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Tunisìa

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(Al-Jumhūrīyah-at-Tūnusīyah). Stato dell'Africa settentrionale (164.150 km²). Capitale: Tunisi. Divisione amministrativa: governatorati (24). Popolazione: 10.326.600 ab. (stima 2008). Lingua: arabo (ufficiale), francese. Religione: musulmani sunniti 99,5%, altri 0,5%. Unità monetaria: dinar tunisino (1000 millesimi). Indice di sviluppo umano: 0,762 (95° posto). Confini: Mar Mediterraneo (N e E), Libia (SE), Algeria (W). Membro di: Lega Araba, OCI, ONU, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Stato dell'Africa settentrionale affacciato sul Mediterraneo e posto a metà strada tra lo Stretto di Gibilterra e il Canale di Suez e ampiamente proteso verso la Sicilia, la Tunisia forma, geograficamente ma anche storicamente, una specie di collegamento tra Africa ed Europa. Profondamente permeata dalle civiltà fenicia e romana (qui era ubicata l'antica e gloriosa città di Cartagine), ma essenzialmente plasmata dalla penetrazione araba, cui deve lingua, religione, consuetudini di vita, la Tunisia rappresenta nel contesto arabo un elemento piuttosto singolare, ispirato a precisi valori nazionali in nome dei quali persegue, dall'indipendenza in poi, una politica fortemente autonoma. A partire dagli ultimi anni del Novecento, infatti, il Paese si è mosso attraverso l'esercizio di un'accorta poltica economica e monetaria, che gli ha consentito di integrare la propria economia con quella occidentale, migliorando anche la propria immagine sullo scenario internazionale.

Lo Stato

Indipendente dal 1956, la Tunisia è una Repubblica dal 1957. In base alla Costituzione del 1º giugno 1959, e più volte emendata (1988, 1999 e 2002), il presidente della Repubblica, che è anche Capo dello stato, è eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni ed è più volte rieleggibile, egli nomina il Primo ministro e i membri del governo. Il potere legislativo è affidato alla Camera dei deputati e alla Camera dei consiglieri, quest'ultima è stata istituita in seguito alla riforma approvata tramite referendum nel 2002. È vietata la formazione di partiti su base religiosa. Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese e sulla legge islamica. Sono stati aboliti i vecchi tribunali religiosi, sostituiti dai tribunali civili suddivisi in Corti di prima istanza, Corti d'appello e Corte suprema. Il codice civile approvato l'anno successivo l'indipendenza, prevede anche alcune norme elementari per la tutela della donna, a cui è riconosciuta la sostanziale parità dei diritti rispetto agli uomini. È in vigore la pena di morte, ma le esecuzioni non hanno luogo dal 1991. La difesa del Paese è affidata alle forze armate divise nelle tre armi tradizionali, a cui si affiancano alcune organizzazioni paramilitari. Il servizio militare viene effettuato su base selettiva e dura un anno. Quando la Tunisia ottenne l'indipendenza, il governo pose tra gli impegni prioritari la lotta all'analfabetismo e l'unificazione delle strutture scolastiche, furono abolite le scuole coraniche e assorbite nel sistema delle scuole pubbliche. L'istruzione in ogni grado è gratuita. L'obbligo scolastico copre un periodo di 9 anni, dai 6 fino ai 15 anni d'età. L'istruzione primaria comprende 6 anni di studio, quella secondaria è articolata in due cicli, il primo triennale e il secondo quadriennale con indirizzo generale, economico e tecnico. In base a recenti stime la percentuale di analfabeti è nettamente diminuita, passando dal 62% nel 1975 al 22,3% nel 2007. L'istruzione superiore viene impartita nelle università di Tunisi, Monastir, Sfax, Sousse e Manouba.

Territorio: morfologia

Il territorio tunisino forma il bordo orientale del Maghreb, la “balconata” mediterranea del continente africano, e in genere rappresenta la prosecuzione strutturale della vicina Algeria. La morfologia è assai varia: la sezione settentrionale è infatti attraversata da vari allineamenti montuosi d'origine cenozoica, cui succede una fascia depressionaria centrale; rilievi tabulari occupano infine il settore meridionale, sahariano, poggiante su un antichissimo zoccolo cristallino e rimasto pressoché stabile a partire dal Mesozoico. I rilievi settentrionali fanno parte del grande sistema dell'Atlante, che qui però ha ormai perso le asperità e le alte vette del Marocco e dell'Algeria. Orientato, secondo l'andamento proprio all'intero sistema, da SW a NE, l'Atlante tunisino è infatti caratterizzato da rilievi relativamente modesti, spesso inframmezzati da altopiani, da zone collinari, da ampie valli; vi si possono tuttavia distinguere due principali serie di catene divise dal solco del fiume Medjerda (o Megerda): a N l'Atlante detto Telliano (o Tell), a S l'Atlante Sahariano (o semplicemente Atlante). I rilievi del Tell, costituiti in prevalenza da arenarie, incombono direttamente sulla costa, determinandone il contorno vario; sono relativamente poco accessibili, spesso interrotti da scoscendimenti; particolarmente vigoroso, benché non raggiunga nemmeno i 1000 m d'altezza, è il massiccio della Krumiria (Khroumirie), che occupa l'estremità nordoccidentale del Paese, dove si raccorda ai monti algerini della Medjerda. Il versante interno del Tell scende alla vasta depressione formata dalla valle della Medjerda, ricoperta da sedimenti per lo più del Cretaceo (era mesozoica); s'innalza poi la sezione tunisina dell'Atlante, o Dorsale Tunisina, prosecuzione del gruppo algerino della Tébessa; si tratta di catene ancora più discontinue di quelle telliane, poiché gli agenti esogeni hanno eroso con maggior facilità e profondamente le rocce in prevalenza calcaree, riducendole talora a rilievi tabulari che improvvise scarpate (kalaat) delimitano. L'altitudine media della catena non è elevata, anche se in essa si trova la massima cima del Paese, il Jebel Chambi (1544 m). Una serie di propaggini per lo più tabulari, in genere di qualche centinaio di metri pur non mancando vette più elevate (Jebel Orbata, 1164 m), va man mano a digradare in un'ampia zona depressionaria, larga ca. 350 km da W a E, occupata da antichi bacini oggi disseccati e coperti da residui salini, gli chotts, che presentano solo eccezionalmente, nella stagione piovosa, uno strato superficiale di acqua salmastra. Il più vasto è lo Chot Jerid, che si abbassa a soli 17 m e mediante il quale un tempo il Sahara poteva spingersi sino al Mediterraneo, che qui appunto s'interna profondamente nel territorio tunisino con l'ampio golfo di Gabès. A S della fascia degli chotts inizia infatti la sezione sahariana vera e propria della Tunisia. Il deserto mostra qui tutti i suoi tre tipici aspetti: roccioso (hamada), ciottoloso (serir), sabbioso (erg); in particolare l'estrema sezione occidentale è occupata dalle dune del Grande Erg Orientale, anch'esso prosecuzione di quello algerino, con le sue sabbie di recente trasporto eolico. Parte integrante dello zoccolo precambriano dell'Africa, il Sahara tunisino è in realtà solo un monotono piano, raramente interrotto da rilievi d'origine sedimentaria; questi però danno origine, nel sudest del territorio, a una debole dorsale di calcari del Cretaceo, formanti l'Altopiano del Dahar (=dosso) e i Monti dei Ksour, che si sviluppano da N a S, pressoché paralleli alla costa, culminando a 715 m poco a W della cittadina di Médenine. Di conformazione tabulare, debolmente incisi dai cosiddetti uidian, i Monti dei Ksour cedono infine a E a un'altra distesa pianeggiante semiarida, la Gefara (Al-Jifārah), più ampiamente però sviluppata nella contigua Tripolitania (Libia). La Tunisia si affaccia al Mediterraneo con 1150 km di coste molto articolate; per convenzione è il tunisino Capo Bon con quello siculo del Lilibeo a dividere il Mediterraneo nei bacini occidentale e orientale. Dal confine con l'Algeria al Capo Bianco il litorale non presenta molte insenature; il mare può solo insinuarsi fra gli speroni rocciosi che protendono i monti della Krumiria; pressoché inesistenti in questo tratto sono le pianure costiere, così come mancano buoni ancoraggi. Tra Capo Bianco e Capo Bon il paesaggio cambia, sia perché i depositi alluvionali, specie della Medjerda, hanno creato nuova terra (varie località che, per esempio, in epoca romana si affacciavano al mare sono ora all'interno), sia perché il mare ha potuto penetrare profondamente entro la terraferma (golfo di Tunisi). Vaste sono poi le pianure della costa orientale, tutte a carattere alluvionale, originate da depositi di corsi d'acqua oggi poveri o solo saltuariamente non completamente asciutti; il litorale, dunoso e in molti punti orlato da lagune, presenta le due vaste rientranze di Hammamet e di Gabès. Numerose isole fronteggiano la costa orientale: le Kuriate, di fronte alla città di Monastir, le Kerkenna davanti a Sfax, l'isola di Djerba (Jerba), la più vasta (514 km²) della Tunisia, ampio frammento tabulare di rocce calcaree a chiusura del piccolo golfo di Bou-Grara. Al largo della costa settentrionale si hanno invece isole di modesta rilevanza, come la vulcanica La Galite, le isole Cani, di fronte a Biserta, e Zembra, nel golfo di Tunisi.

