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Ucràina

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(Ukraïna). Stato dell'Europa orientale (603.700 km²). Capitale: Kiev (Kyïv). Divisione amministrativa: province (24) e una Repubblica autonoma (Crimea). Popolazione: 46.044.718 ab. (stima 2009). Lingua ufficiale: ucraino. Religione: non religiosi/atei 57,5%, ortodossi 29,9%, cattolici 8,2%, protestanti 3,5%, ebrei 0,9%. Unità monetaria: hrivna (100 copechi). Indice di sviluppo umano: 0,786 (82° posto). Confini: si affaccia a S al Mar Nero e confina con la Romania e la Moldova a SW, l'Ungheria e la Repubblica Slovacca a W, la Polonia a NW, la Bielorussia a N e la Russia a NE e a E. Membro di: Consiglio d'Europa, CSI, EBRD, ONU e OSCE.

Generalità

L'Ucraina è il più importante e popoloso, dopo la Federazione Russa, dei nuovi Stati che hanno raggiunto l'indipendenza in seguito al collasso dell'URSS nel 1991. È uno Stato che, pur senza una tradizione di indipendenza, nasce con un grandioso bagaglio di storia e cultura. Il suo territorio, che occupa una larga porzione dell'Europa orientale, in massima parte pianeggiante e attraversato da fiumi imponenti, ha ricche risorse agricole e minerarie, un poderoso apparato industriale, molte grandi città. La sua popolazione, soprattutto urbana, possiede un elevato livello medio di istruzione e di qualificazione professionale; lo Stato dispone di strutture amministrative solide e ramificate, con potenti forze armate. Nonostante tutto questo, però, il Paese nel 2005 si presentava fragile e impoverito, con una forte dipendenza dall'estero e continue, gravi tensioni politiche interne, oltre che con la cattiva fama di uno tra gli Stati del mondo più inquinati dalla corruzione. Come la maggior parte degli altri Stati divenuti indipendenti con la fine dell'URSS, anche l'Ucraina ha dovuto fronteggiare enormi problemi di riconversione dell'economia e delle strutture sociali per adeguare l'una e le altre alla nuova condizione di Paese indipendente inserito senza difese nel mercato mondiale; e allo stesso modo ha dovuto fare i conti con radicali diversità, non tanto etniche quanto storiche e culturali, all'interno della sua popolazione. Condizioni difficili, che hanno finito per rallentare sia lo sviluppo economico sia la crescita democratica; tanto più in quanto sono state sistematicamente esacerbate dal ricorrente conflitto fra Russia e Occidente per l'influenza su questa ricca terra “ai confini” (questo il significato di “U Kraijne” in russo e, con poche varianti, nelle lingue slave in genere).

Lo Stato

La repubblica ucraina, nata il 24 agosto 1991 da quella che era una repubblica federata dell'URSS, è retta da una Costituzione adottata nel giugno 1996 e modificata nel dicembre 2004. Ampi poteri sono attribuiti al capo dello Stato, eletto a suffragio universale per 5 anni; le modifiche del 2004 hanno tuttavia trasferito la potestà di nominare il primo ministro al Parlamento (Verkhovna Rada), organismo legislativo unicamerale di 450 membri eletti ogni 5 anni con sistema proporzionale. La Costituzione attribuisce un'ampia autonomia alla Repubblica autonoma di Crimea, popolata in maggioranza da russi e tatari; al suo interno uno status ancora più autonomo è attribuito alla città di Sevastopol' (Sebastopoli), il cui porto nel 1997 è stato concesso in affitto per 20 anni alla Federazione Russa che vi ospita una propria flotta da guerra. L'ordinamento giudiziario è basato sul sistema europeo e fa capo a una Corte costituzionale; la pena di morte è stata abolita definitivamente nel marzo 2000. Il sistema scolastico è ricalcato su quello sovietico: l'età dell'obbligo va dai sette ai sedici anni.

Territorio: geografia fisica

L'Ucraina comprende un vasto lembo del Bassopiano Sarmatico, mosso a SE dalle Alture del Donec e a W dal Ripiano Podolico; solo alla periferia si elevano dei monti: a W quelli dell'arco carpatico, che comprendono la cima più alta del Paese, l'Hoverla (2061 metri s.l.m.), e a S i monti della Crimea. Il clima è di tipo continentale, con inverni freddi ed estati calde; è invece quasi mediterraneo nella fascia costiera della Crimea. Le precipitazioni (così come le temperature invernali) diminuiscono procedendo da W verso E. Il paese è attraversato da importanti corsi d'acqua, quasi sempre navigabili per gran parte del loro corso (salvo d'inverno, quando gelano) che quindi da sempre costituiscono delle fondamentali vie di comunicazione; i più notevoli sono il Danubio (che per un breve tratto segna con il suo basso corso il confine con la Romania), il Dnestr, il Bug Meridionale, il Dnepr (che è il fiume di maggior rilevanza per l'Ucraina, nel cui territorio percorre più di 1120 km, su un totale di 2200) e il Donec (affluente del Don), il cui bacino (Donbass) è famoso per i ricchissimi giacimenti di carbone. I fiumi dell'Ucraina tributano al Mar Nero o al Mar d'Azov e sono ampiamente utilizzati per la navigazione, l'irrigazione e la produzione di energia elettrica.

