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Polònia

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(Rzeczpospolita Polska). Stato dell'Europa centrale (312.683 km²). Capitale: Varsavia. Divisione amministrativa: voivodati (16). Popolazione: 38.135.876 ab. (stima 2008). Lingua: polacco (ufficiale), bielorusso, tedesco, ucraino. Religione: cattolici 88,8%, non religiosi/atei 8,9%, ortodossi 1,3%, protestanti 0,4%, altri 0,6%. Unità monetaria: złoty (100 groszy). Indice di sviluppo umano: 0,875 (39° posto). Confini: mar Baltico (N), Russia e Lituania (NE), Belorussia e Ucraina (E), Slovacchia e Repubblica Ceca (S), Germania (W). Membro di: Consiglio d'Europa, EBRD, NATO, OCDE, ONU, OSCE, UE e WTO.

Generalità

La Polonia, che occupa nell'Europa centrale una regione di transito tra le grandi pianure, germanica a W, sarmatica a E, è una nazione priva di vere frontiere naturali e la sua storia, fatta di continue invasioni e spartizioni territoriali, è un riflesso diretto della geografia. Il popolo polacco, dalle precise connotazioni etniche, religiose, linguistiche e culturali, ha dovuto lottare nel corso dei secoli per assestarsi su di un territorio dai confini perennemente mutevoli e sul quale premevano, da W e da E, due potentissimi vicini: Germania e Russia. Tra questi due poli si è giocata la storia della Polonia che, se culturalmente e religiosamente (è Paese di profondissima fede cattolica) appartiene al mondo dell'Europa centroccidentale, etnicamente (la popolazione è infatti di ceppo slavo) è inserita nell'Europa orientale. Uscita dalle terribili prove della seconda guerra mondiale, profondamente trasformata nel proprio assetto territoriale, ma politicamente rivitalizzata dalla durissima resistenza contro il nazismo e l'occupazione tedesca, la Polonia ha poi dovuto affrontare, alla fine degli anni Settanta, una grave crisi economica che ha contribuito, nel 1989, a decretare la fine del regime comunista. Nel primo decennio di passaggio da un'economia di Stato a un'economia di mercato, la Polonia ha avuto, fra tutti i Paesi dell'Europa centrorientale, il ritmo di crescita più sostenuto grazie soprattutto all'ampio processo di privatizzazione dell'industria polacca, che ha consentito l'arrivo di ingenti capitali. La sensibile decelerazione economica dei primi anni del 2000 e l'acuirsi di alcune tensioni politiche e sociali sul fronte interno non hanno però inciso sulla politica internazionale che ha visto il Paese aderire ufficialmente all'Unione Europea il 1° maggio 2004.

Lo Stato

Sottoposta al regime comunista per oltre quarant'anni, la Polonia si è avviata alla democrazia con le modifiche costituzionali del 7 giugno 1989, mentre il 31 dicembre dello stesso anno veniva abolita la denominazione di Repubblica popolare assieme al ruolo guida del Partito operaio unificato. La Polonia, in base alla Costituzione del 25 maggio 1997, è una repubblica parlamentare, il cui territorio, dal punto di vista amministrativo, è suddiviso in sedici voivodati. Il capo dello stato viene eletto a suffragio diretto e resta in carica per 5 anni, mentre il potere legislativo viene esercitato da un Parlamento bicamerale, eletto a suffragio diretto per quattro anni e composto dalla Camera dei deputati (Sejm) e dal Senato. Il sistema giudiziario, che si fonda sul diritto napoleonico con influenze della teoria giuridica marxista, prevede una Corte suprema e un Tribunale costituzionale. Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 19 anni di età. Attualmente il sistema scolastico prevede la gratuità dell'istruzione a tutti i livelli ed estende l'obbligo scolastico dai 7 ai 14 anni di età (scuola primaria). La scuola secondaria, della durata di quattro o cinque anni, comprende diversi indirizzi (generale, professionale tecnico e professionale di base) e apre la via all'istruzione superiore. L'analfabetismo riguarda lo 0,7% della popolazione.

Territorio: morfologia

La Polonia occupa la sezione intermedia di quella grande fascia pianeggiante che, senza soluzione di continuità, si estende dal Mare del Nord agli Urali. Il territorio polacco costituisce in certo modo il tratto di sutura tra il bassopiano germanico e quello sarmatico e si configura come una successione di piane alluvionali e di lievi ondulazioni, rialzate solo a S, dove si elevano i Sudeti (massiccio della Boemia) e i Beschidi (Carpazi). Il Paese si identifica quasi interamente con un'unica grande pianura (la parola ‘Polonia' deriva dalla parola slava polska, che significa ‘pianura'), plasmata dai ghiacciai quaternari, i quali nella loro avanzata verso S non hanno trovato sostanziali ostacoli, cosicché la copertura morenica sull'antico basamento roccioso appare nel complesso piuttosto uniforme, mossa per lo più da dossi paralleli (drumlins) corrispondenti alle antiche morene frontali. Di forma compatta, chiuso tra il mar Baltico a N, il massiccio della Boemia e i Carpazi a S, il territorio polacco presenta una notevole omogeneità morfologica, dovuta per gran parte alle coperture pleistocenichecoperture pleistoceniche sui rilievi meridionali. Da nord a sud si possono tuttavia distinguere tre sezioni: una frangia settentrionale a ridosso della costa, irregolare complesso di colline moreniche poco elevate; una vasta regione centrale, ricca di pianure alluvionali solcate da ampie valli di origine glaciale (pradoliny) tipici della pianura germano-polacca; infine una zona pedemontanameridionale contraddistinta da pianori dalla topografia non molto accidentata, ma con rialzi montuosi all'estremo S. La sezione settentrionale della Polonia rappresenta l'imbasamento di un'antica area corrugata e successivamente quasi del tutto spianata dall'erosione; i ghiacciai quaternari, durante il loro ultimo stadio di permanenza a S dell'area che è occupata dal mar Baltico, vi lasciarono un disordinato ammasso di morene che morfologicamente danno luogo a un rilievo poco accidentato, con colline alte in media da 200 a 300 m, per lo più ricoperte da una fitta vegetazione boschiva. Laghi e paludi riempiono ogni cavità, specie in corrispondenza della Masuria a NE, e della Pomerania a NW. La costa, quasi ovunque bassa, si affaccia sul mar Baltico per 694 km, orlata da dune e lagune (zalew), separate dal mare da cordoni sabbiosi talora assai lunghi, che hanno spesso costretto a imponenti opere per preservare le installazioni portuali dall'insabbiamento. Solo l'estuario dell'Oder offre una buona insenatura naturale al porto di Stettino, mentre non consente agevoli ancoraggi l'ampio golfo di Danzica in cui sfocia la Vistola. La Polonia centrale è in gran parte occupata dalle pianure alluvionali della Vistola e dell'Oder ed è caratterizzata, come si è detto, dai canali proglaciali spesso intersecati dai solchi dei fiumi, che in genere si sviluppano da N a S, seguendo cioè la pendenza del terreno. In corrispondenza di altrettante soste nelle fasi di ritiro dei ghiacciai quaternari, si formarono vari allineamenti di canali grosso modo paralleli; il dislivello tra le parti più depresse dei pradoliny, spesso occupate da laghi e torbiere, e le circostanti coperture moreniche può sfiorare il centinaio di metri. Nella grande pianura polacca, che si identifica essenzialmente con la Polonia centrale, si possono distinguere due vasti complessi regionali, grosso modo divisi dalla Vistola: a E la depressione della Masovia-Podlachia, a W quella della Cuiavia-Grande Polonia, drenata dalla Warta e dall'Oder. Pur con talune differenze (la Podlachia e la Masovia hanno per esempio un'altitudine media più elevata, sui 200 m), si tratta di vasti pianori debolmente incisi dalla rete idrografica, caratterizzati da paesaggi eminentemente trasformati dall'uomo, in cui le colture si susseguono a perdita d'occhio. Area di intensa valorizzazione agricola è soprattutto laGrande Polonia, specie la regione attorno a Poznań, nella quale da tempo le zone più depresse dei canali glaciali sono state oggetto di importanti lavori di drenaggio. Accidentata è invece la parte meridionale della Polonia, benché le montagne vere e proprie occupino uno spazio limitato e solo eccezionalmente superino i 1000 metri. Tra l'orlatura montuosa e la grande pianura della Polonia centrale si estende una vasta area costituita da altopiani relativamente elevati (612 m il monte Łysica e 390 m nella dorsale dei Roztocze, al confine con l'Ucraina), dove prevalgono antichi suoli ercinici (Paleozoico) peneplanati dall'erosione e successivamente ringiovaniti dai contraccolpi dell'orogenesi cenozoica dei Carpazi. La regione, nella quale si possono distinguere varie unità storico-geografiche (Galizia, Piccola Polonia, Slesia ecc.), è favorita dalla presenza di fertili terreni lössici, le argille eoliche postglaciali che ricoprono le morene di fondo, ma ancor più dalle ricchezze minerarie, in particolare nella Slesia, dove è situato uno dei più ricchi bacini carboniferi d'Europa. I rilievi dell'estrema fascia meridionale appartengono a due ben distinti complessi montuosi: i Carpazi occidentali a SE e il massiccio della Boemia a SW. Dei primi, con suoli sedimentari mesozoici e cenozoici sovrapposti a un nucleo cristallino, la Polonia possiede solo il versante esterno dei Beschidi: le massime quote si mantengono intorno ai 1500-2000 m e non sono presenti i ghiacciai, che anche in epoca glaciale ebbero scarsa estensione. Il Paese accede però al massiccio degli Alti Tatra (monte Rysy, 2499 m) attraverso il bacino superiore del Dunajec, un affluente della Vistola: è questa una delle poche zone dei Carpazi che presenti una morfologia glaciale simile a quella delle Alpi, con creste dentellate e picchi acuminati (peraltro i Tatra sono quasi interamente in territorio slovacco). Del massiccio boemo alla Polonia spetta il versante settentrionale dei Sudeti, formati in prevalenza da scisti, graniti e gneiss fortemente erosi in sommità; le montagne superano di poco i 1000 m, attingendo la massima vetta nello Snĕžka (1602 m), nel massiccio dei monti dei Giganti, al confine con la Repubblica Ceca. Il complesso orografico dà luogo a uno dei tipici paesaggi delle antiche montagne dell'Europa centralecentrale (antichità cui è legata la ricchezza mineraria della zona), con vaste distese coperte di boschi che racchiudono bacini e piccole valli interne.

Territorio: idrografia

L'azione di deposito esercitata dai ghiacciai scandinavi ha influito in modo decisivo sulle caratteristiche della rete idrografica polacca, che s'impernia sulla Vistola e sull'Oder, nei cui bacini si identifica pressoché tutto il territorio. Tali fiumi, pur mantenendo in linea di massima la generale direzione S-N, hanno corsi compositi risultanti dall'unione di tronchi formatisi in più riprese sul fondo di vari solchi glaciali. Il maggiore è la Vistola, fiume polacco per eccellenza, che, nato dai Beschidi, attraversa il Paese per oltre 1000 km, ricevendo un largo ventaglio di tributari (San, Bug, Narew ecc.), che confluiscono nella vasta pianura centrale dove il fiume bagna Varsavia. Il suo corso inferiore si incassa profondamente tra le alture della Pomerania e della Masuria, superate le quali sfocia nel Baltico con un ampio delta molto ramificato. L'Oder si origina dai Sudeti, in territorio ceco; superata la cosiddetta Porta Morava, entra in Polonia, dove è arricchito dall'apporto della Warta, il principale fiume della Posnania; nel tratto finale segna, insieme all'affluente Neisse (in polacco Nysa), il confine del Paese con la Germania. I bacini della Vistola e dell'Oder sono spesso divisi da deboli soglie spartiacque; ciò ne consente i facili collegamenti tramite il Noteć, un affluente dell'Oder, e il canale di Bydgoszcz. Queste buone possibilità di raccordo danno alla rete idrografica polacca un'importanza fondamentale dal punto di vista geografico, in ciò favorita agli effetti della navigabilità (che interessa ca. 4000 km di vie interne) dal profilo maturo dei fiumi e dal loro regime piuttosto regolare. Numerosi sono, soprattutto nella Pomerania e nella Masuria, i citati laghi intramorenici, la cui presenza, oltre a costituire un elemento caratteristico del paesaggio, ha influito talora notevolmente sull'insediamento umano e le attività economiche.

Territorio: clima

Le vaste aperture del territorio polacco verso E e verso W, la presenza a N del mar Baltico, che essendo poco profondo e periferico esercita un'azione mitigatrice molto limitata, determinano nel Paese un clima che si può considerare di transizione tra quello atlantico e quello continentale, temperato da deboli influssi atlantici. Lo contraddistinguono inverni rigidi (in gennaio -4 ºC a Varsavia) con precipitazioni a carattere nevoso, lunghi periodi di gelo, frequenti nebbie ed estati calde (in luglio 17 ºC a Varsavia, 16,5 ºC a Danzica). In genere le medie, sia estive sia invernali, diminuiscono di 2 o 3 gradi passando da S a N. Le precipitazioni, assai variabili, sono in complesso piuttosto modeste, in quanto le masse d'aria atlantiche giungono in Polonia già piuttosto impoverite: i valori massimi si registrano sui rilievi dei Carpazi (1200 mm), quelli minimi nelle regioni centrali (Varsavia, 430 mm); la media si aggira sui 500 mm annui. Il gelo dura in alcune località molto a lungo e la neve ricopre il suolo per quattro mesi in gran parte del Paese. Nelle regioni occidentali tuttavia i venti oceanici apportano piogge e spesso innalzano bruscamente la temperatura, dando luogo a rapidi e improvvisi disgeli anche d'inverno: la variabilità notevole della temperatura in tutte le stagioni, persino nell'arco di sole ventiquattr'ore, è il fenomeno climatico più caratteristico del Paese.

