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prospezióne

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Lessico

sf. [sec. XX; dall'inglese prospection, dal latino prospicĕre, guardare avanti].

1) In geofisica, metodo d'indagine e di studio della litosfera che si basa sulla misura di determinate proprietà fisiche delle rocce, delle acque e dell'atmosfera. Per estensione, grafico che rappresenta il risultato di tali ricerche. Per la prospezione archeologica, vedi archeologia.

2) Nella filosofia di M. Blondel, l'attività più propria e creativa della mente umana, immediata e direttamente tesa all'attuazione di uno scopo, opposta alla riflessione quale attitudine non operante, astraente e analizzante.

Geofisica: generalità

Scopo principale delle prospezioni è di interpretare la natura e la struttura del sottosuolo o di individuare e delimitare corpi anomali eventualmente presenti che possono interessare la ricerca scientifica o essere d'utilità alle attività umane. Non tutte le proprietà fisiche possedute dai corpi geologici o dalle strutture oggetto d'indagine possono essere sfruttate nella prospezione. Si devono infatti considerare solo le proprietà che provocano azioni a distanza e che sono rivelabili in superficie attraverso corpi interposti; tra queste si scelgono le caratteristiche oggettivamente misurabili e variabili secondo quantità sufficientemente grandi, e si escludono di conseguenza tutte le caratteristiche fisiche che implicano valutazioni soggettive e incertezze di interpretazione. Vengono così sfruttate le seguenti proprietà: densità, elasticità, magnetismo, elettricità che danno origine rispettivamente alla prospezione gravimetrica, magnetica, elettrica e sismica, ciascuna distinta per metodi, strumenti e finalità di ricerca. Possono essere utilizzati anche altri fenomeni fisici come per esempio l'elettromagnetismo, il calore, la radioattività; queste prospezioni però, hanno campi di applicazione, per quanto molto interessanti, più limitati "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 pp 138-140" "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 pp 138-140" .

Geofisica: prospezioni gravimetriche

La distribuzione delle densità nel sottosuolo e i corrispondenti valori di gravità possono essere interpretati in termini di strutture geologiche se si conoscono i tipi di rocce esistenti nella zona in studio e le rispettive densità. Nell'esecuzione della prospezione gli strumenti di misura più usati sono i gravimetri che permettono misure rapide e molto precise. In pratica, per evitare che si sommino gli errori per successive misure, si considera una rete fondamentale di punti di misura che prevede pochi capisaldi uniformemente distribuiti. Prima di iniziare il rilievo vero e proprio, si misurano le differenze di gravità tra i caposaldi e si compensano gli eventuali errori di chiusura (come in una poligonale topografica), e solo dopo questa operazione si passa alle misure dei singoli punti della rete. I valori ottenuti vanno modificati applicando le correzioni di Faye, di Bouguer e topografica, ed eventualmente la correzione isostatica; la differenza tra valore corretto e valore normale (cioè riferito all'ellissoide) è definita come valore anomalo di Bouguer. La relativa planimetria in cui sono riportati le posizioni dei punti e i rispettivi valori con le linee che uniscono i punti di ugual valore costituisce la carta delle isoanomale o carta delle anomalie di Bouguer. Si ottiene così la distribuzione delle anomalie di gravità di una certa regione rispetto a quella chedovrebbe essere la distribuzione normale del campo di gravità in quella stessa regione (campo regionale). Il passaggio successivo consiste nel dare un significato strutturale ai difetti e agli eccessi di gravità segnalati dalla carta. Dapprima si calcola matematicamente quali distribuzioni di masse in profondità possono dare origine alle anomalie: si trovano ovviamente più soluzioni perché una stessa anomalia può essere causata da corpi di diversa densità e con diverse estensioni e profondità. Si devono pertanto scegliere quelle soluzioni che meglio possono concordare con la situazione geologica di quella regione, situazione che deve essere nota almeno nelle sue linee generali. A volte le anomalie di Bouguer vengono ulteriormente elaborate per ottenere altri valori utili nella soluzione di problemi particolari o più localizzati: così si possono ottenere carte del gradiente verticale, carte delle derivate seconde di gravità, carte delle anomalie residue. La prospezione gravimetrica è particolarmente utile per l'esplorazione su vaste aree e viene perciò impiegata nella ricerca preliminare degli idrocarburi per individuare strutture favorevoli all'accumulo di petrolio come anticlinali e faglie profonde; ma può essere utile anche per ricerche di dettaglio e soprattutto per localizzare concentrazioni e filoni di minerali pesanti (anomalie positive) o individuare cavità sotterranee, frequenti per esempio nei territori carsici (anomalie negative).