Territorio: geografia umana

La popolazione è costituita per il 78,1% da ucraini, poi da russi (17,3%), tatari (0,7%), bielorussi (0,6%), moldavi (0,5%), ebrei (0,2%), altri (polacchi, magiari, bulgari ecc., 2,6%). Non esistono separazioni tra le diverse componenti etniche, che al contrario si presentano molto mescolate sul territorio: le famiglie miste sono la normalità. In gran parte del Paese (fanno eccezione solo le regioni più occidentali) la lingua ucraina, diventata lingua ufficiale e insegnata a scuola solo dopo il 1991, è meno parlata del russo, che resta comunque la lingua commerciale. Molto numerosi sono gli ucraini che vivono permanentemente fuori dal Paese, dispersi da tempo negli altri Stati dell'ex URSS o emigrati in Occidente negli ultimi anni. L'Ucraina ha un alto tasso di urbanizzazione: sono moltissime le città con più di 200.000 abitanti mentre le campagne, soprattutto nella parte orientale del Paese, sono relativamente spopolate. La capitale Kijev conta 2.770.014 ab. (stima 2009; ca. 3.200.000 con l'agglomerato urbano) ed è non solo la città più grande, l'unica con una dimensione metropolitana, ma anche il luogo di massima concentrazione dell'eredità artistica e culturale ucraina; nella sua parte più antica, sulla riva destra del Dnepr, si affollano palazzi, chiese e monasteri che risalgono fino all'inizio del secondo millennio; la città ospita anche un notevole comparto industriale, soprattutto di industria leggera, ed è il centro nevralgico delle comunicazioni e dei trasporti nazionali. Un altro centro di primaria importanza è Kharkiv, grande città moderna e industriale nell'Est ucraino, che per brevi periodi storici ha svolto il ruolo di capitale e tuttora si presenta come la rivale orientale di Kiev; nella parte sudorientale del Paese si incontra una serie di grandi città industriali e operaie che svolgono il ruolo di poli siderurgici, come Dnipropetrovs'k, Zaporizhzhia, e Kryvyi Rih, oppure minerari, come Donets'k; Mariupol' è un porto industriale sul Mar d'Azov mentre Odessa, un tempo principale porto dell'impero zarista sul Mar Nero, risente oggi un po' della sua posizione geograficamente marginale. Infine L'viv (Leopoli) è il più antico e importante centro dell'Ucraina occidentale cattolica e contadina, e negli ultimi decenni ha rappresentato il cuore politico (ed elettorale) del nazionalismo indipendentista, rivolto verso la vicina Polonia e l'Occidente. La densità complessiva della popolazione sul territorio è di 76 ab./km². Molto negativi sono gli indici demografici, con il numero dei morti (indice di mortalità 16,4 per mille, 2007) costantemente superiore a quello dei nati (indice di natalità 10,2 per mille, 2007) e un tasso di fecondità (1,3, 2007) ai minimi europei. L'aspettativa di vita alla nascita è di ca. 63 anni per i maschi e 74 per le femmine.

Territorio: ambiente

Costituito per la maggior parte da steppe pianeggianti e fertili, il territorio ucraino è particolarmente adatto all'agricoltura estensiva: il 57,6% della superficie è arabile e coltivato, quasi sempre da grosse aziende collettive che lavorano su migliaia e migliaia di ettari. Vastissime distese di colture cerealicole, ma anche di campi coltivati a girasole, barbabietola da zucchero e patate, caratterizzano il paesaggio quasi ovunque tranne che in alcune zone occidentali e in Crimea, dove si incontrano aziende più piccole e coltivazioni a ortaggi. La fascia costiera meridionale della Crimea ospita una ricca vegetazione spontanea di tipo mediterraneo. I boschi occupano ca. un sesto (16,5%) della superficie del Paese. Considerevoli sono i problemi di inquinamento, di origine sia agricola (per il largo uso di pesticidi e fertilizzanti chimici che contaminano le falde acquifere) sia industriale: i grandi complessi industriali costruiti in epoca sovietica prevedono poche misure per contenere le emissioni di gas, vapori, polveri e il rilascio di scorie tossiche. Su tutto si aggiungono poi i problemi lasciati dalla catastrofe nucleare dell'aprile 1986 a Černobyl, nel Nord del Paese: anche se le conseguenze peggiori si registrarono nella confinante Bielorussia, una notevole contaminazione da radionuclidi ha interessato parte del territorio ucraino, comportando l'interdizione perenne a ogni uso umano di un'area di 900 km² intorno alla centrale esplosa e l'evacuazione definitiva della città di Pripjat e di numerosi villaggi. D'altra parte, il governo con una legge del 1992 ha definito una lunga serie di aree naturali protette (tra esse ci sono 12 parchi nazionali) che coprono complessivamente il 3,5% del territorio ucraino.

Economia

Mentre nell'impero zarista e poi nell'URSS del secondo dopoguerra l'Ucraina vantava una delle economie più prospere e sviluppate, con una produzione agricola che serviva tutta l'Unione sovietica e un'industria pesante tra le più importanti al mondo, dopo l'indipendenza la situazione è gravemente peggiorata. Le misure di liberalizzazione del mercato e dei prezzi introdotte dal governo hanno provocato il crollo della produzione agricola e di quella industriale (ridotte nel 1999 a poco più della metà di quanto erano dieci anni prima) e il calo del PIL, mentre l'inflazione registrava una violenta impennata. Come per la maggioranza degli altri Stati divenuti indipendenti dopo la dissoluzione dell'URSS, la scomparsa del tradizionale mercato pianificato sovietico, la competizione internazionale e la necessità di riformare la struttura proprietaria delle aziende al pari dei loro impianti hanno prodotto serie difficoltà (in particolare una dilagante corruzione) e un rallentamento dell'economia, accompagnato da un notevole impoverimento della popolazione. Solo intorno al 2000 si sono incominciati a registrare dei miglioramenti e lo sviluppo è ripreso. Il PIL nel 2008 è stato di 179.725 mln $ USA (3.920 $ pro capite) con il 2,6% di crescita sull'anno precedente; la crescita ha accelerato (oltre il 12%) nel 2004, mentre nel 2005 si registra un nuovo rallentamento. Le riforme di orientamento liberista, sollecitate dalle istituzioni finanziarie internazionali, dagli USA e dall'Unione Europea e ripetutamente annunciate dai vari governi succedutisi a Kijev, hanno avuto un andamento altalenante, con continui passi indietro; e i tentativi di agganciare l'economia ucraina a quelle occidentali si scontrano con la realtà di una massiccia dipendenza dalla Russia per il fabbisogno energetico (gas e petrolio), nonostante la presenza di numerose centrali nucleari e di imponenti riserve di carbone, il cui sfruttamento è però poco conveniente. La Russia resta poi di gran lunga il maggior mercato di sbocco per le produzioni agricole e industriali ucraine. Oggi il settore agricolo occupa ca. il 21,8% della popolazione attiva e produce soprattutto frumento, orzo, mais, barbabietole da zucchero, patate e semi di girasole, più una notevole quantità di ortaggi; poco successo hanno avuto finora le misure tese a favorire la nascita di aziende private smembrando quelle collettive. Il settore secondario occupa a sua volta il 27,7% della forza lavoro, ma è condizionato da seri problemi strutturali, a partire dall'anzianità degli impianti: l'industria siderurgica è alimentata da grandi giacimenti di minerali di ferro e dai depositi di carbone, che tuttavia registrano un declino produttivo, mentre l'industria meccanica e quella dei beni di consumo incontra difficoltà nella competizione sui mercati internazionali; andamenti migliori registrano la metallurgia, l'industria chimica e quella alimentare. Grande importanza riveste l'industria nucleare, che soddisfa ca. un quarto del fabbisogno energetico nazionale e che, nonostante il disastro di Černobyl e le riserve avanzate dalla comunità internazionale sull'affidabilità delle centrali ucraine, punta ad allargarsi ulteriormente. I Paesi occidentali hanno promesso comunque all'Ucraina finanziamenti per 2 miliardi di dollari per chiudere definitivamente l'impianto disastrato. Il settore terziario, che impiega il 50,5% della popolazione attiva, vede una bilancia commerciale in leggero attivo ma una grave carenza di investimenti, soprattutto esteri; per quel che riguarda gli scambi, il maggior partner è di gran lunga la Federazione Russa, sia per l'import sia per l'export, seguita da Germania, Turchia e Italia. Il tasso di disoccupazione reale veniva stimato, nel 2008, 6,4%; l'emigrazione in cerca di lavoro non è quantificata con precisione ma rappresenta comunque un fenomeno di grande rilievo.

