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Libèria (Stato)

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(Republic of Liberia). Stato dell'Africa occidentale (111.369 km²). Capitale: Monrovia. Divisione amministrativa: contee (13). Popolazione: 3.489.072 ab. (stima 2008). Lingua: inglese (ufficiale), dialetti sudanesi. Religione: cristiani 67,7%, animisti/credenze tradizionali 18,4%, musulmani 13,9%. Unità monetaria: dollaro liberiano (100 centesimi). Confini: Guinea (N), Costa d'Avorio (E), oceano Atlantico (S), Sierra Leone (W). Membro di: CEDAO, ONU e UA, associato UE..

Generalità

La storia della Liberia è stata intimamente segnata, sin dalle origini, dalla presenza degli Stati Uniti. Infatti la sua vicenda geopolitica ha origine dalla lotta allo schiavismo condotta da associazioni filantropiche statunitensi, con l'appoggio del loro governo. Nel 1822 una di tali associazioni, l'American Colonization Society, costituì presso capo Mesurado una prima colonia di neri liberati in America. Il nome della capitale, Monrovia, venne scelto in onore del presidente James Monroe. Il gruppo di ex schiavi divenne la classe dirigente del nuovo Stato, risultando però del tutto estranea a un Paese che, pur assai povero, era omogeneamente inserito in un'arcaica struttura agraria a base tribale; successivamente gli Stati Uniti si assicurarono, mediante colossali concessioni di sfruttamento agricolo e minerario, il potere economico e politico. Paese dotato di straordinarie risorse naturali, nel secondo dopoguerra si era avviato un processo di crescita economica che ne aveva fatto uno dei più ricchi del continente. Ma negli anni Ottanta del Novecento una terribile guerra civile intervenne a devastare ciò che si era costruito. Solo nel 2005 la situazione si è normalizzata con l'elezione alla presidenza di Ellen Johnson-Sirleaf, prima donna a rivestire tale carica nel continente africano.

Lo Stato

Indipendente dal 1847 la Liberia è una Repubblica. In base alla Costituzione del 1986 il presidente della Repubblica, che è anche capo del governo, è eletto a suffragio universale per 6 anni. Il potere legislativo è nelle mani del Parlamento, formato dal Senato e dalla Camera dei rappresentanti i cui membri sono eletti per 9 anni. Il sistema giudiziario ha subito, negli anni Ottanta e Novanta, radicali cambiamenti. Esso si basa sulla Common Law britannica e su consuetudini tribali e si articola in tre gradi di giudizio. La pena di morte è stata abolita nel 2005. Dopo la fine della guerra civile si sono sciolti numerosi gruppi paramilitari di guerriglia. La difesa del Paese è affidata alla Armed force of Liberia (le forze regolari) divisa nelle tre armi tradizionali. L'istruzione ha conosciuto negli anni della guerra civile una brusca diminuzione. L'analfabetismo riguarda il 44,5% della popolazione, secondo stime del 2007. L'obbligo scolastico ha una durata di 9 anni; l'ordinamento degli studi prevede 6 anni di scuola primaria e due cicli triennali di scuola secondaria, di cui solo il primo obbligatorio. Centro degli studi superiori è Monrovia, con l'Università di Liberia (1862), quasi completamente distrutta durante la guerra civile e il Cuttington University College (1889), gestito dalla Chiesa protestante.