Territorio: idrografia

La rete idrografica è scarsamente sviluppata; unico fiume importante è la già citata Medjerda, in quanto è il solo a regime perenne poiché attinge le sue acque alle alte quote dei monti omonimi, in Algeria, dove le precipitazioni sono ancora relativamente copiose. Lunga 365 km, di cui un centinaio in territorio algerino, entrata in Tunisia la Medjerda scorre prevalentemente da W a E, separando come si è detto il Tell dall'Atlante e sfociando nel golfo di Tunisi; benché il regime sia molto irregolare e la portata vari da 1000 m3/s durante le piene invernali a nemmeno 2 m3/s nei periodi di magra estivi, la vallata del fiume offre buone possibilità per proficue colture. La scarsità di piogge e la prevalenza di terreni impermeabili, quali le argille, poco adatte a trattenere le acque, contribuiscono alla povertà della rimanente idrografia. Si può comunque distinguere tra i corsi d'acqua che dalla Dorsale Tunisina si dirigono verso N, tributando alla Medjerda o sfociando direttamente nel Mediterraneo, e quelli che volgono a S; questi ultimi sono generalmente asciutti e solo di rado, dopo violenti acquazzoni, si formano corsi d'acqua che vengono generalmente a disperdersi assai spesso nei bacini chiusi degli chotts. Il maggiore (ca. 7700 km²) è il citato Chott Jerid, lungo 100 km, che comunica a E con lo Chott Fejaj. In prossimità di tali antichi bacini ora asciutti pur nell'aridità generale della zona affiorano qua e là falde freatiche, permettendo il formarsi di belle oasi (Nefta, Tozeur ecc.). Tra i pochi laghi quello di Biserta (110 km3) comunica col Mediterraneo mediante un canale al cui imbocco è appunto situata la città di Biserta.

Territorio: clima

Allungandosi la Tunisia dal Mediterraneo al Sahara, il suo clima risente naturalmente di influenze sia marittime sia desertiche. Tutta la fascia settentrionale ha uno spiccato clima mediterraneo, cioè con temperature miti e precipitazioni pressoché esclusivamente invernali ma caratterizzate, come in tutto il Paese, da grande irregolarità e variabilità. In genere sui rilievi marittimi del Tell, più direttamente investiti dai venti umidi provenienti da NW, cadono da 600 a 1000 mm annui di pioggia; tali valori si accrescono sui versanti meglio esposti con massimi di 1500 mm annui registrati nell'estremo nordovest, sui monti della Krumiria, presso il confine algerino, mentre decrescono col procedere verso E (625 mm annui a Biserta). Il fianco meridionale del Tell, la valle della Medjerda e i rilievi dell'Atlante ricevono in media solo 400-500 mm annui di pioggia, sufficienti tuttavia a determinare l'importanza economica del fiume e della pianura che esso irriga. La parte centrale del Paese è ormai una regione steppica, semiarida, dove le precipitazioni si aggirano in media sui 100-200 mm annui; analoghi valori si registrano nella pianura costiera orientale (190 mm annui a Sfax, 175 a Gabès), il cui regime pluviometrico è scarsamente influenzato dalla presenza del mare. Il Sud tunisino, completamente arido, riceve meno di 100 mm annui di pioggia; fanno eccezione le pendici dei Monti dei Ksour che, malgrado la modesta altitudine, riescono a condensare l'umidità dell'aria; per esempio nella zona di Médenine si registrano annualmente 200 mm di precipitazioni. Malgrado lo sviluppo essenzialmente NS del Paese, le temperature dipendono, più che dalla latitudine, dalla maggiore o minore marittimità. Le pianure costiere hanno infatti un'escursione termica annua molto simile e contenuta, che si aggira sui 15 ºC (a Biserta la media di gennaio è di 11 ºC, quella di luglio di 25 ºC; a Sfax di 11,5 ºC e 26 ºC); rare sono le giornate di gelo mentre quando d'estate soffia il vento dal Sahara il termometro può superare i 40 ºC. Verso l'interno il clima diviene via via sempre più continentale: a Gafsa (Qafsah) la temperatura media invernale è di 9 ºC, quella estiva di ca. 30 ºC; più a S, nelle lunghe torride estati, spesso si superano i 50 ºC all'ombra, mentre a Thala, sull'Atlante verso il confine algerino, si hanno in inverno le temperature minime. I rilievi però non sono tali da determinare un vero clima di montagna e nemmeno riescono a sbarrare d'estate l'avanzata verso N del ghibli, vento caldo e secco proveniente dal Sahara, che può far salire il termometro oltre i 40 °C.

