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Caltagiróne

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comune in provincia di Catania (73 km), 608 m s.m., 382,77 km², 37.373 ab. (calatini), patrono: san Giacomo (25 luglio).

Generalità

Città situata alle propaggini meridionali dei monti Erei, allungata ad anfiteatro su tre colli, nella zona di spartiacque tra i fiumi Caltagirone e Maroglio. La topografia movimentata della zona ha condizionato lo sviluppo di una pianta urbana molto irregolare con due distinti nuclei: il maggiore, più antico ed elevato, e il minore, collegato al primo da una scenografica scalinata secentesca. È sede vescovile.

Storia

La città sorge su un luogo considerato uno dei primi abitati della Sicilia, come testimoniano le tracce di un villaggio dell'età neolitica e una necropoli della civiltà di Pantalica rinvenute nei dintorni. Fu colonia greca attorno al sec. VII a. C., passando in seguito a Romani e Arabi, cui si fa risalire il suo nome (Qâlat-el-Gelûna). Nonostante l'esistenza di un castello arabo, la città fu presa dai genovesi (1030), che vi insediarono una colonia di liguri, e poi, definitivamente, dai Normanni (1090). Passata agli Aragonesi come città demaniale, nel 1464 fu affrancata e posta sotto il diretto dominio della corona. Il re spagnolo Ferdinando IV di Castiglia e l'imperatore Carlo V le concessero privilegi e riconoscimenti. Fu danneggiata dal terremoto del 1542 e quasi completamente distrutta da quello del 1693; l'immediata ricostruzione le diede l'aspetto barocco che la caratterizza. Nel corso della seconda guerra mondiale subì gravi danni dai bombardamenti del 1943.

Arte

L'aspetto barocco degli edifici dovuto alla ricostruzione settecentesca è esaltato dall'impianto urbanistico medievale, con strade tortuose e scalinate. Tra i pochi edifici civili sopravvissuti al terremoto spiccano la Corte Capitaniale opera dei Gagini (sec. XVI-XVII), il Palazzo Senatorio (sec. XV), sede della Galleria Sturzo; tardosettecenteschi sono invece il palazzo Gravina, con decorazioni a grottesche, e l'ex carcere Borbonico, che ospita il Museo Civico. I giardini pubblici furono realizzati su progetto di G. B. Basile (1846-48) attorno a uno scenografico belvedere (1792) detto “il Teatrino”, da cui si accede al Museo della Ceramica che, secondo per ampiezza e ricchezza solo a quello di Faenza, documenta lo sviluppo della ceramica siciliana dall'antichità. L'arte ceramica, di antica tradizione locale, si manifesta anche nelle decorazioni in terracotta e in maiolica di molti edifici cittadini. La maggior parte delle chiese, tutte rifatte o profondamente restaurate dopo il terremoto del 1693, si presenta in forme settecentesche: Santa Maria del Monte (sec. XII, rifatta su disegno di F. Battaglia), conserva la bizantina Madonna di Conadomini (sec. XIII); San Giacomo, di origine normanna ma rifatta tra i sec. XVII e XVIII, a tre navate, custodisce preziose opere d'arte, tra cui lo stemma marmoreo della città, l'arca argentea con le reliquie del santo, il portale delle reliquie e l'arco della cappella del Sacramento; la chiesa del Gesù (fine del sec. XVI), riccamente decorata, con una Natività di scuola fiamminga (sec. XVI) e una Pietà di F. Paladino; la chiesa di San Giorgio, con il campanile medievale e una Trinità, tavola fiamminga attribuita a Rogier van der Weyden (sec. XV); la chiesa del Salvatore, a pianta ottagonale, che conserva le spoglie di don Luigi Sturzo (1871-1959), nativo della città; la chiesa di San Francesco, originaria del sec. XIII, con la sagrestia gotica. Il duomo di San Giuliano, risalente al periodo normanno, fu ricostruito all'inizio del sec. XX. L'opera architettonica più spettacolare è però la scalinata di Santa Maria del Monte: costruita nel 1608 su progetto di Giuseppe Giacalone, ha 142 scalini e unisce la città alta alla città bassa, superando un dislivello di circa 50 metri; il rivestimento ceramico, del sec. XX, con decorazioni geometriche, floreali e figurative, rappresenta in successione gli stili arabo, spagnolo e rinascimentale, ripercorrendo la storia della tradizione ceramica locale.

Economia

Famosa per l'artigianato delle ceramiche di origini antichissime e per quello delle maioliche, introdotto dagli Arabi, la città ne continua la produzione in moltissimi laboratori, specializzati in diverse tipologie: dai vasi alle piastrelle, dalle stoviglie ai candelieri e alle anfore fino alla caratteristica produzione di figurine in terracotta, di presepi, di fischietti e di giocattoli. L'industria è attiva nei settori meccanico, degli imballaggi, della lavorazione del legno, del vetro e delle materie plastiche. Sono tuttora fiorenti anche l'agricoltura, con agrumi, uva da vino (cerasuolo di Vittoria DOC), cereali e olive, e l'allevamento ovino, caprino e bovino, con produzione di formaggi tipici. È molto sviluppato il turismo, estivo e culturale.

Curiosità

Per le sue architetture barocche Caltagirone è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, insieme ad altre città del Val di Noto. Durante la festa patronale si ripete la tradizione della “Luminaria”: la grandiosa scalinata di Santa Maria del Monte viene illuminata da migliaia di lucerne a olio che formano disegni ornamentali; sempre sulla scalinata viene allestita in maggio “La Scala Infiorata”, un grande quadro realizzato con vasi fioriti. La città diede i natali all'uomo politico Mario Scelba (1901-1991).