Territorio: geografia fisica

Il territorio liberiano corrisponde alla cuspide sudoccidentale dell'ampia regione guineana, estendendosi per 550 km su quella che in epoca coloniale era chiamata Costa del Pepe e spingendosi nell'interno sino all'orlo dell'altopiano guineano. Prevalgono nettamente le rocce archeozoiche (graniti, gneiss, scisti cristallini); nella sezione settentrionale si hanno però formazioni paleozoiche e, in corrispondenza della pianura costiera, terreni sedimentari cenozoici e neozoici, d'origine sia marina sia alluvionale. L'antichità e la struttura eminentemente rigida del rilievo, rimasto estraneo sin dal Paleozoico a importanti movimenti tettonici, e i prolungati processi erosivi hanno determinato ovunque una morfologia senile, con decisa prevalenza delle forme tabulari. Il Paese si affaccia all'Atlantico con una costa uniforme, in genere bassa e importuosa, chiusa da barre sabbiose alle foci dei fiumi, benché non manchino alcune eminenze rocciose che formano piccoli promontori (capi Mount, Mesurado, Palmas); segue una fascia di pianura che si addentra più o meno profondamente, secondo lo spazio a essa lasciato dalle ampie dorsali (Kpo Range, Bong Range, Tiehnpo Range, ecc.) con cui si frammenta l'altopiano, profondamente inciso dalle valli dei fiumi che scendono all'Atlantico. L'altitudine, che in media si aggira sui 500 m, si innalza col procedere verso l'interno, toccando i 1752 m con i monti Nimba, l'imponente massiccio granitico al confine tra la Liberia , la Guinea e la Costa d'Avorio. Il territorio, digradando dallo spartiacque guineano alla costa, fa sì che i fiumi abbiano corso pressoché parallelo, con generale andamento NE-SW e modesto sviluppo; costretti a superare i gradini dell'altopiano formando rapide e cascate, sono poco o nulla navigabili; inoltre il loro regime è incostante, con forti piene all'epoca delle grandi piogge estive. Da W a E, i principali sono il Mano, che segna in parte il confine con la Sierra Leone, il Saint Paul, presso la cui foce è situata Monrovia, il Saint John e il Cestos, che si originano dalle pendici dei monti Nimba, e il Cavally, al confine con la Costa d'Avorio. Il clima è, come in tutta l'area guineana, caldo-umido. D'estate, nel semestre maggio-ottobre, gli apporti di aria umida dell'Atlantico determinano precipitazioni molto abbondanti (oltre 4000 mm annui sulla costa, ma nell'interno, con una regolare decrescita, 2500-2000 mm); d'inverno prevale invece il flusso d'aria continentale proveniente da NE e si ha quindi la stagione asciutta. Le temperature sono in genere elevate tutto l'anno, data la posizione astronomica del Paese, poco a N dell'Equatore, con medie di 26-30 ºC durante la stagione asciutta, di 24-25 ºC in quella piovosa; nell'interno peraltro si accentua l'escursione termica, sia diurna sia annua, mentre si abbassa sensibilmente l'umidità atmosferica relativa, che a Monrovia raggiunge medie dell'85%.

