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Lettònia

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(Latvijas Republika). Stato dell'Europa baltica (64.559 km²). Capitale: Riga. Divisione amministrativa: distretti (26). Popolazione: 2.270.894 ab. (stima 2008). Lingua: lettone (ufficiale), lituano, russo. Religione: non religiosi/atei 62,9%, cattolici 14,9%, protestanti 14,6%, ortodossi 7,6%. Unità monetaria: lats, al plurale lati (100 santimi). Indice di sviluppo umano: 0,863 (44° posto). Confini: mar Baltico (W e NW), Estonia (N), Lituania (S), Bielorussia (SE) Russia (E). Membro di: Consiglio d'Europa, EBRD, NATO, ONU, OSCE, WTO e UE..

Generalità

Il territorio della Lettonia, modellato dalle glaciazioni del Quaternario, nel corso della storia è stato facile preda delle potenze vicine: Svezia, Polonia e Russia. Affacciata sul Baltico e ricca di terreni fertili e foreste, la piccola Repubblica deve il suo nome ai Letti: questo il termine finnico che indicava i Balti, ovvero gli antenati degli attuali abitanti della regione. I lettoni ottennero una propria nazione indipendente per la prima volta nel 1918, ma il destino li volle nuovamente assoggettati al potere russo in seguito alle vicende tragiche del secondo conflitto mondiale. A lungo penalizzata dall'annessione all'Unione Sovietica, la Lettonia, culturalmente estranea allo stile di vita e all'organizzazione della società imposti dal regime di Mosca, fu, insieme alle altre due Repubbliche Baltiche (Estonia e Lituania), tra i primi Stati a rivendicare la propria autonomia, alle prime avvisaglie del crollo dell'impero sovietico. Riguadagnata la sovranità nazionale, il Paese si è impegnato in un difficile processo di recupero della propria identità economica e culturale, coronato infine con l'ingresso nell'Unione Europea (1° maggio 2004) e l'adesione ai trattati internazionali. Pur restando largamente dipendente dall'estero per le materie prime, la Lettonia si è affacciata al XXI secolo con un grande desiderio di riscatto e rilancio dei vari settori della vita civile.

Lo Stato

La Lettonia è una repubblica parlamentare, ufficialmente indipendente dal 6 settembre 1991 dall'Unione Sovietica, alla quale era stata annessa il 5 agosto 1940. Il 7 luglio 1993 è tornata in vigore la Costituzione democratica del 1922. Il Parlamento (Saeima), composto da 100 membri eletti a suffragio universale con sistema proporzionale per tre anni, elegge il capo dello Stato, che rimane a sua volta in carica per tre anni e nomina il primo ministro. Il sistema giudiziario fa riferimento alla Corte suprema, i cui membri sono ratificati dal Parlamento. Nel 1999 è stata abolita la pena capitale. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 99,8% e l'istruzione, suddivisa in primaria e secondaria, è obbligatoria per nove anni, dai 6 ai 15 anni di età. L'istruzione superiore è impartita nelle quattro università del Paese e in numerosi istituti e accademie. La lingua ufficiale d'insegnamento è il lettone, ma vengono tutelate anche le minoranze linguistiche.

Territorio: geografia fisica

Il territorio è pianeggiante al centro, nella fertile pianura di Riga-Jelgava, ondulato e collinare a W e a NE, dove si innalzano modesti rilievi morenici. Il punto più alto del Paese è la sommità del monte Gaizina Kalns (311 m), mentre quasi metà del territorio si trova sotto il livello del mare. La costa, che nella parte orientale disegna il grande golfo di Riga, ha un'estensione complessiva di 531 km. Il fiume più importante è la Dvina Occidentale (Daugava), che sfocia nel Mar Baltico, così come tutti gli altri corsi d'acqua, i maggiori dei quali sono il Gauja, il Lielupe e il Venta. Tra i tanti bacini naturali e artificiali del Paese, oltre 1000, il più esteso è il lago di Lubanas. Il clima è piovoso e temperato, con abbondanti nevicate invernali e precipitazioni frequenti d'estate. La regione occidentale beneficia maggiormente degli influssi marini, mentre nella parte orientale il clima presenta già caratteristiche continentali.