Territorio: geografia umana

A causa delle caratteristiche del Paese, formato da aperte pianure e privo di confini naturali sia a oriente sia a occidente, le culture preistoriche non assunsero mai forme veramente autoctone. A popolazioni protoslave, giunte nelle pianure nei primi secoli d. C., si deve la prima stabile occupazione del territorio polacco, ben documentata nella zona archeologica di Biskupin. La regione del resto, nonostante i vivaci scambi che si svolgevano tra il Baltico e l'Adriatico, rimase sostanzialmente estranea alla colonizzazione romana. Si inserì effettivamente nella storia d'Europa solo nel sec. X d. C., quando si formò uno Stato inglobante quei nuclei slavi che avrebbero costituito la matrice etnica della nazione, cioè in primo luogo i Polani, rappresentati essenzialmente da agricoltori sedentari, quindi numerosi popoli affini come i Cuiavi, i Masuri, i Vislani. La loro conversione al cattolicesimo rappresentò un elemento fondamentale nella storia della nazione polacca, che trovò la propria identità nell'esaltazione dei valori sia slavi (contro la minaccia da W della Germania) sia cattolici, per opporsi a E a una Russia entrata nell'orbita della Chiesa ortodossa. Paese agricolo, a seguito della penetrazione germanica, che si realizzò mediante la conquista dei centri strategici da parte dei Cavalieri Teutonici, la Polonia conobbe nuove organizzazioni territoriali, con particolare sviluppo dell'urbanesimo e delle attività commerciali. Ma, soggiogata dai vicini e potenti Stati (Russia, Austria e Prussia), la Polonia perse attraverso i secoli ogni autonomia e i suoi stessi contorni territoriali. Divenuto Stato indipendente nel 1918, le frontiere e la composizione etnica della Polonia furono profondamente mutate dopo la seconda guerra mondiale. Negli anni tra le due guerre mondiali il 30% della popolazione polacca era costituito da lituani, tedeschi, ucraini, bielorussi, cechi e slovacchi. Nel corso della guerra il costo pagato dal Paese in perdite umane fu elevatissimo: 6 milioni di persone (di cui tre milioni di ebrei, pressoché l'intera comunità ebraica), quasi tutte uccise nei campi di concentramento. Inoltre, a seguito della cessione di alcune regioni a beneficio di Ucraina e Bielorussia, più di due milioni di polacchi furono costretti a rientrare, mentre tre milioni e mezzo di tedeschi furono allontanati dal Paese in conseguenza del nuovo assetto geopolitico. A causa dell'eccidio, della contrazione delle nascite, nonché delle forzate emigrazioni anche di tutte le altre minoranze, nel 1946 il Paese si ritrovò con 24 milioni di ab. (98% di nazionalità polacca) contro i quasi 35 milioni del 1938. Tale ferita nel tessuto umano è stata rimarginata grazie all'elevato tasso di natalità dei primi decenni del dopoguerra che solo negli anni Settanta si è ridotto, avvicinandosi a quello dei Paesi industrializzati dell'Europa occidentale. Quasi del tutto esaurito anche il fenomeno emigratorio che a partire dal secolo scorso investì la Polonia, come tanti altri Paesi europei. La densità media è di 122ab. per km², ma la distribuzione della popolazione è molto ineguale, in rapporto ai diversi sviluppi dell'urbanesimo e dell'industrializzazione oltre che alle condizioni ambientali. In Pomerania e nella Masuria, povere di suoli coltivabili, la densità rimane piuttosto bassa così come nella fascia occidentale, da dove fu evacuata gran parte della popolazione tedesca. Nei distretti agricoli centrali e nella valle inferiore della Vistola predominano densità medie; i valori più elevati si riscontrano nelle aree agricolo-industriali meridionali. Il tradizionale insediamento rurale mostra caratteri di transizione tra le forme tipicamente germaniche e quelle russe e la struttura degli insediamenti è assai varia. Il villaggio, composto da case irregolarmente disposte, separate da viuzze, è prevalente nella Polonia meridionale; quello su strada è diffuso nei bassopiani dove le inondazioni frequenti spingevano l'uomo a insediarsi lungo gli argini, naturale sede delle strade. In aree di più recente colonizzazione, come nella nella Polonia occidentale, lungo le strade che un tempo segnavano i confini delle proprietà terriere si sviluppano sovente piccoli nuclei in successione abbastanza fitta. Ma se gran parte della Polonia è ancora di stampo agricolo, oltre il 61,1% (2008) della popolazione vive ormai in grossi centri, a seguito di un processo di sviluppo economico che ha fortemente favorito alcune città o alcune aree, determinando l'insediamento di una serie di concentrazioni industriali. La progressiva urbanizzazione non ha però provocato gli episodi di gigantismo urbano tipici di molti Paesi europei, in quanto si è cercato di convogliare il flusso di emigrazione rurale verso le città nuove o comunque verso numerosi centri regionali. Ne è conseguita una rete urbana policentrica ed equilibrata: le eccezioni più vistose si possono ravvisare nella conurbazione slesiana, che fa capo a Katowice, e in quella di Varsavia. La capitale della Polonia, ridotta a un cumulo di macerie dopo la seconda guerra mondiale, è stata interamente ricostruita (il centro storico è stato fedelmente riedificato, pietra su pietra). Situata in una posizione nodale dal punto di vista delle comunicazioni, è il fulcro della vita economica del Paese. Seconda città è Łódz, a SW di Varsavia: centro cotoniero di primaria importanza da quando i tedeschi, seguiti dai russi, vi installarono manifatture tessili, la città continua, anche se parzialmente riconvertita alla lavorazione delle fibre artificiali e sintetiche, a dominare una quota cospicua del mercato tessile dei Paesi dell'Europa orientale. Nella Polonia meridionale, lungo le rive della Vistola, sorge Cracovia, l'antica capitale d'origine medievale: splendida città d'arte, ricca di storia e di cultura, è sede della celebre Università Jagelloniana fondata nel 1364 e rimasta nei secoli il centro d'irradiazione della cultura polacca. La città è centro di produzione di carbone, zinco, sale, legname, derrate agricole e vino. L'attività industriale è concentrata nel grande complesso siderurgico di Nowa Huta, la “città nuova”, con cui forma ormai un unico agglomerato urbano. Poco a W di Cracovia si trova la cosiddetta “Ruhr polacca”, conurbazione ai margini del bacino carbonifero slesiano, che supera largamente i 2 milioni di ab. e che comprende KatowiceChorzów, Bytom, Zabrze, Gliwice ecc. Altro importante centro slesiano, il principale della Polonia sudoccidentale, è Breslavia, sull'Oder, attivo nodo di comunicazioni ferroviarie e fluviali del Paese; più a N è Poznań, sede di industrie e di una fiera merceologica internazionale di larga fama. Da menzionare, infine, due importanti porti marittimi affacciati sul mar Baltico: Stettino, centro importante per l'industria cantieristica, il cui porto commerciale è collegato a Berlino da un canale navigabile, e Danzica, città sempre contesa, importante sin dall'epoca della Lega Anseatica, che oggi forma un unico complesso portuale con Sopot e Gdynia.

Territorio: ambiente

La posizione di transizione del Paese tra il clima atlantico e quello russo-siberiano fa sì che la vegetazione presenti specie proprie dell'Europa centrale, come il faggio, ma a E della Vistola, a causa del clima rigido e dei suoli gelati, scompaiono le latifoglie e prevalgono i pini e le distese steppiche. I Carpazi e i Sudeti hanno fitte foreste di faggi fino a ca. 1250 m, cui seguono boschi di conifere fino quasi ai 2000 m; nelle limitate aree carpatiche al di sopra di tale quota si hanno i pascoli e la flora caratteristica d'alta montagna. Nelle foreste, che coprono quasi un quarto del territorio polacco, trovano ospitalità lepri, cervi e cinghiali. In particolare, le zone montane sono popolate da orsi bruni, linci e lupi, mentre nei boschi delle regioni nordorientali vivono gli alci. Diversi esemplari di bisonte europeo, che all'inizio del sec. XX rischiavano l'estinzione, sono ospitati nel Parco Nazionale Białowieski, in Podlachia. Dopo varie opere di disboscamento attuate al fine di ricavare terreni agricoli, il governo ha intrapreso un'azione di tutela del patrimonio forestale attraverso l'istituzione di una serie di riserve naturali, terreni protetti e parchi nazionali, per un totale del 23,6%. I più estesi sono quello di Kampinoski (35.486 ettari), presso la capitale, istituito per proteggere una zona di paludi, torbiere e dune sabbiose, e quello degli Alti Tatra, (21.164 ettari), contiguo all'analogo parco presente nella Repubblica Slovacca. La Polonia ha anche istituito una serie di riserve della biosfera, aree per la conservazione di ecosistemi terrestri e costieri, aderendo al programma MAB (Man and the Biosphere) dell'UNESCO. Lo sviluppo dell'industria pesante nel periodo sovietico è stato causa di notevoli danni all'ambiente, soprattutto nell'area a forte concentrazione industriale della Slesia. La situazione è tendenzialmente migliorata dal 1989 in virtù del declino del settore e dell'introduzione di alcune normative ambientali da parte del governo. In particolare, dal 2001 è in vigore una legge che vincola le imprese polacche a modernizzare e innovare il processo di produzione, finalizzando le innovazioni alla diminuzione dell'inquinamento ambientale e all'abbattimento di emissioni pericolose nell'atmosfera. Nonostante ciò, rimane ancora insoluto il problema delle emissioni di biossido di zolfo provenienti dalle centrali a carbone che favoriscono la formazione di piogge acide minacciando seriamente il patrimonio forestale. Anche le acque risultano gravemente inquinate a causa dei composti chimici usati in agricoltura. La Polonia ha ratificato la WHC (World Heritage Convention, Convenzione per il patrimonio culturale mondiale), nata nel 1972 con l'intento di fornire una particolare tutela a luoghi dotati di specifiche caratteristiche, la Convenzione di Ramsar sulla salvaguardia delle zone umide di importanza internazionale, il Trattato Antartico, accordo volto a preservare, soprattutto attraverso la ricerca scientifica, il continente antartico, e altri accordi internazionali in materia di inquinamento atmosferico, cambiamento del clima, tutela delle specie in via d'estinzione, gestione dei rifiuti pericolosi, abolizione dei test nucleari, protezione dell'ozonosfera, eliminazione degli scarichi in mare e salvaguardia delle balene.

Economia: generalità

Ricostituita in unità statale nel 1918, allo scoppio della seconda guerra mondiale la Polonia si trovava ancora in una posizione piuttosto arretrata, con un'economia eminentemente agricola. La guerra sconvolse completamente il pur modesto assetto produttivo, modificando profondamente anche la stessa compagine del territorio. In particolare, la Polonia perdeva quasi tutti i giacimenti petroliferi situati nei Carpazi del nord, le fertili terre della Volinia e della Podolia, le ricche foreste dei territori orientali, ma in compenso acquistava un ampio sbocco sul Baltico con i porti di Stettino e Danzica, entrando in possesso anche di alcune regioni della Pomerania e soprattutto delle risorse carbonifere della Slesia. Proprio l'annessione della regione slesiana, dove i tedeschi avevano già creato potenti infrastrutture industriali, contribuì alla nascita della grande industria polacca. Il nuovo regime socialista, sotto le direttive che in quegli anni Mosca aveva imposto a tutti i paesi europei passati nell'orbita sovietica, diede avvio a un'intensa industrializzazione con assoluta prevalenza dell'industria pesante, il cui ulteriore potenziamento trovò condizioni favorevoli nella ricchezza mineraria del Paese. Nell'ambito dell'agricoltura venne continuata la riforma fondiaria (già iniziata nell'anteguerra e che aveva visto lo smembramento dei latifondi a favore dei coltivatori diretti), ridistribuendo ai contadini, tra il 1945 e il 1949, circa 6 milioni di ettari di terre arabili, in parte ricavate da ex proprietà tedesche. Nel complesso però le strutture agrarie rimasero arretrate e poco produttive. Pur registrandosi un processo di modernizzazione rispetto al passato, la rigida pianificazione con cui erano state attuate le riforme economiche manifestava progressivamente la sua inadeguatezza e le sue insufficienze. Lo scarso miglioramento del livello di vita della popolazione portò a una situazione di generale malcontento e di crisi profonda, culminata nel 1970 in una serie di manifestazioni di protesta e di scioperi che ebbero come conseguenza la caduta del governo in carica. Fu allora instaurata una politica economica di netta rottura con il passato, volta a superare l'inerzia accusata in tanti anni di prudente attendismo. Le nuove direttive furono principalmente volte a rivitalizzare l'economia, incrementando gli investimenti nei vari settori produttivi, rimodernando gli impianti, diversificando le industrie, meccanizzando l'agricoltura, sollecitando la competitività delle aziende, alle quali veniva anche attribuita una larga autonomia decisionale, e intensificando la produzione dei generi di consumo, sino ad allora fortemente compressi. La strada scelta per conseguire questi obiettivi fu l'inserimento dell'economia polacca nell'economia mondiale: era questo un elemento di fondamentale novità per un Paese che aveva tradizionalmente perseguito una linea programmatica assai cauta, di indirizzo sostanzialmente autarchico. Tale inserimento, che avrebbe dovuto fare della Polonia un'autentica potenza industriale, elevando notevolmente il reddito della popolazione, puntava non più sulle industrie di base, ma sullo sviluppo di quelle di trasformazione, importando dall'Est materie prime e dai Paesi occidentali tecnologie avanzate, per poi esportare prodotti finiti ad alto valore aggiunto. I primi risultati furono straordinariamente lusinghieri, tanto da far parlare di un vero e proprio “miracolo polacco”: negli anni 1971-75 il reddito nazionale si accrebbe di un tasso medio annuo pari al 10%. Ma questa corsa allo sviluppo innescò ben presto quelle disarmonie e quelle tensioni che avrebbero prodotto le gravissime difficoltà degli anni seguenti, anche per le inevitabili ripercussioni del mutato quadro economico internazionale, entrato, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, in una fase recessiva di enorme portata. In particolare, emerse la carenza di riforme strutturali necessarie per rendere più flessibili gli apparati rigidamente centralizzati del sistema economico e apparve ben presto evidente il basso livello di specializzazione della manodopera, incapace di sfruttare adeguatamente i macchinari tecnologicamente avanzati, che a costi elevatissimi il Paese andava acquistando. A completare il quadro, anche la mancanza di un globale coordinamento dei vari settori produttivi giacché la netta priorità assegnata al potenziamento dell'industria andò a tutto scapito dell'agricoltura, che divenne sempre meno rimunerativa, tanto che nel decennio 1970-80 un milione di addetti abbandonò il lavoro dei campi, andando a ingrossare le fila di chi intendeva inserirsi nell'industria o nelle attività terziarie, settori entrambi non ancora sviluppati in modo adeguato. Inesorabilmente tutte le contraddizioni esplosero, aggravate dalla crisi energetica e da successive annate contraddistinte da condizioni meteorologiche particolarmente avverse e quindi con pesanti conseguenze sul rendimento agricolo. La produzione industriale iniziò a decrescere e i generi alimentari cominciarono a scarseggiare costringendo a un aumento delle importazioni. Le esportazioni incontrarono sempre maggiori difficoltà, mentre il disavanzo con l'estero assunse dimensioni gigantesche, così come gli oneri che lo Stato dovette assumersi per garantire i sussidi alimentari. Sul finire degli anni Ottanta, il continuo perdurare degli scioperi, l'aumento dei prezzi e l'indebitamento estero che, soprattutto a causa dell'accumulo degli interessi, raggiunse i 45 miliardi $ USA, esasperarono la crisi sociale ed economica del Paese, contribuendo al crollo del regime comunista nel 1989. Di fronte alle difficoltà della nazione il nuovo governo attuò drastiche manovre economiche, quali la liberalizzazione dei prezzi e del commercio, la privatizzazione delle imprese statali, la riduzione delle spese sociali e la virtuale convertibilità dello złoty. Tali misure avevano però pesanti conseguenze sociali come il rincaro del 50% dei beni di prima necessità, il calo della domanda e dei consumi interni e l'affiorare della piaga della disoccupazione. Dopo la crisi iniziale però, l'economia polacca registrò una graduale ripresa. In seguito, superata la difficile fase del triennio 2001-2003, dove si è verificato un rallentamento generale, l'economia del Paese ha ritrovato slancio grazie anche allo sviluppo delle piccole e medie imprese, all'aumento dei consumi interni e all'incremento sia degli investimenti stranieri sia delle esportazioni. Agli inizi del terzo millennio, il Paese ha dunque mostrato di aver raggiunto un buon livello di crescita economica (nel 2008 il PIL era pari a 525.735 ml $ USA), riuscendo anche a porre sotto controllo l'inflazione (4,2% nel 2008) e a ridurre sia il tasso di disoccupazione sia il debito estero. Tale favorevole congiuntura economica ha consentito al Paese di aderire ufficialmente all'Unione Europea il 1° maggio 2004.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Nonostante le sollecitazioni e le agevolazioni governative miranti all'istituzione di cooperative e di aziende agricole statali, i contadini polacchi sono rimasti per la quasi totalità piccoli proprietari di microfondi estesi in media per appena 4 ettari. Un insuccesso, quello delle cooperative, dovuto soprattutto alle resistenze della popolazione rurale, legata a modelli più tradizionali. La politica perseguita in passato dai governi comunisti non ha permesso di conseguire apprezzabili risultati e in genere i livelli di produttività. rimangono piuttosto bassianche a causa di notevoli carenze nella meccanizzazione. Tuttavia, data la presenza di un'area agricola molto estesa (circa il 45% del territorio), il settore continua a svolgere una funzione strategica tanto da far collocare la Polonia ai primi posti su scala europea in alcuni determinati settori di produzione. Le colture prevalenti sono rappresentate dai cereali (soprattutto nelle vaste pianure lungo il corso della Vistola) e dalla patata, componente fondamentale dell'alimentazione di cui la Polonia è tra i primi produttori mondiali e che viene usata anche come foraggio e come materia prima industriale. Il prodotto cerealicolo principale è la segale che, sebbene non rivesta più in molte regioni un ruolo primario nell'alimentazione, si presta a diversi impieghi, il principale dei quali è la fabbricazione della vodka. Rilevante è anche la produzione di frumento, diffuso nella Polonia meridionale, di orzo e di avena, in una misura tuttavia non sufficiente a coprire il fabbisogno interno. Tra le colture industriali è importante la produzione di barbabietola da zucchero, diffusa nelle province occidentali, che fa della Polonia uno dei maggiori produttori di zucchero d'Europa, e quella di tabacco; seguono il lino, coltivato nelle regioni orientali (Lublino) e la colza, mentre hanno minore importanza la canapa e il luppolo. Il Paese inoltre produce discreti quantitativi di cavoli, cipolle, ortaggi in genere e legumi e, tra la frutta, soprattutto le mele. Le foreste, costituite principalmente da conifere, non hanno nell'economia del Paese un peso adeguato alla loro diffusione, in quanto la produzione annua di legname, proveniente in gran parte dalla Slesia e impiegato nell'industria cartaria e delle costruzioni, oltre che come materiale combustibile, è relativamente scarsa. Il patrimonio zootecnico è assai consistente: per i suini la Polonia si colloca tra i maggiori produttori d'Europa, così come per gli equini, al cui allevamento ben si adattano le vaste pianure. Ampio il loro impiego anche nelle aree rurali per i lavori nei campi e per il trasporto delle merci. Un buon incremento ha registrato anche l'allevamento bovino, in seguito alla crescente richiesta di carne e di latte; tra i principali prodotti zootecnici si segnalano la carne, il latte e i prodotti lattiero-caseari. Diffusi ovunque sono anche gli animali da cortile. Un settore che ha visto aumentare sempre più la sua importanza è quello della pesca (principali prodotti sono calamari, merluzzi e aringhe), in cui operano grandi aziende statali: i più importanti porti pescherecci, sedi anche di efficienti industrie conserviere, sono Gdynia, Świnoujście e Stettino.

