(Al-Jumhūrīyat as-Sūdān). Stato dell'Africa centrorientale (1.844.797 km²). Capitale: Khartoum. Divisione amministrativa: wilayate (17). Popolazione: 43.850.000 ab. (stima 2020). Lingua: arabo. Religione: musulmani sunniti 90,7%, cattolici 3%, animisti/credenze tradizionali 2,8%, protestanti 2,1%, altri 1,4%. Unità monetaria: sterlina sudanese (100 piastre). Indice di sviluppo umano: 0,502 (167° posto). Confini: Egitto (N), Mar Rosso (NE), Eritrea e Etiopia (E), Sud Sudan (S), Ciad e Repubblica Centrafricana (W), Libia (NW). Membro di: COMESA, Lega Araba, OCI, ONU, osservatore WTO, UA, associato UE.

Generalità

È lo Stato più vasto del continente; il suo territorio corrisponde essenzialmente alla grande depressione nilotica compresa tra l'altopiano etiopico, le alteterre orientali e le dorsali divisorie dei bacini del Ciad e del Congo, ed è caratterizzato dalla presenza di tre ambienti distinti: desertico, tropicale, equatoriale. Una distinzione molto netta tra il Nord e il Sud del Paese esiste anche dal punto di vista culturale: il Sudan settentrionale si aggancia all'ambiente del Nilo, permeato dall'antica civiltà egizia e poi penetrato dal quella araba; la profonda differenza anche culturale con il Sudan meridionale che appartiene all'Africa nera, più legata al tribalismo, alla religiosità animista, ha portato alla separazione tramite referendum di quest’ultimo e alla nascita dello Stato indipendente del Sud Sudan. Il nome del Paese deriva da Bilād as-Sūdān, cioè “Paese dei neri”, termine con il quale un tempo gli arabi indicavano le terre poste a S del Sahara, abitate appunto da popolazioni di pelle nera. Oggetto dell'espansionismo coloniale anglo-egiziano, il Paese raggiunse l'indipendenza nel 1956, cui seguì però lo scoppio della guerra civile. Negli anni Ottanta del Novecento, lo sviluppo intensivo delle colture irrigue e la statalizzazione delle risorse hanno provocato debolezza e instabilità politica, accentuate dall'isolamento internazionale. I segnali di ripresa nei primi anni del Duemila hanno evidenziato nuove contraddizioni: a fianco del processo di democratizzazione il Paese ha visto aggravarsi la congiuntura economica e acutizzarsi la guerra civile, il cui nodo più problematico è rappresentato dalla situazione nella regione del Darfur. A seguito della separazione dal Sud Sudan (2011) sono nate tensioni con quest’ultimo per il controllo di alcune regioni petrolifere al confine fra i due stati, in particolare quella di Abyei (dove dal 2011 sono presenti caschi blu dell’ONU). Promosse dall’Unione Africana, le trattative diplomatiche hanno alleviato la tensione senza però portare a una soluzione duratura. Nel dicembre 2018 l’aumento dei prezzi dei generi alimentari ha dato vita a vaste proteste contro il governo, poi intensificatesi fino a portare nell’aprile 2019 a un colpo di stato militare che ha destituito il Presidente ‘Umar Ḥasan al-Bashīr, in carica dal 1989. Secondo un accordo firmato in agosto, un consiglio provvisorio misto di civili e militari dovrebbe portare il paese a nuove elezioni.

Lo Stato

La nuova Costituzione del 2005 stabilisce che il Sudan è una Repubblica federale, con un presidente e un Parlamento bicamerale eletti a suffragio universale. Intanto, sulla base degli accordi di pace (Comprehensive Peace Agreement, CPA) firmati a Nairobi (Kenya) nel 2005 tra governo centrale ed Esercito popolare di liberazione del Sudan (SPLA), è stata creata un'Assemblea nazionale, i cui membri sono nominati dal presidente. Il sistema giudiziario sudanese si basa sulla Common Law britannica e sulla legge islamica, la shari‘ah. A capo del sistema giudiziario, che è completamente indipendente dagli altri poteri dello Stato, è il presidente della Repubblica. La giustizia civile è amministrata dall'Alta corte di giustizia, che si compone della Corte d'appello e dell'Alta corte, e dalle Corti provinciali, che si articolano a loro volta in tribunali provinciali e distrettuali. Per la popolazione musulmana la giustizia è spesso amministrata dai tribunali islamici, che si articolano anch'essi in tre gradi di giudizio: le corti kadis, l'Alta corte e la Corte d'appello; al vertice dell'ordinamento giudiziario è il Grand Kadi. Dal 1991 i tribunali islamici non hanno giurisdizione nelle regioni meridionali del Paese, per lo più animiste e cristiane. Anche il sistema di procedura penale si articola in tre gradi di giudizio: Corti maggiori, Corti minori e Corti dei magistrati. È in vigore la pena di morte. La difesa del Paese è affidata alle forze armate, divise nelle tre armi tradizionali, a cui vanno aggiunte la forza di difesa popolare, un'organizzazione di tipo paramilitare. Il servizio di leva è obbligatorio e dura 3 anni. Le notevoli differenze etniche, linguistiche, religiose, di usi e costumi tra il Nord e il Sud del Paese determinano gravi scompensi nell'organizzazione scolastica; grandi sforzi sono stati tuttavia rivolti al conseguimento degli obiettivi principali: la lotta all'analfabetismo e la formazione di quadri tecnici necessari all'economia del Paese. Se infatti nel 1995 la percentuale di analfabeti era del 53,9%, nel 2005 era scesa al 41,4%. L'istruzione primaria è obbligatoria e gratuita dai 7 ai 14 anni. La scuola secondaria, che dura dai 14 ai 17 anni, ha tre indirizzi: generale, tecnico e professionale. A Khartoum hanno sede un Istituto tecnico, uno dei più importanti del settore e che comprende anche una sezione per la formazione degli insegnanti tecnici, un'università istituita nel 1956 e una sezione staccata dell'Università del Cairo fondata (1955) in seguito a un accordo con l'Egitto. Nel 1975 sono state aperte le università di Juba (oggi capitale del Sud Sudan) e Gezira, oltre che a Omdurman, dove è stata creata la prima università aperta anche alle donne.