Territorio: geografia umana

I lettoni discendono dalle tribù dei Letgalli, dei Livoni, dei Seli, dei Semgalli e dei Curi (ceppo balto slavo) e i primi insediamenti umani stabili risalgono al 2000 a. C. ca. La regione è sempre stata scarsamente abitata (la densità media è di soli 35 ab./km²) e quasi un terzo della popolazione urbana vive nella capitale Riga. La densità è elevata anche lungo il confine sud-orientale e, nel complesso, il Paese ha un indice di urbanizzazione molto alto. Le città più importanti, oltre alla capitale, sono Ventspils, porto industriale della petrolchimica, e Liepāja, scalo libero dai ghiacci tutto l'anno grazie alla posizione più aperta sul Baltico. Il tasso di natalità è significativamente inferiore a quello di mortalità, per cui il movimento demografico naturale risulta negativo. Il Paese è abitato in prevalenza da lettoni (59,2%), seguiti da russi (28%), bielorussi (3,7%), ucraini (2,5%), polacchi (2,4%) e lituani (1,3%). La consistente presenza di cittadini di origine russa è dovuta all'immigrazione massiccia che si è verificata, come nelle altre Repubbliche Baltiche, nel secondo dopoguerra; ca. 500.000 russi, che non hanno superato gli esami di lingua e storia lettone, non godono dei diritti politici. Molto consistente è l'emigrazione di lettoni all'estero, prevalentemente in Australia, Canada, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. Le principali vie di comunicazione sono quelle marittime, che collegano Riga, Ventspils e Liepaja agli altri Paesi del Baltico. Dalla capitale partono linee aeree e marittime dirette in Svezia, con cui la Lettonia intrattiene intense relazioni. Le reti stradale e ferroviaria sono invece poco sviluppate: le arterie asfaltate sono meno della metà del totale e le autostrade hanno un'estensione molto limitata. La difficile transizione verso un modello socio-politico nazionale e verso un sistema economico di stampo liberistico ha provocato tensioni evidenti sia sull'assetto istituzionale sia su quello produttivo. È riemersa la netta distinzione in ceti e gruppi socio-professionali già esistente tra le due guerre, con un'evidente regionalizzazione della geografia elettorale che ha visto nuovamente contrapporsi le città e la campagna secondo uno schema plurisecolare. Ma è stato l'andamento dell'economia a incidere più profondamente sulla popolazione e sulle istituzioni lettoni e ad alimentare tensioni sfociate nella relativa instabilità del quadro politico.

Territorio: ambiente

Quasi metà del territorio della Lettonia è coperta da foreste di conifere e latifoglie, in cui si trovano il pino, l'abete rosso, la betulla e il pioppo tremulo. Particolarmente varia è la schiera degli uccelli, tra cui si possono ricordare il picchio, la pernice, la cicogna nera e l'airone. Tra i mammiferi che abitano la regione spiccano la lince, il lupo, la volpe, il cinghiale selvatico e l'alce, mentre la foca è presente nelle acque costiere. Nonostante la ricchezza di questo patrimonio naturale, l'inquinamento rappresenta un problema particolarmente grave per la Lettonia. L'industria pesante, impiantata nel Paese dal regime sovietico, ha avuto un impatto massiccio sia sull'atmosfera sia sulle acque e l'ammodernamento degli impianti esistenti procede a rilento a causa dei costi elevati che comporta. Dopo l'indipendenza, la Lettonia ha dato priorità alle questioni ambientali estendendo le aree protette a una superficie che rappresenta oltre il 14,1% del territorio nazionale. Tra le aree tutelate, le più importanti sono il Parco Nazionale del Fiume Gauja, la Riserva di Krustkalnu e la Riserva di Teicu.

