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Moldova (Stato)

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(Republica Moldova). Stato dell'Europa orientale (33.843 km²). Capitale: Chisinău. Divisione amministrativa: 32 distretti, 3 municipalità e 2 unità territoriali. Popolazione: 3.958.000 ab. (stima 2008). Lingua: moldavo (ufficiale), russo, ucraino. Religione: non religiosi/atei 46,6%, ortodossi 44,4%, musulmani 5,5%, cattolici 1,8%, protestanti 1,7%. Unità monetaria: leu moldavo, al pl. lei (100 bani). Indice di sviluppo umano: 0,714 (113° posto). Confini: Romania (W) e Ucraina (N, E e a S). Membro di: Consiglio d'Europa, CSI, EBRD, ONU, OSCE e WTO. .

Generalità

. Piccola, dotata di scarse risorse naturali, industriali e finanziarie ma popolata piuttosto densamente, la Moldova paga con la posizione di Paese più povero d'Europa lo scotto di una difficile transizione all'indipendenza, ottenuta per la prima volta nel 1991, nel momento della dissoluzione dell'URSS, dopo secoli di sottomissione politica a Mosca e a Bucarest alternativamente. Due sono stati fin dal primo momento i problemi maggiori del nuovo Stato: la riconversione dell'economia e delle strutture sociali dal sistema sovietico a quello “di mercato” e la ricerca di un'identità nazionale capace di unificare una società in cui coesistono radici etniche e culturali diverse. L'economia, basata su produzioni agroalimentari di modesta qualità destinate alle regioni fredde dell'impero sovietico, ha subìto con l'indipendenza una violenta contrazione per la perdita del proprio mercato; lo Stato, privo di risorse finanziarie, non ha potuto mantenere i livelli di sicurezza sociale precedenti; e mentre una parte della popolazione era orientata verso il ripristino di un rapporto più stretto possibile con la Russia e di un sistema di tipo sovietico, un'altra parte era tesa alla pura e semplice riunificazione con la Romania (di cui la Moldova aveva fatto parte fra il 1918 e il 1945); solo una minoranza era attivamente coinvolta nella ricerca di una via autonoma. Problemi non dissimili da quelli che hanno investito quasi tutte le altre ex Repubbliche sovietiche, aggravati però dalle peculiari condizioni di povertà del Paese e da violente tensioni nazionaliste, che nei primi anni Novanta sono sfociate anche in sanguinosi momenti di guerra civile, mai completamente superati. Nonostante la conquista della sovranità politica, la Moldova si ritrova divisa, con una parte non trascurabile del proprio territorio e della propria popolazione che vive isolata dal resto, in un regime di autoproclamata ma effettiva indipendenza; mentre i livelli di reddito dei quattro quinti della società restano così bassi, al di sotto della soglia ufficiale di povertà, da provocare un tasso di emigrazione quale nessun altro Paese europeo ha mai conosciuto nell'ultimo secolo.

Lo Stato

La Moldova, già Repubblica federata dell'URSS, è divenuta Stato indipendente il 27 agosto 1991 ed è entrata poi a far parte della Comunità di Stati Indipendenti (CSI). Alle regioni della Gagauzia (a maggioranza di etnia turcofona) e della Transdnestria (a maggioranza russa), che già nel 1990 avevano proclamato la propria indipendenza, è stato riconosciuto uno statuto di speciale autonomia; la Transdnestria tuttavia insiste nel considerarsi uno Stato indipendente (anche se non riconosciuto da nessun governo) con capitale Tiraspol' e mantiene un proprio ordinamento del tutto separato, con presidente, governo, forze armate, polizia e moneta propri, un'ora diversa da quella del resto del Paese e un sistema sociale ancora ispirato a quello dell'URSS. Il Parlamento, che conta una sola camera di 101 deputati, è rinnovato ogni quattro anni e altrettanto dura il mandato del presidente della Repubblica, eletto dal Parlamento in base a una modifica del luglio 2000 alla Costituzione varata il 27 dicembre 1994. Il sistema giudiziario è parzialmente autonomo dall'esecutivo e fa capo a una Corte costituzionale; la pena di morte è stata abolita nel 1995, il sistema scolastico, fino alla fine degli anni Ottanta parte integrante di quello sovietico e quindi ampiamente russificato, è drasticamente mutato dopo l'indipendenza, con l'introduzione nei programmi della letteratura e della storia romena. L'istruzione è obbligatoria dal settimo al sedicesimo anno d'età: la scuola primaria ha una durata di quattro anni, la scuola secondaria di sette, di cui i primi cinque obbligatori. L'istruzione superiore è delegata alle università e alle accademie. Il tasso di analfabetismo nel 2007 era dello 0,8%.

