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mìssile

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Lessico

agg. e sm. [sec. XX; dal latino missílis, lanciabile, da missus, pp. di mittĕre, mandare].

1) Agg., destinato a essere lanciato: arma missile.

2) Sm., qualsiasi oggetto lanciato a mano o con un'arma; in senso specifico, arma che, almeno per una parte della sua traiettoria, sia autopropulsa e che, propr., potrebbe essere definita telearma. I missili sono oggi comunemente chiamati anche razzi, dato che il motore a razzo costituisce il propulsore di gran lunga più impiegato su di essi, sia nelle normali condizioni di volo, sia come acceleratore (booster) nella fase di lancio. Si deve peraltro ricordare che i razzi trovano applicazioni anche non in campo missilistico (per esempio in astronautica), e che viceversa possono esistere telearmi non potenziate da razzi, o addirittura prive di propulsore (per esempio le bombe plananti).

3) Fig., persona o cosa molto rapida nell'agire o nel muoversi: sei stato un missile; quella macchina è un missile.

Cenni storici

Semplici razzi a polvere pirica erano già noti ai Cinesi fin dal sec. XI, ma vennero raramente impiegati per usi bellici; l'esercito indiano li usò contro gli Inglesi nel sec. XVIII, tuttavia la loro limitata gittata, la scarsa precisione e il ridotto potere distruttivo li rendevano assai inferiori all'artiglieria. All'inizio del sec. XIX sir William Congreve sostenne l'uso di quest'arma durante le guerre napoleoniche, e segnatamente nell'assedio di Copenaghen del 1807. Missili a razzo si rivelarono peraltro notevolmente efficaci durante la I guerra mondiale e costituirono una delle armi comunemente usate dagli aviatori alleati contro i palloni da osservazione avversari, attaccati con i razzi Le Prieur (così chiamati dal loro inventore), appesi ai montanti delle ali dei biplani da caccia e accesi elettricamente. Negli anni tra le due guerre mondiali notevoli progressi nel campo della missilistica furono compiuti soprattutto in Germania e nell'Unione Sovietica; furono infatti i Sovietici a sperimentare nel 1933 i primi missili (GUIRD) e a utilizzare per primi, durante la II guerra mondiale, missili a razzo dei tipi terra-terra (le famose Katyuše), aria-terra e, sia pure in misura molto limitata, aria-aria. Sempre durante la II guerra mondiale USA e Gran Bretagna realizzarono e impiegarono diffusamente missili a breve gittata tipo aria-terra, aria-mare e mare-terra, nonché missili contraerei e anticarro. La Germania, soprattutto nelle fasi finali del conflitto, realizzò la più ampia varietà di missili, alcuni dei quali di concezione estremamente avanzata. Furono infatti i missili plananti aria-mare Fritz X, privi di impianto propulsivo ma radioguidati, quelli con cui aerei tedeschi attaccarono il 9 settembre 1943 la squadra italiana in rotta verso Malta, affondando la corazzata Roma, e che colpirono diverse unità navali alleate durante le operazioni di sbarco a Salerno. Circa un mese prima la Luftwaffe aveva impiegato per la prima volta, pur se con modesto successo, un altro tipo di missile planante antinave, lo Henschel Hs 293. I più noti missili tedeschi furono però le bombe volanti Fieseler Fi 103, o FZG 76, molto più noto con la sigla V1. Questo missile, realizzato nel 1944 in due versioni molto simili, era un piccolo aereo senza pilota, con ca. 250 km di autonomia, lungo ca. 8 m, con un'apertura alare attorno ai 5 m, pesante poco più di 2 t, e nel cui muso era installata una carica di 850 kg di alto esplosivo. Potenziato da un pulsoreattore da 350 kg di spinta, che gli consentiva una velocità sui 650 km/h, questo missile venne lanciato, generalmente a quote attorno ai 1000 m, in attacchi terroristici nel 1944 contro Londra, altre città inglesi e Anversa (appena liberata dagli Alleati), ma il suo successo fu piuttosto modesto, data la scarsa precisione e la notevole vulnerabilità alla caccia e alla contraerea avversarie. Il primo missile balistico tedesco, l'A 4, meglio noto come V2, era un grosso razzo pesante all'istante del lancio quasi 13 t, di cui ca. 9 erano costituite dai propellenti (ossigeno liquido e alcol), e poco meno di 1 dalla carica dirompente piazzata nell'ogiva. Lunga 14 m e con un diametro massimo di poco più di 1,5 m la V2 era propulsa da un motore a razzo capace di una spinta massima di ca. 27 t, che le assicurava una gittata tra gli 80 e i 500 km, facendole raggiungere una velocità massima di 5600 km/h e quote sui 100.000 m. Anche questa venne impiegata in attacchi contro Londra e Anversa: sotto molti aspetti anticipava i missili balistici moderni.

