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Giuliétta e Romèo

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Letteratura

Giovani protagonisti, appartenenti a opposte fazioni, di un'antica storia della rivalità fra tribù, genti, famiglie, che trova, a quanto risulta, una prima narrazione d'arte in lingua italiana nella novella 33 del Novellino di Tommaso Guardati, detto Masuccio Salernitano, pubblicata nel 1476, subito dopo la morte dell'autore. La storia, qui narrata, del difficile amore della senese Giannozza per Mariotto ispirò Luigi Da Porto, che nel 1524 scrisse la Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti, ambientata a Verona nel 1300, mutando il nome dei protagonisti in Giulietta e Romeo, una Cappelletti lei (secondo Dante, Purgatorio VI, 106) e un Montecchi lui. Con questi nomi i protagonisti passarono nelle opere successive, a cominciare dalla novella di Matteo Bandello.

Teatro

La storia di Giulietta e Romeo raggiunse il palcoscenico con Lope de Vega in Castelrines y Monteses, che la concluse felicemente. A lui si ispirò F. de Rojas Zorrilla con Los bandos de Verona, mentre la drammaticità dell'epilogo è conservata da Arthur Broke in The Tragical History of Romeus and Juliet del 1562, tenuta presente da W. Shakespeare, come altre fonti, per la sua Romeo and Juliet, scritta nel 1591, o 1595, e pubblicata nel 1597. La vicenda è conservata dal grande drammaturgo inglese nella sua conclusione tragica. Mentre un antico odio tra le due famiglie insanguina Verona, nasce l'amore tra Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti. I due giovani si sposano segretamente, ma poco dopo Romeo viene bandito dalla città per aver ucciso in duello Tebaldo, un Capuleti. Giulietta, obbligata alle nozze con un altro, per evitare il matrimonio accetta di bere una pozione che le dà morte apparente. Romeo dovrebbe essere informato dello stratagemma, in modo da poter giungere al sepolcro di Giulietta al momento del suo risveglio e portarla via con sé. Ma, per una congiura di circostanze, il messo inviatogli da frate Lorenzo, ideatore dell'inganno, non arriva in tempo da Romeo, che apprende invece da altri la notizia della morte di Giulietta: precipitatosi a Verona, raggiunge la tomba dell'amata e, credendola realmente morta, si uccide sul suo sepolcro. A sua volta Giulietta, risvegliatasi, alla vista dello sposo morto si toglie la vita. A frate Lorenzo, accorso troppo tardi, non resta che spiegare l'accaduto alle famiglie che, unite nel dolore, si riconciliano davanti ai corpi senza vita dei giovani sposi. L'opera, affascinante per il tema, per la forza del sentimento, il gioco delle rivalità, la vivezza del dialogo, ricchissimo di metafore, e per il contrasto delle passioni, ispirò numerosi autori. Da ricordare Th. Otway, che, ambientando la storia nella Roma antica, scrisse nel 1680 il suo Caius Marius. Interessanti le versioni ottocentesche di L. Scevola, di J. F. Ducis e di C. F. Weisse. Un poemetto in dialetto veronese ne trasse V. Betteloni nel Zulieta e Romeo (1906).

Musica, danza e cinema

Numerosissime le opere musicali ispirate all'infelice amore. In ordine vanno ricordate quelle di G. Benda, Gotha, N. de Cayrac, D. Steibelt, N. Zingarelli e di Manuel del Popolo Garcia, tutte composte tra la fine del Settecento e la metà dell'Ottocento. A Vincenzo Bellini si deve il capolavoro I Capuleti e i Montecchi su libretto di Felice Romani, rappresentato a Venezia nel 1830, e a Ch. Gounod una felicissima Roméo et Juliette su libretto di J. Barbier e M. Carré, rappresentata nel 1867.R. Zandonai ebbe successo con la Giulietta e Romeo rappresentata, su libretto di A. Rossato, nel 1922. Numerose anche le composizioni musicali, che vanno da una sinfonia drammatica (1839) di H. Berlioz a una ouverture-fantasia (1869) di Čajkovskij, da un poema sinfonico (1902) di V. Gui a un balletto musicato nel 1936 da S. Prokofev. Un altro balletto sullo stesso tema fu coreografato da Bronislava Nijinska e interpretato nel 1926 da S. Lifar e Tamara Karsavina. § Da ricordare infine che l'opera teatrale di Shakespeare è stata continuamente rappresentata e interpretata dai più acclamati interpreti, sia maschili sia femminili, e trasferita sul grande schermo da famosi registi (G. Cukor, 1936; R. Castellani, 1954; F. Zeffirelli, 1968; B. Luhrmann, 1996).