in cui predomina la steppa, è il regno dei piccoli roditori, tra cui lo scoiattolo, il citello e il criceto. Le aree protette costituiscono il 21,8% del territorio austriaco. Numerosi sono i parchi naturalistici, concentrati soprattutto nell'Austria Inferiore, in Stiria e nel Burgenland. Si segnalano in particolare il Parco Nazionale degli Alti Tauri, tra i più vasti d'Europa, istituito nel 1971 e suddiviso tra le province di Salisburgo, Carinzia e Tirolo orientale; l'area paludosa presso il lago di Neusiedl (sconfinante in territorio ungherese per un piccolo tratto della sua sponda meridionale), che accoglie ca. 300 varietà di uccelli ed è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO; la valle del Thaya; le Alpi Calcaree (Kalkalpen); il Parco Nazionale delle Nockberge. Merita poi una particolare menzione il Parco Nazionale Donau-Auen, che si estende su entrambe le sponde del Danubio, dai dintorni di Vienna fino ad Hainburg, ai confini con la Slovacchia, istituito nel 1996 grazie alla mobilitazione degli ambientalisti, per salvaguardare un'area di particolare pregio naturalistico in cui era prevista la costruzione di una centrale idroelettrica. Infatti, in Austria non solo i Verdi (die Grünen) sono molto attivi e ben rappresentati in parlamento, con 17 seggi nel 2004, ma tutta la popolazione si dimostra sensibile alle problematiche ambientali: proprio sulla base di un referendum popolare, tenutosi nel 1978, è stata emanata una legge federale che proibisce lo sfruttamento dell'energia nucleare, pronunciamento cui ha fatto seguito l'istituzione di un Fondo ecologico per incentivare l'utilizzo di fonti alternative, come l'energia solare. Inoltre è stato bandito (1999) l'uso della benzina al piombo e nelle città si pratica la raccolta differenziata dei rifiuti. La legislazione a salvaguardia dell'ambiente, spesso più severa delle direttive emanate dall'UE, non ha comunque potuto impedire che il patrimonio forestale austriaco subisse danni legati alla presenza di inquinanti negli scarichi industriali. Un altro problema è rappresentato dalla centrale nucleare di Temelin (Repubblica Ceca), in attività dal 2000, che dista soltanto 60 km dal confine austriaco e ha suscitato accesi dibattiti in Parlamento.

Economia: generalità

Sviluppatesi in funzione imperiale, le strutture economiche dell'Austria subirono un grave contraccolpo dalla perdita di un dominio vasto, ricco di miniere e di aree agricole, che Vienna aveva saputo organizzare in modo efficiente; la giovane Repubblica si ritrovò priva sia di mercati per i suoi prodotti industriali, sia di fonti per l'approvvigionamento di materie prime e di prodotti agricoli. Aiuti esteri, e soprattutto il Prestito di Ricostruzione Internazionale sotto l'egida della Società delle Nazioni, consentirono al Paese di attuare la riconversione della propria economia e negli anni Trenta di superare la crisi che più o meno colpì oltre agli Stati Uniti tutta l'Europa. Durante l'Anschluss si ebbe un certo sviluppo del settore industriale, ma al termine della seconda guerra mondiale l'Austria si ritrovò con impianti industriali e vie di comunicazione in gran parte distrutti; inoltre in ottemperanza agli accordi di Potsdam le industrie già sotto controllo tedesco furono o smantellate e trasferite nell'URSS o sottoposte a una speciale amministrazione sovietica e solo nel 1955 fu sancito l'accordo mediante il quale l'Austria riotteneva il pieno possesso di tali industrie. Intanto, grazie nuovamente a cospicui aiuti stranieri, principalmente a opera del piano Marshall, dal quale l'Austria ottenne 962 ml $ USA, fu possibile la rinascita economica del Paese. Nel 1946-47 furono nazionalizzate le compagnie di navigazione, le miniere di carbone e le industrie di base (estrattive, meccaniche, elettriche, petrolchimiche, siderurgiche, parte delle chimiche ecc.) e il governo divenne il principale imprenditore, operando mediante la Österreichische Industrie und Bergbau-Verwaltungsgesellschaft (Società austriaca per l'amministrazione delle miniere e delle industrie), creata nel 1956. L'equidistanza politico-diplomatica tra i due blocchi, che a lungo caratterizzò l'Austria, ebbe certamente una parte non secondaria nel consentire al Paese di perseguire serenamente una politica economica e sociale equilibrata; la fine, almeno apparente, della contrapposizione ideologica e militare in Europa ha avuto, invece, fra l'altro, l'effetto di ridurre bruscamente la rendita di posizione dell'Austria, spingendola di fatto verso una forma di isolamento che ha cominciato a ripercuotersi, nei primi anni Novanta del secolo scorso, anche sulle prestazioni dell'economia (con decrementi frazionari del PIL), sommandosi agli effetti della congiuntura internazionale e al costo degli sforzi che l'Austria stava producendo nel sostenere i Paesi dell'Est: sia quelli del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), sia soprattutto la Slovenia e la Croazia, dove le imprese austriache, appoggiate dal governo, trovavano più conveniente convogliare i propri investimenti. Sono pertanto stati varati un piano di tagli alla spesa sociale, un piano di privatizzazioni che ha coinvolto le più importanti industrie dello Stato, la siderurgica e l'energetica, e, soprattutto, si è accelerato il processo di integrazione europea con l'ingresso del Paese nell'Unione Europea (ca. due terzi degli elettori hanno votato a favore, in occasione del referendum nel giugno 1994) operante dal 1° gennaio 1995. La congiuntura sfavorevole è durata così solo fino al 1994, quando il PIL ha ripreso a crescere e gli altri indicatori economici sono tornati o si sono mantenuti positivi (a cominciare dal tasso di disoccupazione, costantemente tra i più bassi dei Paesi industrializzati). Anche gli interventi attuati (1996) per ridurre il disavanzo pubblico e attestarsi sui parametri di convergenza, previsti dal Trattato di Maastricht per l'unione monetaria, sembrano essere stati bene assorbiti dal sistema austriaco, che comincia a risentire positivamente dell'ingresso nel'UE. Infatti, nonostante il Paese sia rimasto coinvolto nel ristagno economico che ha interessato tutti i membri dell'UE nei primi anni di questo secolo, con conseguente rallentamento della crescita, nel 2009 il tasso di disoccupazione risultava pari al 4,8% e l'inflazione si aggirava intorno all'0,4%, mentre il PIL ammontava a 381.880 ml $ USA, e il PIL pro capite a 45.989 $ USA. D'altro canto, si è riscontrato un sensibile aumento dei transiti di merci attraverso l'Austria (ormai privilegiata rispetto alla Svizzera negli scambi tra Italia e Germania, sia per l'appartenenza all'Unione sia perché, dal 1994, un referendum in Svizzera ha escluso la possibilità di migliorare la viabilità di transito), senza che si siano aggravate quelle condizioni di congestione viaria e di appesantimento dell'inquinamento acustico e atmosferico, a causa delle quali era stato messo in discussione il ruolo dell'Austria come area di transito. L'adesione all'UE, inoltre, insieme alle mutate condizioni politiche dell'Europa orientale, ha restituito all'Austria una piena centralità geografica nell'ambito continentale, e non solo per quanto riguarda gli scambi materiali: questi continuano a essere svolti, per il 40% ca., con la Germania e in secondo luogo con Italia, Stati Uniti e Francia, ma le quote relative ai Paesi dell'Est europeo vanno aumentando, così come appare in crescita, in questi Paesi, l'incidenza finanziaria e culturale dell'Austria.

Economia: agricoltura e allevamento

L'agricoltura, redditizia soprattutto in Austria Inferiore, Austria Superiore e Stiria, dà lavoro al 6% ca. della popolazione attiva e contribuisce alla formazione del PIL per poco meno del 2%. Nonostante l'importanza del comparto agricolo e forestale sia in costante diminuzione (solo il 20% ca. del territorio è sottoposto a sfruttamento), le aziende del settore sono in grado di coprire per intero il fabbisogno alimentare. Prevalgono le coltivazioni cerealicole, per quanto poco praticate fuori dall'area danubiana: tra di esse il frumento e i cereali d'ambiente montano (orzo, segale, avena); coltura diffusissima, come in tutta l'Europa centrale, è la patata e importante ai fini industriali la barbabietola da zucchero. Ottimamente sviluppata è la frutticoltura e non manca infine la viticoltura . Rilevante è l'allevamento, dato non sorprendente in un Paese alpino, che dispone di vaste aree a prato e pascolo permanente (23,2%); nelle aree montane prevalgono i bovini (l'Austria è autosufficiente per quanto concerne latte e derivati), in quelle pianeggianti i suini. Di rilievo è anche lo sfruttamento del patrimonio forestale, che alimenta, specie in Stiria e in Carinzia, una fiorente industria della carta e della cellulosa.

Economia: risorse minerarie e industria

L'Austria è anche un Paese minerario, che per alcuni prodotti (sale, ferro, rame) vanta una tradizione assai antica. Si estraggono lignite, ferro (per lo più presso Eisenerz, in Stiria), piombo e zinco dalla Carinzia, minerali di rame nel Salisburgo, antimonio nel Burgenland, grafite in Stiria e Bassa Austria, tungsteno nel Tirolo e soprattutto magnesite (di cui l'Austria è uno dei principali produttori a livello mondiale), abbondante in varie località della Stiria (Veitsch, Trieben, Breitenau ecc.). Nel 1932 fu scoperto a Zistersdorf il petrolio; l'attuale produzione proviene però quasi interamente dai pozzi di Matzen. Altre fonti energetiche sono il gas naturale e (soprattutto) le risorse idroelettriche, che mediante una rilevante rete di centrali (tra cui il grande complesso di Kaunertal, nel Tirolo) forniscono buona parte della produzione energetica complessiva. Il quadro delle attività industriali è abbastanza vario, anche se non particolarmente ricco e con una progressiva tendenza al potenziamento delle piccole industrie altamente specializzate. Il comparto industriale (a esclusione del settore energetico) partecipa alla formazione del PIL per il 30% ca. e occupa il 24% della forza lavoro. Caratterizzato dalla prevalenza delle piccole e medie imprese, ha subito trasformazioni significative, per la progressiva diminuzione della presenza statale nelle aziende, registratasi a partire dagli anni Novanta del secolo scorso. Settori di più antica formazione (tessile, dell'acciaio, della costruzione di macchinari) hanno subito un declino, mentre è aumentato il peso di industrie più recenti: elettronica (Vienna, Villach), chimica e petrolchimica (Vienna, Linz, Mannswörth, Brückl), automobilistica (costruzione di motori e altri componenti a Vienna e Steyr). Grande rilevanza conserva la produzione di ghisa e ferroleghe, affiancata dai settori metallurgico (alluminio, piombo, zinco, rame) e siderurgico. I cementifici si concentrano soprattutto a Gmunden, Loruns, Mannersdorf, Kuchl. Anche il comparto alimentare si dimostra molto redditizio. Tra le industrie tipiche, oltre a quella degli sci (a Kufstein), si ricordano le produzioni di strumenti musicali (specie pianoforti, a Vienna), del vetro, del cuoio, della birra e la manifattura del tabacco, monopolio statale. .