Territorio: geografia umana

Si ritiene che i primi abitatori della Liberia , paleonegritici dediti essenzialmente alla caccia e alla pesca, si stabilissero nell'altopiano verso la fine del Neolitico; furono poi sospinti nelle più insalubri zone costiere dai sopraggiunti popoli sudanesi, coltivatori, scesi dalle savane settentrionali. La Liberia fu tra le terre africane più colpite dalla tratta degli schiavi trasportati in America, e proprio dagli Stati Uniti ritornò un primo nucleo di ex schiavi che pose le basi di quella che sarebbe diventata, venticinque anni dopo, la prima repubblica africana. Tuttavia assai debole fu la corrente migratoria dall'America alla Liberia (ca. 20.000 persone in un secolo); non di meno sono i discendenti della comunità afro-americana a costituire tuttora l'élite culturale e politica del Paese. Essi formano, quindi, una vera e propria casta, per molti aspetti analoga a quella rappresentata dai bianchi che hanno governato per secoli con spirito coloniale le regioni a loro soggette. Numerosissime sono le altre etnie: kpelle (19%), bassa (13%), grebo (10%), gio (7%), kru (7%), mano (6%), loma (5%), kissi (4%) e altre (29%); complessivamente formano la larghissima maggioranza della popolazione, ma a lungo non riconobbero l'autorità del governo di Monrovia, creando così una decisa e pericolosa frattura nel tessuto sociale dello Stato, e precludendosi, peraltro, la possibilità di opporsi efficacemente all'egemonia dei più evoluti africani nati o cresciuti in America. La stessa lingua adottata, l'inglese, non rispecchia la realtà culturale di uno Stato in cui i gruppi etnici si distinguono tra loro per l'idioma usato. Fondamentale è in particolare la ripartizione tra popolazioni di lingua kwa, stanziate sulla fascia costiera e comprendenti i Bassa, i Kru, i Grebo, i Gola, e di lingua mande, nell'interno, tra cui prevalgono i Kpelle, i Vai, i Dan. La Liberia non è molto popolata, benché abbia registrato un discreto incremento demografico negli ultimi anni, passando da 1.016.443 ab. al censimento del 1962 ai 2.101.628 del 1984 e ai 3.154.000 del 2000; la densità è di 31 ab./km². La popolazione vive per lo più distribuita in villaggi o addensata intorno alle piantagioni di Hevea, in particolare nella striscia di territorio che va da Monrovia ai monti Nimba. Le città accolgono ormai quasi il 60% della popolazione (2005), e la capitale ne accoglie quasi un quarto. La città, sorta sulla penisola di Mesurado, si è sviluppata secondo una pianta squadrata. Nel centro si affiancano gli edifici che ospitano le sedi del governo, dell'amministrazione e dei corpi diplomatici, nonché le residenze della classe dominante; nei sobborghi, invece, si sono insediate le classi sociali meno abbienti, in dimore di fortuna, costruite spesso con materiali di recupero. Dal 1948 porto franco, la capitale è il principale sbocco marittimo del Paese. Altri centri di rilievo sono: Buchanan, per il porto attraverso il quale passano minerali di ferro e caucciù in esportazione; Greenville e Harper, in qualità di scali riservati al traffico del legname.

Territorio: ambiente

La vegetazione della Liberia è fortemente connessa alle condizioni climatiche che, nella fascia costiera, favoriscono la formazione della foresta pluviale, con alberi d'alto fusto tra cui il mogano, ma nella quale oggi in più punti si intercalano le piantagioni (di palme, Hevea, caffé, banani e ananas) e che sulla costa è frangiata dalle mangrovie. Addentrandosi nelle zone interne e risalendo le pendici dell'altopiano si hanno ampie distese savaniche, arborate ed erbacee, e lungo i corsi d'acqua la foresta sempreverde lascia spazio alle foreste a galleria. La fauna selvatica è molto variegata, tra le molte specie presenti sul territorio troviamo grandi predatori come il leone ed erbivori come gazzelle, zebre, antilopi, elefanti e numerose scimmie dallo scimpanzé al babbuino. I fiumi sono il regno di ippopotami e coccodrilli, inoltre molto diffusi sono i serpenti e le manguste. La deforestazione, l'erosione del suolo e la conseguente perdita di biodiversità sono tra i problemi ambientali più gravi che il Paese deve affrontare. Le aree protette sono il 4,7% del territorio e comprendono 4 parchi nazionali, il più importante dei quali è il Sapo National Park nella regione sudorientale del Paese.

