Questo sito contribuisce alla audience di

Burundi

Guarda l'indice

(République du Burundi). Stato dell'Africa centrorientale (27.834 km²). Capitale: Bujumbura. Divisione amministrativa: province (17). Popolazione: 8.303.300 ab. (stima 2009). Lingua: francese e kiRundi (ufficiali), swahili. Religione: cattolici 65%, non religiosi/atei 18,7%, musumlmani 10%, altre religioni 6,3%. Unità monetaria: franco del Burundi (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,394 (174° posto). Confini: Ruanda (N), Tanzania (S e E), Repubblica Democratica del Congo (W). Membro di: EAC, ONU, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Questo Stato dell'Africa, esteso sulla soglia rilevata che separa il bacino del Congo da quello del Nilo, ai margini della cosiddetta Alta Africa, può essere considerato un Paese di “frontiera”, non solo morfologicamente ma anche politicamente, essendo situato tra la Repubblica Democratica del Congo, già dipendenza del Belgio, la Tanzania (già dominio tedesco, poi inglese) e il Ruanda . A tale posizione il Burundi deve gran parte della sua storia, anche la più recente. Fin dal sec. XVIII la sua storia è stata caratterizzata dalla compresenza delle etnie tutsi (prevalente sul piano politico) e hutu (maggioritaria in termini numerici). La convivenza, pur difficile, si è mantenuta su un piano di equilibrio fino a pochi anni dopo l'indipendenza (proclamata nel 1962): un vero e prorio genocidio è stato perpetrato quando un esponente tutsi ha preso il potere, in concomitanza con l'ascesa al potere degli hutu nel vicino Ruanda. Da allora vi sono stati sanguinosi scontri tribali che hanno causato centinaia di migliaia di vittime e ondate di profughi verso i Paesi limitrofi. Inoltre il Burundi è un Paese sovrappopolato, la cui economia si basa essenzialimente su un'agricoltutra di sussitenza e che si trova in balia delle fluttuazioni dei prezzi del mercato mondiale del caffè (il principale prodotto esportato). Di conseguenza risulta estremamente difficile anche la situazione sociale: malnutrizione, analfabetismo e ridotta speranza di vita lo collocano tra gli ultimi posti al mondo nell'indice di sviluppo umano.

Lo Stato

Dal 1966 il Burundi è una Repubblica in cui si sono succeduti colpi di Stato e Costituzioni. Dopo una lunga situazione di instabilità causata da continui scontri civili tra le etnie hutu e tutsi, nel 1998 si è avuto un primo passo verso la pacificazione con la costituzione dell'Assemblea nazionale di transizione. Nel 2001 è diventato operativo l'accordo per la formazione di un governo di transizione. La Costituzione del 2005 stabilisce che i poteri istituzionali sono affidati per il 60% agli hutu e per il 40% ai tutsi. I membri del Parlamento, formato dall'Assemblea nazionale e dal Senato, sono eletti a suffragio universale per 5 anni; il Parlamento elegge il Presidente della Repubblica che è anche capo del Governo con un mandato di 5 anni. Il sistema giudiziario si basa sul diritto tedesco e belga; a Bujumbura hanno sede la Corte suprema, la Corte d'appello e un tribunale di prima istanza, mentre i tribunali provinciali sono distribuiti nelle province. La pena di morte è in vigore. Data la situazione di instabilità del Burundi non si ha una fotografia precisa delle forze armate del Paese; sono presenti forze dell'UNU. L'educazione scolastica fu avviata dai missionari nel periodo coloniale. La situazione istituzionale rimane però instabile per la strisciante guerra civile in corso tra le etnie hutu e tutsi. L'istruzione è gratuita e l'insegnamento primario che dura 6 anni a partire dai 7 anni d'età è obbligatorio; quello secondario, che è facoltativo comprende due cicli, il primo di 4 anni, il secondo della durata variabile in base all'indirizzo scelto . Le lingue usate sono il KiRundi nella scuola primaria e il francese in quella secondaria. Nel 2008 il tasso di analfabetismo era alto, anche se in diminuzione rispetto agli anni precedenti: 34,1%. Nel 1960 è stata istituita l'Università di Bujumbura.