Economia: generalità

L'economia, statalizzata immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, a seguito dell'indipendenza conquistata nel settembre 1991 ha avviato il passaggio al sistema di mercato, con le difficoltà derivanti dalla forte interdipendenza consolidatasi durante il cinquantennio precedente, in un quadro di relativa specializzazione settoriale con le altre ex repubbliche sovietiche. Le difficoltà del Paese dipendono in larga misura dalla carenza di risorse interne (se si escludono quelle fornite da un comparto primario comunque in grave contrazione). La sensibile diminuzione delle forniture di materie prime e di petrolio da parte della Russia ha messo in ginocchio molte imprese e la leadership del settore industriale è passata gradualmente al commercio e alle attività finanziarie. Pur di fronte alle indubbie potenzialità della società lettone, le prospettive di sviluppo dell'economia, dopo la dichiarazione dell'indipendenza, sono state dominate da elementi di incertezza: la scelta di non partecipare neppure ai progetti di coordinamento commerciale tra le ex repubbliche sovietiche per il Paese ha comportato infatti sia un forte aumento dei costi di produzione, dovuto al pagamento dei combustibili secondo i prezzi internazionali, sia maggiori difficoltà di esportazione in quei tradizionali mercati, connesse all'imposizione di tariffe doganali, mentre l'integrazione commerciale con le economie occidentali è risultata penalizzata dallo svantaggio tecnologico accumulato e dalla bassa qualità dei prodotti locali. Le richieste di finanziamento e di inserimento nell'Unione Europea inizialmente hanno trovato un'accoglienza meno fattiva di quanto auspicato e si sono concretizzate solamente nell'impegno comunitario a favorire i rapporti con il Fondo Monetario Internazionale e con l'OCSE. Anche le ipotesi di costituzione di un'area di libero scambio baltica hanno avuto un esordio travagliato: la cooperazione ha riguardato finora solo alcune questioni ambientali. L'adozione di una valuta nazionale, il lat, nel 1993, ha scatenato altissimi livelli di inflazione, poi ridiscesa progressivamente; effetto non secondario dell'evoluzione finanziaria è stata la diversione di capitali su investimenti speculativi che nel 1995 hanno portato al fallimento la Banka Baltija, il più grande operatore finanziario della Lettonia, e una serie di istituti minori che complessivamente coprivano il 40% del sistema bancario lettone (ne è seguita una riforma che ha ridotto il numero di banche abilitate a tutti i servizi). D'altra parte, il Trattato di associazione all'Unione Europea (maggio 1995) e la successiva richiesta (novembre 1995) di ingresso nell'Unione stessa avevano un indubbio significato politico di esplicita protezione dall'influenza russa, ma non hanno inciso in alcun modo nell'immediato sulle condizioni economiche della Lettonia. La bilancia commerciale è cresciuta notevolmente in termini assoluti tra il 1991 e il 1995, ma ha registrato ugualmente un passivo grave. Questo stato di cose ha comportato un peggioramento generale delle condizioni di vita della popolazione, evidente non tanto in termini di reddito medio per persona (poco oltre i 2000 $ USA nel 1993, 2420 $ USA nel 1998, valori sempre molto bassi per un Paese europeo), quanto in riferimento ai continui cali produttivi, dapprima molto netti nel settore industriale, poi in quello agricolo, ma comunque costanti a livello di produzione complessiva. Il solo settore a presentare una tendenza positiva, tanto da tamponare i tracolli dei primi due, era quello dei servizi privati, che però offriva anche un numero molto inferiore di posti di lavoro: la disoccupazione è cresciuta improvvisamente, stabilizzandosi poi su valori piuttosto alti per un Paese ex comunista. L'esistenza di ormai consistenti flussi di rimesse da parte degli emigrati e il continuo calo demografico hanno reso meno grave la situazione. Successivamente le prospettive di sviluppo del Paese si sono indirizzate verso la definitiva privatizzazione delle imprese, ormai tutte affidate (1996) a un'agenzia incaricata della loro collocazione sul mercato, e verso un aumento degli investimenti esteri, per favorire i quali le condizioni di accesso dei capitali stranieri sono state parificate a quelle dei capitali nazionali, suscitando non poche resistenze in alcuni settori politici e finanziari del Paese. Al tempo stesso è stata stabilita una normativa di garanzia dei crediti, degli investimenti e dei controlli che in precedenza era imperfetta sotto molti aspetti e scoraggiava gli impieghi a rischio. In ogni caso, la riforma di aggiustamento strutturale si è fatta strada quasi esclusivamente in campo monetario e fiscale, senza affrontare i problemi dell'economia produttiva: in queste condizioni, un aumento della produzione è stato ottenuto solo perché gli investitori esteri trovavano conveniente attivare produzioni a basso costo di manodopera, con un livello di qualificazione comunque soddisfacente. Dopo il periodo di recessione del 1998, la ripresa è stata evidente e il PIL pro capite, pur rimanendo a un livello basso per un Paese europeo, è salito a 14.997 $ USA nel 2008 (nello stesso anno il PIL complessivo è stato di 34.054 ml $ USA). La consistenza economica della Lettonia è stata riconosciuta anche a livello internazionale con l'entrata, il 10 febbraio 1999, nel WTO, seguita, il 1° maggio 2004, dall'ingresso ufficiale nell'Unione Europea. Caratterizzata come gli altri Paesi baltici da condizionamenti climatici piuttosto sensibili e dalla povertà di materie prime (sia minerarie sia energetiche), la Lettonia vanta però buone risorse umane, ovvero una forza lavoro discretamente istruita e competenze professionali piuttosto elevate: proprio grazie a tali fattori, del resto, già all'interno dell'URSS il Paese aveva beneficiato della localizzazione di imprese industriali abbastanza avanzate, che l'aveva reso una delle realtà più ricche dell'ex Unione Sovietica.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Dopo l'abolizione dei latifondi, durante l'occupazione sovietica l'agricoltura si è meccanizzata grazie all'introduzione delle aziende collettive e di Stato. La produttività è cresciuta in modo considerevole, di pari passo con le capacità professionali degli addetti. Contemporaneamente al processo di modernizzazione del sistema, il livello della produzione aumentava anche grazie alla bonifica di oltre un milione di ettari di terreno paludoso. Nonostante la poca fertilità del suolo le rese hanno così raggiunto valori tra i più elevati nell'ambito di quel sistema agricolo. Prodotti principali sono i cereali, le patate, il lino e la barbabietola da zucchero; sono praticate anche orto- e frutticoltura. L'allevamento è fortemente sviluppato: quello bovino è concentrato nelle vicinanze delle città e diffuso soprattutto nelle aree costiere ricche di pascoli, mentre fattorie a orientamento produttivo misto (bovini, suini e avicoltura) sono presenti soprattutto nell'interno. Bovini, suini e animali da cortile hanno dato origine a cospicue esportazioni, grazie alla buona produzione di carne e di prodotti lattiero-caseari. L'estensione del manto forestale ha permesso lo sviluppo della silvicoltura, attività molto remunerativa che fornisce legni teneri all'industria cartaria e del legname da costruzione. Discrete dimensioni ha la pesca (merluzzi, aringhe, spratti): centro principale ne è Riga, ma lungo tutta la costa sono disseminati vari porti pescherecci e grandi navi modernamente attrezzate operano nell'oceano.

