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Varsàvia

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(Warszawa; in tedesco, Warschau). Capoluogo del voivodato di Mazowieckie e capitale della Polonia, 100 m s.m., 1.692.854 ab. (2005), Grande Varsavia, l'agglomerato urbano, 2.200.000 ab. (2003).

Generalità

Situata su entrambe le sponde del medio corso della Vistola, alla convergenza delle direttrici di traffico provenienti dai maggiori centri del Paese, Varsavia è la più popolosa città della Polonia, oltre che il massimo centro culturale, politico, amministrativo, finanziario ed economico. Nel 1980 il suo centro storico è stato iscritto nei patrimoni dell'umanità dall'UNESCO. Polo culturale di importanza europea, Varsavia è sede di un'università (1818), di un politecnico (1898), dell'Accademia delle Scienze, di qualificati istituti di ricerca (medicina, chimica, fisica, geologia) e di vari istituti superiori; ospita inoltre alcune biblioteche con oltre 2 milioni di volumi, numerosi ricchi musei, teatri e un osservatorio meteorologico (1825).

Urbanistica e popolazione

Il nucleo più antico (Stare Miasto) dell'abitato, di origine medievale, sorge su un terrazzo fluviale alla sinistra della Vistola ed è collegato mediante alcuni ponti ai quartieri residenziali e industriali situati sulla riva opposta, in una zona più bassa e meno salubre; la città nuova ricostruita dopo la seconda guerra mondiale si compone di numerosi sobborghi, che si estendono a raggiera lungo le principali vie di comunicazione. Nel complesso l'area urbana, che occupava 120 km² nel 1937, si è estesa su oltre 500 km², con quartieri residenziali e industriali razionalmente distribuiti (gli impianti a forte impatto ambientale sono stati trasferiti fuori dell'agglomerazione) e con una superficie delle zone verdi triplicata rispetto all'anteguerra. Interessante è l'esame dell'andamento della popolazione della città nel corso dell'ultimo secolo: nel 1914 contava 884.000 ab.; nel 1941 1.350.000 ab., valore raggiunto nuovamente solo negli anni Settanta; nel 1946 gli ab. erano soltanto 162.000, in seguito alla quasi totale distruzione per la guerra e al massacro degli ebrei che costituivano ca. il 30% della popolazione prebellica. Il sistema dei trasporti garantisce una notevole mobilità della popolazione, grazie alla rete ferroviaria suburbana e a quella metropolitana. Anche le altre infrastrutture mostrano un buon grado di efficienza, specie per quanto riguarda la rete idrica, mentre fra i servizi sociali si evidenzia una completa e bene articolata struttura ospedaliera.

Storia

Sviluppatasi nei sec. XIII e XIV attorno a un castello del duca di Masovia ottenne i diritti di città e fu considerata capitale del ducato. Il commercio fluviale e la situazione favorevole all'incrocio di grandi vie commerciali resero sempre più prospera la città nei sec. XV e XVI. Nel 1526, estintasi la dinastia dei duchi di Masovia, la regione venne incorporata nel regno polacco. La città, tuttavia, fu scelta come sede dalla regina Bona e quando, nel 1572, si estinse la dinastia degli Iagelloni si tenne a Varsavia la dieta per eleggere il successore. Furono appunto le diete elettorali che diedero a Varsavia (che allora contava ca. 12.000 ab.) il prestigio di una grande città, sino a che nel 1595 il re Sigismondo III Wasa lasciò Cracovia per Varsavia e nel 1596 ne fece la propria capitale. Devastata dagli svedesi (1656), ridivenne residenza del re solo alla fine del sec. XVII, ma una nuova invasione svedese col re Carlo XII (1702) e una tremenda pestilenza (1709) spopolarono ancora la città, occupata poi anche dai russi (1764). Da quell'anno però ebbe inizio per Varsavia un periodo di splendore ed essa si arricchì di palazzi e monumenti, raggiunse i 100.000 ab. e apparve uno dei maggiori centri di scienza e di cultura d'Europa. Nel 1793 Varsavia subì tuttavia un'altra occupazione russa: l'insurrezione che ne seguì (1794) e la feroce repressione infersero alla città un durissimo colpo. Nel 1795, spartita per la terza volta la Polonia, Varsavia fu occupata dai prussiani e la decadenza fu rapida. Nel 1806 Napoleone entrava in Varsavia e ne faceva la capitale di un granducato (Trattato di Tilsit, 1807), che comprendeva i territori polacchi annessi dalla Prussia nelle precedenti spartizioni: un piccolo Stato, poi ingrandito con qualche territorio galiziano, che fu poi travolto nella rovina di Napoleone. Col Congresso di Vienna (1814-15) Varsavia ridiventò capitale di un regno di Polonia, posto però sotto lo scettro dello zar di Russia. Una nuova insurrezione, trasformatasi poi in una vera guerra, insanguinò Varsavia e poi la Polonia (novembre 1830); l'arrivo delle armate russe di I. F. Paskevič (settembre 1831) portò alla città rappresaglie feroci e inaugurò la russificazione più spietata. Ciononostante, Varsavia stava diventando una grande metropoli: l'industrializzazione del Paese si ripercuoteva favorevolmente sul suo sviluppo. Occupata nel 1915 dai tedeschi, Varsavia si liberava dal dominio straniero nel 1918. Minacciata nell'agosto 1920 dall'offensiva dell'Armata Rossa di M. N. Tuchačevskij, veniva salvata da J. Piłsudski e dagli aiuti francesi. Allo scoppio della seconda guerra mondiale (1939) una coraggiosa difesa (8-28 settembre) non bastò a fermare l'invasione nazista. I tedeschi concentrarono nel suo ghetto ca. 450.000 ebrei, dei quali 100.000 morirono di fame e privazioni nel 1940-42, 300.000 furono deportati e uccisi nel corso del 1942. I superstiti resistettero con le armi, ma tra aprile e maggio 1943 furono massacrati dopo un'epica resistenza. La successiva insurrezione fu scatenata il 1º agosto 1944 dalle forze anticomuniste della resistenza polacca, che volevano liberare la città prima dell'ingresso delle armate sovietiche. Essa fu scatenata senza alcun coordinamento con l'Armata Rossa e proprio quando si esauriva la spinta offensiva russa sulle sponde della Vistola. L'insurrezione fu quindi schiacciata dalle forze tedesche che, dopo due mesi di disperati combattimenti, distrussero gran parte della città e deportarono la popolazione. Tra le rovine di quella che era stata Varsavia nel gennaio 1945 entravano finalmente le truppe sovietiche. La ricostruzione di Varsavia, iniziata e proseguita in mezzo a difficoltà immani, è forse una delle maggiori realizzazioni urbanistiche dell'Europa d'oggi. Memorabile è il Patto di Varsavia, trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza firmato a Varsavia il 14 maggio 1955 dall'URSS e dagli Stati socialisti europei.