Territorio: geografia fisica

Costituita dal settore sud-occidentale del Bassopiano Sarmatico, completamente priva di affacci sul mare, la Moldova si estende quasi interamente nella pianura delimitata dal corso di due grandi fiumi, il Prut a W e il Dnestr (Nistru) a NE, e poco al di là di questo fino alle prime ondulazioni della parte meridionale del Rialto Podolico, a E. Il territorio è attraversato da numerosi corsi d'acqua minori, tributari del Prut e del Dnestr (Reut, Byk, Botna), del Mar Nero (Kogilnik) e del Danubio (Jalpug). Il punto più elevato è il Dealul Balaneşti (430 metri s.l.m.). Il clima è di tipo continentale, con estati calde, inverni freddi e precipitazioni modeste.

Territorio: geografia umana

La regione moldava è stata sin dall'Alto Medioevo una terra di frontiera fra l'area di popolamento latino-balcanica e l'area di popolamento slava; questo si riflette ancora oggi nella struttura della popolazione, che vede come principali componenti etniche moldavi (75,8%), ucraini (8,4%), russi (5,9%), gagauzi (4,4%), romeni (2,2%), bulgari (1,9%) e altri (1,4%). La densità della popolazione è elevata, ca. 117 ab./km²; la città principale è la capitale Chisinău, che con i sobborghi arriva a ca. 785.100 ab. (2008); altre città importanti sono Tiraspol' (158.069 ab.), Tighina (97.027 ab.), Bălţi (122.200 ab.), Râbnita (52.000 ab.). Si calcola che ca. un quinto dell'intera popolazione sia emigrata all'estero o vi trascorra la più grande parte dell'anno, per lavorare. La maggior parte della popolazione russa e ucraina vive nella secessionista Repubblica di Transdnestria, dove il russo è la sola lingua ufficiale e nel 2004 sono state chiuse le scuole con insegnamento in moldavo. Nel 2004, dopo molti anni negativi, il tasso di crescita demografica è tornato positivo, dato che la percentuale delle nascite ha superato quella dei decessi; la mortalità infantile (40,4 per mille) e in generale l'aspettativa di vita alla nascita (73 anni, che scendono a 65 per i maschi) restano comunque su valori molto peggiori del resto d'Europa.

Territorio: ambiente

La maggior parte della superficie della Moldova è costituita da terreno agricolo (oltre il 55%), il che costituisce anche la più grave minaccia di inquinamento ambientale: l'uso massiccio e sistematico di pesticidi e fertilizzanti chimici su una quota così larga del territorio ha prodotto negli anni un serio inquinamento (soprattutto da nitrati) dei suoli e delle falde acquifere, mentre l'uso di tecniche di coltivazione arretrate ha portato a un'accentuata erosione del terreno. Scarsi i boschi e le aree a vegetazione spontanea, flora e fauna non presentano peculiarità rispetto al resto della regione sudorientale europea; il governo non ha finora dato particolare priorità al tema della difesa dell'ambiente, tanto che non esistono parchi nazionali ma solo una serie di piccole e piccolissime “aree naturali” con un basso livello di protezione (1,4% di aree protette).