Economia: servizi

Il settore dei servizi rappresenta senz'altro il fulcro dell'economia austriaca, contribuendo al PIL per oltre il 69%. Per la sua posizione geografica l'Austria è sempre stata un importante nodo delle comunicazioni in Europa e se le direttrici longitudinali non presentano gravi ostacoli naturali, quelle trasversali devono superare la catena alpina, dove già dalla seconda metà dell'Ottocento sono stati aperti vari trafori, tra cui il Semmering (primo del mondo) e l'Arlberg. Tutte le principali linee stradali e ferroviarie convergono su Vienna, che è inoltre sede dell'aeroporto internazionale di Schwechat. I collegamenti con l'Italia e la Germania sono assicurati dalla rete autostradale: la Vienna-Graz-Tarvisio e la Kufstein-Innsbruck-Brennero nella prima direzione, la Salisburgo-Vienna nella seconda. Occupa un posto di rilievo, specie per il trasporto dei minerali, la navigazione sulle acque interne, soprattutto sul Danubio. Attivi porti fluviali sono Vienna, Linz ed Enns. La struttura economica dell'Austria si basa, come si è detto, su un intenso interscambio commerciale. Le importazioni concernono soprattutto materie prime, generi alimentari e prodotti semilavorati; vengono invece esportati carburanti, prodotti siderurgici, materie prime agricole, legname e derivati, macchinari, prodotti tessili e dell'abbigliamento, energia elettrica e bestiame. I principali partner commerciali sono Germania, Italia, Stati Uniti, Francia e Paesi Bassi per le importazioni, Germania, Italia, Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito per le esportazioni. Per quanto riguarda il settore bancario, controllato dalla banca centrale (Osterreichische Nationalbank), è particolarmente dinamico e dal 2002, con l'entrata in vigore dell'euro, è interessato da vari processi di fusione e acquisizione. Riveste un ruolo di spicco in attività finanziarie internazionali segnalandosi nel finanziamento di investimenti ai Paesi dell'Est, tra cui in particolare Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia. Vienna è sede di una borsa valori e merci che però non ha grande rilevanza sul piano internazionale. Parte integrante dell'economia austriaca è il turismo, che contribuisce in notevole misura al miglioramento della bilancia commerciale costituendo con le sue entrate quasi la metà del PIL: elevatissimo è il numero dei visitatori stranieri, attirati dal patrimonio storico, culturale e artistico di una nazione che fu per secoli tra i grandi protagonisti d'Europa, ma anche dalle bellezze del paesaggio alpino, ottimamente valorizzate sotto il profilo alberghiero, della ricettività in genere e delle comunicazioni. Tra le località montane che attirano un maggior numero di turisti, sia d'estate sia d'inverno, figurano Innsbruck, Kitzbühel, Sankt Anton, Villach, Lecht, Seefeld, Lienz.

Preistoria

I resti più antichi della preistoria austriaca risalgono al Paleolitico medio; diverse sono pure le tracce del Paleolitico superiore, riscontrabili in varie stazioni preistoriche. Tra queste ricordiamo il sito di Aggsbach, in Bassa Austria, datato tra 25.000 e 23.000 anni da oggi, con fauna rappresentata da mammut, renne, cervidi, cavalli, ecc.; e quello di Langmannersdorf con due strutture di abitato, focolari e concentrazione di ossa di mammut, datate intorno ai 20.000 anni e con industria litica assimilata al Gravettiano. Famoso è infine il sito di Willendorf in cui si rinvennero due statuette femminili, suggestivi esempi d'arte mobiliare. Col Neolitico il territorio austriaco conobbe le vicissitudini culturali delle varie correnti irradiantisi soprattutto dalla Penisola Balcanica e dall'Europa orientale, specialmente attraverso le valli del Danubio e dei suoi affluenti, che introdussero l'agricoltura e la produzione ceramica e diedero vita a varie facies regionali, sviluppatesi ancor più con le successive età dei metalli. Dei tempi successivi grande rilievo ebbe il complesso culturale di Hallstatt della prima Età del Ferro.

Storia: le origini

Abitati da stirpi di razza illirica, i territori che attualmente costituiscono l'Austria erano compresi anticamente nella Rezia e nel Norico; solo in un documento di Ottone III del 996 compare il termine latino Austria per indicare la marca orientale dell'impero (Östmark), dipendente dal Ducato di Baviera, creata da Carlo Magno come baluardo contro gli Avari (803). Si ignorano l'estensione della marca e il primo periodo della sua storia. La si sa retta da margravi che combatterono validamente contro i Bulgari e gli Ungheri. Durante la lotta tra Ottone II(973-83) e il fratello Enrico il Litigioso di Baviera, la marca orientale fu tolta al margravio Burcardo, alleato di Enrico, e fu data a Leopoldo di Babenberg. I dodici margravi della famiglia di Babenberg organizzarono e ampliarono la marca orientale. Posti a difendere l'impero dalle incursioni degli Ungheri e dei Boemi, i margravi Leopoldo I e suo figlio Enrico I (994-1018) posero la propria sede a oriente, a Pöchlarn, per meglio fronteggiare il nemico. Adalberto I (1018-55) portò i confini dell'Austria al corso del Thaya e al Leitha. Essendosi i Babenberg imparentati con gli Svevi, Leopoldo IV (1136-41) ottenne il Ducato di Baviera e il titolo rimase ai Babenberg anche quando la Baviera passò a Enrico il Leone; l'Austria divenne così un ducato. Per il Privilegium minus (1156) in Austria l'unica giurisdizione era quella del duca, che doveva combattere per l'impero solo ai confini della Baviera. Avendo nel 1186 Ottocaro IV di Stiria lasciato il suo ducato a Leopoldo V di Babenberg (1177-94), dal 1192 la Stiria fu unita al Ducato d'Austria. Con Leopoldo VI (1198) la capitale fu portata a Vienna (1230). Il matrimonio di Federico II (1230-46), ultimo dei Babenberg, con Agnese erede di Ottone IV di Andechs-Merania, aggiunse al ducato la Contea d'Istria. Alla morte di Federico II (1246) l'eredità dei Babenberg toccò, non senza lotta, a Ottocaro II di Boemia, che riunì sotto il suo dominio Austria, Stiria, Carniola e Carinzia. L'elezione a re di Germania di Rodolfo d'Asburgo (1273) segnò il tramonto di Ottocaro che, ribellatosi, venne sconfitto e ucciso (1278); suo figlio Venceslao II ottenne dal vincitore solo i feudi di Boemia e Moravia. I figli di Rodolfo, Alberto e Rodolfo, ebbero nel 1282 i feudi d'Austria e Stiria. Si inizia così il dominio asburgico, che durerà fino al 1918 .