Economia: generalità

L'economia della Liberia è caratterizzata da fattori di dipendenza estera (in particolare statunitense) di particolare gravità: basata su un sistema coloniale spesso ancora gestito da compagnie straniere, coltiva ed esporta caucciù, caffè, cacao, palma da cocco e deve gran parte dei suoi introiti allo sfruttamento minerario. La prima fondamentale cessione di risorse liberiane data al 1926, quando la Firestone Plantation Company, società statunitense attiva nel campo dei pneumatici, ottenne in affitto una fertilissima fascia costiera, da Montserrado a Grand Bassa; la società, interessata ad accrescere la produzione di cauciù, vi allestì una colossale piantagione di Hevea. Sempre per quanto riguarda la coltivazione dell'Hevea, importanti concessioni furono poi fatte alla BF Goodrich Company, alla Uniroyal Liberian Agricultural Company e ad altre società, in particolare giapponesi. A partire dagli anni Cinquanta ebbe inizio la politica della "porta aperta" che si fondava sulla libertà d'impresa e sull'apertura agli investimenti stranieri. Iniziò così per la Liberia una fase di sviluppo economico. Negli anni Settanta del sec. XX cominciò anche lo sfruttamento dei giacimenti di minerari da parte di compagnie statunitensi, svedesi e tedesche e il Paese entrò fra i primi esportatori mondiali di minerali ferrosi. Facilitazioni fiscali e normative garantite dallo Stato permisero poi la nascita della cosiddetta "flotta fantasma": venne progressivamente iscritta nei registri navali una flotta di battelli fra le più grandi al mondo. I due decenni successivi videro l'economia entrare in una fase di crisi soprattutto a causa della grande corruzione nell'amministrazione e della guerra civile che insanguinò il Paese dal 1990 al 1997 e che provocò l'espatrio, principalmente in Guinea e in Costa d'Avorio, di un quarto della popolazione. Dal 1998 un vasto programma di rinnovamento, appoggiato da organismi internazionali e donatori bilaterali, promosse la ricostruzione di infrastrutture, abitazioni e scuole e la liberalizzazione dell'economia: questo programma venne però interrotto dalla ripresa degli scontri per tutto il 2002 e 2003 e dall'accusa da parte dell'ONU alla Liberia di favorire il mercato illegale di armi e diamanti. Le difficoltà economiche del Paese fecero sì che il PIL si attestasse nel 2008 su 836 ml $ USA e il PIL pro capite su 212 $ USA. La Liberia possiede però ingenti risorse naturali, un grande potenziale idrico, ricchezze nel sottosuolo, un patrimonio forestale e un clima umido favorevole all'agricoltura e la sua economia, devastata dall'assenza di pace sul suo territorio, è pronta a superare le grandi difficoltà economiche e sociali una volta raggiunta la stabilità politica: l'elezione di Ellen Johnson-Sirleaf (2005), infatti, ha permesso una crescita del PIL del 13% in soli due anni. Un passo lungo questa strada è stato fatto dall'ONU che per aiutare la ricostruzione economica del Paese nel 2007 ha revocato l'embargo sul commercio dei diamanti liberiani.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

L'agricoltura, solo il 6% del territorio è coltivato, ha subito un processo di alterazione negli anni della guerra civile. La Liberia rimane uno dei produttori di cauciù dell'Africa, ma la produzione dell'Hevea si è drasticamente ridotta durante la guerra (da 180.000 t nel 1989 a 15.000 t nel 1997) per poi tornare a crescere (gran parte della manodopera è stata però licenziata da parte delle compagnie straniere) nel Duemila: 117.000 t nel 2005. Tra le colture commerciali si annoverano anche il caffè, il cacao, talune oleaginose come l'arachide e la palma da olio, la palma da cocco e la canna da zucchero. Voci fondamentali nell'alimentazione locale sono il riso, la cui produzione è stata fortemente incentivata dal governo, e la manioca; importanti anche le banane, le patate e gli agrumi. § Ca. un terzo del territorio nazionale è occupato dalle foreste; il Paese dispone di pregiate essenze da ebanisteria, come il mogano, e la produzione di legname è continuata anche durante la guerra grazie alla copertura sul territorio che alcune compagnie estere hanno goduto da parte dei "signori della guerra". Dalle foreste nel 2005 si ricavavano oltre 6 milioni di m3 di legname. § Le condizioni climatiche e pedologiche sono pressoché ovunque sfavorevoli all'allevamento del bestiame; solo i volatili da cortile raggiungono una certa consistenza numerica. § È del pari un'attività piuttosto secondaria la pesca.