Storia

Gli ucraini attuali discendono dalle popolazioni slave che s'insediarono nelle terre a cavallo del fiume Dnepr tra il sec. VI e il VII. Nel sec. IX la regione da essi occupata divenne con la città di Kijev il centro di una vasta organizzazione statale estesa dal Mar Baltico sin quasi al Mar Nero, nota col nome di Rus’ e governata dalla dinastia di origine scandinava fondata da Rjurik “il rosso”. Lo sviluppo della civiltà kijeviana collocò il gruppo etnico ucraino in una posizione storica di preminenza rispetto agli altri gruppi della stessa area geografica; a Kijev furono introdotti verso l'anno Mille il cristianesimo e con esso l'alfabeto cirillico e molti elementi della cultura greco-bizantina che poi gradualmente si estesero a tutta l'area russa. Duri furono per la Rus’ kijeviana i sec. XI e XII sia per le incessanti lotte dinastiche sia per le reiterate scorrerie dei Polovcy (detti anche Cumani), invasori nomadi d'origine turca che devastarono le terre ucraine. Nel sec. XIII poi, Kijev fu distrutta (1236) e gran parte dell'attuale Ucraina venne occupata dai Mongoli che ne fecero parte del proprio stabile dominio (lo Stato dei Tartari dell'Orda d'Oro, con capitale a Sarai, sul Volga). Intanto, già a partire dal sec. XII, nella parte occidentale dell'Ucraina era andato formandosi un altro Stato che comprendeva la Volinia e il bacino dell'alto Dnestr con la città di Galič e che rimase libero dal dominio dell'Orda d'Oro. Questo principato, dopo un periodo di splendore, si sfasciò nel sec. XIV, quando la Volinia fu conquistata dal granducato di Lituania e la regione di Galic (o Galizia) dal regno di Polonia. Alla fine del secolo, con l'unione dinastica polacco-lituana, l'intera regione occidentale dell'attuale Ucraina divenne parte del più esteso regno polacco. I polacchi instaurarono un regime duro, esoso e intransigente: furono imposte servitù e corvée pesantissime; si tentò con ogni mezzo di estirpare l'ortodossia a favore del cattolicesimo. Alla fine del sec. XV il basso bacino del Dnepr, dove erano andate raccogliendosi folle di contadini ucraini fuggiti dal dominio polacco, costituendo libere comunità di agricoltori-soldati (i Cosacchi), era una terra di nessuno, contesa dai polacchi, dai russi e dai tartari. Le comunità cosacche crebbero di numero e forza, fino a guadagnarsi una vera e propria indipendenza, tra continue guerre e scorrerie. Finché a metà del sec. XVII il più autorevole leader cosacco, l'atamano Bogdan Chmelnickij, al culmine di un ennesimo conflitto con le truppe polacche, si rivolse allo zar Alessio Michajlovič per averne la protezione (Trattato di Perejaslavl, 1654). Dopo una guerra aspra, la Pace di Andrusovo (1667) assegnò alla Polonia le terre a destra del Dnepr, alla Russia quelle a sinistra con la città di Kijev; più tardi, con il crollo del regno polacco e la sua seconda spartizione (1793) la Russia ottenne anche gran parte delle terre a destra del Dnepr, salvo la Galizia che venne invece annessa all'impero asburgico. La russificazione dell'Ucraina (chiamata anche "Piccola Russia") avvenne in forma dura e intollerante, dopo aver messo in ginocchio le organizzazioni cosacche, costrette a disperdersi nei territori più remoti dell'impero zarista come coloni e presidi militari delle frontiere. La popolazione ucraina fu considerata russa a tutti gli effetti e la sua lingua fu assimilata a un qualsiasi dialetto. Lingua e tradizioni ucraine vennero invece preservate nella Galizia, sotto sovranità austriaca: Leopoli (oggi L'viv) divenne così il centro animatore di un pacifico “risorgimento culturale” ucraino. La Galizia diventò inoltre per migliaia di ebrei, in fuga da un'ondata di antisemitismo che negli ultimi anni del sec. XIX si scatenò in Russia, un rifugio naturale anche se a volte solo provvisorio sulla strada verso l'Europa occidentale e l'America. L'Ucraina russa, intanto, seguiva le vicende generali dell'impero zarista, comprese le agitazioni politico-sociali del 1905, fino alla prima guerra mondiale: quando le vicende belliche e le convulsioni rivoluzionarie del 1917 la portarono per un breve e confuso periodo fuori dal controllo di Mosca. Le rivoluzioni del 1917 (febbraio e ottobre) avvennero mentre parte dell'Ucraina era occupata dalle truppe austrogermaniche: in aprile una Società del Progresso (intellettuale e nazionalista) proclamò la repubblica ucraina indipendente e riunì una Rada (Parlamento), ma in dicembre a Harkiv si costituì un governo sovietico che in breve raggiunse Kijev obbligando la Rada borghese a rifugiarsi a Zhytomyr. Questa trattò separatamente coi tedeschi la Pace di Brest-Litovsk (febbraio 1918) e ottenne l'appoggio delle armate germaniche che occuparono Kijev; in aprile fu a sua volta sciolta dagli occupanti che affidarono il potere formale all'atamano P. Skoropadskij. Caduti gli Imperi Centrali e con loro anche il governo filotedesco (novembre 1918), il potere fu assunto dall'atamano S. Petljura, il quale chiese aiuto agli anglo-francesi per resistere alla pressione delle forze bolsceviche che, tuttavia (febbraio 1919), riuscivano a occupare Kijev. Nell'estate dello stesso anno, l'Armata Bianca di A. Denikin costrinse l'Armata Rossa a ritirarsi verso Nord, ma in novembre era già stata a sua volta cacciata per l'insofferenza della popolazione. Nel 1920 entrarono in scena anche i polacchi, che avevano appena riconquistato l'indipendenza: una loro armata penetrò profondamente in Ucraina e giunse sino a Kijev (7 maggio) con l'appoggio di Petljura, ma la controffensiva dell'Armata Rossa risospinse i polacchi entro i loro confini. Nel 1921, terminati gli eventi bellici, si costituiva la Repubblica Sovietica d'Ucraina come membro costitutivo dell'URSS: una larga parte della popolazione rimaneva fuori dai nuovi confini, in Polonia (Galizia), Romania (Bucovina e Bessarabia) e Cecoslovacchia (Rutenia subcarpatica). Negli anni Venti e Trenta l'Ucraina contadina subiva anche le conseguenze peggiori della politica staliniana, con una spaventosa carestia dovuta alle requisizioni forzate dei raccolti e con la successiva persecuzione dei contadini più ricchi (Kulaki), che produssero centinaia di migliaia di vittime. Dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale l'Ucraina fu completamente occupata dai tedeschi, che vi sterminarono la minoranza ebraica dando vita anche a un esercito ucraino filonazista, quasi tutti i territori abitati da ucraini vennero riannessi alla Repubblica Sovietica Socialista d'Ucraina. Nel 1954 alla RSSU veniva aggiunta anche la Crimea, fino ad allora parte della Russia. All'inizio degli anni Novanta, nel nuovo clima portato dalla perestrojka, aspirazioni separatiste trovavano espressione anche sul piano politico, sia con la nascita di alcuni partiti sia con la contestazione del redigendo Trattato dell'Unione (giugno 1991). L'Ucraina, infatti, proclamava la propria indipendenza il 24 agosto 1991, all'indomani del fallito colpo di stato moscovita che aveva dato il via al definitivo smembramento dell'Unione Sovietica. Le elezioni presidenziali, effettuate contestualmente al referendum sulla ratifica dell'indipendenza (1º dicembre), confermavano al vertice dello Stato L. Kravčuk, in carica sin dal luglio dell'anno precedente; analogamente il Parlamento, composto per la maggior parte di deputati eletti nel marzo 1990 nelle liste del