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burlésco

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Lessico

agg. (pl. m. -chi) [sec. XVI; da burla]. Fatto per burla; canzonatorio; scherzoso, giocoso: modi burleschi; “lamentandosi in tono burlesco” (Deledda); anche sm.: “Ella rispose tra il burlesco e il serio” (Pratolini); prendere, mettere in burlesco, in burla; cadere nel burlesco, nel ridicolo. Con senso specifico, appartenente alla poesia burlesca: poeta burlesco. Per il genere teatrale, vedi burlesque.

Poesia burlesca in Italia

È un tipo di poesia scherzosa, detta anche giocosa, che si propone di dissolvere in scherzo e divertimento ogni apparenza di serietà, inclinando verso la canzonatura e la parodia. Si distingue dalla satira in quanto la poesia burlesca è priva di contenuto morale. Nella letteratura italiana, la poesia burlesca nasce in Toscana nel Duecento e continua nel Trecento come espressione delle tendenze realistiche della cultura della borghesia comunale. Rustico di Filippo, Meo dei Tolomei e soprattutto Cecco Angiolieri ne sono i maggiori esponenti. Fin dagli sviluppi iniziali, la poesia burlesca ha quel carattere letterario, retorico, intellettualistico che manterrà sempre: la sua ironia è grossolana, popolaresca, colorita, ma si atteggia a plebea senza esserlo; l'imitazione del linguaggio popolare è un modo per raggiungere effetti pittoreschi. Questo suo carattere andrà accentuandosi nel Quattrocento con il Burchiello e i suoi seguaci tra i quali A. Cammelli, detto il Pistoia. Nel Cinquecento la lirica burlesca acquista caratteri più definiti con F. Berni, che la rinnova e codifica in modo sostanzialmente definitivo, tanto che da allora questa poesia si chiamerà bernesca. La superficialità trionfa nei suoi imitatori, che spesso si rifugiano in una pesante oscenità. Fra i tanti, il migliore è il fiorentino A. F. Grazzini, detto il Lasca. Per tutto il Seicento e il Settecento la poesia bernesca sopravvive, sempre uguale a se stessa; A. Tassoni, F. Ruspoli, A. Allegri sono forse quelli, tra i poeti seicenteschi, che ripetono con maggiore freschezza la vecchia formula. La tradizione della poesia burlesca si prolungò fino ai primi dell'Ottocento: fra gli ultimi cultori, il toscano A. Guadagnoli e il veneto A. Fusinato.

Poesia burlesca in Francia

Si diffuse in Francia nel sec. XVII su imitazione di modelli italiani, quali le poesie bernesche, le opere di Tassoni e Lalli. L'influsso italiano venne però a sovrapporsi alla tradizione comica e ironica risalente a Marot e Rabelais o a certi poeti del Rinascimento. A dare un carattere proprio alla poesia burlesca in Francia concorse anche la voga del “picaresco” spagnolo. Taluni accenti satirici nella poesia di Mainard e Tristan l'Hermite preludono già al burlesco vero e proprio, che ebbe il primo autentico rappresentante in Saint-Amant. Scarron, col Virgile travesti (1648), diede il modello del poema burlesco, che con lui raggiunse il massimo splendore. D'Assoucy, empereur du burlesque, sfruttò fino in fondo le risorse del genere, così come numerosi imitatori: Boisrobert, Brébeuf, Colletet, Chapelle, ecc. Il procedimento comune alle opere di questi autori fu la parodia, il più delle volte nella forma del “travestimento” faceto (di Virgilio, Lucano, Ovidio, ecc.). Ancora nel Settecento Marivaux compose una Iliade en vers burlesques, mentre alcuni romantici, come Th. Gautier, ne riscoprirono i valori espressivi.

Poesia burlesca in Spagna

I primi elementi burleschi in Spagna si trovano nell'Arciprete di Hita (sec. XIV) e in Antón de Montoro (sec. XV), ma la poesia burlesca vera e propria fiorì nel sec. XVI, non senza influssi italiani, con i disparates burchielleschi di Juan del Encina e di altri, i Romances burlescos di Baltasar del Alcázar, degni del Berni, alcune poesie di Castillejo, Silvestre, ecc., e soprattutto con alcuni versi di Cervantes (per esempio i sonetti sul Tumulo di Filippo II e sulla riconquista di Cadice). Tratti burleschi sono anche nei due massimi poeti barocchi: Quevedo e Góngora. Fu coltivato anche il poema eroicomico, di cui resta esempio massimo La Gatomaquia di Lope de Vega (1634). Numerosi sono i poeti giocosi dall'Ottocento (in particolare la seconda metà) ai nostri giorni: dal gruppo del Madrid Cómico a Jorge Llopis, le cui Mil peores poesías de la lengua castellana (1957) costituiscono un esempio felice d'intelligente parodia.

Poesia burlesca in lingua inglese

Il genere assunse nella cultura di lingua inglese aspetti peculiari; va inoltre rammentato che il termine burlesque, sia a livello letterario sia in quanto intrattenimento, divenne essenzialmente sinonimo di parodia. Tralasciando, in quanto non rientra strettamente nell'area del burlesco, la poesia tragicomica (mock-heroic) tipica del Settecento e in particolare di Pope, l'esempio più notevole di poesia burlesca è in Inghilterra il poema eroicomico Hudibras (1663-78) di Samuel Butler, opera originale anche se si colloca in un solco che riporta a Cervantes e a Scarron. Negli Stati Uniti, si può ascrivere al genere burlesco il poema di James Russell LowellA Fable for Critics (1848; Una favola per i critici), che nei modi del poema eroico svolge in effetti un discorso ironico sulla letteratura americana contemporanea.