Tipologia: dai missili aria-aria alle testate nucleari

"Per alcuni dei più recenti missili tattici vedi tabella al lemma del 13° volume." Dopo la fine della II guerra mondiale con la comparsa delle nuove generazioni di missili vennero a definirsi sempre più chiaramente le missioni a essi affidate e si ebbero così: missili aria-aria, impiegati nel combattimento aereo; terra-terra, usati al posto dei cannoni e nella difesa anticarro; terra-aria e mare-aria (o più generalmente superficie-aria), utilizzati per la difesa contraerea di bersagli terrestri o navali; aria-terra, aria-mare (genericamente aria-superficie), per l'attacco ai medesimi da parte di aerei "La tabella relativa alla classificazione dei missili è a pag. 34 del 15° volume." . A questi missili, di gittata piuttosto limitata, si aggiunsero ben presto i missili strategici a medio e corto raggio, destinati a compiti analoghi a quelli assegnati all'artiglieria pesante, pur se con possibilità di colpire bersagli a distanze dell'ordine delle centinaia di chilometri, e i missili strategici intercontinentali, capaci di raggiungere bersagli a distanze superiori al migliaio di chilometri. Questa differenziazione dei vari tipi di missili portò parallelamente a una loro marcata evoluzione tecnica, che vide progressivamente la scomparsa del missile aerodinamico o alimissile (dotato cioè di ali per la sua sostentazione e impiegato prevalentemente come arma antinave) e la comparsa di quelli balistici, la cui traiettoria è per la maggior parte compiuta negli strati più rarefatti dell'atmosfera. Tali missili sono detti balistici in quanto dopo un periodo iniziale di volo propulso (fino alla quota di ca. 100 km) il modulo di rientro si distacca dal motore, continuando sotto l'azione congiunta delle forze di inerzia e di gravità, come un proietto di cannone (traiettoria balistica), eccezion fatta per le correzioni impresse dal sistema di guida. Gli anni Settanta hanno assistito a una vigorosa ricomparsa degli alimissili, dotati di sistemi radioaltimetrici (vedi radioaltimetro) che ne consentono il volo, anche su ragguardevoli distanze, a quote minime. Rientrano fra queste telearmi sia diversi missili antinave, che si dirigono sul bersaglio a quote talmente ridotte da risultare praticamente immuni dal rilevamento a mezzo radar, e i missili da crociera, che si riallacciano alla storica V1, ma con gittate e potere distruttivo enormemente superiori, e che possono venire lanciati tanto da posizioni terrestri quanto da unità navali – di superficie o subacquee – o da aerei. Le prestazioni del missile balistico in termini di quota e di velocità, nettamente superiori a quelle del missile aerodinamico, generalmente potenziato, nei tipi di maggiori dimensioni, da turboreattori o autoreattori, praticamente annullarono (almeno per un certo periodo) le possibilità di difesa contro di esso (mentre la difesa contro i missili aerodinamici era relativamente semplice, non scostandosi sostanzialmente da quella controaerea) e ne ribadirono il carattere di arma definitiva. Nello stesso periodo le ogive dei missili strategici persero la sagoma acuminata, che aveva caratterizzato la V2, adottando invece ogive tondeggianti, che permettevano di ridurre in cospicua misura gli inconvenienti causati dal riscaldamento aerodinamico nella fase di rientro negli strati più densi dell'atmosfera. Attorno al 1955 la competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel campo degli armamenti missilistici determinò un'ulteriore evoluzione delle telearmi, la vulnerabilità delle cui rampe di lancio venne riconosciuta costituire un serio pericolo nel caso di un attacco di sorpresa. Si giunse così nel lustro successivo alla realizzazione di missili balistici lanciati da silos sotterranei, facilmente occultabili e praticamente invulnerabili, o da unità subacquee. Caratteristica comune della quasi totalità dei missili di questo tipo è l'impiego di propulsori a razzo a propellenti solidi, la cui utilizzazione semplifica considerevolmente la conservazione dei propellenti stessi e rende assai più rapide le procedure di lancio. Svanita in questo modo la possibilità di distruggere sulle rampe di lancio i missili avversari, si è giunti ai missili antimissile, generalmente di discrete dimensioni, caratterizzati dalle fortissime accelerazioni delle fasi iniziali del lancio e dalla capacità di raggiungere il proprio velocissimo bersaglio a cospicue distanze dalle proprie rampe di lancio. I missili antimissile sono stati oggetto di uno specifico trattato tra USA e URSS con il trattato ABM (Anti-Ballistic Missile, missile antimissile balistico), denunciato dagli USA nel 1983 per procedere alla realizzazione della SDI (Strategic Defense Initiative, Iniziativa di Difesa Strategica), dato che un successo sostanziale nella realizzazione di un sistema antimissile balistico avrebbe leso irrimediabilmente l'equilibrio di forze alla base della dottrina MAD (Mutual Assured Destruction, Mutua Distruzione Garantita). D'altra parte, ancora all'inizio degli anni Novanta, una protezione parziale o totale dal lancio di missili balistici intercontinentali appariva irrealistica, tanto che la stessa SDI era stata pesantemente ridimensionata. Capacità antimissile sono invece state incluse in molti sistemi per la difesa di punto e di area. Il missile strategico con testata nucleare costituisce una temibilissima minaccia, specialmente da quando i progressi nel campo della fisica nucleare e delle tecniche di guida hanno consentito di ridurre considerevolmente peso e ingombro delle ogive, permettendo la realizzazione di vettori capaci di più testate, tali cioè che all'atto del rientro del missile negli strati dell'alta atmosfera si separano, dirigendosi ciascuna su un prestabilito obiettivo (MIRV = Multiple Indipendent Re-entry Vehicle = Veicolo multiplo di rientro indipendente).