Economia

L'economia della Moldova al momento dell'acquisizione dell'indipendenza era caratterizzata da una prospera agricoltura relat. specializzata e da un'industria abbastanza solida, vantando quindi una posizione non arretrata nel contesto sovietico. Gli anni successivi hanno visto un grave declino di entrambi i settori, per la perdita del mercato costituito dall'URSS, che precedentemente assorbiva gran parte delle produzioni agricole e industriali moldave, e la scarsa competitività sui mercati internazionali. Solo a partire dal 2000 l'economia della Moldova ha ripreso a crescere, anche se in modo irregolare e con notevoli distorsioni: il principale motore dei consumi interni è costituito dal guadagno degli emigrati, mentre alcune delle maggiori zone industriali, situate nel territorio governato dai secessionisti della Transdnestria, lavorano fuori da ogni controllo e statistica, dedicandosi anche a produzioni (per esempio, di armi) destinate al contrabbando; più in generale in tutto il Paese traffici e attività illegali hanno una diffusione particolarmente elevata, tanto da esser viste dall'UE (che con il futuro ingresso della Romania si troverebbe a confinare direttamente con la Moldova) come una seria minaccia. Il settore primario risulta in prevalenza orientato alle attività colturali, praticate con intenso ricorso a forme di meccanicizzazione e a una crescente espansione delle superfici utilizzate. Prodotti principali oltre ai cereali (frumento e mais) sono frutta, ortaggi, e soprattutto uva (proveniente per la maggior parte dalle regioni centrali e meridionali), dalla quale derivano quantità notevoli di vino, apprezzato anche all'estero ed esportato soprattutto in Russia; un certo rilievo fra le colture industriali hanno assunto quelle del tabacco e del girasole. L'allevamento (bovini, suini e pollame) rappresenta ca. un terzo del reddito agricolo; abbastanza significativa la produzione industriale di legname e carta. L'industria, pur avendo un'importanza in proporzione minore rispetto all'agricoltura, presenta una certa diversificazione produttiva; sviluppata è la trasformazione alimentare (enologica, zuccheriera, olearia ecc.), ma una buona affermazione ha conosciuto pure la meccanica, nata all'inizio degli anni Cinquanta (Chisinău, Bălti, Tiraspol', Tighina) e volta alla fabbricazione di macchine per i lavori rurali (trattori principalmente); sono inoltre presenti manifatture tessili e cementifici (Râbnita), mentre la produzione elettrica può contare sugli impianti termici di Chisinău, Bălti, Tiraspol' e sulla centrale di Dubāsari, che sfrutta l'energia idrica del Dnestr. Il Paese dipende comunque dalla Russia per la quasi totalità dei propri approvvigionamenti energetici (gas e petrolio). Principale centro industriale è la capitale, nodo della rete stradale e ferroviaria. Le attività produttive della Moldova, dopo una fase critica dovuta ai contraccolpi dei primi interventi strutturali, hanno ripreso a funzionare. La Russia è di gran lunga il principale partner commerciale della Moldova, seguita dall'Ucraina e dalla Romania; tuttavia il Paese appare ben deciso ad aprirsi a più strette relazioni con l'Europa (è stato ammesso al Consiglio d'Europa nel luglio 1995, primo fra gli Stati membri della CSI) e con la Turchia, dalla quale sono venute numerose offerte di credito e di assistenza tecnica, oltre a una mediazione politica nel conflitto fra il governo moldavo e la minoranza gagauza. .