Partito Comunista Ucraino (sciolto nel luglio 1991). Meno aspri che altrove nell'ex URSS si sono presentati i contrasti etnici: tra le questioni di maggior importanza, le richieste di autonomia della parte orientale della regione del Donbass e della Rutenia transcarpatica (in particolare del distretto di Beregovo, a maggioranza magiara). Più complessa la questione della Crimea, al centro di un contenzioso politico e militare: una parte consistente della popolazione russofona rifiutava di seguire le sorti dell'Ucraina, mentre Mosca rivendicava la potestà sulla flotta del Mar Nero e sulla sua base di Sebastopoli. La questione dei rapporti con la Russia, insieme allo scontro sul modello economico da seguire, condizionava tutta la vita politica del Paese dopo l'indipendenza. All'inizio la disputa era tra il presidente Kravčuk e il primo ministro L. Kučma: più conservatore e attento al richiamo nazionalista il primo, sostenitore di un piano di forte privatizzazione e di una politica di stretta collaborazione con la Russia il secondo. Kravčuk imprimeva alla sua politica estera un'impronta decisamente autonomista firmando l'adesione dell'Ucraina alla "Partnership per la pace" con la NATO, cosa che gli consentiva di ottenere aiuti da parte degli USA. Ma le elezioni presidenziali del 1994 vedevano la vittoria di Kučma, che predisponeva un piano triennale di privatizzazioni e cercava un accordo con Mosca per la Crimea e per la flotta: accordo che veniva raggiunto in due tappe fra il 1995 e il 1997, con la spartizione della flotta, l'affitto alla Russia della base di Sebastopoli e una nuova autonomia per la Crimea (dove intanto i separatisti russofoni venivano elettoralmente sconfitti). Nel 1994 veniva ratificato anche il trattato di non proliferazione e l'Ucraina rinunciava al proprio status di potenza nucleare, trasferendo in Russia i suoi armamenti atomici. Maggiori erano le difficoltà sul piano interno, con continui scontri sulla politica economica: un braccio di ferro in Parlamento sulla riforma fiscale e sui tagli alle spese sociali portava a ripetuti cambi di governo, mentre la privatizzazione di migliaia di aziende statali avveniva in modo spesso oscuro, premiando personaggi ambigui e alimentando la corruzione di funzionari e dirigenti dello Stato. Nelle presidenziali del novembre 1999 Kučma veniva rieletto, ma le successive elezioni legislative del marzo 2002 facevano registrare una forte avanzata dell'opposizione, con la coalizione liberale guidata da Viktor Juščenko. Kučma, con l'appoggio di numerosi deputati indipendenti, manteneva il controllo del governo, ma il suo regime diventava via via più contestato e protagonista di scandali, finanziari e politici, compresa la misteriosa uccisione di un giornalista di opposizione, V. Gongadze, della quale Kučma veniva accusato di essere il mandante. L'Ucraina si è associata alla coalizione guidata dagli USA nella guerra contro l'Iraq, inviando un contingente di soldati. Le elezioni presidenziali del novembre 2004 venivano vinte al ballottaggio dal candidato filo-russo, Viktor Yanukovič. Questo risultato fu però sospeso dalla cosiddetta "rivoluzione arancione": subito dopo i risultati elettorali l'opposizione scendeva in piazza denunciando brogli e veniva appoggiata dagli osservatori dell'OSCE e dai governi di USA e UE, che facevano sapere di non riconoscere l'esito del voto. Dopo giorni di tensione con il Paese diviso in due blocchi contrapposti, con minacce di secessione da parte dei filo-russi, si arrivava alla decisione della Corte suprema di ripetere il ballottaggio il 26 dicembre. Si affermava quindi il leader dell'opposizione V. Juščenko, che annunciava una politica filooccidentale improntata al liberismo e nominava Julija Tymošenko come premier. Dopo pochi mesi, mentre l'economia subiva una forte frenata e i rapporti con Mosca diventavano sempre più tesi, anche il nuovo assetto politico andava in crisi: i contrasti politici tra presidente e primo ministro portavanoo alla caduta del governo di J. Tymošenko, sostituita da I. Yekhanurov. Alle elezioni legislative del marzo del 2006 il Partito delle regioni guidato dal filo-russo di Viktor Janukovič, otteneva la maggioranza, non sufficiente però a formare un governo stabile. Si ricompattava l'alleanza della "rivoluzione arancione" del 2004 e il presidente incaricava la Tymošenko di formare un nuovo governo di coalizione. In luglio un ribaltone nella coalizione di governo portava Aleksandr Moroz, leader del partito socialista ad allearsi con Yanukovič e con i comunisti, candidando al premierato lo stesso Yanukovič, che riceveva l'incarico dal presidente Juščenko. La situazione si aggravava nell'aprile 2007 quando, dopo la defezione di alcuni parlamentari passati dall'opposizione alle file della maggioranza, Juščenko scioglieva il Parlamento. In ottobre si svolgevano le elezioni anticipate, vinte dal partito di Yanukovič con il 34% dei consensi, seguito dalla Tymošenko con il 31%, la quale, in dicembre, veniva nominata premier. Nel 2008 il presidente Juščenko firmava l'accordo di adesione del Paese al WTO, dopo 14 anni di trattative, mentre nel febbraio del 2010 si svolgevano le elezioni presidenziali tra V. Yanukovič e la premier Tymošenko, vinte al ballottaggio dal candidato filo-russo con il 48,9% dei voti. In marzo veniva varato un nuovo governo con a capo Mykola Azarov, leader del Partito delle regioni (PR). In aprile il governo raggiungeva un accordo con la Russia per prolungare di 25 anni l'affitto della base navale di Sebastopoli, alla marina militare russa, fino 2017. Nell'ottobre del 2012 si svolgevano le elezioni politiche in un clima di tensione; le due formazioni politiche che ottenevano più voti erano il partito legato al presidente Yanukovič e la coalizione dell'opposizione Patria. Nel 2013 il presidente abbandonava l'accordo di associazione con l'Unione Europea e l'opposizione europeista cominciava a manifestare per le vie della capitale; nel gennaio del 2014 nonostante una serie di misure anti proteste varate dal governo, le proteste di piazza continuavano, con diversi morti e feriti tra i manifestanti. A fine febbraio il presidente lasciava Kiev e l'opposizione nominava un governo ad interim, ma la situazione peggiorava nell'est e nel sud del Paese a maggioranza filo-russa. La sistuazione più grave si registrava in Crimea, per la presenza delle basi della marina russa e per la scelta del presidente russo Putin di mandare soldati in difesa della popolazione russofona. In marzo, dopo un referendum, non autorizzato dal governo, la Crimea e Sebastopoli proclamavano unilateralmente la loro annessione alla Federazione Russa. Nelle settimane sucessive la situazione anadava a complicarsi anche nella parte orientale e meridionale del Paese. Gruppi di separatisti entravano in azione a Donetsk, Sloviansk e in altre città, scontrandosi con l'esercito ucraino, mentre a Odessa si registravano altissime tensioni tra la popolazione, soprattutto dopo un incendio, che provocava la morte di decine di manifestanti filorussi. In luglio, un aereo della Malaysia Airline, diretto a Kuala Lumpur, veniva abbattuto da un missile in una zona dell'Ucraina orientale, causando la morte dei 298 passeggieri. Il governo accusava i separatisti filorussi e un coivolgimento diretto della Russia, che a sua volta negava ogni responsabilità.

