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calendàrio

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Lessico

sm. [sec. XIII; dal latino calendaríum, propr. libro dei crediti, i cui interessi scadevano il primo giorno del mese (calende)].

1) Sistema per raggruppare organicamente lunghi intervalli di tempo determinati attraverso l'osservazione dei fenomeni astronomici; considera generalmente l'anno come intervallo base. "Per i prospetti di alcuni tipi di calendario vedi il lemma del 4° volume."

2) Fascicolo per lo più composto di vari fogli, in cui sono segnati tutti i giorni dell'anno con le diverse festività civili e religiose e con altre eventuali notizie d'interesse generale "Per i prospetti di 14 tipi di calendario vedi vol. V, pagg. 207 e 208" ; fascicoli analoghi a carattere più specializzato possono riportare notizie, ricorrenze e informazioni riguardanti uno specifico ramo di attività: calendario scolastico (per le università accademico), con l'indicazione delle date di apertura e chiusura dei corsi, delle vacanze, delle sessioni di esami; calendario di borsa, che registra i giorni in cui si svolgono operazioni di borsa; calendario giudiziario, che elenca i nomi dei magistrati e le date delle udienze; calendario di flora, che elenca le varie specie di piante presenti in una data regione sia allo stato selvatico sia coltivate, ordinandole in base al mese o alla stagione di fioritura; calendario sportivo, programma delle manifestazioni sportive redatto annualmente dagli organi competenti delle varie federazioni sportive. Negli sport a squadre è costituito dalla successione degli incontri congegnata in modo che ciascuna squadra incontri tutte le altre nel corso di due tornate (gironi di andata e di ritorno) una volta sul proprio terreno (in casa) e una volta su quello avversario (fuori casa, in trasferta); calendario venatorio, elenco delle date di apertura e chiusura della caccia e dell'uccellagione, secondo le specie di selvaggina e le regioni; viene approntato annualmente dalle autorità regionali.

Storia

Nel primo giorno (calende) di ogni mese, scadenza dei debiti, un pontefice annunciava i giorni festivi ricorrenti nel nuovo mese; più tardi la parola significò le regole di divisione del tempo. I fenomeni astronomici periodici secondo i quali in tutti i calendari conosciuti veniva e viene tuttora compiuta la suddivisione del tempo sono il giorno solare medio (intervallo medio di tempo compreso fra due successive culminazioni inferiori del Sole), il mese sinodico (intervallo medio di tempo compreso fra due successive fasi identiche della Luna, per esempio fra due successive fasi di Luna nuova) e l'anno tropico (intervallo medio di tempo compreso fra due successivi passaggi del Sole al primo punto di Ariete, ovvero fra due successivi equinozi di primavera). Quest'ultimo periodo può essere definito anche in base al variare dell'altezza del Sole sull'orizzonte, e cioè dalla lunghezza delle ombre proiettate sul suolo, o anche dall'apparire delle stelle e delle costellazioni più caratteristiche, oppure, più comunemente, dall'alternarsi delle stagioni. Rispetto al giorno solare medio, un mese sinodico (detto anche lunazione) dura 29,530588 giorni e un anno tropico 365,2422 giorni, o anche 12,368267 lunazioni. A queste periodicità astronomiche è stata sovrapposta la settimana, inizialmente con un significato religioso, poi accettata e applicata anche nella vita civile. Nel corso della storia dell'umanità, per definire l'epoca dei vari eventi si è fatto riferimento a uno o all'altro dei due astri che più direttamente influenzano la vita sulla Terra, il Sole e la Luna, oppure a entrambi, prendendo come base la durata delle periodicità sopra definite: si sono così avuti calendari lunari, che fanno riferimento al ripetersi delle fasi lunari; calendari solari, riferiti all'anno e quindi alla posizione del Sole fra le stelle, e calendari lunisolari, che si accordano il meglio possibile a entrambe le periodicità lunare e solare. Per esempio il calendario gregoriano attualmente in uso è un calendario solare. La precisione dei diversi calendari è rappresentata dalla precisione con cui si sono trovati multipli dei periodi dei fenomeni astronomici interessati; in pratica, la maggior precisione conseguita consiste nell'aggiungere periodicamente all'anno o al mese un giorno supplementare, secondo regole che diventano tanto più complesse quanto maggiore è la precisione che si vuol conseguire.

