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quartétto

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Lessico

sm. [sec. XVIII; da quarto].

1) Composizione musicale per quattro voci o quattro strumenti. Per estensione, il complesso dei quattro esecutori o dei quattro strumenti.

2) Fig., scherzoso, gruppo di quattro persone di caratteri e gusti affini o anche assortite in modo curioso: che strano quartetto!

3) Gioco di carte praticato da tre o più giocatori, con un mazzo regolare o variamente figurato; distribuite dal mazziere tutte le carte, ciascuno dei partecipanti tenterà di formare gruppi di 4 carte uguali (quartetto) nel caso si usi un mazzo regolare, o della stessa “famiglia” nel caso si usino carte figurate, chiedendo a uno degli altri giocatori una o più carte mancanti al completamento del proprio gioco; se la risposta risulta negativa il turno passa all'interpellato che a sua volta chiederà una carta a un giocatore a sua scelta e così via. L'ultimo che ha la parola può, seguendo la stessa prassi, sottrarre agli altri i quartetti già completati vincendo la partita. A ogni richiesta esaudita il giocatore deve ringraziare; in caso contrario perde l'opportunità di impossessarsi della carta o del quartetto richiesto.

Musica

Anche se composizioni per quattro voci o per quattro strumenti ad arco o a fiato di tessitura analoga ai quattro fondamentali registri vocali (soprano, contralto, tenore e basso) furono assai diffuse nei sec. XVI e XVII, il termine quartetto si riferisce propriamente a una forma musicale per quattro strumenti ad arco sviluppatasi in Europa dalla seconda metà del Settecento in poi. I tentativi di rintracciare nella letteratura musicale precedente forme che in qualche modo potrebbero ricollegarsi al quartetto così come venne definendosi in epoca classica appaiono velleitari e sostanzialmente scorretti, in quanto non è possibile ricostruire, nel caso specifico, un processo storico unitario e organico. Il quartetto per archi si sviluppò infatti dalla sonata a tre barocca attraverso il processo di trasformazione che essa conobbe nel periodo tardobarocco. Il superamento della concezione compositiva fondata sul basso continuo (che comportava l'esistenza di un basso armonico sul quale veniva realizzato, da parte di uno strumento in grado di generare accordi, il ripieno armonico) comportò da un lato l'inclusione, nell'organico della sonata a tre, di uno strumento di tessitura media (la viola), dall'altro il trattamento uniforme e paritetico, sulla base di una rinnovata concezione contrappuntistica, dei quattro strumenti del nuovo complesso (due violini, viola e violoncello). Contemporaneamente il passaggio dalla forma sonata barocca (monotematica e bipartita) a quella classica (bitematica e tripartita) fornì ai compositori uno schema formale di ampie dimensioni che fece della nuova forma una versione cameristica dello schema della sinfonia (anche il quartetto si basò infatti sui quattro movimenti canonici: allegro, adagio, minuetto o scherzo, finale, spesso in forma di rondò). È assai difficile stabilire a quale musicista spetti il merito di avere per primo elaborato la forma moderna del quartetto per archi: il primato è stato volta a volta rivendicato a compositori come Tartini, Sammartini, Pugnani, Boccherini, Karl e Anton Stamitz, Gyrowetz e altri ancora. In ogni caso è indubbia l'importanza storica fondamentale che ebbe nel processo di sviluppo della forma la scuola classica viennese, illustrata dai nomi di Haydn, di Mozart e di Beethoven (per il quale la forma del quartetto fu sempre, sino all'estrema stagione creativa, un tramite espressivo privilegiato). Il quartetto per archi non ebbe nel primo romanticismo l'importanza fondamentale di cui aveva goduto nel periodo precedente, nonostante l'altissimo livello delle opere che in quest'ambito dettarono Cherubini, Schubert, Schumann, Mendelssohn; il secondo romanticismo fornì invece esempi in qualche modo insuperati con Brahms, Dvořák, Franck, Reger, Borodin, Smetana, Čajkovskij e altri. Successivamente la forma del quartetto per archi è tornata a essere considerata come l'espressione più compiuta e perfetta del repertorio cameristico: tra le moltissime opere del sec. XX si citano i quartetti di Fauré, Debussy, Ravel, Schönberg, Berg, Webern, Stravinskij, Bartók, Malipiero, Pizzetti, Petrassi; numerosi e significativi sono anche i quartetti per archi di alcuni esponenti della musica contemporanea (Donatoni, Manzoni, Berio, Clementi, Porena, ecc.).