Territorio: geografia umana

Numerosi reperti della regione di Gafsa hanno dimostrato come la Tunisia fosse abitata già nel Paleolitico; in epoca storica il Paese si trovò a essere posto lungo la rotta delle migrazioni di popoli del Mediterraneo orientale, Cretesi, Greci e Fenici i quali ultimi, dediti soprattutto ai traffici marittimi, stabilirono numerose sedi sulla costa dell'attuale Tunisia. Ciò contribuì poi largamente alla prosperità dei Cartaginesi che, mercanti per eccellenza, presero a sfruttarne i minerali, a migliorarne l'agricoltura, a svilupparne le capacità commerciali, introducendo tra l'altro l'uso della moneta. Prospero fu anche il periodo corrispondente al dominio di Roma, la quale colonizzò razionalmente il Paese e vi fondò numerose città che sono rimaste alla base della successiva organizzazione territoriale. Fondamentale fu però l'arrivo degli Arabi (sec. VII), che diedero un corso totalmente nuovo alla civiltà tunisina, determinando la definitiva islamizzazione del popolo e l'adozione della lingua araba, mentre si verificava la progressiva scomparsa degli elementi originari berberi, oggi assai esigui e per lo più relegati in alcune zone delle montagne meridionali. La prosperità goduta in genere con gli Arabi cessò con la successiva dominazione turca; quando nel 1881 i francesi imposero il loro protettorato il Paese era economicamente depresso, la popolazione scarsa. Nonostante il susseguente cospicuo movimento migratorio, verificatosi a partire dalla fine del sec. XIX, a opera soprattutto di francesi e italiani, ancora al primo censimento (1911) la popolazione era di appena 1,9 milioni di ab., saliti nel 1931 a 2,4 milioni, di cui ca. 200.000, cioè oltre l'8%, stranieri. La presenza europea fu consistente sino agli anni Cinquanta, ma già nel 1948 era cominciato l'esodo verso il nuovo Stato di Israele della comunità ebraica. Con l'indipendenza si ebbe il grande rimpatrio di coloni francesi e italiani (in due anni ne partirono ca. 110.000); tuttavia in breve, grazie all'elevato indice demografico, furono superati i valori precedenti fino a superare gli 8 milioni; il coefficiente annuo di accrescimento è stato, negli anni 1985-90, del 2,4%. Questa tendenza al rapido aumento demografico, che perdura malgrado la propaganda ufficiale per il controllo delle nascite, determina il sorgere di gravi problemi economici e la ricerca di nuovi posti di lavoro, per cui si assiste a un notevole flusso emigratorio dalla Tunisia verso vari Stati europei tra i quali ovviamente la francia, di cui i tunisini conoscono in genere la lingua, e l'Italia; non meno intensi sono i movimenti migratori interni dal Sud verso il Nord, dove industrie e commerci sono più sviluppati e l'agricoltura è più redditizia. Si viene così accentuando la tradizionale disparità nella distribuzione della popolazione, legata primariamente alla quantità delle precipitazioni (cioè alle possibilità agricole e insediative), quindi alla presenza di centri coagulatori di altre attività economiche La popolazione attuale è composta quasi esclusivamente da arabi (96,2%), seguiti da berberi (1,4%) e da una piccola percentuale di altri gruppi (2,4%. La densità media della Tunisia settentrionale è di 63 ab./km² (ma in vaste aree si superano ormai i 100 ab./km²), contro i 4-5 ab./km² dell'estremo Sud, dove tra l'altro sussistono ancora rare popolazioni nomadi, in via però di sedentarizzazione, e dove i centri stabili maggiori corrispondono alle oasi sparse. Più diffuso è il popolamento del Nord, con numerosi villaggi scaglionati sia nelle valli e nelle depressioni montane sia sulle stesse pendici dei monti, tra campi di cereali e oliveti; l'urbanesimo in Tunisia è però abbastanza sviluppato (nel 2008 il 67% della popolazione viveva in città), anche se in misura minore della vicina Algeria. Prevale nettamente la capitale, Tunisi, erede dell'antica Cartagine, che è sempre rimasta il centro più importante del Paese; divenuta con i francesi, e ancor più con l'indipendenza, sede di molteplici attività industriali e commerciali, ha assunto un aspetto nettamente moderno, accanto al quale permane però intatta la vecchia città araba, la pittoresca medina. Dal 1956 ha triplicato la sua popolazione e raggiunge i 2 milioni di ab. su un'estensione assai vasta che comprende siti prestigiosi come Cartagine, il lago di Tunisi ma anche vaste periferie e cittadine che superano i 100.000 abitanti. Tra gli altri centri, tutti di peso economico e demografico nettamente inferiore e tutti con funzioni eminentemente portuali, sono, sulla costa orientale, Sfax, sbocco marittimo della Tunisia centrale, Susa (Sūsah) e Gabès, già attivo nodo carovaniero; sulla costa settentrionale è Biserta (Banzart), un tempo munita base navale francese in una delle più protette rade dell'intero Mediterraneo, ma che ha avuto scarsi sviluppi economici a causa della limitatezza del suo retroterra. Nell'interno, non lontano da Susa, è Kairouan, la “città santa” della Tunisia, la più antica città araba di tutto il Maghreb (fu fondata nel 671); fu capitale della dinastia degli Aghlabiti e vanta nella Grande Moschea uno dei più insigni edifici religiosi del mondo arabo. Chiamata un tempo anche “capitale delle steppe”, è oggi centro agricolo e turistico, con un artigianato artistico in via di sviluppo. Infine tra i centri d'oasi il maggiore è Gafsa, nella Tunisia centrale.

Territorio: ambiente

Le condizioni climatiche della Tunisia ne determinano naturalmente la copertura vegetale. La costa è tutta di tipo mediterraneo, bassa e ricca di insenature. Boschi abbastanza fitti di querce da sughero e di pini ricoprono ancora il Tell e l'Atlante, dove sono però già meno rigogliosi; più a S predomina la vegetazione steppica, priva ormai di specie arboree e dove crescono solo erbe selvatiche e arbusti, come lo sparto e l'artemisia. Nelle depressioni, presso gli chotts, riescono a sussistere solo piante grasse come il quetaf, pastura per le pecore; infine nell'aridissimo Sahara si hanno unicamente le macchie verdi delle oasi, con la tipica presenza delle palme da dattero. Tra gli animali selvatici qui vivono iene, cinghiali, sciacalli e gazzelle, mentre nelle zone desertiche sono presenti molti serpenti velenosi come il cobra e la vipera cornuta e alcune specie di scorpioni. La Tunisia ospita inoltre una grande varietà di uccelli: ne sono state registrate oltre 200 specie, tra cui cicogne, falchi, aquile, gruccioni e ghiandaie, e numerosi uccelli di ripa e acquatici. L'eccessivo sfruttamento dei terreni sia agricoli sia adibiti al pascolo, la siccità e l'inquinamento delle acque sono tra i problemi ambientali più gravi che il Paese è costretto ad affrontare. Solo l'1,3% del territorio è protetto sotto forma di parchi nazionali, nove in tutto, e riserve naturali. L'UNESCO, nel 1980, ha dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità il Parco nazionale di Ichkeul.

