Nuòva Zelanda

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(Aotearoa). Stato dell'Oceania (270.534 km²). Capitale: Wellington. Divisione amministrativa: regioni (17). Popolazione: 4.027.950 ab. (stima 2008). Lingua: inglese e maori (ufficiali). Religione: non religiosi/atei 31,1%, protestanti 12,1%, anglicani 13,3%, cattolici 12,2%, altri cristiani 9,9%, buddisti 1,3%, induisti 1,6%, altre religioni 18,5%. Unità monetaria: dollaro neozelandese (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,944 (20° posto). Confini: oceano Pacifico (E), Mare di Tasman (W). Membro di: ANZUS, APEC, Commonwealth, EBRD, OCDE, ONU, PC e WTO.

Generalità

Stato insulare dell'emisfero australe formato da due isole principali: Isola del Nord , Isola del Sud (in quest'ultima sono comprese numerose isole: Stewart, Chatham, Campbell, Kermadec e, tutte disabitate, Auckland, degli Antipodi, Tre Re, Snares, Solander e Bounty) e da numerose altre minori. Liberamente associate alla Nuova Zelanda sono, dal 1965, le Isole Cook e dipendenze e l'atollo di Niue, mentre annesso dal gennaio 1948 è il gruppo di isolotti madreporici di Tokelau (o isole dell'Unione). La Nuova Zelanda amministra anche la Dipendenza di Ross, nell'Antartide. Le coste più vicine, quelle australiane, distano oltre 1900 km e quelle sudamericane oltre 6400 km. Ciò dà chiaramente idea dell'isolamento geografico che distingue la Nuova Zelanda, lo Stato più lontano dall'Europa e ciononostante lungamente legato per sentimenti e tradizioni alla madrepatria, la Gran Bretagna, cui è stata attribuita un'ideale sovranità. Scoperta dal navigatore olandese Tasman (ed è appunto all'olandese regione Zelanda che il Paese si rifà nel nome), esplorata oltre 120 anni dopo dal famoso capitano Cook, inglese, la Nuova Zelanda è oggi popolata in gran parte da discendenti di europei, essenzialmente inglesi, che colonizzarono e popolarono il territorio a partire dalla metà del sec. XIX, emarginando totalmente i preesistenti abitatori, i polinesiani maori. Gli inglesi riuscirono così facilmente a imporre al Paese, oltre alla lingua e alla religione, le proprie consuetudini di vita, l'organizzazione economica e sociale, il sistema politico, la struttura urbana, la cultura in genere; vollero persino ricreare un ambiente naturale a immagine di quello della Gran Bretagna, cui in larga misura la Nuova Zelanda, in particolare l'Isola del Nord, assomiglia nei verdi paesaggi temperati. La colonizzazione non ha stravolto solo il paesaggio antropico ma anche quello faunistico: prima dell'arrivo dei britannici, infatti, il Paese sostanzialmente non conosceva mammiferi come ovini, bovini e suini, che oggi costituiscono invece l'ossatura del settore dell'allevamento.

Lo Stato

Ex protettorato britannico, la Nuova Zelanda è diventata un dominion nel 1907 e uno Stato indipendente dal 1931 nell'ambito del Commonwealth. Privo di una Carta Costituizionale scritta, il Paese è retto da una monarchia costituzionale che riconosce come capo dello Stato il sovrano di Gran Bretagna, rappresentato da un governatore generale (in carica per 5 anni) che viene nominato dallo stesso sovrano su designazione del governo neozelandese. Il potere esecutivo è esercitato dal primo ministro, leader del partito di maggioranza, e dal Consiglio esecutivo, responsabile davanti alla Camera dei Rappresentanti, cui spetta invece il potere legislativo e i cui membri, eletti a suffragio universale (5 dei quali maori) restano in carica per 3 anni.Il sistema di diritto in uso è basato su quello britannico, anche se è presente una commistione di norme maori. La giurisdizione internazionale è accettata con riserve. La giustizia è amministrata tramite diversi organi: l'Alta Corte, le corti di appello e la Corte Suprema. Esistono poi organi di giurisdizione speciale in materia sindacale e per le questioni relative alla comunità maori. Le forze armate presenti nel Paese sono tripartite nelle armi tradizionali: esercito, aviazione, marina; la leva è volontaria a partire dai 17 anni d'età. L'istruzione è obbligatoria dal 1852, ed è stata estesa dai 6 ai 17 anni d'età. Gli stretti legami culturali della Nuova Zelanda con la Gran Bretagna hanno notevolmente influenzato l'organizzazione scolastica neozelandese che è caratterizzata da un largo decentramento amministrativo. Inoltre, la percentuale di analfabetismo è praticamente nulla. La scuola primaria (in cui esistono classi in lingua inglese e maori o solo maori) è suddivisa in tre cicli: infantile (biennale), intermedio (quinquennale) e superiore primario (biennale). La scuola secondaria d'insegnamento generale (quinquennale), comprende corsi facoltativi di carattere tecnico e dà accesso all'università. L'istruzione superiore è impartita in numerose università: Otago (Dunedin, 1869), Canterbury (Christchurch, 1873), Victoria (Wellington, 1897), Auckland (1957), Massey (Palmerston, 1963), Waikato (Hamilton, 1964).