Economia: risorse minerarie e industria

L'industria ripropone ancora una volta la fondamentale frattura dell'economia liberiana, contrapponendo nettamente i complessi gestiti dalle società estere, volti eminentemente all'esportazione, alle piccole aziende semiartigianali al servizio del consumo interno. Tra i maggiori impianti sono uno stabilimento per la lavorazione del cauciù a Harper per la lavorazione del caucciù e una raffineria di petrolio e un cementificio a Monrovia. Le industrie di proprietà locale, eminentemente basate sulla trasformazione dei prodotti agricoli, consistono in un certo numero di oleifici, birrifici, zuccherifici, conservifici, lavorazione del legno e materiali da costruzione. § Per quanto riguarda il settore minerario, il Paese è assai ricco di minerali di ferro, ponendosi ai primi posti tra gli Stati africani e a buoni livelli pure su scala mondiale. Altri minerali, estratti però in misura relativamente modesta, sono il nichel, il cobalto, il manganese, la grafite, la bauxite ecc. Il Paese è poi noto in tutto il mondo per l'estrazione e il commercio dei diamanti, i cui proventi sono stati una delle cause della guerra civile e di cui è molto forte il mercato nero e il contrabbando. La mancanza di minerali energetici è un ostacolo non indifferente allo sviluppo dell'economia liberiana, in specie per quanto riguarda l'industrializzazione del Paese; la modesta produzione di energia elettrica è per quasi due terzi ottenuta con petrolio d'importazione.

Economia: commercio e comunicazioni

Le importazioni sono soprattutto rappresentate da veicoli e macchinari, combustibili, generi alimentari e prodotti industriali vari, mentre le esportazioni sono essenzialmente costituite da minerali di ferro, caucciù, diamanti, legname, caffè e cacao; la bilancia commerciale registra un netto passivo. § Anche le vie di comunicazione hanno subito le devastazioni della guerra. Esistono tre linee ferroviarie, il cui complessivo sviluppo è di ca. 500 km, adibite al trasporto merci: la Bong-Monrovia, la Nimba-Buchanan e la Mano River-Monrovia. La rete stradale ha la sua principale arteria nel tronco che da Monrovia, attraversando da S a N il Paese, si collega con la rete della Guinea. Assai vivace è il movimento portuale liberiano (già si è detto della colossale, quanto nominale, flotta del Paese); il principale scalo marittimo è il porto di Monrovia, costruito dagli Americani e successivamente ingrandito; registrano altresì forti movimenti il porto di Buchanan (minerali di ferro), Greenville (caucciù e legname) e Harper. Le comunicazioni aeree si avvalgono dell'aeroporto internazionale di Robertsfield.

