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Lessico

sm. [sec. XIII; latino corpus -ŏris].

1) Porzione limitata di materia; oggetto, cosa: un corpo pesante; corpi solidi, inorganici; corpo contundente, che può ferire; corpo del reato, ciò che è stato oggetto o strumento di un reato; fig., in alcune loc.: dar corpo, prender corpo, dare, prendere consistenza: prende corpo l'ipotesi che...; dar corpo alle ombre, attribuire importanza a ciò che non ne ha. Con accezioni specifiche: A) in astronomia, corpo celeste, qualunque oggetto di osservazione astronomica quali, per esempio, un pianeta, una stella, una galassia "Per approfondire vedi Gedea Astronomia vol. 3 pp 34-37" "Per approfondire vedi Gedea Astronomia vol. 3 pp 34-37" . Per i problemi dei due corpi, dei tre corpi, dei molti corpi, vedi meccanica celeste. B) In biochimica, corpi chetonici. C) In geologia, corpo geologico, entità rocciosa a litologia ben definita e costante con caratteri litologici o tettonici differenti da quelli delle masse rocciose adiacenti. Un corpo geologico costituito da rocce eruttive è detto specificamente corpo eruttivo e può essere ulteriormente distinto come corpo intrusivo e soggiacente se è un plutone, o come corpo effusivo se è un vulcano, mentre se è costituito da rocce sedimentarie può essere uno strato, una formazione, una lente, un bioerma, ecc. D) In sedimentologia, corpo figurato, corpuscolo o frammento organico od organogeno che ha conservato la propria struttura durante il processo di fossilizzazione, tanto che essa è ancora ben riconoscibile all'osservazione microscopica. I corpi figurati, detti anche elementi figurati, sono presenti nei carboni fossili e in altre rocce organogene in forma di frammenti di tessuto legnoso, di cuticole, di spore e di corpi resinosi, immersi e cementati nella pasta fondamentale. E) In marina, corpo morto, ancora o altro pesante elemento, fissato saldamente al fondo, per costituire punto di ormeggio per le navi. È normalmente dotato di un tratto di catena e di un gavitello affiorante per la facile individuazione e il recupero dell'estremità della catena. Rispetto all'ancora propria, fornisce un più sicuro ormeggio e consente una partenza più rapida.

2) La struttura fisica e materiale dell'uomo e degli animali: le parti del corpo umano; “mi vergognavo del mio corpo” (Quasimodo); la parte materiale, sensuale dell'essere umano: istinti, piaceri del corpo; fig., avere il diavolo in corpo, essere molto agitato, vivace; aver qualche cosa in corpo, essere in preda a un certo sentimento: ho una gran paura in corpo; darsi corpo e anima a qualche cosa, dedicarsi con tutto se stesso; a corpo morto, col peso intero della persona e, fig., con impeto: si gettò a corpo morto sull'avversario; buttarsi a corpo morto nel lavoro; a corpo a corpo, l'uno vicino all'altro: combattere a corpo a corpo, in particolare, nel pugilato, fase del combattimento a distanza ravvicinata; nella scherma, fase dello scontro in cui i contendenti si trovano a stretto contatto senza poter liberare l'arma: provoca l'alt da parte del presidente della giuria; guardia del corpo, persona addetta alla protezione di qualcuno e, fig., persona devota e assidua; corpo di Bacco!, corpo di mille bombe!, corpo del diavolo!, escl. di stupore, dispetto.

3) Salma: “componesti il corpo nel sepolcro” (D'Annunzio); un campo di battaglia pieno di corpi; corpi santi, corpi dissepolti da antichi cimiteri e onorati come reliquie di martiri. La devozione iniziò nel sec. IV ed ebbe la sua massima espansione nei sec. XVII e XVIII. I gravi abusi sorti indussero papa Clemente IX a nominare una commissione per appurare se veramente si trattasse di reliquie autentiche.

4) Familiare, l'intestino, il ventre: “la scuola mi fa venire i dolori di corpo” (Collodi); mettersi in corpo, mangiare o bere; andare di corpo, espellere le feci.

