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Spoléto, ducato di-

ducato sorto nel territorio della città di Spoleto nei primi anni dell'invasione longobarda e affidato da Alboino a Faroaldo I (ca. 571). Posto quasi al centro della penisola, il ducato fu l'anello di congiunzione tra le terre longobarde del settentrione, dove risiedevano i re, e quelle del meridione (il Ducato di Benevento); nello stesso tempo godette di una notevole autonomia per la lontananza del potere regio e le difficoltà delle comunicazioni, ostacolate dalla natura montuosa e dai possedimenti bizantini che traversavano l'Italia dall'Adriatico al Tirreno. Inoltre il suo sviluppo non incontrò valida resistenza nei territori confinanti perché l'autorità legittima, quella bizantina, era molto debole e le piccole signorie che vi prosperavano erano incapaci di collegarsi contro il comune nemico. La chiesa, che esercitava una certa supremazia, preferì, specialmente in principio, mantenere buoni rapporti con Spoleto per assicurarsi la via verso la Pentapoli e l'Esarcato. Già il secondo duca, Ariulfo (m. 600), aveva raggiunto la massima estensione territoriale allargando i confini a quasi tutta l'Italia centrale, dalla Pentapoli al Ducato di Benevento, e minacciando la stessa Roma. Egli e i suoi successori trattarono con gli altri principi come sovrani indipendenti, imponendosi con crescente autorità nelle lotte e nei maneggi dell'Italia centromeridionale. I re longobardi, preoccupati per tanta autonomia, tentarono spesso di ricondurli a maggiore obbedienza revocando a sé, secondo un antico diritto, la loro nomina e sostituendo gli indocili con i fedeli, ma con scarso successo. I duchi si dimostrarono gelosi della loro potenza e in un ambiente politico tanto fluido non mancarono di alleati su cui contare, tra cui anche il papa, preoccupato di trovare un equilibrio in un'Italia divisa tra i Longobardi e i Bizantini. Caso tipico fu il governo di Transamondo II (720-742), più volte piegato da re Liutprando e più volte ribelle con il sostegno dei pontefici, per i quali aveva parteggiato in occasione dell'iconoclastia. Alla fine, abbandonato a se stesso, fu deposto e sostituito con Agiprando. Il duca Alboino giunse al punto di giurare fedeltà al papa e al re dei Franchi, ma fu vinto da Desiderio (759) e sostituito con Gisulfo. Anche per i papi tuttavia i duchi erano alleati scomodi e vicini pericolosi; pertanto non si lasciavano sfuggire le occasioni per imporre la loro supremazia o almeno per indebolirli. Quando Adriano I seppe della morte di Gisulfo nella battaglia delle Chiuse tra Desiderio e Carlo Magno (773), nominò un duca a lui gradito. La soggezione a Roma durò poco perché già nel 776 il ducato passò a Carlo Magno. Allora iniziò un nuovo periodo con duchi di origine francese più legati al potere centrale, sebbene non privi di una certa autonomia, della quale non mancò qualche abuso. Quando l'impero carolingio si sfasciò (887), essi riacquistarono l'indipendenza di un tempo e parteciparono alle competizioni per la corona d'Italia. Guido II fu il più forte avversario di Berengario I. Sconfitto il re alla Trebbia, si fece proclamare re (889) e incoronare imperatore dal papa Stefano V (891); l'anno seguente si associò al figlio giovinetto Lamberto. Papa Formoso, dopo averlo assecondato, intimorito per la sua potenza, chiamò in Italia il re di Germania Arnolfo, rinnovando le lotte. La morte di Guido (894) e di Lamberto (898) indebolì Spoleto e la sua fazione in Roma, prima tanto potente da intromettersi e imporsi nelle elezioni dei papi. Sopravvennero tempi oscuri, di lotte e di contese, complicate dalle invadenze degli imperatori germanici e della Chiesa, che con Leone IX (1048-54) riesumò la donazione di Costantino per rivendicare a sé i diritti sul territorio. L'una e gli altri si contesero la sovranità del ducato e a vicenda vi nominarono i duchi; vi furono così anche duchi tedeschi. Federico Barbarossa, per punire Spoleto della sua resistenza, la incendiò (1155), poi concesse il ducato a Guelfo VI di Baviera (1158). Nel 1198 Innocenzo III se ne impossessò e ottenne da Ottone IV la rinuncia a ogni pretesa (Convenzione di Neuss, 1201). Nuove discordie indussero l'imperatore a ritornare sulla sua decisione e a impadronirsene nuovamente (1210). Gregorio IX ottenne da Federico II il definitivo riconoscimento della sovranità della chiesa su Spoleto (1231) e il ducato fu soppresso nel 1247.