Economia: risorse minerarie e industria

È in gran parte dall'attività estrattiva del carbone , con una produzione di 102 milioni di tonnellate (2003), che la Polonia deriva in larga misura la possibilità di realizzare o meno i propri programmi produttivi. Il Paese possiede infatti uno dei più grandi bacini carboniferi d'Europa, quello della Slesia, da cui si estrae carbone a potere calorico molto alto e grazie al quale la Polonia ha raddoppiato la sua produzione di energia elettrica. Altri giacimenti sono situati a Lublino, Wałbrzych, Nowa Huta. La Polonia è anche uno dei primi produttori mondiali di antracite e zolfo, oltre a disporre di numerosi giacimenti di piombo, lignite e salgemma (particolare fama gode quello di Wieliczka, dove un'antica miniera è stata trasformata in un suggestivo museo). Piuttosto modesta è invece la produzione di petrolio e di gas naturale. Tra le altre risorse minerarie si annoverano nichel, fosfati naturali, magnesite, argento, sali potassici e ferro. Il settore dell'industria partecipa per oltre il 30% alla formazione del reddito nazionale, impiegando il 31% della forza lavoro: evidente dunque il suo ruolo cardine nell'economia del Paese. Da rilevare inoltre come l'industrializzazione, per merito di politiche governative volte al riequilibrio economico del territorio, abbia interessato anche le regioni settentrionali, rimaste a lungo emarginate dal ciclo produttivo. Tra i principali settori dell'industria polacca si pone quello siderurgico (ghisa e ferroleghe), prevalentemente concentrato nella Slesia o ai margini del bacino carbonifero (come il colossale complesso di Nowa Huta, presso Cracovia). Altri importanti impianti sono quelli di Czestochowa, situati nel bacino ferrifero omonimo (il ferro utilizzato è però per la maggior parte d'importazione). Ben rappresentata è anche la metallurgia, che impiega sia le risorse minerarie locali (soprattutto zinco, rame e piombo), sia bauxite d'importazione. Altra voce molto importante nell'economia nazionale è l'industria meccanica, presente soprattutto nelle grandi città come Cracovia, Varsavia, Poznań, Stettino e Breslavia, che produce in prevalenza materiale ferroviario, macchine agricole e per miniere, autovetture, veicoli commerciali e biciclette. Nella cantieristica navale, colpita negli anni Ottanta da una profonda crisi, la Polonia può vantare un buon posto su scala europea grazie ai cantieri di Stettino, Danzica e Gdynia. Grande sviluppo ha avuto l'industria tessile, sorta già agli inizi del sec. XIX: il settore cotoniero è concentrato a Łódz e interessa una vasta area fino a Varsavia, mentre quello laniero è tradizionalmente ubicato nella Polonia meridionale Si lavorano inoltre iuta, canapa, lino e, in crescenti quantitativi, fibre tessili artificiali e sintetiche. IIndustria recente, ma che va acquistando importanza, è quella chimica (ubicata soprattutto nella Slesia e lungo la valle della Vistola), che produce materie plastiche, resine, coloranti, farmaci (l'industria farmaceutica è accentrata a Varsavia), perfosfati, soda caustica, fertilizzanti azotati, acido solforico, di cui la Polonia è la terza produttrice in Europa. Numerose raffinerie di petrolio (a Gorlice, Jedlicze ecc.) lavorano sia il greggio nazionale sia quello importato essenzialmente dalla Russia. Un'altra grande industria di base è quella del cemento e dei materiali da costruzione, dotata di numerosi impianti. Da segnalare anche l'industria alimentare (zuccherifici, birrifici e distillerie di alcol), che sfrutta la grande produzione di patate. Completano il vasto panorama dell'industria polacca le manifatture di tabacco, le fabbriche del vetro e della porcellana, entrambe di antica fama, i vari complessi legati allo sfruttamento forestale (cartiere, mobilifici ecc.) nonché le industrie della gomma, del cuoio e delle calzature.

Economia: servizi

La rete delle comunicazioni è nel complesso abbastanza efficiente, ma presenta ancora forti squilibri tra le varie parti del Paese, risultando nettamente privilegiate le regioni centromeridionali, che sono al tempo stesso aree altamente industrializzate nonché zone di transito e collegamento con gli Stati vicini. Conserva la sua importanza la rete ferroviaria: massimo nodo delle comunicazioni è Varsavia, cui fanno capo pressoché tutte le grandi linee ferroviarie; seguono per importanza Breslavia e Poznań. Particolare attenzione, anche per l'accresciuta motorizzazione, è stata inoltre dedicata al potenziamento della rete stradale che si sviluppa per complessivi 364.697 km, di cui il 68% è asfaltato. Il Paese può infine contare su quasi 4000 km di vie navigabili interne: principale porto fluviale è quello di Koźle, sull'Oder, fiume ampiamente utilizzato, come le ferrovie, per il trasporto delle merci pesanti. Dopo l'ultima guerra, l'acquisizione di un vasto sbocco sul Baltico ha spinto la Polonia a incrementare la sua flotta mercantile: i maggiori porti sono quelli di Gdynia, Danzica e Stettino, dove sono stati effettuati grandi lavori di potenziamento delle infrastrutture e che smaltiscono la quasi totalità del commercio marittimo. Attive sono infine le comunicazioni aeree, gestite dalla compagnia Polskie Linie Lotnicze (LOT): principali aeroporti sono quelli di Varsavia (internazionale), Cracovia, Breslavia e Łódz. Come si è detto, la Polonia ha attuato una sensibile evoluzione strutturale e un netto potenziamento del proprio commercio estero, accrescendo costantemente la quota di esportazione di beni industriali, sebbene la bilancia commerciale registri un costante passivo. Accanto alle tradizionali esportazioni di materie prime (soprattutto minerarie, seguite da prodotti agricoli e zootecnici), sono in costante aumento quelle dei macchinari, apparecchiature navali, materiale rotabile, prodotti chimici. Le importazioni sono costituite soprattutto da petrolio e suoi derivati, mezzi di trasporto, strumenti di precisione e ad avanzata tecnologia, prodotti tessili e dell'industria leggera in genere, ma anche prodotti agricoli (cereali). Relativamente ai principali partner commerciali è da notare come, a partire dagli anni Novanta, si siano intensificati i rapporti con i Paesi dell'UE (in particolare la Germania) a discapito soprattutto della Russia. Dal 1992 la Polonia fa parte del CEFTA (Central Europe Free Trade), accordo tra i Paesi dell'Europa centrale per l'abolizione delle tariffe doganali e la libera circolazione di persone e merci. L'unità monetaria polacca è il nuovo złoty, introdotto nel mercato valutario internazionale nel maggio del 1995 ed emesso dalla Narodowy Bank Polski, la banca nazionale polacca. Il sistema bancario mostra una notevole dinamicità: le numerose riforme, il nuovo trend delle privatizzazioni e l'interesse mostrato dagli investitori stranieri hanno contribuito al consolidamento della struttura bancaria. Un discreto ruolo nell'economia nazionale riveste anche il turismo verso le città storiche e i centri religiosi. Tra le mete preferite è la capitale Varsavia, centro mitteleuropeo culturale e sofisticato fino a quando non divenne la città più devastata nel corso della seconda guerra mondiale. Ricostruita meticolosamente, la città continua a rappresentare un importante centro del barocco e del neoclassicismo. Altre città a vocazione turistica sono Cracovia, Poznań, Toruń, Danzica e Breslavia, da ammirare per la presenza di monumenti storici medievali, chiese romaniche, cattedrali gotiche e splendidi palazzi comunali. Dal punto di vista paesaggistico, costituiscono fonte di attrazione la zona dei laghi Masuri, nella Polonia nordorientale ai confini con la Russia, e il Parco Nazionale dei Tatra. Notevole anche il turismo religioso, specialmente a Częstochowa, dove si venera un'icona della Madonna ritenuta miracolosa.

Storia: dalle origini alla guerra di successione

Lo Stato polacco ebbe il suo primo nucleo nella depressione acquitrinosa che va dall'Oder al corso mediano della Vistola. Qui abitava (sec. IX-X) un popolo d'agricoltori diviso in varie tribù; la principale di queste, i Polani, ha dato il nome a tutta la regione (detta poi Grande Polonia). La Polonia entrò nella storia nel sec. X quando Mieszko, della famiglia dei Piasti regnanti a Gniezno, si rese tributario di Ottone I per sfuggire alle “crociate” germaniche e si fece battezzare col suo popolo (966), ampliando poi i suoi domini verso la Slesia, la Piccola Polonia e il Baltico. Suo figlio Boleslao I il Coraggioso (992-1025) si spinse sino a Kijev e per primo cinse (1024) la corona di re. Nel secolo successivo la Polonia si trovò frantumata in 24 ducati sui quali il duca di Cracovia aveva sovranità nominale: toccò allora alla Chiesa polacca, retta da energici prelati, il compito di mantenere l'unità nazionale. Si accentuava intanto l'infiltrazione germanica (monaci, mercanti, artigiani), mentre principi tedeschi regnavano su questa o quella regione polacca. Uno di costoro chiamò in aiuto (1226) i Cavalieri teutonici, che si insediarono in Prussia orientale e Pomerelia, donde minacciarono a lungo il regno polacco. Questo fu però restaurato da un altro Piasti, Ladislao il Breve (1320-33). Suo figlio Casimiro III il Grande (1333-70) cedette la Slesia ai re di Boemia e la Pomerelia ai Cavalieri Teutonici; ma si distinse come legislatore e amministratore istituendo un Senato e poi Diete regionali (Dietine) con funzioni consultive, stabilendo colonie agricole, organizzando la nobiltà in un regime assai diverso dal feudalesimo occidentale, proteggendo contadini ed ebrei e fondando infine (1364) l'Università di Cracovia, gioiello della capitale. Spentasi con lui la dinastia dei Piasti, la corona passò agli Angiò d'Ungheria. Edvige (Jadwiga), figlia tredicenne del re Luigi, accettando di sposare (1385) il granduca di Lituania Jagellone (Jagiełło, Jogaila), battezzato e incoronato re col nome di Ladislao II (1386-1434), annetté i Lituani al mondo cristiano e annodò vincoli tenaci tra il popolo polacco e quella bellicosa gente baltica, già protesa alla conquista della Belorussia e dell'Ucraina. Ladislao, con forze polacche e lituane, batté duramente (1410) i Cavalieri Teutonici, ridotti da allora alla difensiva. Suo figlio Ladislao III (1434-44) ottenne anche il titolo di re d'Ungheria (1440), ma morì ventenne a Varna combattendo contro i Turchi. Casimiro IV Jagellone, fratello dell'eroe di Varna, pose la Lituania su un piano d'assoluta eguaglianza con la Polonia e costrinse (1466) i Cavalieri Teutonici a dichiararsi suoi vassalli. Intanto la Polonia entrava in più stretto contatto con l'Occidente europeo e assorbiva la lezione del Rinascimento italiano. I figli di Casimiro continuarono la politica illuminata del padre, specie Sigismondo I il Vecchio (1506-48). Questi trovò la via dell'accordo con gli Asburgo e sposò l'italiana Bona Sforza, che portò alla corte di Cracovia lo splendore dell'arte toscana e il gusto dell'intrigo politico. Fu quella l'età di Copernico (1473-1543), seguita da un'altra non meno felice in cui la letteratura e il pensiero polacco segnarono un grande progresso. Intanto Sigismondo II Augusto (1548-72), succeduto al padre, estendeva alla Lituania le istituzioni del regno di Polonia e congiungeva strettamente i due Paesi con l'Unione di Lublino (1569), così da farne una sola res publica. Tollerante, non impedì la diffusione della Riforma, frenata tuttavia dall'introduzione dei gesuiti (fine sec. XVI). Spentasi con lui la dinastia jagellonica, si provvide a regolare l'elezione del re, affidandola all'intera nobiltà perché col numero limitasse la prepotenza magnatizia. La corona toccò allora a Stefano Báthory (1576-86), principe di Transilvania e cognato dell'ultimo re, magnanimo in pace e valoroso in guerra e ben coadiuvato dal cancelliere Jan Zamoyski che, morto Stefano, fece eleggere lo svedese Sigismondo III Vasa (1587-1632). Si combatteva ora su vari fronti: le truppe del re raggiunsero Mosca e cercarono d'installarvisi; ma i Turchi e gli Svedesi di Gustavo Adolfo non diedero tregua. La capitale intanto veniva trasferita a Varsavia (1596). Il figlio di Sigismondo, Ladislao IV (1632-48), ridiede pace al regno; ma la situazione sociale s'inasprì per la diffusione della servitù della gleba. Sul regno (1648-68) di Giovanni Casimiro (m. 1672) si addensarono tempeste minacciose: la rivolta dei Cosacchi (1648-54), terminata con l'appello di questi allo zar, e, più grave, l'invasione svedese (1655-60); la “Repubblica”, umiliata, rinunciò a vasti territori. Si ebbe una schiarita con Giovanni III Sobieski (1674-96), che batté (1683) i Turchi a Vienna, meritando la gratitudine della cristianità. Ma la decadenza politica si accentuò: salì al trono Federico Augusto II di Sassonia (1697-1733), protetto da Pietro il Grande, preoccupato dell'avvenire della dinastia più che dell'integrità dello Stato polacco. La sua morte scatenò la guerra di successione polacca (1733-38), che vide la vittoria di Federico Augusto III (1733-63) su Stanislao Leszczyński, candidato della nobiltà polacca.

Storia: dalle tre spartizioni alla prima guerra mondiale

Si aggravavano intanto l'anarchia nobiliare e la prepotenza dei magnati: il liberum veto ostacolava sistematicamente il funzionamento della Dieta. La situazione migliorò con Stanislao II Augusto Poniatowski (1764-95), sostenuto dalla Russia ma deciso a tentare energiche riforme. Infuriavano tuttavia guerre civili: ne furono conseguenza le tre spartizioni della Polonia (1772, 1793, 1795) da parte di Russia, Prussia, Austria. Tra la prima e la seconda, però, la Polonia ritrovò migliori energie, procedendo a un'encomiabile riforma dell'istruzione (dal 1773) e più tardi ottenendo dalla Dieta la promulgazione (1791) di una Costituzione coraggiosamente moderna, destinata purtroppo a vita effimera. Dopo la seconda spartizione, un'insurrezione di patrioti polacchi minacciò il predominio russo, ma il suo capo Kosćiuszko fu vinto e catturato (1794), mentre l'insurrezione veniva soffocata. La terza spartizione distrusse la vita autonoma della Polonia sino al 1918. Napoleone creò, è vero, un gran ducato di Varsavia (1807-14), ma per i Polacchi si trattò di una breve illusione. Il Congresso di Vienna, concessa la Posnania alla Prussia e la Galizia all'Austria, restaurò un regno di Polonia per darlo alla Russia. I Polacchi del regno vissero in un regime relativamente liberale almeno sino al 1830-31, quando l'insurrezione di Varsavia e la conseguente guerra contro la Russia indussero lo zar Nicola I a una repressione severa . Qui si colloca la “grande emigrazione”, ossia il volontario esilio in Occidente di intellettuali, artisti, nobili, liberali e rivoluzionari, tra i quali i maggiori poeti della Polonia. Ancor peggiore fu la situazione del regno dopo la sanguinosa insurrezione del 1863: si accentuò allora il processo di russificazione, la Chiesa cattolica fu maltrattata e si vietò l'insegnamento e l'uso non strettamente privato del polacco. Nella Polonia germanica si ebbe dapprima una maggior tolleranza, grazie alle buone intenzioni di Federico Guglielmo III; ma nel 1848 la nuova Costituzione prussiana tolse ai Polacchi ogni speranza d'autonomia. Dopo il 1870 la germanizzazione procedette ancor più ostinata e feroce: anche qui la lingua polacca fu interdetta, mentre il governo di Berlino con vari espedienti riuscì a trapiantare nel territorio polacco contadini e operai tedeschi in gran numero. La sorte della Polonia austriaca fu differente e migliore: sin verso il 1861 i patrioti furono perseguitati dalla polizia e i contadini subdolamente eccitati contro i proprietari terrieri (stragi di Galizia, 1846); Cracovia, già città libera, fu annessa a forza all'Impero austriaco. Ma dopo il 1861 i rapporti tra Vienna e la Galizia migliorarono: si diffuse l'istruzione pubblica, fiorirono le università di Cracovia e Leopoli, l'Impero chiamò ad alte cariche uomini di Stato polacchi, come i Badeni. Nel sec. XX si precisarono le grandi correnti politiche del non mai spento patriottismo polacco: a Varsavia si fondò il Partito nazional-democratico, fiducioso in un risorgimento polacco che una Russia convertita al liberalismo avrebbe dovuto favorire; a Parigi nacque un Partito socialista, diffuso poi in Galizia e fra i tessitori di Łódź; nella Polonia orientale Rosa Luxemburg introdusse un socialismo di matrice russa. Ma nel socialismo polacco prevalsero le correnti nazionaliste rappresentate soprattutto da J. Piłsudski. Nella prima guerra mondiale i Polacchi si trovarono a combattere sotto le bandiere tedesca, austriaca e russa, mentre ciascuna di queste potenze cercava di cattivarsi le simpatie polacche, pur senza impegnarsi per il futuro. Piłsudski combatté coi suoi legionari dalla parte austriaca; ma quando gli Imperi Centrali occuparono la Polonia, egli, piuttosto che servire interessi stranieri, si lasciò internare a Magdeburgo (1917). Intanto l'iniziativa di Wilson legittimava le attese polacche; Dmowski a Parigi, Paderewski negli USA, difesero la causa della Polonia; in Francia si organizzava un'armata polacca.