Economia: servizi

Le infrastrutture di trasporto del Paese sono piuttosto sviluppate: elemento essenziale ne sono i porti, principalmente quelli di Riga, Liepaja e Ventspils, che offrono uno sbocco al mare all'ampio entroterra ex sovietico anche d'inverno, quando i bacini di San Pietroburgoe di Arcangelo sono bloccati dal ghiaccio. Il settore terziario contribuisce per il 74,2% alla formazione del PIL e dà occupazione al 59% della popolazione attiva. Il principale partner commerciale è tuttora la Russia, alla quale si sono affiancati, dall'ultimo decennio del XX sec., vari Paesi dell'Unione Europea, in particolare Germania, Svezia, Finlandia e Lituania. I prodotti lettoni più esportati sono il legname, i tessuti, i generi alimentari e le costruzioni meccaniche ed elettroniche; le importazioni, più consistenti, riguardano invece in prevalenza materie prime, prodotti chimici e macchinari. Il turismo si concentra nella capitale, il cui centro storico, col nucleo medievale e gli edifici in stile neoclassico, è stato dichiarato patrimonio dell'UNESCO. Il settore risulta in espansione, con arrivi particolarmente consistenti dalla Germania.

Storia: le origini

I primi a insediarsi nella regione che corrisponde all'odierna Lettonia furono, tra il 3000 e il 2000 a. C., i cacciatori ugro-finnici, mentre la presenza dei Balti è documentata nel IX sec. a. C. Le antiche tribù della zona ebbero relazioni coi Germani e con l'Impero Romano e, successivamente, anche con Vichinghi e Russi. Nel XIII sec. i cavalieri teutonici (o della Spada) avviarono la conversione forzata delle popolazioni baltiche al cristianesimo, conclusasi nel 1290. Dal 1237 la Lettonia appartenne alla Livonia cristiana, che nel 1561 fu annessa alla Polonia, mentre la Curlandia divenne un ducato indipendente sotto la sovranità polacca. Nel 1621, al termine della guerra tra la Lituania e la Polonia cattoliche e la Svezia protestante, gran parte della Lettonia orientale (Riga compresa) fu conquistata da quest'ultima. Gli svedesi abolirono la servitù della gleba e introdussero l'istruzione, alimentando il nazionalismo dei lettoni, che fu tuttavia frenato dall'espansione russa agli inizi del XVIII sec. Nel 1795 l'intero Paese passò sotto il controllo della Russia.

Storia: dal primo dopoguerra alla glàsnost

Durante la prima guerra mondiale la Lettonia fu occupata dalla Germania, ma il 18 novembre 1918, una settimana appena dopo la resa tedesca, i lettoni proclamarono l'indipendenza. Il governo provvisorio, presieduto da K. Ulmanis; riuscì a respingere sia i bolscevichi sia i Tedeschi tedeschi che rivendicavano diritti di proprietà sulle terre. Nel 1922 la Lettonia si diede una Costituzione democratica, ma le lotte interne e l'instabilità politica permisero a K. Ulmanis di tornare alla direzione del Paese con un colpo di stato (1934); Ulmanis abolì le libertà costituzionali e riuscì a tenere il potere grazie all'appoggio degli Aizsargi. Nonostante la tendenza pacifista della sua politica, la Lettonia fu travolta dalla seconda guerra mondiale. Invasa dai Tedeschi (1941-45), entrò poi definitivamente nell'orbita sovietica come una delle 15 Repubbliche dell'URSS, subendo una modesta riduzione territoriale. L'annessione, già prevista dal patto di non aggressione concluso tra URSS e Germania il 23 agosto 1939 (cosiddetto patto Molotov-Ribbentrop), indusse molti alla scelta dell'esilio, principalmente negli Stati Uniti, in Canada e in Svezia; essa diede anche origine a un movimento clandestino di resistenza, conosciuto come i Fratelli della foresta (comune anche agli altri Paesi baltici). Nato per contrastare i soprusi delle truppe sovietiche d'occupazione e la collettivizzazione, questo movimento fu attivo fino al 1953, riducendosi con gli anni Sessanta a compiere azioni sempre più sporadiche e quindi a dissolversi. Le autorità sovietiche reagirono all'opposizione largamente diffusa nella società locale promuovendone la “russificazione”: alla deportazione verso le regioni asiatiche di oltre 150.000 persone (entro il 1953) si aggiunse infatti l'attivazione di correnti immigratorie, mirate anche ad apportare un'abbondante e poco qualificata forza lavoro alle industrie che cominciavano a insediarsi proprio in funzione delle capacità tecniche ereditate dal sistema socio-economico lettone. Il livello di vita crebbe, così, più velocemente che in altre parti dell'URSS, sostenuto dalla capacità di esportazione. Tali modificazioni sociali, anche se comportarono il calo relativo della popolazione autoctona a meno del 50% dei residenti (rispetto al 77% del 1925, con crescita parallela dei Russi dal 10% a oltre un terzo), non intaccarono però il radicato sentimento nazionale che, con l'affermarsi della glàsnost nella seconda metà degli anni Ottanta, poté tornare a esprimersi e a consolidarsi, fino a divenire il fattore principale della vita politica, riconsegnando al lettone lo status di lingua ufficiale (1988).

