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Pechino

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(Beijing). Capoluogo della municipalità omonima e capitale della Repubblica Popolare della Cina, 34 m s.m., 11.716.000 ab. (2010), l'agglomerato urbano 15.594.000 ab. (2011).

Generalità

Situata nella sezione orientale del Paese, al margine nordoccidentale della pianura del Hebei tra i fiumi Hai He (a E) e Yongding (a W). Importante nodo delle comunicazioni della Cina orientale, Pechino è il cuore politico del Paese, accogliendo tutti i principali organi del governo, ma anche un importante centro commerciale e culturale. Le condizioni atmosferiche della città, e di conseguenza la vivibilità di questa immensa megalopoli, sono gravate dalla frequente invasione delle tempeste di sabbia (causate dalla crescente desertificazione della Mongolia), dall'incidenza dell'inquinamento e dalla concentrazione delle polveri sottili, il cui livello è decisamente superiore al limite stabilito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (nel 2005, la Banca per lo Sviluppo in Asia rivelava che il livello di PM10 a Pechino oscillava tra 142 e 175 microgrammi per m3, vale a dire 8 volte la soglia consentita dall'OMS). Condizioni, queste, che rendono Pechino una delle città più inquinate dell'intero continente. L'impegno governativo per la risoluzione di questa situazione gravemente compromessa è testimoniato da alcune azioni intraprese sul fronte dell'impianto di tecnologie edilizie ecosostenibili e pratiche a basso consumo di CO². Ne è un esempio l'inaugurazione (aprile 2010) del Centro sino-europeo per l'energia pulita. A Pechino sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: i Palazzi Imperiali delle dinastie Ming e Qing (1987), il Palazzo d'Estate e giardino imperiale (1998) e il Tempio del paradiso, un altare sacrificale imperiale (1998). All'interno della municipalità di Pechino, e precisamente a Badaling, rientra anche un tratto della Grande Muraglia cinese, patrimonio dell'umanità dal 1987. La città è anche sede di prestigiose università. La più antica di esse, l'Università di Pechino, fu fondata nel 1898 e accoglie la maggior biblioteca accademica di tutta l'Asia, edificata nel 1902 e contenente 6.500.000 di volumi. Da questa università venne scorporata (1902) l'Università Normale, una delle istituzioni più progressiste dell'intera Cina. La città è inoltre sede della Biblioteca Nazionale (la più grande del Paese), dell'Accademia delle Scienze e di numerosi istituti scientifici.