Storia

Poco note sono la preistoria e la protostoria del territorio dell'attuale Liberia; lo stesso popolamento presenta lacune notevoli sotto il profilo storico: a gruppi etnici aborigeni debbono essersi sovrapposte immigrazioni di genti provenienti dai contrafforti del Fouta-Djalon, a partire soprattutto dal sec. XVI. Quanto ai contatti col mondo esterno, furono i portoghesi, con Pedro de Sintra, a visitare per primi quelle coste nel 1461. Inglesi, francesi, olandesi, danesi ecc. esercitarono poi il traffico degli schiavi e delle spezie lungo le regioni litoranee, senza peraltro insediarvisi stabilmente per le proibitive condizioni climatiche. Agli inizi del sec. XIX l'American Colonization Society si fece patrocinatrice d'un piano per il ritorno in Africa dei neri americani liberi. Nel 1820 la nave Elizabeth sbarcò il primo nucleo di coloni neri a Freetown nella Sierra Leone. Subito dopo fu organizzato uno stabilimento nell'isola di Sherbro; ma solo nel 1822 presso Capo Mesurado furono gettate le prime basi della colonia che nel 1824 prese il nome di Liberia. Nel 1839 il governatore Buchanan stabilì lo schema della Costituzione del Commonwealth di Liberia; nel 1841 la guida passò a Joseph Jenkis Roberts, primo governatore nero. Questi il 7 settembre 1846 proclamò l'indipendenza della colonia e il 26 luglio 1847 promulgò la Costituzione della Repubblica di Liberia. Il nuovo Stato fu via via riconosciuto dalla Gran Bretagna (1848), dalla Francia (1852), dagli Stati germanici (1855), dal Belgio (1858), dalla Danimarca (1860) e dagli Stati Uniti (1862). Questi ultimi assicurarono poi, col loro intervento finanziario e con la loro protezione, la sopravvivenza della Repubblica, nella quale, in realtà, l'elemento libero-americano si sviluppò come una minoranza privilegiata rispetto alla maggioranza autonoma, lasciata in uno stato di grave arretratezza. Solo con l'avvento al potere, nel 1943, del presidente Tubman, venne varato un programma di unificazione nazionale, inteso ad assicurare un graduale sviluppo a tutta la comunità nazionale. Costantemente rieletto sino alla morte (1971), Tubman venne sostituito da William Tolbert, che ne proseguì sostanzialmente la linea politica. Riconfermato nel 1975, Tolbert rimase però vittima nell'aprile 1980 di un colpo di stato militare seguito a gravi disordini sociali. Il potere fu assunto dal sergente maggiore Samuel K. Doe e da un Consiglio di redenzione popolare composto da militari, mentre veniva sospesa la Costituzione e proclamata la legge marziale. Le speranze di una certa democratizzazione suscitate dalla nuova Costituzione che, approvata per referendum nel 1984, poneva le basi per un sistema multipartitico, furono però presto deluse con le elezioni del 1985, probabilmente viziate da brogli. Scandali ed episodi di corruzione, nonché falliti colpi di stato (a iniziare da quello del marzo 1985) che provocarono il deterioramento dei rapporti con la Sierra Leone (accusata di sostenere i complottatori), segnarono l'intero decennio senza comportare significativi mutamenti nel regime. Durante il dicembre 1989 esplosero sanguinosi combattimenti tra l'esercito e le forze del Fronte Patriottico Nazionale (FPN) capeggiato da Charles Taylor, che dal Nord-Est si diffusero presto in tutto il Paese, giungendo fra maggio e giugno del 1990 a coinvolgere la stessa capitale. Il 10 settembre l'uccisione di Doe preluse, tramite il patrocinio degli Stati Uniti, a un cessate il fuoco fra i gruppi ribelli e le forze presidenziali, nonché alla creazione di un governo di transizione (sotto la guida di Amos Sawyer) e alla stesura di accordi per una Conferenza nazionale inaugurata nel marzo 1991. Il processo di pacificazione nazionale incontrò comunque persistenti difficoltà e il FPN, benché nell'ottobre 1991 avesse accettato di affidare il controllo militare del Paese alla forza di pace inviata dai Paesi membri della Comunità Economica degli Stati dell'Africa occidentale, continuò a sferrare duri attacchi, anche alla stessa forza di pace. L'ennesimo accordo (Cotonou Agreement) venne siglato nel luglio del 1993 da Sawyer, il FPN e il Movimento di Liberazione Unito (ULIMO): esso portò finalmente a un reale cessate il fuoco. Tuttavia, sempre più intransigenti, le fazioni in lotta facevano fallire l'una dopo l'altra le varie ipotesi negoziali approntate dall'ONU e dalla CEDEAO. Acuita da anni di combattimenti, la contraddizione etnica si era saldata alla più classica lotta per il potere determinando un groviglio inestricabile, con le organizzazioni che ora tendevano a scomporsi a seconda del riferimento tribale. In tale situazione anche quello che sembrava essere un accordo definitivo, sottoscritto nell'agosto del 1995 in Nigeria, era destinato al fallimento. Alla fine degli anni Novanta la prima nazione libera del continente africano, dunque, pagava le conseguenze di un processo storico contraddittorio. Il colonialismo alla rovescia, rappresentato dagli afro-americani emigrati in Liberia nell'Ottocento, non si era dimostrato, in ultima analisi, tanto diverso da quello più classico operato dai bianchi. L'originaria élite allora formatasi, infatti, aveva sempre continuato a esercitare un ruolo dirigente e quando al suo interno le divisioni si erano fatte incomponibili le varie componenti non avevano esitato a sfruttare nel modo più cinico i contrasti dell'arcaismo tribale piegandoli al proprio interesse e precipitando il Paese nel caos. Nell'agosto 1996, la firma di un nuovo accordo ad Abuja, in Nigeria, rese possibile ottenere nei primi mesi del 1997 il disarmo di gran parte delle milizie e la fine della guerra civile, iniziata nel 1990. Nel luglio 1997 si svolsero, sotto la supervisione dell'ECOMOG, elezioni presidenziali e legislative, vinte da Taylor e dal suo partito, il Fronte patriottico nazionale. Dopo le elezioni la vita nel Paese cominciò gradualmente a tornare alla normalità anche se l'instaurazione da parte di Taylor di un vero e proprio regime non aiutò il progredire del difficile processo di normalizzazione iniziato con la sua elezione, tanto che la pace raggiunta nel 1997 fu infranta con i combattimenti che sconvolsero nuovamente la Liberia fra il 2002 e il 2003. In questi anni riesplose la guerra civile tra l'esercito e i ribelli del LURD (Liberiani Uniti per la Riconciliazione e la Democrazia), il che provocò un disastro umanitario per arginare il quale intervenne la comunità internazionale. Gli Stati Uniti e la Comunità degli Stati dell'Africa occidentale chiesero l'esilio di Taylor. Egli abbandonò in agosto il Paese, rifugiandosi in Nigeria. Fu istituito un governo di transizione guidato da un uomo d'affari locale, Moses Blah, coadiuvato da funzionari dell'ONU. Il 2005 è stato un anno di svolta per il Paese in quanto si sono svolte elezioni presidenziali che hanno visto vincere (in un contestato ballottaggio con la stella del calcio George Weah) Ellen Johnson-Sirleaf, ex ministro delle finanze sotto Taylor. La Johnson-Sirleaf, primo presidente donna di un Paese africano, si è trovata a dover governare un Paese estremamente fragile, devastato da decenni di guerra civile e con un notevole numero di rifugiati e profughi. Nel novembre del 2011 la Johnson-Sirleaf veniva rieletta con oltre il 90% dei voti.

