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lana

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Lessico

sf. [sec. XIII; latino lana].

1) Fibra tessile ottenuta dal vello delle pecore o da alcune specie di capre e camelidi; anche il filato e il tessuto che se ne ricavano: lana tosata, greggia, cardata; filare la lana; gomitolo di lana; guanti di lana;lana vergine, integra, quella, cioè, ottenuta dalla tosatura di pecore e simili. Nel linguaggio comune, il pelo stesso dell'animale prima della tosatura. In alcune loc. fig.: questione di lana caprina, discussione vana, inutile, oziosa; buona lana, briccone, farabutto; con senso attenuato, si dice di ragazzo vivace e birichino.

2) Per estensione, qualunque fibra vegetale o artificiale che abbia aspetto e consistenza simili a quelli della lana: lana vegetale;lana di vetro, prodotto vetroso simile a ovatta, con fibre lunghe da 1 a 3 cm, ottenuto per insufflazione di vapor d'acqua su un filamento di vetro fuso. Trova impiego in laboratorio per la filtrazione di prodotti particolarmente corrosivi e nel campo edile per la coibentazione termica e fonica di plafonature e murature data la bassa conducibilità termica e acustica, in alternativa con la lana di roccia. Lana di ferro o di acciaio, ammasso di fibre di acciaio, intrecciate, con sezione a spigoli vivi usata come abrasivo per la pulitura di superfici metalliche; lana di loppa o lana di scoria o lana minerale, ammasso di filamenti vetrosi ottenuti “filando” la scoria di altoforno allo stato fuso con procedimenti analoghi a quelli impiegati per fabbricare la lana di vetro. Trova applicazione come coibente termico e isolante acustico. Lana di roccia, prodotto ottenuto da rocce in prevalenza sedimentarie (per esempio calcari siliciferi), con procedimento simile a quello descritto per la lana di vetro, di cui ha gli stessi impieghi.

3) Peluria che si accumula sotto i mobili o che si stacca dai panni specialmente spazzolandoli; laniccio.

L'industria tessile

La lana è ottenuta per tosatura, a mano o con cesoie meccaniche, dell'animale vivo, operazione che viene generalmente compiuta una volta all'anno a primavera inoltrata; qualche volta si esegue una seconda tosatura in autunno ottenendo fibre più corte (lana bistosa). La quantità di lana che si può ricavare da ciascun animale varia da.0,5 a 7 kg all'anno secondo la razza, l'età, il sesso e le condizioni ambientali in cui vive. La quantità di lana grezza ottenibile è, però, alquanto inferiore (dal 45 al 90%) in quanto la lana di tosatura contiene una sensibile percentuale di impurità terrose, sudore, materie vegetali ed è impregnata di prodotti di secrezione delle ghiandole sebacee conosciuti con il nome di “grasso di lana” (per tale motivo è detta lana sucida). Qualche volta le pecore vengono lavate in acqua corrente, una o più volte, prima della tosatura per eliminare tutti o in parte i grassi solubili in acqua e le altre impurità: la lana ricavata da queste pecore è detta “saltata” e dà una resa del 15-20% maggiore rispetto alla lana sucida. Anche dagli agnelli, sempre per tosatura, viene ottenuta una lana molto fine e pregiata detta lana agnellina o lambswool. La lana può essere ricavata anche con procedimenti chimici dalle pelli di animali macellati o morti di morte naturale (lana da concia) ma è di qualità notevolmente inferiore; tuttavia rappresenta ca. il 20% della produzione totale.

