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zoologìa

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Definizione

sf. [sec. XVII; zoo-+-logia]. Disciplina biologica che studia la diversità morfologica e funzionale del regno animale, la sua evoluzione e le sue interrelazioni filogenetiche. In senso estensivo la zoologia può essere intesa come biologia animale, ma poiché come tale includerebbe campi di interesse quali la morfologia generale e comparata, la citologia, l'istologia, l'embriologia, la fisiologia, l'ecologia animale, la zoogeografia, l'etologia e molte altre, che, per la mole dei rispettivi corpi disciplinari e sotto l'influenza di tendenze culturali, si presentano oggi come materie autonome, in senso moderno se ne restringe il dominio allo studio degli adattamenti morfologici e funzionali delle varie forme animali, conservando tuttavia, delle discipline sottrattele, l'analisi degli aspetti adattativi. Accademicamente la zoologia viene suddivisa in zoologia generale e zoologia sistematica o speciale: la prima analizza essenzialmente i principi costruttivi del corpo animale (organizzazione pluricellulare, modelli di simmetria, apparati di sostegno, cavità del corpo ecc.), le loro funzioni organiche (locomozione, alimentazione, respirazione, regolazione dell'ambiente interno, riproduzione e cicli vitali, reattività ecc.), i rapporti inter- e intraspecifici, la filogenesi e la classificazione; la seconda descrive comparativamente e classifica le varie specie animali. Attualmente sono riconosciuti ca. trenta tipi animali, ciascuno dei quali è suddiviso gerarchicamente in raggruppamenti via via meno comprensivi secondo i principi della classificazione zoologica. I vari tipi sono, a loro volta, eventualmente riuniti in raggruppamenti che ne sottolineano le particolari affinità e le probabili origini da antenati comuni. Data la grande mole di conoscenze acquisite su alcuni gruppi, la zoologia può dividersi in altrettante discipline separate quanti sono i suoi gruppi di maggiore interesse: la malacologia è la zoologia dei Molluschi, la carcinologia dei Crostacei, l'aracnologia degli Aracnidi, l'entomologia degli Insetti, l'ittiologia dei Pesci (sensu lato), l'erpetologia degli Anfibi e dei Rettili (tradizionalmente riuniti insieme), l'ornitologia degli Uccelli, la mammalogia dei Mammiferi, e così via, con suddivisioni più o meno spinte a seconda della categoria sistematica implicata. La protozoologia, che studia i cosiddetti “animali unicellulari” (Protozoi) ed è tradizionalmente inclusa nella zoologia dovrebbe in senso stretto esserne esclusa, dato che le moderne definizioni tendono a identificare gli animali con i Metazoi, mentre gli organismi unicellulari (Protozoi, Protofiti, Alghe e Batteri) vengono inclusi nell'unico raggruppamento dei Protisti (da cui una distinzione fra protistologia e zoologia). La zoologia applicata studia i rapporti fra gli animali e l'uomo e l'utilità pratica degli animali. La zoologia agraria infatti studia gli animali utili all'agricoltura quali quelli da lavoro, quelli che provvedono all'impollinazione delle piante e dei fiori, quelli che forniscono materiali fertilizzanti, quelli che uccidono e che tengono lontano gli animali dannosi; fra gli animali nocivi vengono presi in considerazione i parassiti delle piante quali numerosi nematodi e acari, molti molluschi, uccelli e mammiferi che si nutrono di radici oltre agli insetti dei quali si occupa un ramo particolare della zoologia applicata, l'entomologia agraria. La zoologia industriale comprende oltre alla zootecnia anche apicoltura, bachicoltura, piscicoltura, molluschicoltura; inoltre studia l'utilizzazione di animali o di alcune loro parti utili (coralli, spugne, ostriche perlifere, guano di uccelli, squame delle tartarughe, pelli, piume ecc.). La zoologia applicata dedicata alla caccia e alla pesca studia invece migrazioni, costumi, specie in via di estinzione e quelle di ripopolamento, allevamento di vari animali selvatici quali quelli da pelliccia ecc. La zoologia medica studia, oltre agli animali parassiti (in questo caso sarebbe più appropriato parlare di zoologia veterinaria o almeno agraria), anche e soprattutto animali trasmettitori di malattie e quelli velenosi; inoltre si occupa di tutti gli animali che possono avere un impiego in terapia nonché per analisi di laboratorio (cavie, sanguisughe, topi, conigli ecc.) come anche di quelli che servono per eventuali test per lo studio di varie malattie.