Storia: il calendario presso i popoli primitivi

Ai popoli primitivi la determinazione del tempo interessava solo in riferimento alle stagioni adatte alla caccia, alla pesca, alla raccolta dei frutti, alle opere di un'agricoltura ancora primordiale. Essi subordinavano queste attività ai fenomeni atmosferici (caldo, freddo, pioggia, siccità) e le mettevano in relazione con il momento in cui nel cielo apparivano determinate costellazioni. L'inserimento della loro attività nel nuovo ciclo stagionale era celebrato con riti di valore sacro-magico, affinché si svolgesse in armonia con le vicende dei fenomeni naturali e portasse beneficio all'intero gruppo umano. In seguito questi riti trovarono il loro focus centrale nel capodanno, che venne individuato come l'inizio di un ciclo completo, mentre l'osservazione dei fenomeni astronomici portava alla scoperta di altri cicli di tre, quattro, otto, diciannove, cento anni. Sono questi i primi punti fermi che si fissarono sull'immisurato trascorrere del tempo e che di tappa in tappa portarono, con il costruirsi della civiltà, a una determinazione oggettiva e più completa del tempo, quale è giunta a noi dai più antichi calendari. In Cina il calendario venne usato sin da tempi molto antichi (ca. 10.000 anni fa) e fu un calendario di tipo solare che divideva l'anno in 10 mesi, ognuno di 36 giorni. Venne inoltre usato, soprattutto nella parte settentrionale della Cina, anche un calendario di tipo lunare composto da 12 mesi, che si alternavano con 30 e 29 giorni. L'accordo con quello solare era raggiunto intercalando, nello spazio di 19 anni, 7 mesi. L'inizio dell'anno cadeva nella lunazione corrispondente all'entrata del Sole nella costellazione dei Pesci (febbraio). Il calendario giapponese si conformò su quello cinese e fu adottato ufficialmente nel 604 d. C.; i vari mesi venivano chiamati secondo il loro ordine (primo, secondo, ecc.). In Egitto l'anno era composto di 12 mesi di 30 giorni ciascuno, intercalati da altri 5 giorni in modo da raggiungere la cifra di 365. Per le 6 ore mancanti si spostava un giorno ogni 4 anni e 10 giorni ogni 40, continuando in questa operazione per 1460 anni; al termine di questo periodo il capodanno veniva a cadere nello stesso giorno del suo inizio. Il principio dell'anno era collegato all'inondazione del Nilo verso il solstizio d'estate (19 luglio). Negli imperi assiro-babilonesi l'anno era lunare, con 12 mesi di 30 e 29 giorni susseguentisi con alternanze irregolari. Per accordarlo con l'anno solare s'introducevano 5 mesi ogni 19 anni e precisamente negli anni III, VI, XI, XIV, XVII. I nomi dei mesi erano tutti astrali e ogni mese era dedicato a una divinità. Nell'India dei Veda e dei Brahmani l'anno era lunare e suddiviso in 3 quadrimestri, corrispondenti alle stagioni calda, umida, fredda. Per colmare la differenza con l'anno solare s'introduceva un mese ogni 5 anni. L'inizio dell'anno cadeva il 15 marzo. Nella Persia di Zarathustra, l'anno era lunare e constava di 12 mesi di 30 giorni ciascuno, più 5 giorni aggiunti alla fine. Per recuperare le 6 ore non calcolate veniva aggiunto un tredicesimo mese ogni 120 anni. Nell'America precolombiana, i Maya (e li seguirono gli Aztechi) dividevano l'anno in 18 mesi di 20 giorni ciascuno, con l'aggiunta di 5 giorni supplementari, più un sesto supplementare ogni 4 anni. Ogni mese aveva la sua divinità protettrice. Nella terra degli Inca, il Perú, l'anno era lunare e si componeva di 12 mesi, ai quali s'intercalavano 11 giorni nell'anno comune e 12 in quello bisestile; il mese era diviso in decadi. Nell'area mediterranea gli Ebrei accolsero nel loro calendario i nomi dei mesi babilonesi leggermente aramaizzati, ma il loro calendario venne fissato definitivamente solo nel sec. IV d. C. Nell'Arabia preislamica il calendario era lunare con 12 mesi, rozzamente completato con l'intercalare di giorni uguali a circa un mese. Maometto lo fece prettamente lunare. L'era musulmana fu stabilita nel 637 dal califfo ʽOmar facendola iniziare dalla fuga di Maometto dalla Mecca (16 luglio 622). Il calendario musulmano, valevole per tutti i Paesi maomettani, fu sostituito in Turchia da quello gregoriano nel 1926; in Egitto, Siria, Iraq, ecc. coesiste con quello gregoriano, in Persia e nell'Afghanistan, con quello solare. Nella Grecia antica l'anno constava di 12 mesi lunari, alternativamente di 30 e 29 giorni. L'anno risultava pertanto di 354 giorni e per supplire alla parte mancante s'introduceva di tanto in tanto un mese supplementare, ma con criteri diversi per le singole póleis "Per approfondire vedi Gedea Astronomia vol. 3 pp 1-5" "Per approfondire vedi Gedea Astronomia vol. 3 pp 1-5" .