Storia: dal crollo degli Imperi Centrali alla Repubblica popolare

Il crollo degli Imperi Centrali (novembre 1918) aprì la via alla formazione di una Polonia indipendente, con Paderewski primo ministro e Piłsudski capo dello Stato e delle forze armate. Un'avanzata in Ucraina portò la bandiera polacca sino a Kijev; ma l'Armata Rossa di Tuchačevskij respinse Piłsudski e minacciò Varsavia (agosto 1920), dove però subì una sconfitta decisiva. Il Trattato di Riga (1921) fissò i confini orientali della Polonia; la vita politica del nuovo Stato fu agitata dalle contese fra i partiti: un presidente della Repubblica, G. Narutowicz, fu assassinato (1922). Nel 1926 Piłsudski attuò un colpo di Stato e organizzò un governo dittatoriale, detto di “risanamento” (Sanacja), formato da colonnelli delle antiche “legioni”. In politica estera, cercò la pace con l'URSS e la Germania; morì nel 1935 dopo aver emanato una Costituzione che faceva della Polonia una Repubblica presidenziale. Fidando nei trattati, i successori di Piłsudski speravano di evitare la guerra con la Germania hitleriana anche se, per prudenza, chiesero a Parigi e a Londra una garanzia per l'integrità del territorio. Ma il 1º settembre 1939 iniziarono le operazioni germaniche contro la Polonia, miranti a ottenere l'annessione immediata di Danzica al III Reich e l'umiliazione della nazione nemica. Le truppe hitleriane entrarono simultaneamente in Polonia dalla Pomerania, dalla Prussia orientale, dalla Slesia e dalla Slovacchia. L'enorme superiorità aerea consentì ai Tedeschi non solo di bombardare Varsavia, Cracovia, Katowice, Gdynia, Łódź e altre città, ma di disorganizzare i movimenti delle armate polacche distruggendo treni, nodi ferroviari, ponti e strade. La difesa polacca risentì di una preparazione precaria e di un alto comando decisamente mediocre; ma i soldati resistettero coraggiosamente, infliggendo all'invasore perdite consistenti. L'esercito del Reich avanzò a tenaglia verso Varsavia che si arrese solo il 27 settembre. Ma già il 17 truppe russe erano entrate in Polonia dal confine orientale, giacché il governo sovietico riteneva, scomparso il governo polacco, di dover proteggere le minoranze ucraine e bielorusse. Il 28 settembre l'esercito polacco capitolò: mentre una parte di esso riparava in Romania, il territorio della Repubblica veniva diviso fra Russia e Germania, con il corso del fiume Bug per confine; alcune regioni furono annesse direttamente al Reich. La dominazione nazista fu molto dura: dispersa l'élite culturale, chiuse le scuole secondarie e superiori, la Polonia era condannata a costituire la riserva d'operai e braccianti che occorreva per la costruzione dell'egemonia germanica. Dopo il 1942 diventò feroce la persecuzione degli ebrei. Intanto, scoppiata la guerra tedesco-sovietica (1941), Mosca favorì la formazione di un'armata polacca che, sotto il generale Anders, combatté con molto onore in Italia (1943-45). Altri reparti polacchi si affiancarono ai Franco-Britannici in Norvegia, in Gran Bretagna, in Francia, nell'Africa del Nord. Nel territorio polacco fu viva la resistenza antitedesca, di colore democratico-nazionalista (Armja Krajowa) o marxista (Gwardja Ludowa, poi Armja Ludowa). Un governo polacco s'insediò a Londra (1940); più tardi Mosca riconobbe un Consiglio Nazionale (marxista) di Lublino. Tra l'agosto e l'ottobre 1944 Varsavia insorse contro i Tedeschi, ma fu distrutta. Nei primi mesi del 1945, la Polonia, liberata da truppe sovietiche, iniziò una nuova vita democratica sotto l'egida dell'URSS, divenendo nel 1947 una Repubblica popolare. Privata dei territori con popolazione in prevalenza russa o rutena, ricevette compensi a nord (Danzica, parte della Prussia Orientale) e a ovest (Slesia, Pomerania). Dal Consiglio Nazionale di Lublino nacque il nuovo governo polacco, emanazione del Partito Operaio Unificato Polacco (POUP) che riuniva comunisti e socialisti. Il potere fu assunto da B. Bierut, di formazione moscovita, segretario del Partito e presidente della Repubblica. Più fedele a un'interpretazione polacca della rivoluzione proletaria fu W. Gomułka, salito al potere nel 1956, che cercò d'alleggerire la pressione sovietica, di trovare un modus vivendi con la Chiesa e di ottenere il consenso dei contadini. La sua caduta (1970) portò al potere E. Gierek, che tentò di introdurre alcune riforme economiche, ma ben presto, dopo un periodo iniziale di relativa prosperità subentrò, a seguito della crisi internazionale successiva al 1973, un rapido deterioramento della situazione, dovuto in gran parte al crescente disavanzo dei conti con l'estero. La protesta operaia contro l'aumento dei prezzi alimentari, deciso nel giugno 1976, diede il via allo sviluppo di un dissenso organizzato che vedeva l'inedita convergenza di lavoratori, intellettuali e Chiesa cattolica.

Storia: il ruolo di Solidarność

Dopo una lunga serie di scioperi iniziati nei cantieri Lenin di Danzica, la rivolta sfociava (settembre 1980) nella nascita di Solidarność, primo sindacato indipendente del blocco comunista: ne assumeva la guida l'operaio cattolico L. Wałesa. Quasi contemporaneamente, esautorato Gierek, la direzione del partito e del Paese passò per breve tempo nelle mani del moderato S. Kania. Ma l'intransigenza dell'ala estremista di Solidarność e la progressiva emarginazione del POUP dalla società polacca aprirono una fase d'ingovernabilità, resa più acuta dall'ormai esplicita ostilità di Mosca al “nuovo corso”. Il 13 dicembre 1981 il generale W. Jaruzelski,, già capo del governo e del POUP, assunse i pieni poteri per mezzo di una giunta militare e stroncò con lo stato d'assedio ogni forma d'opposizione. Seguì lo scioglimento formale di Solidarność, i cui dirigenti furono internati o ridotti alla clandestinità. Solo nel 1983 fu avviato un processo di “normalizzazione”, con la revoca dello stato di guerra e la concessione di un'amnistia (luglio 1984) che mise in libertà circa 600 detenuti politici. Nel novembre 1985 Jaruzelski venne eletto capo dello Stato dal nuovo Parlamento (Sejm) e sostituito alla guida del governo da Z. Messner. Nel 1986 una seconda amnistia concesse la libertà alla maggior parte dei politici ancora detenuti, mentre si rinsaldavano i rapporti diplomatici con l'Occidente, come testimoniava anche l'ammissione della Polonia al Fondo Monetario Internazionale. L'elevato livello del debito estero poneva al centro del confronto politico la profonda crisi economica attraversata dal Paese, sollecitando ulteriori misure di austerità e l'introduzione di talune riforme sia economiche sia politiche. Il piano di austerità economica, messo a punto dal governo e sottoposto a referendum (novembre 1987), veniva respinto dal corpo elettorale e dava inizio a una serie di agitazioni culminanti nella grande ondata di scioperi (agosto 1988) che portò alle dimissioni di Messner. Gli succedette M. Rakowski, che avviò un negoziato con tutte le forze di opposizione (febbraio 1989). Con la conversione del POUP alla “democrazia parlamentare socialista”, tale negoziato si concluse con il riconoscimento legale di Solidarność, in quanto sindacato autonomo, in cambio del suo sostegno al programma governativo di austerità, nonché con la concessione della libera elezione per i due quinti dei seggi parlamentari. Le elezioni politiche del giugno 1989 segnarono una netta affermazione dell'opposizione; respinta inizialmente la proposta di assumere impegni governativi, Solidarność contribuì in modo sostanziale all'elezione di Jaruzelski alla presidenza della Repubblica (19 luglio), confermando l'apertura di un nuovo corso nella politica nazionale. Il nuovo governo, frutto di un compromesso tra gli opposti schieramenti, fu formato in settembre sulla base di un quadripartito da T. Mazowiecki, già consigliere di Walesa. Nei mesi seguenti fu abolito il principio costituzionale del ruolo-guida del POUP, che nel giugno 1990 abbandonava la qualifica di “comunista” scindendosi in due partiti. Ratificato con la Germania il trattato sul mantenimento della linea di confine Oder-Neisse e dimessosi anticipatamente Jaruzelski (settembre 1990), tra novembre e dicembre ebbero luogo le elezioni presidenziali, conclusesi dopo ballottaggio con l'affermazione di Walesa, che affidava a Jan K. Bieleki la guida di un nuovo governo. Oltre che dai temi della politica economica, il 1991 era dominato dai contrasti tra il capo dello Stato e il Sejm su questioni istituzionali, nonché dalla campagna per le politiche di ottobre, dalle quali emergeva un Parlamento molto frammentato, che solo dopo un certo travaglio riusciva a esprimere una coalizione governativa guidata da Jan Olszewski. La protesta contro il provvedimento per l'aumento dei prezzi del gennaio 1992, la mancata approvazione da parte del Sejm su questioni istituzionali, nonché dalla campagna per le politiche di ottobre, dalle quali emergeva un Parlamento molto frammentato, che solo dopo un certo travaglio riusciva a esprimere una coalizione governativa guidata da Jan Olszewski. La protesta contro il provvedimento per l'aumento dei prezzi del gennaio 1992, la mancata approvazione da parte del Sejm del piano economico, la grande manifestazione di Solidarność contro la disoccupazione e il carovita portavano ancora una volta (giugno 1992) a una crisi di governo, che sembrava risolversi con la nomina di Hanna Suchocka, leader dell'Unione democratica, a capo di un governo di coalizione. Nel maggio 1993 un'ennesima crisi apriva la strada a elezioni anticipate che determinavano la vittoria degli ex comunisti dell'Alleanza per la sinistra democratica (SLD) e dei loro alleati del Partito dei Contadini (PSL). Solidarność non riusciva a superare lo sbarramento del 5% rimanendo fuori dal Sejm e Walesa era quindi costretto a nominare premier Waldemar Pawlack, esponente del Partito dei contadini, che dava vita a un governo di coalizione PSL-SLD. Le elezioni presidenziali del novembre 1995, vedevano la sconfitta di Walesa e la vittoria del candidato degli ex comunisti, A. Kwaśniewski.. Nelle elezioni parlamentari del settembre 1997, la coalizione Azione elettorale di Solidarność, formata dalla destra cattolica riunita intorno al vecchio sindacato e dai liberali dell'Unione democratica, trionfava e otteneva la guida del governo, che veniva assunta da Jerzy Buzek.

Storia: il nuovo millennio e l'adesione all'UE

Le riforme attuate dal governo di J. Buzek rendevano impopolare il blocco dei partiti di destra raggruppatisi intorno a Solidarność, a tal punto che le nuove consultazioni elettorali del 2000 riconfermavano il mandato presidenziale al socialdemocratico Kwasniewski e le politiche del 2001 decretavano la netta vittoria del partito del presidente e quindi del suo candidato premier Leszek Miller. Nel marzo del 2003, dopo la rottura del governo di coalizione, viene formato un nuovo esecutivo tra socialdemocratici e Unione del lavoro (UP). Sul piano internazionale proseguiva, anche grazie ai buoni risultati economici raggiunti negli ultimi anni, l'integrazione del Paese nel sistema dell'Europa occidentale: entrata a far parte della NATO (marzo 1999), infatti, la Polonia veniva inclusa nel primo gruppo di Paesi candidati all'ingresso nell'Unione Europea; nel giugno del 2003 si svolgeva il referendum popolare sull'adesione, che vedeva prevalere con oltre il 77% i voti favorevoli, e nel maggio 2004 il Paese entrava a far parte dell'Unione Europea. Il giorno dopo, a seguito delle dimissioni di Miller, coinvolto in uno scandalo finanziario, si costituiva un nuovo governo di centrosinistra guidato da Marek Belka. Nelle elezioni legislative del settembre 2005, in cui votava solo il 40% degli aventi diritto, si affermavano i partiti Diritto e Giustizia (PiS) e Piattaforma Civica (PO), rispettivamente con il 28,2% e il 26,3%, entrambe formazioni di centro-destra. Successivamente l''economista Kazimierz Marcinkiewicz veniva designato primo ministro. In ottobre si svolgevano le elezioni presidenziali vinte da L. Kaczyński, leader del PiS. Nel mese di luglio del 2006 le dimissioni del primo ministro K. Marcinkiewicz hanno innescato una crisi di governo che è stata rapidamente chiusa con la nomina da parte del presidente del fratello gemello J. Kaczyński. Il governo ultra-conservatore inaugurava una fase di "decomunistizzazione" del Paese, obbligando molti cittadini a dichiarare una loro collaborazione con il passato regime comunista. Nell'ottobre del 2007 si svolgevano le elezioni legislative anticipate che vedevano prevalere il partito filo-europeista PO con il 44,2%, mentre il PiS otteneva il 31,3%. In novembre il leader del PO Donald Tusk veniva nominato premier. Nell'ottobre del 2009 il presidente Kaczynski ratificava il Trattato di Lisbona. Il 10 aprile 2010 un aereo che trasportava una delegazione politica polacca precipitava nei pressi dell'aeroporto di Smolensk; nell'incidente moriva il presidente L. Kaczynski, diversi ministri, il governatore della banca centrale del Paese e il capo di stato maggiore dell'esercito, oltre ad altri esponenti di primo piano dell'amministrazione politica ed economica della Polonia. Il presidente della Camera B. Komorowski diventava nuovo presidente ad interim, fino alle elezioni presidenziali di giugno, quando vinceva il ballottaggio contro l'ex primo ministro J. Kaczyński, diventando di fatto nuovo presidente del Paese. Nell'ottobre del 2011 si svolgevano le elezioni legislative vinte dalla PO, la Piattaforma dei cittadini, guidata dal premier Tusk, che veniva premiato per la sua politica europeista e anti-populista. Nel settembre del 2014 Tusk si dimetteva per assumere l'incarico di presidente del consiglio europeo; diventava premier Ewa Kopacz. Nel maggio del 2015 si svolgevano le elezioni presidenziali vinte dal nazionalista Andrzej Duda. Nell'ottobre del 2015 il PiS vinceva le elezioni politiche; la conservatrice Beata Sydlo diventava premier.