Territorio: morfologia

I confini corrispondono a quelli dell'ex condominio anglo-egiziano e comprendono nel Nord una larga superficie desertica sahariana (Deserto di Nubia, essenzialmente roccioso, a E del Nilo, mentre la sezione desertica a W del fiume fa parte del vasto Deserto Libico) e subsahariana, che lascia poi il posto, verso il 17º parallelo, alle steppe del sahel e, verso il 13º parallelo, alle savane. Il territorio sudanese è per larga parte incluso nel bacino medio del Nilo; strutturalmente corrisponde a un'ampia area depressionaria compresa tra i rilievi della cosiddetta “Africa Alta” (Acrocoro Etiopico e alteterre kenyote-ugandesi) da un lato e le stesse elevazioni che, sul lato occidentale, separano il bacino nilotico da quelli del Ciad e del Congo. I rilievi si trovano quindi tutti nelle sezioni periferiche del Paese. Essi compaiono anche nel tratto nordorientale, dove il territorio sudanese si affaccia per ca. 300 km al Mar Rosso: situati a ridosso della costa, in genere rettilinea e importuosa, sono costituiti da orlature montuose (Jabal Oda, 2259 m) le quali, come in Egitto, rappresentano la scarpata originatasi con la gigantesca frattura che ha diviso l'Africa dalla Penisola Arabica. La catena che si eleva lungo il Mar Rosso (Jabal Hamoyet, 2780 m) è costituita da scisti cristallini e rocce granitiche. Sul lato occidentale e centroccidentale (Darfur, Kurdufān) prevalgono invece le arenarie nubiane con forme tabulari, situate a un'altezza media di 700 m, dominate però nel Darfur da edifici di origine vulcanica, tra cui l'imponente massiccio cenozoico del Jabal Marrah (attivo però sino in epoca pleistocenica), che raggiunge i 3088 m; il territorio si eleva ancora verso SW lungo il confine con la Repubblica Centrafricana (Jabal Dana nel Dar Fertit, 1173 m). Al di fuori di questi rilievi marginali il territorio sudanese è perciò costituito da distese pianeggianti, in larga parte corrispondenti all'Archeozoico penepiano continentale, che talvolta affiora con superfici di rocce cristalline, come negli Inselberge del Kurdufān o del Darfur. A esso si sovrappongono formazioni tabulari di rocce diverse: a N le rosse arenarie nubiane, verso NW strati giurassici, nel centro-sud, in corrispondenza delle depressioni del Nilo, rocce sedimentarie del Cenozoico e apporti alluvionali recenti. Questi ultimi sono particolarmente estesi nell'area di confluenza dei due Nili e nella vasta depressione del Sudan meridionale, il cosiddetto Sudd: è interessante il fatto che esso si formò per subsidenza a seguito della menzionata gigantesca frattura cenozoica (la fossa siro-africana), perturbazione grandiosa cui sono legati, oltre ai rilievi lungo il Mar Rosso, anche le aree vulcaniche sudanesi, come il Jabal Marrah.

Territorio: idrografia

L'idrografia si riassume essenzialmente nel Nilo, che nel Sudan svolge una notevole parte del suo corso, dando luogo all'episodio che ne caratterizza il regime: la fusione dei suoi due rami sorgentiferi, il Nilo Azzurro e il Nilo Bianco. L'origine di quest'ultimo è in certo senso il risultato – che risale al Pleistocene – di una “cattura” esercitata dal fiume Sūbāt sul Nilo Bianco, il quale un tempo riversava le sue acque in un grande mare interno formato dall'ampia conca oggi corrispondente alla zona anfibia del Sudd, invasa soprattutto da papiri e da Graminacee. Questa grande zona acquitrinosa ha, in certo modo, la funzione di volano: essa immagazzina, mediante i molti fiumi che come il Nilo discendono da S, le acque dei Grandi Laghi durante il periodo più intenso delle piogge equatoriali e, liberandosene gradatamente, determina così il regime molto regolare del Nilo Bianco; i nomi dei due Nili si riferiscono ovviamente al colore delle loro acque vivamente contrastanti (in specie nel periodo di piena) a causa della diversa natura dei materiali trasportati. I due fiumi hanno la loro confluenza a Khartoum, che è sorta non a caso in questo punto cruciale della geografia nilotica. Più a valle il Nilo riceve l'apporto dell''Ātbarah, che scende dagli altopiani etiopici settentrionali. Il periodo di piena è dovuto al grande tributo estivo (da luglio a novembre) del Nilo Azzurro, che apporta il 68% delle acque, mentre il Nilo Bianco contribuisce solo per il 10% e l''Ātbarah per il 22%. Nel periodo di magra il Nilo Bianco contribuisce per l'83%, il Nilo Azzurro per il 17%, mentre nullo è l'apporto dell''Ātbarah. Tra Khartoum e il lago Nubia (o Nasser) il dislivello del fiume, pari a 257 m, è superato da quattro cateratte. Le portate sono assai variabili anche nei periodi di piena: si sono registrati (ad Assuan) massimi di 155.000 milioni di m3 annui e minimi di 42.000 (la media è di 84.000 milioni). Per il Sudan il Nilo ha sì una funzione importante (specie nella fascia centrale compresa tra i due Nili, Al- Jazīrah, l'isola) ma non come per l'Egitto, il ben noto “dono del Nilo”; qui il corso è rotto da numerose cateratte che ne ostacolano la navigabilità e particolarmente verso S il fiume non ha mai costituito una via di penetrazione. Per il resto l'idrografia sudanese è rappresentata da uidian o fiumi temporanei (taluni tendenti al Mar Rosso o al Ciad), lunghi ma sterili greti bordati da una verde fascia arborea che si staglia nell'uniforme manto delle savane e delle steppe saheliane. Il Bahr-al-Ghazāl, tributario del Nilo Bianco, è il più lungo.

