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pésce

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Lessico

sm. [sec. XIII; latino piscis].

1) Nome comune dei Vertebrati appartenenti all'antica superclasse dei Pesci, priva ormai di ogni valore sistematico.

2) Nell'uso comune, spesso con valore collettivo, anche per indicare altri animali acquatici specialmente eduli (crostacei, molluschi, ecc.): mare ricco di pesce.

3) Per estensione, la carne del pesce usata come alimento: pesce lesso, fritto; zuppa di pesce. Nelle loc. fig. ed estens.: essere sano come un pesce, essere sanissimo; essere muto come un pesce, di chi non apre bocca; nuotare come un pesce, molto bene; essere, sentirsi come un pesce fuor d'acqua, a disagio, spaesato, disambientato; un pesce nuovo, di persona che si fa notare per la sua ingenuità; non essere né carne né pesce, di persona o cosa indefinibile, che non ha una collocazione ben precisa: se non completi gli studi non sei né carne né pesce; non saper che pesci pigliare, essere indeciso sul da farsi; fare il pesce in barile, far finta di niente, fingere di non interessarsi a qualche cosa; gettarsi a pesce su un cibo, mangiarlo con avidità; buttarsi a pesce su qualche cosa, iniziare un lavoro, accettare una proposta o prendere qualche cosa con grande entusiasmo; pesce d'aprile, burla tradizionale che si fa il primo giorno di aprile. Fig., pesce grosso; pesce piccolo, persona che in un'organizzazione occupa una posizione di potere o, rispettivamente, di scarso rilievo. Proverbi: “I pesci grossi mangiano i pesci piccoli”, con i potenti si ha sempre la peggio; “Chi dorme non piglia pesci”, vedi dormire.

4) Nella pesca, pesce esca, piccolo pesce vivo che viene agganciato all'amo e usato come esca nella pesca ai pesci carnivori quali la trota, il luccio, il persico. Come pesce esca si usano per lo più vaironi, sanguinerole, alborelle, lasche e piccoli cavedani. Pesce finto, esca a forma di pesce, usata talvolta nella pesca al lancio.

5) Nel linguaggio tipografico, omissione di una parola o di un periodo in fase di composizione.

Alimentazione

Il pesce è uno fra gli alimenti più diffusi nel mondo, fin da tempi remoti. L'alto valore nutritivo e il gusto, che naturalmente variano molto da una specie all'altra, lo rendono un cibo quasi ovunque apprezzato (per curiosità va però ricordato che l'Italia è agli ultimi gradini nella scala dei consumatori di pesce). In vari Paesi (Giappone, Paesi Bassi, ma anche in Italia, in alcune zone della Puglia) lo si consuma crudo, ma per lo più viene cucinato in vari modi: alla griglia, arrosto, bollito, in umido, fritto, in zuppa, ecc. I diversi tipi di pesce sono variamente pregiati secondo i luoghi (per esempio, la carpa, pregiatissima in Boemia, Ungheria, Giappone, è assai poco apprezzata da noi). Dal punto di vista alimentare si distingue tra i pesci a carne grassa (anguilla, tonno, scombro, ecc.), un po' più nutrienti, e i pesci a carne magra (sogliola, nasello, rombo, trota, ecc.). Nella terminologia gastronomica si usa in genere definire pesce anche animali che appartengono in realtà a classi ben diverse, come i Molluschi, i Crostacei e persino gli Anfibi (rane).

Simbologia

Il pesce è il simbolo cristiano fra i più antichi e importanti, il cui significato si fa risalire al nome greco del pesce, ichthýs, le cui singole lettere formano l'acrostico Iesûs Christòs Theû Hyiòs Sotér=Iesus Christus Filius Dei Salvator. Sant'Agostino afferma che il pesce arrostito è il simbolo del Cristo sofferente per noi; lo si trova anche come simbolo dell'Eucarestia: in un carme dell'iscrizione di Pettorio i fedeli sono famelici del pesce; Tertulliano paragona i cristiani a piccoli pesci, che nascono e crescono nell'acqua del battesimo per i meriti del “grande pesce” Gesù Cristo. Il simbolo del pesce è frequente nelle catacombe e nei monumenti cristiani del primo secolo.