La struttura della fibra

La lana è una fibra proteica di tipo cheratinico e risulta costituita da carbonio (50%), ossigeno (22-24%), idrogeno (7%), azoto (16-17%) e zolfo (3-4%). Ciascuna fibra è formata da una cuticola esterna di natura cornea che, all'osservazione al microscopio, appare formata da serie di scaglie o squame, poste le une sulle altre a forma di tetto; al di sotto, separato da una guaina protettiva denominata elasticum, si trova un tessuto fibroso costituito da cellule fusiformi (fibrille) cementate da un materiale di natura plastica (connettivo); all'interno vi è il canale midollare formato da cellule rombiche piene d'aria, molto ridotto o del tutto assente nelle lane più fini. Il colore della fibra va dall'avorio al bianco, al marrone, al nero. La lunghezza va da 40 a 120 mm per le lane più fini, da 50 a 170 mm per le medie e da 120 a 350 mm per le più grossolane. Il diametro è di 16-17 micron per quelle più fini, 40 micron per quelle più ordinarie; le lane usate per tappeti sono quelle con diametro che arriva a 50 micron mentre può essere molto superiore per i tipi di lane da materassi e intrafodere. Dalla stessa pecora si ottengono fibre che differiscono per diametro, lunghezza, lucentezza, tenacità, per cui vengono lavorate separatamente: la lana migliore viene dai fianchi, dalle spalle e dalla schiena. Il peso specifico della lana, riferito alla ripresa di umidità del 17%, varia da 1,31 a 1,32; il calore specifico della lana è di 0,325-0,326 e il coefficiente di conducibilità interna è di 0,04 calorie, per cui è una fibra calda al tatto e ad alta termocoibenza. La lana è la fibra tessile meno tenace (da 1,2 a 1,7 g/den), invece ha un buon allungamento (30-50%); la resistenza all'usura è la più alta fra tutte le fibre tessili tanto che ne è possibile la rigenerazione per almeno due cicli di lavoro (lana rigenerate). Una delle più importanti caratteristiche della lana è la sua igroscopicità: può assorbire il 17% di umidità senza che la fibra subisca nessun mutamento esteriore e il 50% senza deformarsi. Le fibre di lana sono caratterizzate da un'arricciatura che tende ad assumere forma elicoidale con un maggior numero di ondulazioni nei tipi più fini: essa conferisce elasticità e coesione alle fibre, favorendo la produzione dei filati, migliora la resistenza all'usura, la voluminosità, la termocoibenza, la resilienza e l'indeformabilità; il calore umido, riducendone l'arricciatura, diminuisce queste qualità. La lana resiste bene agli acidi mentre è particolarmente sensibile, soprattutto a caldo, agli alcali; la luce tende a ingiallirla e a indebolirla; la sua resistenza a muffe e batteri è la migliore tra le fibre naturali mentre viene attaccata dalle tarme.

La classificazione commerciale

La classificazione commerciale della lana tiene conto della qualità, del luogo di provenienza, dei dati di filabilità della fibra: questi ultimi fanno parte di una scala di finezze (classifica inglese) di uso generalizzato. La lana si classifica anche in base alla razza di ovini da cui viene ricavata: per esempio la lana di pecore merinos è caratterizzata dall'elevata finezza della fibra, mentre quelle delle razze britanniche sono prevalentemente di fibra lunga e più brillante ma di finezza più ordinaria. La lana viene posta in commercio in “balle” che contengono i velli ottenuti dalla tosatura e arrotolati. Queste sono inviate nei lanifici dove vengono opportunamente lavorate. Le pecore che danno le migliori qualità di lana per impieghi tessili sono le discendenti della razza “merina” di Spagna (derivata da una razza siriana e importata nella Penisola Iberica nel periodo della dominazione araba) e quelle derivate dalle razze originarie delle isole britanniche (Lincoln, Leicester, Cheviot, Romney Marsh, Hampshire, Cot's Wold): queste razze, a volte incrociate fra loro, sono sparse in tutto il mondo e rappresentano la maggioranza di ovini allevati specificamente per la produzione di lana.

