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Òstia Antica

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frazione della città di Roma, situata in un'ansa del Tevere, presso la foce del fiume. È costituita dall'antico borgo fondato nell'830 da Gregorio IV, oggi centro agricolo in un'area di bonifica, e dalla zona archeologica di Ostia Tiberina.

Cenni storici

Secondo la tradizione la città fu fondata da Anco Marcio nel sec. VII a. C., ma nessuna testimonianza archeologica ha finora avvalorato questa ipotesi. È invece probabile che sia stata fondata verso il 338 a. C. come castrum militare da Roma, ormai padrona delle coste laziali. La cittadella, recinta da mura in opus quadratum, doveva sorvegliare il transito delle navi sul Tevere e procurare alla città il sale. Chiamata Ostia (da ostium, foce) Tiberina, crebbe con l'aumentare della potenza e delle esigenze commerciali di Roma. Ben presto l'abitato si estese fuori dalle mura. Silla, sostenuto dalla città al tempo delle lotte con Mario, favorì la sua espansione e fece costruire una cinta muraria in opus reticulatum quattro volte più grande di quella originaria. In età repubblicana la città aveva già assunto grande importanza anche come emporio commerciale, come rivelano i numerosi resti di horrea (granai). In epoca imperiale la costruzione del porto di Claudio, ampliato poi da Traiano, diede a Ostia un ulteriore sviluppo. Caligola vi fece costruire un acquedotto; rinnovamenti e sistemazioni di quartieri e di terme continuarono sotto gli Antonini e i Severi. Massenzio nel 309 vi aprì una zecca. Costantino, trasferendo a Portus i diritti municipali, ne causò la decadenza, che si accentuò dopo i saccheggi di Alarico (408) e Vitige (537) a ancor più durante le incursioni saracene nel Mediterraneo (sec. VIII e IX). Al largo della sua costa nell'849 e nell'888 gli Arabi furono battuti in due memorabili scontri sul mare. Nel 1050 Ostia perse la sede vescovile istituita dal sec. IV e agli inizi del sec. XIV fu saccheggiata dai genovesi e dai napoletani. Nel 1483 il cardinale Giuliano della Rovere vi fece costruire un forte.

Archeologia

Gli scavi, iniziati nei primi anni del sec. XIX (1802-1804), hanno messo in luce gran parte della città imperiale, consentendo una visione quasi completa della sua struttura. Scarse sono invece le tracce di età repubblicana, che comprendono i resti delle mura del castrum. In età sillana la città fu cinta da una nuova cerchia di mura che bastò poi a contenere anche l'abitato imperiale. Il decumano e il cardo maximus si incrociavano nella piazza del foro, dov'era il Capitolium, su un alto podio, fronteggiato dal tempio di Roma e Augusto. Altra area pubblica era il “piazzale delle corporazioni”, chiuso a S dal teatro, con un tempio al centro. Prevalgono, accanto alle domus signorili di tipo tradizionale, le case tipiche della borghesia e del popolo, le insulae a più piani, sviluppate su un cortile centrale e aperte sulla strada con finestre e balconi. Numerosi i magazzini (tra cui ottimamente conservati gli horrea Epagathiana et Epaphroditiana), le botteghe, i thermopolia, le sedi di associazioni (casa degli Augustali, schola di Traiano) e soprattutto gli impianti termali (terme di Nettuno, del Foro, di Buticosus, ecc.). Il sincretismo religioso è documentato dalla presenza, accanto ai templi delle divinità tradizionali, di ben sedici mitrei, di una sinagoga, di una basilica e di altri luoghi di culto cristiani. Lungo le strade, oltre le mura, si estendevano le necropoli con numerosi monumenti funerari. La maggior parte delle pitture e dei mosaici è ancora in situ, mentre le sculture sono raccolte nel locale museo archeologico.

Bibliografia

R. Calza, E. Nash, Ostia, Firenze, 1960; R. Meiggs, Roman Ostia, Oxford, 1960; R. Calza, Il museo ostiense, Roma, 1962; G. Carandini, Ostia: le terme del nuotatore, Roma, 1968; C. Pavolini, Ostia, Bari, 1989.