Territorio: morfologia

Il nucleo essenziale della Nuova Zelanda, formato dalle due grandi isole del Nord e del Sud, divise dallo stretto di Cook, largo appena 26 km, è inserito nel grande arco insulare melanesiano. Sia le due isole principali sia le isole minori sorgono da una platea profonda non oltre 1000 m, la piattaforma della Nuova Zelanda, estesa ca. 1 milione di km², che a W sprofonda verso il piano abissale del Mar di Tasman e a SE verso i fondali del settore oceanico delimitato dalla dorsale delle Macquarie e da quella pacifico-antartica. Immediatamente a E delle isole Kermadec, sulla prosecuzione del bordo orientale della piattaforma, si apre la profonda e lunga incisione occupata dalla fossa delle Kermadec e da quella delle Tonga, che precipitano a oltre 10.000 m: lungo questo allineamento passa il confine tra la regione circumpacifica e il dominio pacifico vero e proprio. L'emersione e la conseguente delineazione strutturale della Nuova Zelanda si sono verificate in tempi relativamente recenti, in conseguenza del sollevamento di una zolla crustale nell'ambito dell'attività tettogenetica che durante il Cenozoico ha investito l'arco melanesiano. Il processo di sollevamento non è stato uniforme e continuo, ma si è sviluppato in diverse fasi, l'ultima delle quali sembra essersi conclusa agli inizi del Pleistocene (Neozoico): soprattutto vigorosa è stata la fase orogenetica manifestatasi nel Pliocene, che spinse il rilievo ad altezze maggiori delle attuali. Le varie sollecitazioni cui sono state sottoposte le formazioni rocciose in conseguenza del sollevamento hanno provocato numerose fratture ed effusione di magma; la stessa separazione tra le due isole principali si è prodotta per frattura. L'attività vulcanica ha avuto notevole sviluppo nell'Isola del Nord, attestata dalla presenza di imponenti edifici vulcanici e dove tuttora permangono segni di un vulcanismo non completamente sopito, mentre nell'Isola del Sud si è espressa principalmente nell'erezione dei due apparati che costituiscono le penisole di Otago e di Banks, lungo la costa orientale. Molto più intensa nell'Isola del Sud è stata invece l'attività orogenetica, culminata con il sollevamento della grande dorsale montuosa delle Alpi Meridionali (Southern Alps) o Alpi Neozelandesi. Oltre alle formazioni vulcaniche per lo più cenozoiche e neozoiche particolarmente diffuse nell'Isola del Nord, affiorano sul suolo neozelandese rocce di tutte le età, dal Precambriano al Neozoico, prevalentemente rappresentate da terreni sedimentari e metamorfici, argilliti e arenarie, scisti, gneiss, quarziti e marmi. Le rocce più antiche compaiono soprattutto nell'Isola del Sud, in particolare in numerose piccole aree lungo la fascia costiera nordoccidentale. Terreni paleozoici affiorano tanto nell'Isola del Nord, attorno alla Baia delle Isole (Bay of Islands), quanto nell'Isola del Sud, in particolare nella sezione meridionale delle Alpi Neozelandesi, nella regione di Otago e, alle due estremità dell'isola, nell'area di Nelson a NW e in quella del Southland a SW. Formazioni triassiche e giurassiche si possono seguire con continuità attraverso tutta l'Isola del Nord, dalla Baia dell'Abbondanza (Bay of Plenty) a Wellington. Durante la lunga stasi orogenetica protrattasi dal Cretaceo fino al Miocene l'erosione attaccò profondamente le aree emerse: l'enorme quantità di materiale detritico prodotta progressivamente colmò numerosi bacini di sedimentazione seppellendone altresì la vegetazione e avviando così il processo di carbonizzazione al quale si devono i litantraci e le ligniti neozelandesi. Dopo le fasi orogenetiche del Cenozoico superiore-Pleistocene già ricordate, e fondamentali per l'assetto strutturale della Nuova Zelanda, si è giunti all'attuale conformazione nel corso del Neozoico con il riempimento delle depressioni tra i rilievi principali e la formazione delle pianure costiere; mentre nell'Isola del Nord perdurava l'attività vulcanica, preponderante per il modellamento dell'isola meridionale è stata l'azione degli imponenti ghiacciai che hanno ricoperto gran parte della stessa durante i periodi glaciali. La Nuova Zelanda ha una forma che richiama quella dello “stivale” italiano; si allunga in direzione SW-NE per ca. 1500 km: la costa occidentale e quella orientale però quasi mai distano più di 200 km. Le coste, in genere molto articolate, si sviluppano per 4800 km; assai pittoresco è il tratto della costa occidentale dell'Isola del Sud a S di Big Bay, inciso da profondi fiordi. L'Isola del Nord è particolarmente frastagliata lungo la stretta penisola di Auckland, che si protende verso NW per ca. 330 km, saldata al resto dell'isola da un sottile istmo, tra le insenature di Waitemata a E e di Manukau a W, su cui è sorta la principale città della Nuova Zelanda, Auckland. Ottimo porto naturale è anche Port Nicholson, su cui si affaccia la capitale. L'Isola del Nord presenta una morfologia tormentata e varia: al centro, tutt'attorno al bacino del lago Taupo, si allarga un altopiano sui 400-600 m, antico massiccio calcareo-arenaceo spianato dall'erosione e ricoperto da espandimenti lavici e da depositi piroclastici; vi si elevano numerosi coni vulcanici, anche raggruppati in catena come i monti Hauhungaroa. Per lo più sono considerati attivi, come il Ruapehu (2797 m, la cima più alta dell'Isola del Nord), il Ngauruhoe (2291 m) e il Tongariro (1968 m); sicuramente spento è l'Egmont (2518 m), che sorge isolato dominando la penisola di Taranaki sulla costa occidentale. Numerose sono in questa complessa regione vulcanica le manifestazioni del vulcanesimo secondario, dalle fumarole alle solfatare, dai geysers alle sorgenti termali. Per il resto l'ossatura dell'isola è costituita dal succedersi di brevi catene con altezze massime varianti tra 1400 e 1750 m, disposte sul lato orientale e dirette secondo l'allineamento generale del rilievo neozelandese, cioè da SW a NE, dalla Tararua Range alla Raukumara Range; la lunga appendice della penisola di Auckland presenta un rilievo disarticolato e di aspetto collinare che non oltrepassa gli 800 metri. Molto più compatta e omogenea è l'Isola del Sud, percorsa lungo il bordo occidentale dal poderoso sistema delle Alpi Neozelandesi, particolarmente elevate nella sezione centrale con numerose vette oltre i 3000 m, la più alta delle quali, il monte Cook, tocca i 3754 m. Dalla catena principale si diramano dorsali minori, sia verso SW fino a costituire gli scoscesi contrafforti delle coste a fiordi, sia verso S fino a spegnersi in una serie di modesti rilievi collinari in prossimità della costa sud-orientale. A N le Alpi Neozelandesi si frantumano in una serie di brevi catene separate da lunghe valli longitudinali che nell'estremità nordorientale, dove sono parzialmente sommerse, danno luogo a un caratteristico paesaggio a rías. Il versante orientale delle Alpi Neozelandesi digrada lentamente, spegnendosi nell'ampia pianura costiera di Canterbury, profonda una trentina di km, lunga ca. 150. Sullo stretto di Foveaux si affaccia l'altra maggiore pianura dell'isola, delimitata a NE da modeste alture, al di là delle quali si apre una nuova area pianeggiante estesa fino alla penisola di Otago. Oltre lo stretto di Foveaux l'isola di Stewart presenta modesti rilievi (massima altezza è il Monte Anglem, 980 m), in parte di natura vulcanica, a N, e per il resto granitici. Anche le altre principali isole neozelandesi denunciano un'origine vulcanica più o meno manifesta: così, interamente vulcaniche sono le Auckland e la Campbell, tutte con tracce evidenti di modellamento glaciale, e le Kermadec, la maggiore delle quali, l'isola Raoul, presenta ancora un certo vulcanismo secondario attivo, mentre nelle Chatham gli edifici vulcanici cenozoici si innalzano a non più di 300 m al di sopra di un basamento scistoso paleozoico, alternandosi con formazioni calcaree.

Territorio: idrografia

La Nuova Zelanda è ricca di fiumi ben alimentati dalle copiose precipitazioni e, nell'Isola del Sud, dalle acque di fusione dei ghiacciai; il loro corso è però in genere breve e a forte pendenza, quindi non navigabile. Solo nell'Isola del Nord la conformazione del rilievo ha consentito lo sviluppo di corsi d'acqua navigabili: l'accesso alle foci è tuttavia reso difficile da barre e cordoni litorali. I fiumi più importanti sono, nell'Isola del Nord, il Waikato (425 km), emissario del lago Taupo e tributario del Mar di Tasman, e il Wanganui (290 km), che sfocia nello Stretto di Cook. Nell'Isola del Sud i principali fiumi scendono invece all'Oceano Pacifico, come il Clutha (322 km) e il Waitaki (209 km). Numerosi sono anche i bacini lacustri, in genere però poco estesi. Il più ampio (606 km²) è il Taupo, nell'Isola del Nord, dove i laghi hanno per lo più origine vulcanica; nell'Isola del Sud sono invece in prevalenza di escavazione glaciale: ai piedi della dorsale montuosa, e per lo più allungati in senso perpendicolare al rilievo, si susseguono, tra i molti, i laghi Tekapo, Pukaki e Ohau che mandano le proprie acque a confluire nel fiume Waitaki, e i laghi Hawea, Wanaka e Wakatipu che alimentano invece il Clutha; il più esteso è il Te Anau (344 km²).

Territorio: clima

Nonostante la Nuova Zelanda si allunghi per ca. 13º di lat., tra 34º e 47º S, non si hanno forti differenziazioni climatiche per il profondo influsso delle acque oceaniche, relativamente fresche, e dei forti venti occidentali (i cosiddetti westerlies), promossi dall'anticiclone dell'Oceano Indiano e attirati dalle depressioni australi, particolarmente sensibili a S del 40º parallelo, che investono quasi costantemente il Paese, scaricando sui rilievi perpendicolari al loro flusso abbondanti precipitazioni: si hanno in media da 150 a 200 giorni piovosi. I valori medi di temperatura non sono elevati e le escursioni termiche alquanto contenute (a Wellington la media annua è di 13,5 ºC con una estiva di 17 ºC e una invernale di 8,5 ºC): in generale il clima può essere definito temperato oceanico. Nella parte settentrionale dell'Isola del Nord e nella penisola di Auckland però si hanno condizioni climatiche semitropicali (la temperatura media estiva sale a 21 ºC, quella invernale a 11 ºC), di tipo mediterraneo, e si risente del passaggio di perturbazioni cicloniche tropicali, mentre in quella meridionale dell'Isola del Sud, nelle regioni di Otago e di Southland, il clima tende al continentale (a Dunedin si ha una media invernale di 6 ºC, una estiva di 15 ºC). Le precipitazioni sono naturalmente più abbondanti sui versanti occidentali, soprattutto lungo la barriera delle Alpi Neozelandesi dove alla quota di 2000 m, poco al di sotto del limite delle nevi persistenti, cadono anche oltre 5000 mm di pioggia all'anno. Sulle regioni orientali le precipitazioni sono molto più contenute, da valori intorno a 1100 mm nell'Isola del Nord, a meno di 1000 mm per gran parte del versante orientale dell'Isola del Sud e addirittura al di sotto dei 500 mm nella regione di Otago; la fascia pedemontana orientale risente inoltre dell'influsso di venti caldi e secchi, di genesi analoga al Föhn. Rare al livello del mare, le precipitazioni nevose si fanno più intense e diffuse sui rilievi; sulle cime più alte si hanno nevicate per almeno trenta giorni all'anno; in particolare nell'Isola del Sud la neve permane al suolo a lungo oltre i 1000 m e tutto l'anno al di sopra dei 2100, alimentando numerosi ghiacciai che lungo il versante occidentale scendono con le loro lingue fino a 300-400 m.