La lavorazione della lana

La lana è la tipica fibra per vestiario, per il quale viene impiegata sola o in mischia con altre fibre; è largamente usata anche per la produzione di tessuti per arredamento, coperte e tappeti. Secondo il tipo di lana da lavorare e il prodotto che si desidera ottenere si hanno due sistemi di produzione con l'impiego di macchinari differenti. Le lane di fibra corta, fino a 60-70 mm, vengono lavorate con il sistema di filatura cardata ottenendo filati grossi (titolo metrico 30, pari a 30 km di lunghezza per ogni kg) e tessuti più pesanti. Il sistema di filatura pettinata (pettinatura) si applica sulla lana a fibre più lunghe con la possibilità di produrre articoli più fini e più leggeri. La prima operazione effettuata sulla lana delle balle è la cernita, che consiste nella separazione delle fibre delle diverse regioni del vello; si asportano quindi dalla lana impurità e grassi facendola passare attraverso batterie di lavaggio denominate “treni leviathan”. Il primo elemento del treno è l'apritoio, che ha lo scopo di aprire la massa di lana eliminando in parte terra e altri materiali intrusi e rendendola più penetrabile dai bagni di lavaggio. Il secondo elemento è la macchina disungitrice formata da quattro compartimenti dove si fa piovere a doccia sugli strati di lana, che si muovono lentamente trasportati da una tela senza fine, acqua a temperatura di ca. 30 ºC con lo scopo di iniziare l'eliminazione di quella parte di grassi solubili in acqua. La sgrassatura toglie infine i grassi insolubili nell'acqua semplice. Questa operazione viene compiuta in una serie di quattro o cinque vasche collegate in batteria, nelle quali all'azione chimico-fisica di soluzioni saponacee si unisce quella meccanica di appositi organi agitatori; tra una vasca e l'altra lo strato di fibre viene spremuto per eliminare il liquido sucido. Sulle lane inquinate di materie vegetali sparse nella massa di fibre e non eliminabili meccanicamente viene eseguita la carbonizzazione. Durante la battitura finale di pulizia la lana viene lubrificata distribuendo diffusamente sulla sua superficie un'emulsione (ensimaggio) per evitare che si carichi di elettricità statica e per rendere le fibre più scorrevoli durante la filatura. Successivamente la lana viene passata alle carde dalle quali si ottiene il velo di carda poi suddiviso in un certo numero di stoppini adatti a subire l'operazione di filatura definitiva. La filatura della lana cardata viene quasi sempre compiuta sul filatoio ad azione intermittente (self-acting). La filatura della lana pettinata si effettua sul velo di carda condensato in nastro (per alcuni tipi di lana a fibra molto lunga viene saltata l'operazione di cardatura in quanto produrrebbe rotture o danneggiamenti delle fibre): i nastri prodotti da ogni gruppo di 4-6 carde vengono riuniti in uno solo che viene reso sempre più regolare attraverso tre passaggi successivi su stiratoi a doppio campo di pettini con lo scopo anche di eliminare il leggero grado di infeltrimento tra le fibre. Con la pettinatura si parallelizzano e si selezionano le fibre eliminando quelle troppo corte e non adatte a ottenere il filato di titolo prestabilito; la filatura in fino del nastro pettinato (top) viene generalmente compiuta su filatoi continui ad anelli (ring). Dopo l'operazione di roccatura i filati ottenuti sono pronti per le operazioni di tessitura: il tessuto si ottiene intrecciando i fili di ordito con la trama sui telai meccanici. Infine la lana subisce l'operazione di tintura per ottenere prodotti dai colori desiderati: può essere eseguita quando la lana si trova allo stato di fiocco (dopo la carbonizzazione), di top (dopo la pettinatura), o di filato (dopo la roccatura: se tinto in matasse si esegue l'operazione di matassatura), o di tessuto (dopo la tessitura); secondo lo stadio in cui si trova la lana, la tintura si esegue su macchine diverse. Un ciclo di lavorazione più complesso viene seguito per la lavorazione della lana rigenerata, impiegando cioè scarti delle diverse operazioni tessili o prodotti finiti in disuso (cenci). Questi scarti vengono sfilacciati, slappolati e garnettati su speciali macchine costruite con lo stesso principio delle carde ma ad azione più violenta.

La produzione e i consumi: dalle origini al Medioevo

L'uso della lana risale a epoca lontanissima come prodotto della pastorizia nomade o stanziale, costituendo assieme all'agricoltura un elemento essenziale nell'economia dell'uomo primitivo. E fu proprio il tessuto di lana, assieme ad altri elementi, la componente primaria nel passaggio alla vita civile fra i Sumeri e gli Assiro-Babilonesi, il popolo di Mitanni e gli Ittiti, gli Egiziani, i lontani Cinesi e i popoli precolombiani dell'America, le cui stoffe di lana destano ancor oggi grande meraviglia. La lavorazione della lana appare il vanto della donna greca già in epoca omerica e a Roma fu il simbolo delle virtù domestiche. Famose per candore e finezza erano le lane di Mileto, dell'Attica e, in Italia, di Taranto. Fonte di un mercato in continuo progresso, dal Medio Oriente, dalla Grecia e dall'Egitto la lavorazione della lana si propagò anche all'Italia settentrionale e alla Spagna dando vita a grosse corporazioni di lanarii, che ebbero i loro centri maggiori a Tiatira, a Efeso e, in Italia, a Brescia. Nel Medioevo la lana fu al centro di una vera industria e favorì un commercio internazionale e uno scambio intenso di materia prima, materie tintorie e manufatti estesi ormai a tutti i Paesi europei.