Urbanistica

Pechino si estende su un territorio dove fin dal periodo Zhou (ca. 1030-256 a. C.) si svilupparono numerose città amministrative. La città assunse particolare importanza soprattutto quando i Liao la elessero loro capitale meridionale: comprendeva allora la parte occidentale della Città Cinese e una zona che ora si estende fuori delle mura. Sotto gli Jurčin (1125) si sviluppò ulteriormente occupando tutta l'area della Città Cinese. Fu all'epoca della dinastia Ming (1368-1644) che Pechino acquistò la sua forma stabile e il suo aspetto monumentale e in particolare durante il regno di Yung-lo (1402-1424), che elaborò un grande piano di ricostruzione urbanistica e architettonica che definì la fisionomia dell'intera città, nonostante le modifiche, le ricostruzioni e i restauri del periodo dell'impero mancese (1644-1912). La città imperiale dei Ming (Shuntian Fu) dapprima corrispose al territorio già occupato dalla città Yuan, ma successivamente si espanse a S, nella Città Cinese, che venne cinta di mura nel 1564 e incorporata. Pechino è quindi una città composita che racchiude nella parte più interna un nucleo antichissimo, di forma quadrata, costituito da due città murate contigue: la Città Tartara a N, circondata da mura del sec. XV, e che racchiude al suo interno la Città Proibita, la Città Imperiale, numerosi templi, edifici pubblici e parchi; e la Città Cinese a S, che è formata per lo più da quartieri commerciali, con edifici pubblici e alcuni templi. Tali denominazioni risalgono all'epoca della conquista mancese, nel sec. XVII, quando la parte settentrionale della città fu riservata agli invasori mentre la popolazione cinese si trasferì nella parte meridionale. La struttura delle due cittadelle adiacenti presenta caratteristiche differenti: la Città Tartara, ha pianta quadrangolare per via dei tre rettangoli concentrici costituiti (procedendo dall'esterno) dalla cinta di mura di epoca Ming (ca. 1437), dal muro della cinta imperiale e dal recinto del quartiere imperiale, chiuso per secoli agli stranieri e perciò detto Città Proibita o Città Purpurea dal colore rosso dei muri esterni del palazzo imperiale. Si tratta di un tipico esempio di città cinese, con pianta a scacchiera e le vie orientate secondo i criteri più stretti della geomanzia. La Città Cinese o Città Esterna, posta a S, presenta una pianta rettangolare più sviluppata a E e a O; è divisa dalla Città Tartara da un muro nel quale si apre la porta di Qianmen. Tutto intorno si estendono i quartieri situati lungo le maggiori arterie di traffico. Tutta la città di Pechino è attraversata in direzione NS da un'arteria principale che parte dalla porta Yongding nella parte meridionale della Città Cinese e giunge fino alle torri della Campana e del Tamburo, poste a N della Città Proibita; essa è interrotta solo dagli edifici imperiali e dalla “collina del carbone”, terrapieno artificiale coronato da cinque padiglioni del periodo Ming. Dal punto di vista monumentale la Città Tartara è la più importante, ospitando i palazzi imperiali e le abitazioni dei dignitari. Giungendovi da S, cioè dalla Porta di Qianmen, si procede lungo l'arteria principale che si apre nella vasta piazza prospiciente la Porta della Pace Celeste (Tian'anmen), teatro di grandiose parate annuali; oltre la piazza si trova la Porta del Mezzogiorno (Wumen) dalle cinque torri, uno dei monumenti più caratteristici della città; da qui si giunge alla Città Proibita, col suo grandioso complesso di palazzi, templi, scaloni di marmo, statue.