Storia: l’indipendenza dall’URSS e il nuovo millennio

Dalla prima grande manifestazione pubblica di protesta (agosto 1987, anniversario del patto Molotov-Ribbentrop), la forte carica nazionalista acquistò una valenza politica crescente, portando in breve alla fondazione di un Fronte Nazionale (ottobre 1988); nello stesso tempo, la vocazione secessionista si trasformò da elemento di sostegno all'azione democratizzatrice di Gorbačëv a elemento di opposizione alla struttura sovietica unitaria che egli ancora proponeva nel primo Trattato dell'Unione. La dichiarazione di sovranità del novembre 1988, l'abolizione del ruolo guida del Partito comunista (gennaio 1990), e quindi la deliberazione parlamentare per una prossima restaurazione dell'indipendenza (maggio 1990), venivano così a scontrarsi inevitabilmente con gli orientamenti politici moscoviti, che le disconoscevano. Quando la formazione di un “controfronte” russofono, guidato da forze conservatrici e interventi militari repressivi (gennaio 1991), sembrava porre in dubbio gli sviluppi auspicati dalla popolazione locale nel referendum del 3 marzo, il fallimentare e inatteso tentativo di golpe in URSS dell'agosto 1991 accelerò definitivamente il progetto indipendentistico. Sfruttando le incertezze dei golpisti e il vuoto di potere sovietico, nonché il favore della diplomazia internazionale, le autorità locali fecero valere i sentimenti democratici della società lettone per proclamare la definitiva indipendenza della Repubblica, pronta anche a nominare un governo in esilio, quale atto di netta dissociazione da un'involuzione autoritaria. L'appoggio così fornito alla restaurazione del potere legittimo di Gorbacëv guadagnò al neocostituito Consiglio di Stato federale il riconoscimento dell'acquisizione della piena sovranità (6 settembre 1991). In breve furono ristabilite formali relazioni diplomatiche con molti Paesi, a iniziare da quelli europei e dagli Stati Uniti, e al tempo stesso fu richiesto l'ingresso nelle maggiori organizzazioni internazionali. Con le altre Repubbliche Baltiche, fin dal maggio 1990, fu ristabilito il Consiglio Baltico, organismo consultivo originariamente instaurato nel 1934. Nel giugno 1993 le elezioni politiche furono vinte da Via Lettone, una formazione nazionalista moderata, e un suo esponente, Valdis Birkavs, divenne primo ministro. Guntis Ulmanis, dell'Unione contadina, fu eletto presidente della Repubblica: poco dopo il Parlamento ripristinò la Costituzione democratica del 1922. Nel 1994 forti contrasti nella coalizione governativa, in particolare sulla politica economica, portarono alle dimissioni di Birkavs e alla sua sostituzione con Andrejs Krastins (luglio), ma nello stesso anno, con il ritiro delle truppe russe ancora stanziate nel Paese, il quadro della totale autonomia della Lettonia fu completo. Nel 1995 si svolsero nuove elezioni politiche, caratterizzate da un'estrema frammentazione del voto e vinte dal partito di centro-sinistra Saimieks. Falliti i tentativi di formare il governo da parte di esponenti delle nuove coalizioni partitiche formatesi nell'Assemblea legislativa (il Blocco nazionale di centro-destra, appoggiato da Via Lettone, e il Blocco di riconciliazione nazionale di centro-sinistra), il presidente Ulmanis affidò l'incarico a un imprenditore senza etichetta politica, Andris Skele, che ottenne la fiducia in parlamento da parte di una composita coalizione formata, di fatto, da entrambi i principali schieramenti politici. Per quanto riguarda la politica estera, nel gennaio 1995 la Lettonia, le cui relazioni con la Russia andavano irrigidendosi a causa delle discriminazioni imposte alla minoranza russofona e della richiesta di ingresso nella NATO, ottenne l'ammissione al Consiglio d'Europa. Nell'aprile del 1996 il presidente Guntis Ulmanis fu confermato dal parlamento capo dello Stato. Il cammino della Lettonia verso la NATO e verso il miglioramento delle relazioni con la Russia riprese vigore nel 1998 con l'approvazione, mediante referendum, del riconoscimento della cittadinanza alle minoranze etniche russofone. Nelle elezioni politiche, svoltesi insieme al referendum, vinsero i Popolari, il partito fondato da Andris Skele, che tornò ad assumere la carica di primo ministro. Nel 1999 fu eletta alla presidenza della Repubblica Vaira Vike-Freiberga (poi confermata anche nel 2003), prima donna a capo di un Paese ex comunista, mentre l'anno successivo divenne primo ministro Andris Berzinš. Le elezioni legislative dell'ottobre 2002 videro la vittoria del partito di centro-destra Nuova Era, guidato dall'ex banchiere Einars Repse, che assunse la carica di primo ministro. Al vertice di Copenaghen del dicembre 2002 la Lettonia concluse il negoziato per l'adesione all'UE, sancita con un referendum nel 2003. Nel febbraio 2004 il governo di Repse è stato costretto a dimettersi a causa dell'abbandono della coalizione da parte del partito dei Democratici cristiani; successivamente il presidente ha nominato premier l'ambientalista Indulis Emsis. Nel marzo 2004 il Paese ha aderito alla NATO e il 1° maggio lo Stato è entrato ufficialmente nell'Unione Europea. Sempre in marzo il Parlamento ha votato a favore del nuovo governo di coalizione. In dicembre veniva nominato capo del governo Aigars Kalvitis. Nelle elezioni legislative del 2006 per il rinnovo del parlamento si affermava la coalizione di centrodestra, che conquistava 51 dei 100 seggi disponibili. Nel giugno 2007 il parlamento eleggeva Valdis Zatlers presidente della repubblica. Nel febbraio 2009 il presidente nominava premier Valdis Dombrovskis del partito conservatore Jaunais Laiks, che alle elezioni politiche dell'ottobre del 2010 otteneva 63 dei 100 seggi del parlamento. Nel giugno 2011 Andris Bērziņš veniva eletto alla presidenza della repubblica. Nel settembre del 2011 il partito dell' opposizione filo-russa e di centrosinistra (Il Centro dell' Armonia) ha vinto le elezioni legislative. Dopo le dimissioni di Dombrovskis nel 2013, il nuovo governo veniva formato nel gennaio del 2014 da Laimdota Straujuma, confermato, poi, alle successive elezioni di ottobre. Nel 2015 Raimonds Vējonis veniva eletto presidente della repubblica.