Storia

I territori della Bessarabia annessi alla Russia nel 1812 vennero divisi alla fine della prima guerra mondiale: la parte maggiore andò alla Romania, il resto (corrispondente più o meno all'attuale Transdnestria) fece parte dapprima di una Repubblica autonoma nell'ambito dell'Ucraina (1924-40). Riunificati dopo l'annessione di gran parte della Bessarabia e della Bucovina settentrionale, cedute nel 1940 dalla Romania, divennero Stato membro dell'URSS (Repubblica Socialista Sovietica della Moldavia). Dal 1941 al 1944 la Moldova, occupata da forze romene e tedesche, fece nuovamente parte della Romania e tornò all'URSS come Repubblica nell'agosto 1944. Tuttavia, fermenti autonomistici continuarono a serpeggiare all'interno del Paese, facendosi più forti ed evidenti a partire dagli anni Ottanta. Dopo una prima proclamazione di sovranità formale fatta nell'aprile 1990, allorché la Repubblica aveva dismesso gli attributi di “socialista e sovietica” mutando il nome in Moldova, in seguito allo sfaldamento dell'URSS la Moldova proclamava in via definitiva la propria indipendenza, immediatamente riconosciuta dalla Romania e subito dopo anche da moltissimi altri Paesi, Russia compresa. Con il definitivo dissolvimento dell'URSS, anche la Moldova aderiva alla Comunità di Stati Indipendenti nata ad Alma Ata il 21 dicembre 1991. Le rivendicazioni delle minoranze russofone e turcofone originarono subito scontri e tentativi di secessione, sfociati nel 1992 in una breve ma sanguinosa guerra civile, cui partecipò un reggimento dell'esercito russo di stanza in Transdnestria impedendo alle autorità di Chisinău di ristabilire il proprio controllo sulla regione. Le spinte autonomiste furono in larga misura recepite dalla nuova Costituzione, che prevedeva l'istituzione di regioni a statuto speciale; ma se ciò risolse la crisi con i gagauzi, non valse a ricondurre la Transdnestria nell'ambito di uno stato unitario. Come per molte delle realtà ex sovietiche che nell'ultimo decennio del sec. XX tentavano di scrivere una nuova pagina della loro storia, anche la Moldova doveva, dunque, fare i conti con quell'intreccio di micro-nazionalismi generati dal processo di russificazione dell'Unione e alimentati anche dalla politica di Mosca, tesa a proteggere comunque le minoranze russofone nei nuovi Stati indipendenti e, al tempo stesso, a mantenervi influenza attraverso una presenza militare (ancora nel 2005, nonostante i ripetuti inviti di Chisinău e delle istituzioni europee, il contingente russo in Transdnestria non è stato ritirato). Le prime elezioni multipartitiche moldave, tenutesi nel marzo del 1994, davano la maggioranza assoluta al Partito Democratico Agrario (PDA) del presidente della Repubblica, il filorusso Mircea Snegur. Nel 1995 si teneva un referendum nella Transdnestria, con il quale la popolazione si esprimeva a grandissima maggioranza contro il ritiro delle truppe russe, previsto invece da un accordo tra la Moldova e la Russia. Il permanere del pericolo separatista condizionava fortemente la vita politica moldava: il presidente Mircea Snegur rompeva clamorosamente con il suo partito, accusato di essere troppo ossequioso verso Mosca e successivamente sfasciatosi, ma nelle elezioni presidenziali del dicembre 1996 veniva sconfitto da Petru Lučinskij. Questi, appoggiato in un primo tempo dagli ex comunisti e da tutte le opposizioni, si impegnava quindi a proseguire sulla via delle riforme economiche liberiste, per il risanamento del sistema produttivo del Paese; la vittoria dei comunisti (PCRM) nelle elezioni parlamentari del marzo 1998 determinava però una crescente instabilità di governo, evidenziando il rifiuto popolare verso la politica del presidente. Il PCRM continuava, infatti, a rivendicare il centralismo statale e la restaurazione di uno stato socialista. Nel luglio 2000, come punto di mediazione per l'equilibrio dei poteri tra l'esecutivo e il Parlamento, si apportava una modifica alla Costituzione con cui si decretava che il presidente della Repubblica venisse eletto dal Parlamento e non più a suffragio diretto. Le difficoltà incontrate dal Parlamento nel dicembre dello stesso anno, per raggiungere il quorum necessario alla nomina del nuovo capo dello Stato, inducevano Lučinskij a fissare per il febbraio 2001 le elezioni legislative anticipate, in cui il PCRM conquistava 71 seggi parlamentari su 101, registrando l'incontrastata adesione del Paese a una linea filorussa e il successo dei gruppi che chiedevano un riavvicinamento a Mosca. Nell'aprile dello stesso 2001, a larga maggioranza, i deputati eleggevano finalmente il nuovo presidente della Repubblica, il comunista Vladimir Voronin, e subito dopo nominavano come primo ministro un altro deputato del PCRM, Vasile Tarlev. Nel 2002 la Moldova ha rifiutato gli aiuti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, che venivano subordinati al mantenimento di una politica di privatizzazioni e tagli alle spese sociali; in compenso la maggior presenza dello stato nell'economia, la lotta alla corruzione dilagante, una più rigida politica fiscale e soprattutto i buoni rapporti politici e una maggior integrazione economica e commerciale con l'Ucraina e la Russia, hanno permesso un certo sviluppo della produzione industriale e dell'agricoltura. Il lieve miglioramento dell'economia non bastava tuttavia a risolvere i drammatici problemi incontrati dalla maggior parte della popolazione; così fra il 2002 e il 2005 si facevano tesi i rapporti con la Romania, accusata dal governo di Chisinău di fomentare l'opposizione e organizzare manifestazioni di protesta. Ma a cavallo delle elezioni legislative del febbraio 2005 si verificava una clamorosa inversione di tendenza: Voronin, temendo una “rivoluzione” filooccidentale come quelle poco prima avvenute in Ucraina e in Georgia, raffreddava bruscamente le relazioni con Mosca cercando invece nuovi legami con l'UE. Nel voto popolare i comunisti quindi si affermavano di nuovo, pur in presenza di un vistoso calo, battendo la coalizione di centrodestra Moldova Democratica; e poche settimane dopo il nuovo parlamento riconfermava Voronin come presidente della Repubblica. Nell'aprile del 2009 si svolgevano le elezioni legislative vinte dal Partito comunista moldavo, mentre il presidente rassegnava le dimissioni e Mihai Ghimpu veniva nominato ad interim. Dopo un periodo di incertezza politica e senza una maggioranza per eleggere un nuovo presidente, le elezioni legislative nel novembre del 2010 non risolvevano l'impasse politica del Paese. Il Partito comunista otteneva 42 seggi, ma la coalizione filo-europea ne conquistava 59, senza però avere la maggioranza per eleggere il capo dello stato. Dopo tre anni di negoziati e diverse votazioni parlamentari, nel marzo del 2012 il parlamento eleggeva presidente il liberale e filo-europeo Nicolae Timofti. Nel 2014 il Paese firmava il trattato di associazione con l'Unione Europea.