Tipologia: missili strategici intercontinentali

"Per gli armamenti strategici missilistici vedi tabella al lemma del 13° volume." La disgregazione dell'URSS, la riunificazione delle due Germanie e il ripristino della democrazia nei Paesi dell'Est hanno creato, tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, un nuovo assetto geo-politico che ha portato a ridimensionare l'importanza dei missili strategici intercontinentali (ICBMInterContinental Ballistic Missile, missile balistico intercontinentale), malgrado si ritenga che nella Russia proseguano con adeguati finanziamenti gli studi finalizzati alla realizzazione di nuovi e più moderni ordigni di distruzione. Negli USA lo sviluppo delle nuove versioni del missile MX Peacekeeper ha subito una battuta di arresto (1992) con il blocco dei fondi per lo sviluppo dei convogli ferroviari destinati alla dispersione sulla rete ferroviaria dei missili pronti al lancio. Questa tattica fu messa a punto dai Sovietici (SS 24), ma treni attrezzati per il lancio delle V2 erano già stati utilizzati dai nazisti nella II guerra mondiale. Essa prevede appositi treni, simili a normali convogli merci commerciali, formati da tutte le componenti necessarie al lancio, ovvero vagoni rampa, vagone centrale di puntamento, vagoni guarnigione per i soldati. In caso di situazioni di estrema tensione mondiale, tali convogli vengono immessi sulla rete ferroviaria, mischiandosi al traffico civile, in modo da rendere pressoché impossibile l'individuazione (e quindi l'eventuale distruzione) dei missili. Molti dei convogli sono inoltre destinati a nascondersi nelle gallerie ferroviarie, trasformate per l'occasione in rifugi antiatomici, e a venirne fuori solo per lanciare la rappresaglia nucleare. Strategia analoga, che impiega, però, camion corazzati per lo spostamento e il lancio, è utilizzata per missili di minori dimensioni, sia strategici sia tattici. La dispersione via terra ha rivelato la sua drammatica efficacia durante la guerra del Golfo, quando i lanciatori mobili di missili Al Hussein erano praticamente introvabili, mentre le rampe fisse erano state distrutte sin dai primi giorni del conflitto. Gli anni Ottanta e Novanta hanno visto aumentare l'importanza della precisione e del numero delle testate a discapito della loro potenza unitaria. Molti missili, sia terrestri sia imbarcati su sottomarini, trasportano più di dieci testate di potenza compresa tra 20 e 50 kt, con un CEP (Circular Error Probability, Errore Circolare Probabile) di ca. 200 m. Una testata si dice precisa se il suo raggio di distruzione è maggiore del suo CEP. Il raggio di distruzione è definito come la distanza massima cui può scoppiare una bomba per distruggere un dato obiettivo. Per una stessa testata, nel caso di un centro abitato (obiettivo soft), tale raggio è di vari km, mentre nel caso di un silo lanciamissili si può ridurre a poche decine di m. I trattati di limitazione delle armi nucleari utilizzano il bilancio di queste componenti (precisione, numero e durezza dei silos di lancio) per garantire che, anche in caso di un primo attacco di una delle due parti, l'altra conservi abbastanza armi da lanciare una rappresaglia devastante.