Territorio: geografia umana

La popolazione della Nuova Zelanda presenta una maggioranza di neozelandesi di origine europea (67,6%), una parte di polinesiani (6,9%) ed un'importante comunità maori (14,6%). I maori, sono concentrati soprattutto nell'Isola del Nord, specie nell'area statistica di Auckland Centrale. All'epoca di Cook si calcola che i maori, di origine polinesiana e giunti nella Nuova Zelanda da isole più settentrionali (forse le Cook o le Isole della Società) in varie ondate tra il sec. X e il XIV, ammontassero a 250.000 unità. Divisi in numerose tribù su base aristocratica, spesso in lotta tra di loro, i maori opposero ben presto un fronte comune all'invasione bianca; tuttavia le durissime e vane lotte condotte contro gli inglesi li decimarono così come, deposte le armi, l'alcolismo e le malattie introdotti dagli immigrati. Ridotti alla fine del sec. XIX a 40.000 unità (si parlò a quell'epoca persino di una probabile estinzione della razza), i maori hanno invece registrato negli ultimi decenni un sensibile incremento, grazie a un coefficiente di accrescimento doppio di quello dei neozelandesi d'origine europea, rappresentati pressoché esclusivamente da inglesi, scozzesi e irlandesi (oltre a piccole comunità di tedeschi e scandinavi). A questi peraltro si deve fondamentalmente il popolamento dell'arcipelago. Nel 1840, quando la Gran Bretagna proclamò la propria sovranità sulla Nuova Zelanda, i bianchi erano ca. un migliaio, ma già nel 1868 erano 171.000 e oltre 500.000 nel 1880. Ciò fu il risultato di un'intensissima immigrazione originata dalla “corsa all'oro”, scoperto nel 1852 (ma lo sfruttamento iniziò solo nel 1861 a Otago). All'estrazione dell'oro, ridottasi in breve tempo ad attività di modesta importanza, seguì la ben più consistente e duratura diffusione dell'agricoltura e dell'allevamento. A difesa della proprietà dei terreni agricoli e dei pascoli furono anzi poste forti restrizioni all'immigrazione e il saldo delle migrazioni, nei primi anni del sec. XXI sostanzialmente in pareggio, continua a essere tenuto rigidamente sotto controllo dalle autorità competenti. La crescita demografica, che portò la popolazione a oltre 1 milione di ab. nel 1911, a ca. 2 milioni nel 1951 e agli attuali oltre 4 milioni, fu dalla fine dell'Ottocento dovuta essenzialmente all'incremento naturale e, anche all'inizio del sec. XXI, ancora elevato a causa di una bassa mortalità e di un alto indice di natalità, specie tra i maori. Quest'ultimo fenomeno è connesso anche alla presa di coscienza della propria cultura e alle sempre più ampie rivendicazioni dei diritti delle comunità indigene. Più di 3/4 degli abitanti vive nell'Isola del Nord, i cui ambienti sono assai più favorevoli alle attività agricole; l'isola presenta una densità di 28 ab./km² contro i 7 ab./km²dell'Isola del Sud. La densità abitativa media è di 16 ab./km² ma la popolazione si addensa nelle aree costiere, mentre vaste aree dell'interno sono pressoché desertiche. Benché più dei quattro quinti della popolazione sia classificata come urbana, non vi sono grandi città, fatta eccezione per Auckland, Wellington e Hamilton (Isola del Nord) e Christchurch e Dunedin (Isola del Sud), che da tempo hanno assunto funzioni di capitali regionali dominando l'organizzazione di un territorio piuttosto vasto. La rete urbana è costituita da città medie e piccole. Auckland è il più popoloso agglomerato urbano della Nuova Zelanda, l'unico centro neozelandese a superare il milione di abitanti; molto vi ha contribuito lo sviluppo delle industrie, che hanno richiamato flussi migratori, compresi quelli dei maori. Il suo porto svolge importanti funzioni commerciali e ha un traffico costituito prevalentemente da prodotti finiti. Inoltre Auckland si configura come una città moderna e interessante, meta del turismo balneare; viene definita City of Sails, ossia città delle vele, per il gran numero di imbarcazioni e yacht che ruotano intorno al suo porto turistico. Wellington, la capitale situata più a sud del mondo, è stata la prima città fondata dagli inglesi (1840) e per la sua posizione sullo Stretto di Cook, al centro del Paese, ha assunto la funzione di capitale: è un centro artistico e culturale e un porto attivissimo, cui fa capo la rete di comunicazioni stradali e ferroviarie dell'Isola del Nord, collegata, mediante traghetti attraverso lo Stretto di Cook, anche all'Isola del Sud. Di quest'ultima la città più importante è Christchurch, sbocco della pianura di Canterbury mediante l'avamporto di Lyttelton; la sua economia è imperniata sulla lavorazione della carne e su altre produzioni alimentari, ma possiede anche altre attività manifatturiere, tra cui emergono quelle della lavorazione della gomma. Dunedin è invece il maggior centro commerciale nella regione di Otago, sulla ferrovia che si snoda lungo la costa orientale dell'isola. Tra le maggiori città: Manukau, a SE di Auckland, e Hamilton nell'Isola del Nord, Invercargill e Nelson nell'Isola del Sud. Intorno all'area metropolitana di Auckland ruotano le città di North Shore e Waitakere, che deve il suo nome a un vecchio capo maori.

Territorio: ambiente

Dal punto di vista floristico la Nuova Zelanda ospita numerose specie endemiche; le formazioni vegetali sono rimaste però integre solo nell'Isola del Sud, mentre in quella del Nord radicali cambiamenti sono stati apportati dall'uomo all'ambiente. La foresta, che copre il 28,9% del territorio, è prevalentemente costituita da latifoglie, soprattutto Nothofagus, il faggio australe, e conifere tra cui il maestoso pino kauri, con un denso sottobosco ricco di epifite e di felci arborescenti; nella penisola di Auckland è diffusa una specie di macchia sempreverde, mentre su gran parte delle aree orientali dell'Isola del Sud predomina la prateria con formazioni arbustive xerofile nelle zone più aride, analoghe allo scrub. Per frenare il pericolo dell'erosione conseguente all'indiscriminato diboscamento operato in passato per destinare nuove aree al pascolo, si è proceduto negli ultimi tempi a estesi rimboschimenti con essenze importate, in specie pini americani. Tuttavia l'introduzione di nuove specie ha innescato un pericoloso processo di proliferazione ai danni della flora e della fauna locali. La caratteristica principale della fauna neozelandese è rappresentata dagli uccelli, sia da quelli inetti al volo (kiwi, takahe) sia dai pappagalli. I mammiferi terrestri sono rappresentati da due soli tipi di pipistrello, le altre specie presenti sono state invece introdotte dall'uomo (es. cervo europeo, daino, cane, ratto); tra i mammiferi marini si trovano balene, delfini, tra cui il delfino di Maui, sottospecie del delfino di Hector che vive esclusivamente nelle acque neozelandesi, e focene. Fra gli anfibi figurano le rane del genere Leiopelma e fra i Rettili il tuatara o sfenodonte. La salvaguardia del patrimonio naturale è sottoposto all'autorità del Dipartimento di Conservazione costituito nel 1987 e finalizzato proprio alla cura e conservazione dei tesori naturalistici e storici del Paese per le generazioni future come recita il suo nome maori, Te Papa (contenitore per i tesori) Atawhay (cura, educazione, conservazione). Il dipartimento si occupa tra l'altro della gestione del sistema delle aree protette che in Nuova Zelanda sono suddivise in parchi nazionali, 14 siti dislocati nelle isole maggiori e 2 nelle isole Cook, riserve marine, parchi marini oasi e altre aree a vocazione mista, che in totale ricoprono il 24,2% del territorio. L'UNESCO ha dichiarato siti patrimonio mondiale dell'umanità di interesse naturalistico Te Wahipounamu: zona sudoccidentale della Nuova Zelanda (1990, 1993), dove tra faggi e Podocarpacee vivono takahe e kea (nestore notabile), gli unici pappagalli alpini al mondo, e le Isole subantartiche (1998), denominazione che racchiude 5 gruppi di isole (isole Snares, Bounty, degli Antipodi, Auckland e Campbell) caratterizzate dalla presenza di numerose specie animali (vari uccelli oceanici come l'albatro e i cormorani, e pinguini) e vegetali endemiche.

