Questo sito contribuisce alla audience di

marmo

Guarda l'indice

Lessico

(ant. màrmore), sm. [sec. XIV; latino marmor -ŏris].

1) Roccia calcarea cristallina a struttura solitamente granoblastica saccaroide formatasi per ricristallizzazione di rocce carbonatiche nel corso di processi metamorfici. Nel linguaggio comune e in senso merceologico, ogni calcare, o al limite qualsiasi roccia, suscettibile di bella lucidatura e di impiego come pietra da taglio e da decorazione: marmo grezzo, lavorato; un blocco, una colonna, una statua di marmo. In particolare, marmo artificiale, impasto di gesso e cemento, opportunamente colorato con speciali procedimenti atti a imitare le sfumature e le venature del marmo vero, e cotto in forno a temperature molto elevate; viene prodotto in lastre e impiegato in edilizia esclusivamente per interni. In loc. fig.: essere di marmo; avere il cuore di marmo, freddo, insensibile, indifferente; avere le mani di marmo, gelide; diventare un pezzo di marmo, intirizzito dal freddo; una data da scolpire, da incidere nel marmo, importantissima, da non dimenticare.

2) Per estensione, oggetto, scultura, rilievo ottenuti dal marmo: i marmi del museo. In particolare, lastra marmorea usata per decorazione o come piano d'appoggio sui mobili: la facciata della chiesa è rivestita di marmo; il marmo del tavolo.

3) Lett., lapide, tomba: “a questi marmi / venne spesso Vittorio ad ispirarsi” (Foscolo), con riferimento alle visite fatte dall'Alfieri alle tombe di S. Croce.

Petrografia: generalità

Teoricamente un marmo puro dovrebbe essere formato solo da piccoli cristalli di calcite e quindi corrispondere all'analisi chimica per il 56% a ossido di calcio e per il 44% a biossido di carbonio: sono però sempre presenti dei componenti accessori o connessi all'attività metamorfica; se il tenore delle impurezze è assai elevato, la roccia è detta calcefiro. I componenti accessori hanno un'importanza notevole nel determinare il valore artistico e commerciale del marmo perché dalla loro natura chimica e concentrazione dipendono la colorazione, le tonalità, il disegno, l'alterabilità, ecc.: i più diffusi sono quarzo, miche, cloriti, talco, pirite, magnetite, grafite, apatite, feldspati, ossidi di ferro. I marmi possono essere prodotti da metamorfismo sia di contatto sia regionale operante su calcari e dolomie: l'intensità dei processi metamorfici è deducibile dalla presenza di minerali critici formatisi per combinazione delle eventuali impurezze con l'ossido di calcio prodotto dalla decomposizione termica del calcare, a temperature diverse; la presenza di una consistente fase fluida, di solito acqua e biossido di carbonio, favorisce le reazioni metamorfiche, rendendole possibili anche a temperature relativamente basse. Così, l'anfibolo tremolite indica un metamorfismo di basso grado, il pirosseno diopside invece temperature superiori a 550 ºC; a temperature ancora superiori, per reazione tra ossido di calcio e biossido di silicio, si formano la wollastonite, CaSiO₃, e altri silicati di calcio, rari, come monticellite, spurrite, melilite, ecc. Dalle dolomie, pure o calcaree, si originano i marmi dolomitici, costituiti da dolomia ricristallizzata di aspetto saccaroide se la temperatura ha raggiunto valori modesti, perché altrimenti si opera una dedolomitizzazione con liberazione di calcite, ossido di magnesio e biossido di carbonio, e formazione di marmi a periclasio (MgO), o a brucite [Mg(OH)₂] se l'ossido di magnesio si trasforma per idratazione di idrossido. Se le rocce dolomitiche sono impure si formano, col crescere delle temperature, diversi silicati di magnesio o di calcio e magnesio come talco, diopside, forsterite, serpentino, ecc. Nel metamorfismo regionale, a causa delle elevate pressioni delle fasi gassose, molte reazioni metamorfiche avvengono a temperature nettamente superiori a quelle che risultano invece sufficienti nel metamorfismo termico; difficilmente si supera lo stadio relativo alla formazione di diopside. I marmi prodotti dal metamorfismo regionale presentano una tessitura scistosa che tende però ad attenuarsi fino a scomparire in quelli originatisi in zone metamorfiche profonde, sostituita da strutture di flusso, come per esempio nei cipollini. Se i silicati prevalgono rispetto alla calcite e la tessitura è scistosa, anziché di marmi si parla di calcescisti.

Petrografia: classificazione

I marmi in senso lato possono essere classificati in base al colore, alla composizione chimica, alla presenza o meno di pigmento e quindi alla natura di questo. La classificazione in base al colore è quella più usata commercialmente, intendendosi per colore quello predominante su altri eventualmente presenti. Si distinguono pertanto marmi bianchi, turchini, gialli, rossi, neri, verdi, policromi e variegati. Chimicamente i marmi vengono suddivisi in carbonatici, solfatici e silicatici: i primi comprendono i veri marmi e le rocce calcaree di deposito chimico od organogene; i solfatici sono gli alabastri gessosi, come quelli di Volterra o i ballatini della Sicilia, oppure le rocce anidritiche come l'anidrite di Costa Volpino (Valcamonica) nota come volpinite o bardiglio di Bergamo; ai marmi silicatici vanno riferite le rocce di natura ignea e di bell'aspetto come graniti, sieniti, ecc. e altre metamorfiche come oficalci, calcefiri, serpentine, ecc. In base alla natura del pigmento i marmi vengono distinti in marmi senza pigmento (marmi bianchi), a pigmentazione carboniosa (marmi neri e bardigli), limonitica (marmi gialli chiari e scuri), limonitico-ematitica (marmi giallo-rossicci, aranciati, rosati), ematitica (marmi rossi, corallini, sanguigni), ematitico-manganesifera (marmi rosso cupi, rosso violacei, purpurei), cloritico-serpentinosa (marmi verdi, cipollini).