Cultura: generalità

La sanguinosa parentesi della guerra civile ha bruscamente interrotto il progresso del Paese, che dopo il 2003 sta lentamente riprendendo la vita quotidiana, con le sue abitudini e i suoi ritmi. Tutte le etnie sono patrilineari; l'ideologia portata dai neri americani era spiccatamente patriarcale, per cui alle donne erano assegnati i compiti domestici e la cura dei figli. Tuttavia la suddivisione del lavoro agricolo in base ai sessi dà di fatto alla donna un discreto potere, nonostante questo non sia riconosciuto in maniera formale. La fatica delle donne viene comunque valorizzata, come si può vedere dall'istituzione della dote che accompagna il matrimonio. Tra i cosiddetti 'civilizzati', sia indigeni sia di discendenza americo-liberiana, il ruolo che hanno le donne nella gestione della casa e della famiglia ha un grande valore. Una donna istruita (quasi sempre di origine americo-liberiana) che abbia un lavoro fuori casa, per esempio, non può occuparsi delle normali attività che spettano alla donna negli ambienti rurali (allevamento, commercio, trasporto di legna e acqua), senza minacciare la propria posizione. Nella cultura tradizionale i ruoli maschili e femminili sono nettamente divisi; l'insegnamento delle regole e delle usanze delle varie tribù viene tramandato attraverso le società segrete, che si chiamano Poro quelle degli uomini e Sande quelle delle donne. Le società segrete hanno anche lo scopo di ripartire il potere e amministrare la comunità, suddividendo i compiti fra uomini e donne. Anche a livello nazionale la donna può rivestire incarichi politici di rilievo: prima delle elezioni del 1997, l'ultimo leader del governo di transizione fu una donna, la prima capo di stato africana, Ruth Sando Perry. Anche la candidata alla vicepresidenza, con Charles Taylor presidente, era una donna. Lo sport più popolare nel Paese è il calcio; il campione nazionale, George Weah, dopo aver ricevuto l'ambito riconoscimento del Pallone d'oro nel 1995, è tornato nel suo Paese dove, oltre a occuparsi di calcio, lavora anche come ambasciatore per la pace. Il cibo principale è il riso, insaporito da salse. Carne o pesce fanno da contorno, o vengono proposti all'inizio del pasto, sempre accompagnati da salse. Nelle zone rurali la colazione consiste in un avanzo di riso o di manioca bollita condita con salsa del giorno precedente. A seconda della stagione o del periodo dell'anno il pasto principale viene consumato a mezzogiorno o alla sera. Gli spuntini durante la giornata sono a base di frutta, come banane, manghi, manioca, zucchero di canna, cocco. Il riso viene utilizzato anche come offerta agli antenati o ai parenti morti di recente, così come a una persona importante alla quale si deve chiedere un favore.