Territorio: geografia fisica

Il Burundi è situato a ridosso della linea di frattura della Rift Valley, che orla a W il Paese in corrispondenza del solco del fiume Rusizi e della sponda nordorientale del lago Tanganica, su cui il Burundi si affaccia per 120 km con una costa in gran parte alta e rocciosa. Dall'esigua fascia pianeggiante lungo il Rusizi, il cui corso segna il confine con la Repubblica Democratica del Congo, il territorio si innalza in una regione di alteterre; queste sono sovrastate da N a S da una catena montuosa elevata in media 2000 m e la cui origine è legata agli stessi fenomeni tettonici che hanno presieduto alla formazione della Rift Valley. Tale catena cede a E a una serie di altopiani savanici, profondamente incisi da vari solchi vallivi che scendono verso NE al lago Vittoria. § Il sistema idrografico del Burundi tributa sia al bacino congolese sia a quello nilotico: al primo fa capo tramite vari immissari del lago Tanganica che mediante l'emissario Lukuga dà un rilevante apporto al fiume Lualaba, considerato l'estrema sorgente del fiume Congo; al secondo tramite il Luvironza, ramo sorgentifero più meridionale del Nilo. § Benché il Burundi sia posto in piena area equatoriale, l'altitudine mitiga il clima, che presenta ovunque temperature non eccessive salvo che nella valle del Rusizi, dove la media annua si aggira sui 23-25 ºC, mentre è di 17 ºC nella zona montuosa e tocca i 20 ºC sugli altopiani. Le precipitazioni, relativamente scarse (1000 mm annui) nella fascia Rusizi-Tanganica, soggetta all'aliseo asciutto di N, aumentano nella regione delle alteterre, dove superano anche i 2000 mm; le piogge si concentrano nei mesi di marzo-maggio e di ottobre-dicembre, alternandosi alle due stagioni secche.

Territorio: geografia umana

Allorché gli Europei arrivarono nel Paese trovarono insediate popolazioni ben organizzate secondo una gerarchia articolata, in cui emergevano i tutsi, allevatori nilo-camiti, più evoluti degli hutu, agricoltori bantu, e dei pigmoidi batwa, cacciatori raccoglitori della foresta. Al momento dell'indipendenza gli hutu, più numerosi, acquistarono una posizione di supremazia, di cui tuttavia non approfittarono per manifestare intolleranza nei confronti degli altri gruppi etnici. In seguito, però, la rivalità fra hutu e tutsi, sfruttata a fini di potere da governanti locali o da potenze straniere, è emersa più nettamente, e a partire dagli anni Novanta del Novecento, malgrado l'avvio di un processo di normalizzazione nei rapporti tra i due gruppi, ha trascinato il Burundi in una sanguinosa guerra civile interetnica. A seguito di questi scontri etnici, intensi flussi di profughi si sono avuti verso i Paesi vicini, in particolare Tanzania, Ruanda, Uganda e soprattutto Repubblica Democratica del Congo, innescando una lunga serie di interventi militari incrociati. Il rientro dei profughi è cominciato nel 2002-2003. Gli hutu continuano a essere la stragrande maggioranza della popolazione (81%); seguono i tutsi (16%), una piccola minoranza di pigmei (1%) e altre etnie (2%). Con i suoi 298 ab./km², il Burundi è uno dei Paesi africani più densamente popolati, anche se con una distribuzione piuttosto irregolare, dovuta anche allo stato di insicurezza in cui versa il Paese. L'area più densamente popolata è l'altopiano centrosettentrionale, dove sussistono migliori condizioni per l'agricoltura e l'allevamento, mentre la presenza umana diminuisce procedendo verso i bassopiani. Unica città è la capitale Bujumbura, attivo porto sul lago Tanganica; altri piccoli centri degni di nota sono Gitega, nodo stradale sull'altopiano centrale, Bururi e Muyinga.

