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L'età contemporanea

Il subcontinente indiano

Vero e proprio continente nel continente per dimensioni terri­toriali e demografiche, ma anche per specifiche vicende storiche, non ultima la lunga e incisiva presenza coloniale britanni­ca, la regione indiana del periodo successivo all'indipendenza si presenta attraversata da divisioni politiche a sfondo religioso (India e Nepal a prevalenza hindu, Pakistan, Bangladesh e Maldive a prevalenza musulmana, Sri Lanka e Bhutan a prevalenza buddhista), che sovente interagiscono in mo­do dirompente col fragile tessuto etnico dei singoli Paesi.
Cuore della regione e suo asse portante, è l'India, mastodonte d'oltre un miliardo di abitanti connotato da una forte polarizzazione sociale, retaggio dell'antica stratificazione in caste. Scomparso Gandhi, assassinato nel 1948 da un fanatico hindu, il governo del Paese fu monopolizzato per un quarantennio dal partito del Congresso indiano, d'ispirazione laico-socialista e neutralista. Protagonisti di questa fase furono il successore del Mahatma, Jawaharlal Nehru, la figlia di questo, Indira Gandhi (1964-1984), e il figlio di lei, Rajiv (1984-1991), ambedue questi ultimi caduti vittime della violenza politica prodotta dalla col­lisione tra il centralismo di Delhi e le istanze autonomistiche locali, in particolare delle minoranze sikh e tamil. Al declino del­la dinastia Gandhi e del predominio del Congresso subentrò un decennio d'instabilità politica, virtualmente chiuso nel 1999 con la definitiva affermazione elettorale dei nazionalisti hindu del Bharatiya ]anata Party (BJP) di Atal Bahari Vajpaye.

Più tormentata è stata la vicenda dell'altro grande attore della scena indiana, il Pakistan, contrassegnata, fin dal 1977, dall'alternarsi di governi civili e colpi di Stato militari, l'ultimo dei quali compiu­to nel 1999 dal generale Parvez Musharraf, alleato degli Stati Uni­ti all'epoca dell'intervento in Afghanistan del 2001. Il principale fattore di tensione politica nel subcontinente è rappresentato dalla contesa indo-pakistana per il controllo del Kashmir, causa di ricorrenti scontri armati tra i due paesi (1948, 1965, 1999-2001) e su­scettibile di degenerare in un conflitto nucleare dopo che tanto l'India quanto il Pakistan si sono dotati della bomba atomica. Nel 2004, tuttavia, i due paesi hanno avviato una serie di colloqui di pace, cui sono seguiti la riapertura della frontiera e una moratoria nucleare.

Di portata relativamente più limitata, anche se non meno cronicizzata e con ripercussioni nella stessa India, è la crisi che, nello Sri Lanka, oppone da un trentennio la maggioranza buddhista singalese alla minoranza hinduista tamil, organizzata nel movimento guerrigliero delle Tigri tamil, che ancora nel 2002 controllava parte del nord dell’isola.

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