5) La parte centrale, più importante, più consistente di qualche cosa: il corpo del vaso; “La villa aveva due torri, e... un corpo centrale basso e lungo” (C. E. Gadda). In particolare, nei lavori pubblici, corpo stradale, lo stesso che solido stradale; corpo della ferrovia, l'insieme formato dalla piattaforma stradale vera e propria, dalla massicciata e dall'armamento. Viene più frequentemente chiamato sede stradale. Fig., il corpo di un discorso, di un libro.

6) Insieme di cose, fra loro analoghe, formanti un complesso: un corpo di fabbricati; una società è un corpo assai complesso; in particolare, raccolta di opere o documenti letterari dello stesso, o simile, carattere: il corpo delle iscrizioni latine; “presenterà un corpo di tutte le opere originali di Tullio” (Leopardi); far corpo, unirsi, costituire un insieme: “Quartieri operai hanno fatto corpo con le antiche mura” (Pratolini); far corpo a sé, essere indipendente da altri. In particolare: A) in edilizia, corpo di fabbrica, parte di un complesso edilizio o architettonico strutturalmente e funzionalmente completa e quindi riconoscibile come potenzialmente autonoma. Può essere semplice, doppio, triplo in base al numero delle campate che lo compongono nel senso della larghezza. A corpo, di valutazione commerciale di un'opera edilizia finita in tutti i suoi particolari prescindendo dalle dimensioni e dalle caratteristiche costruttive (di cui si tiene conto nella valutazione detta “a misura”). B) In matematica, struttura algebrica definita come un anello nel quale gli elementi diversi dallo zero costituiscono un gruppo.

7) Insieme di persone unite da comuni funzioni o caratteristiche: il corpo insegnante; un corpo musicale; corpo di ballo, il complesso dei ballerini non solisti di una compagnia; corpo elettorale, la parte della popolazione avente diritto all'elettorato attivo, considerata nel momento in cui esercita di fatto tale suo diritto; corpo diplomatico. In particolare, in diritto, insieme di persone riunite per deliberare o giudicare; corpo morale, la persona giuridica; nel linguaggio militare, specialità o suddivisione delle forze armate: il corpo degli alpini; spirito di corpo, sentimento di solidarietà verso chi appartiene allo stesso gruppo, alla stessa categoria: fra gli studenti c'è molto spirito di corpo; corpo di guardia, gruppo di soldati incaricati di far la guardia; il luogo dove alloggiano.

8) In zoologia, corpo bruno, formazione di colore scuro che si rinviene nelle colonie di Briozoi, costituita da individui morti dopo aver accumulato nella parete del tubo digerente o nel funicolo i prodotti catabolici.

9) In tipografia, corpo, o forza di corpo, viene detta la grandezza di un carattere da stampa; corrisponde allo spessore del fusto, più esattamente alla distanza fra il limite superiore delle lettere con ascendenti (b, d) e quello inferiore delle lettere con discendenti (p, q).

Filosofia

Mentre nella tradizione orfico-pitagorica, ripresa da Platone, il corpo era considerato il “carcere dell'anima”, Aristotele definì il corpo “ciò che ha estensione in ogni direzione, e in ogni direzione è divisibile”. Muovendo da questa definizione, Leibniz distinse il corpo matematico (lo spazio) e il corpo fisico (la materia), e ridusse, negando che fosse sostanza, il corpo a forza. Solo con Newton, però, il corpo è ridotto al rapporto tra la forza e l'accelerazione impressa (massa). Dalla nozione di massa, attraverso il concetto di “campo” (insieme delle condizioni di un evento), la fisica contemporanea è giunta a definire il corpo come una data intensità del campo. Intorno al concetto di corpo i problemi squisitamente filosofici che sono stati dibattuti nella storia del pensiero vertono sulla realtà del corpo e sul rapporto, nell'uomo, di anima e di corpo. Sono state date due soluzioni opposte: l'una, idealistica, che riduce i corpi a rappresentazioni mentali; l'altra, realistica, che rivendica l'esteriorità dei corpi alla mente. Tre soluzioni (non però necessariamente opposte, contrariamente a quanto può sembrare) sono state date al secondo problema: la prima consistente nel concepire il corpo come strumento dell'anima, la seconda nel concepire anima e corpo affatto autonomi, la terza nel negare che anima e corpo siano due entità distinte. § Nelle varie concezioni religiose il corpo è considerato elemento costitutivo dell'uomo, la sua parte materiale e quindi corruttibile, che segna un limite agli slanci dello spirito e costituisce la fonte del male presente nell'uomo: questa contrapposizione di anima e di corpo è presente nell'orfismo, nelle scuole pitagoriche e platoniche. Di qui la motivazione prima di una soteriologia, che tenta il riscatto dell'uomo attraverso i culti misteriosofici. Solo nel cristianesimo, però, la prospettiva soteriologica si apre a possibili realizzazioni nella resurrezione del corpo e nella sua trasformazione in corpo glorioso, capace di fruire della vita eterna al pari dell'anima. Secondo San Tommaso le doti del corpo glorioso sono: impassibilità, chiarezza, agilità, sottigliezza. Il Medioevo riceve intatta questa dottrina e la vive in un'appassionata problematica mistica oscillante tra la condanna del corpo come fomite di peccato e l'aspirazione a un'universale salvezza. Nella religiosità cattolica moderna, il corpo è compagno dell'anima nella conquista dell'eterno sulla via del sacrificio.