Territorio: clima

Il clima è, su ogni parte del territorio, marcatamente tropicale, con due stagioni ben distinte; fa eccezione il breve tratto costiero, dove il Mar Rosso introduce caratteristiche marittime, limitate però all'esigua cimosa litoranea e al versante montuoso che vi si affaccia. Qui, oltre alla stagione piovosa (luglio-agosto), corrispondente a quella delle piogge continentali, si verificano precipitazioni invernali relativamente più abbondanti, salvo che a Būr Sūdān (Port Sudan), dove si hanno solo 110 mm annui; elevatissima è l'umidità relativa. L'alternanza stagionale, tipica dei climi tropicali, è legata alle alte pressioni invernali proprie di tutta l'area sahariana, cui si contrappongono gli apporti umidi estivi delle masse d'aria equatoriali. Naturalmente la stagione piovosa è via via più breve procedendo verso N, dove le precipitazioni, oltre il 13º parallelo, non superano gli 80 mm annui. A Khartoum, che è nella fascia saheliana, cadono annualmente 160 mm: una zona eccezionale è quella del Jabal Marrah (sino a 600 mm) a causa della condensazione determinata dall'altitudine. Scendendo verso S si entra progressivamente nell'ambiente subequatoriale (a Wau 1100 mm), toccando i 1500 mm sui rilievi meridionali. In tutto il Paese si hanno temperature elevatissime, con minime nei mesi invernali (20-27 ºC in gennaio passando da N a S) e massime nel periodo tra marzo e luglio che precede la stagione delle piogge (32 ºC e 29 ºC). Le escursioni termiche giornaliere raggiungono valori elevati soprattutto nell'area sahariana; presso Wādī Halfā' si possono registrare anche 50 ºC, che corrispondono ai valori massimi sudanesi.

Territorio: geografia umana

La popolazione del Sudan forma un mosaico etnico tra i più ricchi e compositi dell'Africa; le varie minoranze costituiscono infatti quasi un quarto dell'intera popolazione (23,3%). In particolare essa è il risultato del contatto, avvenuto già in tempi preistorici, di genti nere – originarie del Paese – e di sopraggiunte genti bianche, europoidi; determinanti sono stati soprattutto in epoca più recente gli apporti semitici dovuti all'espansione verso S degli arabi. In linea di massima si hanno, anche per quanto riguarda l'uomo, differenze etniche in senso latitudinale; da N a S variano gli uomini, le loro attività, la forma dei villaggi. In generale, a N, oltre il 10º parallelo, d'ambiente sahariano e subsahariano, predominano le popolazioni arabe o arabizzate (49%), divise in due grandi gruppi: gli jaali nella regione nubiana (ma lungo il Nilo, da Wādī Halfā' a Merowe, sussistono elementi dell'antica etnia nera), i nubiani (8% ), gli juhayna nella zona centrale. Le tribù più rappresentative sono quelle dei kababish, degli hauawir, dei messiriye e altre genericamente denominate baggara (“vaccari”). Si tratta per gran parte di popoli allevatori che compiono migrazioni stagionali da N a S lungo tragitti che conducono il bestiame verso i pascoli e i pozzi. Nel Sudan nordorientale, tra il Nilo e il Mar Rosso, si trova però un'area etnicamente distinta, rappresentata dalle popolazioni dette cuscitiche (un ramo camitico, su base soprattutto linguistica, che deriva il nome dall'antico regno di Kush): sono genericamente conosciute come i beja (o begia, 6%), ma comprendono tribù diverse (hadendoa, bisharin, beni amer) che praticano il nomadismo nella regione montuosa orientale. Nel Darfur si hanno ulteriori tribù d'origine diversa che l'arabizzazione ha lasciato immuni: alcune, come i for(o fur) del Jabal Marrah, sono antiche popolazioni sudanesi con tratti paleonegritici (l'ambiente isolato del massiccio ha permesso la conservazione dei caratteri arcaici), altre sono un miscuglio tra sudanesi e sahariani (zaghawa), affini appunto ai tebu del Sahara. A S del 10º parallelo, si entra nel mondo africano vero e proprio, soprattutto dominio delle popolazioni nilotiche, dai caratteri somatici inconfondibili (l'alta statura, la struttura quasi scheletrica, la pelle scurissima); sono rappresentati da grandi tribù pastorali, seminomadi, che allevano bovini: i dinka (11%), i nuer, gli shilluk, gli anuak, che vivono lungo i fiumi e le paludi del Sudd. Il quadro etnico, estremamente complesso, è completato dai niloto-camiti, cioè con tracce europoidi, come i bari, i lotuko, i turkana ecc., stanziati tra l'alto Nilo e gli estremi rilievi sudorientali, mentre a W dell'alto corso del fiume, sino alle dorsali che fanno da spartiacque con il fiume Congo, si trovano popolazioni paleosudanesi e il grande gruppo sudanese degli azande (sandé, 2,7%). Il primo censimento risale al 1956 e registrò 10,3 milioni di ab., di cui ca. 4 milioni di popolazioni arabe o arabizzate, 3 milioni dei gruppi meridionali (nilotici, niloto-camiti, sudanesi), 1,3 milioni dei gruppi occidentali (for ecc.), 650.000 beja, 580.000 nubiani ecc.; si avevano inoltre cospicue (oltre 250.000 ab.) minoranze non africane, composte soprattutto da ciprioti, siriani e altri, in genere occupati in attività commerciali. Successivamente la popolazione fu valutata accrescersi con un indice annuo prima del 3%, poi (1970-75) del 2,5% e (1985-95) del 3,1%; il censimento del 1983 portò la popolazione sudanese a oltre 20,5 milioni. Tuttavia il Sud del Paese, oggi indipendente, è stato sottoposto tra il 1960 e il 1970 a una politica di sterminio da parte del governo centrale, il che ha costretto all'esodo diverse centinaia di migliaia di persone. A loro volta in Sudan si sono rifugiati dai Paesi vicini numerosi profughi, che nel 1987 avevano raggiunto quota 975.000 (un terzo dei quali proveniente dall'Etiopia). La densità è di 22,76 ab./km². La popolazione, comunque, è distribuita in modo diseguale e negli ultimi anni si sono accentuati i contrasti: infatti ca. la metà della popolazione è concentrata sul 15% del territorio, con densità maggiori lungo il corso del Nilo. I divari regionali e le profonde differenze socioeconomiche tra le varie regioni sono all'origine anche del più recente conflitto interno, esploso nel 2003 nel Darfur. I continui flussi migratori verso le città hanno portato a 34%, nel 2015, il tasso di urbanizzazione. Le condizioni naturali hanno determinato stili di vita differenti, con una prevalenza di vita sedentaria contadina al centronord, tradizioni nomadi da allevatori di bestiame nella savana umida del sudovest e nelle paludi meridionali e, ancora vita nomade nella steppa del nordovest e nelle colline del Mar Rosso. La capitale Khartoum ospita tutte le attività principali insieme con la vicina Umm Durmān (Omdurman) e Khartoum North, un quartiere eminentemente industriale, con le quali forma un gigantesco agglomerato di oltre 4,5 milioni di abitanti. Dopo Khartoum il centro principale è Būr Sūdān, sbocco marittimo del Paese, collegata con ferrovia alla capitale, oggi dotata di un porto moderno in sostituzione di quello vecchio di Sawākin (Suakin). Wad Madanī è il maggior centro di Al- Jazīrah e delle sue attività cotoniere.

