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relazióne

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Lessico

sf. [sec. XV; dal latino relatío-ōnis, da referre, riferire].

1) Legame, nesso, rapporto reciproco tra due cose, due concetti, due avvenimenti, tali che l'uno richiama più o meno direttamente l'altro: relazione di somiglianza; relazione di causa ed effetto; mettere in relazione due fatti, rilevare una dipendenza dell'uno dall'altro, stabilire che uno è causa dell'altro; in relazione a, riguardo a, in riferimento a. In particolare, in psicologia, relazioni sociometriche; in filosofia e in logica, modo di essere o di agire degli oggetti fra loro.

2) Legame reciproco, di natura economica, sociale, sentimentale, che unisce tra loro due o più persone: essere in relazioni di affari, di amicizia, di lavoro con qualcuno; stringere, troncare una relazione;relazioni diplomatiche; essere in buone relazioni con qualcuno, avere con lui rapporti corretti, amichevoli. In particolare, rapporto amoroso, per lo più non legittimo, tra un uomo e una donna: è una relazione di vecchia data; figlio nato da una relazione prematrimoniale. Per estensione, le persone stesse con cui si è in rapporti di amicizia o di affari; conoscenze, amicizie: avere molte relazioni.

3) Il riferire; esposizione orale o scritta, di carattere ufficiale o privato, su fatti o argomenti conosciuti o esaminati; lo scritto stesso che la contiene: fare, presentare, leggere una relazione; il libro contiene la relazione degli atti del congresso.

4) In biologia, relazioni interspecifiche, quelle che legano organismi di specie diverse, per esempio, predazione, simbiosi, competizione, ecc.; relazioni intraspecifiche, quelle fra individui o categorie di individui della stessa specie, per esempio, territorialismo, dominanza, ecc.

5) In matematica, nella teoria degli insiemi, legame tipico degli elementi di uno o più insiemi.

Economia: generalità

Esposizione scritta od orale con la quale si dà notizia agli interessati dei risultati di una gestione aziendale, di un singolo affare, degli esiti di una perizia o dell'andamento dei fatti economici. Fra le più importanti, in occasione delle assemblee societarie, sono da citare le relazioni del Consiglio di amministrazione e quelle del Collegio sindacale. In taluni casi sono previste, quando il problema sia stato esaminato da una commissione e non sia stata raggiunta l'unanimità, una relazione di minoranza e una di maggioranza. In occasione della presentazione del bilancio statale viene esposta la relazione del ministro dell'Economia e delle Finanze sulla situazione economica del Paese. Il ministro deve fare anche un'esposizione finanziaria, illustrando i dati iscritti in bilancio, prima che il Parlamento inizi la discussione sugli stati di previsione. Particolare importanza assume, nel nostro Paese, anche la relazione del governatore della Banca d'Italiall'Assemblea generale dei soci, che si tiene annualmente, per le valutazioni in essa contenute sul sistema economico e sul suo funzionamento. § In ragioneria, il termine relazione è utilizzato per denominare documenti aventi una particolare rilevanza sia giuridica sia economica. In questo senso la relazione sulla gestione, introdotta nel nostro ordinamento a partire dal 1993 con il recepimento della IV direttiva CEE, è uno degli allegati al bilancio, alla cui compilazione e deposito nelle competenti sedi sono tenute tutte le società di capitali; il suo contenuto, dettato dall'art. 2428 del Codice Civile, sostituisce, in parte, quello della relazione degli amministratori (prevista nella previgente normativa) e ha lo scopo di integrare l'informativa esterna del bilancio d'esercizio, altrimenti limitata al contenuto dei documenti contabili. La relazione di certificazione, invece, è il documento emesso dai revisori al termine dell'attività di auditing, contenente il giudizio finale (positivo, positivo con l'evidenziazione di deviazioni, positivo con eccezioni, positivo con riserva) sulla correttezza formale e sostanziale delle determinazioni quantitative effettuate in azienda per la redazione del bilancio d'esercizio.