Geofisica: prospezione magnetica

La prospezione magnetica presenta notevoli analogie con la prospezione gravimetrica. Anche con questo metodo si ricercano delle anomalie nel quadro teorico della distribuzione dei valori normali sulla superficie terrestre. Tuttavia, la prospezione magnetica presenta maggiori difficoltà poiché il campo magnetico terrestre ha una distribuzione più irregolare ed è inoltre fortemente variabile nel tempo. I parametri che interessano la prospezione sono l'intensità del campo e le sue componenti; sono nettamente influenzati dalla presenza nel sottosuolo di minerali magnetici più o meno concentrati nelle rocce. Le anomalie osservate possono essere estremamente elevate, superiori al valore stesso del campo magnetico terrestre se la prospezione viene eseguita in corrispondenza di concentrazioni di minerali magnetici (per esempio se si tratta di un giacimento di magnetite) o anche su affioramenti di rocce effusive basiche; su questi terreni i valori possono variare bruscamente anche per spostamenti limitati. In generale però è possibile costruire una carta delle isoanomale magnetiche appoggiandosi a una rete di stazioni analoga a quella richiesta per la prospezione gravimetrica. Nei casi più favorevoli, la forma delle isoanomale dà indicazioni sulla forma ed estensione del corpo magnetizzato; se questo però possiede oltre al magnetismo derivante dall'induzione del campo magnetico terrestre anche un suo proprio magnetismo con relativa polarità, l'interpretazione delle isoanomale risulta più complessa e incerta. La prospezione magnetica viene eseguita con bilance magnetiche e, più modernamente, con magnetometri a induzione, a nucleo saturabile e a precessione nucleare. Il principale vantaggio della prospezione magnetica è quello di poterla eseguire con la ricognizione aerea: ciò permette rapidità di esecuzione anche per grandi estensioni e la possibilità di esplorare qualunque tipo di terreno. La prospezione magnetica viene utilizzata per determinare l'estensione e la posizione di ammassi endogeni eruttivi e, in collegamento con la prospezione gravimetrica, i lineamenti strutturali profondi di una regione. L'utilizzazione che dà i migliori risultati riguarda però la ricerca e la localizzazione di giacimenti di minerali magnetici sia entro rocce cristalline sia dispersi in depositi sedimentari.