Territorio: ambiente

La vegetazione è scarsissima nella fascia desertica settentrionale, con alcune specie di acacie, isolati arbusti e, nelle oasi, la palma dattilifera. Il sahel è il dominio delle Graminacee; verso S accanto alle formazioni steppiche e arbustive si trovano piante arboree xerofile rappresentate da acacie, tamerici, mimose ed euforbie. Tra le molte specie di acacie delle savane (che si stendono nella fascia di precipitazioni tra i 400 e i 900 mm annui), dove numerosi sono i baobab, assai diffusa è, specialmente nel Darfur, l'Acacia senegal (hashab) che fornisce la gomma arabica. Là dove le piogge superano i 900 mm annui sui rilievi si ha la foresta equatoriale, ricca di essenze pregiate come il mogano e piante da frutto come la papaia, ma è ormai estesamente degradata ed è preceduta a N da savane arborate. Il passaggio dalla foresta alla savana è caratterizzato dalla foresta a galleria, che segna il corso dei fiumi. Infine nella parte meridionale del Sudan cresce una vegetazione palustre con papiri ed Eichhornia crassipes, una pianta della famiglia delle Pontederiacee. La presenza di numerosi territori incontaminati e lontani dalle aree abitate ha favorito la conservazione di una fauna selvatica relativamente ricca. Giraffe, leoni, gazzelle, leopardi, scimmie, babbuini, ippopotami, coccodrilli, zebre e rinoceronti popolano l'intero territorio del Sudan dalle foreste alle savane fino al deserto. La mancanza di acqua potabile e i lunghi periodi di siccità che causano desertificazione ed erosione del suolo sono tra i problemi più gravi che il Sudan deve affrontare. Inoltre le scarse riserve idriche sono minacciate dall'inquinamento prodotto dai rifiuti industriali. Il 4,5% del territorio è protetto sotto forma di riserve naturali, oasi faunistiche e 10 parchi nazionali.

Economia: generalità

Durante il periodo coloniale il Sudan non vide sfruttate le sue risorse: l'unica importante realizzazione fu il potenziamento della cotonicoltura nella Gezira. Si può parlare di valorizzazione solo dopo la conquista dell'indipendenza (1956), quando il governo provvide alla realizzazione delle dighe di Er Roseires sul Nilo Azzurro e di Khashm al-Qirbah sull'Atbara; fu invece sospesa nel 1985, a causa di conflitti locali, la molto impegnativa costruzione del Canale Jonglei, che avrebbe dovuto deviare, canalizzandole, le acque del Nilo Bianco, impedendo che si impaludassero nel Sudd e ottenendo il diretto collegamento tra Jonglei e Malakal. Negli anni Sessanta del Novecento il Sudan ricorse agli aiuti finanziari e militari dell'Unione Sovietica e in generale favorì l'ingresso di capitali stranieri: questa politica condusse a un incremento spropositato del debito estero. Negli anni successivi la situazione economica si fece più grave, tanto che nel 1983 Nimeiry instaurò un regime ancora più autoritario: il conflitto interno ebbe come conseguenza immediata il diradamento dei contatti con i Paesi occidentali, che, nel 1995, congelarono i propri crediti a causa di un mancato rimborso al Fondo Monetario Internazionale. Inoltre il Consiglio di Sicurezza dell'ONU impose al Sudan (1996), l'isolamento internazionale a causa di un suo coinvolgimento nell'attentato a H. Mubarak. Dal 1997 alcune ponderate scelte economiche (tra cui lo sfruttamento di alcuni giacimenti petroliferi) hanno permesso al Paese una lenta ma costante ripresa e una normalizzazione dei rapporti con i Paesi occidentali. A causa dello scoppio della guerra del Darfur (2003), il PIL, in netto calo rispetto ai primi Duemila, si attestava nel 2018 a 33.903 ml $ USA e il PIL pro capite a 808 $ USA.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

L'agricoltura occupa ancor oggi la maggioranza dei sudanesi (43,1% della popolazione attiva 2018); peraltro la superficie coltivata è pari al 22,87% del territorio. In effetti il Paese dispone di un elevato potenziale agricolo non ancora sfruttato per mancanza soprattutto di opere d'irrigazione. Bisogna però tener conto del fatto che anche nel Sudan, com'è proprio di tanti Stati africani, permane una netta separazione tra agricoltura tradizionale, di pura sussistenza ed estremamente povera, ma dalla quale trae i suoi stentati proventi la gran massa della popolazione, e agricoltura commerciale, cui sono naturalmente destinate le aree migliori. Le fondamentali colture destinate all'alimentazione sono in genere quelle tipiche dell'ambiente africano delle savane, cioè le colture dei cereali poveri, come il sorgo e il miglio, che sono coltivabili un po' ovunque, giacché crescono senza richiedere il ricorso all'irrigazione, sfruttando unicamente la breve stagione piovosa. Abbastanza rilievo hanno il frumento, il mais e il riso, la cui coltivazione peraltro si va estendendo nelle zone irrigue in relazione alle crescenti richieste da parte dei centri urbani. Altri generi alimentari di grande consumo sono la manioca, le patate, i pomodori e altri prodotti orticoli. Nelle oasi del Nord il prodotto principale è costituito dai datteri; sono inoltre presenti nel Paese varie altre colture fruttifere, per esempio di banane, arance, pompelmi. Per quanto riguarda le colture a carattere commerciale sono state già da tempo statalizzate e meccanizzate numerose piantagioni. Il Sudan è un Paese “cotoniero”; la cotonicoltura trova nelle fertili terre alluvionali della Gezira condizioni assai propizie e il cotone rappresenta di gran lunga la principale merce d'esportazione del Paese. I terreni irrigui hanno comunque aumentato di parecchio la loro estensione; altre piantagioni si sono aggiunte a quelle della Gezira, tra cui le piantagioni di Khashm al-Qirbah. Si coltivano e si esportano inoltre arachidi e sesamo; registra un certo sviluppo la coltivazione della canna da zucchero. § Circa il 22% del territorio sudanese è ricoperto da foreste e boschi; sono in particolare ricche di legname pregiato, tra cui mogano ed ebano, le belle foreste equatoriali della Regione Meridionale; lo sfruttamento forestale potrebbe essere potenziato creando delle sufficienti infrastrutture, specie viarie. Altro importante prodotto del Sudan è la gomma arabica (hashab), che occupa un posto rilevante anche nelle esportazioni e che si ricava dall'Acacia senegal, diffusa nelle savane del Kordofan, del Darfur, del Nilo Azzurro e dello Stato di Kassala. § Il patrimonio zootecnico è considerevole; l'allevamento è reso possibile, anche in forme nomadiche, dalla vastità del territorio, ma è ostacolato e reso difficile dalla povertà d'acqua, che diventa addirittura drammatica in certe regioni durante la stagione asciutta. Inoltre la modernizzazione dell'attività zootecnica trova ostacoli persino d'ordine psicologico, dato che è nella concezione tradizionale degli allevatori il dare importanza al numero dei capi di bestiame posseduti e non alla qualità delle razze. § La pesca è praticata nelle acque interne, specie nelle zone acquitrinose del Sudd, dove è un'attività complementare per le popolazioni agricole locali; la pesca è diffusa anche lungo tutto il Nilo, mentre ha sviluppo assai limitato lungo le coste del Mar Rosso.