La produzione e i consumi: dal secolo XIII all'età contemporanea

In Italia, dopo il grave danno recato all'allevamento dalle migrazioni barbariche, il mercato laniero languì e nella lenta ripresa produsse solo manufatti di scarso valore commerciale; solo con il sec. XIII si notò una netta ripresa dapprima con una grossa importazione dai Paesi moreschi e poi con una produzione propria, che nel tempo fu in grado di competere con il fiorente mercato delle Fiandre. Al centro di questa felice rinascita furono la Toscana e la Lombardia con le città di Lucca, Firenze, Milano, Bergamo, Como, Monza, Brescia. Il primato fu dapprima appannaggio di Lucca, ma poi passò a Firenze verso la fine del sec. XIII (30.000 addetti con una produzione annua di 80.000 pezze). Ma già alla metà del Trecento Italia e Fiandre si trovarono di fronte la concorrenza inglese, che in Italia riusciva a collocare i suoi manufatti a Venezia e a Bologna, e nel Belgio a Bruges. L'industria inglese divenne sempre più fiorente fino a causare nel sec. XVI il declino dei prodotti lanieri fiamminghi e italiani. Dal Seicento l'industria laniera si estese in Inghilterra a tutte le regioni e gli opifici prendevano l'aspetto di vere fabbriche, con una suddivisione del lavoro molto avanzata e una problematica socio-economica molto acuta. Al principio del sec. XVII la produzione laniera inglese era di 3 milioni di sterline; nel 1750 salì a 9 e alla fine del sec. XVIII a 18 milioni. Nel 1810 la Gran Bretagna impiantò le prime filature meccaniche e alla metà dello stesso secolo iniziò la lavorazione del pettinato. In un secondo momento la produzione laniera riprese anche in altri Paesi e si diffuse specialmente dove la ricchezza di acque facilitava la lavorazione e dove l'allevamento ovino era più consistente e la lana di qualità migliore. Successivamente sono stati i Paesi più industrializzati a possedere le maggiori industrie laniere, che hanno utilizzato principalmente o esclusivamente materia prima d'importazione, potendo contare su una manodopera specializzata e sulla vicinanza dei grandi mercati di assorbimento. Industrie laniere sono sorte anche in vari Paesi in via di sviluppo, ma la maggior parte di esse produce per l'autoconsumo e in quantità non troppo rilevanti. Il mercato mondiale della lana è quindi imperniato da un lato su alcuni Paesi grandi produttori di materia prima (quasi tutti dell'emisfero australe) e su vari Paesi industrializzati (situati nell'emisfero boreale) che producono manufatti di vario tipo e li distribuiscono in tutto il mondo. Negli anni Novanta non sembra essere proseguita con chiarezza la tendenza a un aumento degli ovini: dagli oltre 1200 milioni di capi censiti nel 1991, infatti, il totale è gradatamente diminuito fino a meno di 1100 milioni nel 1999. Su questo insieme, la Cina (127 milioni) e l'Australia (119 milioni) hanno conservato una quota largamente superiore a quella degli altri produttori: India, Iran e Nuova Zelanda con 57, 53 e 46 milioni di capi rispettivamente. Più che proporzionalmente rispetto a questa riduzione, anche la lana prodotta a livello mondiale è diminuita, scendendo da ca. 1,9 milioni di t prodotte nel 1991 a 1,3 realizzate nel 1999; si può segnalare che una parte consistente di questa diminuzione va attribuita ai Paesi ex sovietici, più nettamente di altri interessati dal calo di capi e, più ancora, dalla riduzione di lana prodotta. Si è poi accentuato il processo di sostituzione che ha penalizzato la lana nei confronti di altri filati lungo tutta la seconda metà del sec. XX. In questo quadro generale, però, alcuni Paesi produttori (e fra questi i principali esportatori, già citati) hanno registrato tendenze di segno contrario, confermando l'esistenza di un processo di selezione diretto a incrementare la produzione di lana di buona qualità. La produzione di filati e tessuti, pertanto, è apparsa, nella metà degli anni Novanta, complessivamente