Geofisica: prospezione elettrica

Si basa sulla misura di grandezze e proprietà elettriche possedute dai minerali e dalle rocce e può essere realizzata con metodi diretti, che utilizzano i potenziali e le correnti naturalmente presenti nel terreno, e metodi indiretti, che misurano correnti e potenziali provocati da sorgenti artificiali di elettricità. I metodi diretti si basano sul fatto che la parte più superficiale della crosta terrestre è sede di potenziali spontanei che sono essenzialmente di tre tipi: elettrochimici, di filtrazione (elettrofiltrazione) e di diffusione. I primi sono connessi con la presenza nel sottosuolo di giacimenti di minerali conduttori in via di alterazione nella parte più superficiale (zona di ossidazione); in queste condizioni si generano potenziali dell'ordine di 100 mV-1V, che possono essere individuati in superficie attraverso misure di potenziali eseguite sistematicamente lungo profili o reticolati prefissati. Questo tipo di prospezione viene usato soprattutto per ricercare giacimenti di carbone e di solfuri di rame o di ferro, sostanze che danno origine ai potenziali elettrochimici più elevati. I potenziali di filtrazione, legati a particolari condizioni idrologiche e climatiche, trovano impiego nella prospezione di terreni in climi aridi, specie per determinare l'andamento della falda freatica, le cui variazioni di livello possono essere appunto seguite per mezzo dei potenziali generati dall'acqua che sale in superficie per capillarità. Questi potenziali, come quelli di diffusione, sono utilizzati soprattutto per il carotaggio elettrico di pozzi allo scopo di individuare, per esempio, i livelli permeabili nei quali avvengono i movimenti dei fluidi. Un altro tipo di prospezione elettrica con metodi diretti è quello connesso con lo studio delle correnti telluriche: queste correnti fluiscono in modo laminare su vastissime estensioni e la loro direzione e intensità dipendono, oltre che da altri fattori, dalla resistenza elettrica e dallo spessore della coltre sedimentaria che ricopre il substrato roccioso compatto; in particolare, le loro oscillazioni, che hanno due massimi nelle ore diurne, aumentano di ampiezza in corrispondenza di un salto strutturale del fondo roccioso. Da qui l'utilità di questa prospezione per avere indicazioni, a grandi linee, sulla tettonica sepolta e sullo spessore dei sedimenti di un bacino. La prospezione elettrica per mezzo dei potenziali spontanei e delle correnti telluriche permette interpretazioni solo qualitative; al contrario, i metodi indiretti si prestano a interpretazioni più precise e sicure. Molto usato è il metodo che si basa sullo studio della resistività del terreno: questa grandezza fisica, che si misura in ohm ∤ m, indica la resistenza incontrata da una corrente elettrica nell'attraversare una formazione rocciosa; il suo valore dipende dalla porosità e permeabilità delle rocce e dal rapporto tra la resistività del mezzo solido e del mezzo fluido in esso contenuto. Così, per esempio, uno strato d'argilla può avere una resistività variabile da pochi ohm ∤ m a qualche decina di ohm ∤ m; una formazione di sabbia e ghiaia ha una resistività variabile tra 100 e 10.000 ohm ∤ m (più alta se asciutta e a granulometria grossolana, più bassa se bagnata e a granulometria fine). Misurando quindi la resistività dei terreni si possono avere informazioni sulla natura del sottosuolo. Si distinguono due tipi di prospezione: i sondaggi elettrici verticali e i profili e le carte di resistività. Con i sondaggi elettrici si studia dalla superficie come varia la resistività del sottosuolo lungo una verticale: il metodo di misura consiste nell'immettere nel sottosuolo corrente elettrica fornita da un generatore (in genere si impiega corrente continua, ma si può usare anche corrente alternata, che deve essere però a bassa frequenza per evitare l'effetto pellicolare) tramite due elettrodi infissi nel terreno; la distanza tra gli elettrodi viene via via aumentata fino a qualche centinaio di metri lungo una direzione prestabilita (stendimento) per permettere alle linee di corrente di penetrare a profondità maggiore. Al centro dello stendimento viene posto uno strumento che misura il campo prodotto dalla corrente. Il rapporto tra il campo e l'intensità della corrente fornisce la resistività del terreno (in pratica a ogni misura si trova la resistività apparente perché le linee di corrente attraversano più formazioni rocciose). Con i valori ottenuti si costruisce un diagramma, o curva delle resistività, che confrontato con curve delle resistività precalcolate dà la resistività vera delle diverse formazioni e la profondità e lo spessore delle stesse. Poiché alla resistività si può attribuire un significato litologico, è possibile ricostruire la stratigrafia del sottosuolo. Questo metodo, che permette un'indagine fino a profondità di qualche centinaio di metri, viene soprattutto impiegato nella ricerca idrogeologica in terreni alluvionali per individuare le falde idriche, ma può essere usato con vantaggio insieme con altri metodi (per esempio con la prospezione sismica di rifrazione per piccole profondità) per individuare il substrato roccioso coperto da depositi sedimentari, problema ricorrente, per esempio, per le fondazioni di dighe, canali, strade, ecc. o quando si voglia determinare il piano di scivolamento di materiale franoso incoerente. Con i profili e le carte di resistività si può invece esplorare il sottosuolo a profondità costante. In pratica si usa ancora l'apparato di misura precedente, mantenendo però costante la distanza tra gli elettrodi e spostando tutto il sistema a ogni misura secondo una direzione (profilo) prefissata. Elaborando le misure eseguite lungo più profili, si disegna una carta delle resistività con la quale si può seguire l'andamento di una particolare formazione rocciosa o riconoscere, per esempio, faglie sepolte sotto una copertura detritica. Un altro tipo di prospezione elettrica talvolta impiegato è quello delle linee equipotenziali. Schematicamente consiste nel costruire, dopo numerose serie di misure, delle carte in cui sono tracciate delle linee che uniscono i punti del terreno con lo stesso valore di potenziale di un campo elettrico appositamente provocato. L'andamento anomalo di queste linee segnala l'esistenza nel sottosuolo di un corpo conduttivo, per esempio una concentrazione di minerali conduttivi o manufatti metallici.