Arte

La parte antica della città, distrutta durante la seconda guerra mondiale, è stata ricostruita nelle strutture originarie: quasi tutti i monumenti artistici sono perciò di totale o parziale rifacimento. Il castello, fondato nel sec. XIII, trasformato nei sec. XVII-XVIII, si presenta in forme barocche, con fastose sale neoclassiche all'interno; mobili, quadri e sculture sono sopravvissuti all'incendio del 1944. Al sec. XIII risale anche il castello di Ujazdow, ricostruito nel sec. XVIII e devastato durante la guerra. Delle chiese gotiche, sono state ricostruite la cattedrale (sec. XIV) e la chiesa della Vergine Maria. Numerosi gli edifici sei-settecenteschi, sia religiosi (chiese barocche di San Giuseppe e di Santa Croce), sia civili, come il palazzo Kazimirzowski (oggi Università, ricostruito nel 1815-20 in forme neoclassiche), il Łazienski, villa reale trasformata nel sec. XVIII in forme neoclassiche, con parco all'inglese, i barocchi palazzi Razdiwiłł e Krasiński, il monumento a Sigismondo III (1644) di C. Tencalla e C. Melli, i neoclassici palazzi dei Primati e Tyszkiewicz. Fra i numerosi edifici moderni, può citarsi il monumentale Palazzo delle Scienze, di 30 piani (1951-55). Notevole il complesso del Museo Nazionale, con importanti raccolte di arte antica e medievale, pittura e scultura europea e polacca, monete e stampe.

Spettacolo: dal XVI al XIX secolo

Esistono documenti comprovanti un'attività teatrale, generalmente legata alla corte, sin dalla fine del sec. XVI: essa culminò nel 1637 con la costruzione di un teatro di corte permanente che ospitava cantanti d'opera italiani, attori italiani e francesi oltre a spettacoli allegorici e a occasionali recite in polacco. Nel sec. XVII a questo teatro si affiancarono le iniziative dei gesuiti e dei piaristi che attrezzarono i loro collegi con sale destinate alle rappresentazioni. Nella prima metà del sec. XVII iniziò anche un'importante attività musicale: la città ospitò illustri musicisti italiani, tra cui G. F. Anerio e M. Scacchi. Feconde relazioni internazionali (in particolare con la cappella musicale della corte di Dresda) proseguirono anche nel sec. XVIII; nel 1765 venne fondato a Varsavia il Teatro Nazionale, tuttora esistente, ove nel 1778 venne rappresentata la prima opera polacca, La miseria mutata in felicità, di M. Kamieński. Il Teatro Nazionale dal 1783, quando ne assunse la direzione W. Bogusławski, si fece centro propulsore della nuova drammaturgia polacca, non solo inscenando lavori nuovi ma anche aprendo una scuola di recitazione e sollecitando la creazione di nuovi teatri in tutto il Paese.