Cenni storici

Le prime osservazioni a carattere scientifico sugli animali si trovano in alcune opere di Aristotele, che trattò particolarmente la morfologia e la riproduzione ed elaborò una classificazione “naturale” rimasta insuperata per circa sedici secoli. Durante questo lungo periodo ben poco fu infatti aggiunto sull'argomento: Plinio il Vecchio, il maggior naturalista del mondo latino, raccolse nei 37 libri della sua Naturalis Historia una ricca messe di notizie zoologiche, tuttavia prive di senso critico e non di rado legate a leggende; nel Medioevo, la ricerca zoologica, coinvolta nel declino delle scienze della natura, si ridusse per lo più a bestiari privi di valore scientifico. Nel Rinascimento, la riscoperta della natura, l'esplorazione dei nuovi continenti e lo sviluppo delle indagini anatomiche, fisiologiche ed embriologiche trovarono un immediato risultato nelle raccolte enciclopediche di K. von Gesner, di U. Aldrovandi e di E. Wotton, mentre la progressiva scoperta di nuove specie animali spinse alle prime trattazioni monografiche, come quelle di P. Belon, I. Salviani, G. Rondelet, F. Colonna. Nel sec. XVII, l'affermarsi del metodo sperimentale e lo sviluppo delle indagini microscopiche a opera di R. Hooke, M. Malpighi, J. Swammerdam, A. van Leeuwenhoek e F. Redi aprirono nuovi campi di ricerca. L'enorme quantità di dati che si venivano accumulando accentuò inoltre progressivamente il bisogno della loro sistemazione. Il primo passo in questa direzione fu fatto da J. Ray nella Synopsis methodica animalium (1693), mentre numerosi altri autori (M. Lister, A. Vallisneri, R.-A. de Réaumur) raccolsero dati su particolari gruppi di animali. Questi tentativi sulla via di una nuova tassonomia trovarono poi una grande sintesi, intorno alla metà del sec. XVIII, nel sistema creazionistico di C. Linneo. Notevoli furono pure nello stesso periodo le acquisizioni morfologiche e fisiologiche per opera di eminenti studiosi quali G. Morgagni, A. von Haller e L. Spallanzani. Nel corso degli ultimi decenni del Settecento e dei primi dell'Ottocento, lo sviluppo della cosiddetta morfologia idealistica, di cui si fecero assertori W. Goethe, F. Schelling e L. Oken, spinse a ricercare, su basi anatomiche, un piano di organizzazione generale degli animali. In un'ottica simile G. Cuvier, fondatore dell'anatomia comparata e della paleontologia, istituì un nuovo sistema di classificazione che distingueva gli animali in quattro grandi tipi, ciascuno con un proprio piano di struttura fissato dal Creatore. In quegli anni, con forza crescente, cominciò tuttavia a manifestarsi un'altra corrente che considerava le diverse specie di animali e di piante come il risultato di un processo evolutivo. Già accennata nel Settecento da Buffon, tale ipotesi trasformista trovò la prima coerente formulazione negli scritti di G.-B. Lamarck. Tappe essenziali dello sviluppo della zoologia, nel corso del sec. XIX, furono la teoria cellulare, a opera di M. J. Schleiden e T. Schwann, gli studi embriologici di C. E. von Baer, le ricerche fisiologiche di J. P. Müller e quelle di anatomia comparata di H. Milne Edwards, Rathke e G. F. Meckel. Tuttavia la svolta fondamentale si ebbe intorno alla metà del secolo con l'elaborazione del principio evolutivo, per opera soprattutto di C. Darwinha portato a risultati positivi determinanti nel campo della zoologia. Fra questi: la rivoluzione del concetto di specie e del significato da attribuire alle maggiori o minori affinità rilevabili fra gli organismi; la dimostrazione che la molteplice diversità dei gruppi sistematici è il risultato di un lunghissimo processo evolutivo ancora in atto; la reinterpretazione razionale dei dati della paleontologia, dell'anatomia comparata, dell'embriologia, della zoogeografia. L'affermarsi dei rigorosi risultati di altre scienze biologiche, prima fra le quali la genetica, ha portato, fin dall'inizio del sec. XX, la zoologia a differenziarsi in numerosi rami, ciascuno dotato di particolari obiettivi, metodi di studio e ciascuno con la propria storia. Carattere comune di questi vari indirizzi è la sempre più estesa applicazione del metodo sperimentale, per cui la zoologia, da scienza puramente descrittiva e congetturale è divenuta ricerca del nesso causale fra i fenomeni.