Geofisica: prospezione sismica

La prospezione sismica "Per la prospezione sismica vedi i disegni a pg.47 del 18° volume." "Per la prospezione sismica vedi disegni al lemma del 16° volume." studia la propagazione nel sottosuolo di onde sismiche prodotte artificialmente. Il parametro misurato è il tempo di propagazione (e quindi la velocità delle onde) che dipende essenzialmente, per ogni tipo di onda, dall'elasticità delle formazioni rocciose attraversate. La velocità delle onde sismiche (si considerano solo le longitudinali, più veloci delle trasversali) varia da roccia a roccia: in genere è più alta nelle rocce più dense (quindi più compatte e profonde), minore nelle rocce incoerenti e minima nelle rocce molto alterate, per esempio nello strato superficiale del terreno. Il sisma artificiale è prodotto con l'esplosione di una carica a piccola profondità, o, se si devono esplorare strati poco profondi, da masse battenti sul terreno; le onde generate vengono rivelate da speciali sismometri, detti geofoni, opportunamente disposti. Le onde elastiche si propagano nel terreno con le stesse leggi valide nell'ottica geometrica: quando incontrano superfici di contatto tra formazioni a densità diversa (superfici di discontinuità) in parte passano da una formazione all'altra rifrangendosi (onde rifratte), in parte tornano direttamente verso l'alto (onde riflesse). Secondo il tipo di onda studiata si possono pertanto avere due tipi di prospezione sismica: la sismica di rifrazione e la sismica di riflessione. § La prima viene usata per esplorare profondità non molto elevate, da qualche centinaio di metri fino a 1-2 km. Il dispositivo di misura è costituito da una carica d'esplosivo interrata in un pozzetto di 0,5-1 m (o per cariche molto potenti profondo fino a 50 m), da gruppi di 6, 12 o 24 geofoni disposti in un allineamento e da un apparato registratore, collegato con i geofoni, su cui si registrano i sismogrammi. La lunghezza dell'allineamento è in funzione della profondità d'investigazione e della precisione voluta (oltre che dalla potenza della carica); così, per esempio, per raggiungere un orizzonte a 1000 metri di profondità lo stendimento dei geofoni è di 4000 m e la carica deve essere di 100 kg e più di dinamite. Facendo riferimento allo schema, si considerino delle formazioni orizzontali, omogenee e sovrapposte, con velocità crescenti in profondità (condizione questa necessaria per poter applicare la sismica di rifrazione) V0<V1<V2. Le onde prodotte dallo scoppio (sorgente del sisma, S) si propagano nel primo strato con velocità V0: alcune, le onde dirette, seguono un tragitto pressoché orizzontale SG1, SG2, SG3 e vengono registrate dai geofoni G1, G2, G3; altre raggiungono la superficie di separazione tra il primo e il secondo strato e si rifrangono. Queste onde arrivano sul piano di separazione secondo traiettorie dipendenti dalla loro inclinazione rispetto al punto di scoppio. L'angolo di rifrazione è legato a quello d'incidenza dalla relazione: sin i/sin r=V0/V1; per un angolo d'incidenza limite, l'angolo di rifrazione è pari a 90º, cioè sin r=1 e sin ilim=V0/V1. In queste condizioni, l'onda rifratta si propaga secondo il percorso SAB e dopo una rifrazione omologa ritorna nel primo strato per raggiungere G3. L'onda rifratta che si propaga invece nel secondo strato a velocità V1 può incontrare una nuova superficie di discontinuità separante lo strato a velocità V2 e, analogamente, ritornare in superficie per essere avvertita dal geofono G7. Poiché si tratta di calcolare la velocità di propagazione nei singoli strati, si deve determinare l'intervallo di tempo trascorso tra l'istante dell'esplosione e l'istante d'arrivo ai successivi geofoni (si utilizza per il calcolo il primo impulso che arriva al geofono considerato). Nei geofoni più vicini alla sorgente del sisma, cioè G1 e G2, si registra l'onda diretta che arriva per prima: se x1 e x2 sono le distanze da S, i tempi saranno t0=x1/V0et´0=x2/V0; in G2 (distante x3) arrivano contemporaneamente l'onda diretta e l'onda rifratta e sarà t0=x3/V0; in G4 si registra invece l'onda rifratta con un tempo t1=x4/V1+(2hcos i)/V0; in G5 si avrà t´1=x5/V1+(2hcos i)/V0, essendo h la profondità del primo strato. Si può allora costruire un grafico che porta in ordinate i tempi e in ascisse le distanze dei geofoni: i primi tre tempi determinano una retta di pendenza uguale a 1/V0, gli altri due una seconda retta di pendenza 1/V1 avente in comune con la prima il punto (x3, x3/V0). La rappresentazione grafica così ottenuta si chiama dromocrona o curva dromocronica; essa permette di calcolare: le velocità di propagazione nei diversi strati che corrispondono all'inverso delle pendenze dei diversi tratti di dromocrona e la profondità h, in base alla relazione