Economia: generalità

La Tunisia ereditò dal periodo coloniale francese una moderna struttura produttiva. Dopo aver aderito negli anni immediatamente successivi all'indipendenza (1956) a un indirizzo di sviluppo economico d'impronta nettamente socialista, a partire dal 1970 il Paese operò un cambiamento quasi totale delle proprie scelte programmatiche. Facendo largo appello al capitale straniero, il governo focalizzò i massimi sforzi sull'incentivazione dell'industria, sulla realizzazione di grandi infrastrutture di pubblica utilità e sul potenziamento del turismo. Il risultato di tali politiche fu un relativo dinamismo economico che non fu in grado però di superare i forti squilibri tra produzione e consumi interni e non riuscì a evitare che le importazioni fossero superiori alle esportazioni. Gli anni ottanta la crisi petrolifera e quella libico-tunisina, rilevarono la fragilità di questo sistema economico. Iniziò così una nuova fase che ebbe i primi esiti negli anni Novanta del Novecento; nel 1995 venne riformato il codice del lavoro, che consentì di liberalizzare alquanto i rapporti di lavoro e, nello stesso anno, la Tunisia firmò con la UE un trattato di libero scambio. I risultati positivi non mancarono: l'area del benessere si allargò e il generale tenore di vita risultò certamente migliorato. Tra i Paesi del Maghreb, la Tunisia è quello che ha fatto registrare nel Duemila, il più elevato tasso di crescita annuo dell'economia: il Paese registrava nel 2008 un PIL, in crescita, di 40.348 ml $ USA e un PIL pro capite di 3.907 $ USA. Tuttavia le ripetute esplosioni di malcontento offrono una diversa chiave interpretativa dei pur lusinghieri risultati economici conseguiti. La crescita è risultata infatti tutt'altro che equilibrata, sia per quanto riguarda la distribuzione del reddito (la disoccupazione rimane una delle più gravi piaghe del Paese), sia per i settori produttivi e le aree di sviluppo.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Anche grazie ad alcune recenti e importanti riforme, il settore primario è in costante sviluppo. I cereali costituiscono l'alimento base della popolazione; prevalgono il frumento, che per esigenze climatiche è circoscritto alle pianure del Nord, e l'orzo, che è invece diffuso anche nelle aree semisteppiche di Al Jifārah. Discreto sviluppo hanno i prodotti orticoli (pomodori soprattutto) e frutticoli (pesche, albicocche, prugne, mele, pere, mandorle ed eminentemente agrumi): in parte consumati localmente sono anche esportati, in quanto, maturando anticipatamente grazie al clima, giungono sui mercati europei come primizie. Molto quotati all'estero sono pure i datteri. Più importanti sono però le coltivazioni dell'olivo e della vite. La viticoltura, una creazione coloniale, ha indirizzo prevalentemente enologico; molto più diffusa è, come si è detto, la olivicoltura, praticata con tecniche colturali sempre più moderne e razionali, che consentono alla Tunisia di essere l'unico grande produttore di olio di oliva del continente africano, nonché uno dei maggiori su scala mondiale. Più modeste sono infine le colture del tabacco, delle barbabietole da zucchero e delle patate. § Estremamente esigue sono le aree forestali, pari a ca. il 3% della superficie nazionale e in pratica limitate alle zone montane settentrionali (nel 2005 si ricavavano annualmente poco più di 2 milioni di m3 di legname); un certo rilievo ha il sughero, proveniente dai monti settentrionali, mentre nelle zone delle steppe è largamente raccolta l'alfa, utilizzata per la fabbricazione della carta e in gran parte esportata. § Il Paese dispone inoltre di un patrimonio zootecnico di rilevante entità: nel Nord, più umido e quindi con pascoli più ricchi, sono concentrati i bovini, favoriti altresì da una certa diffusione delle colture foraggere; per contro nelle steppe centromeridionali l'allevamento è ancora prettamente seminomade e riguarda in prevalenza gli ovini e i caprini, che forniscono anche un discreto quantitativo di lana. Consistente è il numero di volatili da cortile e quello dei cammelli, utilizzati insieme agli asini e ai muli nel Sud e nelle aree rurali. § Un settore in costante sviluppo è quello della pesca, aiutato anche da diverse misure finalizzate in particolare all'ampliamento della flotta, delle infrastrutture portuali e degli impianti per la refrigerazione. Prevalgono i tonni e le sardine; il pescato annuo alimenta le industrie conserviere di Mahdia e di Gabès; nel golfo di Gabès si effettua ancora la pesca delle spugne.

Economia: industria e risorse minerarie

Ca. il 50% delle industrie si concentra nella capitale. L'industria tunisina è basata principalmente sulla trasformazione dei prodotti agricoli e minerari locali. Le industrie di base comprendono eminentemente una raffineria di petrolio a Bizerta (Bizerte), alcuni complessi siderurgici e metallurgici ubicati vicino a Tunisi e nel nuovo polo di Menzel-Burghiba, stabilimenti chimici (lavorazione dei fosfati, produzione di acido solforico, fertilizzanti ecc.), cementifici e stabilimenti meccanici. Più numerosi e variamente dislocati sono gli stabilimenti che lavorano prodotti agricoli e zootecnici, come oleifici, complessi molitori, birrifici, zuccherifici, industrie conserviere, manifatture di tabacchi, stabilimenti tessili ecc. Notevole è tuttora l'attività artigianale, specie per la produzione di tappeti e di oggetti in argento. § Il Paese appare senz'altro favorito quanto a risorse minerarie, in particolare idrocarburi: possiede numerosi giacimenti di piombo, zinco, minerali argentiferi, mercurio e soprattutto petrolio. Quest'ultimo, estratto per la prima volta nel 1964 dai pozzi di El-Borma nel Sud del Paese, costituisce oggi un'importante merce d'esportazione, anche se nel corso degli anni Ottanta molti giacimenti sono andati a esaurirsi (oltre a quello di El-Borma, i più importanti giacimenti sono quelli di Douleb e di Tamesmida). La Tunisia è fra i primo produttori mondiali di fosfati. Cospicui sono altresì i giacimenti di gas naturale, ubicati in prevalenza attorno al golfo di Gabès. Discreta è l'estrazione dei minerali di ferro; completano il panorama minerario il salgemma e il salmarino (dalle saline di Mégrine, Soliman, Ras Dimas, Mahdia ecc.). Il petrolio contribuisce in buona misura ad alimentare le centrali elettriche, che sono in prevalenza termiche.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il terziario è il settore più importante dell'economia e partecipa per quasi il 60% alla formazione del PIL. Nonostante i commerci siano vivaci, sia quelli interni sia quelli con l'estero (soprattutto UE), la bilancia commerciale è in passivo (le esportazioni coprono in media i due terzi e anche meno delle importazioni). La Tunisia esporta prevalentemente abbigliamento, materiale elettrico ed elettronico, petrolio e derivati, seguiti da olio d'oliva, primizie ortofrutticole ecc., mentre le importazioni sono rappresentate per lo più da macchinari e mezzi di trasporto, carburanti e prodotti petroliferi, ferro e acciaio ecc. § Paese di transito fra il Maghreb e il resto dell'Africa settentrionale, la Tunisia dispone di una buona rete di comunicazioni interne che copre l'intero territorio. La rete ferroviaria si basa sul fondamentale asse costiero Biserta (Bizerte)-Tunisi-Sfax, dove si diramano tronchi per Gafsa, Tozeur e Gabès; a W si raccorda con le linee algerine. Grande rilievo, anche per il sempre continuo incremento del turismo, riveste la rete stradale, che fa capo massimamente alla litoranea Biserta (Bizerte)-Gabès, con prolungamento con la Libia; la rete comprende fra le principali linee interne la direttrice Kairouan-Kasserine e l'arteria per le oasi meridionali, si sviluppava (nel 2004) per 19.000 km, collegando tutti i principali centri del Paese. I servizi marittimi si avvalgono largamente del porto di Tunisi (con l'avamporto della Goletta) e di quello di Gabès, Beserta (Bizerte), Susa (Sousse) e Sfax per il movimento commerciale; il porto di La Skhirra è adibito all'esportazione di petrolio. Il Paese dispone di sette aeroporti internazionali: Tunisi/El-Aouina, Tunisi/Cartagine, Djerba, Monastir e Tozeur, Tabarka, Sfax. § Rilevanti sono gli apporti di valuta provenienti dal comparto turistico ormai molto affermato e che può contare su attrezzature fra le migliori del litorale mediterraneo africano; nel 2006 la Tunisia è stata visitata da ca. 6,5 milioni di stranieri, attirati da splendide spiagge, resti archeologici dell'Impero romano e dall'ambiente intatto delle oasi.

