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sassòfono o saxòfono

sm. [sec. XIX; dal francese saxophone, da A. Sax, nome dell'inventore+-phone, -fono]. Strumento musicale aerofono, in metallo, a tubo conico munito di chiavi e ad ancia semplice. Brevettato ufficialmente il 22 giugno del 1846 dal francese Sax, ha un caratteristico suono, caldo e nasale. Ne esistono due intere famiglie (per orchestra e per banda), di 7 taglie ciascuna: sassofono sopranino, soprano, contralto, tenore, baritono, basso e contrabbasso. Vibrando, l'ancia mette in movimento la colonna d'aria presente all'interno dello strumento; questa colonna d'aria viene variata in lunghezza e portata dal musicista agendo sui tasti e sulle chiavi: se la colonna d'aria è corta (quindi molti fori aperti) la nota risultante sarà acuta, viceversa se è lunga (quindi molti fori chiusi) la nota risultante sarà grave. Una delle famiglie, concepita da Sax per l'uso in orchestra, era composta da strumenti tagliati nelle tonalità di fa e do ed è ormai quasi caduta in disuso. L'altra famiglia fu creata sempre da Sax per l'utilizzo nelle bande ed è quella ancora in uso ai giorni nostri. I sette sassofoni che la compongono sono tagliati in mib e sib. Dire che i sassofoni sopranino, contralto, baritono e contrabbasso sono tagliati in mib significa che suonando la posizione chiamata do sullo strumento in realtà si otterrà una nota che corrisponde a un mib; allo stesso modo, suonando do sul soprano, sul tenore o sul basso si otterrà, in realtà, un sib. Si possono perciò distinguere le note "reali", che sono quelle nelle quali c'è coerenza tra nome e altezza del suono e sono suonate su tutti gli strumenti in do, dalle note "d'effetto", che sono invece quelle suonate sugli strumenti traspositori, nelle quali non c'è coerenza tra nome e altezza del suono percepito. Per esempio, se si vuole ottenere con un sax contralto un do "reale" del pianoforte, si dovrà suonare sullo strumento un la, che si dice quindi "d'effetto". A questo proposito una scuola di pensiero, in auge soprattutto tra i sassofonisti di musica leggera, voleva appunto che le note venissero chiamate col loro nome reale, per cui un la era un la anche sul sassofono. Questo comportava vantaggi indiscutibili se si pensa a come si svolgeva il mestiere del musicista negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando ci si trovava a suonare standard internazionali nei locali, sulle navi o nei grandi alberghi, in formazioni diverse e cambiando spesso repertorio: avendo ogni nota lo stesso nome per tutti, era possibile leggere lo stesso spartito, semplificando molto il lavoro. Tutte le 7 taglie di sassofono hanno la medesima concezione costruttiva di base. La forma del sassofono è conica, ovvero il tubo aumenta di diametro man mano che progredisce verso la campana; le varianti riguardano il collo, la campana e, ovviamente, le dimensioni a seconda del taglio di intonazione. Solamente il sopranino e il soprano hanno forma diritta, anche se quest'ultimo viene prodotto da alcune ditte con la forma ricurva. Il materiale costituente è una lamina, di spessore variabile tra i vari produttori, composta da una lega di ottone (rame e zinco) con l'aggiunta di piccole parti, nell'ordine dell'1-2%, di alluminio, stagno o nichel allo scopo di prevenire l'insorgenza di crepe. Il tipo di lega, comunque, non riveste grande importanza nella determinazione del timbro, come testimonia il sax alto "Grafton Plastic", costruito nel 1953 in Inghilterra, il cui corpo è costituito interamente di resina plastica; utilizzato da C. Parker e O. Coleman, ha un suono perfettamente allineato con quello dei sassofoni tradizionali. Ciò sembrerebbe dare ragione al creatore dello strumento quando affermò, sulla base delle sue sperimentazioni, che il timbro di uno strumento è determinato dalle proporzioni della colonna d'aria in esso contenuta, quindi materiale e forma sono poco determinanti. Nonostante ciò, tutte le ditte produttrici di sassofoni hanno svolto ricerche sui materiali: la statunitense King, per esempio, introdusse sul modello Super 20, prodotto agli inizi degli anni Quaranta, parti in argento massiccio (il collo e a volte la campana), nel tentativo di migliorarne il suono. Il collo è oggetto di particolare attenzione da parte dei progettisti, perché una sua errata costruzione può influenzare pesantemente le prestazioni dello strumento o pregiudicare la facilità di emissione di alcune note; la qualità della lega riveste invece un certa importanza sotto l'aspetto costruttivo, per cui l'ottone sembra essere il giusto compromesso tra leggerezza, resistenza, facilità di lavorazione e costo di produzione. La finitura esterna varia notevolmente, ma non influenza il timbro dello strumento: vi sono quindi sassofoni laccati in oro o color oro, argentati, nichelati, opachi, lucidi, in ottone grezzo, laccati neri, rossi o bianchi. Una caratteristica che invece sembra avere una certa influenza è lo spessore della lamina, perché il metallo entra in vibrazione con l'aria in esso contenuta, influenzando il contenuto in armoniche del suono prodotto: uno strumento pesante ha quindi, in linea di massima, un suono più scuro e caldo di uno leggero, che quindi suonerà più brillante.

Inizialmente il sassofono venne adottato nelle bande militari e, considerato che in quel periodo esse rappresentavano il più efficiente e diffuso mezzo di divulgazione della musica, si pose da subito all'attenzione del mondo musicale accademico. Con la formazione dei primi virtuosi dello strumento, numerosi autori (dapprima quelli poco conosciuti come J. B. Singelée e G. Castner e, in seguito, anche quelli di un certo peso, quali H. Berlioz, G. Bizet, C. Saint-Saëns, D. Milhaud, A. Glazunov, i quali comporranno concerti appositamente per sassofono, donandogli dignità al pari degli strumenti classici). Lo stesso Sax, dal 1847, divenne insegnante di sassofono al conservatorio di Parigi ed eseguì trascrizioni per sassofono di opere di compositori a lui contemporanei, come Berlioz.

L'avvento della musica jazz all'inizio del Novecento segnò la definitiva consacrazione di questo strumento, a opera di grandissimi sassofonisti.