in cui x è la distanza dall'asse dei tempi del punto di incontro delle due rette della dromocrona (nell'esempio, x3). Si determinano in questo modo le discontinuità del sottosuolo e le rispettive profondità. Nel caso si avessero orizzonti di rifrazione inclinati, si devono far esplodere due cariche alle estremità dei profili, e dalla differenza dei tempi si calcola l'inclinazione della discontinuità. La sismica di rifrazione serve soprattutto per individuare i substrati rocciosi sotto coperture detritiche non molto potenti; trova perciò impiego nei problemi di fondazioni di grandi opere (dighe, gallerie, strade, ecc.); altre applicazioni riguardano l'idrogeologia (in collegamento con la prospezione elettrica) e la geomorfologia (determinazione dello spessore dei ghiacciai, ecc.). § Con la prospezione sismica di riflessione è possibile realizzare la esplorazione di grandi profondità, fino a 6-8 km, con cariche esplosive proporzionalmente più piccole rispetto a quelle della sismica di rifrazione. L'onda sismica prodotta dallo scoppio si propaga nel sottosuolo con velocità diverse secondo la natura delle rocce. Quando incontra la superficie di contatto tra due strati diversi si riflette con angolo di riflessione uguale a quello d'incidenza. L'onda riflessa viene raccolta in superficie da un gruppo di geofoni situati simmetricamente alla sorgente del sisma secondo una disposizione che può essere, a seconda dei casi, lineare, circolare o radiale. I tempi dei percorsi variano da un geofono all'altro in funzione della distanza dalla sorgente; le differenze dei tempi sono molto piccole poiché è piccola la distanza tra i geofoni; per esempio, con 24 geofoni si copre in genere un allineamento di 800 m con il punto di scoppio al centro. Sui sismogrammi appaiono prima le onde dirette e le rifratte e poi, quasi simultaneamente sulle diverse tracce, le onde riflesse. Le differenze dei tempi di percorso registrati da due allineamenti simmetrici determinano la pendenza della superficie riflettente. Conoscendo i tempi dai sismogrammi ed essendo nota anche la velocità di propagazione, si può calcolare la profondità (h) della superficie di discontinuità per mezzo della formula in cui v è la velocità dell'onda sismica nello strato riflettente considerato, t il tempo impiegato dall'onda per andare dalla sorgente del sisma (S) fino al geofono (G) attraverso lo strato riflettente, e x la distanza tra S e G misurata sul terreno. Si possono pertanto costruire due tipi di rappresentazioni grafiche: il diagramma dei tempi e il diagramma delle profondità. Nel primo grafico si hanno in ordinate i tempi dei percorsi e in ascisse i punti d'esplosione: per ciascun punto di scoppio i tempi dei percorsi corrispondono a diverse superfici riflettenti che vengono rappresentate da piccoli segmenti la cui inclinazione corrisponde all'inclinazione della superficie riflettente; nella maggior parte dei casi, l'insieme dei segmenti dà visivamente la configurazione della struttura rocciosa riflettente. La profondità di questa non è però ancora determinata; essa si ottiene con il secondo grafico nel quale si sostituiscono, in ordinata, ai tempi le profondità calcolate. Il risultato è la rappresentazione completa (forma e profondità) della struttura profonda. Le applicazioni della sismica di riflessione sono numerose e sono in genere in relazione con la ricerca di orizzonti guida utili per ricostruire la stratigrafia e la tettonica profonda, specie nella prospezione petrolifera di bacini sedimentari, anche sottomarini; trova impiego in campo scientifico per individuare le discontinuità della litosfera.

