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liturgìa

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Lessico

sf. [sec. XVI; dal greco leitourgía, ministero, servizio].

1) In origine,qualsiasi servizio per il bene pubblico; nel linguaggio religioso, culto ufficiale reso a Dio.

2) Nell'antica Grecia, prestazione in denaro che lo Stato ateniese richiedeva ai cittadini ricchi per realizzare opere di interesse pubblico.

Religione: storia della Chiesa

In oriente il termine indica la Messa e i suoi diversi formulari. In occidente si cominciò ad adoperare liturgia per designare i riti, le cerimonie e le formule di una determinata Chiesa, per esempio liturgia romana, ambrosiana, mozarabica, bizantina, ecc. Per questo, però, è più appropriato il termine rito. In senso proprio s'intendono per liturgia le azioni sacre compiute dalla Chiesa, con le quali, per mezzo di segni sensibili, continua a esercitarsi il sacerdozio di Cristo. La salvezza, annunciata e iniziata gradualmente nell'Antico Testamento, è stata realizzata da Cristo. Egli, perfetto uomo e vero Dio, è il solo vero sacerdote, perché può portare la vita divina agli uomini e unire gli uomini a Dio, operando la riconciliazione e l'alleanza. Questo egli ha fatto soprattutto con la sua passione-morte-resurrezione-ascensione al cielo, fatti dai quali provenne la salvezza e che sono continuamente presenti nelle azioni liturgiche, in modo che la vita di Cristo viene rivissuta da ogni uomo in ogni tempo. Nella liturgia, perciò, è sempre presente Cristo; è lui il principale agente, a cui gli uomini prestano la voce, i gesti, le cose. È sempre Cristo che battezza, che perdona, dona il suo corpo e il suo sangue, prega con la Chiesa. Per questo la liturgia è sempre efficace ed è considerata il punto centrale di tutta l'attività della Chiesa e insieme la “fonte” da cui essa trae vigore. Ma l'uomo deve entrare in contatto con Cristo. Perciò, il Concilio Vaticano II ha confermato il movimento liturgico, ne ha raccolto le istanze e le ha proposte a tutta la Chiesa, ordinando a questo scopo anche la riforma di tutti i libri liturgici. Infatti la liturgia è insieme azione di Cristo e di tutto il suo popolo, si costruisce con l'apporto di tutti, ognuno secondo il compito che gli spetta.Il sacerdozio di Cristo si esercita nella liturgia per mezzo di segni sensibili. La sua umanità è il primo segno, che conteneva, nascondeva e insieme comunicava Dio. Quello che era in Cristo è passato ora nella liturgia. I gesti, le cose, le parole formano dei segni che esprimono la realtà soprannaturale operata da Cristo per chi vi si inserisce con fede. La liturgia è così il culto che l'uomo, per mezzo di Cristo, rende al Padre, ed è insieme l'azione con la quale Dio, in Cristo e nella potenza dello Spirito Santo, per mezzo della Chiesa santifica l'uomo. È un doppio movimento, che porta agli uomini i doni e la vita di Dio, e riporta a Dio l'amore e la lode dell'umanità salvata da Cristo.

Religione: le azioni liturgiche

Le azioni liturgiche hanno sempre un carattere pubblico e ufficiale. Poiché sono azioni della Chiesa, popolo santo di Dio, la loro celebrazione comunitaria è sempre preferita a quella individuale e quasi privata. Alcuni segni, usati nella liturgia sono stati istituiti da Cristo stesso, e sono quelli che formano i sacramenti. Altri sono stabiliti dalla Chiesa e si sono formati nel corso dei secoli, adattandosi alle culture, agli usi e alla mentalità delle varie epoche, sempre salvaguardando il nucleo fondamentale e intangibile, che viene da Cristo e dagli apostoli. Essendo azione ufficiale, la liturgia è sempre presieduta dal ministro riconosciuto e stabilito dalla Chiesa mediante l'Ordine sacro, o per altre azioni non sacramentali mediante una speciale deputazione. Per questo la liturgia è in concreto la più alta manifestazione della Chiesa, come popolo di Dio, che rende il culto a Dio sotto l'autorità di legittimi pastori. Soprattutto quando è presente il vescovo, circondato dai suoi sacerdoti, dai diaconi e dagli altri ministri, ognuno dei quali svolge il suo compito, e con la partecipazione di tutta la comunità dei fedeli, è reso visibile il corpo della Chiesa. La liturgia non riguarda solo i sacramenti, ma si rivolge a tutta l'attività dell'uomo, nella quale interviene con speciali benedizioni, per consacrare e santificare. L'organizzazione della liturgia spetta alla gerarchia, perché attraverso essa si esprime la fede genuina della Chiesa e per assicurare a tutta la compagine ecclesiale la necessaria sostanziale unità. È pertanto la gerarchia che emana le disposizioni in materia liturgica e pubblica i libri liturgici. In concreto l'ordinamento fondamentale per tutta la Chiesa spetta al papa (mentre l'adattamento delle disposizioni alle situazioni locali è di competenza dei vescovi delle singole nazioni), e in alcuni particolari al vescovo della diocesi, nella quale egli è il primo sacerdote e responsabile dell'esercizio della liturgia e ha quindi il compito di assicurare la fedeltà alla tradizione e di promuovere le iniziative necessarie per fare partecipare i suoi fedeli alla liturgia; oggi tuttavia sono consentite anche al semplice sacerdote maggiore flessibilità e adattabilità, dandogli facoltà di scegliere tra vari testi, forme, cerimonie, secondo le necessità dei fedeli per i quali celebra la liturgia.