Economia: industria e risorse minerarie

L'industrializzazione del Paese manca dell'industria di base e le principali produzioni industriali riguardano la trasformazione dei prodotti agricoli locali. Si hanno perciò complessi molitori, zuccherifici, oleifici, birrifici, manifatture di tabacco ecc. Un certo sviluppo ha anche il settore tessile, specie per il cotonificio, con vari stabilimenti a Khartoum; si hanno inoltre calzaturifici, un importante cementificio ad Atbara, alcune raffinerie di petrolio e piccoli stabilimenti chimici, che lavorano soprattutto i derivati del petrolio. § Le risorse minerarie sono svariate e il petrolio, di cui il Paese possiede cospicui giacimenti, è potenzialmente la risorsa più importante del Sudan. La sua estrazione è iniziata a metà degli anni Novanta del Novecento e ha portato, prima all'autosufficienza energetica, poi all'esportazione di questo idrocarburo. Nel 1999 ha cominciato a funzionare l'oleodotto più lungo dell'Africa che collega Heglil al Mar Rosso. In generale il Sudan possiede buone riserve di minerali, ma manca quasi totalmente delle risorse e dei mezzi per la loro estrazione, trasporto e lavorazione: ricava buone quantità di cromite e salmarino, modeste quantità di ferro, rame, magnesite e manganese. In continuo aumento la produzione di oro. Modesta è la produzione di energia elettrica di origine termica e idrica, fornita soprattutto dalle centrali di Er Roseires e di Sennar, entrambe sul Nilo Azzurro.

Economia: commercio e comunicazioni

Il commercio interno dal inizio del Duemila è in lieve crescita; quello con l'estero presenta gravi squilibri nella bilancia commerciale, giacché le esportazioni coprono appena da metà a un terzo delle importazioni. Queste ultime sono naturalmente rappresentate soprattutto da macchinari e mezzi di trasporto, prodotti industriali d'ogni genere, mentre il Sudan esporta principalmente petrolio seguito da prodotti alimentari e tessili: cotone, arachidi, sesamo, gomma arabica, ovini; l'interscambio si svolge in prevalenza con Cina, Arabia Saudita, Giappone, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Egitto, India, Germania e Francia. § Data la vastità del Paese, la dotazione di un adeguato sistema di vie di comunicazione rappresenta un compito assai arduo per il Governo; nell'insieme le carenze maggiori riguardano il sistema viario (11.900 km nel 2001), in quanto le strade in grande maggioranza non sono transitabili durante la stagione delle piogge. Sono tuttavia state realizzate varie strade nazionali ben asfaltate (6376 km erano asfaltati nel 2012), in modo da collegare sia la capitale sia Port Sudan con tutti i capoluoghi provinciali e le altre principali città del Paese. La situazione è particolarmente grave nella parte meridionale del Paese, dove la lunga guerra civile ha causato danni ingenti alle pur modeste preesistenti strutture viarie. Discreta appare la situazione per quanto riguarda le comunicazioni ferroviarie: il Sudan dispone di 4313 km di ferrovie (2017); i trasporti interni si avvalgono largamente della navigazione fluviale, che si sviluppa massimamente sul Nilo Bianco. Il traffico portuale si svolge pressoché interamente a Port Sudan e a Suakin; gli aeroporti principali si trovano a Khartoum, Juba, Port Sudan.