Storia: il calendario romuleo

Secondo un'incerta tradizione il calendario primitivo di Roma, detto calendario romuleo, avrebbe avuto l'anno di 304 giorni divisi in 10 mesi, con inizio a marzo; in seguito a una riforma attribuita a Numa Pompilio, avrebbe avuto l'aggiunta dei mesi di gennaio e febbraio, rispettivamente di 29 e 28 giorni; marzo, maggio, luglio e ottobre ne avevano 31 e gli altri mesi 29; ad anni alterni febbraio aveva solo 23 giorni ed era seguito da un ciclo supplementare di 27- 28 giorni (mese mercedonio). Ma le frequenti modifiche apportate dai pontefici persuasero Giulio Cesare nel 46 a. C. a promulgare la riforma preparata dall'astronomo greco-alessandrino Sosigene (calendario giuliano). Nell'8 d. C. Ottaviano Augusto corresse un errore di calcolo esistente nel calendario giuliano facendo cadere l'anno bisestile una volta ogni quattro anni. In quanto ai giorni del mese, benché già in età imperiale si fosse incominciato a usare anche una divisione simile a quella della settimana, non venivano numerati progressivamente dal primo all'ultimo, ma venivano indicati in base al loro rapporto con le calende (il 1º di ogni mese), le none (il 5 o il 7 a seconda che il mese fosse di 30 o 31 giorni) e le idi (il 13 o il 15).

Storia: i Fasti

Tra i resti di 42 calendari, che i Romani chiamavano fasti, come le liste dei magistrati eponimi, notevoli sono gli Antiates maiores, unico esempio di calendario pregiuliano, quelli Praenestini, opera del grammatico Verrio Flacco, quelli Maffeiani, quasi completi, ecc. Nei calendari erano elencati, mese per mese, tutti i giorni, con varie indicazioni: le lettere nundinali (da A ad H, per segnare i giorni di mercato), le sigle di fasto, nefasto, endoterciso (nefasto solo la mattina e la sera), quelle delle calende, delle none, delle idi; inoltre feste, cerimonie, ricorrenze. Ai calendari veri e propri si aggiungono, pure documentati da iscrizioni, i Ferialia (elenchi, con data, delle feste), i menologi rustici (liste dei mesi, con le principali caratteristiche) e varie tabelle cronologiche.

Storia: dalla riforma di Gregorio XIII al calendario fascista

Nel 1582 si rilevò la necessità di una correzione, che fu imposta da papa Gregorio XIII (donde il nome di calendario gregoriano). Il calendario gregoriano fu adottato nello stesso mese di ottobre del 1582 in Italia, Portogallo e Spagna; nel dicembre seguente in Francia e in parte dei Paesi Bassi, quindi negli altri Paesi cattolici, mentre l'adozione avvenne molto più tardi nei Paesi protestanti: in Germania, Danimarca e Norvegia nel 1700, in Inghilterra nel 1752 (ma in Scozia era già avvenuta nel 1600). In Russia il calendario gregoriano fu adottato nel 1917; negli altri Paesi di religione ortodossa andò in vigore tra il 1916 e il 1923. Nel 1792 la Rivoluzione francese istituì un proprio calendario, in cui l'anno era di 12 mesi di 30 giorni (divisi in decadi) con cinque giorni supplementari alla fine, che diventavano sei ogni quattro anni, mentre l'inizio dell'anno era fissato all'equinozio di autunno; gli anni stessi si computarono non più secondo l'era di Cristo ma secondo l'era repubblicana. Il calendario repubblicano fu abolito nel 1806 e si ritornò a quello gregoriano. Dall'avvento alla caduta del fascismo, in Italia, fu usato oltre al calendario gregoriano anche quello fascista, che prese il suo avvio dalla data della marcia su Roma (28 ottobre 1922) e contava gli anni in numeri romani: per esempio 23 agosto 1925-III E. F. (Era Fascista).