Ecclesiologia

Corpo mistico (latino Corpus Christi mysticum), concetto ecclesiologico fondamentale della teologia cattolica, con cui la Chiesa è definita nel suo carattere di società visibile-concreta e soprannaturale a un tempo, nella quale si realizza il proseguimento dell'Incarnazione di Cristo e che, come tale, si differenzia tanto dal corpo fisico del Cristo, quanto da un corpo morale il cui principio unificante consisterebbe in una comunità di fini, nella continua vivente presenza di Cristo e nella guida dello Spirito Santo. La teologia del Corpo mistico, che poggia sul fondamento del pensiero di San Paolo (Corinzi 12; Efesini 1 e 5) e patristico (in specie Sant'Agostino), si presenta, nella sua formulazione odierna, come la sintesi di due differenti tendenze del pensiero ecclesiologico cattolico: la prima, radicata principalmente nelle concezioni di J. A. Möhler e M. J. Scheeben, volta soprattutto alla rivalutazione dell'aspetto spirituale e mistico della Chiesa, e la seconda, sostenuta dall'ecclesiologia ufficiale, mirante invece a sottolineare prevalentemente il valore della costituzione storico-giuridica della Chiesa. Il documento in cui la fusione di queste tendenze ha trovato espressione è l'enciclica Mystici corporis di Pio XII (29 giugno 1943): la dottrina del Corpo mistico occupa un posto centrale nell'ecclesiologia cattolica, costituendo il presupposto teorico della definizione di Chiesa come sacramento espressa dal concilio Vaticano II (De Ecclesia, 1964).

Fisica

Data la struttura atomica della materia, un corpo è sempre un'entità discontinua costituita da porzioni molto piccole di materia, quali molecole, atomi e costituenti atomici, separate da spazi vuoti relativamente enormi. Tuttavia, in meccanica, è conveniente introdurre il concetto astratto di corpo continuo, concepito come limite di un sistema di punti materiali. Se il corpo occupa una regione di spazio τ, si può dividere la regione stessa in parti dτ, ognuna delle quali racchiudibile all'interno di una sfera di raggio ε comunque piccolo. A ognuna di queste regioni si può far corrispondere un punto materiale Pi rappresentante la porzione di corpo racchiusa nella regione dτ. Facendo tendere a zero ε, e di conseguenza dτ, il limite del sistema di punti materiali che così risulta viene assunto quale rappresentante del corpo; dato che l'indice i tende a infinito, il sistema sarà di infiniti punti materiali ognuno interno a una regione infinitesima. Nell'ambito di questa attrazione si parla di corpi rigidi, corpi elastici, corpi deformabili, ecc. e dei corrispondenti settori della meccanica e della fisica matematica che ne studiano il comportamento. § In fisica moderna, è detto problema dei molti corpi il problema della determinazione del comportamento di un sistema di più particelle che interagiscono in modo qualunque, che esercitano cioè tra loro sia forze gravitazionali, sia elettromagnetiche, sia nucleari.