Storia

La storia antica e medievale del Sudan coincide con quella della Nubia. Dagli inizi del sec. XVI, il Sudan costituiva uno Stato indipendente, sorto sulle rovine dell'antico regno di Aloa, ultimo dei regni cristiani medievali della Nubia, e dominato dalla stirpe guerriera dei fung. Per tre secoli i fung respinsero gli attacchi portati dall'Abissinia e dal vicino Darfur, ma non poterono resistere all'invasione egiziana del 1820, per cui il Sudan divenne dapprima un governatorato egiziano e nel 1899, dopo la liquidazione del Mahdī di Khartoum, un “condominio” anglo-egiziano (in realtà un dominio inglese). L'istanza autonomista del Sudan cominciò a delinearsi fra la prima e la seconda guerra mondiale, propugnata dal partito patriottico Umma; ma nel 1922, quando l'Inghilterra riconobbe l'indipendenza dell'Egitto, non volle cedere il Sudan e nel 1936 il vecchio condominio fu riconfermato. Anche dopo la fine della seconda guerra mondiale, le petizioni dell'Egitto all'Inghilterra e all'ONU per il recupero del Sudan caddero nel vuoto. D'altra parte, cominciarono invece ad avere ascolto gli appelli dell'Umma per l'indipendenza assoluta, soprattutto dopo l'avvento al potere in Egitto di G. Nasser, favorevole al nazionalismo sudanese. Nel 1953 i leader di tale nazionalismo riuscirono a stipulare con il governo britannico un accordo che stabiliva i preliminari per l'indipendenza del Sudan, realizzatasi il 1º gennaio 1956. Il nuovo governo nazionale si trovò ad affrontare cinque gravi problemi fondamentali: il separatismo del Sudan meridionale, i rapporti con l'Egitto, l'antitesi destra-sinistra, l'impegno del Sudan rispetto al conflitto arabo-israeliano, lo sviluppo economico, sociale e culturale. Nel Sudan meridionale le popolazioni nilotiche e niloto-camitiche, animiste o cristiane, intendevano difendere la propria identità dall'arabizzazione e, fin dai primi momenti, manifestarono una decisa e combattiva volontà separatista, sostenuta, in particolare, dalla Sudan African National Union (SANU). I primi tentativi di repressione del separatismo suscitarono una reazione di vigore inatteso da parte della SANU e del Southern Front, che sfociò in una rivolta armata, condotta soprattutto dai guerriglieri Anya-Nya che inflissero pesanti perdite alle forze governative. All'aggravarsi della situazione pose fine per il momento un colpo di Stato attuato il 17 novembre 1958 dal generale Ibrāhīm ʽAbbū'd. Tuttavia anche il regime autoritario di quest'ultimo nel novembre 1964 dovette cedere il campo a un governo civile che, dominato dai sindacati comunisti, non fu in grado di risolvere i problemi del Paese. Nel maggio 1969 un nuovo colpo di Stato promosso dai militari assegnò i pieni poteri a un Consiglio rivoluzionario presieduto dal colonnello Ga'far an-Nimeiry, che proclamò la Repubblica Democratica del Sudan. Assumendo dapprima posizioni di sinistra, Nimeiry represse duramente la destra e strinse legami coi Paesi del blocco comunista. Poi, spinto dall'esigenza prioritaria di pacificare la nazione, avviò una politica di riconciliazione coi separatisti del Sud, di riequilibrio interno fra destra e sinistra e di graduale disimpegno dalle aspirazioni del nazionalismo panarabico. La svolta si precisò nel corso del 1971, allorché Nimeiry sciolse il Partito comunista e costituì come unica formazione politica legale l'Unione Socialista Sudanese. Nel 1972 riuscì infine a concordare coi separatisti l'istituzione di una Regione Meridionale autonoma (pace di Addis Abeba), mettendo momentaneamente termine a una guerriglia costata un milione di morti. L'assetto dato internamente al Paese fu formalmente sancito dalla nuova Costituzione dell'aprile 1973. La difficile opera di unificazione nazionale si scontrò tuttavia con persistenti dissensi ideologici e rivalità territoriali. Ne derivarono incessanti complotti e contestazioni violente contro la persona e il regime di Nimeiry che, per fronteggiare la situazione, alternò la linea dura con vari tentativi di conciliazione. A queste tensioni si aggiunsero, specie dopo il 1977, gli effetti di un'acuta crisi economica esasperata dall'afflusso di migliaia di profughi dall'Eritrea e dal Ciad. In politica estera le difficoltà intestine si riflettevano in un inasprimento dei rapporti con l'Etiopia e con la Libia (accusata più volte di minacciare la stabilità del Sudan) e in un più netto inserimento nel campo moderato. Con l'appoggio militare e finanziario degli USA e dell'Arabia Saudita, Nimeiry rafforzò i legami con Il Cairo. Alla crisi economica si aggiunse l'attivismo dei Fratelli Musulmani e le continue rivolte dei neri del Sud: Nimeiry nel 1983 revocò la pace di Addis Abeba e instaurò un regime autoritario e fortemente caratterizzato in senso islamico, rintroducendo la shari‘ah. Il 6 aprile 1985 il generale Abdel Rahman Sewar el Dahab depose Nimeiry con un colpo di Stato, fece promulgare una nuova Costituzione e riallacciò i rapporti con Tripoli. Le elezioni del maggio 1986 portarono al potere il partito Umma di Sadia el Mahdi, divenuto primo ministro, mentre la presidenza passò ad Ahmed Ali el Mirghani. Come conseguenza della revoca della pace la lotta armata dell'Esercito Popolare di Liberazione del Sudan (SPLA), che chiedeva l'abrogazione della legge islamica (shari‘ah) e un'ampia autonomia delle regioni meridionali, si inasprì gravemente, provocando la rapida disgregazione del tessuto sociale e produttivo, e con questo dell'organizzazione stessa dello Stato. In questo quadro di forti tensioni e di instabilità politica trovò spazio un nuovo colpo di Stato militare (giugno 1989): il potere venne assunto da un Consiglio della Rivoluzione per la Salvezza Nazionale, il cui presidente, il generale Omar Hassan Ahmed el Bashir, divenne capo dello Stato e del governo, instaurando insieme al leader integralista Hassan al Turabi, nominato presidente dell'assemblea Nazionale, un potere bicefalo islamico-militare. Il nuovo regime, messi al bando di tutti i partiti politici e i sindacati, ridusse così tutti gli spazi di colloquio con le opposizioni, accentuando inoltre la tensione nelle regioni meridionali per la sua alleanza con il Fronte Nazionale islamico. Perseguendo con determinazione l'islamizzazione anche della stessa capitale, nel Sud del Paese il governo conseguì nel corso del 1992 delle significative affermazioni sulle forze della guerriglia, indebolita da scissioni interne. Sul piano delle relazioni internazionali, invece, vennero approfonditi i rapporti con l'Iran, la Libia e l'Iraq (appoggiato