Preistoria

Industrie a bifacciali riferite all'Acheuleano sono note in alcuni siti, come per esempio Koum el-Majene e Sidi Zin vicino a El Kef. Il Paleolitico medio è attestato da numerosi rinvenimenti in superficie o in strato. Tra questi ricordiamo il Musteriano nei pressi di Gafsa, ad Ain Meterchem e nel sito di El Guettar, con fauna a rinoceronte, cammello, bovidi ecc.; in questo sito è stata rinvenuta una singolare e complessa struttura conica formata da pietre sferoidali, forse collegabile alla presenza di sorgenti artesiane nella località. Industrie dell'Ateriano sono note in alcuni siti, per esempio a Sidi el Ferjani, Sidi Mansour e Uadi el Akarit. Il Paleolitico superiore è attestato, tra l'altro, nelle già ricordate località di El Guettar e Sidi Mansour; industrie dell'Iberomaurusiano sono state riconosciute a Ouchtata (Nefza), Zarath (Gabès) e in altre località. Frequenti sono i chiocciolai e le occorrenze di materiali litici riferibili al Capsiano: Bortal Fakher vicino a Gafsa, con datazioni al C14 comprese tra 7600 e 6930 anni da oggi, El Mekhta, anch'essa vicino a Gafsa, con manifestazioni di arte mobiliare su placchette, Chabet el Bakrer vicino a Kasserine ecc. Fiorito in territorio tunisino ma diffusosi presto in tutto il Nordafrica e in zone più interne, è il complesso culturale capsiano individuato a Gafsa e risalente a una fase finale dei tempi paleolitici.