Territorio: ambiente

Il territorio del Burundi è formato quasi interamente da altopiani e rilievi minori, con paesaggi tipicamente di tipo tropicale montano. La vegetazione dominante è la savana, sia erbacea sia arborata. Nella parte centromeridionale, in particolare lungo le coste del Tanganica e la valle del Rusizi, il Paese è ricoperto dalla savana erbacea; più a S dell'altopiano si trova, invece, la savana arborata, dove gli alberi più comuni sono l'eucalipto, l'acacia e la palma da olio. La fauna selvatica è molto variegata, tra le molte specie presenti sul territorio troviamo elefanti, ippopotami, coccodrilli, cinghiali, leopardi, antilopi e scimmie; inoltre sono comuni anatre, oche, pernici e quaglie. La deforestazione incontrollata per ottenere combustibile e nuove terre agricole con conseguente aumento dell'erosione del suolo, l'incremento demografico, l'aumento delle terre destinate all'allevamento e il bracconaggio sono tra i problemi ambientali che più affliggono il Paese: per combatterli il governo ha stipulato alcuni accordi internazionali in materia di biodiversità, desertificazione, smaltimento di rifiuti nocivi, specie in via d'estinzione e protezione dell'ozonosfera. Le aree protette sono il 5,6% e comprendono anche tre parchi nazionali: il Kibira (1933), il Ruzizi (1974) e il Ruvubu (1933).

Economia

Paese tra i più poveri dell'Africa , largamente assistito da organismi internazionali fra cui la Banca Mondiale e il FMI (nel 2005 gli aiuti internazionali rappresentavano il 46,8% del suo PIL), il Burundi presenta un'economia estremamente arretrata, il cui assetto è rimasto pressoché immutato dall'epoca coloniale. La guerra civile che per dodici anni ha devastato il Paese non ha che peggiorato la già precaria situazione economica. Dopo le elezioni del 2005, che hanno segnato una svolta nel processo di pacificazione, l'economia ha cominciato a mostrare lievi cenni di ripresa: il PIL pro capite, pur rimanendo bassissimo, è salito a 163 $ USA. Il PIL era di 1.321 ml $ USA nel 2009. § Prevale un'agricoltura di pura sussistenza, che, con ca. il 93% (2007) della forza lavoro, contribuisce per il 45% alla formazione del reddito nazionale e dà cereali (mais e sorgo principalmente), patate e manioca, banane e legumi. L'agricoltura di piantagione, introdotta dai belgi, è l'unica attività redditizia e riguarda sopratutto il caffè, il cotone e il tè. Il caffè copre ogni anno circa il 90% delle esportazioni rendendo il Paese molto soggetto alle fluttuazioni internazionali del prezzo di questo prodotto. § Alle necessità interne sono anche rivolti i prodotti dell'allevamento, che ha un numero abbastanza rilevante di capi ma di qualità piuttosto scadente, e della pesca, praticata nelle acque del lago Tanganica; l'insufficienza alimentare rimane però il problema fondamentale del Paese. § Sono previsti un più intenso sfruttamento delle risorse minerarie (oro, cassiterite, nichel) e un potenziamento delle industrie, concentrate a Bujumbura e sinora limitate a impianti per la lavorazione del caffè e dei semi oleaginosi, oltre ad alcuni piccoli complessi calzaturieri, tessili, a un birrificio, a qualche cementificio e a piccole officine meccaniche. § Modestissimi sono tuttora gli scambi. Il Burundi esporta, come sì è detto, sopratutto caffè, seguito da pelli, cotone e tè, rifornendo soprattutto l'Europa; i prodotti d'importazione (macchinari, prodotti alimentari, combustibili) provengono invece massimamente dal Belgio, Francia, Germania, Giappone e Zambia. Elevati l'indebitamento estero e il pagamento degli interessi relativi. § Mancano le ferrovie, mentre abbastanza fitta è la rete stradale (12.322 km di strade nel 2004 di cui solo ca. 1200 asfaltate), benché in parte non sia transitabile durante il periodo delle piogge; importante è il servizio lacustre sul Tanganica, che effettua collegamenti tra Bujumbura e il porto di Kigoma (Tanzania), per il quale passa in pratica tutto il commercio estero del Paese; Bujumbura ha un aeroporto internazionale.