Economia: generalità

La recessione mondiale, che a partire dagli anni Settanta ha colpito – dove più dove meno – praticamente tutti i Paesi sviluppati, ha raggiunto anche la Nuova Zelanda, rallentandone il tasso di sviluppo economico, innescando processi inflattivi e accrescendo il numero dei disoccupati (comunque inferiore al 10%). Molto ridotto, ha continuato a essere anche nel periodo 1980-92, l'incremento reale del reddito pro capite che si attestava sui 12.000 dollari. Eppure questo relativamente piccolo Paese, non dotato di rilevanti risorse naturali, se si eccettua il potenziale idroelettrico, e non certo favorito dalla posizione geografica, era riuscito in poco più di un secolo – da quel famoso 1844, anno in cui furono introdotti per la prima volta dall'Australia gli ovini di razza merinos – a conseguire un livello di sviluppo economico e un tenore di vita tra i più alti del mondo. In effetti la recessione, anche se non ha causato danni di particolare gravità, ha evidenziato i profondi squilibri strutturali presenti nell'economia neozelandese. Il Paese basa tradizionalmente la propria prosperità sull'allevamento del bestiame e sulle connesse attività industriali, quali la conservazione delle carni, la produzione e la lavorazione del latte, la concia delle pelli, la lavorazione della lana, attività che danno anche un contributo essenziale all'esportazione. Ne deriva che sia la produzione sia l'esportazione risultano scarsamente diversificate e largamente influenzate dalle oscillazioni dei prezzi sui mercati internazionali; inoltre l'ingresso della Gran Bretagna nella CEE ha sensibilmente diminuito la possibilità di collocare vantaggiosamente i prodotti tradizionali delle esportazioni. Il governo si è quindi da tempo preoccupato di favorire l'espansione industriale, sviluppando nuovi settori produttivi, e di trovare altri sbocchi commerciali al Paese, in particolare nella stessa Oceania (l'Australia si colloca ormai al primo posto nel complessivo interscambio della Nuova Zelanda) e in Asia, dove è il Giappone a costituire ormai uno dei principali partner commerciali neozelandesi. A partire dagli anni Novanta si è, dunque, assistito a un progressivo orientamento verso l'industria e il settore terziario, e si è attuata una vasta manovra di liberalizzazione economica che ha sensibilmente modificato strutture fra le più protette e sussidiate nel mondo industrializzato. Molteplici sono state le misure adottate, da quelle propriamente monetarie (svalutazione e introduzione della “fluttuazione”) a quelle di riduzione degli incentivi e delle imposte, dalla riorganizzazione della gestione ministeriale alla privatizzazione di varie società statali (banche, industrie, la compagnia aerea nazionale ecc.); tale politica di austerità ha portato esiti positivi. Il successivo governo conservatore ha continuato lungo questa strada, tramite la privatizzazione delle imprese statali e l'abolizione dei sussidi all'agricoltura; questo ha permesso il passaggio da un'economia principalmente rurale, a una terziaria e industrializzata. Tutto ciò ha favorito la diffusione delle nuove tecnologie, una crescita nel livello del reddito e la riduzione dell'inflazione (3,4% nel 2006); ma ha anche comportato una maggiore disparità nella distribuzione del reddito e l'aumento della disoccupazione, nonostante essa resti, se paragonata a quella di altri Paesi industrializzati, decisamente contenuta (3,8% nel 2006). Dalla metà degli anni Novanta la crescita del PIL è stata costante, anche se la crisi finanziaria del 1998, che ha colpito il Sudest asiatico, ha avuto profonde ripercussioni sulla Nuova Zelanda (alcuni Paesi asiatici sono infatti importanti partner commerciali del Paese); tuttavia, grazie al basso tasso di inflazione, al limitato debito pubblico, alle tariffe favorevoli e al taglio dell'imposizione fiscale nel 1999 il PIL è tornato a crescere, per attestarsi nel 2008 a 868.940 ml $ USA, con un PIL pro capite di 30.049 ml $ USA, dati, questi, che collocano la Nuova Zelanda ai livelli delle economie dei Paesi occidentali più evoluti.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

L'agricoltura e l'allevamento occupano solo il 6,9% della popolazione attiva e coprono circa il 6,5% del PIL (2007), tuttavia rimangono una parte importante dell'economia neozelandese, anche perché la maggior parte della ricchezza nazionale prodotta dalle industrie deriva dalla trasformazione dei prodotti del settore primario. Arativo e colture arborescenti coprono il 12,2% della superficie territoriale; prevalgono, oltre alle foraggere (che sono al servizio dell'allevamento), le colture cerealicole, in specie quelle di frumento e orzo e di mais; una certa importanza hanno altresì i prodotti ortofrutticoli, come patate, pomodori e frutta, soprattutto mele, uva da vino, pere, kiwi (il prodotto più famoso della Nuova Zelanda), agrumi e frutta estiva (pesche, prugne, albicocche e ciliege). Fra le colture industriali si annoverano il tabacco e il , pianta tessile tipica della Nuova Zelanda e le cui fibre, eccezionalmente robuste, sono utilizzate per la produzione di cordami. Dalla fine del Novecento si è assistito a un aumento dei terreni coltivati e delle esportazioni. § Oltre un quarto del territorio nazionale è occupato dalle foreste; particolare rilevanza economica è rivestito dalle distese di conifere artificiali, proprie dell'emisfero settentrionale e a rapido sviluppo, destinate ad alimentare soprattutto l'industria cartaria. Le foreste naturali sono composte, invece, da essenze arboree indigene, quali neech, kauri, rimu, tarare e tawa, ancora poco sfruttate. § È tuttavia l'allevamento a trovare in queste isole ottime condizioni ambientali (quasi la metà della superficie territoriale è costituito da prati e pascoli permanenti), che l'uomo ha saputo utilizzare al meglio mediante un'organizzazione produttiva efficiente e altamente progredita. Prevalgono nettamente gli ovini (la Nuova Zelanda ne è il sesto produttore mondiale, con 40 milioni di capi nel 2005), distribuiti in entrambe le isole, ma il cui allevamento intensivo è praticato soprattutto nell'Isola del Nord. Data la generale mitezza del clima, le greggi possono stazionare quasi ovunque all'aperto. Gli ovini forniscono elevati quantitativi sia di lana – per la quale la Nuova Zelanda è al terzo posto su scala mondiale, con 230.000 t (2005) nonché il quarto produttore mondiale di filati di lana, con 22.000 t (2000)–, sia di carne – che una volta congelata viene largamente avviata all'esportazione– sia infine di prodotti caseari – la Nuova Zelanda è il sesto produttore mondiale di burro, con 336.000 t nel 2005). Le imprese di trasformazione del latte sono solitamente distribuite nelle zone rurali. Anche i bovini sono allevati su vasta scala specie nell'Isola del Nord, sfruttando assai razionalmente la produzione di foraggi. Oltre 20 milioni sono infine i volatili e 390.000 i suini. A livello dell'organizzazione agricola, la tendenza cui si assiste è quella di una progressiva riduzione del numero delle fattorie di media estensione e di conduzione di tipo familiare a fronte di una maggiore concentrazione in proprietà di grandi dimensioni, che permettono una maggiore meccanizzazione e una maggiore efficienza produttiva. § Le attività pescherecce sono in espansione, grazie anche allo sviluppo dell'industria di esportazione; i diritti di pesca, secondo un accordo del 1992, sono divisi al 50% tra bianchi e maori.