Storia: l'Austria asburgica

Un'accorta politica matrimoniale e una fortunata ambizione portarono a un progressivo ampliamento dei domini degli Asburgo. Nel 1335 Alberto II riceveva dall'imperatore Ludovico il Bavaro la Carinzia e la Carniola, nel 1363 Rodolfo IV otteneva da Margherita Maultesch il Tirolo e negli anni successivi veniva compiuto l'acquisto del Vorarlberg. Sempre nel 1363 con la celebre falsificazione del Privilegium maius, Rodolfo IV rivendicò alla propria casata una posizione di privilegio rispetto agli altri principi elettori. Un'organizzazione politicamente unitaria dei territori austriaci procedette tuttavia assai lentamente. Nel 1379 la scissione degli Asburgo in due rami provocò una nuova divisione dei possessi della famiglia: il ramo leopoldino ebbe Stiria, Carniola, Carinzia, Tirolo e Vorarlberg, il ramo albertino l'Alta e la Bassa Austria. Solo nel 1457 Federico V (III come imperatore) ricompose l'unità dei domini asburgici, difendendone seppur faticosamente la compattezza contro le rinnovate aspirazioni autonomistiche delle città e dei nobili e contrastando i tentativi d'espansione di Mattia Corvino re d'Ungheria, che riuscì tuttavia per alcuni anni a occupare la Bassa Austria e parte della Stiria (1480-90), conquistando nel 1485 la stessa Vienna. Massimiliano I (1493-1519) poté finalmente dar vita a un governo più solido e centralizzato, istituendo il Consiglio aulico (Hofrat), con funzioni anche di suprema corte di giustizia, la Camera aulica (Hofkammer), centro dell'amministrazione fiscale e finanziaria, con sede a Innsbruck, e la Cancelleria di corte (Hofkanzlei). Alla morte di Massimiliano (1519) il nipote Carlo I di Spagna (Carlo V) riunì i possessi spagnoli e quelli d'Austria e di Germania costituendo quel famoso impero “sul quale non tramontava mai il sole”. Dopo che Carlo V ebbe affidato i domini ereditari al fratello Ferdinando I (1521), imperatore dal 1558 al 1564, il riconoscimento di quest'ultimo come re di Boemia (già dal 1526) pose le basi del futuro Impero austriaco. Anche Ferdinando tentò di creare una monarchia unitaria, in campo burocratico e fiscale, mediante l'istituzione di un Consiglio militare e di un Comitato per gli affari comuni (1556); ma i legami con i territori già degli Jagelloni, dominati da un'aristocrazia terriera largamente autonoma, resero ardua l'impresa, complicata dai fattori religiosi. L'Austria propriamente detta era stata relativamente contagiata dalla Riforma; una certa fortuna ebbe solo l'anabattismo nel Tirolo, mentre ben più salde radici gettò l'eresia in Boemia (focolai protestanti boemi furono duramente repressi da Ferdinando II). Contribuirono invece all'unità la costante minaccia dei Turchi, spintisi nel 1529 fino a Vienna, e la relativa tolleranza religiosa degli Asburgo (è del 1562 il “libello” di riforma di Ferdinando I) i quali, favorendo il lealismo della nobiltà, riuscirono a domare la violenta ribellione contadina (1593-97). Nel Seicento, malgrado il fallimento delle mire imperiali in Occidente nella guerra dei Trent'anni, l'Austria, pur sotto la pressione turca fino alla battaglia di Vienna (1683) e a quella di Zenta (1697), in cui il principe Eugenio di Savoia batté definitivamente i Turchi mettendo fine al loro tentativo d'invadere l'Europa, continuò ad ampliarsi e a rafforzarsi diventando, con i suoi 7 milioni di abitanti, l'unico temibile rivale della Francia di Luigi XIV. Clemente con i protestanti fu anche Massimiliano II (1564-76), mentre con Rodolfo II (1576-1612) l'intolleranza religiosa costrinse i luterani a raccogliersi nell'Unione Evangelica (1608) che patì la rivalità della Lega Cattolica. Al controriformista Rodolfo tennero dietro, nella prima metà del secolo, Mattia, Ferdinando II e Ferdinando III, sotto i quali si sviluppò la prima energica fase della Controriforma, che provocò la ribellione boema (nel maggio 1618 ci fu la defenestrazione di Praga); questa fu però stroncata da Ferdinando II nella battaglia della Montagna Bianca (1620), cosicché nel 1627 Boemia, Moravia e Slesia divennero domini ereditari, seguiti da Tirolo (1665) e Ungheria (1687). La Pace di Vestfalia (1648) consacrò per l'Austria le conquiste della Controriforma, a differenza degli altri Stati tedeschi nei quali si era affermato stabilmente il protestantesimo. Sul piano economico l'Austria si avvantaggiò per aver subito danni pressoché irrilevanti nella guerra dei Trent'anni e per l'espansione della domanda di prodotti forestali e agricoli da parte dell'occidente in decollo industriale. Di qui la trasformazione di molti fondi, il diffondersi della conduzione diretta e, con il prosperare dei proprietari terrieri, un ulteriore colpo all'autonomia delle città e degli Stände, già minata ovunque dalla pressione fiscale e dai privilegi monopolistici dei nobili. Il Settecento vide la nascita del moderno Stato austriaco, grazie all'impegno riformatore dei sovrani, mentre, tra le alterne fortune delle guerre contro la Francia e la Turchia, si profilava in Germania un nuovo temibile concorrente: la Prussia. La stabilità e l'indivisibilità dei domini, affermate da Carlo VI (che regnò dal 1711 al 1740) con la Prammatica Sanzione emanata nel 1713, che abrogava la legge salica, costarono la guerra di successione austriaca (1740-48) e sacrifici territoriali in Italia e Slesia. Quest'ultima, ceduta alla Prussia, rimase obiettivo di una vana rivincita fino alla guerra dei Sette anni (1756-63), che, nonostante l'abile diplomazia di Kaunitz (“rovesciamento delle alleanze”), pregiudicò gravemente l'influenza austriaca in Germania. A oriente, di quanto era stato strappato con le armi alla Turchia fu conservato il solo Banato di Tenesvar (1739). Giuseppe II acquistò poi la Galizia e la Bucovina (1772), ma una nuova avanzata austro-russa nei Balcani, con cui l'Austria guadagnava Belgrado e Bosnia (1788-91), venne frustrata da una coalizione animata dalla Prussia. Per contro, i frutti della guerra di successione spagnola (Milano, Napoli, Sicilia, Paesi Bassi) furono ceduti o scambiati, mentre a Campoformido (1797) Napoleone I sacrificava all'Austria la Repubblica di Venezia. Pur nel contesto di un periodo molto travagliato, si accentuava lo sviluppo economico. Già Carlo VI aveva incoraggiato i commerci interni e l'industria manifatturiera e promosso i traffici sull'Adriatico stipulando trattati con Turchi e Barbareschi, istituendo la Compagnia del Levante e i porti franchi di Trieste e Fiume. Scarsi però i risultati, anche per la distanza delle ricche province minerarie (Moravia e Slesia) dai grandi traffici. Notevoli infine la diffusione delle imprese cotoniere e le nuove vie di comunicazione (via del Semmering e via Carolina). Maria Teresa (al trono dal 1740 al 1780) e Giuseppe II, il figlio che Maria Teresa associò al trono dal 1765, avevano abbandonato l'improduttiva industria regia, promovendo la liberalizzazione doganale e l'emancipazione contadina. Riforme “illuminate” si ebbero nel campo del culto, dell'istruzione, del diritto e delle libertà civili, ma la loro impostazione centralistica e autoritaria spinse alla ribellione i Paesi dominati (1793: indipendenza dei Paesi Bassi austriaci). D'altronde il progresso economico-sociale, sostenuto dal forte incremento demografico (40% in 50 anni nella sola Austria), produttivo (tessili, vetro, porcellane, ferro) e dei consumi, coinvolgeva e stimolava ormai anche le classi più umili. Lo Stato ricevette l'ossatura dalle riforme teresiane: finanziaria, amministrativa centrale (unificazione delle cancellerie, poi istituzione di un Direttorio e del Consiglio di Stato) e provinciale; quest'ultima incontrò seri ostacoli in Ungheria, dove la burocrazia austriaca non riuscì a soppiantare i locali magnati. Nella prima metà dell'Ottocento, dalle guerre napoleoniche l'Austria (assunta nel 1804 la denominazione di Impero d'Austria) uscì reintegrata nei suoi territori, con la supremazia in Italia e la presidenza della Confederazione germanica, ma finanziariamente indebolita e timorosa che ogni nuova guerra favorisse i movimenti rivoluzionari . Si affermò perciò, con Metternich, chiamato nel 1809 alla guida del Paese da Francesco II, una politica immobilistica, tesa al mantenimento dell'equilibrio . Mentre falliva nel secondo decennio la Santa Alleanza, peggiorarono via via anche le condizioni interne: la fioritura economica non bastò a placare il malcontento del Lombardo-Veneto; l'Ungheria lesinava i contributi rivendicando le antiche autonomie. Sviluppatisi la meccanizzazione e i trasporti, si ebbe una crisi agricola e di sovrapproduzione industriale (1846-48) nonché l'inasprimento del problema sociale, strettamente legato a quelli politici e nazionali. L'intreccio tra liberalismo e contrastanti nazionalismi fu fatale all'esplosione rivoluzionaria del 1848 , che pure fruttò l'abolizione del regime feudale nelle campagne da parte dell'effimera Assemblea costituente. La monarchia poté schiacciare le ribellioni di Praga, Vienna e dell'Ungheria (1848-49), sconfiggere il Piemonte a Novara (1849) e riaffermare anche il predominio in Germania. Seguirono i tentativi accentratori del barone Bach, che, oltre a esasperare la germanizzazione e la burocratizzazione, restaurò con un concordato (1855) gli antichi privilegi della Chiesa. Ma una grave crisi finanziaria culminata nel crollo della Borsa di Vienna (1857), lo scacco diplomatico a Parigi dopo la guerra di Crimea (1856) e la sconfitta in Italia (1859) caratterizzarono un nuovo periodo negativo, concluso dalla guerra con la Prussia e la conseguente perdita del Veneto e di ogni pretesa in Germania (1866). Con l'Ungheria, risultate vane le concessioni del 1860-61, si dovette venire al compromesso (Ausgleich) della “duplice monarchia” (1867). L'Austria si rivolse allora a oriente, dapprima sotto il controllo della politica di Bismarck, artefice della Triplice Alleanza (1882). Ma ciò peggiorò i rapporti con gli Slavi, tanto da provocare, in concatenazione con le nuove istanze sollevate dal socialismo, frequenti paralisi del Parlamento creato nel 1860-61. Al suffragio universale diretto (1907), che dava la maggioranza agli Slavi, si accompagnarono l'annessione della Bosnia-Erzegovina (1908) e l'opposizione, condivisa dall'Italia, a uno sbocco serbo sull'Adriatico. Di fronte ai successi della Lega Balcanica (1912-13), che a sua volta le impediva uno sbocco a Salonicco, l'Austria prese con la Germania le difese della Turchia, scontrandosi irrimediabilmente con la Russia. L'ultimatum di Vienna alla Serbia (23 luglio 1914) aprì la prima guerra mondiale , destinata a far precipitare senza scampo i contrasti interni nonostante la defezione della Russia rivoluzionaria nel campo avverso. Carlo I, succeduto a Francesco Giuseppe(1916), tentò invano la pace separata e una riforma federalistica; nel 1918 Cechi, Croati-Sloveni e Polacchi scelsero l'indipendenza. Ne seguirono la rotta sul fronte italiano, la rinuncia al potere di Carlo I e la proclamazione della Repubblica Austriaca (12 novembre 1918).