Spettacolo: il Novecento

Con l'occupazione russa il tono della vita musicale si abbassò, nonostante l'attività di personalità illustri quali S. Moniuszko, H. Opieński, J. Wieniawski e M. Karłowicz. L'attività teatrale era soggetta a una direzione dei teatri governativi presieduta da funzionari russi e il Teatro Nazionale, ribattezzato Teatro di Stato e fornito di due sale, una per l'opera e il balletto, l'altra per la prosa e l'operetta, godette di una posizione quasi monopolistica, appena spezzata dai cosiddetti “teatri di giardino” nei quali agivano in genere formazioni venute dalla provincia. Dalla seconda metà dell'Ottocento si è assistito tuttavia a un progressivo risveglio, che ha fatto di Varsavia uno dei centri illustri della cultura musicale e teatrale europea. Strumenti importanti dell'attività musicale sono stati la Società Filarmonica, fondata nel 1901; la Società degli Amici della Musica Antica (1927), la sezione polacca della Società Internazionale di Musica Contemporanea (1927), l'Istituto Chopin (1934), il Conservatorio e la facoltà di musicologia dell'Università. Per quanto riguarda l'attività teatrale, nella seconda metà del sec. XIX si aggiunsero altre sedi, con un repertorio prevalente di farse. Poi, nel 1913, si inaugurò il Teatro Polski che, diretto da A. Szyfman, impose nuovi criteri di messinscena e scelte drammaturgiche di maggior impegno. Su questa scia lavorarono i due teatri più importanti degli anni tra le due guerre, il Reduta, poi trasferito a Vilno, dove dal 1919 al 1924 J. Osterzwa portò la lezione di Stanislavskij, e il Bogusławski, dove agì dal 1924 il più nuovo e geniale dei registi polacchi, L. Schiller. Dopo il lungo intervallo degli anni di guerra, che videro sparire sale, morire un gran numero di teatranti e interrompersi quasi completamente l'attività scenica, la nuova Repubblica Popolare ridiede vita al teatro, sia pure irreggimentato per alcuni anni entro le rigide linee del realismo socialista, ricostruendo edifici distrutti, primo fra tutti quello del Teatro Nazionale, e aprendone di nuovi. I più importanti, anche a livello internazionale, sono il Teatro Contemporaneo, diretto fino al 1982 da E. Axer, cui si deve la scoperta di autori come Mrozek e Rózewicz, e il Teatro Drammatico, regista principale L. René, che ha soprattutto il merito di aver riportato sulle scene il più geniale autore polacco del secolo, S. I. Witkiewicz.

Economia

Grazie alla sua posizione centrale nel continente europeo, Varsavia è sempre stata un importante centro di scambi commerciali. Situata in un territorio ricco di risorse minerali (carbone, zolfo, salgemma), ha sviluppato un'industria estrattiva particolarmente fiorente nel periodo fra le due guerre ed è divenuta la città più industrializzata della Polonia, dopo Katowice, nella Slesia. Sotto il regime comunista venne privilegiata l'industria pesante (acciaierie e fabbriche di automobili) ma, dal collasso dell'Unione Sovietica, la produzione industriale ha subìto un calo dovuto alla necessità di rimodernare i vecchi impianti e al passaggio da un'economia centralizzata a una di stampo più liberale. Tuttavia, a partire dal 1990, si è registrata una lenta ripresa: Varsavia è entrata in un'economia di transizione che favorisce gli investimenti privati e attira capitali dall'estero, anche in vista dell'adesione all'UE nel 2004. Nel 2003 si registravano 268.307 imprese, attive soprattutto nei settori elettrotecnico, informatico, meccanico di precisione (strumenti ottici), siderurgico, alimentare, tessile, chimico, grafico-editoriale, cartario, del vetro, della porcellana, del mobilio e del cemento. Varsavia produce oltre il 4,1% del PIL del Paese e la disoccupazione, che interessa maggiormente l'agricoltura, le miniere, le acciaierie e le ferrovie, ha registrato un calo fino alla soglia del 6,5%. Anche la manodopera impiegata nelle imprese manifatturiere è diminuita, mentre è aumentata quella assorbita dai servizi e dal terziario avanzato. In questo settore la crescita maggiore si è avuta nei servizi finanziari, grazie alla presenza della Banca Nazionale Polacca e alla riapertura della Camera di Commercio nel 1991, dopo cinquant'anni di chiusura. Varsavia è servita dall'aeroporto internazionale Fryderyk Chopin, situato nel sobborgo meridonale di Okóecie.

Curiosità

Varsavia è sede di una Fiera Internazionale del Libro e di un Festival Internazionale del Cinema. Tra i personaggi illustri che vi ebbero i natali vanno ricordati il compositore e pianista Fryderyk Chopin (1810-1849) e il drammaturgo Stanislaw Witkiewicz (1885-1939).