Cultura: generalità

Lo sviluppo dell'identità culturale polacca è inscindibile dalla storia di una nazione crocevia dell'Europa centrorientale e dai confini perennemente discussi e mutevoli. Nel corso del tempo, la Polonia ha dovuto subire oppressioni straniere, spartizioni territoriali e invasioni che hanno profondamente segnato l'anima del suo popolo. La collocazione dell'esperienza artistico-culturale polacca nello scenario internazionale dell'arte e delle mappe culturali è un argomento su cui da tempo si discute. Nella tradizione intellettuale, infatti, si affrontano due opposte correnti: una che sostiene un forte legame con la cultura e la filosofia occidentale, l'altra che invece individua in questa cultura di “confine”, valori innovativi che si contrappongono a quelli di un Occidente ormai giunto alla decadenza. Ogni discussione non può però prescindere dalla constatazione che la cultura di questo Paese è stata a lungo “colonizzata” dalla storia, dalla politica, dalla religione e dalle ideologie. Già nel romanticismo all'arte fu assegnato un ruolo particolare ed improprio: essere l'unico territorio possibile del dissenso politico e morale. Questo dunque il compito - sposare la causa patriottica e sostenere la coscienza e lo spirito nazionali - che, a causa delle vicende storiche che per quasi 150 anni hanno costretto i polacchi a battersi per l'indipendenza del proprio Paese diviso dalle grandi potenze europee, è stato per lungo tempo assegnato all'arte. Con la riconquista dell'indipendenza nel 1918, la cultura polacca si liberò in qualche modo di questo vincolo e poté finalmente tornare a diventare se stessa, ma l'ingerenza della storia era destinata a ripetersi. Il trauma della seconda guerra mondiale (con l'intensa attività culturale sviluppata clandestinamente durante la guerra nella Polonia occupata e in vari centri all'estero), il periodo del socialismo reale (con aspetti quali l'ingerenza dell'ideologia marxista, la censura, la letteratura dell'emigrazione, l'editoria clandestina, il ruolo della Chiesa e di Solidarność nella difesa degli intellettuali), i mutamenti politici del 1989 (il crollo del sistema sovietico e i risvolti che ciò ha avuto sulla vita culturale), nonché le problematiche più attuali e contemporanee (il ruolo dei nuovi media nella circolazione delle idee, la comparsa di nuove tematiche, la presenza crescente di modelli culturali d'importazione, la globalizzazione), sono ulteriori componenti storiche che hanno contribuito e continuano a definire l'identità culturale di questo Paese influenzandone le espressioni nei vari ambiti. La Polonia è sede di prestigiose università, tra cui l'Università Jagelloniana di Cracovia (fondata nel 1364), la più antica università polacca e anche una delle più antiche d'Europa. Divenuta già alla metà del Quattrocento il centro accademico trainante in Europa per la matematica, l'astronomia, l'astrologia, la geografia e gli studi di diritto, fu riformata nel 1780 e diventò autonoma nel 1870. Tra gli altri atenei, da segnalare quello di Varsavia (attualmente l'università più grande con le sue 18 facoltà) e quelli di Poznań, Lublino, Łódź, Toruń e Katowice.

Cultura: tradizioni

Le celebrazioni religiose, dato il profondo cattolicesimo della popolazione, sono di grande importanza nella vita sociale polacca. Un tempo venivano osservati calendari diversi: l'ambrosiano e il giuliano, che portavano a celebrare Natale, Capodanno ed Epifania in giorni differenti da quelli canonici. Il Natale era ed è festeggiato ancora da molti con un grande banchetto ricco di prodotti dei boschi, dei campi, degli orti e dei frutteti. Nell'occasione bevande predilette sono la birra, il vino, il kwass e l'idromele. L'albero di Natale (chanka) è carico di dolciumi e attorno a esso si cantano gli inni tradizionali, i koledy, (dal latino calendae Ianuarii), canti di antica tradizione composti in diversi periodi storici a partire dal medioevo. Nel periodo che va dal Natale all'Epifania sono famose le rappresentazioni dei burattini, gli szopka.. Nel corso delle festività pasquali, è molto diffuso il rito della benedizione del cibo (swieconka) e quello della decorazione delle uova (pisanki) che, secondo un'antica tradizione, hanno il potere di garantire sia un buon raccolto sia il mantenimento della salute. Ancora in uso è il gesto dello spruzzo d'acqua (smingus-dyngus) del lunedì dell'Angelo, in ricordo della regina Wanda che si annegò nella Vistola piuttosto che sposare un principe germanico. Allegri cortei di giovani, cantando e suonando, vanno di casa in casa a spruzzare chiunque incontrino. A Cracovia, durante l'ottava del Corpus Domini, passa fra le strade uno tra i più pittoreschi cortei della Polonia, tra il carnevalesco e il religioso: il corteo del cavaliere a piedi (lajkonik). Il cavaliere avanza in testa alla colonna truccato da antico khan dei Tartari, bardato come un cavallo, di cui imita gli impennamenti mentre finge di vibrare colpi alla folla, per ricordare la violenza degli antichi invasori. Numerose anche le festività profane. Tra tutte va ricordata la Sobotka (o notte di san Giovanni), erede delle arcaiche Feste del Sole. Celebrata la notte del 23 giugno, la festa si ricollega agli antichi riti per il solstizio d'estate ricorrendo alla simbologia dei falò (accesi in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale) e a tutta una serie di rituali propiziatori come le danze notturne intorno ai fuochi che i giovani si divertono a saltare mentre le ragazze intonano le tradizionali “canzoni della ghirlanda” (Wianki). Ancora celebrate, data la ricca tradizione rurale della Polonia, le feste della mietitura (dozynki) che si svolgono nei centri agricoli da metà agosto fino a metà settembre. Organizzate in passato dai proprietari terrieri per i lavoratori che avevano completato la mietitura, nel tempo le feste si sono estese coinvolgendo tutti i residenti della regione rurale. Preservando la tradizione, i partecipanti indossano ancora coloratissimi costumi abbelliti da fiori e ghirlande fatte con il grano mentre canti e balli accompagnano i loro movimenti e grandi quantità di pane vengono distribuite a tutti. Da citare ancora la festa della vendemmia e la festa del mare di Gdynia, sulle rive del Baltico, celebrata il 29 giugno. Vasto è il patrimonio di canti, dalle cantilene religiose alle canzoni amorose con accompagnamento dominante di viole e violini, fiancheggiati da zufoli, flauti e spesso da fisarmoniche. Il più tipico ballo popolare è ancora la krakowiak, o ballo dell'amore, danza collettiva guidata da una coppia solista. Lenta e solenne la celebre polonaise che risale al sec. XV, danza nazionale della Polonia, conosciuta fin dal 1645. Concepita come marcia trionfale per soli uomini, il ballo diventò successivamente una parata di corte dove le coppie procedevano in fila per ordine di rango. Molto diffuse anche la mazurka, la polka e il kujawiak. Allo stadio di Varsavia molto seguita è l'annuale manifestazione dei gruppi folcloristici in cui vengono eseguiti balli regionali e nazionali da circa duemila danzatori, mentre a Zakopane si svolge ogni anno, in agosto, l'International Highland Folk Festival, uno dei più importanti festival folk europei. L'artigianato ha ricevuto grosso impulso dalle iniziative statali, volte al recupero delle genuine tradizioni popolari. Tra i prodotti tipici dell'artigianato del legno vi sono i piatti decorativi. Intagliati, dipinti o lavorati a sbalzo con rame e ottone, questi piatti raffigurano stagioni dell'anno, celebrano uomini ed eventi storici della Polonia o riprendono colori, costumi e tradizioni regionali. Utilizzati in passato come ornamento per la casa o forma di omaggio per amici e parenti, attualmente sono oggetti molto apprezzati dai turisti. Esempio mirabile dell'artigianato del legno è la chiesetta del sec. XIV di Zakopane, dove ha sede una moderna scuola d'intaglio. Anche l'arte della tessitura vanta in Polonia un'antica tradizione risalente al medioevo. I primi materiali utilizzati erano lana e lino filati dagli stessi artigiani, mentre dopo la prima guerra mondiale si diffusero i tessuti in cotone. Attualmente le nuove tecniche permettono la produzione di tessuti multicolore per biancheria, abbigliamento e per usi decorativi. Di rilievo la produzione di tappeti a Wyszków e Ciechanowiec, nella Polonia settentrionale, e quella di merletti nella Slesia. Grande cura è dedicata alla casa, che è di diverso tipo secondo la collocazione geografica: a occidente in muratura, a sud in argilla, a nord e a est di legno. L'interno è identico dappertutto: in genere due grandi locali con stufa e profusione di legno intagliato (cassapanche, cassettoni e bauli, tramandati di padre in figlio, sono spesso autentici capolavori). Celebri le carte colorate decorative (wycinanki), con cui le donne polacche, a partire dall'Ottocento, adornavano le pareti e le travi del soffitto delle loro case di campagna. Tramandata di generazione in generazione, la tradizione di ricavare figure anche complesse con un paziente lavoro di forbici si è sempre più affinata e rimane (sebbene attualmente meno praticata) testimonianza preziosa dell'artigianato locale. § La cucina polacca, pur essendo piuttosto varia, si basa essenzialmente sulle patate consumate in gran quantità. Sulla tavola sono spesso presenti pesci di fiume e minestre, come la zupa grzybowa, a base di funghi essiccati, la czernina o la krupnik, con sugo acido di barbabietole, o fatta con orzo e piselli e la zurek, una minestra di farina di segale acida servita con uovo sodo e pezzetti di salume. Tra gli altri piatti tipici, il bigos, uno stufato di carne, cavoli e crauti, con aggiunta di prugne secche e altre spezie, i pierogi, raviolini solitamente ripieni di formaggio, funghi, frutta, cavoli, e i golabki, involtini di cavolo ripieni di carne o di riso. La bevanda più comune è l'herbata, una specie di tè molto forte, piuttosto diffusa è anche la birra che è preferita al vino.

Cultura: letteratura: dalle origini al secolo d'oro

L'introduzione del cristianesimo secondo il rito latino (966) segnò per la Polonia, oltre che il rafforzamento in campo internazionale, anche l'ingresso nell'ambito della cultura dell'Europa occidentale. Così, nella letteratura delle origini, articolata nei filoni della cronaca, dell'agiografia e dei testi ecclesiastico-liturgici, predominò nettamente il latino. Solo nel Trecento si nota una progressiva espansione della lingua letteraria polacca, che era basata originariamente sui dialetti della Polonia occidentale. Il primo documento poetico in polacco, l'inno Madre di Dio, è della fine del sec. XIII, mentre nel Trecento si traducono nel volgare salteri, sermoni e vite di santi (Prediche di Santa Croce, Prediche di Gniezno ecc.). Notevole importanza per lo sviluppo della cultura polacca ebbe l'istituzione a Cracovia, nel 1364, della prima università che raggiunse grande prestigio nel sec. XVI con Nicola Copernico. Sulla media nobiltà rurale (szlachta) e sul ceto cittadino ricco si basò lo splendido sviluppo del Rinascimento, tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento. In questo primo periodo di cultura veramente nazionale, detto anche “secolo d'oro”, la letteratura polacca toccò vette elevatissime. Accanto a una vasta produzione panegiristica in latino, e a un folto gruppo di scrittori polacco-latini, tra cui Klemens Janicki (1516-43), spiccò una letteratura politica e dottrinaria che rifletté le trasformazioni strutturali dello Stato e le polemiche connesse con la Riforma, il cui maggiore esponente fu Andrzej Frycz Modrzewski (1503-72). Tra i giovani che accorrevano numerosi alle città italiane, tornandone con un'approfondita conoscenza della cultura classica, è Lukasz Górnicki (1527-1603), il cui Cortigiano polacco è un rifacimento dell'opera del Castiglione. Tutto calato nella realtà nazionale è invece il fecondo autodidatta Mikołaj Rej (1505-69), protestante, che nelle sue opere espresse le tendenze sociali progressiste e gli ideali politici della media nobiltà. Tuttavia il miglior interprete dello spirito rinascimentale in Polonia, e anche il più insigne scrittore slavo nelle lettere preromantiche, è Jan Kochanowski (1530-84), fondatore del linguaggio poetico polacco, la cui fama è legata soprattutto ai Canti, ai Lamenti e al dramma Il rinvio degli ambasciatori greci. Tra gli autori dell'ultimo Rinascimento risaltano nel gruppo dei poeti borghesi Mikolaj Sep-Szarzynski (1550-81), talento lirico per eccellenza, e Szymon Szymonowic (1558-1629) che nei suoi Idilli fuse le reminiscenze classiche con la diretta esperienza della vita in campagna. Nella seconda metà del sec. XVII, che segna per la Polonia l'inizio di una grave crisi politica interna, coincidente con le sconfitte esterne, la cultura, in sostanza barocca, si compone di varie correnti. Agiscono ancora le tradizioni del passato rinascimentale che si riflettono nel virtuosismo verbale e nella raffinatezza metrica di Jan Andrzej Morsztyn (1613-93); assai interessante la prosa di Jan Chryzostom Pasek (1630-1701), che nelle sue Memorie lasciò un quadro efficace della Polonia del tempo narrando la propria vita avventurosa; un posto a sé occupano infine l'epica ispirata alla storia e la satira politica, che trovano il maggior poeta in Wacław Potocki (1625-96). Alla generale indifferenza verso i pubblici problemi sotto il governo degli stranieri re sassoni, nei primi decenni del sec. XVIII si accompagna il marasma culturale che in letteratura si riflette nel degenerato barocco sarmatico. Dall'arretratezza dei tempi sassoni il Paese cominciò a uscire soltanto sotto il regno dell'ultimo re polacco, Stanislao Augusto Poniatowski.

Cultura: letteratura: dall'Illuminismo al Romanticismo

Sotto l'influsso dell'ideologia illuministica occidentale si verificò una trasformazione intellettuale evidente soprattutto in campo scolastico. L'ideologia e la cultura, alle soglie delle grandi trasformazioni borghesi, subiscono notevoli mutamenti: nascono il primo teatro pubblico (1765) e la Commissione dell'Educazione Nazionale (1773), mentre gli scrittori, favoriti dal mecenatismo regale, arricchiscono la letteratura del secondo Settecento di nuovi temi, facendone un'arma nella lotta per le riforme della Repubblica nobiliare. Decide il ruolo sociale della produzione letteraria dell'illuminismo polacco la consapevolezza della minaccia incombente sull'esistenza nazionale, presto confermata dalle tre spartizioni della Polonia fra Prussia, Austria e Russia. Ma oltre che educatori della società, i letterati del tempo sono anche artisti di alto livello, come il vescovo Ignacy Krasicki (1735-1801), autore di eccellenti favole, satire ed epistole. Tra i letterati del tardo Settecento emersero anche i poeti Adam Naruszewicz (1733-1796), Stanisław Trembecki (1739-1812) e Kajetan Wegierski (1756-1787), mentre nel campo della drammaturgia si segnalarono soprattutto Franciszek Zabłocki (1754-1821), Julian Ursyn Niemcewicz (1757-1841) e Wojciech Bogusławski (1757-1829), precursori della moderna letteratura militante. L'affermarsi del razionalismo non favorì la fioritura della lirica, i cui principali cultori restano Franciszek Dionizy Kniaźnin (1750-1807) e Franciszek Karpiński (1741-1825); maggior favore, specie durante gli eventi drammatici della vita nazionale, trovarono la poesia rivoluzionaria e i versi del giacobino Jakub Jasiński (1761-1795), morto durante la lotta armata contro l'occupante russo. Tra gli scrittori politici del periodo vanno infine menzionati Stanisław Staszic (1755-1826) e Hugo Kołłataj (1750-1812). La terza spartizione (1795) segnò la scomparsa della Polonia soltanto dalla carta geografica, in quanto la nazione, nonostante il peso dell'oppressione, si trasformò in un Paese moderno, imponendosi all'attenzione dell'Europa e del mondo, ovunque si combattesse per il diritto dei popoli all'indipendenza. Il romanticismo, sorto in un'atmosfera di congiure patriottiche, segnò per la letteratura polacca un momento decisivo: affinò i mezzi artistici, introdusse nuovi generi letterari, propugnò il ritorno alle fonti popolari della poesia e alle migliori tradizioni illuministiche. Interagendo ai profondi mutamenti della coscienza sociale e ai processi storici in atto, la nuova corrente assunse carattere progressista, patriottico e democratico. I suoi principali centri d'irradiazione furono le regioni periferiche della Polonia, la Lituania e l'Ucraina, e Parigi dove, in seguito al terrore instaurato dall'occupante all'indomani del soffocamento dell'insurrezione antizarista del 1830-31, i patrioti polacchi trovarono rifugio, e che divenne il centro della cosiddetta “grande emigrazione polacca”. Il dibattito politico fu accompagnato dalla grande poesia lirica e descrittiva di Adam Mickiewicz (1798-1855), figura di primo piano nella cultura europea, e dall'opera di Juliusz Słowacki (1809-1849), poeta e drammaturgo, maestro della parola, che riprodusse in modo perfetto i più sottili e i più difficilmente percettibili sentimenti individuali e collettivi; entrambi i poeti, considerati dai posteri vati nazionali, assursero al ruolo di guida spirituale della nazione, di cui i loro capolavori esprimevano le aspirazioni irredentistiche e sociali. All'asseverata supremazia dell'immaginazione sulla ragione corrispose la prevalenza dei generi della ballata, del romanzo in versi e del dramma, il quale, più ancora della poesia, rispecchiò i problemi sociali e morali dell'epoca, e in cui, accanto a Mickiewicz e Słowacki, si distinse il terzo grande romantico, Zygmunt Krasiński (1812-1859). La poesia specificamente lirica costituì invece il principale mezzo di espressione solo per Cyprian Kamil Norwid (1821-1883), un precursore dei simbolisti e della poesia contemporanea, poeta dalla non comune inquietudine spirituale. Un gruppo a sé stante formarono i poeti nati nell'Ucraina polacca: Antoni Malczewski (1793-1826), Bohdan Zaleski (1802-1889) e Seweryn Goszczyński (1801-1876). Accanto al filone principale del romanticismo polacco che è quello dell'emigrazione parigina, nei centri artistici del Paese, quali Leopoli, Wilno, Varsavia e altri, venne svolgendosi una letteratura caratterizzata dal prevalere di interessi verso la drammaturgia e la prosa. Creatore di un originale teatro che fonde le tradizioni settecentesche e gli elementi del realismo romantico fu Aleksander Fredro (1793-1876), mentre tra i maggiori prosatori si possono annoverare Józef Ignacy Kraszewski (1812-1887) e Henryk Rzewuski (1791-1866). Infine tra gli epigoni della poesia romantica, dai toni più dimessi, sono da menzionare Wincenty Pol (1807-1872), Kornel Ujejski (1823-1897), Teofil Lenartowicz (1822-1893) e Władysław Syrokomla (1823-1862). Fallita anche l'insurrezione armata del 1863-64, nella generale atmosfera di pessimismo e di abbattimento morale, si svolse il tentativo di rottura con le illusioni e il messianismo romantico, dettato da criteri eminentemente utilitari. Gli intellettuali di Varsavia, che si proclamavano positivisti, convinti che i fini economici, sociali e politici si potessero raggiungere attraverso l'evoluzione e il progresso piuttosto che tramite la rivoluzione, si proposero di servire i problemi dello sviluppo economico e della trasformazione della società. Svolsero opera di educazione tra il popolo, negli anni 1864-90, la novella realistica e il romanzo storico e sociale. I principali narratori realisti dell'Ottocento polacco sono Bolesław Prus (1847-1912) il quale, con rara maestria, analizzò i grandi processi storici e ideali dell'epoca, fondendo il suo talento di psicologo e di umorista con un sottile lirismo, ed Eliza Orzeszkowa (1841-1910) che con non comune disciplina stilistica combatté per i diritti della donna ed esaminò i principali conflitti morali del tempo. Tuttavia offuscò entrambi con la sua fama Henryk Sienkiewicz (1846-1916), reso celebre dai suoi romanzi storici di cui Quo vadis? gli valse il premio Nobel nel 1905. Scarsamente coltivati, invece, nell'età del positivismo, la poesia, che trova in Adam Asnyk (1838-1897) e Maria Konopnicka (1842-1910) le figure di maggior rilievo, e il dramma, i cui principali autori sono Michał Bałucki (1837-1901) e Józef Bliziński (1827-1893).