Storia: la prima e la seconda Repubblica

Nata come residuo di un processo di separazione delle popolazioni non tedesche del caduto impero, la piccola Repubblica Austriaca, con la sua sproporzionata capitale, lottò per due decenni contro gravi vizi costituzionali e gli sfavorevoli fattori esterni. La gracile economia resistette al marasma postbellico solo grazie agli aiuti finanziari affluiti sotto la supervisione della Società delle Nazioni. Quando raggiunse una certa stabilità (1926), sopravvenne la grande crisi economica mondiale, esplosa in Europa proprio per la bancarotta della Creditanstalt, la principale banca austriaca (maggio 1931); il disastro totale fu evitato, ma rimase, fino all'Anschluss, una forte disoccupazione. Sventata sul nascere (1919) una minaccia comunista, la lotta di classe divampò ugualmente, trascendendo più volte a vera e propria guerra civile (1927, 1931) e facendo capo ai due maggiori partiti: il cristiano-sociale di M. Mayr, I. Seipel, R. Ramek, conservatore (nonostante la vernice populistica) e tendenzialmente autoritario, con salda base nelle campagne; e il socialdemocratico, forte soprattutto a Vienna, ma spesso diviso tra moderati (K. Renner) e ala sinistra (O. Bauer, J. Deutsch). Entrambi utilizzarono proprie formazioni paramilitari: lo Schutzbund, milizia operaia socialista, e la Heimwehr clericofascista, che finì col dominare il partito cattolico. Questo, maggioritario dal 1920, governò dapprima col sostegno della destra pangermanista e nel 1933, sotto la guida del cancelliere cattolico Dollfuss, ruppe gli indugi. La Costituzione democratica e federale del 1920, opera del celebre giurista Kelsen, fu abrogata; lo Stato assunse una forma totalitaria e pseudo corporativa simile a quella dell'Italia fascista; d'intesa con Mussolini, i socialdemocratici vennero schiacciati con la forza. Ma l'Anschluss, agognato dai più nell'immediato dopoguerra e vietato dalla Società delle Nazioni, incombeva già all'orizzonte. Un primo Putsch dei nazisti austriaci (luglio 1934), che portò all'assassinio di Dollfuss, fallì anche per la concentrazione di truppe italiane al Brennero. Legatosi Mussolini a Hitler dopo la guerra d'Etiopia, l'Austria, abbandonata ormai da Francia e Inghilterra, rimase facile preda del Terzo Reich. Un compromesso negoziato dal cancelliere Schuschnigg, sotto la crescente pressione interna ed esterna (1936), differì di poco l'ultimatum di Hitler, che invase il Paese senza incontrare resistenza, anzi tra l'entusiasmo popolare (12 marzo 1938) . Incorporata a tutti gli effetti nella Germania, l'Austria divenne un semplice Land. La rinascita avvenne già nel 1945, malgrado l'occupazione militare da parte americana, britannica, francese e sovietica, durata fino al 1955, con la divisione del Paese e della capitale in quattro zone. Al ripristino della vecchia Costituzione democratica seguì, sulla scia del primo governo provvisorio presieduto da Renner, la stabilizzazione dell'alleanza tra i due grandi partiti tradizionali, denominata ora popolare (Volkspartei) e socialista, con l'aggiunta dei comunisti fino al 1947. La seconda Repubblica si giovò sia della prevalenza nei partiti di correnti disposte a una costruttiva cooperazione, sia di un rapido sviluppo economico, grazie anche al Piano Marshall. La nazionalizzazione delle industrie-chiave e delle grandi banche (1946) rimase un punto fermo. Con il Trattato di Vienna del 15 maggio 1955 l'Austria riottenne la piena indipendenza e proclamò la neutralità perpetua. Nel 1966, quando i cattolici ottennero la maggioranza, terminava la coalizione tra popolari e socialisti. Nel 1970 la Cancelleria passava ai socialisti: aveva così inizio il lungo e fortunato “regno” di Bruno Kreisky, durante il quale l'Austria conobbe stabilità e benessere. Nonostante la sconfitta in un referendum sulla costruzione di centrali nucleari (1978), Kreisky rimase al potere fino al 1983, quando ormai stanco e ammalato, in coincidenza con la perdita della maggioranza parlamentare assoluta, passava la mano a F. Sinowatz, cui nel 1987 subentrò Franz Vranitzky, socialista, a capo di una coalizione tra socialisti e popolari: tra gli obiettivi programmatici del suo governo vennero fissati, oltre alla riduzione del deficit di bilancio e alla modernizzazione dell'economia, la protezione dell'ambiente (entrata con gli anni Ottanta nel dibattito politico) e la riforma elettorale. Nel 1986 fu eletto presidente della Repubblica il popolare K. Waldheim, già segretario generale delle Nazioni Unite nel precedente decennio: le accuse rivoltegli di partecipazione a crimini di guerra compiuti dai nazisti nei Balcani tra il 1942 e il 1945 (per il vaglio delle quali venne istituita anche una Commissione internazionale d'inchiesta, che nel 1988 ha concluso per la sola conoscenza dei fatti) provocarono divisioni all'interno del governo e un deterioramento dei rapporti internazionali. Nelle elezioni politiche del 1990 i socialisti (dal 1991 social-democratici) riconquistarono la maggioranza relativa e confermarono la coalizione con i popolari in un governo guidato ancora da Vranitzky che, non a caso, nel luglio 1991, rinnovava alla comunità internazionale le scuse per la corresponsabilità austriaca nei crimini nazisti. Alla scadenza del mandato di Waldheim veniva eletto un altro popolare, T. Klestil (1992), ma nella società austriaca si andavano sempre più evidenziando preoccupanti segnali di razzismo che, pur legandosi ad analoghi fenomeni presenti nella Germania, erano alimentati dal particolare clima in cui si era trovato il Paese. Il continuo afflusso di immigrati rappresentava infatti un elemento di forte scompenso, che nei primi anni Novanta andava ad innestarsi su una situazione economica non pienamente positiva, dando esca a un relativo malcontento e a spinte xenofobe da tempo assenti dalla scena austriaca. In questo clima (che ebbe come effetto la netta restrizione ai nuovi ingressi) si verificarono attentati che coinvolsero lo stesso sindaco di Vienna, Helmut Zilk, esponente del movimento per i diritti delle minoranze, gravemente ferito da una lettera esplosiva (dicembre 1993). Le spinte xenofobe, d'altra parte, trovavano una sponda nel Partito Liberale (FPÖ) che agitando la bandiera della chiusura agli immigrati otteneva anche il successo nelle elezioni di alcune diete (1994). Una situazione per altro contraddittoria poiché, in controtendenza, l'elettorato approvava a larga maggioranza l'ingresso nell'Unione Europea. Ben presto, però, emergevano tensioni all'interno della maggioranza, mentre si acuiva il contrasto tra i partiti di governo che portava allo scioglimento del Consiglio Nazionale. Le elezioni anticipate (dicembre 1995) erano vinte dai socialdemocratici che aumentavano sensibilmente il loro consenso, ma ottenevano una buona affermazione anche i popolari, mentre i liberali segnavano una battuta d'arresto. Nel marzo 1996 popolari e socialdemocratici davano vita a un nuovo governo di coalizione confermando alla sua guida il cancelliere Vranitzky, che si dimetteva, però, agli inizi del 1997 e in febbraio veniva sostituito dall'ex ministro delle finanze Victor Klima. Le elezioni presidenziali dell'aprile 1998 confermavano ancora una volta la presa di coscienza da parte dell'elettorato austriaco delle nuove responsabilità assunte dopo l'ingresso nella UE; già al primo turno passava infatti l'“europeista” Klestil al quale veniva affidato un secondo mandato. Riprendeva intanto la marcia del Partito Liberale del neosegretario Jörg Haider che, dopo la battuta di arresto del 1995, si imponeva nelle elezioni in Carinzia e nel Vorarlberg. Una chiara conferma in tal senso veniva dalle elezioni politiche dell'ottobre 1999 che, pur assegnando il primato al Partito socialdemocratico (33,4%), vedevano la netta ascesa del Partito liberale, balzato al secondo posto. Il delicato periodo di instabilità politica che ne seguiva, reso ancor più difficile dalle proteste di molti Paesi dell'Unione Europea preoccupati dall'eventualità di un coinvolgimento diretto del Partito liberale di Haider nel nuovo esecutivo, si chiudeva nel febbraio 2000 con la nascita di un governo che, guidato dal popolare Wolfgang Schüssel, vedeva tra le sue file diversi esponenti del FPÖ. Le dimissioni di Haider dalla guida del partito a favore di S. Riess-Passer (vicecancelliere nel governo Schüssel) e il suo ritiro in Carinzia, di cui era governatore, consentivano all'Austria di normalizzare i rapporti con i partner europei, che avevano messo Vienna sotto osservazione. Ma, nel settembre 2002, a seguito di divisioni interne al FPÖ, il governo entrava in crisi e venivano indette elezioni anticipate, che davano responso favorevole ai popolari del cancelliere uscente Schüssel, ridimensionando invece il Partito liberale di Haider. La situazione politica interna cambiava nuovamente con le elezioni presidenziali dell'aprile 2004, che venivano vinte dal candidato socialdemocratico Heinz Fischer. Nell'ottobre 2006 si svolgevano le elezioni legislative nelle quali, confermando le precedenti tendenze si affermavano, sia pur con uno scarto minimo, i socialdemocratici, che conquistavano il 35,7% dei voti contro il 34,2% dei popolari; il terzo partito erano i Verdi seguiti dall'FPÖ. L'incarico di formare il nuovo governo veniva conferito ad Alfred Gusenbauer, leader dei socialdemocratici, che formava un governo di coalizione con i popolari. Nell'aprile 2007 il Parlamento votava, su proposta del governo, una legge che riconosceva il diritto di voto a chi aveva compiuto 16 anni. Le prime elezioni estese ai giovani si tenevano nel settembre 2008. Vinte dal SPÖ (socialdemocratici) con il 29,7% dei voti, queste consultazioni vedevano una netta sconfitta per i partiti di centro (i popolari dell'ÖVP), compresi i socialdemocratici, e la netta ascesa dell'Alleanza per il futuro dell'Austria (BZÖ) e il Partito della libertà (FPÖ). In ottobre il leder della BZÖ e governatore della Carinzia Jörg Haider moriva in un incidente d'auto e il partito nominava al suo posto Stefan Petzner. In novembre il socialdemocratico Werner Faymann diventava primo ministro. Nell'aprile del 2010 si svolgevano le elezioni presidenziali vinte con grande consenso popolare (78.94 % dei voti) dal presidente in carica H. Fischer.

Cultura: generalità

Se le tradizioni popolari austriache traggono origine dal connubio tra riti pagani dell'area germanica e fervore cattolico proprio dei Paesi latini, anche la cultura ufficiale risente di questa commistione di componenti diverse, in cui è possibile distinguere influssi italiani (in tutti i campi), francesi (arte e letteratura), slavi (letteratura) e fiamminghi (arte e musica). Il legame con il mondo tedesco, da cui non si può comunque prescindere, è particolarmente forte in ambito letterario (al punto che prima della Riforma neppure si può parlare di una letteratura austriaca autonoma), nella musica e nel teatro. Al cosmopolitismo di Vienna contribuì il mecenatismo della corte imperiale, che per secoli attrasse artisti da tutta l'Europa: proviene dalle raccolte degli Asburgo il nucleo originario intorno al quale sono sorti i più rinomati musei della capitale, tra cui il Kunsthistorisches Museum; la stessa Nationalbibliothek, ospitata nell'ala nuova dell'Hofburg, deve i suoi esemplari più preziosi all'amore per i libri di Federico III e Massimiliano I. Ma la casa reale non ha lasciato traccia della sua magnificenza soltanto a Vienna: da quando Federico III vi stabilì la residenza, il centro storico (Altstadt) di Graz si è arricchito di edifici così pregevoli che l'UNESCO nel 2001 li ha dichiarati patrimonio dell'umanità. Altri siti austriaci ritenuti degni di questo riconoscimento sono il centro storico di Salisburgo, prevalentemente in stile barocco, in cui si trova anche la casa natale di Mozart; il castello di Schonbrunn a Vienna che ospita nel suo parco il giardino zoologico più antico del continente; la Ferrovia del Sommering, costruita nel 1854, e la zona di Wachau, entrambi in Bassa Austria e ritenuti eccellenti connubi tra opera umana e natura.

Cultura: tradizioni

Il folclore austriaco deriva dall'incrocio di componenti moderne, originate dallo scenario della Vienna romantica, e di antiche componenti di origine germanica e slava, legate all'Austria montanara e cementate con l'elemento latino e, in particolare, cattolico. La persistenza di tradizioni religiose locali, che si sviluppano in una notevole ampiezza di varianti, ha riscontro nella fedeltà a grandi feste e ricorrenze di origine anche non strettamente religiosa e spesso di antichissima derivazione pagana (come le processioni del solstizio invernale nella provincia di Salisburgo). Importanti ricorrenze sono il Kirchtag (giorno della Chiesa), in autunno, e il Natale, che a Vienna, Salisburgo e Innsbruck, ma anche in molte città minori, viene salutato con l'allestimento di mercatini (Christkindlmarkt) in cui si espongono prodotti caratteristici e si mesce vino caldo speziato (Glühwein). Nel Salzkammergut si conserva l'usanza di allestire il presepe all'esterno della casa. Del resto, è proprio dall'Austria che si è diffuso in tutto il mondo il cantico Stille Nacht, heilige Nacht. Grandiose sono anche le celebrazioni del Carnevale (Fasching) e suggestiva la tradizione del Maibaum (albero di maggio), lunga e pesante pertica sormontata da cerchi in legno di pino che viene eretta il 30 aprile e intorno alla quale i festeggiamenti si protraggono per tutta la notte. Manifestazioni locali di vasto richiamo sono: la Gauderfest, della valle di Ziller (Tirolo); la Kufenstecher (giostra della botticella), organizzata la domenica di Pentecoste a Feistritz (Carinzia), durante la quale giovani cavalieri gareggiano nel tentativo di rompere una botte colpendola con la mazza, l'Almabfahrt (discesa dall'alpe), tipica delle zone montane, che trae origine da antichissime superstizioni: il bestiame viene ornato con campanelli, nastri e ghirlande per proteggerlo dagli spiriti maligni. Balli, musiche, canti e processioni danzate compongono uno dei più ricchi repertori folcloristici europei. Tra le danze più note dell'arco alpino va citato il Ländler, da cui derivò il valzer, tra quelle matrimoniali il Bandltanz (danza del nastro). Caratteristico del Tirolo, ma comune anche alle Alpi Bavaresi e della Svizzera tedesca, è lo Jodler canto vocalizzato di origine antichissima (già ne parla Giuliano l'Apostata). Tradizioni di particolare rilievo, che si ripetono in occasione di certe feste, sono la lotta tirolese (Rangeln) e le lotte di animali (Gauderfest). Nella vasta produzione artigianale spiccano i lavori in cuoio e in cristallo, le suppellettili in legno intagliato (celebri quelle tirolesi), i ferri battuti e i rami lavorati. I costumi, ancora indossati in numerose zone, costituiscono un patrimonio familiare e nazionale gelosamente custodito e non rispondono soltanto a esigenze turistiche; il costume nazionale femminile è il Dirndl e quello maschile lo Steirergewand (di origine stiriana), con pantaloni in pelle (Lederhosen) sostenuti da bretelle e giacche di Loden. Esiste infine un folclore aristocratico di origine “imperiale”, che si concreta specialmente nella Spanische Reitschule (scuola di alta equitazione fondata a Vienna quasi quattro secoli fa) e nel Ballo delle Nazioni che, tenuto nella Hofburg, celebra l'ingresso in società dei figli dell'alta borghesia. Del folclore viennese sono parte integrante, con il carattere di vere e proprie istituzioni, i caffè (Kaffeehäusen), in cui tuttora si ripete come un rito la lettura quotidiana del giornale, e le celebri taverne (Heurigen): legati i primi alla passata vita politica e culturale della città, diffusissime le seconde nei sobborghi della periferia, soprattutto a Grinzing, e meta, oltre che dei turisti, dei viennesi che vi si riversano in massa a ogni fine settimana. § La cucina austriaca, che conserva i vecchi connotati sorti dall'incontro di tradizioni tedesche, magiare, slave e italiane, è ben rappresentata dalla Wienerschnitzel, la famosa cotoletta viennese, e dal Tafelspitz, o manzo bollito (che è una specie di piatto nazionale), talvolta accompagnato da salsa di rafano e mele. Gli gnocchi (Knödel) sono serviti sia come minestra, sia come contorno. Alla scuola pasticcera della corte asburgica si fanno risalire alcuni veri e propri emblemi della tradizione dolciaria austriaca come la Sacher Torte, torta di cioccolato fondente farcita di marmellata di albicocche, presentata per la prima volta nel 1832 alla corte del principe Metternich, lo Strudel (variante di un dolce originario della Turchia), introdotto alla fine del 1600 quando gli Asburgo posero fine alla dominazione turca in Ungheria, il Gugelhupf, una ciambella contenente uva passa e mandorle, nonché il cosiddetto “pane di Vienna”, variante della brioche francese e “antenato” del pandoro italiano. Da menzionare anche i Mozartkugeln, cioccolatini ripieni di torrone morbido e marzapane, i Palatschinken (crêpes farcite cosparse di zucchero a velo), la Dobostorte (torta a strati di pan di Spagna con glassa al caramello), il Salzburger Nockerl (budino cotto al forno) e le Zwetschenknödeln, specie di frittelle ripiene di prugne. Oltre a vari tipi di vini (Riesling secchi, Chardonnay, Traminer), in Austria si producono birre chiare e scure e acquaviti (Schnaps).