Economia: industria e risorse minerarie

Le industrie, che concorrono per ca. il 23,6% alla formazione del reddito nazionale (2007), riguardano prevalentemente la lavorazione e la trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici. È in corso tuttavia un'ampia diversificazione delle attività produttive; sono così sorte varie medie e piccole industrie, che producono svariati beni industriali e di consumo, destinati prevalentemente al mercato interno. Si hanno infatti complessi tessili, alimentari (macellazione dei capi di bestiame, birrifici, conservifici, stabilimenti lattiero-caseari, zuccherifici), manifatture di tabacchi, impianti chimici (fertilizzanti, fibre tessili artificiali, coloranti, materie plastiche), cementifici, cartiere e altri complessi legati allo sfruttamento forestale (oltre mezzo milione di t nel 2005 di pasta di legno nel 2005), fabbriche di pneumatici, stabilimenti meccanici (autoveicoli, industria aeronautica ecc.); sono inoltre in sviluppo i settori dell'industria informatica e delle costruzioni navali. L'industria di base, benché abbia un ruolo più modesto, è oggetto di incentivazioni; operano nel Paese raffinerie di petrolio nonché complessi siderurgici e metallurgici (tra cui una grande fonderia di alluminio, che lavora bauxite d'importazione); pochi sono i minerali presenti nel Paese in concentrazioni tali da renderne conveniente l'estrazione. Le maggiori aree industriali sono Auckland, Wellington e Christchurch. Il secondo settore è messo in difficoltà dalla dipendenza dalle esportazioni e dall'espansione delle economie dei Paesi del Sudest asiatico, che sono nuovi mercati per l'esportazione ma anche competitivi concorrenti. Inoltre, l'abolizione delle licenze di importazione del 1992 e la soppressione delle tariffe doganali del 1998 hanno messo in difficoltà alcuni settori dell'industria, quale quello dell'abbigliamento. § Il settore energetico è discretamente rappresentato da carbone e lignite, da gas naturale, con principale giacimento a Taranaki, nell'Isola del Nord, da cui si diparte una vasta rete di gasdotti; i giacimenti di petrolio scoperti hanno permesso alla Nuova Zelanda di avvicinarsi all'autosufficienza. Ingenti sono anche le possibilità idriche, in particolare nell'Isola del Sud: l'energia idroelettrica prodotta nel Paese (i maggiori impianti sono quelli di Manapouri, Benmore, Maraetai, Roxburgh, Ohau) rende la Nuova Zelanda completamente autosufficiente da questo punto di vista. Limitato è, al contrario, lo sfruttamento dell'energia geotermica. Dal sottosuolo si estraggono inoltre quantitativi molto modesti di oro, argento, ferro (elevate potenzialità di sfruttamento hanno però le sabbie ferrifere delle spiagge occidentali della penisola di Auckland), minerali di rame, bentonite, scheelite ecc.; infine, una certa importanza rivestono anche le saline.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Dopo il 1984 la riforma dell'economia ha maggiormente liberalizzato il commercio al dettaglio e ridotto i vincoli tariffari su quello internazionale. Il commercio estero è vitale per l'economia neozelandese si basa essenzialmente sull'esportazione di carne, lana, burro e formaggi, carta e polpa di legno, pelle e cuoio, pesce e macchinari, nonché sull'importazione di macchinari e mezzi di trasporto, combustibili, prodotti industriali in genere (chimici, tessili, elettronici, tecnologie informatiche ecc.), sostanze plastiche. Inoltre è in aumento l'e-commerce, utilizzato non solo per gli scambi interni, ma principalmente come un mezzo per superare le barriere causate dalla distanza geografica con i Paesi occidentali. L'esportazione ha un peso fondamentale nella formazione del PIL; negli ultimi anni, la Nuova Zelanda ha cercato di diversificare i Paesi importatori e all'inizio del Duemila l'interscambio si svolge principalmente con l'Australia, seguita da Giappone, Cina, Stati Uniti e Gran Bretagna (che da sempre, sino agli inizi degli anni Settanta, era stata il maggior partner commerciale neozelandese). Inoltre, l'aumento del costo delle materie prime, inodi cui la Nuova Zelanda è il principale esportatore sul mercato mondiale, ha influito notevolmente sullo sviluppo economico del Paese. Le barriere doganali che ostacolavano gli scambi con l'Australia (che copre un quinto delle importazioni e delle esportazioni) sono state abolite nel 1990, ma già nel 1983 fra i due Paesi era stato stipulato un apposito accordo, il Cloiser Economic Relations Trade Agreement. La politica economica è rivolta a siglare accordi di libero scambio con i principali partner commerciali, tra cui si annoverano anche Cina e Thailandia.§ La morfologia tormentata del territorio, la scarsa navigabilità dei corsi d'acqua, la divisione stessa del Paese in due isole principali hanno reso difficoltoso lo sviluppo delle comunicazioni. A lungo i collegamenti fra i vari centri che man mano andavano sorgendo lungo le coste sono stati possibili solo via mare mediante cabotaggio; successivamente notevole importanza per il potenziamento dei traffici interni hanno avuto le ferrovie che si estendevano nel 2003 per 4.128 km, di cui 506 km elettrificati; sono gestite dallo Stato e assicurano i collegamenti tra i principali centri neozelandesi. Nell'Isola del Sud l'asse principale corre lungo il litorale orientale da un capo all'altro dell'isola, mentre uno trasversale raccorda le due coste, attraversando le Alpi Neozelandesi, da Christchurch a Greymouth; nell'Isola del Nord la maggiore arteria congiunge Wellington con Auckland. Supplisce alle relative carenze delle ferrovie una buona rete stradale, che si sviluppava (2003) per 93.000 km (di cui 59.476 km asfaltati), unendo ormai tutte le regioni del Paese. Altamente efficienti sono i servizi aerei sia interni sia con l'estero: i principali aeroporti sono quelli internazionali di Auckland, Wellington e Christchurch. § Un certo rilievo riveste infine il turismo, che, a partire dal 1995 ma soprattutto dal 2000, ha sperimentato una sostenuta crescita, ed è divenuto una delle principali fonti di introiti valutari. Il Paese è visitato annualmente da oltre 2 milioni di stranieri (2005), attirati dalla bellezza dei paesaggi naturali e dalle interessanti vestigia della civiltà dei maori, provenienti soprattutto dall'Australia, dall'Asia meridionale e, solo in minima parte, dagli Stati Uniti.

Storia: la colonizzazione e la costituzione del Dominion

La Nuova Zelanda, abitata da tribù maori – il cui insediamento si colloca intorno al 1000 d. C. – fu a lungo disertata dagli Europei a causa dell'aggressività degli indigeni. Sul finire del sec. XVIII solo qualche piccolo gruppo di criminali fuggiti dalle prigioni australiane, di naufraghi e di cacciatori di foche, vi si installò, sfidando la fama sanguinaria dei maori, finché, nel sec. XIX, vi giunsero missionari protestanti (dal 1814) e cattolici (dal 1838). I primi convinsero alcuni capi maori a chiedere la protezione dell'Inghilterra, che si limitò però a inviare un residente per impedire tentativi francesi di sbarco e solo nel 1839 autorizzò la costituzione della New Zealand Company, che si proponeva di svolgere opera di colonizzazione nell'Isola del Nord, e inviò un emissario, il capitano Hobson, con l'incarico di affermare la sovranità britannica. Hobson fece firmare il 6 febbraio 1840 a 46 capi maori, convenuti nella Baia delle Isole (Isola del Nord), un trattato con cui cedevano i propri diritti di sovranità alla regina Vittoria in compenso del riconoscimento dei loro diritti di proprietà e dell'ottenimento della protezione britannica: inoltre essi attribuivano alla corona un diritto di prelazione sulle terre che avessero inteso vendere. Poche settimane dopo Hobson proclamava la sovranità britannica sulle due isole e poneva la capitale ad Auckland nell'Isola del Nord. Nel novembre successivo il governo di Londra concedeva alla nuova colonia una Costituzione (governatore, Consiglio esecutivo, Consiglio legislativo formato da membri nominati dal governatore) e quindi nel febbraio 1841 accordava una carta di incorporazione alla New Zealand Company. Il problema dell'acquisto dei terreni da parte dei colonizzatori e i rapporti con i maori portarono la situazione a un punto critico, fino a che intervenne un energico governatore, il capitano George Grey (1845-55), che ristabilì l'ordine, abolì la carica di protettore degli indigeni, instaurò rapporti stabili con i capi indigeni, dopo averne fatto arrestare uno, e concluse un accordo con la New Zealand Company, che si rivelò tuttavia fonte di controversie tali da indurre la Compagnia a sciogliersi dietro rimborso delle spese sostenute (1850). Nel 1852 entrò in vigore una nuova Costituzione di tipo sostanzialmente federale, che divise la colonia in sei province. Due anni dopo Londra concedeva un governo responsabile (1854) tuttavia con due importanti limitazioni: i rapporti tra europei e maori e la materia relativa alla compravendita di terreni restavano nella competenza esclusiva del governatore. Il continuo incremento della popolazione europea (nel 1858, 61.000 Europei contro 56.000 maori) e il passaggio in proprietà della corona o di privati di enormi estensioni di terreno favorirono la creazione di una lega dei capi maori, che elesse un proprio re. Il tentativo del governo di acquistare il cosiddetto Waitara block nei pressi di Taranaki, sul quale il diritto del cedente era dubbio, fu la scintilla che provocò la rivolta dei capi della lega, che inflissero dure sconfitte agli Inglesi (1860-61). La guerra ebbe l'effetto di umanizzare la politica dell'Inghilterra: fu vietata la vendita di terre da parte dei maori che non dimostrassero in maniera certa i loro diritti; fu istituito un apposito tribunale per le terre degli indigeni; quattro deputati e due senatori maori furono ammessi nel Parlamento. Nel 1863 tuttavia scoppiò una seconda guerra con i maori sempre per questioni di terre e molti continuarono la lotta anche dopo il 1868 per motivi religiosi e razziali. Nel 1865 la capitale fu portata da Auckland a Wellington. La scoperta dopo il 1861 di giacimenti auriferi nell'Isola del Sud (dove la popolazione maori era scarsa) attrasse un gran numero di immigranti. Sorse nel contempo la questione della ripartizione delle entrate e delle spese tra le due isole nonché dell'ammortamento dei debiti pubblici tra governo centrale e governi provinciali. I debiti vennero riuniti e convertiti in un unico grande debito consolidato; quindi, su iniziativa di un giornalista immigrato, Julius Vogel, divenuto ministro delle Finanze (1869-73) e poi primo ministro (1873-75), fu dato inizio a un grandioso programma di lavori pubblici finanziato con prestiti. Ciò provocò inflazione e contrasti tra governo centrale e governi provinciali, che furono risolti con la creazione di un bilancio unico nazionale. Nel 1879 fu concesso il suffragio universale maschile. Ma i nuovi immigrati, esperti di lotte sindacali e politiche portarono nel 1891 alla fondazione del primo partito politico neozelandese: quello liberale-laburista, che ebbe tre grandi capi (Ballance, Stout, Seddon) e rimase al potere sino al 1912. I liberali-laburisti spezzarono il latifondo e favorirono la creazione di piccole e medie proprietà; le terre della corona furono date in affitto o in enfiteusi; dazi doganali vennero introdotti per proteggere l'industria nazionale; il diritto di voto fu esteso alle donne (1893). Il Partito liberale-laburista neozelandese divenne famoso in tutto il mondo per la sua legislazione sociale d'avanguardia. Un ministro del Lavoro realizzò il cosiddetto “socialismo di Stato”: vennero fissati gli orari e le condizioni di lavoro nelle fabbriche, nelle miniere, nei porti, sulle navi, ecc.; furono istituiti uffici di conciliazione e un tribunale per le vertenze; vennero introdotte le assicurazioni sugli infortuni, sulle malattie, ecc. La lunga permanenza al potere logorò il Partito liberale-laburista, divenuto poi solo liberale perché da esso si staccò un primo gruppo, che fondò un Partito laburista indipendente (1905) mentre la massa degli agricoltori si accostò al vecchio partito conservatore, denominato Partito della riforma e poi Partito nazionale. Nel Partito laburista confluirono i liberali di idee più avanzate, che si dicevano socialriformisti se non anche marxisti. Di orientamento marxista si dichiarò la Federazione del Lavoro, costituita nel 1909, in cui confluirono potenti unioni sindacali. Nel 1907 la Nuova Zelanda ricevette il titolo di Dominion, attribuito a tutte le colonie a governo responsabile.