Cultura: letteratura: la Giovane Polonia

A cavallo tra il sec. XIX e il XX apparve un nuovo movimento artistico e letterario detto “Giovane Polonia” che propugnava la validità dell'arte per l'arte e una totale estraneità dell'artista al filisteismo piccolo-borghese. Manifesto programmatico del movimento divenne il proclama Confiteor (1899), intransigente asserzione dell'indipendenza dell'arte, di Stanisław Przybyszewski (1868-1927), importante ispiratore della letteratura legata ai temi dell'irrazionale. Funzione di stimolo nei confronti delle nuove tendenze estetiche ebbero il simbolismo, l'impressionismo e il rinnovato interesse per Słowacki e Norwid. Il periodo della Giovane Polonia portò soprattutto un'esuberante fioritura della lirica e notevoli conquiste nell'ambito della tecnica narrativa. Impressionistica nel suo principio artistico e pessimista nel contenuto filosofico è la poesia di Kazimierz Przerwa Tetmajer (1865-1940), lirico rappresentativo della prima fase della Giovane Polonia, in cui primeggiano inoltre Jan Kasprowicz (1860-1926) e Leopold Staff (1878-1957). Legato alle correnti moderniste è anche Tadeusz Miciński (1873-1918), precursore della narrativa psicanalitica, le cui poesie preannunciano l'espressionismo e il surrealismo, mentre un posto a sé, nonostante le radici simboliste delle sue poesie, occupa Bolesłav Leśmian (1878-1937), delle cui visioni colpisce il vocabolario ricchissimo di neologismi. Un caratteristico tono lirico assume anche la prosa dell'epoca, incentrata sulle problematiche psicologiche, filosofiche e sociali. Tra i narratori della Giovane Polonia spiccano i nomi di Stefan Żeromski (1864-1925), uno dei maggiori prosatori del Novecento polacco che, profondamente legato alla più autentica vita della nazione e alle sue trasformazioni sociali, si rivelò anche maestro dell'introspezione psicologica, e di Władysław Stanisław Reymont (1867-1925), premio Nobel 1924 con il romanzo I contadini. Narratori di rilievo sono anche Wacław Berent (1873-1940), la cui prosa risente l'influsso della poetica del simbolismo e dell'estetismo, Władysław Orkan (1875-1930) e Wacław Sieroszewski (1858-1944). In campo teatrale, giganteggia Stanisław Wyspiański (1869-1907), il quale è anche poeta e pittore; il teatro di Wyspiański, romantico nel suo spunto, è affine al simbolismo nella sua tecnica moderna. Particolare incisività hanno le commedie di costume di Gabriela Zapolska (1857-1921), rappresentante del naturalismo polacco. Con l'indipendenza del 1918, i poeti del gruppo “Skamander”, attenti ai sentimenti dell'uomo della strada, lottano contro la lingua sovrabbondante dell'epoca precedente. Gli “skamandriti” divengono i maggiori poeti del periodo tra le due guerre: Julian Tuwim (1894-1953) che introduce il linguaggio piccolo-borghese e proletario; Jan Lechoń (1899-1956) con la perfezione parnassiana dei suoi versi; Jarosław Iwaszkiewicz(1894-1980) in cui si trova l'ammirazione estatica per il rigoglio biologico della vita; Kazimierz Wierzyński (1894-1969) che esprime una serena filosofia degli umani destini; Antoni Słonimski (1895-1976), infine, che in forme classicheggianti tratta argomenti di viva attualità. Vicino alla poesia “skamandrita” si rivela la produzione in versi di Kazimiera Iłłakowiczówna (1892-1983) e di Maria Pawlikowska Jasnorzewska (1894-1945). Insieme all'Avanguardia di Cracovia, guidata da Tadeusz Peiper (1891-1969), portatore nella vita letteraria di un vivo fermento intellettuale, e Julian Przyboś (1901-1970), i cui versi rivelano le possibilità creative insite nel suo programma di rottura, matura anche la corrente della poesia rivoluzionaria di Władysław Broniewski (1897-1962) che conferisce forma lirica alla ribellione sociale. Vi sono anche, nella poesia tra le due guerre, toni di catastrofismo nel presentimento del conflitto incombente, riscontrabili in Józef Czechowicz (1903-1939) e Czesław Miłosz (n. 1911), premio Nobel per la letteratura nel 1980. Peculiari accenti di humour grottesco introducono invece i versi di Konstanty Ildefons Gałczyński (1905-1953). Nella prosa interbellica dominano le opere di Andrzej Strug (1873-1937), Juliusz Kaden Bandrowski (1885-1944) e soprattutto di Maria Dabrowska (1889-1968), che con Notti e giorni crea un romanzo sociologico moderno; accanto alle squisite analisi psicologiche di Zofia Nałkowska (1884-1954), la prosa affronta anche i problemi sociali attraverso il romanzo di Leon Kruczkowski (1900-1962). Permeate dalla visione grottesca della realtà sono invece le opere di Witold Gombrowicz (1904-1969) che, accanto alla prosa espressionistica e surrealista di Bruno Schulz (1892-1942), si inquadrano nello sperimentalismo polacco del periodo tra le due guerre. Tra i più significativi cultori dell'arte drammatica del periodo si pongono Jerzy Szaniawski (1886-1970) e Stanisław Ignacy Witkiewicz (1885-1939), una fra le maggiori personalità del tempo.

Cultura: letteratura: dal realismo socialista alle tendenze contemporanee

Tragicamente lunga è la lista delle perdite subite dalla letteratura polacca durante gli anni della seconda guerra mondiale e dell'occupazione tedesca. Nella letteratura del dopoguerra, oltre al tema bellico magistralmente svolto da Tadeusz Borowski (1922-1951), incominciano a entrare le problematiche connesse al nuovo assetto sociale del Paese, pur condizionate da un'interpretazione troppo rigida del “realismo socialista”. Il processo di graduale abbandono del dogmatismo politico-culturale, notevolmente accelerato dalla svolta del 1956, sviluppa più originali ricerche creative. In campo poetico, accanto agli autori formatisi prima della guerra, come Iwaszkiewicz, Mieczysław Jastrun (1903-1983) e Adam Waźyk (1905-1982), spiccano i nomi di Tadeusz Róźewicz (n. 1921), Zbigniew Herbert (1924-1998), Wisława Szymborska (n. 1923; che ha ottenuto il premio Nobel nel 1996) e Miron Białoszewski (1922-1983). Tra gli appartenenti alla cosiddetta “generazione del 1956” si distinguono inoltre le personalità di Jerzy Harasymowicz (1933-1999), Tadeusz Nowak (1930-1991) e Stanisław Grochowiak (1934-1976). I poeti che hanno esordito dopo il 1960 (Zbigniew Jerzyna, n. 1938; Krzyszof Nowicki, 1940-97; Andrzej K. Waśkiewicz, n. 1941; Ewa Lipska, n. 1945) tendono a sottomettere le proprie esperienze creative a una rigorosa costruzione intellettuale, mentre le voci della poesia più giovane (Ryszard Krynicki, n. 1943; Adam Zagajewski, n. 1945; Stanisław Barańczak, n. 1946; Julian Kornhauser, n. 1946), mosse dalla coscienza della crisi di valori, ricorrono a una scelta di mezzi espressivi più vasta possibile. Assai vivace e ricca di fermenti appare anche la narrativa che, dopo esser riuscita a crearsi un'autonoma linea di sviluppo radicata a concrete esperienze sociali, è volta a difendere la personalità dello scrittore e a riscoprire i valori e i drammi dell'individuo. I temi esistenziali offrono spunto a penetranti analisi nei romanzi di Julian Stryjkowski (1905-1996), Andrzej Kuśniewicz (1904-1993), Tadeusz Konwicki (n. 1926); la problematica socio-politica trova i suoi illustratori in Wilhelm Mach (1917-1965), Wojchiech Źukrowski (1916-2000) e Jerzy Putrament (1910-1986), mentre i romanzi di Teodor Parnicki(1908-1988) e di Hanna Malewska (1911-1983) affrontano temi storici. Molti tra i maggiori autori contemporanei, come Jerzy Andrzejewski (1909-1983), Tadeusz Breza (1905-1970), Kazimierz Brandys (1916-2000) e Adolf Rudnicki (1912-1990), alternano saggio, diario e romanzo. Un posto di particolare rilievo è occupato dalla prosa satirica e grottesca di Sławomir Mrożek (n. 1930) e Stanisław Dygat (1914-1978); degna di nota anche la narrativa fantascientifica di Stanisław Lem (n. 1921). Prosatori come Kornel Filipowicz (1913-1990), Leopold Buczkowski (1905-1989) e Marek Nowakowski (n. 1935) cercarono formule efficaci per esprimere i mutamenti sociali. Frutti significativi apporta anche la corrente contadina (T. Nowak, J. Kawalec, Edward Redliński, n. 1940, e Wiesław Myśliwski, n. 1932), mentre conoscono il successo le opere che scavano nel profondo delle biografie e delle genealogie (Igor Newerly, 1903-1987) o quelle che portano avanti il dialogo con la storia e il tempo presente (R. Bratny, n. 1921; Halina Auderska, 1904-2000; Anche l'aspetto multiforme della produzione drammatica comprova l'impiego di diverse chiavi, adatte non soltanto a riconoscere la contemporaneità, ma anche le sue trasformazioni. Accanto a L. Kruczkowski e J. Szaniawski, posti di primo piano spettano a S. Mrozek e T. Rózewicz. Fenomeno caratteristico è l'entrata di molti poeti nel campo teatrale (Z. Herbert, S. Grochowiak, J. M. Rymkiewicz, n. 1935). Si è avuto inoltre un risveglio della drammaturgia socialmente impegnata e ricca di inventiva formale (Ireneusz Iredynski, 1939-85; Janusz Krasinski) e si è scavato nel profondo dei miti nazionali (J. Mikke, J. Zurek, T. Lubienski). A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, di pari passo con l'accentuarsi della frattura tra intellettuali e potere politico, sorsero numerose case editrici fuori della portata della censura e riviste non autorizzate. Nel periodo della crisi socio-politica degli anni 1981-84, la tensione tra scrittori e ambiente politico si riacutizza ma, nonostante le reazioni differenziate dei primi, i burrascosi eventi di quegli anni non portarono a un mutamento radicale nelle tendenze letterarie. La poesia, più che avanzare con decisione proposte nuove, ha seguito le correnti già formatesi in precedenza; hanno arricchito il variegato paesaggio dei poeti le raccolte di Artur Miedzyrzecki (1922-1996), Jan Twardowski, Ewa Lipska e, tra i poeti residenti all'estero, Cz. Milosz, B. Taborski, J. Niemojewski e A. Czerniawski. Evento importante nella lirica degli anni successivi sono stati anche i nuovi volumi di W. Szymborska, T. Rózewicz e Z. Herbert e, nel gruppo dei poeti più ragguardevoli della generazione di mezzo, quelli di Adam Zagajewski e di Stanislaw Baranczak. Tra i giovani narratori, accomunati più dalla coincidenza nel tempo dei loro esordi che da condizionamenti generazionali più profondi, si distinguono Józef Lozinski, Ryszard Schubert, Marek Soltysik, Dariusz Bitner, Tadeusz Siejak ed Eustachy Rylski. Nella prosa è da notare la rinascita della tematica ispirata all'Olocausto degli ebrei polacchi, così come alle tracce della loro passata cultura e delle vecchie usanze (Henryk Grynberg, Andrzej Szczypiorski, e tra i giovani Paweł Huelle e Piotr Szewc) e il fascino esercitato da episodi tratti dalla storia del sec. XIX (Władysław Terlecki). Gli anni Ottanta hanno portato il frutto dei nuovi conseguimenti artistici di J. Stryjkowski, A. Kusniewicz, K. Brandys (da sottolineare anche la magnifica fioritura dell'opera di T. Konwicki) e hanno fatto nascere nuovi talenti: Zyta Oryszyn, Krystyna Kofta, Anna Bojarska. Grande individualità ha espresso Andrzej Luczenczyk (1948-91), prematuramente scomparso, mentre hanno sorpreso per l'audacia creativa e la disciplina intellettuale Jan Drzezdzon, Janusz Anderman, Marek Slyk. Nel panorama della produzione drammaturgica uno degli aspetti più caratteristici dell'ultimo decennio del Novecento è stato l'influsso esercitato sul dramma da generi quali il reportage, il copione cinematografico e il musical, unitamente al vivace sviluppo di forme letterarie quali il radiodramma (Jerzy Janicki, Zofia Posmysz) e lo sceneggiato televisivo. A partire dalla caduta del regime comunista (1989) e dall'abolizione della censura, tutte le case editrici che in precedenza avevano operato in clandestinità, hanno reso note le riserve raccolte nel corso di almeno 15 anni e si è avuta una larga apertura verso l'opera di scrittori in esilio (edizioni della prosa e dei saggi di Gustaw Herling Grudziński, Stanislaw Vincenz, Józef Czapski, Wlodzimierz Odojewski e altri). Tra le più significative riviste letterarie, a quelle esistenti da lungo tempo (Twórczość, Odra) si sono aggiunte Teksty drugie, Brulion, NaGłos, Kultura Niezależna, e anche Zeszyty Literackie (Parigi), Kontakt (Parigi), Aneks (Londra 1973-90). Fenomeno emergente del panorama letterario è una generazione di scrittrici tutte nate negli anni Sessanta come Olga Tokarczuk, autrice di romanzi tradotti in varie lingue, Manuela Gretkowska, romanziera e sceneggiatrice, Zyta Rudzka, poetessa e autrice di prosa e Izabela Filipiak. Di rilievo anche l'opera di Jaroslaw Mikolajewski, poeta, giornalista e traduttore di letteratura italiana.