durante la guerra del Golfo), nonché rafforzate le iniziative di sostegno ai gruppi fondamentalisti dell'Africa del Nord. Questa politica portò al deterioramento delle relazioni con l'Egitto e con i Paesi occidentali tanto che, nei primi mesi del 1996, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti accusarono il Sudan di sostenere il terrorismo islamico internazionale e intimarono il governo a estradare gli integralisti ricercati per l'attentato al presidente egiziano H. Mubarak. Nonostante questo il potere di Omar el Bashir si rafforzava e venne legittimato dalle elezioni presidenziali di marzo di quell'anno. Sul fronte interno, grazie alla mediazione dell'ex presidente USA J. Carter, nel marzo 1995 il governo sudanese sembrò raggiungere una tregua con i separatisti delle regioni meridionali (SPLA e Movimento per l'indipendenza del Sud del Sudan), ma ben presto le ostilità ripresero con una vittoriosa offensiva militare lanciata dalle organizzazioni separatiste, sostenute dall'Eritrea e dall'Etiopia (gennaio 1997). Una breve apertura costituzionale avvenne nel 1998 quando con un referendum venne approvata una nuova Costituzione, la quale prevedeva, se pur con molte limitazioni, il multipartitismo. Tuttavia nel dicembre 1999 Omar el Bashir, per rafforzare la sua leadership e per rimuovere da posizioni di potere il leader islamico, Hassan al Turabi, sciolse l'Assemblea Nazionale e dichiarò lo stato d'emergenza. Come successivo passo il presidente riuscì a ristabilire le relazioni diplomatiche con l'Uganda e l'Egitto. Con le successive elezioni del dicembre 2000 il presidente venne riconfermarono per cinque anni a capo dello Stato e per tacitare le opposizioni prorogò lo stato d'emergenza, garantendosi in questo modo ampi poteri e limitando i diritti individuali. Negli anni successivi si susseguirono le richieste internazionali perchè il governo trovasse una riconciliazione con le forze del sud del Paese, e significativi passi in avanti nel processo di pace furono fatti nell'ottobre 2003 quando il vicepresidente Ali Osman Taha e John Garang, leader dello SPLA, annunciarono l'intenzione di porre fine alla guerra civile tra nord e sud del Paese e, grazie alla mediazione di Stati Uniti e Kenya, nel 2005 firmarono un accordo sull'amministrazione delle regioni meridionali contese: venne riconosciuto un governo autonomo al Sudan meridionale e previsto un referendum sull'indipendenza della regione entro il 2010. Mentre il governo e lo SPLA si accordavano, nel gennaio del 2004, le truppe governative lanciarono un'offensiva nella regione del Darfur (Sudan occidentale) dove, in una situazione di decennale conflitto l'Esercito/Movimento di Liberazione Sudanese (ex Movimento di Liberazione del Darfur) combatteva per rispondere agli attacchi delle popolazioni arabe Janjaweed: nel 2005 si stimava che più di 180.000 persone fossero già morte in questo conflitto. Nell'estate del 2005 J. Garang morì in un incidente aereo e la sua morte scatenò disordini nel Paese, anche se Omar el Bashir assicurò che il processo di pace sarebbe proseguito; sempre in questo periodo venne firmata una nuova Costituzione con cui il Sudan diveniva una Repubblica federale. Sul fronte del Darfur, nel mese di maggio del 2006, venne stipulato un nuovo accordo ad Abuja (Nigeria) promosso dall'Unione Africana fra il governo e L'Esercito/Movimento di Liberazione Sudanese, che però non venne accettato da una parte delle formazioni ribelli: le violenze si estesero anche al vicino Ciad. A complicare le cose, la risoluzione 1706 dell'ONU (agosto 2006) che disponeva l'invio di un contingente per supportare la presenza militare dell'Unione Africana, non venne sottoscritta dal governo sudanese. Nel febbraio 2007 i presidenti del Sudan, del Ciad e della Repubblica Centrafricana sottoscrivevano congiuntamente in Francia la “Dichiarazione di Cannes” nella quale si impegnavano ad accettare un tavolo di trattativa per il Darfur alla presenza dell'ONU e dell'Unione Africana, ma nel maggio 2008 continuavano gli scontri tanto che i ribelli del JEM (Movimento per la giustizia e l'uguaglianza) assalivano la capitale Khartoum. Proprio a causa della guerra civile in Darfur, nel luglio 2008, il presidente Omar el Bashir veniva formalmente accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità dalla Corte penale internazionale (ICC). Nel febbraio 2009 il JEM e il governo firmavano una dichiarazione d'intenti in vista di un cessate il fuoco. Nell'aprile del 2010 si svolgevano le elezioni presidenziali, le prime con la presenza di diversi partiti dopo ventiquattro anni. Molti candidati, però, si ritiravano dalla competizione, che secondo gli osservatori europei e statunitensi non avveniva in modo corretto. La vittoria elettorale del presidente uscente veniva criticata apertamente dalla comunità internazionale. In novembre riprendevano gli scontri tra il JEM e le truppe governative. Nel gennaio del 2011 si svolgeva un referendum sull'autodeterminazione del sud del Paese, cristiano e animista, da decenni in conflitto con il Nord musulmano; il 99% dei votanti votava a favore della secessione. Resta motivo di tensione tra i due paesi il possesso della regione petrolifera di Abyei. Dopo un accordo favorito dalla Unione africana nel settembre 2012, Sudan e Sudan del Sud hanno ritirato le truppe dalla zona di confine; i contatti diplomatici sono proseguiti, ma senza trovare una soluzione. Negli stati del Kordofan Meridionale e del Nilo Azzurro una frazione dell’SPLM ha ripreso le armi nel 2011, alleandosi con alcuni dei movimenti autonomisti attivi nel Darfur (in particolare del JEM, Movimento per la Giustizia e l’Equità), che dal 2003 lottano contro l’esercito regolare e i miliziani arabi “Janjawīd”, protetti dal governo; dal 2007 è presente nel Darfur una forza ONU (UNAMID). Sudan e Ciad si sono più volte accusati reciprocamente di sostenere i movimenti ribelli attivi nei due paesi. Nelle regioni al confine con l’Eritrea fino all’accordo del 2006 è stato attivo il Fronte orientale, movimento autonomista che si batteva per la difesa dei popoli beja e rashaida, nomadi non arabi. Nel 2019, in seguito alla deposizione del dittatore Omar al Bashir, si è avviato un processo di democratizzazione del paese. In attesa di nuove elezioni sono stati istituiti organi peovvisori. Nell'ottobre 2021 un colpo di Stato militare ha portato allo scioglimento del governo provvisorio guidato dal primo ministro Abdalla Kamdok, mettendo a rischio la fragile transizione del paese verso la democrazia. 