Cultura: generalità

La tradizione culturale della Moldova non può essere compresa prescindendo da quella rumena, all'interno della quale si è sviluppata in uno scambio prezioso di arricchimenti reciproci. È attorno al sec. XIV che in Romania alcune popolazioni regionali cominciarono a identificarsi come moldave, pur senza perdere il legame con la loro matrice rumena o dimenticare l'influenza forte di altri saperi slavi e orientali quali quello dell'Ucraina e della Turchia. Né ha avuto un ruolo minore sull'evoluzione della cultura moldava il dominio sovietico, che tentò in Romania una campagna di rottura violenta con il passato. A partire dagli anni Quaranta del Novecento, le autorità svilupparono sia i centri urbani sia le istituzioni culturali e scientifiche sotto l'egida moscovita, così che la memoria etnica del Paese ha potuto continuare a vivere solo nel folclore e nelle tradizioni artigianali. Anche dal punto di vista artistico, molti monasteri, chiese in legno, fortezze antiche, monumenti di guerra, impreziositi da affreschi medievali raffiguranti principi e personaggi religiosi, o da icone dorate di stampo russo, testimoniano il ruolo centrale che le guerre, la religione e le diverse etnie hanno avuto sulla storia della Moldova. Per questo la Moldova, nonostante la nascita dalle rovine del socialismo sovietico, ha mantenuto più tracce comuni con i costumi dei Paesi dell'ex Unione Sovietica. Con essi condivide l'alternanza dello sguardo tra passato e futuro, tra urbanizzazione e ruralità, tra democrazia e nostalgie ancillari, tra apertura anche imprenditoriale verso l'Occidente e ripiego autarchico. Ma il disorientamento non sembra penalizzare i riti della cultura, che sopravvivono e si arricchiscono di occasioni nuove. Il Festival internazionale Ethno-Jazz di Chisinău ospita ogni anno musicisti di grande fama da ogni parte del mondo. Lo stesso si può dire sia del Festival dei burattini (Licuri dei puppets), sempre a Chisinău, che consente ai teatri d'Europa di incontrarsi e confrontarsi, sia dei concorsi nazionali di musica e danze popolari e del Festival internazionale di folclore di Cahul.