Tipologia: missili tattici

I recenti trattati sulla limitazione delle armi strategiche hanno inciso profondamente sull'arsenale di missili tattici in dotazione agli USA e alla ex URSS. Sono stati eliminati dal teatro europeo la quasi totalità dei missili tattici, che avevano rappresentato in passato una delle principali fonti di tensione tra NATO e Patto di Varsavia. In tale periodo (anni Ottanta) la base di Comiso in Sicilia era divenuta uno dei punti nevralgici di schieramento dei missili da crociera occidentali. La guerra del Golfo ha confermato la terribile efficacia dei missili tattici (detti anche di teatro) in un moderno conflitto. Entrambe le parti hanno fatto uso di tali ordigni. In particolare, le truppe USA hanno lanciatonelle primissime fasi del conflitto (iniziato il 17 gennaio 1991) un massiccio attacco con i missili da crociera Tomahawk, lanciati sia da unità in navigazione nel Golfo Persico sia nel Mediterraneo, armati per l'occasione con testate convenzionali di vario tipo. La micidiale precisione di queste armi ha permesso interventi di tipo “chirurgico”, quali distruzione di centrali elettriche, installazioni militari e ponti. Gli Iracheni hanno fatto ricorso ai missili Al Hussein (versione modificata dei missili sovietici Scud) contro le città israeliane e saudite. Malgrado tali missili fossero equipaggiati solo con testate convenzionali, e quindi i danni al suolo fossero oggettivamente limitati, l'effetto psicologico sulla popolazione è stato fortissimo, mentre l'ombrello di protezione attuato con il sistema missilistico Patriot è riuscito a fermare non più del 50% delle testate. Tale risultato, pur essendo considerato un grande successo, ha messo in evidenza come la protezione contro missili tattici armati di testate atomiche, chimiche o biologiche è, allo stato attuale, praticamente inconsistente (anche perché molte testate, dopo la distruzione del missile, non sono state distrutte e sono esplose ugualmente nell'impatto contro il suolo). Il clamoroso successo ottenuto dai missili Tomahawk (usati per la prima volta in un conflitto) ha spinto gli USA a proseguirne lo sviluppo, studiando una propulsione con eliche transonicheen si adatta alla struttura del missile e che ne estenderebbe il raggio d'azione a ca. 2000 miglia.

Tipologia: sistemi antiaerei tattici

I recenti avvenimenti bellici (guerra del Golfo, Afghanistan) hanno fornito messaggi contraddittori riguardo l'efficacia dei sistemi missilistici antiaerei tattici. Infatti, tali sistemi si sono rivelati estremamente efficaci contro aeromobili indifesi (aerei da trasporto, elicotteri) o inconsapevoli della presenza di mezzi di reazione antiaerea, mentre in presenza di forze aeree organizzate con mezzi e tattiche anti-SAM (Surface to Air Missile, missile superficie-aria) non riescono a garantire una protezione efficace e durevole alle forze di superficie. In particolare la presenza di sistemi missilistici terra-aria obbliga gli attaccanti a cautele (rotte e quote di attacco obbligate, presenza di dispositivi di sviamento e di inganno) in grado di diminuire considerevolmente l'efficacia nelle azioni offensive, nonché di aumentare la percentuale di perdite per missione. È però stato verificato che la presenza di forti concentrazioni antiaeree determina una reazione (condotta con l'ausilio di aeromobili equipaggiati con generatori di contromisure elettroniche e missili antiradiazione) che ha come risultato l'annullamento delle capacità di difesa di superficie. Fanno eccezione a questo discorso i sistemi missilistici particolarmente avanzati, quali i Patriot, che in virtù di onerosissime sofisticazioni tecnologiche hanno la possibilità di annullare le contromisure elettroniche tese a confondere o impedire l'acquisizione e l'inseguimento dei bersagli, purché integrati in un sistema organico di difesa aerea. Un tipico sistema tattico di difesa aerea si basa su un radar di scoperta, che opera su 360º e serve a individuare i velivoli nemici in avvicinamento, su uno o più radar di inseguimento, che “illuminano” il bersaglio per permettere al missile di inseguirlo, le unità di lancio (rampe) e caricamento dei missile, nonché la centrale operativa, il tutto diviso tra vari moduli che possono avere dislocazioni differenti. Alcuni di questi sistemi, riuniti in un unico veicolo cingolato, utilizzano bracci telescopici per elevare i radar di scoperta e le rampe dei missili al di sopra degli ostacoli. Il sistema Patriot rappresenta il più moderno missile antiaereo tattico oggi in dotazione alla NATO. La sua particolarità principale risiede nel sistema di guida TVM (Track Via Missile, inseguimento attraverso il missile) nel quale i segnali di ritorno alla testa semiattiva del missile vengono inviati a terra, “processati” dal calcolatore cuore del sistema e reinviati al missile stesso per essere utilizzati. Le capacità antimissile sono state inserite solo recentemente, dando luogo a due diverse versioni, la PAC 1, consistente solamente in una modifica del software per l'ingaggio per urto diretto di bersagli (missili tattici) di ridotta sezione radar, altissima velocità e traiettoria balistica, e la versione PAC 2, che prevede la possibilità di un'esplosione in prossimità del missile in modo da essere più efficace nella distruzione della testata. La difesa da attacchi aerei e missilistici di unità marine presenta problemi di varia natura che coinvolgono solo parzialmente i sistemi missilistici, che, comunque, sono di derivazione terrestre. Le modifiche più interessanti, fatta eccezione per l'adeguamento alle caratteristiche ambientali, riguardano la capacità dei radar di scoperta e di avvicinamento di identificare bersagli in rapido avvicinamento coperti dal clutter di mare (sea skimming). A partire dagli anni Ottanta hanno avuto una notevole diffusione i sistemi missili antiaerei portatili e lanciabili da singoli uomini, dei quali il più famoso è lo stinger. Usati in particolare durante il conflitto afghano hanno dimostrato un buon grado di pericolosità, contribuendo a tenere a rispettosa distanza dai ribelli gli elicotteri da assalto sovietici.

Tipologia: le armi "intelligenti"

I progressi dell'elettronica hanno permesso la realizzazione di missili con sistemi di guida sempre più raffinati. In particolare è nata tutta una classe di armi dette “intelligenti” (smart) per la loro capacità di essere dirette sul bersaglio con precisione centimetrica. Appartengono a questa categoria le bombe a guida laser, il cui più celebre elemento è il kit Paveway americano, che consta di un sensore laser e superfici aerodinamiche orientabili in grado di trasformare in arma intelligente qualsiasi bomba di tipo classico. Alla categoria delle armi intelligenti appartiene tutta una serie di missili, generalmente terra-aria e terra-terra. Ulteriore evoluzione sono le armi definite brilliant in grado di identificare autonomamente il bersaglio e dirigervisi contro con propri mezzi. Altra caratteristica dei missili degli anni Novanta è l'integrazione di più sistemi di guida nello stesso missile (tipicamente IR, inerziale, radar attivo e passivo, laser) da selezionarsi a seconda della situazione tattica o delle diverse fasi del volo. Inoltre i missili USA antinave, da appoggio tattico e da crociera possono avvalersi di ricevitori GPS per stabilire la propria posizione con precisione dell'ordine della decina di m. Dal punto di vista della dottrina dell'impiego vanno affermandosi i concetti di missili Stand-Off (letteralmente “stare lontano”) che indica quei missili con raggio d'azione superiore a quello delle armi difensive dell'obiettivo, e di Fire and Forget (letteralmente “lancia e dimentica”) che indica quei missili in grado di dirigersi sul bersaglio da soli, senza che il pilota del velivolo lanciatore debba continuare a seguirli nella traiettoria. Altre caratteristiche di rilevante importanza sono quelle di look-down shoot-down (letteralmente “guarda e spara in basso”) che indica quei sistemi missilistici aria-aria in grado di ingaggiare e abbattere dalle normali quote operative bersagli in volo radente quali missili da crociera o bombardieri; il rilevante incremento delle velocità e dei fattori di carico sopportabili per aumentare la capacità di evoluire all'inseguimento del bersaglio; uno sviluppo sempre più accurato del software di calcolo della traiettoria di intercettazione; lo sviluppo qualitativo dei sensori per ridurre la sensibilità alle contromisure elettroniche; la possibilità di ingaggi di bersagli multipli da parte di uno stesso sistema contemporaneamente, e, per i missili in funzione anticarro, l'evoluzione delle testate a cariche in tandem, che esplodono in sequenza per avere ragione delle più recenti corazze. I missili sono diventati anche vettori di submunizioni (sistema MLRS, Multiple Launch Rocket System, e Tomahawk). I missili in questione possono disseminare mine o altre cariche in grado di identificare e dirigersi autonomamente verso veicoli corazzati o altri obiettivi (brilliant bomb). Per ultimi vanno citati i missili antiradiazione HARM (USA) e ALARM (Gran Bretagna) che si dirigono verso i radar delle batterie di missili antiaerei attirati dalle loro emissioni radio. Tali missili furono usati con successo dagli Israeliani contro le forze siriane nella valle della Beqaa in Libano e dagli Americani nella guerra del Golfo. Più recentemente il concetto di antiradiazione è stato applicato a missili per l'autodifesa di elicotteri Sidearm (USA), in grado di dirigersi verso il radar di un eventuale aereo intercettore. Per quanto riguarda i missili strategici è in fase di studio il MARV (MAnouvreable Re-entry Vehicle, veicolo di rientro manovrabile) che consentirebbe a ciascuna testata, una volta abbandonato il bus del missile, di raggiungere il bersaglio variando la rotta con un sistema TERCOM (TERrain COntour Matching, riconoscimento orografico del terreno) "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 pp 174-177" "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 pp 174-177" .

Tecnica: sistemi di guida

Il problema della guida del missile su distanze che secondo i casi possono andare da minimi di centinaia di metri a massimi di migliaia di chilometri ha visto l'applicazione di tecniche sempre più raffinate. La V1 disponeva di un semplice sistema giroscopico che le assicurava la stabilizzazione e la capacità di mantenere una predeterminata rotta magnetica, mentre i giri di un'elichetta disposta all'estremità anteriore dell'ogiva fornivano la misura della distanza percorsa; pure su dispositivi giroscopici era basata la guida della V2. Successivi missili a media e grande gittata a sostentazione aerodinamica utilizzarono sistemi di orientamento basati sul rilevamento di astri, o sul confronto tra la configurazione del terreno sorvolato (rilevata a mezzo telescopio o radar) e una registrazione del medesimo, inserita nel dispositivo di guida. Le tecniche oggi più largamente usate fanno invece ricorso a complessi inerziali, che risultano tra l'altro immuni a contromisure elettroniche, sempre possibili nel caso di guida a mezzo radio e radar. Quest'ultimo tipo di controllo è prevalentemente utilizzato su missili di non eccessiva portata (tipicamente molti dei terra-aria) e può essere del tipo a guida attiva, semiattiva o passiva. I missili del primo tipo sono muniti di un'apparecchiatura radar che, una volta acquisito il bersaglio, dirige il missile sulla rotta di collisione necessaria per colpirlo; i secondi correggono invece automaticamente la loro traiettoria verso il bersaglio “illuminato” da un'apparecchiatura radar di terra; i terzi, seguiti da terra a mezzo radar, vengono radioguidati da un posto di controllo verso l'obiettivo, pure esso seguito a mezzo radar. I missili aria-aria utilizzano molto frequentemente sistemi di guida all'infrarosso, che li dirigono verso le sorgenti di calore del bersaglio e che si sono rivelati pienamente adeguati alle esigenze di un impiego su distanze piuttosto modeste e difficilmente depistabili. Quasi esclusivamente impiegata su missili aria-terra è la tecnica di guida con telecamera, che può avere il sensorente nel campo ottico o infrarosso. L'operatore può controllare il volo del missile attraverso le immagini inviate dal missile stesso. Più diffusa è la guida che utilizza la radiazione laser riflessa dal bersaglio, appositamente illuminato (designazione). Sia in questo caso, come nel precedente, molto spesso il bersaglio viene tenuto sotto osservazione automaticamente, da torrette stabilizzate che permettono all'aereo vettore di iniziare la manovra di fuga appena sganciato il missile, conferendo al sistema d'arma nel suo complesso la caratteristica di Fire and Forget. Missili tattici per l'impiego su brevi distanze possono essere del tutto privi di sistemi di guida, venendo puntati direttamente sul bersaglio, oppure possono disporre di guida a mezzo segnali elettrici, trasmessi mediante sottili cavi che, avvolti su appositi rocchetti, si srotolano durante la corsa del missile consentendo all'operatore di dirigerlo. In genere l'operatore deve limitarsi a tenere inquadrato il bersaglio in un apposito mirino, mentre le correzioni vengono fatte automaticamente dal sistema (Optical Tracking).

Tecnica: la stabilizzazione

La stabilizzazione del missile secondo le esigenze del suo impiego ha fatto ricorso a diverse tecniche. I missili aerodinamici o alimissili, e in genere molti missili per l'impiego su brevi e medie distanze, portano impennaggi, generalmente cruciformi, del tutto analoghi a quelli dei velivoli, che, oltre a costituire un efficace dispositivo stabilizzante, consentono anche, se mobili e asserviti al sistema di guida, cospicue possibilità di controllo. I missili che compiono la maggior parte della loro traiettoria a quote tanto elevate da non risultare in essa soggetti a forze aerodinamiche di una certa entità (e quindi praticamente tutti i missili balistici) dispongono invece di sistemi di autostabilizzazione facenti ricorso all'azione di getti di controllo o alla possibilità di orientare opportunamente gli ugelli propulsivi. Tecniche di questo tipo vennero utilizzate già sulla V2, che disponeva di piccole superfici mobili, in grafite, immerse nel getto dei gas di scarico, in modo da disporre di un sistema di controllo impiegabile tanto nelle prime fasi del lancio, in cui la velocità del missile era troppo bassa per assicurare adeguate forze di controllo ottenute aerodinamicamente, quanto nelle fasi della traiettoria alle quote più elevate. La stabilizzazione dei missili per via giroscopica, cioè imprimendo loro una rotazione sufficientemente veloce attorno al loro asse, analogamente a quanto si fa con i proiettili di bocche da fuoco rigate, è stata invece scarsamente utilizzata. Si può infine ricordare che, seguendo una tecnica già impiegata dall'artiglieria contraerea nelle ultime fasi della II guerra mondiale, i missili contraerei e aria-aria (su cui sono utilizzate anche ogive atomiche e nucleari) sono di norma dotati di radiospolette di prossimità, che ne provocano l'esplosione quando l'arma passa a breve distanza dal bersaglio, senza doverlo necessariamente colpire. Spolette di prossimità sono state sviluppate anche nel campo dei missili terra-terra. In questo caso il missile, invece di dirigersi direttamente sul bersaglio, punta sulla verticale dello stesso, da dove spara una carica autoforgiante perforante, che colpisce il mezzo dove la corazza è meno spessa. Tale tecnica è stata applicata nei tipi più avanzati di submunizioni disseminate dai missili del sistema statunitense MLRS e dal missile da crociera Tomahawk. Appena rilasciate le submunizioni scendono appese a piccoli paracadute, e, dopo aver localizzato il bersaglio, manovrano con minuscoli motori razzo fino a portarsi sulla sua verticale, per poi sparare il dardo contro la corazza.

S. S. Chin, Missile Configuration Design, Londra-New York, 1961; H. A. Lewis, Structural Design of Missiles and Spacecraft, Londra-New York, 1962; M. Shorr, A. J. Zachringer, Solid Rocket Technology, New York, 1967; C. Grillo Pasquarelli, Dinamica del missile, Torino, 1988.