Cultura: letteratura

Una distinzione non puramente geografica tra letteratura austriaca e letteratura tedesca ha ragion d'essere a partire dall'età della Riforma, allorché un nord protestante e particolaristico, dominato più tardi dallo spirito prussiano, venne a contrapporsi a un sud, con Vienna al centro, assolutistico e controriformistico, in diretto contatto con le raffinate culture spagnola e italiana già al loro fulgido tramonto ed esposto alle suggestioni del mondo slavo, rurale, arretrato e fortemente infiltrato dall'elemento ebraico; quindi il Sud tanto cosmopolita quanto il Nord, invece, tedesco. Prima della Riforma il mondo germanico ha i suoi centri di irradiazione nel sud: la grande letteratura medievale in lingua tedesca (medio alto-tedesco) nasce in gran parte in terra austriaca, ed è dai dialetti parlati nell'area culturale unitaria svevo-bavarese-austriaca creata dal Sacro Romano Impero che si svilupperà, con l'apporto del sassone-turingio mediato da Lutero, il tedesco moderno. Dallo stesso slancio di rinnovamento che trionferà nella riforma cluniacense scaturisce in Austria, tra il sec. XI e il XII, preannunciata dalle operette di devozione della scuola scrittoria di Salisburgo, un'abbondante lirica ed epica religiosa, documentata nei manoscritti Wiener, Millstätter, Vorauer, l'ultimo dei quali ci ha serbato anche l'Alexanderlied (Canto di Alessandro) di Lamberto Prete, l'Ezzolied (Canto di Ezzo) e la Kaiserchronik (Cronaca degli imperatori). Quando, con le prime crociate, la strada del Danubio, già percorsa da est a ovest dalle migrazioni barbariche, diventa la principale arteria di comunicazioni da ovest verso est, giungono all'Austria echi di cultura francese e borgognona; la prima acerba fioritura di poesia dell'amor cortese intorno alla corte di Vienna (Kürenberger) si evolve verso il 1200 nella ricca stagione del Minnesang e dell'epopea eroica: il Minnesang, nutrito di filoni colti e popolari, sacri e profani, si frantumerà tuttavia ben presto in svariate forme di realismo borghese ante litteram, chiara espressione poetica della crisi dell'età cavalleresca, anticipata da W. von der Vogelweide e condotta fino alla parodia da Neidhart e Tannhäuser. Il ciclo dei Nibelunghi invece, di origine renana e misto di elementi storici, magici e leggendari, e una serie di cicli minori (rimasti vivi nella tradizione orale, specie nelle valli del Tirolo, fino al sec. XIX) ispirano in terra austriaca la grande epopea del Nibelungenlied (Canzone dei Nibelunghi), Kudrun, Ältere Not (La fine dei Nibelunghi) e vari poemetti di autori per lo più ignoti, in cui dominano singolarmente le figure femminili anziché quelle maschili (come nella tradizione cavalleresca francese) e in cui traspare ancora, dal costume cristiano, l'etica pagana. Il filone realistico-grottesco di Neidhart e Tannhäuser confluisce nella fiorente novellistica del sec. XIII, più tardi nel genere della Dorfgeschichte o storia paesana, nello Schwanfk (novella burlesca in versi) e nella satira di costume. Nel 1237 sorge l'Università di Vienna, affiancata, nel 1348, da quella di Praga, mentre la Cancelleria boema e il suo più illustre titolare, Johannes von Neumarkt, contribuiscono, con traduzioni, alla formazione di una prosa letteraria, il cui più famoso esempio è un libretto che denuncia i nuovi spiriti dell'umanesimo, l'Ackermann aus Böhmen (L'aratore di Boemia) di Johannes von Tepl, e cui contribuisce, su un altro versante, l'opera dei mistici, volta a dare espressione a concetti e significati nuovi, nonché l'umile ma ricca messe di cronache, leggende, satire, memorie dell'ultimo Medioevo. L'avvento dell'umanesimo, stagione opaca per la terra austriaca, è segnato anche dalla permanenza a Vienna di E. S. Piccolomini, incoronatovi poeta nel 1442, iniziatore di corsi sulla poesia latina e greca, che fu in seguito coltivata e diffusa dalla Sodalitas Danubiana e dal Collegio dei Poeti e dei Matematici fondati entrambi da C. Celtis nel 1490 e nel 1501, mentre sugli studi e le arti vegliava il grande mecenate dell'umanesimo austriaco Massimiliano I. Caratteristico dell'umanesimo in Austria è il perdurare, anzi il trionfare, delle tradizioni popolari nelle rappresentazioni sacre e carnascialesche. L'afflusso della musica fiamminga (J. Regnart), l'apporto continuo dell'arteria culturale Venezia-Vienna-Praga-Monaco-Lipsia e l'evoluzione avvenuta tra il Cinquecento e il Seicento dallo stile polifonico allo stile monodico interessano direttamente la lirica: sulle reminiscenze del Minnesang e sul tessuto popolare s'innestano influenze italiane, dando, alle soglie del barocco, risultati raffinatissimi (Ch. von Schallenberg). Il barocco vede il trionfo delle arti figurative e del teatro, cui danno straordinario impulso le iniziative e la fertile attività degli ordini religiosi: a Vienna e al suo teatro dei gesuiti, che acquista sempre più carattere di teatro di corte e rappresenta con gran pompa i drammi di N. Avancini, si affiancano i teatri di Salisburgo e di Innsbruck; Vienna è tuttavia la prima città di lingua tedesca a possedere un teatro stabile. Il teatro degli ordini religiosi non sostituisce ciononostante quello popolare, mentre la Controriforma, la guerra dei Trent'anni e il pericolo turco danno impulso a una letteratura religiosa divulgativa, in cui si leva la voce vigorosa di Abraham a Sancta Clara. La spiritualità barocca, che nella Germania protestante trova espressione intensa e autentica soltanto nella lirica e nel romanzo, restando peraltro problematica sovrastruttura culturale, si rivela affatto congeniale all'animus austriaco, in cui rimane, come tinta di sfondo (inclinazione sia a un meditare metapolitico su sogno, desengaño, caducità, sia all'introversione, al sapore arcaico e al colore sontuoso) sino a questo secolo. La tendenza livellatrice e razionalista dell'illuminismo attenua le differenze tra Germania e Austria, ma non stimola la fantasia creativa austriaca, restia, più tardi, anche alla penetrazione della filosofia idealistica tedesca. La brevissima stagione romantica, mediata dai fratelli Schlegel, ha un lunghissimo e fecondo epilogo nel Biedermeier, che coincide con l'esaurirsi del processo riformistico settecentesco, col radicalizzarsi dell'ideologia statalista giuseppina e vede l'Austria trasformarsi in una roccaforte del conservatorismo. Rassegnazione, senso di sradicamento dalla realtà politica, antistoricistico ripiegamento sul passato, favoleggiare sull'illusione e sulla magia delle cose quotidiane sono la nervatura emotiva comune alla Weltanschauung dei quattro “grandi”, Grillparzer, Raimund, Nestroy e Stifter, e del maggior lirico della generazione nata tra i due secoli, N. Lenau. Di questa radice e del gusto romantico del folclore e del colore locale si nutrono lirica e narrativa che portano in sé i germi del realismo che acquisterà alla poesia nuove province: la Moravia (F. von Saar e M. von Ebner-Eschenbach), la Galizia (L. Sacher-Masoch), la Stiria (P. Rosegger). I poeti del Vormärz (periodo precedente al 1848), primo tra questi il liberale A. Grün, restano isolati in un clima di generale stagnazione in cui più tardi si batterà inutilmente anche L. Anzengruber, liberale anticlericale precursore del naturalismo. Né un idealismo epigonale d'impronta guglielmina né i nuovi spiriti rivoluzionari né la mitologia reazionaria di Wagner rimuovono la stasi austriaca dell'ultimo quarto del secolo. Il naturalismo, proclamato prima a Berlino e a Monaco e predicato a Vienna da H. Bahr, assume in Austria mitigate forme impressionistiche o si spinge fino al grottesco sociale (come nel Simplicissimus, cui collaboravano K. Kraus, Schnitzler, Rilke). Ma in genere la narrativa austriaca di quest'epoca tende a rappresentare, anziché ambienti e problemi sociali, climi interiori e angosce individuali, confluendo così, insieme col filone liberty (chiamato a Vienna “stile secessione”), nel movimento detto dello Jungwien, fondato da H. Bahr e sostenuto da una forte componente ebraica, punta estrema della cosiddetta “arte dei nervi”, tipica dell'Austria, contemporanea alle ricerche e alle pubblicazioni di Freud e in netta antitesi con gli spiriti guglielmini. Il grande decadentismo austriaco, il mondo di Schnitzler, S. Zweig, R. Schaukal, J. Wassermann, H. von Hofmannsthal, analizzato e colpito dalla satira apocalittica di K. Kraus, non è pensabile senza la psicanalisi. In questo humus e nel movimento espressionista, poco congeniale, nella sua schematicità e nel suo slancio politico, all'anima austriaca, più congeniale a essa nelle sue attinenze di gusto col barocco (splendido esempio è l'outsider G. Trakl), sono radicati i rivoluzionatori del romanzo tedesco del Novecento, Kafka e Rilke, in cui la crisi asburgica si dilata in crisi europea e in crisi esistenziale; la rottura col passato si farà irreversibile con la prosa di Musil e di Broch. Dall'Austria, area laterale e perciò conservativa del mondo germanico, ma area storicamente centrale rispetto all'Europa, perciò “stazione sperimentale della fine del mondo” (K. Kraus), nasce una nuova letteratura indagatrice dell'uomo e dei suoi possibili destini: “libro religioso su presupposti d'incredulità” definisce Musil Der Mann ohne Eigenschaften (L'uomo senza qualità). L'esaurirsi del mito asburgico, l'impallidire, definitivo col nazismo e col secondo dopoguerra, dell'atmosfera austriaca specifica, celebrata ancora da autori come J. Roth, H. von Doderer, G. E. Saiko, rendono difficile parlare di “letteratura austriaca”, senza scendere ad analizzare i singoli autori. I nomi più illustri della generazione nata negli anni Venti sono Gerhard Fritsch (n. 1924), E. Fried, I. Aichinger, H. Eisenreich, I. Bachmann. La generazione austriaca cresciuta durante la guerra si raccoglie all'interno o intorno al Gruppo di Vienna (di cui hanno fatto parte H. C. Artmann, K. Bayer, G. Rühm, O. Wiener e altri) e di Graz (fondato alla fine degli anni Cinquanta e di cui fanno parte B. Frischmuth, G. Jonke, H. Eisendle, G. Roth, intesi a rompere le strettoie del provincialismo austriaco) e vede sorgere eccezionali poeti sperimentali come il già citato Rühm e soprattutto E. Jandl e originali narratori come P. Handke e Th. Bernhard. La scomparsa di quest'ultimo, nonostante le aspre critiche che gli erano state rivolte che lo avevano accusato di ripetitivismo tematico e schematismo linguistico, ha lasciato nella cultura austriaca un grosso vuoto. Le ultime tendenze letterarie sembrano privilegiare il recupero della fantasia, utilizzando l'opera come grande metafora su tematiche contemporanee. Pochi sono comunque i nuovi nomi usciti dai confini nazionali. Tra questi si segnalano la scrittrice viennese Friederike Mayröcher, ben nota in Austria per la sua produzione di poesie ma della quale solo di recente sono state tradotte in italiano e apprezzate le opere in prosa (Viaggio nella notte, 1984, e Il mio cuore, la mia stanza, il mio naso, 1988, Fogli magici, 1998); Marlen Haushoger, nei cui romanzi predomina una sensibile e acuta analisi psicologica, e, infine, Christoph Ransmayr, in cui la commistione tra antico e moderno si è rivelata, sul finire degli anni Ottanta, tra i fenomeni letterari più interessanti e meglio riusciti. La propensione verso una dimensione fantastica, la ricerca di situazioni ai confini tra realtà e immaginazione, sono latenti anche nella letteratura per l'infanzia, un genere coltivato da B. Frischmuth, che riflette nella sua opera tutta la peculiarità dell'universo muliebre. Uno sviluppo considerevole ha avuto a partire dalla metà degli anni Settanta la cosiddetta “letteratura sui padri”, cui si ispirano J. Schutting e B. Schwaiger. A una riflessione sulla sua stessa generazione e sul fallimento del '68 è giunto invece P. Henisch, che aveva aperto il contenzioso con la generazione precedente e con il nazionalsocialismo in generale. A questo genere si ricollega anche la vasta produzione nell'ambito della memorialistica cui ha dato un considerevole contributo H. Spiel (1911-90), con i due volumi che compongono la sua autobiografia Die hellen und die finsteren Zeiten (1989: I tempi chiari e quelli scuri) e Welche Welt ist meine Welt? (1990: Quale mondo è il mio mondo?). Tra i romanzieri più interessanti delle nuove generazioni si segnalano M. Fritz, J. Haslinger, E. Reichart (impegnati principalmente a rievocare gli aspetti più dolorosi e problematici del passato), J. Winckler, F. J. Czernin, M. Köhlmeier, ma soprattutto la provocatoria E. Jelinek (Le amanti, 1994; Nuvole-Casa, 2000), insignita del premio Nobel per la letteratura nel 2004. In ambito poetico si segnalano Ch. Lavant, F. Kiessling e gli esponenti del “gruppo di Graz”, tra cui B. Frischmuth, A. Kolleritsch e P. Rosei.