Storia

Le prime tracce di insediamento abitativo nella zona della città risalgono al II millennio a. C. Centro dello Stato feudale di Yen dal sec. VIII al sec. V a. C. sotto la denominazione di Chi, fu distrutta dall'imperatore Shi Huang Di nel 226 a. C. Ricostruita dagli Han nel 70 d. C. ca. assunse il nome di Yan. Capitale per breve periodo dei Murong (350-357), rappresentò sotto le dinastie Sui (581-618) e Tang (618-907), da cui fu detta Yuzhou, il punto di difesa più rilevante di fronte alle invasioni che i Qidan minacciavano dalle frontiere settentrionali. Conquistata infine dai Ch'i-tan nel 936 fu da questi inizialmente detta Hsi-ching e subito dopo (937) Nan-ching, con riferimento al fatto che rappresentava la capitale meridionale del regno. Crollato nel 1125 il dominio dei Ch'i-tan sotto l'incalzare degli Jurčin, la città, dopo una breve parentesi durante la quale fu occupata dai Song meridionale, divenne nel 1153 la capitale del regno Jurčin con la denominazione di Chung-tu, cioè la “capitale del centro” dell'impero Jurčin. Nel 1215 fu conquistata dai Mongoli e andò distrutta: tra il 1264 e il 1267, tuttavia, questi eressero una nuova città che venne detta, in mongolo, Khānbālīk (la “Canbaluc” di Marco Polo), cioè la “città del khān”, e, in cinese, Dadu (la “Taidu” di Marco Polo), ovvero “grande capitale”. Nei sec. XIII e XIV, durante il dominio della dinastia mongola degli Yuan, la città restò capitale dell'impero. Dal 1368, dopo la liberazione della Cina dal dominio mongolo, venne chiamata Beiping (“pace del nord”) e conservò tale denominazione fino al 1421 quando − ritornata a essere la capitale dell'impero dopo il trasferimento che i Ming ne avevano temporaneamente attuato a Nanjing − assunse la denominazione di Beijing (“capitale del nord”) e, talvolta, anche quella di Shuntian Fu (“obbediente al cielo”). Nel 1644 fu assalita dalle truppe insurrezionali contadine guidate da Li Zicheng cui seguì, a causa del tradimento operato dalla classe dirigente dei Ming, l'insediarsi in Cina della dinastia mancese Qing; Pechino, tuttavia, conservò la qualifica di capitale dell'impero. Dal periodo del dominio mongolo all'avvento della dinastia mancese fu meta di numerosi viaggiatori occidentali tra cui si ricordano: Marco Polo (1274), Giovanni da Montecorvino, Odorico da Pordenone (1325), Giovanni Marignolli (1342), Matteo Ricci (che giuntovi il 7 settembre 1598 vi risiedette ufficialmente dal 1601 al 1610 e vi morì l'11 maggio 1610 dopo avervi fondato una missione cattolica) e il russo I. Petlin (1618). Numerosi furono, inoltre, i tecnici che sotto gli imperatori Kangxi (1661-1722) e Qianlong (1735-96) operarono presso la corte cinese. Nel 1860 al termine della guerra anglo-franco-cinese la città, che subì tra l'altro, durante quel periodo, anche la distruzione del famoso Palazzo d'Estate, fu occupata fino alla firma del trattato di pace dalle truppe delle potenze straniere che avevano attaccato l'Impero mancese. A Pechino venne costituito un quartiere privilegiato per le legazioni delle potenze occupanti che, dopo la rivolta dei Boxers, ottennero anche il diritto di mantenervi una guarnigione internazionale permanente (1901). Nel 1912, al momento della proclamazione della Repubblica, Pechino venne dichiarata capitale: di fatto divenne, tuttavia, solo il quartier generale dei militaristi del N, con alla testa Yuan Shikai. Instaurato nel 1927 il governo del Kuomintang, la capitale fu trasferita a Nanjing e Pechino tornò a essere chiamata Beiping. Occupata dai giapponesi dal 1937 al 1945 Pechino si ritrovò soggetta, dopo la capitolazione del Giappone, al potere del Kuomintang finché il 31 gennaio 1949 non venne conquistata dall'Armata popolare di Liberazione cinese. Alla prima sessione del Consiglio politico consultivo il nome della città fu nuovamente mutato in quello di Beijing e Pechino venne prescelta quale capitale della Repubblica Popolare Cinese.