Storia

Fin dai tempi più antichi la Tunisia fu abitata da popolazioni di tipo europoide, dette Libi dagli Egizi e dai Greci e Numidi dai Romani. Di tutti i centri fondati dai Fenici nell'Africa settentrionale, le due città più importanti furono Utica e Cartagine, il cui territorio comprendeva gran parte della Tunisia attuale. Alla fine del sec. III a. C. si formarono intorno a questo territorio due regni di Numidia, unificati poi da Siface (206-205 a. C.) in un dominio che comprendeva la Tunisia meridionale e gran parte dell'Algeria e del Marocco. I suoi re furono costantemente implicati nelle guerre puniche, come amici o nemici dei Romani. Dopo il crollo dell'Impero punico, il territorio della distrutta Cartagine divenne una provincia romana chiamata “Africa”: qui i Romani svilupparono grandi opere agricole e urbane e Cartagine fu ricostruita. Durante la decadenza dell'impero, la Tunisia fu occupata dai Vandali (430-534). Ripresa poi dai Bizantini e mal governata, cadde in mano agli arabi (sec. VII). Col nome di Ifrīqiyah, gli arabi indicarono la Tunisia, la Tripolitania e l'Algeria orientale; e la città di Kairouan, da loro fondata, fu capitale di questo nuovo dominio. Nell'anno 800 l'arabo Ibrāhīm Ibn el Aghlab, governatore dell'Ifrīqiyah, si ribellò al califfo di Baghdad fondando nella regione la prima dinastia indipendente, che durò fino al 909, e attuò la conquista della Sicilia (827-877). Furono invece berbere le tre dinastie seguenti, degli obaditi o fatimiti (909-1171), degli almohadi (1160-1207) e degli hafsidi (1207-1574). Il sovrano obadita al Muʽizz conquistò tutto il Maghreb e infine anche l'Egitto (969), dove fondò la città del Cairo. I Fatimiti si affermarono anche in Siria. In seguito l'Egitto andò perduto a favore degli ayyubiti, mentre i domini occidentali caddero in potere di gruppi berberi. Il grande retaggio di al Muʽizz fu ripristinato dall'almohade Ibn Tumart, dall'Atlantico all'Egitto, ma la Sicilia passò ai Normanni. Sotto gli hafsidi, resisi indipendenti da Tunisi, la regione acquistò grande prosperità e Tunisi divenne un centro importante anche culturalmente. Agli inizi del sec. XVI i porti della Tunisia divennero rifugio di corsari turchi, aiutati dai sultani di Costantinopoli. I corsari finirono per rimanere padroni di Algeri, Biserta e Tunisi, a beneficio ultimo dei turchi, che poterono affermare la loro sovranità sulla regione (1574). Nel 1705 il comandante dei giannizzeri Ḥusayn si proclamò bey, dando inizio alla dinastia degli Ḥusayinidi. Nella seconda metà dell'Ottocento, la Tunisia divenne oggetto di una grande partita diplomatica fra le potenze europee, ai fini del predominio nel Mediterraneo, ma la Francia si risolse a un colpo di forza, occupando la Tunisia con un corpo di spedizione e imponendo al bey il suo protettorato (Trattato del Bardo, 12 maggio 1881; Convenzione della Marsa, 8 giugno 1883). Nei primi anni del sec. XX ebbero inizio i movimenti nazionalisti, che si concretarono nel 1920 con la fondazione del Partito Liberale Costituzionale (in forma abbreviata Destour), che reclamava i diritti politici per i tunisini. Dopo lunghe e dure lotte, i nazionalisti riuscirono dapprima a ottenere una maggiore autonomia interna e, infine, per opera soprattutto di Habib Burghiba, l'indipendenza nazionale (20 marzo 1956). Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, la Tunisia fu utilizzata come base dai tedeschi nei combattimenti contro gli Alleati in Algeria: il Paese fu teatro di un'aspra battaglia. Nell'aprile dello stesso anno Burghiba fu nominato primo ministro. Nel luglio 1957 l'Assemblea Nazionale depose il bey, abrogò la monarchia e proclamò Habib Burghiba presidente. Nel 1959 venne promulgata la nuova Costituzione. Da quella data (fino al 1987) la Tunisia ha vissuto sotto la tutela di Burghiba, il quale nel 1974 si fece proclamare presidente a vita, designando Hedi Nouira come suo successore. Nel 1978 nella impalcatura politica tunisina apparvero le prime crepe: dopo violenti incidenti di piazza il governo fece arrestare il leader sindacale Habib Achour, capo dell'Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGL Tunisia ). Nel 1980, l'ormai impopolare Nouira venne sostituito come primo ministro e successore di Burghiba da Mohamed Mzali (1925-2010). Nel 1982, in seguito all'invasione israeliana del Libano meridionale, l'OLP trasferì il suo quartier generale da Beirut a Tunisi, ma il raid dell'ottobre 1985 contro la residenza tunisina di Yasir Arafat da parte di aerei israeliani costrinse l'OLP a trasferire altrove i suoi effettivi. Nel luglio 1986 il premier Mzali fu esautorato da un Burghiba ultraottantenne, più che mai deciso a riprendere le redini del potere dopo un triennio di relativa eclissi. Con la nomina del filoccidentale Rachid Sfar, il vecchio leader chiudeva con i settori panarabi e integralisti della Tunisia scegliendo chiaramente l'Occidente. Nel novembre 1987, il primo ministro Zin al-Abdin Ben Ali depose Burghiba, dichiarandolo incapace di governare per le precarie condizioni di salute, e assunse la presidenza della Repubblica. Smantellate alcune delle preesistenti strutture statali, con trasformazione del Destour in Raggruppamento Costituzionale Democratico (febbraio 1988), e fatte formali concessioni a una certa liberalizzazione, nell'aprile 1989 Ben Ali veniva quindi confermato con le elezioni alla presidenza della Repubblica. Anche le presidenziali del marzo 1994 videro una vittoria plebiscitaria (99,9% dei voti) di Ben Ali. Malgrado la volontà di democratizzazione del Paese, il nuovo governo, bloccato dalle contraddizioni della società tunisina, manifestò comunque un autoritarismo non molto dissimile da quello del precedente regime, fino a varare nel 1992 una legge assai restrittiva sui diritti d'associazione. Nel frattempo i rapporti internazionali videro un andamento alterno delle relazioni con gli Stati Uniti (peggiorate durante la guerra del Golfo) e soprattutto il miglioramento di quelle con i Paesi vicini. Le elezioni dell'ottobre 1999, le prime multipartitiche, riconfermarono, con larghissimo consenso, il presidente Ben Ali per un terzo mandato. La morte di Burghiba nel 2000 radunò in Tunisia i leader politici dell'Europa e dei Paesi arabi. Nonostante la costituzione limitasse la presidenza a tre mandati di governo di cinque anni ciascuno, nel settembre del 2001 Ben Ali veniva scelto come candidato alla presidenza e, attraverso l'approvazione di un referendum costituzionale che portava il limite dei mandati presidenziali da tre a cinque (2002), veniva riconfermato con una larghissima maggioranza nelle elezioni del 2004 e del 2009. Il regime assoluto del presidente Ben Ali doveva, però, fare i conti con un malcontento sociale sempre più crescente, culminato nelle rivolte di piazza della fine del 2010 e l'inizio del 2011; dopo un estremo tentativo di calmare le proteste, annunciando riforme e concedendo potere agli esponenti dell'opposizione, il presidente lasciava il Paese e il potere veniva assunto temporaneamente dal presidente del parlamento Fouad Mebazaa. All'inizio del 2012 si insediava un nuovo governo di transizione, guidato da Beji Caid el Sebsi, mentre un tribunale spiccava un mandato di arresto internazionale contro l'ex presidente e la moglie. In ottobre si svolgevano le elezioni per formare un'assemblea costituente, vinte dal partito islamista Ennahda, guidato da Rachid Ghannouchi. I partiti della coalizione di governo nominavano capo dello stato Moncef Marzouki e primo ministro Hamadi Jebali. A giugno gruppi di salafiti provocavano disordini in varie parti del Paese. Nel gennaio del 2014 divantava premier Mehdi Jomaa, mentre in ottobre si svolgevano le elezioni legislative vinte dal partito laico Nida' Tunus. A dicembre diventava presidente Beji Caid Essebsi, vincendo le elezioni presidenziali contro il presidente uscente. Nel marzo del 2015 un gruppo di terroristi islamisti attaccava un gruppo di turisti all'interno e all'esterno del museo del Bardo di Tunisi, provocando diverse vittime; la stessa cosa si verificava in giugno nella località turistica di Sousse, in cui morirono diversi turisti stranieri in seguito a un attacco di un terrorista. Nell'ottobre del 2015 una serie di organizzazioni (Quartetto del Dialogo, unite dal 2013) impegnate nello sviluppo della pace nel Paese, hanno vinto il premio nobel per la pace.

Cultura: generalità

Come in altri Paesi islamici che si affacciano sul Mediterraneo, in Tunisia è dominante la cultura islamica, sebbene permeata da una stuazione rilassata e non opprimente. Nelle aree rurali la vita quotidiana è dominata dalla famiglia, dalla moschea e dall'hammam, i bagni pubblici che sono centri di incontro soprattutto per gli uomini. Accanto alla realtà rurale e piuttosto modesta dei villaggi contrasta quella cittadina, sicuramente più ricca, più dinamica e più occidentalizzata. La Tunisia, tra l'altro, è divenuta tra le mete turistiche balneari più popolari, come per esempio Jerba e Hammamet. Sulle montagne situate più a sud esistono ancora piccoli gruppi di berberi, gli unici ad aver resistito ai numerosi popoli del passato (cartaginesi, romani, arabi) che hanno occupato queste terre. I segni di queste civiltà vengono oggi protetti come siti patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: i resti punici delle città di Cartagine (1979), ormai facente parte della grande Tunisi, o Kerkuane (1985-1986), con la sua necropoli, oppure la medina di Tunisi (1979) e di Sousse (1988). Sono numerose le manifestazioni che si susseguono durante l'anno: in occasione del festival internazionale del Sahara, a Douz, danze e musica tipiche dei popoli nomadi del deserto si alternano con la corsa dei dromedari e altre attività tradizionali. Manifestazioni legate all'attualità sono invece il festival delle arti plastiche a Mahres, creato nel 1988 dal pittore Y. Rekik, e il festival internazionale del cinema a Cartagine, che ospita pellicole provenienti dal resto dell'Africa e dal medio Oriente. La cucina si basa sugli ingredienti tipici dell'Africa mediterranea: il couscous accompagna verdure, legumi, carne di pollo e di agnello; pesce e crostacei abbondano nei menù lungo la costa. I dolci, come il baklawa, a base di miele e nocciole, hanno una forte componente zuccherina. Prodotti tipici sono l'olio di oliva e i datteri, la cui varietà deglet en-nour è particolarmente rinomata. Il tè, molto forte e zuccherato, è la bevanda più tipica; non manca però la birra e si producono diversi generi di vini.