Storia

La storia del Burundi si ricollega a quella di due piccoli Stati situati nella regione del Butuutsi e dominati da una etnia di pastori tutsi. Entrambi furono conquistati da Ntare I (1675-1715), capostipite della dinastia che doveva poi regnare sino al 1966. Il regno assunse il nome di Urundi e fu ampliato sin quasi agli attuali confini da un altro grande sovrano, Ntare II (1795-1852). Sotto Mweezi II (1852-1908), il regno attraversò un periodo di decadenza, caratterizzato da varie rivolte, da attacchi da parte di regni confinanti, specie il Ruanda, e dalle razzie compiute da schiavisti arabi contro la popolazione. Nel 1899 fu istituita a Usumbura (oggi Bujumbura) una stazione militare tedesca e quattro anni dopo la Germania impose a Mweezi II il suo protettorato. Dopo la prima guerra mondiale, nel 1920, l'Urundi fu affidato come mandato, trasformato poi nel 1946 in amministrazione fiduciaria, dalla Società delle Nazioni al Belgio, che lo unì al Ruanda come Ruanda-Urundi. Più tardi l'Urundi reclamò l'indipendenza, conseguita il 1º luglio 1962. La vita del regno indipendente fu subito travagliata da sommosse e crisi, alla cui base stava il contrasto tra la minoranza dei tutsi e la maggioranza degli hutu. Dopo un periodo di repressioni e un ultimo tentativo di colpo di stato da parte del gruppo hutu, in seguito al quale numerosi leader furono fucilati, il re abbandonò il Paese (1965) e si trasferì in Europa nominando poco dopo reggente il proprio figlio. Questi, deposto il padre, assunse il potere (8 luglio 1966), sospese la Costituzione e il 1º settembre fu incoronato col nome di Ntare V. L'iniziale appoggio ottenuto da parte del primo ministro M. Micombero si trasformò presto in ostilità; Micombero, impadronitosi del Paese, depose il re facendosi proclamare presidente della Repubblica (29 novembre 1966). Nel 1972 Ntare V fu ucciso da Micombero e il Burundi fu sconvolto da veri e propri genocidi perpetrati dall'etnia dei tutsi a danno degli hutu. Nel 1976 il colonnello J.-B. Bagaza destituì Micombero e assunse la presidenza, ma a sua volta fu destituito nel 1987 dal maggiore Pierre Buyoya, con un colpo di stato incruento. Questi sospese la Costituzione, formò un Comitato militare di salvezza nazionale e assunse a sua volta la presidenza; quindi avviò una cauta liberalizzazione del regime, ma gli indiscussi privilegi dell'etnia tutsi, che controllava, tra l'altro, l'esercito, continuarono a esasperare la situazione. Massacri tribali si alternarono a momenti di distensione fino a quando, nel 1990 il Comitato militare di salvezza nazionale fu abolito. Nel marzo 1992 venne approvata una nuova Costituzione basata sul multipartitismo e sull'elezione diretta del capo dello Stato. Nel giugno 1993, nelle prime elezioni democratiche, venne eletto presidente il democratico Melchior Ndadaye, esponente dell'etnia hutu. Da