Cultura: tradizioni

Il carattere multietnico della Moldova sopravvive nelle tradizioni popolari del Paese, che narrano della combinazione caleidoscopica della sua popolazione. Insieme ai rumeni, hanno composto le antiche usanze moldave ucraini, bulgari, turchi, russi, tedeschi, greci e altri, in una trama di abitudini, riti e folclore suggestiva e originale. Il calore verso gli ospiti sembra un'usanza radicata, in questo Paese dove il vino e le degustazioni, serviti dal capofamiglia, sono parte integrante della vita. Per tradizione si invita nella stanza grande della casa, dove si celebrano i passaggi della crescita, quali battesimi e matrimoni, oltre che le feste, civili e religiose, scandite dal calendario agricolo. Qui ci si scambiano i biglietti d'auguri, si aspetta il Natale cristiano con i bambini che indossano il costume tradizionale, si ricorda la Pasqua fabbricando le celebri uova decorate, divenute nel tempo caratteristiche opere dell'artigianato locale, tanto quanto la ceramica e la tessitura. Musica e danze accompagnano sempre le feste a sottolineare il carattere popolare delle usanze moldave. La musica moldava ha una lunga tradizione molto simile a quella di diversi Paesi dell'Est europeo. Le danze popolari si ripetono nel tempo, nella magia coreografica sia circolare sia lineare di ballerini che, indossando cappelli e tuniche minuziosamente ricamati, ballano al suono di cornamuse, flauti, zampogne e violini. Le melodie semplici, a tratti gioiose a tratti malinconiche, evocano i sentimenti antichi che pervadono questa terra, punto di incontro di genti e culture. Oggi i compositori moderni sembrano aver accolto l'eredità folclorica del passato, per sposarla con le influenze sovietiche e poi trasformarla alla luce delle avanguardie europee. § La natura generosa del terreno e la lunga tradizione agricola della Moldova hanno contribuito a caratterizzare la cucina dal sapore forte di questo Paese, nota oltre i suoi confini per le composizioni particolari di frutta, verdura, spezie e condimenti, con una grande varietà di ortaggi: pomodori, peperoni verdi, melanzane, cavolo bianco – fresche, marinate o inscatolate – e il mais, la cui farina colora tutti piatti dalle minestre ai biscotti e compone il mamaliga, tradizionale polenta di accompagnamento. Anche la carne, soprattutto di montone (ciorba, ghiveci, musaca) e maiale (carnatei, costita, musca), cucinata di frequente direttamente sulla legna, compare in molte pietanze moldave quali la minestra di pollo (zama) o quella piccante di agnello (shorpa) e il celebre goulash. La frutta accompagna molti piatti di carne che vedono spesso accostati le mele cotogne al vitello e le albicocche al tacchino. Il brynza, formaggio piccante di pecora, viene usato per diversi ripieni e condimenti, così come ghiveci e musaka, tipici ragù di verdure e spezie. La pasticceria tradizionale include dolci di sfoglia arrotolata ai semi di papavero o alle composte di rosa e ciliegia, oltre che la torta di Pasqua. I vini, infine, Moldova, Feteasca, Rara nero, asciutti, dolci e forti, offerti dai vigneti migliori di tutta l'Europa orientale, sono molto famosi e apprezzati, tanto quanto il brandy di prugna, prodotto usando metodi tradizionali.