Cultura: arte

Centri romani, di cui rimangono reperti archeologici di carattere provinciale, furono Vindobona (Vienna), Juvavum (Salisburgo) e il porto militare sul Danubio di Lauriacum (Lorch). Un interessante documento del basso impero già cristianizzato è offerto dagli scavi di Teurnia presso Spittal (sec. V d. C.), con le fortificazioni che utilizzano frammenti dei precedenti edifici romani e due basiliche paleocristiane, di cui una con mosaico pavimentale del tipo di Aquileia. Nell'alto Medioevo inizia il predominio religioso e culturale del vescovado di Salisburgo, da cui dipendono i primi grandi conventi, come Kremsmünster sul Danubio: a esso il duca Tassilone di Baviera donò nel 788 un calice in rame dorato intarsiato e niellato, di stile misto tra bizantino e barbarico, che è la più bella opera d'arte preromanica. Il romanico si affermò nei secoli XI-XII: le chiese di Gurk in Carinzia, di Klosterneuburg presso Vienna e il duomo di Salisburgo (fondato nel 1181 e bruciato nel 1598) rivelano influssi del romanico lombardo. Si presenta però già il Westwerk, grande atrio anteriore a più piani, serrato fra torri, tipicamente germanico. Tra i sec. XI e XII Salisburgo diventa un centro dell'arte della miniatura, vicina a quella di Ratisbona per gli accenti bizantineggianti: tipiche le enormi Bibbie con scene sacre e strisce e riquadri sullo stesso foglio, precorrenti le Biblia pauperum del Trecento. Tra romaniche e gotiche sono le pitture della cappella del Vescovo nel duomo di Gurk (1220-60), derivanti iconograficamente dai mosaici di S. Marco a Venezia. A quest'epoca si va già affermando il gotico, mentre Vienna va lentamente sostituendosi a Salisburgo come centro culturale dominante. Già nel 1181 il grande maestro limosino Nicolas de Verdun aveva creato il suo capolavoro, gli smalti con scene dei Testamenti sull'altare di Klosterneuburg, di un nervoso gioco lineare nello spazio già protogotico. Se nella prima metà del sec. XIII la facciata di S. Stefano a Vienna è ancora romanica (a parte le due torri in gotico “fiorito” dei sec. XIV-XV), nella seconda metà del secolo nasce il tipico sistema architettonico del gotico austriaco, diffusosi poi in Boemia e nelle terre alpine, la Hallenkirche con navate di eguale altezza separate da radi, altissimi pilastri polistili determinanti campate quadrate, reggenti complicate volte, in genere a ombrello. Ne nasce uno spazio ampio e chiaro, scandito, quasi classico, in equilibrio con il verticalismo degli altissimi sostegni e volte. Primo esempio ne è il coro di Heiligenkreuz (1295), poi il coro (1304-49) e le navate (dal 1359) di S. Stefano, culminando nel coro di Zwettl, di Meister Johann (dal 1343). Anche nella scultura si compie il trapasso dal romanico (tra lombardo e bizantineggiante) del Riesentor, il portale principale di S. Stefano (fine del sec. XIII), al gotico schietto, di influsso francese e renano, delle dolci Madonne trecentesche, tra le quali la celebre Madonna dei facchini del 1325 ca. in S. Stefano. Degli stessi anni sono le primissime tavole dipinte tedesche, le quattro Storie di Gesù e Maria sul retro dell'altare di Klosterneuburg, con chiari influssi senesi, punto di partenza per la scuola gotica boema. Nel Trecento, infatti, il centro culturale e artistico si sposta in Boemia. Nel primo Quattrocento l'arte austriaca si inserisce nel fitto intreccio europeo del gotico internazionale, attraverso scambi con l'Italia settentrionale (Stefano da Zevio, Andrea Bembo) e più tardi con il realismo svevo (H. Multscher). Anche il capolavoro dell'architettura tardo-gotica, il coro della chiesa dei Francescani a Salisburgo (1408-52) è di un bavarese, Hans Stetheimer. Tipico prodotto dell'arte quattrocentesca, soprattutto nel Tirolo, sono gli enormi altari gotici lignei, con statue dipinte e pitture su tavola, i cui maggiori rappresentanti furono H. von Judenburg, H. Multscher (altare di Vipiteno, 1456-59) e M. Pacher, il quale trasmette elementi del Rinascimento dell'Italia settentrionale (altari di Sankt Wolfgang presso Salisburgo, 1471-81; di Novacella, ora nell'Alte Pinakothek di Monaco). Nel primo Cinquecento la corte dell'imperatore Massimiliano I diviene un centro rinascimentale che fonde elementi italiani e tedeschi (a Innsbruck ne sono esempio la loggetta del Goldenes Dachl, di Jorg Kolderer; il mausoleo nella chiesa di corte, con le statue bronzee degli antenati dell'imperatore, cui lavorano dal 1508 al 1583 schiere di artisti tedeschi e fiamminghi, con la personalità dominante di P. Vischer il Vecchio). Geograficamente ubicata in Austria, anche se coinvolse artisti di varia provenienza, è la cosiddetta “scuola del Danubio” (Altdorfer, W. Huber), caratterizzata dal vivissimo senso della natura, mentre indipendente si dimostra l'opera di R. Frueauf il Giovane (tavole di Klosterneuburg). Comincia col primo Cinquecento l'assoluto predominio di generazioni di architetti italiani d'origine lombardo-ticinese (le famiglie degli Aglio e dei Carlone, attive fino al Settecento) che lavorano soprattutto in Stiria e Carinzia (Villach, Graz, Klagenfurt, Spittal), ma presenti anche ai primi lavori del palazzo reale di Vienna, la Hofburg. Nel primo Seicento si ha una rinascita artistica di Salisburgo, sotto i vescovi Wolf Dietrich e Mark Sittich von Hohenems (Residenz, Neubau, Rathaus, castelli di Mirabell e Hellbrunn), culminante nella ricostruzione del duomo (1614-28) in modi affini alla romana chiesa del Gesù di Vignola. L'architettura civile di Vienna ricalca il barocco praghese nel Leopoldinische Trakt della Hofburg e nel palazzo Starehmberg, mentre quella sacra, specie nella chiesa di Maria Annunciata dei Serviti (1651-70), a pianta ovale longitudinale, è legata al barocco romano. Da questi modelli si elaborerà il grande barocco settecentesco a opera di J. B. Fischer von Erlach, J. L. von Hildebrandt e J. Prandtauer. Fischer percorrerà tutta la strada dal borrominismo delle opere salisburghesi (chiese della Trinità e del Collegio) al classicismo della chiesa di S. Carlo Borromeo a Vienna, mentre colossale e berniniano era il suo primo progetto per il nuovo palazzo imperiale di Schönbrunn, poi ridotto alle attuali dimensioni e forme, più affini a Versailles. Capolavori ormai rococò sono i palazzi e il parco del Belvedere di Eugenio di Savoia, di Hildebrandt, e la fastosissima abbazia di Melk sul Danubio, di Prandtauer. Massimo scultore è G. R. Donner, autore della neomanieristica Donnerbrunnen (fontana dei fiumi) a Vienna. Per la pittura dominano i frescanti di educazione romana (nel Seicento) e poi veneziana (nel Settecento) con M. Altomonte, J. M. Rottmayr, P. Troger (affiancati da italiani come padre Pozzo, A. Lanzani, C. Carlone, G. A. Pellegrini, G. Guglielmi ). Il maggiore di tutti, dal fantastico cromatismo e luminismo, è F. A. Maulbertsch. L'Ottocento austriaco, più che dagli stili europei (neoclassicismo della Burgtor, neogotico del Rathaus e della Votivskirche) è tipicamente rappresentato dalla “piccola arte” borghese dello stile Biedermeier, con le pitture narrative di M. von Schwind e il delicato naturalismo di G. F. Waldmüller. L'eclettismo architettonico si afferma dopo il 1857 con la riforma urbanistica di G. Semper, cui reagisce dal 1897 la “secessione di Vienna” con O. Wagner e J. M. Olbrich, cui seguiranno, già sulla via del razionalismo, J. Hoffmann e soprattutto A. Loos, mentre in pittura dominano il simbolismo di G. Klimt e l'aspra grafica di E. Schiele, che apre la via all'espressionismo totale di O. Kokoschka. Tali contributi austriaci alle avanguardie storiche sono rievocati in chiave attuale eminentemente da Hundertwasser, mentre la maggior figura della scultura contemporanea austriaca, aspra nella sua sintesi figurativa neoprimitiva, è quella di F. Wotruba. Negli anni Settanta, con artisti come A. Rainer e H. Nitsch, il fenomeno della body art trova proprio in Austria, nel cuore della vecchia Europa, le sue manifestazioni più violente. All'inizio degli anni Ottanta in ambito pittorico si è assistito alla contrapposizione di due schieramenti: da una parte i Wilde (Selvaggi), guidati da A. Klinkas, A. Mosbacher, S. Anzinger, J. Kern; dall'altra gli Stille (Pacifici), rappresentati in particolare da H. Schleib, F. Bergler, J. J. Tompe. All'abbattimento dei tradizionali confini tra i vari generi hanno inoltre contribuito, tra gli altri, H. Brandl, P. Kogler e W. Oblholzer, nelle cui opere convivono pittura, installazioni e computer grafica. Tra i più apprezzati esponenti dell'architettura contemporanea si segnalano H. Hollein (piano di sistemazione della Michaelerplatz, Vienna, 1991), W. Holzbauer (Bank Austria, Vienna, 1993), G. Peichl (Burgtheater, Vienna, 1991-93).

