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calvinismo

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Definizione e dottrina

sm. [dal nome di G. Calvino]. Il sistema teologico-dottrinale elaborato da G. Calvino e il complesso delle varie chiese evangeliche, che, nella loro vita ecclesiale, spirituale, teologica e culturale derivano dal suo pensiero. Pur differenziandosi per un diverso sviluppo dato a un elemento piuttosto che a un altro, queste chiese hanno mantenuto comuni alcuni tratti essenziali: la glorificazione di Dio come sovrano; la dottrina della "doppia predestinazione", che assegna il primato alla grazia, alla quale l'eletto non può sottrarsi e per la quale è portato ad agire nell'osservanza dei divini comandamenti. Il pensiero calvinista non è limitato al campo religioso, ma si estende alla vita politica, culturale, economica, sostenendo il principio dell'ordine universale predestinato: ciò che significa lo stabilirsi del regno di Dio in Terra, impegnando la responsabilità del credente tanto nella vita ecclesiale quanto in quella politica ed economica. Elemento comune e basilare della vita ecclesiale è la comunità dei credenti, governata dal sinodo e dai presbiteri. Alla base delle varie forme del calvinismo si riscontra una triplice interpretazione data alla dottrina della predestinazione: la prima afferma che Dio predestina i suoi eletti in base alla sua prescienza, che gli rende noti in anticipo i meriti di ciascuno di essi; la seconda sostiene invece che la predestinazione è anteriore a ogni previsione dei meriti e frutto di un eterno decreto di Dio; la terza infine afferma che Dio fa partecipi della salvezza per mezzo di Gesù Cristo solo una parte degli uomini, condannando gli altri alla perdizione, avendo previsto ma non predeterminato i loro peccati. All'interpretazione del decreto eterno di Dio, nel quale però interviene anche l'azione salvifica del Cristo, accedette il forte gruppo di calvinisti formatosi nei Paesi Bassi, nella Ginevra di Teodoro Beza e all'Accademia di Sedan in Francia: nel sinodo di Dordrecht (1618-19) essi condannarono l'arminianesimo, che accedeva invece all'interpretazione della predestinazione mediante la prescienza di Dio, e si autodefinirono calvinisti ortodossi (non per la perfetta adesione alle dottrine di Calvino, ma per la presunzione di essere solo essi nel giusto). I punti dogmatici fissati nel celebre sinodo furono i seguenti: l'elezione e la perdizione dipendono solamente da un decreto eterno di Dio; l'opera salvifica del Cristo agisce solo per gli eletti; tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza, ma solo gli eletti vengono rigenerati in forza dell'irresistibilità della grazia; la perseveranza dei buoni è frutto della continua assistenza di Dio.

Il catechismo di Heidelberg

Un gruppo formatosi nella Germania occidentale sotto l'influenza di Melantone fu quello dei riformati tedeschi. Con centro a Heidelberg, esso espresse a opera dei teologi Z. Ursinus e C. Olevianus il Catechismo di Heidelberg, che riporta il pensiero genuino di Calvino in toni però più moderati. Approvato dal sinodo di Dordrecht, il catechismo si diffuse anche in Olanda, Boemia e Moravia, Polonia, Ungheria e, tra la fine del XIX e il XX secolo, anche in America e nell'Africa meridionale, rappresentando un elemento catalizzatore per l'unità di tutte le chiese riformate nel mondo. A portare una notevole attenuazione alla rigida dottrina della predestinazione intervenne il teologo J. Cocceius (1603-1669), che ipotizzò una serie di patti tra Dio e gli uomini, nei quali il successivo annulla il precedente e lo supera in una graduale tensione verso la conquista definitiva del regno di Dio. È la teologia della grande speranza, che tanta influenza avrà sul pietismo.

Il puritanesimo

I puritani si caratterizzarono per un forte accento sulla pietà individuale e sulla scrupolosa osservanza della legge. La corrente si affermò in Inghilterra nella formulazione dottrinale di Th. Cartwright (m. 1603) e di W. Perkins (m. 1602), che ritennero la costituzione sinodale-presbiteriana di diritto divino e fecero della Bibbia lo strumento di rigenerazione e di formazione della coscienza del credente. Nella lotta accesasi tra episcopaliani (devoti alla Corona) e presbiteriani, sotto Elisabetta I, i puritani ebbero modo di precisare i loro rapporti con lo Stato, proclamando la libertà di coscienza per tutti e assumendo un comportamento autonomo nei confronti dello Stato. Di qui le persecuzioni che li afflissero durante il sec. XVII e il loro espatrio verso il Nuovo Mondo, dove mantennero questa loro indipendenza, ma per la loro prevalente presenza nel nuovo contesto sociale poterono influenzare largamente tutti gli organismi della nuova entità politica in formazione.

Il neo-calvinismo

La determinante influenza dell'Illuminismo portò, nei sec. XIX e XX, alla fondazione di un neo-calvinismo, che permeò di spirito religioso la rigogliosa vita politica e culturale del tempo. Hendrik de Cock e A. Kuyper (1837-1920) furono l'anima di questa rinascita calvinista anche con la fondazione di numerose scuole e della libera università di Amsterdam, con l'intento di ricondurre la Chiesa a una fedeltà indiscussa alla fede riformata, che ancora una volta si affermava libera dallo Stato (libera Chiesa in libero Stato). Il neo-calvinismo esercita ancora un'influenza notevole in Germania, in Francia, in America e nell'Africa del Sud e cerca di orientare tutta l'attività umana secondo i precetti della Sacra Scrittura in una rivalutazione delle antiche fedi calviniste. Ovunque il calvinismo si presenta aperto ai problemi dell'ecumenismo e partecipa attivamente ai lavori del Consiglio Mondiale delle Chiese.

E. Troeltsch, Die Bedeutung des Protestantismus für die Entstehung der modernen Welt, Tubinga, 1911 (trad. it., Firenze, 1968); idem, Die Soziallehren der christlichen Kirchen und Gruppen, Berlino, 1917 (trad. it., Firenze, 1960); R. H. Bainton, The Reformation of the XVI Century, Boston, 1951 (trad. it., Torino, 1958); M. Miegge, Il Protestante nella storia, Torino, 1970; C. Boyer, Calvin et Luther. Accords et Différences, Roma, 1976.