Religione: liturgia delle ore

Preghiera ufficiale della Chiesa per ogni giorno. Fin dai primordi la comunità cristiana ha avuto la consuetudine di raduni quotidiani di preghiera aperti a tutti i fedeli. Avevano luogo al mattino e alla sera, i due momenti fondamentali del giorno, quando inizia e termina l'attività. Il carattere di questa preghiera è lode a Dio per la creazione e la redenzione, con canto di inni, salmi, meditazione della parola di Dio e intercessioni. Nelle comunità monastiche questi momenti di preghiera vengono aumentati a ore determinate del giorno e della notte. È divenuta poi classica la distribuzione della preghiera a otto ore: ufficio della notte, lode del mattino, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespro o preghiera della sera, Compieta, prima di coricarsi. Nelle mutate condizioni di vita contemporanee, la struttura è stata ridotta, eccetto che per i monaci, a 5 momenti: Lodi, Vespro, Mezzogiorno, Ufficio di lettura, Compieta. Questa preghiera è chiamata Ufficio Divino (cioè compito di lodare Dio) e anche breviario. Con la sua riforma, dopo il Concilio Vaticano II ha preso il nome più proprio di liturgia delle ore, perché suo carattere specifico è di essere preghiera a determinate ore per santificare tutto il corso del giorno e della notte e rispondere al comando del Signore di pregare sempre. A motivo della sua struttura e complessità questa preghiera, con il passare dei secoli, divenne quasi esclusivamente riservata al clero e ai religiosi. Ora, come agli inizi, è inculcata a tutti, almeno nelle due parti fondamentali: Lodi, come preghiera del mattino, e Vespro, preghiera della sera.

Religione: la liturgia nel protestantesimo

La religione protestante tolse alla liturgia ogni sovrastruttura più idonea ad appagare l'immaginazione che a favorire lo spirito religioso e curò una più diretta partecipazione dei fedeli con la semplificazione dei riti e l'uso delle lingue nazionali: sia Lutero sia Zwingli e Calvino tuttavia, pur operando tagli sostanziosi nel tessuto liturgico delle cerimonie religiose (per esempio l'offertorio e il canone nella Messa), ne mantennero la struttura fondamentale. Iconoclastici in questo campo furono invece i pietisti. In generale il rito liturgico dei protestanti è ridotto all'essenziale e serve come richiamo e stimolo al colloquio dell'anima con Dio, preoccupandosi di non turbarlo con eccessive esteriorità.

Religione: ritorno alla liturgia d'origine

La liturgia ha avuto da sempre i più ferventi cultori nell'ordine benedettino e fu da questo che partì sulla fine del sec. XIX il movimento liturgico come ritorno alla liturgia originaria del cristianesimo, dalla quale la massa dei fedeli era chiamata a una partecipazione più viva e più diretta a quanto avveniva sull'altare e meglio era compenetrata dal senso altissimo della Comunione dei Santi. Centro d'irradiamento furono proprio i monasteri benedettini, in particolare quello di Solesmes (Francia), di Beuren (Germania), di Beuron (Belgio) e l'Università di Lovanio. Dopo la prima guerra mondiale il movimento riprese come elemento fondamentale per la cristianizzazione delle masse e fu particolarmente attivo in Belgio e in Austria, facendosi promotore di riforme che ebbero un primo parziale accoglimento da parte della Santa Sede nel 1958 e che portarono a una vasta riforma operata dal Concilio Vaticano II (1963).

Bibliografia

G. Barauna, La sacra liturgia rinnovata dal Concilio, Torino, 1964; I. A. Dalmais, Iniziazione alla liturgia, Torino, 1964; A. G. Martimort, La Chiesa in preghiera. Introduzione alla liturgia, Roma, 1965; C. Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, Roma, 1965; E. Cattaneo, Introduzione alla storia della liturgia occidentale, Roma, 1969; Autori Vari, Dizionario di liturgia, Bologna, 1975; E. Cattaneo, La riforma liturgica del vaticano II, Milano, 1976; E. Balducci, Gli ultimi tempi. Liturgia della parola, Roma, 1991.