Cultura: generalità

Una forte dualità, lascito del cammino della storia e delle matrici occidentale e orientale delle sue genti, caratterizza la cultura ucraina, ricca di usanze e tradizioni secolari. Ne è metafora il lessico linguistico, combinazione perfetta tra slavooccidentale e slavo orientale, con molte parole simili al russo e altrettante uguali al polacco. Il legame con Mosca appare come uno spartiacque all'estremità del quale stanno da una parte l'Ucraina orientale, più moderna e industrializzata, dall'“istinto” nazionale e culturale di stampo russo. Qui la popolazione è bilingue o parla solo il russo e la religione più diffusa è quella ortodossa. Dall'altra parte sono l'Ucraina occidentale e l'ex Galizia, in passato meno legate a Mosca, dove circola un forte nazionalismo anti-sovietico, dove si parla soprattutto l'ucraino, dove si pratica la religione uniate, dove si vive all'interno di una dimensione economica e produttiva maggiormente legata alla coltivazione della terra. Ma in ogni casa dell'Ucraina, da sempre, agli ospiti si regalano, all'arrivo e alla partenza, un pagnotta e del sale, segno del loro passaggio in un Paese che prevede lo scambio del pane in tutte le cerimonie, che mantiene viva la forza del passato con i suoi rituali articolati, che cela sotto l'ufficialità religiosa delle sue celebrazioni antichi riti agricoli di natura pagana profondamente radicati nel popolo. Centro importante di cultura umanista e scientifica è la capitale, Kyïv (Kijev), sede tra l'altro di un'università e di un politecnico, oltre che di due siti patrimonio dell'umanità, censiti dall'UNESCO nel 1990.

