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libro litùrgico

libro ufficiale che contiene le norme e i testi per la celebrazione della liturgia. Nella formazione dei libri liturgici vi è una notevole evoluzione: all'inizio unico libro è la Bibbia, le altre formule sono di composizione del celebrante. Esiste solo qualche modello a cui ispirarsi. Il più noto nella Chiesa romana è la Traditio Apostolica di Ippolito (sec. III-IV). Con l'organizzazione del culto, dopo la pace di Costantino, cominciano ad apparire le prime raccolte di testi a opera dei vescovi e dei concili, desiderosi di assicurare una certa uniformità nei riti e precisione dottrinale nei testi. Notevole a questo riguardo l'influsso di alcuni papi: Leone, Gelasio, Vigilio, Gregorio Magno. Abbondante documentazione si ha per i sec. VII-XII, nei quali viene fissata la liturgia romana, rimaneggiando e compilando le formule antiche. Compaiono così i Sacramentari (soprattutto Gelasiani e Gregoriani) e gli Ordines. I primi contengono le formule sacerdotali, gli altri regolano la celebrazione. Vi sono poi i Lezionari per le letture. In questi libri insieme a formule e riti dei sacramentari romani più antichi se ne trovano altre di origine gallicana. È infatti il periodo nel quale i l. migrano da una regione all'altra, ritornando a quella di origine, arricchiti di altre consuetudini e testi. Questa opera di creazione, compilazione e adattamento termina verso il sec. XII, quando la liturgia prende più o meno la forma conservata fino al Concilio Vaticano II. I vari libri, distribuiti secondo le categorie di persone che intervengono nelle azioni liturgiche, vengono riuniti insieme in modo da formare un solo volume per ogni azione: messale, breviario, pontificale. Questa fissazione diventa uniformità imposta a tutta la Chiesa con i libri liturgici, soprattutto messale e breviario, stabiliti da San Pio Ver ordine del Concilio di Trento. Soltanto alcuni settori particolari possono conservare i libri propri: la diocesi di Milano, i domenicani, i cistercensi, i certosini e qualche altro. Questa situazione rimase pressoché immobile per quattro secoli, fino al Concilio Vaticano II, che ha stabilito la revisione generale dei libri liturgici del rito romano, secondo principi fissati dal concilio stesso nella Costituzione sulla liturgia. I libri liturgici in lingua latina, promulgati da Paolo VI negli anni successivi al concilio, sono: il Calendario romano generale (1969), con le relative norme per le celebrazioni nel corso dell'anno: a esso ogni nazione, diocesi o famiglia religiosa può aggiungere i suoi santi. Per la Messa: Messale Romano (1970), Lezionario (1969) e Ordo cantus Missae (1972), con le indicazioni dei canti. Per la liturgia delle ore o breviario: Liturgia Horarum od Officium Divinum (1971). Per i sacramenti: Battesimo dei bambini (1969), Iniziazione cristiana degli adulti (1972), Ordo Confirmationis (1972) per il conferimento della Cresima, Comunione fuori della Messa (1973), riti per l'unzione e riti dei malati (1972), il matrimonio (1969), gli ordini sacri (1969) e i ministeri (1972), per le esequie (1969), la professione religiosa e consacrazione delle vergini (1970), la benedizione dell'abate e dell'abbadessa (1970), la dedicazione delle chiese e degli altari con gli altri riti per la dedicazione a Dio di luoghi e cose (1974). Questi libri contengono non solo le formule sacerdotali e quelle del popolo, ma anche le norme per lo svolgimento dei riti, i principi dottrinali che li spiegano, le indicazioni pastorali per farli comprendere e partecipare ai fedeli. Ai libri liturgici in latino sono da aggiungere le loro traduzioni nelle lingue locali e i loro adattamenti. In Oriente i libri liturgici continuano a essere distinti come in antico secondo gli uffici: libri del sacerdote, del diaconoraccolte di canti, salterio, ecc.