Arte

Al di là di un vasto cortile, interrotto da un corso d'acqua artificiale le cui rive sono congiunte da cinque ponti in marmo, attraverso la Porta della Suprema Armonia (Huangqimen) si giunge al più imponente insieme architettonico della Città Purpurea, il San Dadian (Tre Grandi Sale), del tardo sec. XVII, disposto su un terrazzamento cintato da balaustre di marmo (detto Selciato del Drago). Le dimensioni gigantesche del complesso, la cui sala più vasta è il Taihe Dian (padiglione delle udienze), sono alleggerite dalla perfetta simmetria e dal sapiente uso del colore. Nelle immediate vicinanze della Città Tartara sorgono i principali templi: della Terra a N (1520), della Luna a O (1530), del Sole a E (1530); a N di Pechino si trova il Tempio Giallo (Huang Si), buddhista, fondato durante la dinastia Liao (916-1125) e ampliato nel 1651 in occasione della visita del Dalai Lama e ancora nel 1780 per il Panchen Lama. Nella Città Cinese, rivestono un notevole interesse il Tempio dell'Agricoltura (1422) da cui partiva la processione rituale condotta annualmente dall'imperatore, e il Tempio del Cielo. Quest'ultimo (Tiantan) costituisce uno dei più pregevoli monumenti cinesi, con la base circolare decorata da una triplice balaustra di marmo, le gronde ricurve e il tetto di maiolica blu. Costruito nel 1420, fu completamente restaurato nel 1751 e poi nel 1890. La struttura architettonica del tempio è armoniosamente collegata a quella del contiguo Altare del Cielo (edificato nel 1420 ma restaurato nel sec. XVIII), ed entrambi sono circondati da un recinto ligneo rettangolare. Tra i monumenti di Pechino vanno ancora ricordati i due Palazzi d'Estate, posti a NO dalla cinta di mura: il primo, Yuan Ming Yuan, fu completamente distrutto dai franco-inglesi nel 1860; il secondo, Yihe Yuan, fu sistemato, nel sec. XIX, dall'imperatrice vedova Cixi e armonizzato in un pittoresco ambiente ricco di rocce, isole, boschi e corsi d'acqua artificiali. Dopo le numerose distruzioni subite dalla città nel sec. XX, il governo comunista, ristabilendo la capitale a Pechino (1949), vi ha attuato un organico piano di modernizzazione e razionalizzazione, nell'ambito del quale vanno ricordati il progetto per il rimboschimento, che ha condotto alla realizzazione di numerosi parchi e giardini, e la trasformazione di numerosi palazzi della città imperiale in sedi di musei e di istituzioni culturali; accanto a essi sono sorti edifici nuovi come quelli nella piazza Tian'anmen, dove si innalza la struttura del Monumento agli Eroi del Popolo. L'assegnazione alla città della XXIX Olimpiade (2008) ha prodotto un'ulteriore spinta dal punto di vista dello sviluppo architettonico, portando alla progettazione, per opera di alcuni dei più prestigiosi studi internazionali di architettura, di edifici destinati a modificare ulteriormente l'aspetto della capitale. Tra i progetti di maggior rilievo, il nuovo Stadio nazionale di Pechino (su progetto di Herzog & De Meuron), la cui caratteristica copertura, indipendente dalla struttura interna, lo rende paragonabile a un nido di uccello, e il National Aquatics Center, progettato dalla PTW Architects, assieme alla CSCEC International Design e con il supporto degli ingegneri della Arup per quanto riguarda le strutture. È inoltre da menzionare, sempre ultimata nel 2008, la nuova sede della televisione di stato CCTV, su progetto di R. Koolhaas e Ole Scheeren.

Musei

Pechino ospita importanti musei, primo tra tutti il Mausoleo di Mao Zedong, uno dei monumenti più visitati dell'intera nazione, al cui interno è custodito il corpo dell'ex presidente. Tra gli altri, il Museo Nazionale d'Arte della Cina, esteso per oltre 18.000 m², che ospita collezioni permanenti d'arte antica e moderna, cinese, asiatica e occidentale, e il Museo della Capitale, con esposizioni permanenti e mostre temporanee di sculture, bronzi, ceramiche e dipinti. Notevoli anche l'Antico Osservatorio di Pechino, fondato nel 1442 e per questo considerato tra i più antichi del mondo, il Museo di Scienze Naturali, con più di 200.000 reperti, e il Museo militare della Rivoluzione cinese, rivolto in particolare al periodo della rivoluzione comunista e alle vicende del partito.

Teatro

Capitale del teatro cinese sin dal sec. XIII, Pechino ebbe il suo primo teatro permanente, il Kuang Ho Lou, solo all'inizio del Settecento. Prima si recitava all'aperto o in strutture erette per l'occasione, nonché spesso in palazzi privati, ristoranti o saloni da banchetto. Non per caso, dunque, nei primi teatri permanenti il pubblico (esclusivamente maschile), mentre assisteva allo spettacolo chiacchierava con gli amici, masticava semi di melone e beveva tè. Si chiamavano infatti “sale da tè” ed erano a forma rettangolare, con un'ampia galleria al primo piano destinata agli spettatori più ricchi e protetta da una graticciata; gli appassionati prendevano invece posto su panche di legno ai lati del palcoscenico, mentre al centro del locale erano disposti tavolini dove il pubblico si sedeva voltando le spalle agli attori. Non si pagava il biglietto, ma le consumazioni. Le sale erano male illuminate, fredde d'inverno e calde d'estate, inevitabilmente rumorose. Sorgevano tutte fuori dalle mura e, durante la dinastia mancese, rimanevano chiuse per lunghi periodi quando moriva un membro della famiglia imperiale. Le rappresentazioni, che cominciavano alle 10 del mattino e continuavano sino alle 4 del pomeriggio, consistevano in antologie dei più famosi pezzi di repertorio. Questa situazione durò sino alla Rivoluzione del 1911, dopo la quale si cominciarono a inscenare anche adattamenti di testi occidentali. Nel 1924 un decreto della polizia cittadina autorizzò le donne ad assistere alle recite, sia pure soltanto dalla galleria. Nel 1930 fu fondata un'Accademia teatrale e nello stesso periodo cominciarono ad apparire sulla scena anche attrici, mentre sino allora le parti femminili erano state affidate a uomini. Fu in questo contesto che si sviluppò il più famoso genere del teatro cinese, la cosiddetta Opera di Pechino. Tra i teatri principali della città, menzione a parte merita il Grand National Theatre of China, progettato dall'architetto Paul Andreu, e ubicato a ridosso della Città Proibita: di forma ovoidale, con una facciata composta da oltre 20.000 lastre di titanio, copre una superficie di circa 150.000 m2 e ospita al suo interno sale da concerti, l'Opera e il teatro stesso.