Termodinamica

Un corpo in grado di assorbire tutte le radiazioni elettromagnetiche (termiche, luminose, ecc.) che lo colpiscono è detto corpo nero. Ha pertanto un coefficiente di assorbimento uguale all'unità per qualunque radiazione elettromagnetica, per cui viene anche chiamato ricevitore o assorbitore integrale. Poiché i corpi emettono, a una certa temperatura, tutte le radiazioni che, a quella stessa temperatura, sono in grado di assorbire, risulta quindi che un corpo nero è in grado di emettere tutte le radiazioni. Nessun corpo materiale si comporta esattamente come un corpo nero, per quanto alcuni corpi, come il nerofumo, assorbano completamente le radiazioni di alcune zone dello spettro elettromagnetico. La denominazione di corpo nero si deve a G. R. Kirchhoff, che ne iniziò lo studio delle proprietà nel corso delle sue ricerche sull'emissione termica. O. Lummer e F. Kurlbaum realizzarono un dispositivo in grado di comportarsi come un corpo nero: si tratta di un corpo cavo, di forma qualsiasi, con le pareti opache alle radiazioni e rivestito internamente di nerofumo; vi è praticato un piccolo foro e le radiazioni che attraversano quest'ultimo penetrano nell'interno e vengono completamente assorbite dalle pareti dopo una serie di riflessioni (vedi anche irraggiamento). "Per il comportamento del corpo nero vedi disegno al lemma del 6° volume." Al contrario, un corpo trasparente in grado di lasciar passare, pur con intensità ridotta, le radiazioni elettromagnetiche che lo colpiscono è detto corpo grigio; così pure è detto corpo grigio un corpo opaco in grado di riflettere (sempre con intensità ridotta) tutte le radiazioni elettromagnetiche che lo colpiscono. Importante proprietà del corpo grigio è che l'energia raggiante da esso emessa a una determinata temperatura è sempre una frazione costante (per qualsiasi frequenza della radiazione) di quella emessa dal corpo nero "Il disegno che illustra il comportamento del corpo nero è a pag. 293 del 7° volume." a quella stessa temperatura.