Cultura: musica

I più importanti centri della cultura musicale austriaca nel Medioevo furono costituiti dai monasteri, tra cui spiccavano quelli di Sankt Florian e Kremsmünster nell'Alta Austria, di Klosterneuburg, Melk, Göttweig, Heiligenkreuz, Herzogenberg nella Bassa Austria, di Admont, Sankt Lambrecht, Seckau nella Stiria e quelli del Tirolo. In quell'epoca la musica profana fu appannaggio dei menestrelli (Spielleute), riuniti in potenti corporazioni (la più antica sembra essere stata quella di St. Nicolai di Vienna, fondata nel 1288), e soprattutto dei Minnesänger, particolarmente attivi presso la corte dei Babenberg e nella Bassa Austria. Tra i più importanti sono da citare il sudtirolese Walther von der Vogelweide, Ulrich von Lichtenstein, Burk Mangolt, che mise in musica le poesie del suo signore, il duca di Vorarlberg Hugo von Montfort, il monaco di Salisburgo Hermann e il tirolese Oswald von Wolkenstein. Il Tirolo fu nel Cinquecento il centro più notevole del Meistergesang austriaco; qui fu fondata la prima Singschule (Schwaz, 1532), cui seguirono quelle di Steyr (1542) e di Wels (1540). La musica sacra polifonica fu fortemente protetta e incoraggiata, dalla prima metà del Quattrocento, dagli Asburgo. I sette codici cosiddetti di Trento (in quanto attualmente conservati in questa città, presso il castello del Buonconsiglio) hanno tramandato il repertorio delle cappelle imperiali di Vienna, Innsbruck e Graz, presso le quali furono attivi alcuni dei maggiori compositori internazionali del tempo (H. Isaac, J. Vaet, J. Regnart, Ph. de Monte, L. Senfl, A. von Bruck, H. Finck), nonché i primi importanti musicisti austriaci: H. Edlerauer, Hans Judenkünig, C. Celtes, P. Treibenreif (Tritonius) e, soprattutto, P. Hofhaimer e L. Lechner. Tra la seconda metà del Cinquecento e l'inizio del Seicento la vita musicale fu dominata da un gruppo di musicisti stranieri (Th. Stoltzer, Ph. de Monte, J. Buus o Bohusius, J. Vaet, J. Regnart e J. Handl), che sulla comune matrice della tecnica contrappuntistica fiamminga innestarono elementi della tradizione rinascimentale italiana. L'influenza italiana divenne determinante nel corso del Seicento, quando a Vienna e in altri centri del Paese furono eseguite opere, non solo teatrali, di C. Monteverdi, A. Cesti, A. Draghi, M. A. Ziani, G. B. Bononcini, A. Caldara, F. Conti; tra gli altri, O. Benevoli scrisse per la riconsacrazione del duomo di Salisburgo (1628) la grandiosa Messa solenne a 54 parti. Tra i compositori del medio e tardo barocco austriaco si segnalarono P. Peuerl, I. Posch, W. Ebner, J. H. Froberger, A. Poglietti, J. H. Schmelzer, H. I. F. Biber, Georg e Gottlieb Muffat e l'eminente compositore e teorico J. J. Fux. Con il Settecento si aprì il periodo più glorioso, quello del cosiddetto classicismo viennese. Se con Ch. Gluck, che a Vienna elaborò la sua riforma melodrammatica (Orfeo ed Euridice, 1762), l'Austria si staccò dalla sudditanza al gusto operistico italiano, sottolineata dalla presenza a corte in qualità di poeti cesarei di letterati quali A. Zeno e P. Metastasio, con F. J. Haydn, W. A. Mozart e L. van Beethoven essa si pose al centro dell'esperienza musicale europea. Accanto alla triade dei grandi classici, si segnalarono nella stessa temperie culturale altri musicisti di rilievo, quali J. M. Haydn, K. Ditters von Dittersdorf, J. N. Hummel e C. Czerny, mentre F. Schubert riassunse lo spirito del più alto romanticismo musicale viennese. Nei primi decenni dell'Ottocento Vienna divise con Parigi il vanto di capitale europea della musica; istituzioni quali la Gesellschaft der Musikfreunde (1812), il Conservatorio (1817), i Philharmonische-Concerte (1842), i Gesellschaft-Concerte e il Singverein (1859) costituirono i centri di una fiorentissima attività concertistica. Parallelamente si sviluppò la musica da ballo (non disdegnata neppure da Schubert in certi aspetti della sua produzione minore), con J. Lanner, creatore del valzer viennese, J. Strauss e J. Strauss jr., che fu egualmente fecondo nel campo dell'operetta avendo fortunati rivali come F. von Suppé e K. Millöcker. La ricchezza e la poliedricità della vita musicale viennese del secondo Ottocento si evincono dalle vivaci polemiche che opposero alla corrente wagneriana, nel cui filone furono inquadrati A. Bruckner e H. Wolf, i fautori della musica pura, simboleggiata da J. Brahms, trasferitosi nella capitale austriaca nel 1862, e teorizzata da E. Hanslick. G. Mahler nel periodo compreso tra il 1897 e il 1907, durante il quale ebbe la direzione artistica dell'Opera di Vienna, suggellò splendidamente un secolo di gloriosa supremazia musicale della città, certo non emulata dall'analoga esperienza (1919-24) di R. Strauss, del quale occorre tuttavia ricordare la fortunata collaborazione con il librettista H. von Hofmannsthal. La “seconda scuola viennese”, incentrata sulle personalità di A. Schönberg e dei suoi allievi A. Berg e A. Webern, costituisce l'avvenimento di maggior rilievo nel panorama musicale austriaco del sec. XX, destinato tuttavia ad avere maggiori ripercussioni all'estero che non nel Paese e dal 1933 al 1945 costretto a subire il peso dell'oppressione politica nazista. Tra i compositori austriaci di maggior rilievo della seconda metà dal sec. XX sono da citare E. W. Korngold, F. Schreker, J. Marx, H. Gal, E. Toch, J. N. David, E. Kornauth, E. Wellesz, quest'ultimo seguace della tecnica dodecafonica insieme con E. Krenek, H. Jelinek, H. E. Apostel, G. von Einem. La vita musicale austriaca è singolarmente fiorente sia a Vienna, sia a Salisburgo, dove dal 1917 si tiene un festival di risonanza internazionale. Da segnalare è anche il Festival di Bregenz, nella cui cornice si susseguono, oltre ai concerti sinfonici, allestimenti di opere, operette e pièces teatrali. Notevole rilievo, accanto alle istituzioni d'opera e di concerto e all'attività editoriale, hanno gli studi musicologici che vantano nel Paese una tradizione gloriosa, illustrata da studiosi quali G. Adler, E. von Hornbostel, E. Wellesz, R. von Ficker, O. E. Deutsch, R. Haas, E. Schenk, L. Nowak.

Cultura: teatro

La storia del teatro austriaco è in buona parte legata a quella del teatro tedesco: gli scambi di copioni, di attori e di registi furono infatti continui almeno a partire dal Settecento. Vienna e l'Austria hanno tuttavia sviluppato forme teatrali proprie fin dal Medioevo sacro (i Passionsspiele della capitale e del Tirolo) e profano (i Neidhartspiele alpini sul tema del ritorno della primavera e una variante, pure tirolese, del Fastnachtspiel legato alla libertà del Carnevale). È da questa tradizione popolaresca che derivò il personaggio di Hanswurst, maschera comica di contadino inurbato e ricco di buonsenso, creata verso la fine del Cinquecento e portata alla sua espressione più compiuta un secolo dopo dall'attore J. A. Stranitzky. Tale tipo di farsa, graditissimo al pubblico viennese, convisse a lungo con le opere, i balletti e le macchine barocche venute dall'Italia. Nel 1741, dopo che già si era compiuta la parabola del dramma scolastico curato da gesuiti, benedettini e piaristi, si aprì, destinato a copioni letterariamente più impegnati, il Burgtheater, cui nel 1776 un decreto di Giuseppe II conferì la dignità di teatro nazionale. Cinque anni dopo si inaugurò il Leopoldstädter Theater, che proseguì il filone del teatro leggero portandolo alla perfezione nell'Ottocento con le deliziose favole fantastico-folcloristiche dell'attore-autore-direttore Ferdinand Raimund. Una terza sala importante era il Theater an der Wien, aperto nel 1789 da E. Schikaneder, il librettista del Flauto magico. Qui, dal 1831 al 1860, l'attore-impresario-drammaturgo J. Nestroy lavorò per rinnovare la commedia popolare viennese, immettendovi elementi satirici, dando grande rilievo ai giochi linguistici e costruendo meccanismi comici di straordinaria efficacia. Nestroy, tuttavia, non lasciò eredi e la tradizione popolare finì per sfociare nelle formule gradevoli ma piuttosto futili dell'operetta e della rivista, fortunatissime anche all'estero. Fu però il Burg a dominare, nel corso degli ultimi due secoli, il teatro austriaco, in un equilibrio spesso fecondo tra conservazione e innovamento: fu qui che fecero rappresentare le loro opere i maggiori drammaturghi austriaci, da F. Grillparzer a A. Schnitzler, H. von Hofmannsthal,F. Werfel, A. Bronnen, F. Bruckner sino a P. Handke e Th. Bernhard. E fu qui che si seppe far tesoro delle nuove idee di messinscena proposte da teatri minori evitando, nei limiti del possibile, di scivolare in un piatto accademismo. Vi sono teatri stabili a Innsbruk, Linz, Klagenfurt, Graz e Salisburgo, quest'ultima sede dal 1917, di un famoso Festival voluto dal regista Max Reinhardt per presentare, oltre a opere liriche e concerti, anche spettacoli di prosa: memorabile soprattutto un'edizione di Ognuno di Hofmannsthal, replicata per molti decenni. La commistione di musica sinfonica, opera, operetta e teatro si ritrova inoltre nel Festival di Bregenz.

