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locomozióne

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal francese locomotion].

1) Facoltà dei corpi viventi di spostarsi, muoversi da un luogo a un altro; il movimento stesso.

2) Trasporto di persone da un luogo a un altro mediante veicoli: mezzo di locomozione, denominazione corrente per qualsiasi veicolo.

Zoologia: locomozione per battito di ciglia

Le ciglia e i flagelli sono strutture permanenti della cellula. La differenza tra ciglia e flagelli non è molto netta: di solito vengono indicati come flagelli le strutture più lunghe (10 µm e oltre), mentre le ciglia sono quelle più brevi (lunghezza inferiore a 10 µm). Solitamente, inoltre, le ciglia sono molte per cellula mentre il flagello è singolo. Sia le ciglia che i flagelli possiedono una struttura motoria chiamata assonema: essa è formata da una corona di 200 nm di diametro, costituita da 9 coppie di microtubuli, che circonda due microtubuli centrali. L'assonema è immerso nella matrice citoplasmatica ed è delimitato dalla membrana plasmatica della cellula. La forza che determina il movimento di ciglia e flagelli e quindi della cellula è lo scorrimento dei microtubuli dell'assonema. La locomozione per battito di ciglia o flagelli è tipica degli organismi acquatici molto piccoli, come i Protozoi. Le ciglia possono essere singole o riunite in ciuffi e possono avere battito sincronico o metacronico, a seconda che compiano la battuta e il recupero tutte insieme o a onde successive. In genere le ciglia che formano un ciuffo battono insieme. Durante la battuta il ciglio è teso verso l'esterno, mentre durante il recupero esso è parzialmente flesso, sicché la spinta esercitata dalla battuta è superiore alla resistenza che il recupero comporta, e il corpo avanza. Nei parameci le ciglia compiono l'ultima parte del battito obliquamente, sicché il corpo procede lungo un percorso a spirale e ruota continuamente sul suo asse longitudinale. Il battito delle ciglia può essere invertito per fare arretrare il corpo. I flagelli hanno in genere movimenti elicoidali lungo l'asse di avanzamento del corpo, che generano forze di trazione o di spinta.

Zoologia: locomozione per mezzo di pseudopodi

Gli pseudopodi sono protrusioni citoplasmatiche non permanenti, che si generano continuamente in base alle necessità di movimento dell'organismo. La locomozione per mezzo di pseudopodi (movimenti ameboidi) è tipica delle amebe prive di nicchio; l'ultramicroscopia ha messo in evidenza la meccanica della formazione di pseudopodi, ma le reazioni chimiche responsabili non sono ancora ben comprese. Si svolge per mezzo di deformazioni della membrana cellulare che si allunga in digitazioni entro le quali si trasferisce il citoplasma. Pare che un aumento della pressione interna del citosoma spinga l'endoplasma fluido in un punto periferico, in cui il citoplasma corticale si trasforma pure in endoplasma fluido, permettendo l'emissione dello pseudopodio; alla superficie di questo il citoplasma si ritrasforma in ectoplasma allo stato di gel che dà forma allo pseudopodio e lo sostiene; questo ectoplasma posteriormente si ritrasforma in endoplasma fluido, che viene nuovamente spinto in avanti. Sembra che alla base dei movimenti ameboidi ci sia lo stesso meccanismo che permette la contrazione muscolare: la presenza e l'interazione delle proteine contrattili actina e miosina. Le molecole di actina si trovano nell'endoplasma in forma diffusa mentre assumono un aspetto filamentoso nella zona più avanzata dello pseudopodio. Qui i filamenti di actina interagiscono con i filamenti di miosina (scorrimento) e questo porta alla contrazione.

