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còrno

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Lessico

sm. (pl. f. -a nel significato 1; pl. m. -i nei significati 2, 3, 4, 5) [sec. XIII; latino cornu-us].

1) Formazione, per lo più ossea, di varia configurazione che si trova in genere sulla parte alta del capo di alcuni Mammiferi: le corna ramificate del cervo; il corno del rinoceronte. Per analogia: le corna della lumaca, le piccole escrescenze carnose sul capo di tale animale. Scherzoso, bernoccolo: ho battuto il capo e mi è spuntato un corno. In varie loc. fig.: rompersi le corna, avere la peggio; prendere il toro per le corna, affrontare con risolutezza una questione; abbassare le corna, umiliarsi; avere qualcuno sulle corna, averlo in antipatia; dire corna, dire peste e corna di qualcuno, parlarne malissimo; fare, mettere le corna, tradire il marito o la moglie; avere le corna, esser tradito dal proprio coniuge; fare le corna, gesto di insulto o di scongiuro che si fa alzando l'indice e il mignolo della mano chiusa. In frasi d'uso familiare o popolare ha il valore di niente, nulla: non capisce un corno!; non mi importa un corno; un corno!, come energica negazione, spesso posposta ad aggettivi: bello un corno!

2) Il corno stesso dell'animale, da esso separato e variamente usato, per esempio per contenere liquidi, ecc. e, un tempo, come strumento musicale; in particolare: corno dell'abbondanza, cornucopia. Anche la sostanza di cui sono costituite le corna; corno da scarpe, calzatoio, realizzato anche in metallo o in plastica).

3) Strumento musicale a fiato di remotissima origine, nato probabilmente con funzioni di segnalazione e simboliche e ricavato, nella sua forma primitiva, da un corno di animale tagliato all'apice e munito di fori vegetali.

4) Corno da nebbia, strumento ad aria o a gas compressi che emette suoni forti ben distinguibili; viene impiegato dalle navi per produrre i segnali acustici regolamentari in caso di nebbia.

5) Per analogia con la tipica forma del corno animale: A) In anatomia, formazioni strutturalmente differenti, ma tutte a forma di corno, in genere prolungamenti di organi o parte di essi: corno del corpo calloso; corno del corpo della tiroide; corno di Ammone; corni anteriori e posteriori, prolungamenti, rispettivamente motori e sensoriali, della sostanza grigia del midollo spinale; corno frontale, occipitale, sfenoidale, prolungamenti dei ventricoli laterali cerebrali. B) Oggetto o parte di oggetto di forma simile a un corno: i corni dell'incudine; i corni della luna, le due punte del quarto di luna; corno dogale o ducale, copricapo appuntito, in velluto rosso prima, poi in tessuto d'oro, che i dogi di Venezia portavano durante le cerimonie sopra una berretta bianca detta camauro. C) Cima di monte a forma di corno: i Corni di Canzo; il Corno Piccolo. D) Estremità, braccio, sporgenza, lato: il corno destro dell'esercito, l'ala destra; corno dell'epistola, corno del vangelo, rispettivamente il lato destro e sinistro dell'altare per il celebrante; i corni di un dilemma, le due alternative di un'argomentazione. E) In marina, l'estremità più rastremata di picchi e antenne. Termine poco usato; per le antenne si usa comunemente “penna”. F) Negli interruttori elettrici, nei contattori e in alcuni tipi di teleruttori scaricatori, ecc., corno polare, elemento "Il disegno schematico di interruttore con corni polari è a pag. 283 del 7° volume." di forma caratteristica, in rame, bronzo, ottone o altro, sul quale si stabilisce l'arco conseguente all'apertura dell'apparecchio sotto carico. "Per l'interruttore con corni polari vedi schema al lemma del 6° volume." L'arco viene così allungato ed estinto senza deteriorare i contatti. I corni polari possono essere situati esternamente all'apparecchio o, negli apparecchi per interno, entro il caminetto.

Zoologia

Le appendici cefaliche presenti in alcuni Mammiferi Artiodattili e Perissodattili si possono distinguere in cave, piene e fibrose. Al primo gruppo appartengono le corna dei Bovidi, dei Giraffidi e degli Antilocapridi (cavicorni). Queste sono formate da un asse osseo (Os cornu) o cavicchio saldato al frontale e rivestito da uno strato di tessuto connettivale molle; quest'ultimo è a sua volta ricoperto da un astuccio corneo, formato dalla cheratinizzazione dell'epidermide. Le corna dei Bovidi sono perenni e vengono generalmente portate sia dal maschio sia dalla femmina anche se talvolta quest'ultima ne è priva; quelle dell'antilocapra hanno l'astuccio corneo bifido e caduco che si rinnova ogni anno. Le corna dei Giraffidi sono molto corte, perenni e ricoperte di pelle vellutata nella giraffa e di un piccolo astuccio osseo caduco nell'okapi. Le corna piene, caratteristiche dei Cervidi (plenicorni), sono formate anch'esse da un asse osseo, più o meno ramificato, ricoperto da cute. Nei Cervidi cadono ogni anno e ricrescono in primavera ricoperte da tessuto riccamente vascolarizzato. La crescita termina in estate e, per la strozzatura dei vasi sanguigni, si ha la degenerazione dello strato cutaneo; il corno rimane pertanto nudo e alla fine dell'inverno, per la degenerazione del tessuto osseo basale, cade. Con l'unica eccezione della renna, nei Cervidi le corna sono esclusive dei maschi. Le corna fibrose, tipiche dei rinoceronti (generalmente 1 o 2), sono formate da un fascio di peli agglutinati da cheratina. Corna sono presenti anche in alcuni Rettili, estinti e viventi. Tra questi ultimi, alcune specie di camaleonti e di iguanidi hanno protuberanze ossee del capo ricoperte da epidermide squamosa, mentre la vipera dal corno porta sul muso un rilievo costituito soltanto da squame.