Calendario lunare

Fa corrispondere il più esattamente possibile i giorni di ogni mese alle fasi lunari, senza seguire per nulla il corso delle stagioni. Un anno lunare è composto rigorosamente di 12 mesi e quindi di 354,36708 giorni; la parte decimale viene approssimata a 11/30, commettendo così un errore di un giorno ogni 2900 anni dal calendario gregoriano. Si ha quindi un ciclo trentennale nel quale si contano 19 anni di 354 giorni e 11 anni “intercalari” di 355 giorni. I mesi dell'anno sono alternativamente di 30 e 29 giorni. L'ultimo mese ha 30 giorni negli anni intercalari. Oggi l'unico calendario lunare in uso è quello musulmano.

Calendario lunisolare

Era basato sull'equivalenza 8 anni solari=99 lunazioni con un errore rispetto all'anno tropico di un giorno ogni 5 anni ca.; questo errore fu progressivamente corretto, senza regole fisse, fino all'introduzione del ciclo metonico (432 a. C.), composto da 19 anni solari, ovvero da 235 lunazioni; si aveva un errore di un giorno ogni 219 giorni. In seguito il ciclo di Callippo raccolse 4 cicli metonici diminuiti di un giorno.

Calendario solare

Il più noto è quello persiano, che adotta la frazione 8/33 come approssimazione della parte decimale 0,2422 dell'anno solare. In questo modo, in un ciclo di 33 anni normali di 365 giorni, si devono trovare 8 anni bisestili di 366 giorni. L'errore che si compie è di un giorno ogni 4455 anni.

Calendario giuliano

Eliminò ogni dipendenza del calendario dal ciclo lunare e stabilì che a ogni tre anni di 365 giorni dovesse seguire un anno di 366. Il giorno supplementare, inserito tra il 23 e il 24 febbraio, era il sesto giorno prima dell'inizio di marzo: perciò tale anno veniva chiamato bisestile (bis-sextus pridie Calendas Martias). Cesare conservò la numerazione degli anni dalla fondazione di Roma (ab urbe condita), per cui l'anno della riforma fu il 708 auc, e il nome dei mesi per i quali fissò la lunghezza che hanno tuttora. Solo più tardi i mesi Quintilis e Sextilis furono chiamati Julius e Augustus, in onore di Cesare e di Augusto. Cesare conservò anche la numerazione dei giorni all'interno di ogni mese, già in uso nel calendario pregiuliano: il primo giorno del mese era chiamato Calendae (o Kalendae); le Nonae erano il 7º giorno dei mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre, e il 5º giorno degli altri mesi; le Idus, il 15º giorno nei mesi di marzo, maggio, luglio e ottobre e il 13º negli altri mesi; i giorni si contavano all'indietro a partire da queste date. Fin dal sec. II d. C. venne usata anche la settimana, di origine ebraica, sovrapposta al calendario annuale e mensile: i nomi, tuttora usati, dei sette giorni della settimana derivavano da divinità pagane. Nel sec. VI il monaco Dionigi il Piccolo propose delle modifiche, che conservarono tutte le caratteristiche del calendario precedente, cioè la durata dell'anno tropico (365,25 giorni) e della lunazione (29,53085 giorni), sovrapponendogli semplicemente il ciclo metonico, cosicché ne risultava semplificato il computo della Pasqua e delle altre feste mobili. Conservando, però, del calendario giuliano, la durata dell'anno, ne conseguiva che ogni anno l'equinozio del calendario anticipava, rispetto all'equinozio vero, di 0,0078 giorni.

Calendario gregoriano

L'errore del calendario giuliano era già stato avvertito nel 730 dal Venerabile Beda, che l'aveva calcolato, per quell'epoca, in tre giorni; più tardi, nel sec. XIII, tornarono sull'argomento Ruggero Bacone, Giovanni da Sacrobosco (Holywood) e Giovanni di Sassonia. La questione fu dibattuta anche nei concili di Costanza (1414-18) e di Basilea (1431-49): in quest'ultimo Niccolò Cusano avanzò anche la proposta, non attuata, di far seguire al 24 maggio 1439 il 1º giugno. La riforma avvenne solo nel 1582; in quell'anno, papa Gregorio XIII convocò una commissione ,di cui faceva parte l'astronomo gesuita Cristoforo Clavio, che, accogliendo la proposta avanzata nel 1576 da Luigi Lilio, fissò la durata dell'anno tropico in 365,2425 giorni solari medi (valore già utilizzato nelle Tavole Alfonsine). Di conseguenza, si rendeva necessario correggere l'antico calendario ecclesiastico in modo che in 400 anni vi fossero esattamente 3 giorni in meno. La riforma gregoriana consistette dunque: A) nel correggere le date, per ovviare agli errori accumulatisi nei secoli precedenti, il che avvenne facendo seguire al giovedì 4 ottobre 1582 il venerdì 15 ottobre; B) nello stabilire che fossero bisestili gli anni divisibili per 4 e che, degli anni terminanti con due zeri, fossero bisestili solo quelli divisibili per 400.