Storia: le guerre mondiali

Nel 1911 le elezioni politiche furono vinte dal Partito della riforma che, sia pure cambiando nome, tenne il potere sino al 1935. Scoppiata la prima guerra mondiale, la Nuova Zelanda si schierò a fianco della madrepatria, cui fornì uomini e mezzi. Tra il 1915 e il 1919 fu al potere un governo di coalizione, costituito dal Partito della riforma e dal Partito liberale. Firmataria del trattato di pace, la Nuova Zelanda fu uno degli Stati fondatori della Società delle Nazioni, dalla quale ricevette come mandato di tipo C le Samoa. La grande crisi del 1929 fece sentire le sue conseguenze anche in Nuova Zelanda, la cui moneta fu svalutata. La grande massa dei disoccupati e dei piccoli agricoltori si orientò allora verso il Partito laburista, che vinse le elezioni del 1935 e andò al potere. Lo Statuto di Westminster (1931), che accordava anche la piena autonomia esterna e quindi la sovranità completa ai Dominions, fu male accolto in Nuova Zelanda, che sentiva la sua sorte legata alla protezione della flotta imperiale. Solo nel 1939, la Nuova Zelanda cominciò ad applicare alcune delle sue clausole. Sul piano interno, il governo laburista introdusse importanti riforme: la settimana di 40 ore, le pensioni di vecchiaia e l'assistenza medica gratuita (1938). Allorché scoppiò la seconda guerra mondiale, ancora una volta la Nuova Zelanda si schierò a fianco della madrepatria e inviò truppe sul fronte africano ed europeo.

Storia: l’affermazione della politica antinucleare e la questione dei maori

La guerra fece sentire alla Nuova Zelanda che il suo destino era ormai legato a una stretta collaborazione con l'Australia e gli Stati Uniti, donde l'accordo tra i tre Stati denominato dalle loro iniziali ANZUS (1951), e l'applicazione nel 1947 dello Statuto di Westminster. La Nuova Zelanda rimase però parte integrante del Commonwealth. Nel 1949 il Partito laburista, uscito sconfitto dalle elezioni, cedette il potere al Partito nazionale fautore di una politica economica basata sull'iniziativa privata. Membro della SEATO (dal 1954 al 1977, anno in cui l'organizzazione è stata sciolta), la Nuova Zelanda partecipò, come alleata degli USA, alla guerra di Corea e al conflitto vietnamita. Nel 1972, in seguito al malcontento suscitato dall'intervento neozelandese in Vietnam e in seguito anche alle ripercussioni della crisi economica mondiale sulla pur florida economia neozelandese, i nazionalisti dovettero cedere il potere ai laburisti. La breve gestione laburista (1972-75), messa subito in difficoltà dall'inadeguatezza delle misure adottate per tamponare la crisi economica, diede l'inizio ad un nuovo corso in politica estera con il riconoscimento dei governi di Pechino e di Hanoi e con l'allentamento dei vincoli militari con la SEATO. Con il nuovo governo nazionalista, guidato da R. Muldoon, la Nuova Zelanda riaffermò i legami con gli Stati Uniti. Muldoon tuttavia non riuscì a superare completamente il trauma provocato dall'ingresso di Londra nella CEE, con la conseguente chiusura del mercato britannico ai prodotti agricoli neozelandesi. Dopo aver vinto le elezioni del 1978 e del 1981, i conservatori non riuscirono a conquistare un terzo mandato e nel luglio 1984 cedettero il potere al laburista David Lange. Questi introdusse innovazioni significative negli orientamenti di fondo della politica nazionale, rivalutando la posizione del Paese nel quadro del proprio spazio continentale: mentre la scelta antinucleare dell'opinione pubblica portò indirettamente al virtuale dissolvimento dell'ANZUS e alla rottura dell'alleanza militare con gli Stati Uniti (1985), nonché all'insorgere di talune tensioni con la Francia (per gli esperimenti da essa svolti a Mururoa). Furono così intensificati i rapporti con gli arcipelaghi-Stato del Pacifico meridionale, per i quali la Nuova Zelanda parve ambire a diventare un polo di coordinamento. Difficoltà interne (fra le quali soprattutto l'aumento delle spese militari) nel 1989 costrinsero però il primo ministro Lange alle dimissioni; la carica fu assunta dal laburista Geoffrey Palmer, che presto operò un tendenziale riavvicinamento diplomatico ai suddetti Paesi. Nel 1990 le elezioni furono vinte dal Partito nazionalista che proseguì il programma di liberalizzazione già avviato dagli ultimi governi laburisti, mentre nel Paese si sviluppava un dibattito sull'opportunità di intervenire sul sistema elettorale con correttivi in senso proporzionale. In tale direzione si esprimeva anche un apposito referendum (settembre 1992), mentre più corposi mutamenti furono approvati in seguito alle elezioni politiche del 1993 vinte ancora dai nazionalisti. In quell'occasione l'elettorato si era espresso favorevolmente a un aumento del numero dei seggi (da 99 a 120), la metà dei quali da assegnare con il sistema proporzionale e i restanti con il tradizionale metodo uninominale. L'attenuazione del maggioritario, del resto, rappresentava l'esigenza di riflettere meglio gli orientamenti politici della Nuova Zelanda, nonostante i possibili conseguenti pericoli per la governabilità in caso di risultati che non presentassero la vittoria netta di una delle forze in campo. Si trattava di una maturazione resa possibile anche dal determinarsi di una sempre maggiore convergenza di impostazione sui temi della politica estera, che erano invece stati alla base della vivace dialettica prodottasi nella prima metà degli anni Ottanta del sec. XX. Nel Paese si era ormai affermata la consapevolezza di una politica concorde con l'Australia tesa a marcare un ruolo di difesa degli interessi dell'area, in particolare relativamente alla salvaguardia dell'eco-sistema con una rigida impostazione antinucleare. Proprio su questo aspetto, infatti, si registrava una nuova fiammata della politica estera neozelandese che, in perfetta sincronia con l'atteggiamento australiano, si concretava nella sospensione (giugno 1995) della collaborazione militare con la Francia quando questa riprendeva i test nucleari negli atolli polinesiani. A vivacizzare la dialettica politica e sociale della Nuova Zelanda nello scorcio del secondo millennio contribuiva l'ancora irrisolta questione dei maori. Questi rivendicavano un congruo indennizzo per le terre loro confiscate durante il periodo coloniale. Nel 1997 dopo due anni di intense discussioni il governo neozelandese offrì l'indennizzo accompagnato dalle scuse ufficiali della regina Elisabetta II. Le elezioni del novembre 1999, le seconde dopo il referendum del 1992, segnavano il ritorno al governo dei laburisti, con H. Clark che assumeva la carica di primo ministro. Identico esito per le elezioni del luglio 2002, che vedevano la riconferma della Clark alla guida del governo, come le legislative del 2005 che assegnavano nuovamente la vittoria ai laburisti, anche se i conservatori acquisivano 20 seggi in più rispetto alle precedenti elezioni. Nel 2008 si sono svolte le elezioni politiche vinte Partito Nazionale che ha guadagnato il 45% dei voti contro il 33% del Labour. Dopo nove anni e tre mandati di amministrazione affidati alla laburista Helen Clark, diventava premier John Key da due anni a capo del partito di destra. Il suo partito vinceva anche le elezioni del 2011, riconfermando Key a capo del governo.