Cultura: arte: dalle origini al barocco

Dopo i secoli dell'alto medioevo, durante i quali le manifestazioni artistiche si mantennero a un livello assai primitivo la conversione al cristianesimo (966) e il consolidarsi del regno determinarono una fioritura architettonica preromanica e l'apparizione delle prime costruzioni in pietra, di cui sono esempio varie cappelle circolari sorte soprattutto a Cracovia (rotonda dei Santissimi Felice e Adautto). Il romanico, che ebbe diffusione in tutto il Paese dalla metà del sec. XI, vide la costruzione di numerosi edifici religiosi per iniziativa di principi e vescovi. Notevoli esempi di chiese romaniche, di solito a pianta basilicale, con due torri in facciata, sono la cattedrale di Cracovia e le collegiali di Leczyca e di Opatów. La scultura romanica, sensibile a influssi francesi e lombardi, oltre a numerosi portali e timpani riccamente ornati, offre una notevole testimonianza con le porte bronzee del duomo di Gniezno (scene della vita di San Adalberto), e con le colonne scolpite della basilica di Strzelno. La pittura di questo periodo è limitata a codici miniati. Nel sec. XIII i cistercensi introdussero in Polonia i motivi dell'architettura gotica (abbazie di Sulejów e di Mogila), ma furono soprattutto francescani e domenicani ad assicurarne la diffusione insieme a tecniche costruttive più avanzate. Dopo il 1250 il rafforzarsi del regno di Cracovia e il crescente influsso tedesco accentuarono i legami della Polonia col mondo culturale dell'Europa centrale, particolarmente boemo e tedesco-fiammingo. Ai sec. XIII-XIV risalgono le più importanti cattedrali polacche (Cracovia, Gniezno, Breslavia), tutte di tipo basilicale, accanto al quale si trovano anche vari esempi di hallenkirchen. Nel campo dell'architettura civile sono da ricordare i numerosi castelli, in particolare quello di Malbork innalzato dai Cavalieri Teutonici, la cui zona di influenza costituì una sorta di isola culturale. Le case d'abitazione furono invece costruite ancora in legno, spesso con un peristilio davanti all'edificio e affreschi all'interno. Il gotico perdurò in Polonia fino al Cinquecento inoltrato, specialmente nelle zone di campagna. I sec. XIV e XV videro interessanti realizzazioni di gusto “fiammeggiante” in edifici religiosi (Danzica, chiesa di Santa Maria) e civili (Cracovia, Università). La scultura, che nel sec. XIV fu sensibile agli influssi dell'arte italiana, dette le sue migliori espressioni nei monumenti funebri (tombe reali di Gniezno e di Cracovia). Nel sec. XV essa raggiunse un elevato livello col “bello stile” idealizzante ed elegante, di provenienza boema, e soprattutto con gli altari lignei dipinti, di gusto realistico. Fra questi ultimi va ricordato quello della chiesa di Nostra Signora di Cracovia opera di Veit Stoss. La pittura subì durante il Trecento l'influsso boemo e tedesco-fiammingo (a Cracovia in particolare fiorirono varie botteghe che produssero dipinti devozionali secondo una visione idealizzata), mentre sotto l'influsso italiano si sviluppò la pittura murale (cattedrale di Cracovia, San Giovanni di Gniezno). In Rutenia invece persistette l'influsso bizantino (affreschi della cappella della Santa Trinità a Lublino e nella cattedrale di Sandomierz). La miniatura, dai colori tenui e delicati, mantenne fino al sec. XV un altissimo livello artistico. Con il regno di Sigismondo I e di Sigismondo II (1506-72) l'influenza della cultura italiana divenne fortissima, soprattutto nella capitale Cracovia. Francesco da Firenze e B. Berecci ne furono i più notevoli rappresentanti, con la ricostruzione del castello e l'erezione della cappella funeraria di Sigismondo I. Nella seconda metà del sec. XVI l'influsso italiano si estese a buona parte della Polonia, a opera in specie di G. M. Padovano, che ricostruì, tra l'altro, il Mercato dei Tessuti di Cracovia. Notevoli realizzazioni si ebbero anche a Poznań, dove fu attivo il luganese G. B. Quadrio. I caratteri nazionali si mantennero nelle tombe private e soprattutto nella scultura su legno, mentre nel campo della pittura continuò la fioritura della scuola miniaturistica di Cracovia. Solo a Danzica e nel Nord germanizzato al gusto italiano si sovrappose quello fiammingo. Nel 1579 l'architetto B. Morando progettò il piano urbanistico della nuova città di Zamość e ciò contribuì ulteriormente ad accentuare l'influsso della cultura rinascimentale. Tra i maggiori scultori dell'epoca sono da ricordare gli italiani S. Gucci, G. Cini e B. Ridolfi. Diffusissimo fu il gusto per gli arazzi, peraltro quasi tutti di produzione e stile fiammingo. Nel campo delle arti minori nel sec. XVI interessanti sono pure opere di oreficeria (Marcin Marciniec, Baldner, Bochwicz) e di ebanisteria (mobili intarsiati di Danzica). Lo stile barocco fu introdotto in Polonia alla fine del sec. XVI dai gesuiti; fu però l'architetto regio G. Trevano a realizzare le prime notevoli costruzioni nel nuovo stile (chiesa di S Pietro a Cracovia), che si affermò pienamente durante il regno dei Vasa soprattutto nelle forme italiane, tranne che nel Nord, più sensibile a influssi tedeschi. Il trasferimento della capitale a Varsavia ne fece il nuovo centro culturale e artistico, con il palazzo reale, detto Kazimirzowski, il palazzo Ossoliński, la colonna di Sigismondo III (1644). Sul modello delle ville italiane fu costruito il castello di Wilanów presso Varsavia. Sorsero numerosi conventi e venne diversificandosi il modello della casa borghese. Mentre la scultura si dedicò in genere alla decorazione, nella pittura si imposero figure di un certo rilievo quali T. Dolabella, notevole realizzatore di quadri storici, e il ritrattista D. Schultz.

Cultura: arte: dal neoclassicismo ai movimenti contemporanei

Dopo un periodo di decadenza, gli ultimi decenni del sec. XVII videro un notevole rifiorire delle arti. Nell'architettura si affermò lo stile palladiano, il cui maggiore rappresentante fu T. de Gameren (palazzo Krasiński a Varsavia, Sant'Anna a Cracovia). La prima metà del Settecento conobbe un forte influsso della cultura tedesca, per opera degli architetti dei re sassoni Augusto II e III (Pöppelmann, G. Chiaveri ecc.). Determinante fu anche l'influenza del rococò francese, sensibile sia nella scultura (decorazione a stucco di vari palazzi) sia nella pittura e nelle arti minori. Col regno di Stanislao II Augusto (1764-95) prese avvio in Polonia il gusto neoclassico, di importazione francese. Fu soprattutto Varsavia il centro più vivace del nuovo stile. Le maggiori realizzazioni architettoniche furono la ricostruzione del castello (opera di V. Louis e J. L. Prieur) e la chiesa della Divina Provvidenza, di J. Kubicki (1791). Numerosi anche i palazzi borghesi che ripresero il tema nazionale del peristilio come portico a colonne (a Varsavia, palazzi Lazienski e del Belvedere). Nel campo della scultura determinante fu il soggiorno polacco (1820) di B. Thorvaldsen che diffuse i modi del neoclassicismo, destinato ad avere largo seguito nel Paese fino alla metà dell'Ottocento. Importante invece per la pittura fu la presenza a Varsavia, nel periodo di Stanislao Augusto, del vedutista B. Bellotto, mentre a corte dominò la personalità di M. Bacciarelli. Verso la metà del sec. XIX in architettura si affermarono pienamente le forme eclettiche degli stili storici, con particolare tendenza per il neogotico. Nella pittura, dopo le correnti neoclassiche alla David (A. Brodowski), si accentuarono i caratteri nazionali e patriottici. Il maggior pittore romantico, legato stilisticamente alla contemporanea pittura francese, è considerato Piotr Michalowski, tuttavia nella pittura di storia emerse a Cracovia Jan Matejko, mentre la corrente realistica nel paesaggio e nella pittura di genere fu rappresentata a Varsavia da J. Szermentowski, A. Gierymski ecc. Nel campo della scultura la corrente patriottica si affermò con W. Oleszczynski, anche se la maggior personalità del secolo fu X. Dunikowski. Sul finire dell'Ottocento a Cracovia, maggior centro artistico del Paese, si formò il gruppo Sztuka (1897), impegnato nella reazione alla pittura realistico-accademica, mentre si delineavano tendenze simboliste rappresentate dal poeta e pittore Stanislaw Wyspianski. Con la conquista dell'indipendenza (1918) in Polonia si verificarono un prodigioso rifiorire artistico e una vasta apertura a tutte le moderne correnti europee. L'architettura funzionale apparve intorno al 1920 soprattutto a Varsavia (Czajkowski, Lagowski ecc.). In scultura, interessanti le adesioni al cubismo (A. Zamoyski), all'astrattismo (H. Wicinski) e alla tradizione della scultura lignea popolare collegata con esperienze cubiste (J. Szczepkowski). Il gruppo Formismo (Cracovia 1917-22), di ispirazione cubista ed espressionista, reagì in pittura alla Secessione viennese; a questo gruppo ne seguirono altri di avanguardia come il Rythm, che fiorito tra il 1922 e il 1932 predilisse temi popolari, il Blok, di tendenze astrattiste, sorto nel 1924 ecc. Negli anni del secondo dopoguerra l'arte ufficiale appare dominata dagli indirizzi del realismo socialista (F. Kowarski). Tuttavia intorno agli anni Cinquanta l'astrattismo trova in Polonia – nell'arco dei Paesi socialisti certamente il più fervido e all'avanguardia – numerosi seguaci (T. Kantor, J. Lebenstejn ecc.) anche nel campo della scultura (Alina Szapocznikow). Nel quadro dell'arte polacca contemporanea va ricordata anche l'importanza delle arti grafiche, specie della xilografia, che nel 1930 hanno raggiunto l'alto livello mantenuto da W. Skoczylas a H. Chrostowska, come pure l'arte del manifesto (T. Trepkowski, J. Lenica). Nonostante i condizionamenti imposti dalle necessità della ricostruzione postbellica e dalle difficoltà economiche, la vita artistica ha continuato la sua prestigiosa tradizione, sia nel campo architettonico sia in quello delle arti visive. Tra i simboli più significativi della storia del Paese vi è il monumento commemorativo nel lager di Auschwitz: in seguito al concorso internazionale bandito nel 1957, l'opera, asciutta e antiretorica, di forte carica evocativa, fu realizzata in dieci anni da un'équipe italo-polacca composta da G. Simoncini, J. Palka, T. Valle e M. Vitale per l'architettura, da P. Cascella e J. Jarnuszkiewicz per la scultura. Riconoscimento internazionale hanno ottenuto di recente giovani talenti come R. Bujnowski, A. Bogacka e M. Maciejowski, artisti in grado di reinterpretare la pittura come valido linguaggio di articolazione e penetrazione della contemporaneità. Il 1989, anno di svolta e di radicali cambiamenti politici ed economici, ha aperto nuove prospettive e opportunità per l'architettura polacca. Ma più che inaugurare un'innovativa stagione artistica, il pluralismo politico ha spianato la strada a un pluralismo artistico felicemente disomogeneo in cui l'evoluzione dell'architettura è ravvisabile su di un piano geografico più che stilistico. A parte la cosmopolita Varsavia, centro di influenza per l'intero Paese, luoghi di interessante sviluppo sono Cracovia, l'alta Slesia e Breslavia. La capitale, dopo la ricostruzione del dopoguerra, vive una fase di rapido sviluppo in cui la ricezione delle principali linee di design europeo cerca di coniugarsi con un'interpretazione di tipo locale (S. Kurylowicz, T. Spychala). Mentre a Cracovia le attuali tendenze configurano un ritorno alle radici della tradizione modernista (R. Loegler, W. Obulowicz), nell'alta Slesia, il più ampio agglomerato industriale del Paese, l'architettura contemporanea attinge dalle tradizioni regionali e, sulla scia di una variante locale del decostruzionismo, fa ampio ricorso a materiali di costruzione popolari come mattoni rossi e acciaio (A. Duda, H. Zubel, M. Pilinkiewicz, T. Studniarek). Fonte ispirativa dell'architettura a Breslavia è invece non tanto l'illustre passato modernista della città quanto l'eco distante del postmodernismo, nel tentativo di riconoscere ed esaltare la pluralità di gusti e di esigenze presenti nella società contemporanea (W. Jarzabak, E. Lach, S. Müller).

Cultura: musica

La vita musicale polacca è stata sempre condizionata dalla travagliata storia politica del Paese. Solo la musica popolare ha potuto così mantenere una sua continuità di evoluzione e di ispirazione. In particolare la danza polacca ebbe larga notorietà in Europa fin dal sec. XVI con nomi diversi: volta polonica, polonaise,polka. Nell'ambito della musica cosiddetta colta si hanno le prime testimonianze di canto a più voci, di ispirazione religiosa, fin dalla formazione del regno di Polonia (sec. X). Un momento di grande fioritura fu il Rinascimento, quando, stimolati dalle esperienze delle scuole fiamminghe, italiane e francesi, si ebbero i compositori Waclaw Szamotulczyk (ca. 1534-ca. 1567), Martinus Leopolita (ca. 1540-89), Mikolaj Zielenski (1550-1615), Marcin Mielczewski (ca. 1590-1651), Adam Jarzebski (ca. 1590-ca. 1649). Per tutta l'età barocca la musica polacca conobbe una grave crisi e non riuscì a produrre figure rappresentative. Solo alla fine del Settecento iniziò una rinascita della tradizione locale. La miseria mutata in felicità di Maciej Kamiński, rappresentata nel 1778, è considerata la prima opera nazionale polacca e aprì la strada alle esperienze di Michał K. Ogiński (1765-1833), Karol Kurpiński (1785-1857), K. Józef Elsner (1769-1854) e soprattutto Stanisław Moniuszko (1819-1872), il personaggio di maggior rilievo dell'Ottocento polacco. F. Chopin (1810-1849), allievo di Elsner, si formò in questo clima di rinnovamento e assorbì in larga misura elementi tratti dal canto popolare, ma la sua attività artistica, svolgendosi fuori dalla Polonia, ebbe più carattere europeo e cosmopolita che polacco. Agli inizi del Novecento i protagonisti della musica polacca furono i sinfonisti di ispirazione nazionale Mieczyslaw Karlowicz (1876-1909), Ludomir Rózycki (1884-1953) e Grzegorz Fitelberg (1879-1953), ma l'unico che riuscì a ottenere notorietà internazionale fu Karol Szymanowski (1882-1937), legato tanto al canto popolare della sua terra quanto alla grande tradizione europea. Fra i compositori variamente legati alle correnti dell'avanguardia contemporanea, si ricordano Witold Łutosławski (1913-1994), Michal Spisak (1914-1965), Tadeusz Baird (1928-1981), Grażyna Bacewicz (1909-69), Henryck Górecki (n. 1933), Włodzimierz Kotoński (n. 1925), Zygmunt Krauze (n. 1938) e Krzysztof Penderecki (n. 1933), la personalità più nota in campo internazionale. Celebre da Chopin in poi è stata la cosiddetta scuola pianistica polacca che in Józef Hofmann (1876-1957) e I. Paderewsky (1860-1941) trovò le figure più rappresentative. Al grande violinista ottocentesco Henryck Wieniawski (1835-80) è intitolato un rinomato concorso violinistico a Poznan, corrispondente dell'ancor più noto concorso pianistico Chopin di Varsavia. Alla scuola musicologica di Zdzislaw Jachimecki (1882-1953) e Adolf Chybinski (1880-1952) si sono formati i rinomati studiosi Hieronim Feicht (1894-1967), Zofia Lissa (1908-80), Józef Michal Chominski (1906-94). Vasta tuttora è l'attività musicale, grazie alle solide strutture scolastiche e alle numerose istituzioni specializzate.