Cultura: generalità

La vita culturale lettone, imbrigliata da decenni di occupazione sovietica, dopo la riconquistata indipendenza ha conosciuto un periodo di valorizzazione e creatività, nel quale tuttavia a fronte di una vitalità indiscussa non sono emerse individualità di particolare eccellenza. Le prove migliori restano dunque quelle classiche, come il poema epico nazionale Lacplesis (1888, Lo squartatore d'orsi) di Andrejs Pumpurs, ispirato a racconti popolari tradizionali. E proprio questi ultimi sono i grandi protagonisti del folclore locale, sopravvissuto nei secoli grazie a una tradizione orale particolarmente ricca, che risente degli influssi delle dominazioni subite nel corso della storia, pur conservando caratteristiche peculiari. Quasi metà della popolazione del Paese non è di madrelingua lettone, ma russa, polacca o lituana, e la lingua ufficiale è parlata a Riga e nella parte centrale dello Stato, mentre nelle regioni orientale e occidentale dominano le varianti linguistiche dialettali. Il principale ateneo della Lettonia è l'Università di Riga (Latvijas Universitate), fondata nel 1919 sulla base del preesistente Politecnico (1862), mentre il Museo storico lettone e il Museo di storia della letteratura e dell'arte (dedicato al poeta e drammaturgo Janis Rainis) sono le istituzioni più rappresentative della cultura nazionale.

Cultura: tradizioni

Le tradizioni lettoni sono legate fondamentalmente alla vita contadina e ai ritmi che la scandiscono, quindi vi si può riconoscere l'influenza di rituali pagani. Il folclore, tramandato oralmente, è ricco di racconti, favole, leggende, saghe e dainas. Questi ultimi sono canti popolari brevi e poetici, paragonabili agli haiku giapponesi. Dal 1873, ogni cinque anni, in Lettonia si tiene il Festival della canzone nazionale, che si conclude con un grande coro nell'anfiteatro all'aperto della capitale; l'evento coinvolge ca. 20.000 artisti tra cantanti e ballerini amatoriali. La festa più importante dell'anno (23-24 giugno) è il Festival di Jani, dedicato al solstizio d'estate. La popolazione lo celebra nelle campagne, dove si preparano birra, formaggi e torte e si intrecciano ghirlande di fiori ed erbe; queste ultime vengono appese alle case per tenere lontani gli spiriti maligni e si intonano canti (Ligo) intorno ai falò. Nel Paese sono diffusi l'artigianato dell'ambra (simbolo storico del Paese) e del legno. § Nella gastronomia tipica occupano posti di prim'ordine gli alimenti affumicati (in particolare il pesce), i prodotti caseari, le patate, i cereali e le uova. L'elemento base della dieta locale è il pesce affumicato (aringhe, anguille e sardine), mentre la lampreda è uno dei prodotti più raffinati. I lettoni sono anche abili pasticceri, particolarmente esperti nei dolci a base di frutti di bosco freschi. Tra le bevande, la più curiosa è il balsamo nero di Riga (prodotto soltanto in Lettonia dal 1755), molto alcolico, spesso e di colore nerissimo.