quel momento, nonostante il tentativo del nuovo presidente di avviare una politica di riconciliazione etnica, formando un governo con una significativa presenza tutsi, si aprì una nuova fase di grave instabilità. Un gruppo di ufficiali tutsi trucidò, il 21 ottobre 1993, M. Ndadaye, sei ministri e numerose personalità hutu. Il lealismo dell'insieme dell'esercito impedì che la situazione divenisse irreparabile, anche se gli scontri tribali, immediatamente accesisi, causarono 200.000 morti e un milione e mezzo di profughi. Il nuovo presidente hutu, Cyprien Ntaryamira, trovò anch'egli la morte in un sospetto incidente dell'aereo su cui viaggiava insieme al presidente del Ruanda J. Habyarimana (6 aprile 1994) e venne sostituito da Sylvestre Ntibantunganya: in Burundi alla guerra etnica interna si unirono le contraddizioni della feroce guerra civile ruandese con le molte centinaia di migliaia di profughi hutu. Nel marzo 1995 un ministro hutu fu assassinato: la vita del Burundi continuò a essere scandita dal reiterarsi dei massacri, in cui furono coinvolti anche religiosi e delegati della Croce Rossa. Nel luglio 1996 un nuovo colpo di stato mise definitivamente fine all'esperimento democratico avviato nel 1993 che, per altro, si era dimostrato foriero di un vero e proprio disastro. A interrompere quel processo fu, paradossalmente, proprio colui che lo aveva avviato, il maggiore P. Buyoya. Le violenze contro gli hutu continuarono con incidenti alla frontiera con la Tanzania. Nell'estate 1997 si registrarono ancora forti contrasti tra il governo di Buyoya e un incontro fra i rappresentanti delle guerriglie si concluse senza risultati significativi. Ad Arusha nel 2001 si tenne un vertice, alla presenza di Mandela e di altri leader dell'Africa orientale, che portò alla firma di un accordo di pace, sottoscritto da tre dei quattro movimenti ribelli: si incaricò Buyoya, affiancato da un vicepresidente hutu, di formare un governo di transizione per portare il Paese verso le elezioni. Continuò comunque la situazione di conflitto interno tanto che nel 2004 il Consiglio di sicurezza dell'ONU decise l'invio di una missione di 5650 caschi blu, denominata MONUB, per monitorare la situazione. Le elezioni legislative del 2005 rappresentarono una svolta democratica per il Burundi: in esse le forze ribelli si riunirono in un unico partito (CNDD-FDD) e ottennero la maggioranza dei voti. Il loro leader, Pierre Nkurunziza, venne eletto presidente. Solo un gruppo di ribelli rimase attivo nel Paese, le Forze Nazionali di Liberazione (FNL) e, nonostante con essi sia stato firmato un accordo per il cessate il fuoco nel 2008, la situazione di guerriglia stenta ad arrestarsi definitivamente. Nel 2010 si svolsero le elezioni presidenziali, boicottate da tutta l'opposizione: il presidente Nkurunziza venne rieletto in assenza di altri candidati.