Cultura: tradizioni

Gioelli d'ambra, foulards di lana dipinti a fiori, porcellane, tappeti, smalti e ori di Kyïv: la tradizione artigianale dell'Ucraina è molto ricca e varia, con differenze che riguardano anche le regioni del Paese. Delle zone montuose e della Carpazia, per esempio, sono tipici gli oggetti e le sculture di legno, ma soprattutto la pyssanka, letteralmente “uovo scritto”, divenuto espressione artistica nazionale. L'uovo decorato, simbolo di nascita alla vita, nell'antichità associato al culto solare di primavera e della Dea Madre, ha attraversato i millenni. In Ucraina numerose leggende gli attribuiscono poteri magici – guarisce le malattie, garantisce raccolti abbondanti, protegge da malocchio, uragani e fuoco – associati ai simboli decorati (linee, svastiche, bastoni, croci, rosoni, albero della vita, foglie di quercia o di salice, fiori, spighe di grano, daino, cervo, ariete, cavallo, daino, gallo, gallina, pavone ecc.) e ai colori utilizzati (rosso per l'amore, nero per l'eternità, giallo per l'abbondanza, arancione per la forza, ocra per la purezza, verde per la salute), la scelta dei quali è trasmessa di generazione in generazione grazie sia all'annotazione scritta su quaderni antichi meticolosamente conservati sia al racconto degli anziani di ogni famiglia. Fra i tappeti sono invece particolarmente noti i kilim (realizzati tramite tessitura anziché per annodatura) della Bessarabia, regione ai confini con la Moldavia. Anticamente usati anche per la realizzazione di pareti divisorie nelle tende, sacche da trasporto, cinghie per fissare sia le borse sugli animali durante gli spostamenti, sia le tende degli accampamenti nomadi, tovaglie e siti di preghiera, si distinguono ancora oggi per l'equilibrio raffinato tra arte popolare e stile pregiato che li caratterizza. Anche i riti e le usanze tradizionali, di carattere soprattutto religioso, hanno caratteristiche differenti a seconda della regione del Paese, soprattutto in termini di rilevanza. Proibiti durante la dominazione sovietica, infatti, sono oggi poco sentiti nelle grandi città, mentre sembrano scandire ancora lo scorrere della vita delle genti di campagna e di montagna, soprattutto nella regione dei Carpazi. Il Natale ucraino, originale e fortemente simbolico, include tra i suoi riti l'antica Festa della Fertilità o del Solstizio d'Inverno. La sera della vigilia la famiglia, all'apparire della prima stella, si siede a tavola dove sono due tovaglie: una per gli antenati, l'altra per i presenti, mentre il fieno sotto tutto ricorda che Cristo è nato in una mangiatoia. Anche la Pasqua deriva dalla fusione dei riti religiosi e di quelli pagani che festeggiano il ritorno della primavera: si esordisce con l'arrivo degli uccelli migratori e per l'occasione si cuoce della pasta a forma di uccello da dare ai bambini perché la spargano in aria nei campi, accompagnandola a canti e formule rituali, in segno di benvenuto. § Di origine contadina, semplice ma estremamente varia, grazie anche all'accostamento inusuale di molti sapori, alla cucina ucraina non manca nulla. Cereali e verdure, soprattutto patate, cavoli, barbabietole e funghi, carne – bollita, fritta, stufata – pesce e molti aromi, come aglio, prezzemolo, aneto, menta, mostarda, pepe e cannella, sono gli ingredienti base di numerosi piatti tipici, frutto dell'unione raffinata di materie prime fresche, conservate e affumicate. Molto noto è il borshch, tradizionale zuppa ucraina, conosciuto in ogni casa e arricchito da ogni famiglia con molte varianti personali. A base di manzo e pollo, brodo di barbabietole e verdura mista, addolcito con la panna, può essere preparato utilizzando fino a 25 ingredienti diversi. Altrettanto famosi sono il salo, grasso di maiale servito a fette; l'holubtsi, involtino di cavolo farcito con carne, riso, grano saraceno e condito con salsa di pomodoro; i varenyky, ravioli di pasta serviti con burro o panna acida, il cui ripieno a base di carne, verdura, funghi, o amarene, o formaggio fresco lavorato con zucchero e uvette ne determina il consumo come antipasto, piatto centrale o dolce; il kasha, corrispondente al porridge inglese. I dolci sono spesso a base di miele e frutta, sia fresca quali ciliegie e prugne, sia secca come le nocciole. Quest'ultime sono anche gli ingredienti di una torta famosa in tutto il Paese: la kyivskiy, composta da strati di wafer friabili e nocciole. Il kyas è invece la tipica bibita ucraina, a base di frumento, dolce, non alcolica, venduta dappertutto alla spina, anche se non mancano pregevoli bevande alcoliche come i vini originari della Crimea, gli champagne della zona di Odessa, o alcune birre locali. Infine sulla tavola ucraina non manca mai il pane, sempre di ottima qualità, tanto da aver fatto guadagnare al Paese il soprannome di “granaio d'Europa”.

