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duale

agg. e sm. [sec. XVI; dal latino duālis].

1) Che indica l'insieme di due persone o cose; in particolare (anche sm.), numero grammaticale che certe lingue distinguono morfologicamente dal singolare e dal plurale in tutte o in alcune delle parti variabili del discorso (articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo). Si usa quando si vogliono indicare con precisione due esseri, cose o fatti e il processo verbale di cui sono protagonisti. Appare nella fase più antica di alcune lingue indeuropee (sanscrito, iranico, tocario, baltico, slavo, greco antico, celtico), ma tende a scomparire sostituito dal plurale. Così nel greco antico il duale cade a poco a poco in disuso. Anche nelle altre lingue indeuropee, dove è ben attestato nella fase antica, esso scompare nelle fasi successive, tranne che in lituano, nel sorabo superiore e inferiore, e in sloveno, dove è ancor oggi usato. Il numero grammaticale duale appare in molte altre lingue non indeuropee, come in quelle semitiche (l'arabo lo usa anche nella fase moderna), dravidiche e munda.

2) In matematica e in fisica, si dicono duali coppie di enti, teoremi, proposizioni che si ottengono l'uno dall'altro applicando uno specifico principio di dualità.

3) In radioattività, decadimento duale è un decadimento che si ha quando una sostanza madre radioattiva genera due sostanze figlie radioattive differenti a seguito di due distinti processi di decadimento.