Cultura: teatro

Anche in Polonia il teatro affonda le sue radici nel dramma liturgico in latino (il più antico documento superstite è del 1253) e nel teatro religioso in volgare (si hanno frammenti dei sec. XV e XVI e un importante testo completo, La storia della gloriosa resurrezione del Signore, ca. 1570, di Mikołaj da Wilkowiecko), che si staccava spesso dagli schemi biblici per introdurre episodi comici e riferimenti all'attualità. Contemporaneamente nacque nello stesso Cinquecento un teatro profano, i cui luoghi erano le corti dei re e dei magnati (dove si rappresentavano testi dell'antichità classica in latino e tradotti, opere di umanisti indigeni e la prima tragedia nazionale di rilievo, Il rinvio degli ambasciatori greci, 1578, di Jan Kochanowski), le scuole dei gesuiti e di altri ordini religiosi (prima con un repertorio in latino accompagnato da intermezzi comici in polacco, poi, per due secoli, con testi nella lingua del Paese) e le piazze. Qui, e occasionalmente nei castelli, agivano piccole compagnie di studenti e borghesi che recitavano le cosiddette “commedie ribalde”, farse con personaggi stereotipati, ricche di situazioni spassose. Anche nei sec. XVII e XVIII conservarono importanza le scuole, e soprattutto le corti che ospitavano, insieme a recite amatoriali in polacco, tournées di compagnie italiane, francesi, inglesi e tedesche. Queste stesse compagnie programmarono agli inizi anche il primo teatro pubblico permanente della Polonia, il Nazionale, inaugurato a Varsavia nel 1765. Ma nel 1783 ne assunse la direzione Wojciech Bogusławski, uomo di teatro nel senso pieno del termine (attore, regista, commediografo, traduttore, stimolatore di talenti e iniziative) che fondò, tra l'altro, la prima scuola di recitazione polacca e stimolò con le sue tournées la creazione di teatri permanenti in numerose città. L'Ottocento, il secolo della Polonia divisa e delle rivoluzioni senza successo, vide la nascita di un importante repertorio romantico a opera dei tre grandi drammaturghi A. Mickiewicz, J. Słowacki e Z. Krasiński, costretti all'esilio, e un'intensa vita teatrale in patria (con istituzioni stabili e compagnie di giro) favorita dal fatto che il teatro era un modo per portare avanti, in una situazione politica difficilissima, un discorso di cultura nazionale. Si produssero numerosissimi testi e si affermarono attori, come Bogumił Dawison ed Helena Modrzejewska, destinati a fama internazionale. Il repertorio subì alla fine del secolo la scossa della rivoluzione naturalistica, che riportò in primo piano una tematica legata alla società contemporanea. Capitale del teatro era in quel periodo Cracovia, grazie soprattutto a S. Wyspiański e ad animatori quali T. Pawlikowski e J. Kotarbinski, sensibili anche alle nuove voci simbolistiche. Negli anni tra le due guerre la Polonia, di nuovo libera, fu all'avanguardia del teatro europeo, grazie alle regie di Leon Schiller e al lavoro svolto da importanti teatri come il Reduta e l'Ateneum di Varsavia. Il secondo conflitto mondiale portò alla distruzione di quasi tutti i teatri dei centri maggiori, ma la vita teatrale riprese quasi subito e gli edifici furono ricostruiti. La storia del teatro polacco del dopoguerra può essere divisa in due periodi: il primo, iniziato nel 1949, vide il trionfo del realismo socialista e una centralizzazione totale dell'organizzazione; il secondo, dal 1956, una certa liberalizzazione della censura e il sorgere di nuove iniziative assai più autonome. Appartengono a quest'ultimo periodo gli spettacoli, apprezzati anche all'estero, di K. Dejmek al Nazionale e di E. Axer al Contemporaneo di Varsavia, nonché l'attività di teatri d'avanguardia come il Teatro-Laboratorio di J. Grotowski, a Opole e poi a Breslavia, e il Cricot 2 diretto a Cracovia da T. Kantor. Stimolato dall'evoluzione dinamica del teatro successiva al 1956, il dramma si trovò a diretto confronto con l'intero patrimonio dell'arte del sec. XX. Il 1958 segna il debutto di Sławomir Mrożek. Innova qualitativamente il dramma polacco Tadeusz Różewicz con Schedario (1960). Nei medesimi anni avvengono i debutti di I. Iredyński, S. Grochowiak, J. Abramow-Newerly, J. Krasiński e K. Choiński. Posizione rilevante conquista il cosiddetto “neoclassicismo” (J. S. Sito e J. M. Rymkiewicz), così come il dramma poetico (Z. Herbert); si manifestano i segni di una nuova sensibilità agli aspetti concreti dell'esistenza nella società (Maciej Bordowicz) e, a partire dagli anni Settanta, si sceglie volentieri la via delle forme più leggere: commedie grottesche, musicals. Importante elemento della vita teatrale diviene il fatto che la censura cessa di bloccare le opere di S. I. Witkiewicz, che iniziano una marcia vittoriosa attraverso tutti i palcoscenici professionali polacchi; negli anni 1974-75 anche le opere di W. Gombrowicz fanno il loro ingresso sulle scene, interagendo sui processi di formazione di un dramma di tipo nuovo. Dalla fine degli anni Settanta si è avuta un grande sviluppo del teatro polacco in quanto linguaggio autonomo, in grado di esprimere più della drammaturgia (il già citato Teatro-Laboratorio di Jerzy Grotowski, il teatro d'autore di Tadeusz Kantor). Negli anni successivi si trascura la contingente attualità socio-politica per un ritorno alla storia, considerata nella sua tragica complessità, spietata verso i suoi eroi, come nei lavori teatrali di J. Mikke, J. Zurek, T. Lubienski. Si avvalgono della dimensione storica anche W. Terlecki, W. Zawistowski, J. S. Sito. Tra i più significativi registi che hanno conferito un nuovo volto al teatro ricordiamo, oltre a Kazimierz Dejmek ed Erwin Axer, Adam Hanuszkiewicz, Konrad Swinarski, Andrzej Wajda e, della generazione di mezzo, M. Prus, J. Grzegorzewski, S. Hebanowski e H. Kajzar. Progetti scenografici particolarmente validi furono quelli di J. Kosiński, Z. Wierchowicz, A. Majewski e K. Zachwatowicz. Uno dei migliori lavori teatrali degli anni Ottanta e Novanta, accanto a Trappola di T. Różewicz, si rivela Antigone a New York (1992) di Janusz Glowacki, che dal 1982 risiede negli U.S.A. Sul rapporto del pubblico col teatro e gli attori ha influito fortemente l'attivo inserimento dell'ambiente teatrale nelle azioni di protesta politica contro lo stato di guerra introdotto nel dicembre 1981. Accademie teatrali esistono a Cracovia, Varsavia e Lódz. Nel 1984 in Polonia esistevano 71 teatri stabili e 26 teatri di marionette, ma dal 1989 per la maggior parte di essi è finito il sistema di facilitazioni e di sovvenzioni che in precedenza assicurava loro il mecenatismo dello Stato, ponendo in forse la loro stessa esistenza. Centro della vita teatrale è ancora Varsavia, ma grande importanza rivestono anche Cracovia, Breslavia, Lódz e Danzica. Alla problematica teatrale si dedicano riviste quali Pamietnik Teatralny, Dialog, Teatr e Scena.

Cultura: danza

Il balletto fu introdotto in Polonia intorno al 1520, per merito della principessa italiana Bona Sforza, moglie di Sigismondo I. Sempre nell'ambito della corte e dell'aristocrazia fu poi potenziato dalle iniziative di Ladislao IV, Augusto II, Augusto III, che invitarono coreografi e ballerini francesi. Dalla metà del Settecento il balletto entrò negli spettacoli pubblici, abbinato in genere a rappresentazioni di commedie o di opere, con l'intervento di famosi interpreti stranieri. Solo alla fine del secolo cominciarono a prendere consistenza iniziative nazionali che permisero, nell'Ottocento, il fiorire di un repertorio nazionale, accanto a quello d'importazione. Nel 1785 l'ultimo re polacco, Stanislao II Augusto, creò a Varsavia la prima compagnia professionale che, nella sua forma originaria, sopravvisse fino al 1794, anno dello smembramento politico del Paese fra Russia, Prussia e Austria. Nel periodo della dominazione russa fu ricreata a Varsavia una compagnia di balletto (1818) sotto la direzione di maestri coreografi ancora una volta provenienti dalla Francia. Il periodo romantico, apertosi anche qui con le prime apparizioni della Taglioni, fu dominato dalla presenza del padre di lei, Filippo, che diresse la compagnia dal 1843 al 1853, mettendo in scena molti titoli fra i più popolari del suo repertorio, fra cui la versione originale de La Sylphide da lui creata a Parigi per la figlia Maria. Al maestro italiano succedette il polacco Roman Turczynowicz, che mantenne rapporti di collaborazione, oltre che coi Taglioni, con la Grisi e con C. Blasis – che qui mise in scena il suo Faust (1856) – portando il livello artistico e tecnico del balletto in Polonia ai suoi massimi livelli. Dopo di lui la compagnia fu nuovamente affidata a diversi maestri italiani, il più celebre dei quali, Enrico Cecchetti, che resse la Scuola imperiale di Varsavia dal 1902 al 1905, contribuì a una, peraltro breve, rinascita del balletto, formando una nuova generazione di interpreti (fra i quali Stanislas Idzikowski e Leon Woizikowski) cui attinse anche Djagilev per i suoi Ballets Russes. L'attività ballettistica rimaneva però concentrata, fino ad allora, nella capitale. Nei primi anni del secolo una significativa influenza sulla cultura coreutica del Paese ebbero le apparizioni di alcuni capiscuola della danza libera e del modernismo – la Duncan e la Wigman, innanzitutto, ma anche il creatore della ginnastica ritmica Jaques-Dalcroze – che suscitarono emuli e seguaci e di conseguenza il fiorire di numerose scuole delle diverse tecniche in molte città. Nonostante lo scoppio della I guerra mondiale avesse assai rallentato l'attività ballettistica, nell'immediato dopoguerra nuove compagnie di balletto furono annesse ai teatri di Poznań e Lvov. La riconquistata indipendenza vide anche il rifiorire dell'attività creativa. Nuovi balletti di argomento nazionale, accanto a titoli celebri del repertorio djagileviano, apparvero sulle scene polacche e una nuova compagnia, il Ballet Polonaise, diretto prima da Woizikowski poi dalla Nijinska, ottenne grande successo in tutt'Europa nel periodo 1937-39. Nel corso della seconda guerra mondiale la distruzione di Varsavia e del suo Teatro dell'Opera da parte dei nazisti travolse anche la compagnia ivi residente, fino ad allora depositaria di una tradizione fra le più antiche d'Europa e custode nel proprio repertorio di preziose vestigia – quali La Sylphide di Taglioni o il Faust di Blasis – che andarono irrimediabilmente perdute. Dopo la guerra lo Stato polacco ha ricostruito pressoché dal nulla il proprio patrimonio ballettistico, attingendo largamente alla tradizione e all'insegnamento russo-sovietico. Oltre alla rinascita della compagnia di Varsavia si è provveduto alla costituizione di una decina di complessi – tra ballettistici e di ispirazione folcloristica – sostenuti dal contributo dello Stato. Cinque nuove accademie statali provvedono alla formazione professionale di ballerini, coreografi e maestri di danza, alimentate, almeno fino a tutto il periodo di influenza dello Stato sovietico su quello polacco, da frequenti scambi con le accademie russe.

Cultura: cinema

Dal 1911 al 1928 personaggio dominante fu il produttore e regista A. Hertz, che specializzò la propria società (“Sfinks”) in melodrammi erotici interpretati anche da Pola Negri, e in film patriottici, prima antizaristi e poi antibolscevichi, diretti anche da R. Boleslawski. Impermeabile negli anni Venti all'influsso sovietico, il cinema polacco si dimostrò piuttosto incline all'impressionismo francese con i registi L. Trystan, J. Gardan, H. Szaro (poi fucilato nel ghetto di Varsavia) e con i primi studi teorico-critici. Buono come livello tecnico da I vampiri di Varsavia (1925) a Il verdetto della vita (1934), che venne anche in Italia, esso attinse autenticità culturale con J. Lejtes, con un gruppo di film yiddish dei quali il più intenso e poetico sarà Dybuk (1938) di M. Waszinski, e con l'opera di A. Ford, che introdusse il realismo nel documentario e nel film narrativo (La legione della strada, 1932) e partecipò (con Risveglio, 1934) al movimento d'avanguardia Start. Lo stesso Ford figurò tra i fondatori del cinema nazionalizzato alla Liberazione e nel 1948 tra i suoi primi autori (Fiamme su Varsavia) insieme con Wanda Jakubowska, già sua collega al gruppo Start e reduce dall'inferno di Auschwitz (Ultima tappa). Un primo periodo di grigia osservanza allo stalinismo si chiuse con il pur interessante film a colori, ancora di Ford, I cinque della via Barska (1954). Ma a metà degli anni Cinquanta, anche grazie alla sua organizzazione in gruppi relativamente autonomi (Start, Kadr, Studio, Rythm, Kamera ecc.) affidati a singoli registi, proprio dal cinema polacco venne il primo segno di rinnovamento nell'ambito dei Paesi socialisti. Fu la stagione folgorante di A. Wajda e del suo capolavoro Cenere e diamanti (1958), di J. Kawalerowicz fino a Madre Giovanna degli Angeli (1961), di A. Munk con Eroica (1957) e il film postumo La passeggera (1961-63). Se l'epicentro della “nuova ondata” era la tragedia bellica rivisitata con occhi nuovi, in alcune di queste opere e in altri registi (W. J. Has, T. Konwicki, ecc.) affioravano temi contemporanei, mentre un sintomo dell'involuzione successiva negli anni Sessanta fu appunto l'evasione storico-spettacolare (Manoscritto trovato a Saragozza, 1964, di Has; Ceneri, 1965, di Wajda; Il Faraone, 1966, di Kawalerowicz). Sorsero però i giovani a contrastare tale tendenza e a riaffermare i valori dell'attualità: R. Polanski coi cortometraggi e col film Il coltello nell'acqua (1962), J. Skolimowski con la sua irruenza autobiografica (il suo quarto film Mani in alto, 1967, resterà bloccato dalla censura per una dozzina d'anni), fino a K. Zanussi che esordì nel lungometraggio nel 1968 con Struttura di cristallo. Intanto a partire da Tutto è in vendita (1968), in memoria dell'attore Z. Cybulski, morto l'anno prima in un incidente, il caposcuola Wajda ritrovava se stesso (Paesaggio dopo la battaglia, 1970; Bosco di betulle, 1971; Le nozze, 1973) e negli anni Settanta si assisteva a un rifiorire d'ispirazione col felice prosieguo dell'attività di Zanussi (Illuminazione, 1972) e con le opere di K. Kutz (La perla della corona, 1972), di T. Konwicki (Così lontano da qui, così vicino, 1973), di W. J. Has (Clessidra, 1973), di G. Krolikiewicz (Da parte a parte, 1973) e di W. Borowczyk (Storia di un peccato, 1975). Nel 1977, con L'uomo di marmo di Wajda, Mimetismo di Zanussi e altri film, esplose quella che i Polacchi chiamarono l'ondata di “etica sociale”, e che dalla radiografia dello stalinismo passò con sempre maggior decisione alla critica del presente, dei meccanismi e della corruzione del potere (Senza anestesia, 1978, di Wajda). Intorno al 1980 fu assai cospicua la produzione di questo cinema d'assalto: Il cineamatore di K. Kieslowski, Attori di provincia di Agnieszka Holland, Plenilunio di A. Kondratiuk, Ospedale della trasfigurazione di E. Zebrowski, Il direttore del ballo di F. Falk, Kung-fu di J. Kijowski. Finché, nel 1981, L'uomo di ferro di Wajda, premiato a Cannes, segnò il punto massimo della denuncia. I successivi fatti politici, con lo stato d'assedio e lo scioglimento di Solidarność, bloccarono tale tendenza, costringendo Wajda con Danton (Francia, 1982) e Zanussi con Imperativ (Germania Occidentale, 1982) a proseguire all'estero la loro attività. Così, mentre in patria negli anni Ottanta si affermava unicamente la straordinaria arte di K. Kieslowski con Il Decalogo (1988-89) – anch'egli costretto poi dalle difficoltà a emigrare in Francia per i successivi La doppia vita di Veronique (1991) e la trilogia di Film blu (1993), Film bianco e Film rosso (1994) –, il meglio del cinema polacco del decennio veniva prodotto all'estero con capitali occidentali, da Wajda (I demoni, 1988) a Skolimowski (Moonlighting, 1982; La nave faro, 1985; 30 Door Key-Ferdyduke, 1991) ad Agnieszka Holland (Europa, Europa, 1990; Olivier, Olivier, 1992). Nel corso degli anni Novanta l'industria cinematografica polacca è stata protagonista di un processo di forte occidentalizzazione, che ha visto l'aumento esponenziale del prodotto americano e il moltiplicarsi di offerta cinematografica televisiva (le tre reti di Polish TV hanno proposto nel 1996-97 mille titoli, cinquecento la pay tv Canal Plus). Nonostante nel 1996 sia venuto a mancare Krzysztof Kieslowski, la cinematografia polacca ha ritrovato nuovo vigore grazie all'opera di Wajda che, oltre a essere tornato alla regia con Miss Nobody (1997), Pan Tadeusz (2000), tratto dal poema di A. Mickiewicz e The revenge (2002), adattamento di una commedia del drammaturgo A. Fredro, ha creato i Perspektywa Studio, producendo opere di nuovi talenti come Maciej Dejczer (Brute, 1996) e Maciej Slesicki (Daddy, 1996; Sara, 1997; Show, 2003). Assente dagli schermi dal 1992 (The Silent Touch), ha ripreso la sua attività registica anche Zanussi che, dopo In Full Gallop (1995), ha avviato la lavorazione, come regista e produttore, di Our’s God Brother (1997), storia vera di un pittore che sceglie la vita conventuale, tratto da una tragedia scritta nel 1947 da Giovanni Paolo II. Del 2000 è Life as a Fatal Sexually Transmitted Disease, a cui ha fatto seguito Supplement (2002). Riconoscimenti a livello anche internazionale hanno ottenuto Piotr Trzaskalski (Edi, 2002; The Master, 2004) e Dariusz Gajewki (Warsaw, 2003).

Bibliografia

Per la geografia

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Media

Polonia.

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