Cultura: letteratura

La lingua ufficiale moldava, madre per ca. 3 milioni di persone, ha in realtà una vicinanza molto stretta con quella rumena, sostanzialmente identica dal punto di vista fonetico. Fino al 1940, quando ancora la Moldova era parte della Romania, non esisteva una lingua diversa, ma dopo l'occupazione sovietica sembrò sorgere l'esigenza, anche politica, della riscoperta di un ceppo originario moldavo, dotato di alfabeto cirillico anziché latino, contiguo al russo. Solo dopo il 1989, il moldavo fu dichiarato lingua ufficiale di Stato. Nel 2003 fu pubblicato un dizionario moldavo-romeno, fortemente contestato dall'Accademia Romena Linguistica che afferma l'assoluta sovrapponibilità delle due lingue. Per questo e per la storia della Moldova la sua tradizione letteraria e culturale corre parallela a quella rumena, rendendone quasi indivisibili gli embricamenti del passato. I primi libri moldavi furono testi religiosi, pubblicati a metà ca. del sec. XVII. Tra gli esponenti maggiori della cultura moldava è il principe erudito Dimitrie Cantemir (1673-1723), conosciuto come uno dei più grandi linguisti del suo tempo, che scrisse molti volumi su diversi soggetti. Assai famosa è la sua Storia dello sviluppo e del decadimento dell’impero ottomano, ma lo si ricorda anche per un lavoro sulla storia della musica orientale, per il primo scritto di critica sulla storia della Moldova, la prima trattazione a carattere geografico, etnico ed economico della Moldova, Descriptio Moldaviae, e soprattutto per il primo libro in lingua rumena, Trupul del Cu di sufletului di sau Giudeţul di lumea del Cu di Gâlceava Inţeleptului di sau di Divanul, trattato filosofico, pubblicato a Laşi nel 1698, scritto anche in greco e tradotto poi in arabo, francese e inglese. Altri esponenti importanti sono Bogdan P. Hasdeu (1836-1907), romanziere e filologo, considerato il pioniere di molti rami della filosofia e della storia del suo Paese; e Mihail Eminescu (1850-1889), autore del tardo Romanticismo, forse il più noto tra i poeti rumeni, celebre soprattutto per Luceafărul (L’astro della sera), Mai am un singur dor (Mi resta un sol desio), e le cinque Scrisori (Epistole). Tra gli autori moderni spiccano Vladimir Besleaga, Pavel Botu (1933-1987), Aureliu Busioc, Nicolae Dabija, Ion Druta, Grigore Vieru (n. 1935), in un panorama letterario che ha visto pubblicare alla fine del sec. XX ca. 500 libri, dei quali più o meno 400 scritti in rumeno, un centinaio in russo e il restante in altre lingue tra le quali il bulgaro.

Cultura: teatro

All'inizio degli anni Novanta la Moldova contava ben dodici teatri professionali, tesi alla rivalutazione della lingua rumena, a eccezione del Teatro drammatico dell'A.P. Chekhov Russian a Chisinău, del Teatro della commedia a Tiraspol' e del Teatro dei burattini della Repubblica di Licurici (sempre a Chisinău), che per il suo carattere internazionale ha scelto di realizzare le rappresentazioni sia in russo sia in rumeno. Nella capitale si svolge inoltre, sotto il patronato governativo, il Festival internazionale dell'opera e del balletto, che da più di un decennio celebra la storia musicale della Moldova insieme a ospiti che giungono dal mondo intero. Membri delle minoranze etniche gestiscono inoltre diversi gruppi di folclore e di teatri dilettanti in tutto il Paese.