Algebra

In base alle definizioni di anello e di gruppo, entrambe le operazioni definite in un corpo K, l'addizione (simbolo +) e la moltiplicazione (simbolo∤), sono invertibili, quando si escluda, nel caso della moltiplicazione, lo zero. Sono, anche, entrambe associative e per esse valgono le proprietà distributive della moltiplicazione rispetto all'addizione. Poiché un gruppo possiede almeno un elemento, quello neutro, in un corpo esiste almeno un elemento diverso da 0: l'unità moltiplicativa (simbolo 1). L'addizione nel gruppo additivo K(+) è commutativa, come lo è, più in generale, in un anello. Non è detto invece che il gruppo moltiplicativo (∤) di K (con indichiamo l'insieme degli elementi di K escluso lo 0) sia commutativo. Esistono, infatti, corpi non commutativi, o sghembi, di cui l'esempio più noto è quello dei quaternioni di Hamilton, che costituiscono un ampliamento dei numeri complessi. Fra i corpi commutativi, detti campi, l'esempio più noto ed elementare è il corpo razionale, composto dai numeri frazionari con segno. Un corpo commutativo è detto ordinato se per tutti i suoi elementi, x, valgono i seguenti assiomi: per ogni x si ha una delle due relazioni, x>0; x=0; –x>0; se per i due elementi x e y si ha x>0 e y>0, allora è anche x+y>0. L'ordinamento consiste nel considerare x>y solo se x–y>0. Un corpo ordinato è detto archimedeo se per qualunque x>0 e y>0 si può sempre determinare un intero n per cui n∤x>y. Un'altra grande distinzione si ha considerando il più piccolo sottocorpo di un corpo contenente l'unità, 1, intendendo per sottocorpo un sottoinsieme di K che costituisce a sua volta un corpo rispetto alle operazioni definite in K. Tale sottocorpo è un campo, che si ottiene applicando ripetutamente le operazioni a partire dall'unità (campo generato dall'unità), e si chiama sottocampo fondamentale di K. Esso è ovviamente primo, cioè privo di sottocampi propri, per sua stessa definizione, in quanto ogni sottocampo deve contenere l'elemento unità, 1. Orbene, i campi primi sono, tutti e soli, il campo razionale e i campi delle classi resto modulo un numero primo p. Questi ultimi, che indicheremo con Z o con GF(p) (campi di Galois con p elementi), sono composti da p elementi, i p possibili resti della divisione rispetto al numero (primo) p: 0,1,..., p–1. Su di essi si fanno i calcoli modulo p, cioè trascurando multipli di p, cioè a meno di multipli di p. Così, per esempio, p=0, e più in generale ogni multiplo di p è uguale a 0 modulo p; p+1, 2p+1 sono uguali a 1,...; kp+i=i (vedi anche congruenza). Si ottiene così la seguente bipartizione dei corpi: corpi a caratteristica zero, cioè i corpi in cui il sottocampo fondamentale è il campo razionale; corpi a caratteristica positiva, cioè i corpi che hanno per sottocampo fondamentale un campo GF(p). I GF(p) sono un primo esempio di corpo finito, cioè di corpo con un numero finito di elementi; si dimostra che ogni corpo finito è commutativo, cioè è un campo. Si è conseguita una conoscenza completa dei campi finiti, o campi di Galois. Ce n'è uno, e uno soltanto (a meno di isomorfismi), GF(pt), per ogni potenza q=pt di un numero primo p∤il campo Gf(q) è ampliamento algebrico semplice di GF(p). Un corpo è privo di ideali, non banali, cioè diversi dal corpo stesso e dallo 0, in quanto ogni elemento di un corpo K è multiplo di ogni elemento non nullo; di conseguenza, due corpi omomorfi sono addirittura isomorfi. L'ideale principale generato da un polinomio f(x) nell'anello K[x] dei polinomi in una indeterminata x a coefficienti in un campo K è massimale se e solo se f(x) è irriducibile; in tal caso, l'anello quoziente, K[x]/f(x), è un campo, F, che contiene un campo isomorfo a K e nel quale f(x) non è più irriducibile, ammettendo almeno la radice x. Si è costruito così un campo F, ampliamento algebrico semplice del campo K, mediante l'aggiunzione (simbolica) di una radice x dell'equazione f(x)=0, essendo f(x) un polinomio a coefficienti in K irriducibile in K(x). Se f(x)=x–a è di 1º grado, F coincide con K; si potrà perciò supporre che il grado di f sia maggiore di uno, se si vuole un ampliamento effettivo. Un altro campo F contenente K è il campo delle funzioni razionali (quozienti di polinomi) a coefficienti in K, K(x); in tal caso, l'elemento aggiunto, x, non verifica alcuna equazione a coefficiente in K. Dato un campo F contenente K (F è allora un sovracampo di K) e dato un elemento x di F non appartenente a K, due sono i casi possibili: x è algebrico sopra K, cioè è radice di un polinomio f(x) di K[x] di grado almeno 2, irriducibile in K[x]; oppure, x è trascendente su K, cioè non esiste nessun f(x) di K[x] del quale x sia radice. Se, per esempio, K è il campo Q dei razionali e F è il campo R dei reali, sovracampo di Q è un numero come algebrico sopra Q, perché verifi-ca l'equazione x²–2=0; invece, è stato dimostrato che il numero π (pi greca) è trascendente sopra Q. Usando ripetutamente il processo di aggiunzione simbolica di una radice di un polinomio irriducibile in un campo, si può costruire, a partire da un campo base K, il campo di spezzamento, Kf, di un polinomio f(x) di K(x) irriducibile in K, cioè il campo (unico a meno di isomorfismi) estensione di K nel quale f(x) si spezza in fattori tutti di primo grado; è questo il punto di partenza della teoria delle equazioni secondo Galois. Sempre a partire da un campo base K e con lo stesso processo, si può costruire un campo algebricamente chiuso contenente K (tale cioè che in esso ogni polinomio f(x) di K(x) si spezza in fattori tutti di primo grado), che si chiama chiusura algebrica di K. Così, per esempio, il campo complesso, C, è la chiusura algebrica del campo reale R (il cosiddetto teorema fondamentale dell'algebra assicura infatti che ogni equazione a coefficienti reali ammette radici nel campo complesso). Le coppie ordinate di elementi (x, y), di un corpo K, e le soluzioni in K delle equazioni: y=mx+k, x=h, possono essere interpretate come punti, rispettivamente rette, di un piano desarguesiano, cioè un piano nel quale valga il teorema di Desargues dei triangoli omologici. Viceversa, in un piano siffatto, possono sempre essere introdotti come coordinate gli elementi di un corpo in modo che le rette siano rappresentate da equazioni lineari. In un piano non-desarguesiano, invece, l'introduzione di coordinate conduce a una diversa struttura algebrica, quella di corpo ternario. È definita un'operazione su terne ordinate, T(a, b, c), e l'equazione di una retta è y=T(m, x, k), essendo (x, y) le coordinate del punto corrente sulla retta. Sotto opportune ipotesi geometriche di validità parziale del teorema di Desargues, si hanno strutture algebriche che generalizzano in modo più semplice quella di corpo: i quasicorpi, nei quali valgono tutti gli assiomi di un corpo fatta eccezione dell'associatività della moltiplicazione e di una delle due leggi distributive; i corpi alternativi, che sono dei quasicorpi nei quali valgono entrambe le proprietà distributive e una associatività “debole”:

Anatomia

Termine largamente usato per indicare formazioni anatomiche assai diverse per forma e struttura: corpo calloso, lamina quadrilatera di sostanza bianca che unisce i due emisferi cerebrali, alla base della scissura interemisferica; affonda le proprie propaggini o irradiazioni callose nella sostanza cerebrale. È costituito da fibre d'associazione che collegano fra loro zone corrispondenti della corteccia dei due emisferi; corpo cavernoso, corpo ciliare. Corpi genicolati, formazioni nervose situate nel cervello, all'estremità del talamo ottico. Corpo luteo o giallo, nell'ovaio, piccola formazione cellulare, delle dimensioni di una nocciola e di colore giallo, che si forma dopo che il follicolo di Graaf ha espulso un ovulo; è costituito da cellule secernenti progesterone. Durante i primi mesi di gravidanza, il corpo luteo, detto vero o gravidico, regredisce dopo il 3º mese; in assenza di gravidanza (corpo luteo falso o mestruale) si dissolve in qualche giorno. Corpi mammillari, due piccole eminenze simmetriche del cervello poste sulle superfici esterna e inferiore dell'ipotalamo. Corpo pineale, lo stesso di epifisi. Corpi quadrigemini, quattro piccole sporgenze emisferiche che, nel cervello, formano nel mesencefalo la lamina quadrigemina. Corpo striato, formazione di sostanza grigia del cervello posta al lato del talamo, costituita da più nuclei (globo pallido, nucleo caudato, putamen) attraversati da fibre nervose. Corpo vertebrale, parte centrale delle vertebre, tozza e massiccia, di forma cilindrica. Corpo vitreo, liquido trasparente e gelatinoso che occupa la cavità posteriore del globo oculare e precisamente lo spazio compreso tra la superficie posteriore del cristallino e la retina; ha un'importante funzione come mezzo di rifrazione e con la sua massa mantiene l'equilibrio della tensione oculare.

Botanica

Corpo fruttifero, nome generico (anche ricettacolo o meiocarpo) con cui si designa l'apparato fruttifero proprio delle forme di riproduzione sessuata dei Funghi superiori (Ascomiceti e Basidiomiceti), nei quali tale organo raggiunge un particolare grado di differenziazione e di perfezionamento morfologico. Secondo il tipo di sporangi che recano, i corpi fruttiferi vengono detti ascocarpi e basidiocarpi; essi si sviluppano dal micelio vegetativo e constano di un complesso di ife sterili che avvolgono o sostengono le spore. Possono assumere aspetto e dimensioni molto variabili; nella forma più evoluta si differenziano nella ben nota struttura dotata di gambo e cappello, tipica anche di varie specie commestibili, come per esempio Amanita caesarea (ovolo buono). Con la medesima espressione vengono anche chiamate, per quanto impropriamente, diverse strutture caratteristiche della riproduzione agamica dei funghi, come i coremi e i picnidi.