Etologia

Le corna dei Mammiferi sono armi che possono essere usate per la difesa ma esplicano la loro funzione principale nelle lotte intraspecifiche. Poiché il loro sviluppo aumenta in genere con l'età, e con la maturità aumenta il grado di dominanza sociale, le dimensioni delle corna costituiscono un segnale attraverso il quale i vari individui di uno stesso gruppo riconoscono lo stato gerarchico dei membri del branco. Questo permette di evitare le lotte fra individui di forza molto diversa, ma gli individui di forza paragonabile, che in genere hanno corna di sviluppo simile, si affrontano, generalmente scontrandosi con le corna. La forza delle corna è correlata al tipo di combattimento adottato da ciascuna specie (per urto frontale, per spinte, per fendenti, ecc.), sicché i combattimenti presentano un elevato grado di ritualizzazione. In presenza di un rivale, alcuni Cervidi usano raschiare le corna contro cespugli o tronchi d'albero, comportamento probabilmente intimidatorio che apparentemente deriva dalla pratica di liberare le corna dal velluto. Certe antilopi usano raschiare con le corna il terreno nei luoghi che hanno marcato con feci e urina, trasmettendo ai rivali l'odore della marcatura e diminuendone così la sicurezza.

Simbologia

Nell'ambito magico-religioso il corno è simbolo di potenza e di fertilità, sia perché richiama la forza dell'animale cui appartiene, sia perché è sentito come simbolo fallico. Un altro valore simbolico lo collega alla forma della luna crescente (nella religione babilonese richiama l'immagine del dio della luna come “toro”). Dal simbolo di potenza può considerarsi derivato il corno dell'abbondanza (l'oggetto potente allontana il male e perciò è portatore di bene e quindi di abbondanza); mentre il corno come simbolo sacro trova altre manifestazioni nei corni di consacrazione posti sugli altari minoici, o nella tiara con corni, attributo tipico delle divinità mesopotamiche. § I corni di consacrazione sono anche oggetti rituali preistorici, di pietra o di terracotta, solitamente a forma di mattone, con le due estremità laterali, spesso decorate, ricurve a forma di corno più o meno pronunciate. Reperti della tarda Età del Bronzo o degli inizi dell'Età del Ferro sono stati rinvenuti in talune stazioni preistoriche in Svizzera, Grecia, Italia, Spagna, nei Paesi balcanici e renani e in tombe egiziane. Non mancano tuttavia esemplari anche più arcaici, come quelli neolitici di Pantelleria.

Musica

Nella tradizione popolare, soprattutto fra le comunità pastorali, il corno continua a permanere, sia nella forma originaria sia in talune varianti (in legno o scorza d'albero), di cui la più singolare è costituita dal corno gigante (bene esemplato dall'Alphorn). Corni in bronzo sono già documentati in epoca preistorica, in metallo anche prezioso presso i Sumeri e i Romani; sono corni il bakura dei Veda e il rana-srnga, strumento indiano di epoca successiva. Nella veste di strumento d'orchestra, assunta a partire dal sec. XVII con numerose trasformazioni, il corno appartiene alla famiglia degli ottoni. Costituito da una canna conica terminante in un ampio padiglione, è strumento traspositore, generalmente notato una quinta sopra i suoni reali. Notevoli miglioramenti ebbe nella seconda metà del Settecento. Con la realizzazione del corno a pistoni (dovuta a H. Stölzel, 1815), esso acquistò maggiore agilità e omogeneità timbrica rendendo possibile l'emissione di qualsiasi nota della scala cromatica. Alla letteratura solistica per corno, che fu strumento prediletto dai compositori romantici, appartengono composizioni di J. S. Bach, Beethoven, Weber, Haydn, Mozart, Brahms, Strauss e Hindemith. Corno di bassetto: strumento a fiato della famiglia del clarinetto. È una variante del clarinetto contralto, costruita intorno al 1770 e usata da Mozart nel Requiem, in diverse opere teatrali e in alcuni lavori strumentali di destinazione massonica (K 410, 411). Mutò in seguito forme e fu usato solisticamente da Mendelssohn e in orchestra da Beethoven, Strauss e pochi altri. Corno inglese: strumento a fiato ad ancia doppia. È un oboe contralto e la sua estensione si pone una quinta sotto quella dell'oboe. Ha un timbro malinconico, dolcemente lamentoso: ne fece uso Rossini nel Guglielmo Tell e dopo di lui molti altri (Strauss, Wagner, Dvorak). Versione perfezionata dell'oboe da caccia, derivò il nome, per falsa etimologia, dall'iniziale forma ricurva o angolata (cor anglé o angled horn).