Cultura: tradizioni

Oggetti tipici dell'artigianato tradizionale sono i cesti intrecciati, creati dalle donne tutsi; sono fatti di fibra di papiro, rafia e foglie di banana, e sono decorati con disegni elaborati in tinte naturali. I cesti hanno svariati usi: per portare i recipienti dell'acqua e i carichi sulla testa, per stivare il vasellame con il cibo da conservare. Altri manufatti comprendono oggetti di cuoio e di ferro, quasi sempre decorati con motivi geometrici simili a quelli dei cesti. I fabbri, con un'arte che si tramanda di padre in figlio, modellano lance per la guerra e la caccia. I twa sono famosi per la ceramica, la cui tradizione è antica di migliaia di anni. Il Burundi ha un'eredità musicale unica e antica: le famiglie si riuniscono per cantare dei canti tradizionali (imvyino) caratterizzati da un ritornello breve, ritmato, che prevede versi improvvisati. Il canto detto indirimbo viene invece eseguito da un singolo cantore o da un piccolo gruppo. Gli uomini eseguono canti ritmici (kwishongora), con urla e vocalizzi, mentre tipicamente femminile è una forma di canzone sentimentale (bilito). Fa parte della musica tipica del Burundi il cosiddetto 'canto sospirato': viene eseguito con un tono di voce basso, cosicché l'accompagnamento degli strumenti viene sentito molto chiaramente. Accompagnano i canti l'inanga, strumento a sei-otto corde che vibrano su una cassa cava; l'idono, un violino con una sola corda; l'ikihusehama, strumento a fiato simile a un clarinetto. I tamburi sono sia strumenti musicali sia simboli di potere e di status sociale: diversi uomini possono suonare contemporaneamente lo stesso tamburo e alternarsi in assolo. Anche la danza fa parte integrante della cultura; una forma particolare di danza tutsi eseguita da un gruppo di danzatori molto abili molto allenati è divenuta nota a livello internazionale: si tratta dei Tambouinaires du Burundi, che si sono esibiti anche a Berlino e a New York. I danzatori indossano copricapi e abiti in pelle di leopardo, mettendo in scena un'elaborata coreografia caratterizzata da salti. La danza ha le sue origini nelle cerimonie della corte reale al tempo del tegno tutsi. Il cibi consumati più comunemente sono fagioli, mais, piselli, miglio, sorgo, manioca, patate dolci e banane. La radice di manioca viene lavata, pestata e filtrata, il sorgo viene ridotto in farina per farne porridge o panetti; con il porridge si fanno palline con le mani che si tuffano nella salsa. La dieta consiste soprattutto di carboidrati; le vitamine vengono assunte attraverso la frutta e la verdura; pochi i grassi e le proteine, tanto che la carne rientra per appena il 2% della dieta (si mangia pesce solo intorno al lago Tanganica). Come risultato sono molti e gravi i casi di malnutrizione.

Cultura: letteratura

La letteratura orale, in lingua KiRundi, è ricchissima, e comprende generi popolari e nobili, recitati da professionisti. Fra i più importanti citiamo: gli ivyvugo o amazina, cantati o recitati in cadenza, ricchi di allusioni e metafore, che celebrano guerrieri o bovini, cacciatori o cani da caccia; gli ibicuba, cantati da mandriani per incitare o calmare le mandrie; gli ibitico, brevi racconti inframmezzati da canti; gli imvyino, racconti ritmati dal battito delle mani, con danze; gli indirimbo, accompagnati da uno strumento musicale. I temi principali sono le tradizioni storiche, le vite di uomini eccezionali o di mostri. Gli scrittori in francese sono scarsi; le prime opere sono degli anni Cinquanta del Novecento. Si segnala il saggio filosofico La dialettica dei Burundi (1959) di A. Makarakiza. Nel 1968 è apparso il romanzo Sulle orme di mio padre di M. Kayoya (1934-1972), pubblicato anche in Italia nel 1975. Fra gli anni Sessanta e Settanta sono apparsi vari studi storici sul Burundi in inglese e in francese, del diplomatico T. Nsanze, di B. F. Kirarangaya, M. Manikaraza, G. Mpozagara, E. Mworoha, B. Muzungu. La narrativa si è sviluppata fino agli anni Ottanta, con i romanzi di Nadine Nyangoma, come pure il teatro, in cui primeggia Kamatari con Soweto (1980).

Bibliografia

J. Keuppens, L'Urundi Ancien et Moderne, Bujumbura, 1959; J. P. Chrétien, Le Burundi, Notes et Ètudes Documentaires, Parigi, 1967; G. Mpozagara, Sociologie Politique du Burundi, Parigi, 1967; R. Lemarchand, Rwanda and Burundi, Londra, 1970; W. Weinstein, Historical Dictionary of Burundi, Metuchen, 1976; A. De Carolis, Il popolo d'argilla, Roma, 1978.