Cultura: letteratura

Alla fine del sec. XIX, alla letteratura tradizionale, orale, in lingua vernacolare (bassa e mande), si affiancarono scritti in lingua inglese. Dominante fu la figura di E. W. Blyden (1832-1912), originario delle Indie occidentali ma liberiano di adozione, che, in molti saggi (African Life and Customs, 1908; Christianity, Islam and the Negro Race, 1887), lottò per la difesa e rivalutazione della cultura africana, affermando l'importanza dell'apporto africano, d'ordine spirituale, alla costruzione di una civiltà universale, e propose un'unione panafricana degli Stati dell'Africa occidentale. Nel sec. XX la poesia ebbe dapprima carattere religioso o patriottico. Nel 1947 l'opera collettiva Echoes from the Valley rivelò tre poeti di buon livello: H. T. Carey, R. T. Dempster (1910-1965), aedo del regime, e Bai T. Moore (1916-1988), che è stato anche autore di romanzi, di una raccolta di canti tradizionali e di poesie in lingua Vai. Negli anni Settanta e Ottanta, i versi di K. Khasu (n. 1942), che è anche romanziere e affermato autore teatrale, danno un'immagine pessimistica della vita liberiana. Notevole la produzione saggistica, soprattutto storico-biografica, che ha però avuto una battuta d'arresto con la guerra civile.

Cultura: arte

La Liberia è conosciuta come la patria della maschera "classica" di legno africana; l'abilità artistica dei suoi scultori è ampiamente riconosciuta. Molte maschere vengono commissionate dalle società segrete Poro e Sande per utilizzarle nei vari riti di iniziazione; alcune possono essere viste e usate solo dagli iniziati, altre vengono portate nelle manifestazioni pubbliche. La varietà di forme prodotte dagli scultori è impressionante, come lo è la continuità di alcuni stili nel tempo. Altre forme artistiche interessanti sono le pitture murali e la ceramica.

Bibliografia

Per la geografia

R. W. Clower, Growth Without Development - An Economic Survey of Liberia, Evanston, 1966; R. U. McLaughlin, Foreign Investment and Development in Liberia, New York, 1966; K.-H. Hasselmann, Liberia: Population Size and Density - 1961 and 1974, Monrovia, 1977; idem, Liberia: Geographical Mosaics of the Land and the People, Monrovia, 1979; R. Kappel, W. Korte, R. F. Mascher, Liberia. Unterentwicklung und politische Herrschaft in einer peripheren Gesellschaft, Amburgo, 1986.

Per la storia

C. Clapham, Liberia and Sierra Leone: an Essay in Comparative Politics, Cambridge, 1976; D. E. Dunn, The Foreign Policy of Liberia During the Tubman Era, 1944-1971, Londra, 1979; R. Cappell, Liberia: wirtschaftliche und politische Entwicklung 1971-1980, Amburgo, 1980; J. E. Holloway, Liberian Diplomacy in Africa: a Study of Inter-African Relations, Washington, 1981; G. E. S. Boley, Liberia: the Rise and Fall of the First Republic, Londra, 1983; J. G. Liebenow, Liberia: the Quest for Democracy, Bloomington, 1987; D. E. Dunn, S. Byron Tarr (a cura di), Liberia, a National Policy in Transition, Metuchen, 1988.

Per la letteratura

J. Luke Creel, Folk Tales from Liberia, Minneapolis, 1960; S. H. Corder, Towards the Study of Liberian Literature: a Critical Anthology, Monrovia, 1973; D. Banks Henries, Liberian Writing, Tubinga, 1976.