Cultura: letteratura

Il più antico documento lettone è una preghiera che porta la data del 1529, mentre i primi due libri in lettone furono un catechismo cattolico (Vilna 1585) e uno luterano (Königsberg 1586). Sin verso la metà del sec. XVIII si ebbe una produzione di testi religiosi scritti da ecclesiastici, che composero anche opere grammaticali e filologiche.Alla fioritura della letteratura lettone contribuirono soprattutto l'umanista J. Mancelis (1593-1654), autore di una raccolta di prediche, di un dizionario e di un frasario; C. Fürecker (ca. 1615-1685), autore di inni luterani cantati ancor oggi; G. Reuter (ca. 1632-1695); E. Glück (1652-1705), traduttore della Bibbia, S. G. Dietz (1670-1723); G. H. Loskiel (1740-1814), autore di canti religiosi. G. F. Stender il Vecchio (1714-1796), che cercò di diffondere in Lettonia le idee dell'Illuminismo, fu il primo a comporre versi profani. Continuatori di Stender furono il figlio, A. J. Stender il Giovane (1744-1819), che scrisse, tra l'altro, un'interessante commedia; M. Stobbe (ca. 1740-1817), fondatore della prima rivista lettone (1797); G. Bergmann (1749-1814) noto, più che come scrittore di opere originali, come correttore ed editore di antichi testi religiosi e, soprattutto, come primo raccoglitore di canti popolari (1807 e 1808); K. G. Elverfeld (1756-1819), poeta, narratore, commediografo; Neredzigais Indrikis (Enrico il Cieco, 1783-1828), poeta. Pur in circostanze politico-sociali avverse, l'attività letteraria fu intensa per tutta la prima metà dell'Ottocento: si tradussero i grandi autori stranieri (Goethe, Schiller ecc.), si fondarono istituti culturali (Circolo letterario lettone a Jelgava, 1827), si sviluppò il giornalismo. I primi rappresentanti della rinascita furono i “Giovani Lettoni”, di orientamento romantico-nazionalistico, cui appartennero K. Valdemars (1825-1891), animatore del circolo intellettuale lettone di Pietroburgo e fondatore del Peterburgas Avizes (1862; Giornale di Pietroburgo), il poeta J. Alunans (1832-1864), K. Barons (1835-1923), cui si deve la prima raccolta sistematica di canzoni popolari, Atis Kronvalds (1837-1875), il lirico Mikus (1850-1879), noto sotto lo pseudonimo Auseklis (Stella del mattino). Emersero lo scrittore J. Neikens (1826-1868), gli epici A. Pumpurs (1841-1902), autore del poema Lacplesis (1888; Lo squartatore di orsi), e J. Lautenbachs (1847-1928), i fratelli Reinis (1839-1920) e Matiss (1848-1926) Kaudzīte, con il romanzo a sfondo sociale I tempi degli agrimensori (1879), l'autore teatrale Ā. Alunāns (1848-1912), il narratore di orientamento realistico J. Jaunzemis (1858-1929), noto sotto lo pseudonimo Apsisu Jekabs. Le esigenze politico-sociali che portarono alla rivoluzione del 1906 trovarono espressione nei versi di E. Veidenbaums (1867-1892), di E. Treimanis (1866-1950) e del gruppo di scrittori di Jauna Strava (Nuova corrente), raccolti intorno al giornale socialista Dienas Lapa (1886; Il quotidiano) che ebbe come redattore Rainis (1865-1929), massimo poeta lettone e marito dell'elegiaca Aspazija (1868-1943). Le voci originali in questo periodo di fioritura furono quelle del narratore e drammaturgo R. Blaumanis (1863-1908), del romanziere nazionalista Niedra (1871-1942), dell'individualista J. Poruks (1871-1911), del romantico F. Barda (1880-1919). Notevoli furono anche le voci dei narratori J. Janševskis (1865-1935), A. Deglavs (1862-1922), V. Zalitis (1865-1934), noto come Valdis, Z. Jekabs (1867-1924) e del moraleggiante A. Saulietis (1869-1933), che fu anche poeta e autore teatrale; di V. Pluduonis (1874-1940), poeta neoromantico e formalista, della realista A. Brigadere (1861-1933), che si dedicò soprattutto alla novella e al teatro, del vigoroso romanziere A. Upitis(1877-1970), rimasto per oltre mezzo secolo lo scrittore più rappresentativo del socialismo, del narratore E. Laicens (1883-ca. 1940), anch'egli di orientamento socialista. Alla concezione poetica di Poruks, alle esperienze europee del futurismo, del simbolismo, del decadentismo, dell'espressionismo, alla dottrina dell'arte per l'arte si ricollegarono le tendenze letterarie degli inizi del sec. XX. Viktors Eglitis (1877-1945) fu il teorico e il maggior rappresentante dei poeti decadenti, quasi tutti appartenenti alla “Pleiade del 1906”: V. Dambergs (1886-1960), J. Akurāters (1876-1937), Nietzsche, Byron e Sterne, K. Skalbe (1879-1945), K. Kruza,J. Jaunsudrabinš(1877-1962), A. Austrinš (1884-1934), A. Erss (1855-1945). Imbevute di nazionalismo e di classicismo sono le opere di E. Virza (1883-1940), di sua moglie E. Sterste, di Andrejs Eglitis. A. Grins (1895-1941) e J. Veselis si sono distinti nel romanzo storico; V. Lacis (1904-1966) e Anna Sakse si sono segnalati nella narrativa populista; l'espressionista poi populista J. Sudrabkalns, il personale A. Caks (1902-1950), E. Adamsons (1907-1947) hanno dominato nella lirica; E. Vulfs (1886-1919) e M. Ziverts (1903-1990) nel dramma; J. Peterson (1880-1945) nella commedia. Meritano, infine, di essere segnalati i narratori S. M. Tretjakov (1892-1939), M. Birze (n. 1921), Z. Skujins (n. 1926) e D. Zigmonte (1931-1997), i poeti H. Heislers (n. 1926), V. Belševice (n. 1931), I. Ziedonis (n. 1933), O. Vacietis (1933-1983) e gli autori teatrali G. Priede (1928-2000) e P. Peterson. Alla fine degli anni Ottanta sono divenuti più noti molti nuovi autori, mentre l'intera compagine culturale lettone svolgeva un ruolo di primo piano nel movimento per l'indipendenza: tra i tanti occorre ricordare V. Avotins (n. 1947), poeta e pubblicista. La nascita dello Stato indipendente ha favorito la diffusione in patria delle opere degli scrittori lettoni operanti all'estero e ha posto le premesse per un ulteriore sviluppo della letteratura nazionale.

