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Lessico

(pronuncia per esteso ics), sm. o f. Lettera dell'alfabeto greco e latino, mantenuta in molti alfabeti stranieri e convenzionalmente posta dopo la w. Con valore di agg. posposto, di persona o di oggetto indeterminato o ignoto: il signor x; per estensione, di evento fondamentale, cruciale: l'ora x dello scoppio atomico. § In fisica, per i raggi X, vedi raggio; per l'astronomia dei raggi X, vedi oltre. § In cristallografia, nome di unità di misura di lunghezza non appartenente al Sistema Internazionale (SI). Definita inizialmente stabilendo che la costante reticolare di un cristallo di grafite per una diffrazione del prim'ordine fosse uguale a 3029,04 unità X (detta anche UX), a partire dal 1947, per raccomandazione di W.L. sir Bragg, è stabilita uguale a (1,00202±0,00003) · 10–11 cm.

Fonetica

In fonetica, generalmente pronunciata come un'occlusiva velare sorda seguita da una sibilante sorda, nella grafia di parole dialettali italiane la lettera x viene usata con diversi valori fonetici: col valore della sibilante sonora nella scrittura di parole veneziane (, è; xéstu?, sei?); col valore della fricativa palatale sonora ž (cioè il suono j di francese jour) nella scrittura di parole liguri (dexe, dieci, e i cognomi Mixio, Luxardo) e sarde (il cognome Maxìa); col valore della fricativa palatale sorda š (cioè il suono sc di italiano scena) nella scrittura di parole siciliane (i toponimi Xirbi, Xiuréni e il cognome Craxì). Quest'ultimo è anche il valore fonetico che la lettera x ha in portoghese e in catalano (abaixar, abbassare).

Linguistica

In linguistica, la lettera x dell'alfabeto latino deriva dalla lettera x dell'alfabeto greco, mutuata certamente attraverso un alfabeto greco occidentale dell'Italia meridionale dove x aveva il valore di ks, mentre negli alfabeti greci orientali lo stesso segno x aveva il valore della velare sorda aspirata kh. In latino le parole con x possono essere prestiti greci (syntaxis, sintassi) o parole di origine indeuropea (fluxus, flusso). In posizione intervocalica la latino x si è sviluppata in italiano o come ss (fluxus>flusso) o come sc (maxilla>mascella); avanti o dopo consonante l'esito è s (cinxi >cinsi). Le parole italiane con x sono o latinismi (extra, ex voto, uxoricida), oppure parole di origine greca (xenofobo, xilofono) o comunque straniera (taxi). Nel sistema di numerazione romano la lettera X fu usata per indicare il numero 10 (si vedano anche grafie come XVIR=decemvir, decemviro); con una sopralineatura, X, il numero 10.000; con sopralineatura e due linee laterali, |X|, il numero 1.000.000.

Genetica

In genetica, cromosoma X, cromosoma implicato nella determinazione del sesso nei Mammiferi e in molte specie di insetti. È portatore di caratteri femminili e, nella specie umana, sembra abbia la particolarità di inattivarsi, nelle femmine, quando è presente in sovrannumero (generalmente se ne inattiva uno a caso, essendo le femmine di solito dotate di due X, ma, nel caso ve ne fossero tre, se ne inattivano due). Il problema della presenza di un solo cromosoma X attivo viene interpretato come un fenomeno di compensazione genica nel senso che la femmina, se entrambi gli X fossero attivi, avrebbe una maggior quantità di materiale genetico attivo rispetto ai maschi (l'Y maschile è difatti ben più piccolo e portatore di pochissime informazioni genetiche). Nella drosofila determina positivamente il sesso femminile, mentre nei Mammiferi la situazione è più variabile e vi sono vari gradi di efficienza nel determinare positivamente il sesso femminile secondo la specie considerata. La sua mancanza o presenza soprannumeraria dà luogo a sindromi particolari (nell'uomo quella di Klinefelter).

Astronomia dei raggi X: sorgenti astronomiche

Il campo di studio dell'astronomia dei raggi X riguarda la radiazioneelettromagnetica celeste compresa convenzionalmente fra le lunghezze d'onda di 100 Å (=10 nanometri, al limite con l'ultravioletto estremo) e 0,1 Å (=0,01 nanometri, al limite con i raggi gamma). Poiché la rivelazione della radiazione X è stata tradizionalmente affidata a contatori di ionizzazione capaci di fornire l'energia dei fotoni incidenti, gli astrofisici che lavorano in questo campo preferiscono descrivere la radiazione specificandone l'energia in elettronvolt (eV) piuttosto che la lunghezza d'onda. Cosicché risulta del tutto equivalente dire che la gamma dei fotoni X è compresa nell'intervallo energetico di 0,1-10 keV. Nonostante l'elevato potere di penetrazione proprio della radiazione, questa viene completamente assorbita dall'atmosfera, cosicché, se i raggi X “molli” (quelli di lunghezza d'onda maggiore) si arrestano a quote dell'ordine di 100 km, anche quelli più “duri” (di lunghezza inferiore) non penetrano al di sotto dei 40 km. Pertanto, le osservazioni delle sorgenti celesti in radiazione X debbono, di necessità, venire affidate a strumenti trasportati da palloni, razzi, satelliti e sonde. Le elevate energie inerenti al tipo di radiazione implicano elevati livelli di eccitazione atomica nelle sorgenti, vale a dire stati energetici eccezionalmente cospicui, quasi sempre non riconducibili a processi termici, bensì di natura magnetica, gravitazionale, o altro. Una nube di gas può essere condotta a temperatura cinetiche di qualche milione di gradi per effetto della presenza di un campo magnetico alto a sufficienza per imprimere forti accelerazioni agli elettroni e agli ioni del plasma. Altrettanto può fare la presenza di un campo gravitazionale fortemente concentrato intorno a un astro collassato (nana bianca, stella a neutroni, buco nero) nei confronti di un flusso di materia gassosa che in esso venga attratto: la corrente viene costipata in un disco di accrezione, o in traiettorie spiraleggianti, lungo le quali gli imponenti stress gravitazionali e i fortissimi attriti interni inducono livelli di eccitazione atomica sufficienti a produrre radiazioni X.