stabile o in lieve calo, ma al suo interno la quota dei prodotti di qualità è costantemente aumentata (specialmente per quanto riguarda le produzioni destinate al commercio esterno), secondo un modello che è simile per molti prodotti naturali, ormai espulsi dall'ambito dei consumi di massa per i quali risultano troppo costosi, ma largamente recuperati per le fasce di consumo medio-alto. In questa prospettiva la ricerca di soluzioni innovative in grado di rigenerare l'interesse per la lana, ma soprattutto l'impegno per la diffusione di un'immagine di prodotto naturale, sano, “ecologico”, ha richiesto investimenti produttivi non irrilevanti e un'attenta politica di marketing, che solo i produttori occidentali sono finora riusciti a realizzare, conservando saldamente le più ampie quote di mercato finale dei prodotti finiti di media e medio-alta qualità. D'altro canto, l'andamento della domanda si rivela stabile, ma ha subito rispetto al 1988 un ridimensionamento (1,8 milioni di t). I maggiori consumatori di lana sono la Cina, l'UE, i paesi dell'ex URSS, il Giappone, gli Stati Uniti, la Corea del Sud e la Turchia. Tra i maggiori importatori di lana vi sono la Cina e il Giappone. Il gregge ovino mondiale , pari a 1068 milioni di capi (1999), dopo una tendenza all'aumento, ha subito, come detto, un ribasso sul finire del sec. XX. L'incremento, per un certo periodo, è stato legato soprattutto ai prezzi più remunerativi per gli allevatori. Infatti, a seguito della costituzione, in alcuni Paesi produttori, di appositi organismi quali in Australia l'AWC (Australian Wool Commission) avente il compito di commercializzare il prodotto e di acquistare le partite invendute nelle tradizionali aste in modo da assicurare agli allevatori un prezzo minimo (floor price), le quotazioni delle lane all'origine non hanno più subito le oscillazioni dovute alla richiesta o meno del mercato; ciò ha favorito una maggiore stabilità dei prezzi e quindi ha inciso positivamente sui consumi. Anche l'operazione di rilancio della lana e la propaganda effettuata già da molti anni dall'IWS (International Wool Secretariat) ha favorito il consumo di tale fibra naturale che, sul piano dei prezzi, deve far fronte alla concorrenza delle fibre sintetiche. La lana, tuttavia, è, tra le fibre maggiormente impiegate, quella che ha registrato nel tempo i progressi meno consistenti. Il consumo mondiale di lana è passato infatti da 945.000 t nel 1938 a 1.576.000 t nel 1981 e l'incidenza sul totale delle fibre consumate è discesa dal 12% al 5%. Nello stesso periodo il cotone è passato dal 77% al 49%, le fibre artificiali sono rimaste sullo stesso livello (11%), mentre le fibre sintetiche rappresentano il 35% dell'impiego mondiale di fibre contro una percentuale che non raggiungeva l'1% nel 1938. La produzione di lana lavata è pari a 1.394.000 di t (1999). Tra i principali Paesi produttori si pone l'Australia, seguita da Nuova Zelanda, Cina, Gran Bretagna, Uruguay, Argentina, Pakistan, Repubblica Sudafricana, India, Federazione Russa, Iran, Sudan e Spagna. I grandi esportatori (Australia, Nuova Zelanda, Argentina, Repubblica Sudafricana, Uruguay) tendono a modernizzare la produzione, indirizzandola verso le qualità più pregiate. I principali consumatori-importatori sono quei Paesi dove esistono le industrie trasformatrici e la materia prima è scarsa tra cui l'Italia, la Francia, il Giappone, il Regno Unito, la Germania, il Belgio e gli Stati Uniti. Grandi mercati lanieri a cui si fa riferimento per le quotazioni sono Sydney, New York, Londra, Anversa, Roubaix-Tourcoing, Bradford, Amburgo. Il lanificio è sviluppato soprattutto in alcuni Paesi europei che vantano nel settore antiche tradizioni e a cui si aggiungono Stati Uniti e Giappone. Nella produzione mondiale di filati lanieri prevale la Cina, seguita da Italia, India, Turchia, USA, Giappone, Polonia, Romania, Federazione Russa e Germania.