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Venósa

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comune in provincia di Potenza (71 km), 415 m s.m., 169,34 km², 12.148 ab. (venosini), patrono: san Rocco (16-18 agosto).

Generalità

Cittadina situata alla sinistra della fiumara di Venosa. Formata da una parte antica a N e da una più moderna a S, separate dalla zona del castello e dalla via Roma, è uno dei centri più interessanti della regione, per la ricchezza delle testimonianze storiche e artistiche.

Storia

Di antichissime origini, come dimostrano i reperti archeologici del Paleolitico venuti alla luce in località Loreto-Notarchico, è l'antica Venusia che, fondata da genti sannitiche e occupata nel 291 a. C. da L. Postumio, divenne in seguito colonia. Dopo la battaglia di Canne accolse i superstiti guidati da Gaio Terenzio Varrone e, nel 207 a. C., fu difesa dagli attacchi di Annibale dal console Claudio Nerone. Municipio romano, ebbe importanza strategica per il controllo delle vie Appia ed Herculea e fu notevole centro commerciale e sede di una fiorente colonia ebraica. Nell'alto Medioevo ebbe grande prestigio; roccaforte longobarda, fu occupata dai Bizantini (662) e due volte conquistata dai Saraceni. Ripresa dai Bizantini nel 976 venne sottoposta al catapano di Bari. Sotto i Normanni (1041) fu contea di Drogone d'Altavilla, che nel 1046 vi costruì l'abbazia benedettina della Trinità. Insorta nel 1127, Venosa fu assalita e distrutta da Ruggero II (1133). Città regia sotto Federico II, si schierò dapprima contro Manfredi e poi tornò fedele agli Svevi partecipando alla rivolta ghibellina del 1268. Ebbe in seguito numerosi feudatari: i Durazzo, Giordano Colonna, i Sanseverino, i Caracciolo, gli Orsini e i Del Balzo. Distrutta da Giovanni Antonio Orsini e danneggiata dal terremoto del 1459, fu ricostruita da Pirro del Balzo, che nel 1470 la munì di castello. Occupata dagli spagnoli nel 1501, appartenne a numerose famiglie tra cui i Cordova, i Gesualdo, i Buoncompagni, i Ludovisi e i Caracciolo di Torella, che la tennero fino alla caduta del regime feudale. Nel 1820-21 partecipò ai moti carbonari, fu teatro di una rivolta contadina nel 1848 e, nel 1861, ospitò le bande del bandito Crocco; in seguito prese parte all'insurrezione filoborbonica.

Arte

La parte antica della città è dominata dal massiccio castello (edificato nel 1470 sull'antica cattedrale per volere del duca Pirro Orsini del Balzo), a pianta quadrata con cortile centrale e torri circolari: ospita il Museo Archeologico Nazionale di Venosa, con reperti che vanno dal 291 a. C. all'epoca altomedievale. Sotto lo stesso duca fu realizzata la nuova cattedrale di Sant'Andrea Apostolo (1470-1502), a tre navate divise da pilastri sormontate da archi gotici. Poco distante dalla piazza del Municipio è la presunta casa (restaurata) del poeta latino Quinto Orazio Flacco (65-8 a. C.), che qui ebbe i natali. L'edificio di maggior rilievo di Venosa è l'abbazia della Trinità, formata da tre parti: la chiesa vecchia (costruita nel sec. XI sulle rovine di una basilica paleocristiana), la sede abbaziale e la chiesa nuova (sec. XII). La chiesa vecchia ha una struttura molto semplice, con l'ingresso fiancheggiato da due leoni in pietra e interno a tre navate. Della chiesa nuova, rimasta incompiuta, esistono solo i muri perimetrali, le colonne e i pilastri della navata destra e le basi dei pilastri del recinto sacro. La sede abbaziale è un piccolo edificio fortificato con una piccola cappella sormontata da una cupoletta. L'ampia area degli scavi che sorge tutt'intorno costituisce il parco archeologico, con i resti dell'anfiteatro, delle terme dai bei mosaici pavimentali, di un complesso residenziale e di un battistero paleocristiano con due vasche battesimali.

Economia

Venosa è uno dei più importanti centri dopo il capoluogo e conta su piccole e medie aziende manifatturiere che operano in prevalenza nei settori alimentare (caseifici, oleifici e aziende vinicole), meccanico, tessile, cartario, dell'abbigliamento, del legno e dei materiali da costruzione. È fiorente l'artigianato della terracotta e discreto il movimento turistico. L'agricoltura produce olive, uva da vino (aglianico del Vulture DOC), cereali e ortaggi; è diffuso l'allevamento ovino e caprino.

Dintorni

Fuori dall'abitato, nei pressi del cimitero, sono le catacombe ebraiche e quelle cristiane (sec. IV), scavate nel tufo, con numerosi graffiti, epigrafi funerarie e iscrizioni in greco, latino ed ebraico.

Preistoria

Il bacino pleistocenico di Venosa rappresenta una delle più note e importanti località italiane con resti risalenti al Paleolitico inferiore. Nei dintorni di Venosa raccolte di amatori, ricerche e sondaggi condotti da geologi e paleontologi a partire dalla seconda metà del sec. XIX hanno portato al rinvenimento di cospicue collezioni, per lo più attribuibili a diverse fasi dell'Acheuleano medio, superiore e finale, dalle località di Terranera, Lichinchi, Salici, Castelluccio ecc. Scavi sistematici condotti da A. C. Blanc e V. Chiappella in località Loreto tra il 1956 e il 1961 e proseguiti nel 1974, in collaborazione con ricercatori del Museo di Antropologia preistorica di Monaco, hanno permesso di esplorare un'importante sequenza del Paleolitico inferiore. Alla base di essa è stata rinvenuta una paleosuperficie con resti di faune (cavallo, cervidi, bovidi, ippopotamo ecc.) associati a industrie su scheggia e su ciottolo attribuite al Tayaziano con datazione intorno a 500.000 anni. In località Notarchirico è stata individuata una sequenza di livelli riferibile al Paleolitico inferiore, dove è stato rinvenuto anche un femore umano frammentario, attribuito a Homo erectus.