Cultura: generalità

In Sudan l'architettura è variata, e riflette le differenze regionali di clima e di cultura. Nelle regioni settentrionali desertiche, le abitazioni sono strutture con mura spesse di fango, con tetti piatti e porte riccamente decorate, che denotano l'influenza araba. In gran parte del Paese le case sono fatte di mattoni cotti e sono circondate da cortili. A sud le abitazioni tipiche sono capanne rotonde di paglia con tetti conici, chiamate ghotiya. Le popolazioni nomadi dormono in tende, che possono variare nella forma e nei materiali a seconda delle tribù: i rashiaida, per esempio, usano pelo di capra, mentre gli hadendowa intrecciano fibre di palma. L'alimentazione è in genere molto povera ed essenziale: la giornata inizia con una tazza di tè, mentre la colazione viene consumata nella tarda mattinata e consiste di solito in fagioli, insalata, fegato e pane. Il miglio è la base principale: si prepara come un porridge (asida) oppure come un pane piatto (kisra). Le verdure vengono preparate in insalata o stufate; altre preparazioni sono il ful, a base di fave cotte nell'olio, la manioca e le patate dolci. I nomadi che abitano le regioni del nord per il cibo hanno una dieta a base di latticini e carne di cammello, che però è cara e si consuma raramente. Gli ovini vengono macellati solo in occasione di feste e cerimonie; gli intestini, i polmoni e il fegato degli animali sono preparati con peperoncino molto piccante creando un piatto speciale (marara). La cottura della carne avviene nei cortili davanti alle abitazioni su una griglia di alluminio (kanoon). § Nel 2003 sono stati inscritti dall'UNESCO nei siti patrimonio dell'umanità Jabal Barkal e la regione di Napata, capitale dell'antico regno di Kūsh; questi cinque siti archeologici, che si snodano lungo la valle del Nilo per oltre 60 km, testimoniano delle culture dei regni di Napata (dal 900 al 270 a.C.) e di Mëroe (dal 270 a.C. al 350 d.C.). Vi si trovano tombe, con e senza piramidi, templi, strutture abitative e palazzi. Fin dall'antichità, la collina di Jabal Barkal è strettamente associata con i riti religiosi e le tradizioni.

Cultura: letteratura

La letteratura sudanese può essere distinta in due gruppi. Il primo, che fa uso delle lingue vernacolari, presenta una produzione orale, in prevalenza poetica, con testi creati in funzione del canto e della danza, di soggetto religioso, funebre, d'amore o di guerra, proverbi, favole e racconti, tramandati senza sostanziali mutamenti dai tempi più antichi. Il secondo, prevalente, fa uso dell'arabo classico, con una produzione scritta che si distinse per caratteristiche proprie solo a partire dal sec. XIX e, nel periodo mahdista, espresse un vivo sentimento nazionale. La poesia, in netta prevalenza sulla prosa, fu in gran parte rappresentata dall'antica qasidah, semplificata e rinnovata anche nei temi (sociali e politici). Nella letteratura del sec. XIX dominò la corrente tradizionalista, neoclassica. Ḥusayn az-Zahra (1833-1895), Moḥammad Aḥmad Hasim (1825-1910), Moḥammad Ṭāhir al-Mağdhūb (1842-1929) e Moḥammad ʽOmar al-Binna (1848 1919) imitarono i modelli turchi, mentre le poetesse Umm Husaymas e Bint al-Makkawī si rifecero alla poesia popolare usando l'arabo sudanese. Altri si ispirarono ai poeti classici dei periodi omayyade e abbaside, ma tentandone un rinnovamento formale e contenutistico, come i professori universitari ʽAbdallāh al-Binna (1891-?), favorevole a una modernizzazione del vocabolario, e ʽAbdallāh ʽAbd ar-Raḥmān (1892-?), propugnatore del panarabismo. Tuttavia, malgrado questi fermenti, il sec. XX vede ancora molti scrittori, come ʽAbdallāh at-Tayyib (n. 1921), restare fedeli alle forme elaborate della poesia tradizionale. Con Youssūf Muṣṭafā al-Tinni (n. 1909) si annunciò il movimento romantico, che trovò un fondamento teorico nel panteismo animistico del critico Ḥamza al-Malik Tunbul e fu influenzato dall'acceso nazionalismo di effimere ma importanti riviste letterarie, apparse negli anni Trenta del XX secolo, come Lo specchio del Sudan, La Rinascita, L'Alba. I migliori poeti romantici, che rinnovarono profondamente sensibilità e gusto, stile e contenuti, furono: Moḥammad Aḥmad Maḥğūb, Muhyī d-Dīn Ṣābir e soprattutto Youssūf Bachir (1912-1937), che impresse tuttavia una svolta verso il realismo. Questo movimento si affermò dopo il secondo conflitto mondiale, con poesie politicamente impegnate, nuove per forma e temi, che esaltano la solidarietà nella lotta e il panafricanismo (Muhyī d-Dīn Fāris e Mubarak Hassan Khalifa) e avanzano rivendicazioni antirazziste col grande poeta nero Moḥammad Miftāh al-Fitūrī (n. 1930), la cui poesia iniziatica annuncia l'avvenuta conciliazione fra le due radici, araba e nera, della cultura sudanese e l'identificazione con un'Africa mitica. Ma a fianco dei poeti rivoluzionari si trovano anche il classico Jaafar Hamid al-Bachir (n. 1927), il mistico Taj al-Sir Hassan (n. 1930) e la poesia leggera di Jili ʽAbd ar-Raḥmān (n. 1931). Nella prima metà del secolo si è affermata la novella con Abū Bakr Hālid e aṭ-Ṭayyib Zarrūk, influenzati dalla letteratura egiziana, e Khōgli Shukrallāh. Ma il più noto, in Europa, è il romanziere aṭ-Ṭayyib Ṣāliḥ (n. 1929), le cui opere sono state tradotte in molte lingue. Capolavoro della narrativa araba contemporanea è il suo romanzo La stagione di migrazione a Nord (1966) che è divenuto un vero e proprio classico in cui si incrociano e si confrontano le culture tradizionali di un Paese africano con la cultura occidentale. Per la produzione drammatica, scarsamente sviluppata, citiamo Abd al-ra'uf al-Khani. Nella produzione letteraria inglese, anch'essa scarsa, ricordiamo le novelle di Sir Hassan el-Fadl, apparse negli anni Settanta del XX sec. Per il decennio seguente segnaliamo i romanzi di Viviane Amina e Bakhita Amin Ismail, oltre il provocatorio romanzo Seeds of Redemption (1986) di F. Mading Deng. Nella saggistica prevalgono i problemi socio-politici e razziali e si distinguono Beshir Mohammed Said Omer, M. A. Abdel Rahim e F. M. Deng. Lo scrittore più popolare è stato però Tayeb Salih (1929-2009), autore di due romanzi che sono stati tradotti dall'arabo in inglese nel 1969, The Wedding of Zein e Season of Migration to the North. La poesia contemporanea sudanese mescola influenze arabe e africane; l'esponente più noto è Muhammad al-Madhī al-Majdhūb.

Bibliografia

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