Cultura: letteratura

La storia della letteratura ucraina si può dividere in tre grandi periodi. Nel primo (sec. XI-XIII), in cui Kijev fu la capitale dello “Stato” russo, russi, bielorussi e ucraini ebbero una letteratura comune, scritta in slavo ecclesiastico, di carattere prevalentemente religioso (basata su originali bizantini), o storico (cronache, annali). Fiorì anche una vasta letteratura orale (canti popolari, proverbi) tramandata di generazione in generazione. Il secondo periodo (sec. XIV-XVIII) comprende due fasi. Nella prima, durata fino alla metà del Seicento, il territorio dell'attuale Ucraina e della Bielorussia fu sotto la dominazione polacco-lituana e ciò frenò lo sviluppo letterario. L'unione ecclesiale (1596) provocò polemiche nazionalistiche e religiose che videro in primo piano I. Vyšenskyj (m. ca. 1620) e M. Smotryckyj (1578-1633). I primi sintomi del risveglio della vita culturale a Kijev si ebbero già intorno al 1620, ma decisiva fu la fondazione, nel 1632, del collegio (poi accademia) Mohyliana da parte di P. Mohyla (1596-1647). Questa celebre accademia formò un folto gruppo di scrittori, tra cui F. Prokopovyč (1681-1736), S. Polockyj (1629-1680: in russo S. Polockij), E. Slavyneckyj (m. 1675). Nella seconda fase del secondo periodo iniziò lo sviluppo delle letterature storica, satirica e drammatica nonostante la forzata russificazione imposta dalle autorità governative. La figura più rappresentativa del Settecento fu H. (Grigorij) Skovoroda (1722-1794), pensatore e poeta. Il terzo periodo, quello della rinascita nazionale, ebbe inizio nel primo Ottocento. Il padre di questa nuova letteratura, fondata già sull'ucraino parlato, fu I. P. Kotljarevskyj (1769-1838). Dopo l'istituzione dell'Università di Harkov (1808) e la fondazione della prima rivista russo-ucraina, Ukrainskij vestnik (1816; Il messaggero ucraino), fiorì un altro importante autore, H. Kvitka, noto anche come Osnovjanenko (1778-1843). Le opere di Kotljarevskyj e di Kvitka penetrarono in Galizia e contribuirono grandemente al risveglio nazionale degli ucraini ivi residenti, fra cui M. Šaškevyč (1811-1842), I. Vahylevyč (1811-1866) e J. Holovackyj (1814-1886). Una tappa fondamentale segnò l'opera del romanticoT. Ševčenko (1814-1861), massimo poeta ucraino, pervasa da alti ideali espressi con immagini nuove e con ricchezza di lessico. Allo stesso periodo appartengono M. (Nikolaj) Kostomarov (1817-1885), P. Kuliš (1819-1897) e M. Vovčok (1833-1907). Nonostante la dura oppressione zarista, la rinascita nazionale proseguì con altri talenti, quali I. Nečuj-Levyckyj (1838-1918), P. Myrnyj (1849-1921), L. Ukrajinka (1871-1913), I. Franko (1856-1916), O. Kobyljanska (1863-1942), M. Staryckyj (1840-1904). A cavallo dei sec. XIX e XX si affermò l'estetica modernista con i poeti V. N. Pačovsckyj (1878-1942), B. S. Lepkyj (1872-1941), P. S. Karmanskyj (1878-1956), S. N. Čarneckyj (1881-1944), S. A. Tverdochleb (1886-1922), A. E. Krymskyj (1871-1942), M. K. Voronyj (1871-1942) e con i prosatori A. Oles (1878-1944), S. F. Čerkasenko (1876-1940) e V. K. Vynnyčenko (1880-1951). Dopo il 1917 aderirono al gruppo Molodnjak, scegliendo temi della letteratura proletaria, I. Mykytenko (1897-1937), V. N. Sosjura (1898-1965), O. Kornijčuk (1905-1972) e L. Pervomajskyj (1908-1973); altri rimasero aperti agli influssi culturali europei, dall'impressionismo (H. Kosynka, 1899-1934; M. Ivčenko, 1890-1939), all'espressionismo (V. Pidmohylnyj, 1901-1941), al simbolismo (P. Tyčyna, 1891-1967; J. Plužnyk, 1898-1936; D. Zahul, 1890-1938; J. Savčenko, 1890-1937), al futurismo (M. Semenko, 1892-1937) e al neoclassicismo (M. Rylskyj, 1895-1964; M. Zerov, 1890-1941). Certi scrittori infine, pur trattando temi cari alla letteratura proletaria, inserirono nelle loro opere alcune critiche al regime e per questo furono accusati di nazionalismo borghese. Tra essi si ricordano V. Blakytnyj (1894-1925), M. Chvylovyj (1893-1933), M. Kuliš (1892-1942), J. Janovskyj (1902-1954) e A. Ljubčenko (1899-1945). Durante il periodo dello stalinismo, specialmente quello delle purghe (1932-38), gli intellettuali ucraini furono duramente colpiti: molti scrittori furono processati, esiliati o liquidati; gli altri dovettero piegarsi e scrivere secondo i dettami del PCUS. Della generazione che esordì alla vigilia della seconda guerra mondiale e si affermò dopo essa i più noti sono A. Malyško (1912-1970) e O. Dovženko (1894-1956). Durante la guerra alcuni poeti, quali M. Orest-Zerov (1902-1961), T. S. Osmačka (1895-1964) e scrittori quali I. Bahrjanyj (1909-1964) e V. Petrov-Domontovyč (1898-1971) si rifugiarono all'estero. Dopo il XX Congresso del PCUS è apparsa anche in Ucraina una nuova generazione che ha rifiutato gli schemi prestabiliti, anche se, prima del crollo del regime sovietico, alcuni dei poeti e degli scrittori più indipendenti sono stati ammoniti e alle loro opere è stata interdetta la pubblicazione. Da segnalare i poeti L. Kostenko (n. 1930), V. Symonenko (1935-1963), I. Drač (n. 1936), Vasyl Stus (1938-1985), M. Cholodnyj (n. 1940), V. Korotyč (n. 1936), B. Mamajsur (n. 1938), M. Vinhranovskyj (n. 1936), R. Tretjakov (n. 1936), I. Žylenko (n. 1941) e i prosatori V. Drozd (n. 1939), J. Hucalo (n. 1937), V. Ševčuk (n. 1939), H. Tjutjunnyk (1920-1961).