Zoologia: locomozione per movimenti muscolari

Esistono diversi tipi di locomozione nel regno animale, ma tutti rispondono più o meno agli stessi criteri. Per muoversi un animale deve innanzitutto sostenersi e poi sviluppare una spinta nel mezzo in cui si trova (acqua o aria). La locomozione per movimenti muscolari è particolarmente efficiente negli animali forniti di uno scheletro, sul quale i muscoli possano agire muovendone le parti come leve, ma è presente anche negli animali privi di scheletro. Il movimento strisciante dei Platelminti e dei Gasteropodi ne è un buon esempio. In questi, l'ampia superficie di appoggio sul substrato può essere percorsa da onde di contrazione, di lunghezza molto inferiore a quella della superficie stessa, in senso diretto, cioè nella stessa direzione del movimento, o retrogrado, cioè in senso opposto. Nei Gasteropodi nei quali la locomozione è più sviluppata, e che raggiungono le maggiori velocità, le parti destra e sinistra del piede sono percorse da due onde lunghe, indipendenti e in alternanza di fase, che fanno procedere questi animali come a passi alternati. La locomozione per movimenti peristaltici è tipica degli invertebrati scavatori, come gli Oligocheti del terreno. In questi la cavità celomatica, ripiena di liquido, funge da scheletro idrostatico, sul quale agiscono in antagonismo i muscoli longitudinali e circolari della parete del corpo; quando i muscoli circolari si contraggono, il diametro dei segmenti interessati diminuisce e aumenta necessariamente la loro lunghezza (il volume, infatti, resta costante), il che permette una spinta in avanti atta allo scavo; quando si contraggono i muscoli longitudinali avviene il contrario, e i segmenti dilatati sono premuti contro la parete del tunnel impedendo l'arretramento del corpo. Poiché anche in questo caso le contrazioni avvengono secondo onde successive più brevi della lunghezza del corpo, si avranno continuamente parti del corpo distese, che spingono o trasferiscono il corpo in avanti, e parti contratte, che assicurano la presa sulle pareti dello scavo. I Policheti, che pure sono capaci di movimenti peristaltici simili a quelli degli Oligocheti, presentano anche una locomozione per mezzo di parapodi; questi funzionano come piccole zampe, descrivendo ciascuna un'ellisse lungo il cui arco inferiore il parapodio si appoggia al substrato per mezzo di setole e spinge il corpo in avanti; ancora, i parapodi dei Policheti si muovono anch'essi metacronicamente stimolati da onde di contrazione assai più brevi del corpo, cosa che consente al corpo di mantenere numerosi punti di appoggio nello stesso istante. Per una locomozione più veloce, l'onda di contrazione si allunga e vengono coinvolti fasci muscolari della parete del corpo; questo allora serpeggia, con flessioni laterali che portano i parapodi a contattare il substrato più avanti di quanto potrebbero nella locomozione lenta. Negli Echinodermi la locomozione è compiuta per mezzo di un sistema idraulico, l'apparato acquifero o ambulacrale. In questi la contrazione di particolari ampolle interne spinge un liquido in sottili formazioni tubolari esterne (pedicelli ambulacrali) che si allungano e aderiscono al substrato tramite ventose; successivamente la contrazione della muscolatura longitudinale dei pedicelli trascina il corpo verso il punto di adesione. Pur essendo il loro movimento coordinato direzionalmente, l'allungamento dei pedicelli di uno stesso ambulacro non mostra alcun ordine sincronico o metacronico. Negli Invertebrati si hanno anche metodi di locomozione “a getto”: le meduse, per esempio, contraggono ritmicamente il margine dell'ombrella, spingendo fuori dalla subombrella parte dell'acqua, sicché avanzano per reazione; l'ombrella recupera poi la posizione normale per l'azione elastica della mesoglea; ma il più perfezionato meccanismo di locomozione a getto è quello dei Cefalopodi, in cui la cavità del mantello aspira l'acqua attraverso il bordo anteriore e poi la espelle con forza attraverso l'imbuto; la separazione delle vie di ingresso e di uscita dell'acqua permette così un movimento uniforme. A getto nuotano anche le larve di certi insetti, come le libellule del sottordine Anisotteri, che aspirano ed emettono acqua dalla cloaca, ma il loro movimento, seppure agile e scattante, è discontinuo, simile in questo a quello delle meduse. La locomozione degli Artropodi si basa sull'azione di muscoli su elementi scheletrici tubolari, articolati fra loro. Negli Artropodi forniti di molte zampe (Chilopodi, Diplopodi), la sequenza di movimento di queste ricalca lo schema descritto per i Policheti; la locomozione dei Diplopodi è lenta e la spinta è potente (i Diplopodi sono scavatori di substrati molli); quella dei Chilopodi, esclusi i Geofilomorfi, è più veloce; in questi ultimi la velocità, oltre che per mezzo dell'allungamento dell'onda di contrazione, è ottenuta con l'allungamento strutturale delle zampe, che sono orientate lateralmente al corpo; l'allungamento delle zampe è massimo negli Scutigeromorfi, nei quali sono anche di lunghezza diversa, sicché durante il movimento non si intralciano fra loro. Negli insetti provvisti di sei zampe, queste sono mosse a tre per volta, due di un lato e una dell'altro, in modo che l'animale conservi sempre tre punti d'appoggio. I vertebrati tetrapodi si avvalgono di elementi scheletrici interni, articolati fra loro e circondati dalla muscolatura. In questi la locomozione si basa sullo stesso principio che negli Artropodi, cioè su pezzi scheletrici che fungono da leve e, agendo sul substrato, spostano il corpo. Nella locomozione lenta, detta comunemente “al passo”, gli arti vengono mossi alternatamente e per diagonali, mantenendo costantemente l'appoggio su tre punti. Negli Anfibi e nei Rettili, in cui gli arti sono orientati lateralmente al corpo, un aumento della velocità può essere ottenuto solo tramite un allungamento del passo, che è coadiuvato da flessioni laterali della colonna vertebrale. In alcuni Sauri, tuttavia, nella fuga veloce viene adottata una locomozione bipede sugli arti posteriori, molto lunghi, mentre gli anteriori, relativamente meno sviluppati, aiutano il bilanciamento della parte anteriore del corpo, che è tenuta assai sollevata. La locomozione bipede era tuttavia molto più comune nei Rettili antichi. Locomozione bipede è adottata necessariamente anche dagli Uccelli, alcuni dei quali sono in grado di raggiungere sul terreno notevoli velocità. In questi il capo viene ritmicamente spostato avanti e indietro, a controbilanciare le spinte delle zampe che continuamente spostano il baricentro del corpo, e, nella locomozione rapida, talvolta le ali sono agitate con la medesima funzione. I Mammiferi hanno spostato le zampe perpendicolarmente sotto il corpo, fatto che conferisce loro maggiore agilità, ma minore stabilità, rispetto ai Rettili. Oltre che al passo, i Mammiferi procedono al trotto e al galoppo; il trotto permette di raggiungere velocità intermedie ed è un'andatura instabile; infatti gli arti di ciascuna diagonale vengono spostati contemporaneamente, sicché i punti d'appoggio sono due a ogni passo; il galoppo è un'andatura a balzi assai veloce che comporta il movimento alternato degli arti anteriori e posteriori, con qualche asincronia fra le zampe di ciascun paio. Nel galoppo, la spinta viene data essenzialmente dagli arti posteriori, mentre gli anteriori attutiscono gli urti di arrivo sul terreno e funzionano da leve per sbilanciare continuamente il corpo in avanti. Locomozione particolare è quella dei canguri Macropodidi, che procedono a salti per mezzo delle zampe posteriori, assai più sviluppate delle anteriori, bilanciandosi con la coda lunga e grossa.