Economia

Importante centro industriale, è sede di numerosi stabilimenti attivi soprattutto nei settori siderurgico, meccanico, elettrotecnico, tessile, chimico, petrolchimico, conciario, della gomma e del vetro. Gran parte del settore dell'artigianato tradizionale − la cui origine è rintracciabile nell'epoca in cui la città era capitale imperiale, e dunque sede di arti e industrie artigianali connesse con la vita di corte e le esigenze legate all'impero − è stato riorganizzato e riattrezzato; tra i prodotti artigianali prodotti in città vi sono tappeti, porcellane, ceramiche, sculture in avorio e giada, ottone, smalti, lacche, pizzi e ricami. Grande importanza ha anche l'agricoltura, funzionale a quella autosufficienza alimentare che la città ha cercato fin dalla metà del secolo scorso, periodo in cui la città iniziò il processo di espansione dei suoi confini comunali (1950). La cintura comunale, infatti, coperta da una ricca rete di canali d'irrigazione, è una delle aree agricole più meccanizzate dell'intero Paese: le zone collinari di Pechino producono pere, cachi, mele, castagne e noci, mentre le pianure bonificate sono specializzate in vigneti e peschi. Intenso è il movimento commerciale e in costante crescita il turismo, favoriti entrambi dalla presenza di una valida rete ferroviaria e di numerose linee aeree, che collegano Pechino alle maggiori città internazionali. L'aeroporto, inaugurato nel 1958 e sito a NE della città, si compone di tre terminal l'ultimo dei quali completato nel 2008 per i Giochi Olimpici. Le olimpiadi hanno accelerato anche i progetti di ampliamento della metropolitana: inaugurata agli inizi degli anni Settanta del XX Secolo con una linea lunga 23 km, collegava l'area industriale, localizzata nella parte orientale dell'agglomerato, ai quartieri residenziali occidentali. All'apertura dei Giochi, le linee in funzione sono diventate 8, una delle quali collega direttamente la città all'aeroporto. A Tungchow, estremità settentrionale del Canale Imperiale, si trova il porto fluviale di Pechino.

Bibliografia

Per la geografia

M. Ciantar, Mille jours à Pékin, Parigi, 1969; C. Howe, Employment and Economic Growth in Urban China 1949-57, Cambridge, 1971; P. Gentelle, La Chine, Parigi, 1974; M. Bertinetti, V. Manferto, Pechino, Vercelli, 1987.

Per l'arte

A. Boyd, Architecture and Town Planning 1500 B.C.-A.D. 1911, Londra, 1962; Lin Yutang, Pechino Imperiale. Sette secoli di Storia, Novara, 1962; R. Macfarquhar, La Città Proibita, Milano, 1972; Autori Vari, Settemila anni di Cina. Arte e architettura cinese dal neolitico alla dinastia degli Han, Milano, 1983.

Per il teatro

R. Alley, Introduction à l'Opéra de Pékin, Pechino, 1957; Chiang Ch'ing, On the Revolution of Peking Opera, Pechino, 1968; Autori Vari, L'Opera di Pechino, Milano, 1971; A. Ruggiero, L'Opera di Pechino durante la rivoluzione culturale, Cosenza, 1985.