Cultura: arte

A cominciare dal sec. VI a. C. in Ucraina si arricchì di notevoli manifestazioni artistiche dovute sia agli Sciti sia ai contatti con le colonie greche del Mar Nero (Tyras, Olbia, Chersoneso, Pantikapaion, oggi Kerč), che diedero vita all'arte detta appunto greco-scitica. Chiese cristiane (sec. V-X), di semplice struttura ma assai decorate internamente, si sono rinvenute nella zona settentrionale del Mar Nero. Tra le chiese di tipo bizantino intatta è quella di San Giovanni Battista a Kerč (sec. X-XIV). L'arte monumentale in Ucraina si sviluppò col sorgere della potenza del principato di Kijev (sec. IX-XII), quando, soprattutto nell'Ucraina centro-settentrionale si verificò un'intensa attività architettonica, influenzata dall'arte bizantina. Ne sono testimonianza varie chiese dei sec. X-XI, a croce greca con più cupole, come la chiesa della Desjatina e la cattedrale di Santa Sofia a Kijev, la cattedrale della Trasfigurazione a Černigov. La pittura è rappresentata a Kijev dalla decorazione a mosaico di Santa Sofia e dagli affreschi in San Michele, di grande imponenza e solennità. Interessanti anche la miniatura del sec. XI e le opere di oreficeria dei maestri di Kijev. Nei sec. XII-XIII si svilupparono varie scuole artistiche locali, come quella di Galič, influenzata dal romanico dell'Europa occidentale, e quella del Dnepr, caratterizzata dall'uso del laterizio. Con l'invasione tartara (sec. XIII) e le minacce dei feudatari lituani e polacchi, nei sec. XIV-XV si accentuò in architettura lo sviluppo di opere difensive; carattere difensivo assunsero anche gli edifici ecclesiastici (chiesa-fortezza a Sutkovcy, sec. XV-XVI). La tradizione delle chiese a croce inscritta, con cupola, si mantenne in Volinia, mentre in Crimea sorsero chiese di tipo armeno e anche moschee musulmane. Durante i sec. XIV-XVI ebbe larga diffusione la miniatura, cui dopo lo sviluppo della stampa si sostituì la xilografia. L'affresco restò legato a lungo alla tradizione bizantina, mentre la produzione di icone acquistò maggiore originalità e divenne col tempo prevalente, soppiantando la decorazione murale. Nel sec. XVI, l'Ucraina occidentale, sotto dominio polacco, conobbe sensibili influssi rinascimentali, notevoli soprattutto a Leopoli, dove si sviluppò una scuola architettonica locale. L'annessione dell'Ucraina all'Impero russo (1654) segnò il netto prevalere delle correnti culturali dominanti, prima a Mosca poi a Pietroburgo. Nella seconda metà del sec. XVII sorsero nuove città (Poltava, Harkov ecc.) e si sviluppò un'intensa attività edilizia. A iniziare dal 1730 venne introdotto in tutti i maggiori monumenti il barocco, per opera di architetti sia russi (J. G. Schädel, A. V. Kvasov, J. F. Mičurin) sia ucraini (I. G. Grigorovič-Barskij, S. D. Kovnir). Nell'Ucraina occidentale dominò invece un barocco di derivazione romano-austriaca (municipio di Bučač, cattedrale di Leopoli, di B. Meretin). Anche l'architettura in legno fu assai diffusa (Drogobyč, Poltava, Novomoskovsk), con chiese a una o più cupole, di tipo abbastanza vicino a quello tradizionale. La pittura di questo periodo, di gusto vivacemente coloristico, riuscì a fondere la tradizione popolare con nuove tendenze di derivazione occidentale. Con la fine del sec. XVIII l'arte ucraina si inserì sostanzialmente nel più vasto ambito di quella russa e successivamente di quella sovietica senza caratteristiche di specifica originalità.

Cultura: musica

L'antica tradizione orale dei bylyny, poemi narrativi epici, e dei dumas, ballate liriche cosacche, ha fortemente influenzato la musica ucraina la cui origine popolare deriva direttamente dall'arte dei menestrelli erranti. Tra il sec. XVI e il sec. XVII essi viaggiavano per il Paese raccontando la storia e la vita attraverso gesti e fatti eroici, al suono dei loro kozba, strumenti molto simili al liuto. Nel sec. XVIII i kozba furono sostituiti dalla bandura, strumento a corde che nell'arco di poco tempo si diffuse al punto da divenire il simbolo dell'Ucraina. Oggi il Coro di bandura Ucraino di Kijev è celebre in tutto il mondo, così come Nikolaj Lisenko (1842-1912), compositore, direttore d'orchestra e pianista. Nato a metà del sec. XIX, considerato il padre della musica classica ucraina, abbandonò i suoi studi in scienze naturali per dedicarsi alla raccolta, allo studio e all'elaborazione di antiche canzoni popolari dell'Ucraina, contribuendo così, grazie a questa riscoperta della tradizione creativa antica del suo Paese, a rafforzare le istanze di rinascita nazionale. Figura pubblica prominente, maestro riconosciuto fra gli etnomusicologi e i compositori europei orientali, fondò la scuola nazionale ucraina di musica, e compose, tra le altre, la musica per molti impianti narrativi, come quella per la più importante opera di letteratura ucraina: Kobzar, di T. Ševčenko. Canti antichi ancora oggi molto vivi sono quelli dei cori natalizi, la cui tradizione suggestiva prevede due gruppi principali: i koliadky, “candele”, tipici della vigilia e i shedrivky, “generoso”, caratteristici dell'Epifania.

Cultura: spettacolo

Il teatro ucraino, nato da giochi e feste tradizionali, ha origine popolare, con la partecipazione di skomorochi (pagliacci) con funzioni comiche e satiriche. Nel sec. XVII compare il teatro allegorico-didascalico delle scuole ecclesiastiche e si precisa un genere di teatro di fantocci destinato a larga fortuna, il vertep (propr., grotta), che svolge spesso episodi della storia sacra, ma deve il successo alle scenette comiche che lo costellano e che vedono in genere il trionfo dell'eroe popolare contro diavoli e oppressori. Nel secolo successivo prende slancio la vita musicale, che attinge a un vasto repertorio popolare e si accentra intorno all'Accademia di Kijev. La capitale vide anche, nel 1816, l'apparizione della prima compagnia professionale di ballo. L'Opera Russa, inaugurata nel 1867, provvede Kijev di una compagnia stabile di balletto, guidata dal polacco S. Lentcevskij, con la quale cominciano a esibirsi famose “stelle” provenienti dai teatri di Mosca e San Pietroburgo. Il primo teatro stabile nella lingua nazionale viene fondato da M. Sadovskij a Kijev nel 1906; il primo teatro d'opera permanente nel 1901. Al Teatro dell'Opera una serie di maîtres de ballet provenienti da Varsavia avevano intanto consolidato i legami del balletto ucraino con la tradizione polacca, fino all'arrivo, nel 1915, di B. Nijinska, la celebre artista polacca formatasi a San Pietroburgo e con E. Cecchetti. Dopo la Rivoluzione di ottobre, la scena ucraina acquista una maggiore stabilità organizzativa soprattutto a Kijev; fa spicco, per l'ardimento innovatore delle messinscene, il Teatro Giovane di Les Kurbas.