Cultura: arte

I più antichi edifici in pietra risalgono al sec. XII (castello e chiesa di Ikškile, in forme romaniche), mentre nel sec. XIII sorsero i castelli delle città di Valmiera, Cesis, Riga ecc. Varianti locali dell'architettura gotica sono, a Riga, il duomo (iniziato nel 1215) e la parte absidale della chiesa di S. Pietro. Se scarse sono le tracce lasciate dallo stile rinascimentale, molto intensa fu la diffusione del barocco (casa Danenštern, sec. XVII). Nel periodo di maggior fioritura barocca (1700-70) molte chiese si arricchirono di arredi interni e monumenti funebri (chiesa di Apriki, chiesa di Pasiena). Notevoli anche gli edifici civili costruiti dal Rastrelli (palazzo di Rundale, 1736; palazzo di Jelgava, 1738). Sul finire del sec. XVIII si affermò il gusto classicheggiante prevalente in Russia. Verso la metà dell'Ottocento incominciò a formarsi una corrente di carattere nazionale, rappresentata da pittori (K. Huns, 1830-1877; J. Fedders, 1838-1909) e architetti (J. Baumanis, 1834-1891) lettoni educatisi all'Accademia delle Arti di Pietroburgo. Alla fine del sec. XIX diffusore delle tematiche realistiche si fece il gruppo “Rukis” (Lavoratore) di cui furono esponenti i pittori J. Rosentals (1866-1916), V. Purvits (1872-1945) e gli scultori G. Škilters (1874-1954) e T. Zalkalns. La Rivoluzione d'ottobre si riflette nelle opere di artisti come A. Apsitis (1880-1944), G. Janis Roberts Tillbergs e K. Zale (1888-1942), che restarono fedeli al realismo anche nel periodo della restaurazione (1918-40). Dopo la seconda guerra mondiale si sono ricostruite le città distrutte, tra cui Riga; il nuovo piano regolatore di questa città ha creato grandi complessi edilizi (Politecnico, Palazzo della Scienza, casa dei Kolchoz), in gran parte dovuti all'architetto O. Tilmanis. Le arti figurative, per tutto il regime sovietico, si sono mosse nell'ambito del realismo socialista, ispirandosi soprattutto a temi della vita sociale e politica. L'arte moderna e contemporanea del periodo successivo all'indipendenza, invece, si rifà in gran parte a moduli e stilemi dell'Europa occidentale, con contaminazioni dovute all'arte popolare tradizionale. Tra i suoi esponenti si possono citare D. Vilks (n. 1948), i cui lavori si rifanno all'artigianato tessile lettone; E. Rozenbergs (n. 1948), le cui opere si basano sull'arte arazziera e sull'arredo artistico; H. Heinrihsone (n. 1948), che si ispira prevalentemente a luce e calore; I. Jaunberga (n. 1978), che rivisita la pittura rinascimentale in chiave moderna; I. Heinrihsons (n. 1945), autore di un'originale iconografia equina. Accanto alla pittura e alla scultura un notevole livello hanno raggiunto l'incisione, la grafica (J. Osis, n. 1926) e la scenografia teatrale.

Cultura: teatro

Rimasero a lungo vivi gli spettacoli folcloristico-rituali allestiti nelle campagne per i grandi momenti dell'anno agricolo o per le grandi cerimonie della vita umana, ma un teatro indigeno (che non fosse cioè in tedesco o in russo, lingue culturalmente dominanti a partire dal sec. XVIII) si ebbe soltanto nel 1870, quando nacque la Società lettone di Riga, una formazione amatoriale che suscitò iniziative analoghe in molti altri centri. L'attività teatrale s'intensificò e si professionalizzò nel ventennio dell'indipendenza: sorsero a Riga, con altri minori, un Teatro d'Opera, ospitante anche un'interessante compagnia di balletto; un Teatro Nazionale per il repertorio classico e un Teatro d'Arte, più aperto alle innovazioni formali. Dal 1940 i due maggiori teatri di prosa, ribattezzati rispettivamente Teatro accademico statale del dramma e Teatro Rainis, hanno goduto di sovvenzioni pubbliche, ospitando, con i classici e con il repertorio sovietico, opere di autori lettoni contemporanei e dando maggiore respiro internazionale alla propria programmazione dopo la ritrovata indipendenza (1991).

Bibliografia

Per la geografia

N. Mihajlov, Lettonia, in “Realtà Sovietica”, Mosca, 1973; A. Spekke, The Ancient Amber Routes and the Geographical Discovery of Eastern Baltic, Chicago, 1976; P. Lorot, Les Pays Baltes, Parigi, 1991.

Per la storia

La République de Lettonie: documents, traités et lois, Parigi, 1922; R. Wittram, Baltische Geschichte, Monaco, 1954; Istorija Latviskoj S.S.R., Riga, 1961; F. Moulonguet, Y. Plasseraud, Pays Baltes: le Réveil, Parigi, 1991; R. Yakemtchouk, Les Républiques baltes et la crise du fédéralisme soviétique, Lovanio, 1991.

Per la lingua

K. Mühlenbach, J. Endzelin, Lettisch-deutsches Wörterbuch, Riga, 1923-32; G. Michelini, Linguistica stratificazionale e morfologia del verbo, con applicazione alle lingue baltiche, Brescia, 1988.