Geofisica: altri tipi di prospezione

Tra gli altri tipi di prospezione geofisica si ricordano: la prospezione elettromagnetica, che si basa sullo studio di campi magnetici indotti nel terreno mediante correnti alternate: si individuano le anomalie del campo indotto che corrispondono a concentrazioni di minerali magnetici, tubazioni metalliche, corpi conduttori in genere; la prospezione radiometrica, che studia l'intensità delle radiazioni emesse da minerali e da determinate rocce (rocce filoniane ed eruttive hanno radioattività più alta, valori anomali di radioattività si hanno in coincidenza di certe strutture, ecc.). In particolare, la prospezione radiometrica è impiegata nei carotaggi di pozzi già rivestiti da tubi metallici o quando il fango di perforazione è troppo conduttivo: si ottengono curve radiometriche, analogamente a quelle elettriche di resistività e a volte con maggior precisione, che permettono di individuare la porosità e la permeabilità dei singoli livelli attraversati dalla perforazione.

Geofisica: prospezione degli idrocarburi

Nel quadro delle prospezioni, la ricerca e localizzazione di giacimenti coltivabili di idrocarburi (petrolio e metano) è molto complessa tecnicamente nonché economicamente impegnativa in quanto deve effettuare l'individuazione nel sottosuolo di strutture generalmente molto profonde; ciò richiede, inoltre, il contributo di più discipline scientifiche. La prospezione petrolifera si svolge in genere con la seguente successione di operazioni: determinazione di regioni favorevoli all'origine degli idrocarburi, alla presenza di rocce madri e trappole; ricerca di strutture favorevoli all'accumulo di idrocarburi (anticlinali, pieghe, faglie e duomi salini); programmazione di una serie di pozzi esplorativi sia per indagini stratigrafiche sia per saggiare l'effettiva presenza di adunamenti utili; valutazione dell'estensione e delle caratteristiche del giacimento. La prima fase della prospezione si compie con ricerche geologiche e geofisiche. La ricerca geologica comprende considerazioni di tipo paleogeografico e un esame generale del territorio al fine di determinare i litotipi affioranti e i loro rapporti stratigrafici, nonché i lineamenti tettonici della zona; si accerta ovviamente in questa fase l'eventuale presenza di manifestazioni superficiali di idrocarburi. Quando la regione studiata è molto vasta si ricorre all'aerofotogrammetria che consente di rilevare con rapidità i motivi geologici e strutturali generali del territorio. Segue quindi la prospezione geofisica che utilizza i metodi gravimetrici, magnetici e sismici. Le prospezioni gravimetriche e magnetiche sono impiegate nell'indagine preliminare e permettono di avere rapidamente indicazioni utili sull'andamento in profondità del basamento cristallino e di individuare (con la gravimetria) i duomi salini che sono spesso associati a concentrazioni di idrocarburi. La prospezione geofisica più usata è quella sismica in quanto permette di ricostruire con sufficiente precisione la struttura del sottosuolo. Se la prima fase dà buone garanzie di successo, si passa al secondo momento della prospezione che richiede la trivellazione di pozzi. In genere si effettuano perforazioni di diametro ridotto, al fine di procedere alla ricostruzione esatta della colonna stratigrafica del sottosuolo, e perforazioni di prova, per raggiungere il presunto orizzonte produttivo al fine di accertare l'effettiva presenza di idrocarburi e la loro qualità; questi ultimi pozzi devono essere progettati per poter successivamente servire alla produzione. Durante la perforazione si prelevano campioni (carote) che vanno attentamente esaminati per le successive correlazioni tra pozzo e pozzo ed eventualmente tra bacini sedimentari diversi, allo scopo di localizzare i livelli più produttivi. Molto importante in questo senso è l'esame micropaleontologico delle carote che dà indicazioni sull'ambiente di formazione delle rocce e ne individua l'esatta posizione stratigrafica; importanti sono anche i carotaggi geofisici eseguibili contemporaneamente alla perforazione del pozzo. Si effettua quindi, con l'elaborazione di tutti i dati raccolti, la valutazione dell'entità e dell'estensione del giacimento per programmare il numero e l'ubicazione dei pozzi produttivi.