Calendario repubblicano

Introdotto durante la Rivoluzione francese dalla Convenzione, fu usato per 13 anni, a partire dal 22 settembre 1792, e abolito il 1º gennaio 1806. Pur essendo un calendario solare, costituisce il primo tentativo di calendario perpetuo, tale cioè che la successione dei giorni della settimana e del mese si riproducano esattamente di anno in anno. Il calendario repubblicano divideva gli anni in 365 o in 366 giorni, distribuiti in 12 mesi di 30 giorni ciascuno, ai quali si aggiungevano 5 giorni (oppure 6, negli anni bisestili). I giorni del mese erano divisi in decadi.

Calendario massonico

Ricorre negli atti ufficiali della massoneria e conserva i mesi e i giorni come nel calendario gregoriano, ma ai nomi dei mesi vengono sostituiti i numeri romani iniziando da marzo; il computo degli anni parte dall'anno 4000 a. C. ed è fatto precedere dalla formula “Anno della Vera Luce”; per esempio: l'anno della V. L. 5812, il 15º giorno del IV mese corrisponde al 15 giugno 1812.

Calendario universale

Il problema dell'istituzione di un calendario perpetuo , sostitutivo del calendario gregoriano attuale (manchevole per la mobilità dei giorni della settimana e della Pasqua e per l'arbitrarietà dell'inizio dell'anno), è ancora allo stadio di proposta; esponiamo una delle più pratiche: l'anno dovrebbe essere diviso in quattro trimestri di 91 giorni, a loro volta divisi in mesi, uno di 31 giorni e gli altri due di 30 giorni; ogni trimestre dovrebbe venire diviso in 13 settimane. Resterebbero fuori dal computo il 365º giorno dell'anno e, eventualmente, anche il giorno bisestile, che verrebbero aggiunti, quali giorni festivi straordinari, alla fine di dicembre e di giugno. La festa di Pasqua resterebbe fissata all'8 aprile, mentre l'inizio dell'anno resterebbe spostato al solstizio d'inverno e fissato sempre di domenica.

Calendario cattolico

I calendari religiosi trascurano la successione delle stagioni per imperniarsi sulle date fondamentali della vita religiosa, cioè le feste. Nella Chiesa cattolica, l'anno liturgico, secondo il rito romano, incomincia con l'Avvento, un periodo di 4 settimane che precede la nascita di Cristo (Natale, 25 dicembre) e della sua prima manifestazione pubblica (Epifania, 6 gennaio). Dopo l'Epifania segue un ciclo, il cui numero è in rapporto con la data della Pasqua, la cui festa coincide con la domenica del plenilunio seguente all'equinozio di primavera e che è preceduta dalla Quaresima, un periodo della durata di 40 giorni in preparazione alla Pasqua. Il periodo post-pasquale si prolunga per altri 40 giorni e culmina con la festa dell'Ascensione di Cristo al Cielo. Dieci giorni dopo ricorre la festa di Pentecoste, che ha dopo di sé un lungo periodo di 24 settimane, che chiudono il ciclo annuale e lo saldano con il nuovo nella prima domenica dell'Avvento. La settimana liturgica segue l'uso ebraico e si trova già adottata nella seconda metà del sec. I d. C.: inizia con la feria I o dies dominica e termina con la feria VII o sabbactum. L'anno liturgico ambrosiano comporta alcune differenze da quello romano: l'Avvento dura 6 settimane, la Quaresima non inizia al mercoledì delle Ceneri, ma alla domenica successiva. Nelle Chiese orientali di rito bizantino si segue tuttora l'antica tradizione costantinopolitana e l'anno liturgico inizia al 1º o al 13 settembre, secondo che si accetti o no la riforma gregoriana. Generalmente viene ammesso il computo degli anni secondo l'era cristiana, ma nelle grandi solennità la si accompagna all'era bizantina. Anche le Chiese di Cipro, di Atene, di Polonia, di Romania, di Mosca hanno finito per accettare il calendario gregoriano, con l'eccezione delle feste mobili, che seguono tuttora il vecchio calendario giuliano; il rito antiocheno inizia il suo anno liturgico il 19 ottobre, quello copto il 10 settembre.