Cultura: letteratura

La letteratura tunisina non sembrò, nel Medioevo, distinguersi da quella araba. La città di Kairouan fu, prima di Tunisi, un centro culturale importante e diede scrittori di larga fama come al-Qaysi (966-1045), autore di opere sul Corano, al-Husrī (m. 1061), compilatore di tre antologie, e il poeta religioso aš-Sādili (m. 1258). Lo scrittore medievale di maggior rilievo fu Ibn Khaldūn (1332-1406). La colonizzazione francese determinò una presa di coscienza nazionale, quindi l'abbandono di forme stilistiche retoriche tradizionali e una maggior attenzione alla realtà sociale. Da una poesia romantica rappresentata da Muṣṭafā Ärha (1873-1946), Muḥammed al Chādli Khaznah-Där (m. 1954), Sa'īd Abū Bakr al-Munï e dal grande poeta Abū l-Qasim aš-Shabbī (1909-1934) che rinnovò il linguaggio poetico con dolorosa passione, si passò a una poesia più orientata verso i problemi politico-sociali, con Muḥammad al-'Arībī al-Kabbādi (1880-1961). Tendenza passata quindi alla prosa, che vide sorgere, negli anni Trenta, una letteratura d'ispirazione socialista e nuovi generi: la novella realistica, scritta in un linguaggio quotidiano, umoristica con Muḥammad ʽAlī al-Duāgī (1909-1949), morale con Abd ar-Razzāq Karabāka (1901-1945), sentimentale con Muḥammad al-'Arībī; il romanzo psicologico con Maḥmūd al-Mas'adi (1911-2004); il saggio socio-politico con Tahar Haddad (1901-1935) e storico con Ḥasan Ḥusnī Abd al-Wahhāb, autore di un'importante Storia della civiltà nelle terre tunisine; mentre i poeti cercarono di stabilire nuovi rapporti col mondo, unendo l'immaginazione alla realtà concreta, non solo per descriverla ma anche per trasformarla. Quanto al teatro, preso l'avvio con traduzioni e adattamenti di lavori stranieri, a opera di Muḥammad Būrqība, Gallāti e Al-Tha'ālbi, ha dato luogo, nel dopoguerra, ad opere originali, riflettenti la storia nazionale o la vita quotidiana del Paese. I migliori autori furono ad-Duāgī Muḥammad al-Habib, Ḥasan ar-Zamirlï, 'Uthmān al-Ka'ak, Muḥammad al-Aqrabī, Djalāl ad-Dīn al Naqqāch e Maḥmūd al-Mas'adi, che diede al teatro tunisino la sua prima tragedia, La diga. La tendenza alla denuncia e alla rivendicazione sociale si è andata acuendo nella letteratura dopo l'indipendenza, caratterizzata da un aspro realismo e rappresentata soprattutto da Moḥammad Driss, che rifiuta il teatro ufficiale, sovvenzionato dal regime, per attuare, attraverso nuovi mezzi espressivi, un teatro più aderente alla realtà. In campo narrativo, dove appare netta la stessa tendenza, si segnalano Muṣṭafā Fersi, al-Bachir Kharyyf, Moḥammad Rachād al-Hamzāwi (n. 1934) e i più moderni Moḥammad Salah Jabri e Bechir Khralef. L'influenza occidentale è sensibile in Salah Garmadi (Lustrascarpe, 1961), ma, in genere, questa generazione cerca una propria identità culturale ed espressiva, rivelando molteplici tendenze, ma accomunata nella ricerca linguistica. Fra i maggiori esponenti si notano E. Madani (n. 1938), Abdel Kader ben Cheikh, che nel bel romanzo E la mia parte di orizzonte ha superato il realismo rivendicativo, e i saggisti socio-politici Ḥasan Husnī Abd al-Wahhab, 'Uthmān al-Ka'ak e al-Balhawan. Negli anni Sessanta la poesia presenta una doppia tendenza: da una parte i cultori della tradizione classica (sostenuti dal regime) che però rinnovano introducendovi temi erotici o sociali (Jaâfar Majed) o neoromantici, dall'altra poeti che sconvolgono il linguaggio e la forma, conferendo alle loro opere maggiore semplicità o un amaro umorismo espresso in immagini fantastiche (Salah Garmadi). A fianco della produzione in lingua tunisina si distingue quella in lingua francese, con scrittori di fama internazionale, come il romanziere Albert Memmi e Moḥammad Nomâne, e buoni poeti (Moḥammad Aslan, Muṣṭafā Kourda, Aḥmed Chergui, Salas Farhat). Entrambe le letterature, benché socialmente impegnate, hanno però scarsa presa sulle masse e restano l'appannaggio di un'élite socialmente e culturalmente elevata. Attorno al 1963 è nata la corrente “formalista”, che si distingue dalle precedenti per lo spregiudicato uso del linguaggio e il forte impegno politico. Questa corrente, che tra i suoi principali ispiratori europei ha J. Joyce, M. Butor e R. Barthes, raccoglie romanzieri come Samīr Ayadi (1947-2008), celebre per Il frastuono del silenzio (1970), e Maḥmūd Tunsi (n. 1944), poeti come Tahar Hammanni (n. 1947) e Ḥabib Zannad (n. 1946), e il critico Muḥammad Salaḥ Benamor (n. 1949). Negli anni Settanta e Ottanta la letteratura resta in gran parte araba. Gli autori contestano aspramente un regime sempre più oppressivo. I poeti si svincolano dagli schemi e dalle forme tradizionali ed esprimono un'apertura alle lotte del mondo arabo. I prosatori concepiscono la letteratura come arma di lotta, nutrendosi di delusioni e rivolta. Di fronte a questa letteratura di protesta è nata una produzione conformista e apologetica, che esalta il culto dell'autenticità razziale e culturale e si confina in un simbolismo spesso ermetico. Il teatro si sviluppa su tre livelli, quello di regime, quello impegnato, che mira a suscitare una presa di coscienza della realtà del Paese, e quello di esiliati che elabora, liricamente, le esperienze degli emigrati. Fra i numerosi autori ricordiamo F. Mellah, T. Louchichi, il drammaturgo T. Jebali (n. 1944). Importanti i saggi sociologici di M. Aziza, A. Tlili, H. Béji (n. 1948) e le ricerche sul biculturalismo di F. Chadli. Molti intellettuali tunisini hanno dato un contributo al proprio Paese lavorando all'estero, soprattutto in Francia: un esempio è A. Meddeb (n. 1946), che insegna in università a Parigi; nella sua opera, che sta tra il romanzo, la poesia e la commedia, commenta la sua doppia origine, islamica e occidentale, araba e francese, eleborando una cultura transfrontaliera che tenta di conciliare l'islam con la modernità. Anche T. Bekri (n. 1951), poeta che scrive sia in arabo sia in francese, vive a Parigi; anche nella sua opera uno dei temi più importanti è quello della conciliazione della tradizione con la modernità.

