Questo sito contribuisce alla audience di

repùbblica

Guarda l'indice

Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino res publíca, cosa pubblica, quindi Stato].

1) Forma di governo attuata da una collettività di persone, in contrapposizione – secondo il pensiero di Machiavelli – alla monarchia, forma di governo attuata da una singola persona: l'Italia è una repubblica; repubblica parlamentare, quella in cui il potere esecutivo è sottoposto al controllo del Parlamento; repubblica presidenziale, quella in cui il capo dello Stato, per lo più eletto direttamente dal popolo, detiene anche il potere esecutivo. Prima, seconda repubblica: con riferimento all'Italia, la repubblica italiana prima e dopo l'azione della magistratura durante gli anni di “Mani pulite”. § Repubbliche marinare, denominazione correntemente usata dagli storici per indicare le città di Amalfi, Genova, Pisa, Venezia che nel Medioevo raggiunsero una notevole espansione marittima affermandosi sia per i traffici sia per la politica coloniale.

2) Per estensione, organizzazione sociale che ricorda o riproduce nelle proprie strutture gli ordinamenti repubblicani: la repubblica dei ragazzi. Insieme: la repubblica letteraria, la repubblica delle lettere, il mondo dei letterati, della letteratura.

3) Anticamente, lo Stato, il governo, la comunità degli uomini organizzati nello Stato: “è facil cosa a chi esamina con diligenza le cose passate, prevedere in ogni repubblica le future” (Machiavelli).

Storia: generalità

Prima che Machiavelli potesse giungere a una chiara distinzione della repubblica dalla monarchia, diversi e non sempre ben distinti furono i significati del termine: così nell'antichità la repubblica era intesa come comunità politica organizzata, concetto assai vicino a quello moderno di Stato; deducendo poi il concetto di repubblica da quello greco di politéia, vi si aggiunse la qualifica di “forma ideale di Stato o di governo”, o per la divisione dei poteri in esso praticata o per la sua legalità o perché agivano forme miste d'istituti; nel Settecento poi prevalse il concetto di “forma di governo fondato sul principio della legittimità democratica”. Nell'era contemporanea la repubblica è la forma di governo contrapposta a quella monarchica.

Storia: dalla respublica alle Repubbliche marinare

Alle origini della repubblica contemporanea vi è la respublica romana. Tale istituzione rimase fedele al significato letterale e indicò l'amministrazione degli affari pubblici e per logici passaggi mentali diventò “l'organizzazione politica della civitas”. Per associazione d'idee e come a volerne cogliere la forma ideale, vi si aggiunse quindi e divenne a essa coessenziale l'idea d'interesse per il pubblico bene, che trascendeva i singoli interessi privati e coinvolgeva tutta la comunità come soggetto attivo e passivo assieme. Di qui al qualificare come non-repubblica ogni forma di governo, che tale interesse per il pubblico bene non dimostrasse, il passo era breve e poiché nei Romani non era spento il ricordo della degenerazione subita dalla monarchia, era automatica l'associazione del concetto di monarchia a quello di malgoverno. Naturalmente anche a Roma le istituzioni repubblicane subirono mutamenti e non tutti in linea con il concetto di “buon governo”, ma il ricordo della vetus respublica (la respublica fino ad Augusto) rimase come senso di liberazione da un clima di oppressione. La società però rimaneva divisa in classi, dove a una larga massa di plebei nullatenenti si contrapponeva una piccola élite di grossi possidenti: di qui contraddizioni e contrasti e la ricerca di forme istituzionali che garantissero la difesa degli interessi di gruppo. I plebei ebbero prima tribuni propri e successivamente un loro rappresentante anche nel consolato, ma la prepotente invadenza dei triumvirati portò poi la repubblica a un'ingloriosa decadenza, aprendo le porte al principato. Con Augusto la repubblica tramontò definitivamente come sostanza d'interessi collettivi e amministrazione democratica, e per vederla rinascere bisognerà attendere che Venezia, Genova, Pisa e Amalfi si diano solide strutture politiche. A reggerla vennero però chiamati solo i ceti emergenti di grandi mercanti e il popolo, ormai disabituato a far sentire la sua voce, non seppe entrare in questa nuova dialettica del potere che volse a forme sempre più aristocratiche. Proprio in questa incapacità a rappresentare l'interesse di tutti è anche la ragione della sua morte: all'assalto esterno non resistettero Genova, Pisa e Amalfi; Venezia, priva ormai dei suoi mercati, visse un lungo sonno preagonico, fino a quando Napoleone non la soppresse.

Storia: la nascita della moderna repubblica

Sull'Europa era passata la ventata della Rivoluzione francese e proprio in Francia era rinata la repubblica, da cui era scaturita la “Carta dei diritti dell'uomo”. La matrice borghese della repubblica nata dalla Rivoluzione consentì l'ascesa di Napoleone, eterna dimostrazione che il monologo del potere porta alla catastrofe. Il ritorno alla repubblica in Francia ha significato l'affermarsi della forma repubblicana anche in altri Stati, perché nella maggioranza dei casi la monarchia rappresentava troppo da vicino l'ancien régime dei privilegi, che la stessa borghesia doveva eliminare per la propria affermazione. Si delinearono diverse forme di repubblica, ognuna con caratteristiche proprie, ma tutte fondate sul principio comune dell'eleggibilità di tutte le cariche e in un periodo in cui andava affermandosi il principio dell'estensione del voto a tutti i cittadini, senza distinzione di censo, che avrebbe aperto larghe possibilità di una ben maggiore dialettica politica fra le varie classi del contesto sociale. Si affermarono quindi: repubblica presidenziale, prevalente dove la classe borghese è predominante, tipica degli Stati Uniti dove il potere nelle mani del presidente è tanto esteso da limitare quello del Parlamento; repubblica direttoriale, guidata da un Direttorio (in Francia dopo la caduta di Robespierre); repubblica aristocratica, quando il potere è accentrato in un'unica classe sociale; repubblica democratica, quando il potere è nelle mani di un presidente, controllato da tutte le classi sociali del Paese; repubblica popolare, dove il potere è espressione del popolo; repubblica socialista, dove si è stabilito il sistema socialista; repubblica parlamentare, dove il potere è espressione della volontà del Parlamento: per esempio l'Italia, che nel testo costituzionale è definita “una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione.