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rèsina

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino resīna].

1) Prodotto naturale, di consistenza plastica, più o meno trasparente, facilmente fusibile; è di origine vegetale, come le resine di conifere, o animale, come la gommalacca e l'ambra.

2) Nome dato a composti chimici del tutto diversi dai prodotti naturali, come le resine sintetiche (vedi materie plastiche), le resine di petrolio, ecc.

Botanica

Nelle piante le resine sono prodotte da particolari cellule, o gruppi di cellule (tessuti ghiandolari), che le riversano all'esterno del vegetale, o internamente a esso, in spazi intercellulari che si formano fra le cellule contigue. Spesso tali spazi assumono forma molto allungata e allora prendono il nome di canali resiniferi. Il processo biologico di formazione delle resine, peraltro, non è stato ancora sufficientemente chiarito: si distinguono dalle gomme vegetali per il fatto di essere insolubili in acqua; presentano composizione chimica complessa e diversa l'una dall'altra, ma sono sempre costituite da idrocarburi e da composti a carattere acido, i cosiddetti acidi resinici, appartenenti alla serie dei terpeni. Alcune, come la resina copale, vengono usate quali ingredienti per la preparazione di lacche, vernici per legno, ecc.; altre sono utilizzate come essenze e in alcuni usi industriali e farmaceutici. Si considera una resina anche la colofonia, che è il residuo della distillazione della trementina delle conifere.

Chimica

La resina di petrolio è un composto polimerico a basso peso molecolare, attorno a 2000, con punto di rammollimento di ca. 120 ºC, ottenuto per polimerizzazione catalitica delle sostanze provenienti da processi di cracking molto severi. Non è quindi un composto definito, ma una miscela di più polimeri e trova impiego come additivo di materie plastiche e per latici, tipo stirolo, butadiene, nel campo dei rivestimenti protettivi. § Le resine scambiatrici di ioni sono composti chimici macromolecolari, insolubili in acqua, che presentano dei gruppi acidi (resine scambiatrici di cationi), oppure dei gruppi basici (resine scambiatrici di anioni). I gruppi acidi delle resine del primo tipo possono essere gruppi solfonici, –SO₃H, a carattere fortemente acido, oppure gruppi carbossilici, –COOH, a carattere più debolmente acido; i gruppi basici delle resine del secondo tipo sono gruppi amminici secondari o terziari, più o meno fortemente basici. Se attraverso uno strato di resine scambiatrici di cationi si fa passare una soluzione di una base o di un sale, i loro cationi salificano, attraverso un processo reversibile, i gruppi acidi della resina, alla quale così si fissano: per esempio, una soluzione di cloruro di sodio cede alla resina il sodio, mentre si libera la quantità corrispondente di acido cloridrico. Data la reversibilità del processo, se la resina saturata di ioni sodio viene attraversata da un eccesso di acido cloridrico abbastanza concentrato, il fenomeno si inverte: il sodio fissato dalla resina viene asportato da questa e la resina si ripristina nella forma di acido libero. In modo analogo, le resine scambiatrici di anioni fissano reversibilmente gli anioni degli acidi e dei sali, che possono poi nuovamente cedere a una soluzione fortemente basica. Entrate nell'uso da circa un ventennio, le resine scambiatrici trovano oggi il maggior impiego nel raddolcimento delle acque dove la resina scambia i propri ioni sodio con quelli calcio presenti nell'acqua e responsabili della sua durezza. Quando la resina si è saturata in ioni calcio, è rigenerata per trattamento con soda che ripristina gli ioni sodio. In chimica le resine sono usate per specifiche purificazioni (per esempio, di glicerina, zucchero, formaldeide, rimozione di fenoli, essiccamento) e in chimica analitica (vedi cromatografia).