Cultura: arte

Della civiltà cartaginese restano scarse tracce artistiche, a causa della distruzione totale di Cartagine da parte dei Romani (146 a. C.). Tuttavia le fonti letterarie, le sepolture ipogee, le stele votive, nonché certe sopravvivenze stilistiche in monumenti posteriori, rivelano l'impronta fenicia della madrepatria,con larghi influssi greci in uno stile composito di carattere orientalizzante. Tipicamente fenici furono i costumi funerari, come mostrano i sarcofagi antropoidi e le maschere funerarie. Nella civiltà cartaginese si sviluppò il tophet, santuario fenicio dove si compivano sacrifici umani (Cartagine, Hadrumetum). La maggiore documentazione archeologica della Cartagine punica proviene dalla estesa necropoli (Sahel, Capo Bon) che ha restituito ricco materiale ceramico, gemme e avori. Con la conquista romana la Tunisia conobbe, nella regione settentrionale, un florido sviluppo. Le città romane di nuova fondazione seguirono un regolare piano a scacchiera, mentre quelle sorte intorno a nuclei indigeni si adattarono a tracciati irregolari o vi si sovrapposero (Gighti, Thuburbo Maius, Dougga); caratteristica la sistemazione a terrazze di varie città sorte sui colli per ragioni difensive (Cartagine, Uthina). I templi ripetono i tipi romani, ma sono sempre chiusi entro un peribolo. La Tunisia è assai ricca di porte monumentali e di archi a un fornice (Maktar) o a tre (Sufetula Thuburnica). Oltre ai teatri e agli odeon di Cartagine e di Dougga si contano 25 anfiteatri tra cui quello grandioso di Thysdrus. L'abbondanza di sorgenti termali permise inoltre la costruzione di vaste terme; grandioso anche il sistema di rifornimento idrico per mezzo di cisterne e numerosi acquedotti (Thuburbo, Sufetula, Cartagine ecc.). Tra i ponti, va ricordato quello di 6 km che congiungeva l'isola di Meninx (Djerba) col continente. Diffusissimo nelle abitazioni il mosaico con rappresentazioni figurate od ornati geometrici (celebre quello del Dominus Iulius di Cartagine, sec. IV), mentre la scultura non offre esemplari notevoli (i migliori sono di importazione, come ha rivelato il materiale della nave naufragata presso Mahdia, ora al Museo del Bardo di Tunisi). Le chiese cristiane, risalenti al tempo di Giustiniano, sono di tipo basilicale, a tre o cinque navate senza transetto, alcune con atrio quadrangolare. Notevoli esempi della tecnica costruttiva bizantina si hanno nelle opere di fortificazione (mura di Vaga, fortezza di Limisa). Nella seconda metà del sec. VII il Paese fu conquistato dagli Arabi. Il maggior centro della cultura islamica fu Kairouan, che conobbe il massimo splendore sotto gli Aghlabiti, cui si deve la Grande Moschea, con minareto quadrato a piani arretrati e tipica pianta a Tunisia Con criteri analoghi gli Aghlabiti restaurarono la moschea al-Zaytūna di Tunisi, città che sotto gli Hafsidi soppiantò Kairouan, e costruirono quelle di Sousse e di Sfax. Autonomi nell'architettura, gli Aghlabiti seguirono invece la Baghdad abbaside nelle arti decorative (piastrelle con motivi a lustro metallico del tipo di Samarra, intagli in legno). Anche nel periodo della dominazione turca furono costruite madrāse, eremi, asili, fontane, nonché notevoli abitazioni private e ville soprattutto a Tunisi (palazzo del Bardo).

Cultura: cinema

Attivo dal 1921, il cinema produsse sotto il protettorato una ventina di lungometraggi, ma uno soltanto, Occhi di gazzella (1924), realizzato da un tunisino, il pioniere Samama Shikly. Con l'indipendenza (1956) si diede dapprima impulso a cortometraggi e cinegiornali, cineclub e cineamatori. Negli anni Sessanta la creazione della Satpec, società statale di produzione e distribuzione legata al Ministero della Cultura, favorì uno sviluppo, sia pure parziale, anche nel lungometraggio a soggetto. I registi più noti furono Omar Khlifi (L'alba, 1966; Il ribelle, 1968; Fellaga, 1970; Grida, 1972), Férid Boughedir (La morte angosciosa, 1969; Il picnic, 1971), Brahim Babai (E domani?, 1971). Negli anni Settanta Abdellatif Ben Ammar, dall'intimistico Una storia così semplice (1970) passò in Messaggi da Sequan (1974) alla storia del movimento laburista in Tunisia, e in Aziza (1979) a un intenso profilo della condizione della donna tra le contraddizioni della realtà sociale. Il ruolo “nazionale” svolto dalla Satpec è poi entrato in crisi a beneficio del settore privato, mentre gli studios di Monastir sono stati sempre più spesso affittati agli stranieri, specie americani. Per essersi battuto contro la neocolonizzazione fu a suo tempo incarcerato Tamar Chériaa, il critico tunisino che nel 1966 aveva creato gli incontri biennali di Cartagine (Journées Cinematographiques de Carthage). I cineasti locali si sono trovati a lavorare in coproduzione e all'estero. Così nacquero, nel 1976, Gli ambasciatori di Naceur Ktari e Sole delle jene di Ridha Behi; e così, nel 1982, sono stati prodotti Traversate di Mahmoud Ben Mahmoud e La ballata di Mohamed il mezzadro di Abdelhafidh Bouassida. Nonostante la produzione nazionale sia piuttosto scarsa (dal 1966 al 1992 sono stati realizzati poco più di 50 lungometraggi), gli anni Ottanta e i primi anni Novanta hanno visto, oltre al crescente successo delle Journées, anche l'uscita di alcuni film fortunati: L'uomo di cenere (1986) e Bezness (1992) di Nouri Bouzid; Haltawin (1990) di Farid Bourghedir; Le rondini non muoiono a Gerusalemme (1993) di Ridha Behi. Il Nouveau Théâtre, nato nel 1976 per opera di Fadhel Jaïbi e Jalila Baccar, ha dato un impulso notevole alla drammaturgia tunisina e allo stesso cinema; in particolare è da citare la regista Moufida Tlatli, famosa e stimata in tutto il mondo arabo; fra i suoi film più famosi Les silences du palais (1994), La saison des hommes (2000), Nadia et Sarra (2004).

Bibliografia

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Per l'arte

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