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teratogènesi

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Definizione

sf. [sec. XX; terato-+genesi]. Deformazione prenatale della struttura corporea o di singoli organi in seguito all'esposizione dell'embrione a determinati agenti (biologici, chimici, fisici). Tra le cause di deviazione dello sviluppo embrionale vanno annoverate le anomalie dell'uovo (vescicole germinative plurime o alterate) e dello spermatozoo (spermi giganti, nani, a più teste, a più code), l'intossicazione da farmaci, le infezioni acute (rosolia) o croniche, traumi e compressioni sull'embrione, radiazioni. Varie sono le modalità di estrinsecazione dei numerosi meccanismi patogenetici: arresti o eccessi di sviluppo, eteromorfosi (sostituzione di parti perdute con altre di differente struttura), dislocazione (allontanamento di tessuti dalla sede normale), fusioni anomale, inclusioni e sequestri di parti embrionali.

Tipologia

Fra le varie classificazioni delle malformazioni, dette anche mostruosità, la più pratica si basa sulla forma esteriore dell'organismo. Le mostruosità unitarie possono riguardare tutto l'individuo o sue parti; fra le prime stanno le anomalie dell'uovo, che danno luogo ad aborto precoce, e quelle dello sviluppo embrionale (gigantismo, nanismo, trasposizione dei visceri); fanno parte del secondo gruppo le anomalie del cranio e della colonna vertebrale (micro- e macrocefalia, cranioschisi, spina bifida, ecc.); quelle della faccia (fessure come il labbro leporino, la palatoschisi) e del collo (fessure e cisti); quelle delle ossa toraciche (fessura dello sterno), della parete addominale (ernie) e degli organi genitali (ermafroditismo); quelle degli arti (mancanza totale o parziale degli arti, focomelia, mancato sviluppo di un osso e delle mani (brachidattilia, sindattilia, polidattilia); le anomalie della cute e dei suoi annessi (ittiosi, melanismo, albinismo, ipertricosi, alopecia, ecc.). Le mostruosità plurime sono costituite da due o più corpi, più o meno normali e completi, disgiunti o riuniti; fra le mostruosità disgiunte stanno i gemelli monocoriali e quelli acardi (uno è ben conformato mentre l'altro manca del sistema nervoso e del cuore); quelle riunite si distinguono in simmetriche con uguale sviluppo delle due parti individuali e asimmetriche costituite da un individuo ben sviluppato (autosita) che porta un gemello incompleto detto parassita. Nelle mostruosità riunite simmetriche la congiunzione può essere laterale o ventrale, limitata alla parte superiore dei corpi (sincefali), alla parte media (toracopagi), a quella inferiore (dicefali). Così pure in quelle asimmetriche l'unione può presentarsi nelle regioni cefalica, cervicale, toracica, addominale, pelvica.

Eziologia

Nell'uomo le malformazioni congenite hanno richiamato l'attenzione degli studiosi e dell'opinione pubblica solo in questi ultimi anni, allorché è risultato evidente che all'origine del danno fetale vi poteva essere l'utilizzazione di certi farmaci come, per esempio, la talidomide durante la gravidanza. Tale composto, pur presentando strette analogie di struttura con i barbiturici e con altri ipnotici, risultava, a differenza di questi, quasi del tutto sprovvisto di tossicità acuta, tanto nell'animale di laboratorio quanto nell'uomo. Nel 1962 cominciò tuttavia a osservarsi nelle cliniche ostetriche e nelle maternità di vari Paesi, in particolar modo della Repubblica Federale di Germania, del Giappone e della Gran Bretagna, un sensibile aumento di neonati deformi da madri che durante i primi mesi di gestazione avevano fatto uso di talidomide. La lesione più frequentemente osservata era la focomelia. Il drammatico episodio della talidomide indicò agli studiosi l'inadeguatezza dei criteri con i quali veniva a quel tempo studiata la tossicità dei nuovi farmaci. La talidomide dimostrava infatti che una sostanza praticamente atossica per l'organismo adulto poteva risultare tremendamente dannosa per l'individuo in via di formazione. Gli studi successivamente condotti hanno solo in parte chiarito le cause del fenomeno teratogenetico, ma al tempo stesso hanno fornito conoscenze molto importanti ai fini della sua prevenzione. L'azione teratogena è la conseguenza di un blocco della sintesi proteica in un preciso momento dello sviluppo embrionale. Alterazioni a carico degli acidi nucleici o dei processi di incorporazione degli amminoacidi nelle proteine possono compromettere irreparabilmente il regolare sviluppo dell'embrione durante il periodo dell'organogenesi. Al momento attuale solo pochi farmaci sono considerati sicuramente teratogeni per l'uomo; fra questi figurano la talidomide, androgeni, estrogeni, vitamina D e i farmaci antineoplastici (per esempio, ametopterina, busulfano), che superano in elevata misura la barriera placentare. Esiste un preciso periodo della gravidanza in cui l'embrione è sensibile all'effetto teratogeno dei farmaci; nella specie umana tale periodo è compreso tra il 20º e il 50º giorno circa della gestazione, periodo corrispondente alla fase organogenetica. Questa, come è noto, fa seguito al “periodo dell'uovo” e precede il periodo fetale propriamente detto. Se la somministrazione di un potenziale agente teratogeno avviene nel periodo pre-embrionale, si possono osservare il mancato annidamento dell'ovulo fecondato, la morte e il riassorbimento dell'embrione, ma non danni malformativi. Analogamente è difficile che si producano malformazioni se il farmaco viene utilizzato dopo il 50º giorno di gravidanza, allorché l'organogenesi è ormai completata. Essendo noto per ciascun organo il termine di completamento del processo formativo, è possibile escludere la responsabilità di un farmaco nei confronti delle malformazioni congenite maggiori se, sulla base dei dati anamnestici, risulta che il trattamento farmacologico è stato effettuato in epoca successiva al termine di maturazione delle strutture interessate. Per esempio, è improbabile che una sostanza provochi lesioni oculari come la cataratta congenita, il labbro leporino o lesioni cardiache se viene assunto dopo il 42º giorno di gestazione, perché a tale momento la formazione delle labbra, degli occhi e del cuore è già completata. Sono invece ancora vulnerabili l'intestino, il palato, l'apparato dentario, il cervello e l'orecchio, cioè le strutture che al 45º giorno di vita intrauterina sono ancora in fase organo-formativa. D'altra parte è molto difficile riconoscere un sicuro rapporto di causalità tra l'utilizzazione di un potenziale teratogeno durante la gravidanza e l'osservazione di un determinato episodio malformativo. Si ammette che per molte sostanze teratogene vi sia una “dose soglia” oltre la quale esse risultano dannose per l'embrione. Il valore di questa dose è difficilmente accertabile, variando da una specie all'altra e in rapporto al periodo della gravidanza. Va pure rilevato che la sperimentazione nell'animale di laboratorio fornisce indicazioni non sempre attendibili sulla pericolosità dei farmaci come potenziali teratogeni per l'uomo. É stato inoltre dimostrato che una sostanza può essere teratogena per una specie ma non per un'altra, e, nell'ambito di una stessa specie, può risultare dannosa solo se vi è il concorso di altri fattori, quali, per esempio, il tipo di alimentazione della gravida, la sua età, la via di somministrazione del farmaco, ecc.