Astronomia dei raggi X: storia

La sorgente X celeste più ovvia è naturalmente il Sole, con la sua corona di plasma gassoso immerso e assoggettato a forti sollecitazioni magnetiche e meccaniche. A partire dal 1948, grazie all'invio di contatori Geiger montati su razzi V 2, lo statunitense H. Friedman e la sua scuola, riuscirono a fornire dati preliminari circa l'attività della corona solare ponendone in evidenza gli elevatissimi livelli termici che vengono solitamente raggiunti nei nuclei soggetti all'influenza dei centri di attività. I successi si moltiplicarono con i satelliti americani della classe OSO (Orbiting Solar Observatory) posti in orbita fra il 1962 e il 1975. L'era proficua per l'astronomia X può dirsi iniziata il 12 dicembre 1970 con l'invio dell'Explorer 42, noto con il nome swahili di Uhuru, il quale consentì una prima esauriente rassegna di 161 sorgenti grazie alla migliorata sensibilità e direzionalità dei sensori. Seguì il britannico Ariel 5(15 ottobre 1974) e i satelliti statunitensi SAS (Small Astronomical Satellite). A tutti questi piccoli osservatori spaziali andò – fra l'altro – il merito della rivelazione di formazioni gassose ancora attive, testimonianti antiche supernovae esplose in Cassiopea, nella Vela, nel Cigno, nei Gemelli. Il 14 maggio 1973, nel quadro del programma Apollo, fu posta in orbita la stazione spaziale Skylabche ricadde l'11 luglio 1979; portava l'ATM (Apollo Telescope Mounting) dotato di un sistema di collimatori a fenditure e specchi di Woltjer, capace di focalizzare la radiazione X su emulsione fotografica sì da fornire immagini complete del Sole e della corona. La radiazione X non viene rifratta dai sistemi ottici alla stregua della radiazione visibile; essa può però venir riflessa se l'incidenza supera un angolo limite assai prossimo a 90º. Perciò, la terza generazione di telescopi per raggi X utilizzò specchi di Woltjer a incidenza radente, costituiti da sistemi speculari concentrici, a superfici iperboliche ed ellittiche coassiali. Essa venne inaugurata il 13 novembre 1978 con il lancio del satellite HEAO 2 (High Energy Astronomical Observatory), più noto con il nome di osservatorio Einstein. Con tale lancio, e con i successivi, tra i quali si annoverano quelli dei satelliti europei EXOSAT e ROSAT, le tecniche astronomiche per l'ottica della radiazione X raggiunsero livelli di sensibilità e risoluzione spaziale sufficienti a consentire l'individuazione, il riconoscimento e lo studio delle sorgenti più remote e più energetiche, quali quasar, sospetti buchi neri, galassie attive ecc. Un primo tipo di rivelatore X avanzato è stato il Contatore Proporzionale d'Immagini IPC (montato sull'Einstein) funzionante sulla base della moltiplicazione elettronica da parte di un fotone X. L'apparato era in grado di rilevare energia e posizione di ciascun fotone incidente. Un rivelatore della seconda generazione è l'HRI (High Resolution Imaging) fondato sulla capacità delle lastre a microcanali (in pratica, un mosaico di microscopici tubicini sottovuoto, affiancati, funzionanti da fotomoltiplicatori) di generare cascate di 107 elettroni per ciascun fotone X incidente. Il potere risolutivo di un rivelatore simile è confrontabile con quello dei telescopi ottici posti al suolo. Dotato di apparati di questo genere, e di uno spettrometro Braggs a cristalli, l'agenzia spaziale nipponica ISAS, nel 1991, pose in orbita Yohkoh, satellite per raggi X, destinato alla sorveglianza prolungata della corona solare e della fenomenologia connessa. Tra i più poderosi osservatori astronomici orbitanti per raggi X del sec. XXI, vi sono: a) l'osservatorio della NASAChandra (chiamato prima del lancio AXAF (Advanced X-ray Astrophysic Facility); b) l'osservatorio astronomico orbitante dell'ESAXMM (X-ray Mirror Mission), ribattezzato XMM-Newton dopo il lancio; c) l'osservatorio astronomico orbitante dell'ESA per raggi X e gamma INTEGRAL.