Cultura: danza e balletto

Lo sviluppo del balletto in Austria è legato alle vicende storiche della capitale. A Vienna, prima ancora dell'apertura dei teatri pubblici, il palazzo reale e le residenze estive dei principi (dove incontrarono grande favore le mascherate carnevalesche, come la Wirthschaft, mascherata scenica per danza in uso fin dal 1573) ospitarono le prime rappresentazioni di balletti, legate al nome di grandi coreografi italiani: F. Legnano, attivo alla corte di Carlo V, C. Negri e i Ventura, maestri alla corte imperiale. A questi si devono le citate mascherate, i primi balletti a cavallo (Rossballett) e veri e propri balletti teatrali, nati dall'uso di far concludere una rappresentazione a corte con la “licenza”, o saluto d'omaggio della compagnia, e primi a essere interpretati da ballerini professionisti. Con la costituzione dei teatri stabili (metà sec. XVIII) e con l'apporto creativo di grandi coreografi, Vienna assurse a centro della danza dell'intero mondo tedesco. La città, già orientata verso il nuovo stile pantomimico dai lavori del coreografo austriaco F. A. Hilverding e di G. Angiolini, accolse Noverre, che proprio qui raggiunse (1767-74) il culmine della carriera coreografando, come maître de ballet dell'imperatrice Maria Teresa, oltre 50 balletti (tra cui molti dei suoi capolavori). P. Lodi, S. Viganò e più tardi la Cerrito e la Taglioni furono attivi sulle scene viennesi; la Elssler, nata in un sobborgo della capitale, qui si formò e debuttò prima di portare in tutto il mondo la sua grandissima arte; il coreografo J. Hassreiter presentò (1888) all'Hofoper di Vienna il più bel balletto tedesco del secolo, Die Puppenfee (Le bambole fatate); I. Duncan apparve al Künstlerhaus (1902) in una rappresentazione rimasta memorabile; il boemo H. Kroeller lavorò all'Hoftheater (1923-27) mostrando con le sue coreografie straussiane (per esempio, Schlagobers, 1924) di voler salvaguardare i valori tradizionali del balletto accademico pur adottando una più moderna forma espressiva. Dopo di lui assunsero la direzione della massima compagnia viennese Margaretha Wallmann (1934-39), allieva di Mary Wigman, ed Erika Hanka (1942-55). Quest'ultima assicurò la sopravvivenza della compagnia e il suo rilancio dopo la guerra. Nel secondo dopoguerra Aurel Milloss, chiamato alla Staatsoper da H. von Karajan, curò la ripresa del repertorio e presentò nuove creazioni. Nei due periodi della sua direzione (1961-66 e 1971-74) due importanti avvenimenti segnarono positivamente la scena coreografica viennese: l'allestimento del Lago dei cigni, a opera di Rudolf Nureev, che ne era anche protagonista (1964), e quello dello Schiaccianoci (1973), nella versione del Bolšoj, curato da Juri Grigorovič. Dal 1976 al 1991 l'accademia è stata diretta da Gerhard Brunner, critico e studioso del balletto, che ha promosso l'apertura della compagnia alle tendenze della danza neoclassica con opere di John Neumeier (n. 1942), Jirì Kyliàn (n. 1947) e Rudi van Dantzig (n. 1933). Tale linea è stata seguita anche da Helena Tchernikova, che nel 1991 è subentrata a Brunner alla guida dell'accademia. Renato Zanella, nominato direttore della compagnia nel 1996 ha accentuato la tendenza verso la rappresentazione di opere di autori contemporanei, col fine di dare alla compagnia una riconoscibile identità artistica. La corrente moderna si identifica in Austria con due figure fondamentali: Grethe Wiesenthal (1855-1970), che con le sorelle Elsa e Berte diede nuova vita scenica alla tradizione romantica del valzer viennese, e Rosalia Chladek, allieva di Dalcroze, considerata in gioventù una delle personalità più interessanti della danza moderna, poi divenuta pedagoga insigne e per lungo tempo direttrice dell'Accademia di Musica e Arti dello spettacolo.

Cultura: cinema

La produzione del muto, dominata dal conte Sacha Kolowrat, può passare senza storia. Caratteristica invece è la prima fase seguita all'avvento del sonoro, durante la quale si provvide a sfruttare ampiamente il filone delle biografie romanzate di compositori celebri, ambientate nella Vienna dell'impero asburgico, capitale dei balli a corte e del lieto vivere dei nobili. Si distinsero in tale genere il regista-attore Willi Forst (da Angeli senza paradiso, 1933, a Bel Ami, 1939), la cantante Martha Eggerth (poi in coppia con Jan Kiepura) e l'attrice drammatica Paula Wessely. Se fin dal periodo del muto gli studi avevano ospitato esuli ungheresi o iniziato all'attività nomi poi illustri in Germania, con quella tedesca la produzione austriaca fu sempre strettamente intrecciata, subendone anche i contraccolpi (l'inflazione del primo dopoguerra) o le imposizioni (l'Anschluss). Nel secondo dopoguerra le maggiori distruzioni della Germania e la richiesta di film da parte del mercato tedesco occidentale favorirono la ricostituzione e l'incremento dell'industria cinematografica a Vienna, dove si trasferì un gruppo di vecchi mestieranti dell'UFA nazista per una produzione in serie che toccò i 20-30 film annui. Il successo internazionale fu raggiunto soltanto dalla trilogia di E. Marischka Sissi (1955-57) e da una coproduzione con la Iugoslavia (L'ultimo ponte, 1954), diretta dal regista tedesco H. Käunter. In patria il viennese G. W. Pabst chiuse la carriera e la vita tentando, con Il processo (1948) e L'ultimo atto (1955), di riscattare il proprio collaborazionismo. Tra gli anni Sessanta e Settanta, perdurando l'indirizzo commerciale nella produzione corrente, vanno tuttavia segnalate le varie ricerche sperimentali e d'avanguardia, a opera di P. Kubelka, poi di H. Vesely, E. Schmidt jr., F. Fallenberg, T. Leber e altri. Dal 1977 e per tutti gli anni Ottanta, grazie al festival annuale Österreichische Filmtage, che si svolge a Vienna, e a un'adeguata legislazione di sostegno alla produzione nazionale, il cinema austriaco ha conosciuto una timida rinascita, non tanto in termini quantitativi, quanto con l'affermarsi di alcune personalità di diversa tendenza e collocazione culturale: dal promettente Niki List a Robert Dornhelm, da Peter Patzak e Xaver Schwarzenberger (già direttore della fotografia per R. W. Fassbinder), Axel Corti (che si è imposto internazionalmente nel 1986 con Welcome in Vienna), Harald Sicheritz e Barbara Albert (che ha presentato il suo Nordrand al Festival del cinema di Venezia del 1999). Ma il regista più noto al di fuori dei confini nazionali è Michael Haneke: sensibile al tema della violenza e della sopraffazione nella società contemporanea fin dagli esordi (Der siebente Kontinent, 1989), ha partecipato due volte al Festival di Cannes: la prima nel 1997 con Funny Games, la seconda nel 2001 con La pianista, tratto dall'omonimo romanzo di E. Jelinek, che gli è valso il Gran premio speciale della giuria.

Bibliografia

Per la geografia

P. George, J. Tricart, L'Europe Centrale, Parigi, 1954; H. Gsteu, Länderkunde Österreichs, Vienna, 1957; G. Roletto, L'Austria e la sua economia, Milano, 1958; E. J. Gorlich, Österreich, Monaco, 1960; H. L. Mikoletzky, Österreichische Zeitgeschichte, Vienna, 1962; R. Almagià, Il mondo attuale, Torino, 1963; M. Gibbon, L'Austria, Milano, 1963; R. Gabert, P. Guichonnet, Les Alpes et les Ètats alpins, Parigi, 1965; Autriche, Etudes economiques de l'OCDE, Parigi, 1970; R. Exel, Die Mineralien Tirols, Bolzano, 1982.

Per la preistoria

F. Felgenhauer, Willendorf in der Wachau, Vienna, 1959; K. Kromer, Die Hallstattkultur in Österreich, Vienna, 1964; M. H. Alimen, M. J. Steve, “Storia Universale Feltrinelli”, vol. I: La preistoria, Milano, 1967.

Per la storia

O. Stolz, Rechtsgeschichte des Bauernstandes und der Landwirtschaft in Tirol und Voralberg, Bolzano, 1949; E. C. Hellbling, Österreichische Verfassungs- und Verwaltungsgeschichte, Vienna, 1956; O. Brunner, Land und Herrschaft. Grundfragen der territorialen Verfassungsgeschichte Österreichs im Mittelalter, Vienna-Wiesbaden, 1959; E. Zoellner, Geschichte Österreichs. Von den Anfängen bis zur Gegenwart, Vienna, 1961; R. Cazzola, G. E. Rusconi (a cura di), Il caso Austria. Dall'Anschluss all'era di Waldheim, Torino, 1988.

Per la letteratura

J. Nadler, Literaturgeschichte des deutschen Volkes (nach Stämmen), 4 voll., Berlino, 1939-41; C. Magris, Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna, Torino, 1963; P. Merker, W. Stammler, Österreichische Literatur, in “Reallexikon der deutschen Literaturgeschichte”, vol. II, Berlino, 1965 (con bigliografia); G. Morpurgo Tagliabue, La nevrosi austriaca, Genova, 1983.

Per l'arte

S. Giedion, Spätbarocker und romantischer Klassizismus, Monaco, 1922; F. Kieslinger, Die mittelalterliche Plastik in Österreich, Vienna, 1926; H. Riel, Barocke Baukunst in Österreich, Monaco, 1930; S. Ferri, L'arte romana sul Danubio, Milano, 1933; R. K. Donin, Die Bettelordenskirchen in Österreich, Baden, 1935; W. Buchowiecki, Die gotischen Kirchen Österreichs, Vienna, 1952; G. Schmidt, Neue Malerei in Österreich, Vienna, 1956; N. Powell, From Baroque to Rococo: An introduction To Austrian and German Architecture from 1580 to 1790, Londra, 1959; G. Pischell, Storia universale della scultura, Milano, 1983.

Per la musica

R. Haas, Die Wiener Oper, Vienna, 1926; G. Adler, Musik in Österreich, Vienna, 1929; J. Gregor, Das österreichisches Theater, Vienna, 1948; E. Tittel, Österreichische Kirchenmusik, Vienna, 1961; R. Klein, Contemporary Music in Austria, in “The Musical Quarterly”, New York, 1965; R. Jovino, Gli Strauss a Vienna, Padova, 1981.

Per la danza

I. Kahrstedt, voce Germania e Austria, in “Enciclopedia dello Spettacolo”, vol. V, Roma, 1958; O. F. Regner, Il libro del balletto, Firenze, 1960; G. Calendoli, Storia universale della danza, Milano, 1985.

Per il teatro

J. Gregor, Geschichte des österreichischen Theaters, Vienna, 1948; O. Rommer, Die Alt-Wiener Volkskomödie, Vienna, 1952; H. Kindermann, Das Theater der Barockzeit, Salisburgo, 1959; M. E. D'Agostini (a cura di), Teatro austriaco moderno e contemporaneo, Casellina di Scandicci, 1980.

Per il folclore

B. Lossky, Images d'Autriche, Innsbruck, 1948; K. Breuer, Dances of Austria, Londra, 1950; Autori Vari, Autriche, Parigi, 1957; A. Trentini, Austria, Milano, 1986.

Media

Bassa Austria.Austria.Austria.
Austria.Austria.Austria.
Austria.Austria.

Collegamenti