Cultura: generalità

Benché la colonizzazione inglese abbia incrinato molti equilibri, arrivando a compromettere la sopravvivenza stessa dei maori e alterandone lo stile di vita, l'organizzazione sociale, le pratiche rituali private e comunitarie, il XX secolo ha visto una netta ripresa in termini demografici e culturali dell'elemento nativo. La letteratura neozelandese nasce con l'esperienza coloniale, dai primi resoconti e diari sulla vita nella nuova terra, ai rapporti con gli indigeni, per approdare alle opere del Novecento, indagatrici delle radici culturali autoctone così come delle contraddittorie sfaccettature dello sviluppo e della modernità. Costante di molti scritti degli ultimi decenni è la presa di coscienza da parte degli autori neozelandesi della propria perifericità, geografica e culturale, rispetto all'Occidente, e del punto di vista “laterale” e privilegiato sulla realtà e sul mondo che questa condizione può concedere. Le tradizioni orali dei maori, a lungo sopite e quasi disperse, hanno trovato in tempi recenti nuove voci e attenzioni, non solo entro i confini nazionali.L'arte tradizionale trova le espressioni più importanti nella lavorazione del legno, nella decorazione e nell'ornamento corporei, con tatuaggi, amuleti ecc. Una ricca raccolta di produzioni artistiche e artigianali maori si trova presso l'Auckland Museum, ma nel Paese sono molte le istituzioni e le gallerie che hanno dato agli artisti neozelandesi una ribalta di portata internazionale. Anche la musica, l'architettura, il teatro, la danza vivono questo fermento portato dalla rinascita delle tradizioni dei nativi e dal loro incontro con le influenze e le suggestioni occidentali. Non si può parlare di Nuova Zelanda senza citare il rugby, per questo popolo più di uno sport nazionale, un rito collettivo, una danza di guerrieri (celebre l'haka con cui inizia ogni incontro degli All Blacks). Sintesi perfetta del fascino del mondo culturale e dello splendore della natura di Aotearoa (nome originale della Nuova Zelanda) è il Parco nazionale Tongariro, dal 1990 inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità UNESCO. Un ambito costantemente in evoluzione, contraddistinto da personalità e opere di livello internazionale, è la cinematografia, dai documentari di esplorazione e divulgazione alle pellicole pluripremiate in Europa e a Hollywood.

Cultura: tradizioni

I costumi indigeni vanno gradualmente attenuandosi; fenomeno dovuto all'impatto negativo della colonizzazione sui maori, che da dominatori di tutto il territorio occupano ormai poche riserve soprattutto nell'Isola del Nord. Delle antiche consuetudini è rimasta solo una debole traccia: la vecchia società definita su basi aristocratiche è scomparsa, così come scomparse sono le case dei nobili e dei capi che avevano la facciata, i pali di sostegno, le pareti interne dipinti di rosso, ornati di fregi con raffigurazioni umane fortemente stilizzate. Esistono ancora, invece, le case di riunioni (whare runanga). A sparire sono state anche molte consuetudini legate alle pratiche di vita: un tempo, ad esempio, la moglie incinta del capo andava a vivere in una casa separata e partoriva in un'apposita capanna dotata del “letto di lavoro”. Anche gli antichi riti per il matrimonio non sono più in uso: se la preferenza delle donne andava tradizionalmente a chi aveva un volto ricco di tatuaggi (moko) di cui i maori erano artisti eccellenti frequente era anche il rapimento della futura sposa, attuato dagli uomini per superare l'eventuale rifiuto della donna, rapimento che, molto spesso, diveniva il pretesto di vere e proprie guerre fra tribù. Alla base del costume maori c'era, inoltre, il concetto della riparazione (utu) personale dell'offesa: a testimonianza di quell'epoca guerriera restano ancora alcuni villaggi fortificati (pa), dove l'ingresso, con statue e ornamenti lignei, rivela un interessante artigianato. Per quanto riguarda invece le comunità di origine anglosassone si può osservare che ancor oggi le nuove generazioni conservano alcune tradizioni di vita legate alle usanze britanniche. L'ambito culinario è probabilmente quello in cui si è verificata la migliore fusione tra peculiarità locali e influenze esterne, come dimostra la variegata alimentazione (carne, pesce, crostacei, patate, vino di kiwi ecc.) della popolazione neozelandese.

Cultura: letteratura. Dalle origini alla fine del sec. XIX

La letteratura neozelandese si è sviluppata lungo il caratteristico percorso delle letterature coloniali: in un primo tempo si hanno più che altro rapporti scientifici, diari di viaggi e simili. In un secondo momento, a un interesse per le tradizioni autoctone, le cui leggende vennero trascritte e pubblicate da curatori anglosassoni (citiamo fra questi quelli del governatore Sir George Grey, 1812-1898, autore di Polynesian Mythology and Ancient Traditional History of the New Zealand Race), si affianca quella che è di fatto una letteratura inglese del periodo vittoriano scritta in Nuova Zelanda (sia rappresentativo per tutti James Edward Fitzgerald, 1818-1896), solo qua e là interrotta da sporadici tentativi di uso di espressioni dialettali, specialmente in poesia. Molto presto apparvero diari, romanzi e memorie, i cui argomenti andavano dalla cronaca di momenti dell'esperienza coloniale alla descrizione di quella che era la società neozelandese anglosassone che andava sviluppandosi (come nell'opera di lady Barker), infine memorie e racconti delle guerre contro i maori o della vita dei cercatori d'oro; di quest'ultimo filone, l'opera più rappresentativa è Philosopher Dick, di George Chamier, pubblicato nel 1891. Intorno a questa data si può quasi considerare conclusa la fase pionieristica: gli autori sono ormai inseriti in quelle che considerano un proprio mondo anche da un punto di vista politico (a volte partecipandovi attivamente), e a una più approfondita padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi sviluppati dalla tradizione letteraria inglese, va integrandosi una maggior coscienza della realtà neozelandese. Ricordiamo di questo periodo William Pember Reeves (1857-1932), Edith Searle Grossmann (1863-1931), William Satchell e Blanch Edith Baugham (1870-1958). Nel 1907, quando la Nuova Zelanda passò allo stato di dominion, lo sviluppo di una cultura propria subì un momentaneo arresto. Gli scrittori partirono alla volta dell'Europa in cerca di un ambiente culturalmente più in fermento: tra questi, posto di rilievo occupa sicuramente la scrittrice Katherine Mansfield (1888-1923), una delle voci più rappresentative di tutta la letteratura neozelandese. Vissuta in Nuova Zelanda solo fino alla prima adolescenza, l'autrice trascorse, infatti, la maggior parte della sua vita in numerosi Paesi d'Europa, (tra cui l'Italia). Nella sua opera, forse proprio a causa della distanza e della nostalgia, la sua terra natale si è fatta spesso simbolo di purezza, di bellezza perduta.