Economia: relazioni pubbliche

Insieme di conoscenze e di pratiche intese ad agevolare i rapporti di un'unità produttiva o amministrativa con l'ambiente esterno, politico e sociale. La necessità di un'attenzione specifica alle relazioni pubbliche è stata avvertita negli anni Trenta negli Stati Uniti, e dopo la II guerra mondiale in altri Paesi capitalisti, nel momento in cui il gioco di relazioni fra economia e politica si è fatto più complesso di quanto fosse nel primo capitalismo, e sia l'organizzazione dei fattori produttivi, sia lo stesso mercato sono divenuti sempre più dipendenti da una rete di consensi ottenibili sulla base di un discorso politico non meramente economico. In questa situazione è diventato necessario, per esempio, curare l'“immagine” di un'azienda, anche al di là di relazioni funzionali, immediate, al fine di garantire anche per il futuro buoni canali di comunicazione fra direzione aziendale e autorità politiche e di produrre presso più vasti pubblici una rappresentazione della propria attività come non soltanto regolata da una ricerca di profitto, ma anche dal perseguimento di fini pubblici positivi. Si sono così formulate non solo delle pratiche di relazioni pubbliche, comprensive della pubblicità, ma anche delle conoscenze intorno alle stesse, ottenendo tuttavia, più che una vera e propria scienza, una precettistica appoggiata all'esperienza pratica spontanea.

Economia: lavoro e sindacato

Si parla di relazioni industriali in riferimento ai rapporti tra i soggetti collettivi del mondo del lavoro (in particolare sindacati dei lavoratori e associazioni degli imprenditori) e alla loro produzione di norme; tali rapporti sono oggetto di studio di una branca della sociologia del lavoro e sono realizzate attraverso modalità più o meno istituzionalizzate. Nella recente esperienza italiana la pratica delle relazioni industriali non ha seguito la tendenza generale a un certo grado di istituzionalizzazione, essendo stata per molto tempo avversata la partecipazione dei lavoratori all'impresa, non solo da parte delle organizzazioni padronali ma anche da una cultura ottocentesca del sindacato che vedeva il benessere dell'azienda contrapposto a quello del lavoratore. Le relazioni industriali in Italia, che a partire dal 1981 sono oggetto di un rapporto annuale del Centro di Studi Sociali e Sindacali (Cesos) sotto il patrocinio del CNEL, dopo il ripiegamento degli anni Ottanta appaiono rilanciate da sollecitazioni tra di loro differenti: da una parte, infatti, esse appaiono sospinte dalla necessità di dare attuazione a una maggiore “democrazia industriale” e dal bisogno di superare il dilemma tra interessi e solidarietà proprio delle organizzazioni sindacali degli ultimi anni; dall'altra, esse vengono intese come puro meccanismo tendente a favorire il governo del sistema industriale, mentre lo Stato mostra di utilizzarle per conseguire obiettivi macroeconomici e di riduzione dell'inflazione. Vedi anche concertazione e regolazione sociale.

Musica

Rapporto teorico che intercorre tra i suoni quando la loro unione costituisca un discorso compiuto nell'ambito di un sistema compositivo. Nel sistema tonale la presenza complessiva di tutti i suoni non rappresenta soltanto una somma di materiale sonoro, ma presuppone un loro discriminato uso all'interno delle relazioni che intercorrono tra le note di una o più tonalità. Queste relazioni si completano nel duplice rapporto melodia-armonia, seguendo regole e rapporti più o meno complessi e rigorosi, secondo le varie fasi linguistiche proprie di ogni periodo storico.

Sociologia

Per relazioni umane, nella psicologia del lavoro si intende il tentativo di creare all'interno della struttura lavorativa una rete positiva di rapporti interpersonali e di rapporti tra dipendenti e datore di lavoro. Tale concezione è stata introdotta negli Stati Uniti negli anni Trenta (in Italia nell'immediato dopoguerra), soprattutto in conseguenza delle ricerche condotte da E. Mayo nelle officine Hawthorne della Western Electric Company. Mayo aveva infatti scoperto che al di sotto dell'organizzazione formale si costituivano gruppi di lavoro informali, detti anche “gruppi primari”, all'interno dei quali si stabiliva un certo morale, alto o basso, che condizionava la produttività. Questo morale era il riflesso delle relazioni operaie nei confronti dell'organizzazione dell'impresa, dei capi intermedi, dei dirigenti o dello stesso gruppo di lavoro. Il problema era posto fondamentalmente come questione di rendimento e di maggior produttività da parte del lavoratore. La teoria delle relazioni umane era nata anche in opposizione al taylorismo che privilegiava un comportamento meccanico e ripetitivo e trascurava l'umanità complessa del lavoratore. Nei primi anni del sec. XXI è stato messo in atto un processo di riformulazione della teoria delle relazioni umane, da alcuni considerata superata nei suoi processi applicativi, in rapporto alla maggiore richiesta nel mondo dell'impresa di quelle che vengono chiamate relazioni personali o relazioni dirette, considerate come un elemento delle relazioni industriali.