Calendario della Chiesa universale

Fu pubblicato da papa Pio V nel 1568 e reso obbligatorio per tutta la Chiesa latina nel 1570, a eccezione di ordini e diocesi che ne avevano uno proprio da almeno 200 anni (benedettini, domenicani, carmelitani, premostratensi, certosini e le diocesi di Milano, Aquileia, Parigi, Lione, ecc.). In seguito molti di questi accettarono il calendario universale. Alla data della sua emissione il calendario universale manteneva un giusto equilibrio fra il santorale e il temporale, ma questo fu subito rotto con l'introduzione di nuove feste di santi e a nulla valsero gli interventi di diversi papi, perché dovettero limitarsi a creare una gerarchia fra le diverse feste (doppio di I classe, doppio di II classe, doppio maggiore, doppio minore, semidoppio, doppio semplice, commemorazione, ecc.). Oggi il santorale prevale sul temporale per 338 giorni su 27.

Calendario di borsa

Viene fissato ogni anno dalla Commissione nazionale di controllo per le società e la borsa (CONSOB) e vi sono indicati i giorni e gli orari di apertura e chiusura e i giorni riservati alle operazioni che devono effettuarsi prima della liquidazione di fine mese. Tali giorni sono: il giorno di risposta premi, in cui il compratore o datore del premio deve comunicare all'altro contraente la propria decisione; il giorno dei riporti, in cui si provvede alla negoziazione dei contratti di riporto; il giorno dei compensi, in cui il Comitato direttivo degli agenti di cambio stabilisce i prezzi di compenso relativi ai riporti stipulati il giorno prima; il giorno della spunta, in cui gli operatori controllano i reciproci saldi relativi alle operazioni compiute nel corso del mese; il giorno di presentazione fogli, in cui gli associati alla Stanza di compensazione presentano alla stessa gli Stati di liquidazione dei titoli e del contante; il giorno della correzione degli errori, in cui la Stanza di compensazione pubblica gli errori riscontrati nelle situazioni presentate; il giorno di consegna titoli, in cui gli associati debitori provvedono alla consegna dei titoli; infine il giorno di liquidazione, in cui vengono liquidate le differenze in danaro e in titoli a credito o a debito degli associati.

Diritto

Il calendario scolastico consiste in un fascicolo composto di vari fogli in cui sono segnate le date di apertura e chiusura dei corsi, delle vacanze, delle sessioni di esame e di tutte le attività didattiche. In base al decreto legislativo n. 297 del 1994 l'anno scolastico, in tutte le scuole di ogni ordine e grado, ha inizio il 10 settembre e termina il 31 agosto dell'anno successivo e deve comprendere almeno duecento giorni di lezione. Le attività didattiche (scrutini, esami, attività di aggiornamento) si svolgono tra il 10 settembre e il 30 giugno con la conclusione, nel mese di luglio, degli esami di maturità. Ai fini della valutazione degli alunni l'anno scolastico può essere suddiviso in due o tre periodi su deliberazione del collegio dei docenti. Spetta al ministro dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, sentito il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, determinare, con ordinanza, il termine delle attività didattiche e delle lezioni, le scadenze per le valutazioni periodiche e il calendario delle festività e degli esami. Il sovrintendente scolastico regionale, sentiti la Regione e i consigli scolastici provinciali, determina la data di inizio delle lezioni e il calendario relativo al loro svolgimento.

Calendari giudiziario e finanziario

L'anno giudiziario e l'anno finanziario dello Stato italiano coincidono con quello gregoriano e iniziano perciò con il 1º gennaio. Per armonizzare le esigenze del riposo festivo con quelle delle festività religiose, la legge stabilisce quali giorni si debbano considerare festivi a tutti gli effetti civili (legge 27 maggio 1949, n. 269, legge 5 marzo 1977, n. 54 e decreto legislativo n. 297 del 1994).

P. Sconzo, Sulle questioni delle nuove riforme del calendario, Palermo, 1935; L. Tartois, Le Calendrier, in “Encyclopédie de la Pléiade”, XIII, Astronomie, pag. 294 e sgg., Parigi, 1962; E. J. Bickerman, La cronologia nel mondo antico, Firenze, 1963; A. Kirsopp Michels, The Calendar of the Roman Republic, Princeton (New Jersey), 1967; Autori Vari, 1789-1989. La rivoluzione del calendario, Torino, 1988.