Cultura: letteratura. L’età contemporanea

Negli anni Venti del sec. XX il fermento letterario riprende; torna l'interesse per le tradizioni autoctone (H. Guthrie Smith, 1861-1940), si rielabora il lavoro degli scrittori di un ventennio prima, si assorbono la lezione della Mansfield e le nuove tendenze specialmente poetiche inglesi e americane (Jane Mander, Eileen Duggan, Alan Mulgan). Si pubblicano riviste letterarie (prima fra tutte Phoenix) che permetteranno a molti talenti sconosciuti di farsi un nome. In questo ambito, il romanzo neozelandese deve molto a Robin Hyde (1906-1939), che ripercorse i passi di John A. Lee nel trattare nella propria opera temi “scomodi” quali la miseria del proletariato cittadino e la vita dei sobborghi, producendo ottimi lavori quali Passport to Hell (1936) e Nor the Years Condemn (1938). Dello stesso periodo, ricordiamo i poeti M. Ursula Bethell (1874-1945) e J. R. Hervey (1889-1958). Con il secondo dopoguerra, il panorama artistico si amplia e sviluppa una personalità sempre più distinta da quella inglese. Ricordiamo il primo importante saggista e critico letterario, M. H. Holcroft; e poi ancora Frank Sargeson (1903-1982), la cui opera più nota è Conversation with My Uncle (1936), il quale porta avanti quella tradizione di storie brevi iniziata dalla Mansfield e nel campo del romanzo, James Courage (1903-1963) e Dan Davin (1913-1990). In particolare quest'ultimo va considerato tra i migliori narratori novecenteschi, con uno spiccato senso di osservazione nei confronti degli uomini e degli ambienti sociali; tra le opere ricordiamo il suo Roads from Home (1949). Il panorama della poesia è vario e vitale, inizialmente con dei gruppi di tendenze che fanno capo alle varie città, così da avere il gruppo di Wellington (con James K. Baxter), quello di Auckland (Mary Stanley, M. K. Joseph), ecc., che sviluppano principalmente temi e ambienti urbani, in contrapposizione con i poeti del Sud, principalmente di Christchurch (Basil Dowling, Paul Henderson, Ruth Dallas), che tendono a un tono diverso più pacato e metafisico, con una maggiore presenza dell'elemento naturale. Fra i poeti più recenti, assai attivi, originali e difficilmente classificabili in gruppi o tendenze, troviamo Sam Huntu (n. 1946), Ian Wedde (n. 1946), Arthur Baysting (n. 1947), Murray Edmond (n. 1949) e Don Long (n. 1950). Dalla fine degli anni Cinquanta il romanzo è divenuto l'espressione più importante dell'attività letteraria in Nuova Zelanda, con un processo che è stato inaugurato dall'esordio di Janet Frame (1924-2004), con la pubblicazione di Owls Do Cry (1957). Nei successivi Faces in the Water (1961), Scented Gardens for the Blind (1963) e Intensive Care (1971) la Frame ha dimostrato che il nuovo tipo di narrativa era di tutt'altra qualità rispetto al realismo sociale di intenti moralistici dei decenni precedenti, sviluppando anche nelle opere seguenti un sottile lavoro di analisi psicologica e uno sfruttamento inventivo e sperimentale delle infinite possibilità insite nel linguaggio, nonché una satira impietosa e quasi punitiva – in The Carpathians (1988) un'intera strada di un quartiere residenziale viene fatta materialmente scomparire – dell'ambiente piccolo-borghese e suburbano. Contemporaneamente alla Frame iniziava la carriera di scrittore anche M. K. Joseph (1914-1981), autore originale ed eclettico di romanzi quanto mai diversi tra loro non solo per le tematiche trattate ma anche per il genere di appartenenza: Joseph si è cimentato nel romanzo storico, nella fantascienza, nel romanzo di guerra, e in tutti i casi può essere citato tra i migliori esponenti del genere. Tra le sue opere, meritano di essere menzionati A Soldier’s Tale (1976) e il postumo Kaspar’s Journey (1988). In entrambi, la storia è narrata dal punto di vista di un personaggio che è al tempo stesso materialmente partecipe dei grandi eventi della storia europea descritti (la seconda guerra mondiale in A Soldier’s Tale, le crociate in Kaspar’s Journey), ma moralmente distaccato da essi, con l'atteggiamento del cosiddetto narratore periferico. Prospettiva, questa, che Joseph è maestro nel rendere, e che è stata spesso adottata nella narrativa neozelandese, poiché, come è stato rilevato (Robinson), esprime in modo fedele la relazione con la quale la Nuova Zelanda si pone con il mondo. Tale prospettiva permette la rappresentazione di processi di osservazione e analisi estremamente penetranti, secondo la teoria che il narratore periferico, proprio in quanto tale, è spesso in grado di vedere più e meglio degli altri. Narratori intrinsecamente “periferici” quali bambini o anziani sono così spesso al centro dei romanzi di autori neozelandesi, come è il caso dell'ottuagenario Sir Papps, protagonista di Prowlers (1987) di Maurice Gee (n. 1931), un autore che, dopo un periodo iniziale più convenzionale, ha dimostrato di possedere un talento autenticamente innovativo, prima con la “trilogia di Plumb” (Plumb, 1978; Meg, 1981; Sole Survivor, 1983) e poi con il citato Prowlers, al quale ha fatto seguito Go West (1994), The Scornful Moon (2003), Blindsight (2005). Elizabeth Knox è uno dei migliori esempi fra i narratori delle generazioni più giovani: The Vintner’s Luck (1998) è il suo romanzo più celebre, tradotto in molti Paesi. § Tra i maori prima della colonizzazione non si può parlare di vere e proprie manifestazioni letterarie. Ma si è soliti distinguere in questa cultura di tipo polinesiano, concretizzata in miti, canti e leggende orali, un periodo arcaico o Moa Hunter, iniziato nel sec. X, quando i primi gruppi sbarcarono sull'isola, e in un periodo classico o Fleet Maori, iniziato nella prima metà del sec. XIV, che rappresenta l'ultima epoca dei grandi navigatori polinesiani. Successivamente il contatto con gli europei ha causato un vero e proprio oblio per la letteratura indigena, fino alla lenta ma costante ripresa del XX secolo. La lingua e la produzione letteraria maori hanno ripreso vigore portando alla ribalta autori quali Hone Tuwhare (1923-2008) primo poeta maori a riscuotere attenzione all'estero (No Ordinary Sun, 1964); Witi Ihimaera, che nelle sue opere ha indagato proprio il rapporto tra nativi e coloni (Tangi, 1973; The Whale Rider, 1987); Patricia Grace, il cui stile eclettico insieme alla eterogeneità dei temi toccati l'hanno resa una delle principali interpreti della cultura maori e neozelandese (Potiki, 1986; Bulibasha, 1994); Alan Duff, autore di Once Were Warriors (1990), di cui è probabilmente più famosa la trasposizione cinematografica, e Out of the Mist and Steam (1999), che non ha risparmiato critiche proprio alla comunità maori per gli errori commessi in passato nel sostenere la propria causa.

Cultura: arte

L'abbondanza del legno ha favorito storicamente lo sviluppo della scultura e dell'intaglio decorativo di elementi architettonici e di prue e poppe di imbarcazioni, con un simbolismo a carattere prevalentemente antropomorfo. Sulle figure umane compaiono inoltre i motivi del tatuaggio, pratica largamente diffusa in Nuova Zelanda. Particolarmente caratteristici i tukutuku, pannelli ingraticciati a ornamento delle case di culto. Formalmente pregevoli gli hei tiki, pendagli da collo in pietra dura rappresentanti l'antenato e ritenuti carichi di potere magico. Numerosi altresì le pitture rupestri e i graffiti su roccia, a soggetto antropo- e zoomorfo, presenti in entrambe le isole. In epoca moderna l'arte maori ha beneficiato di nuova vitalità e crescente sostegno e apprezzamento. Tra i nomi più importanti Ralph Hotere (n. 1931), Robyn Kahukiwa, Micheal Parekowhai (n. 1968). Importante il ruolo svolto dalle molte gallerie sorte nei principali centri cittadini (Auckland Art Gallery, City Gallery a Wellington, Dunedin Public Art Gallery), dalle rassegne e dai festival di promozione della cultura maori e dal Toi Maori Aotearoa, una rete di divulgazione e coordinamento, costituita dagli stessi artisti. Dopo l'arrivo degli europei le arti figurative, così come l'architettura, hanno tratto beneficio dall'incontro di scuole e tendenze così diverse. Dopo la via tracciata da Frances Hodgkins (1869-1947) nella prima metà del XX secolo, molte sono le personalità artistiche apprezzate internazionalmente: John Reynolds (1956, pittura), Neil Dawson (1948, scultura) e Anne Noble (1954, fotografia).

Cultura: danza

In epoca moderna la nascita di una cultura ballettistica è stata largamente influenzata dai legami degli ex coloni con la madrepatria . Dal 1961 esiste a Wellington il New Zealand Ballet, che rappresenta alcuni titoli del repertorio internazionale (Lago dei cigni, Coppelia) e che, dal 1984, può fregiarsi del titolo di “Royal”. Dal 1967 alla compagnia è stato affiancato un istituto per la formazione professionale, la National Ballet School. A cavallo del 2000 sono sorte molte compagnie di danza contemporanea, e altre nate con l'intento di riscoprire, valorizzare e promuovere la tradizione maori, anche con l'apporto di eventi dedicati e promossi dalla Aotearoa Traditoinal Maori Performing Arts Society.

Cultura: cinema

Dagli anni Quaranta il New Zealand National Film Unit produce decine di documentari l'anno. Si possono citare: This is New Zealand, Your Most Humble and Obedient Servant, un mediometraggio di J. Sykes e L. Diggle che ripercorre l'itinerario del capitano Cook; Tilt to the Sun, breve film impressionistico di R. Bowie sulla natura e le stagioni; The Water Cycle, Dall’oceano al cielo di M. Dillon premiato al Festival della montagna e dell'esplorazione di Trento nel 1980. Sporadica, invece, la produzione di film di finzione, che ha avuto un precursore tra il 1920 e il 1930 in Rudall Hayward. Nel 1973 D. Taylor realizzò, per la distribuzione alternativa, Huia, vicenda d'amore cui fa da sfondo il contrasto tra città e campagna, tra la vecchia e la nuova generazione. Negli anni Ottanta del sec. XX sono emersi alcuni nuovi registi: Geoff Murphy (Utu, 1983); Vincent Ward (Vigil, 1983; presentato al Festival di Cannes); ma soprattutto Jane Campion, Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1986 con il cortometraggio Peel, Premio Speciale della giuria di Venezia nel 1990 per Un angelo alla mia tavola e ancora vincitrice a Cannes nel 1993 con Lezioni di piano. Successivamente, Campion realizza Ritratto di signora (1996), tratto dal romanzo di H. James, che però non ripete il successo della pellicola precedente. Sull'onda del successo della Campion, si mettono in luce altri due talenti neozelandesi: Lee Tamahori che, dopo aver firmato Once Were Warriors-Una volta erano guerrieri (1994), duro documento sulla difficile integrazione di una famiglia maori, approda a Hollywood, dirigendo un confuso noir (Scomodi omicidi, 1996), un episodio della serie di James Bond (007 - La morte può attendere, 2002) e un action movie nel 2007, Next; e l'eccentrico Peter Jackson che, dopo una serie di cult movies di genere horror, che coniugano gli eccessi sanguinari dello splatter con una violenta ironia anti-borghese (Fuori di testa, 1987; Splatter-Gli schizzacervelli, 1992), ha firmato l'inquietante Creature del cielo (1994), atroce e visionaria storia di due adolescenti assassine e la trasposizione cinematografica della più famosa opera letteraria di Tolkien, la triologia de Il Signore degli anelli (2001), divenuta un vero cult per gli appassionati del genere e il cui terzo atto (Il ritorno del re) ha vinto ben 11 Oscar nel 2004.

Bibliografia

Per la geografia

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Per il clima e la vegetazione

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Per l’economia

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Per la storia

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