Petrografia: estrazione

L'estrazione del marmo si effettua in cave col metodo della coltivazione a cielo aperto: per la durezza del materiale e la necessità di disporre di blocchi squadrati, il taglio si effettua impiegando un filo d'acciaio elicoidale, fatto scorrere tesato fra due pulegge, con interposto materiale abrasivo. I blocchi tagliati vengono portati a valle con lizze, piani inclinati, teleferiche, fino alle segherie dove, mediante idonee segatrici, vengono ottenuti i pezzi nelle dimensioni richieste: questi, infine, vengono sottoposti a lucidatura. Mediante idonei torni si possono ottenere pezzi torniti (per esempio pilastrini, ecc.).

Arte

Il marmo, usando qui il termine nella sua accezione più generale a comprendere altre pietre che, pur non potendo essere scientificamente classificate come tali, tuttavia sono passibili di politura e di alto valore decorativo, fu largamente usato nelle sue molte varietà, dall'antichità a oggi, sia in scultura sia in architettura, con funzioni strutturali o decorative. Nella Grecia antica il marmo in grandi blocchi squadrati fu usato talvolta come materiale da costruzione (di marmo pentelico, tipo largamente impiegato con quello di Paro e di Nasso, anche nella statuaria, sono i monumenti dell'Acropoli di Atene della sistemazione periclea, risalente al sec. V a. C.), più spesso per elementi architettonici (fusti, capitelli, architravi, ecc.); in lastre fu usato come rivestimento di materiali meno nobili. L'importazione di marmi grezzi, semilavorati o lavorati, dalla Grecia, dall'Egitto, dall'Asia Minore, già viva nella Magna Grecia, iniziò a Roma nei sec. II-I a. C., e l'uso del marmo nell'architettura e scultura romana si fece più frequente dopo l'apertura (ca. 50 a. C.) delle cave di Carrara (marmor lunensis, da Luni). L'applicazione di lastre di marmo o brecce (crustae) in composizioni geometriche e figurate (opus sectile) raggiunse la sua massima fioritura in età imperiale in tutto il mondo romano. Erede di questa tradizione che impiega il marmo come elemento di qualificazione della superficie muraria, in tarsie policrome a motivi geometrici, fu l'architettura bizantina (Ravenna, S. Vitale; Parenzo, Basilica Eufrasiana; Costantinopoli, S. Sofia) e veneto-bizantina (Venezia, S. Marco), e, più tardi (sec. XI-XII), l'arte dei marmorari romani, Cosmati e Vassalletto, che abbinarono il marmo a tessere musive nella decorazione architettonica (Roma, chiostri di S. Paolo fuori le Mura e di S. Giovanni in Laterano) e di suppellettili religiose (Salerno, ambone del duomo). Anche l'architettura romanica toscana usò rivestimenti esterni in marmo a tarsie di colore contrastante (Firenze, S. Miniato al Monte; Lucca, S. Martino e S. Michele in Foro), mentre quella gotica lo impiegò, con funzioni strutturali e decorative, in rosoni, guglie, capitelli scolpiti a traforo (Orvieto, duomo; Milano, duomo). L'arte rinascimentale usò rivestimenti di marmi policromi in esterni (Firenze, S. Maria Novella; Bergamo, Cappella Colleoni; Pavia, Certosa; Venezia, S. Maria dei Miracoli) e preziose tarsie marmoree geometriche o figurate (pavimento del duomo di Siena) negli interni, mentre l'arte barocca confinò il marmo essenzialmente all'interno dell'edificio (Roma, S. Pietro, S. Luigi dei Francesi; Firenze, Cappella dei Medici; Napoli, Certosa di S. Martino) con brillanti effetti di policromia nelle complesse tarsie decorative in cui il marmo si mescola alla pietra dura. § Tra i marmi più apprezzati nell'antichità, oltre a quello di Carrara e ad altri bianchi statuari, si citano il pavonazzetto antico (marmor Phrygium) dell'Asia Minore, il cipollino (Carystium) dell'Eubea, il giallo antico (Numidicum) della Tunisia, il rosso antico, forse del Pentelico, il portasanta (Carium; deve il suo nome all'esser stato usato nella decorazione delle porte delle basiliche romane) di Chio, l'africano (Chium), il fior di pesco (Molossium) forse dell'Epiro, il nero antico (Taenarium) del capo Tenaro (Peloponneso). Tra i marmi antichi ve ne sono alcuni di cui è ignota l'origine o esaurita la vena. § Oltre ai marmi statuari, sono usati in architettura e in edilizia marmi in lastre di vari spessori per rivestimenti di facciate, di interni e per pavimenti. In pezzi più piccoli (scarti di lavorazione) viene utilizzato per formare mattonelle (marmette e marmettoni) ricavate, segandole, da blocchi costituiti da frammenti di marmi e leganti speciali. In frammenti molto minuti, impastati con leganti vinilici, il marmo è impiegato con ottimi risultati come rivestimento murale noto anche come intonaco plastico.