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Slovàcchia

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Generalità

Regione storica dell'Europa centrorientale, interamente compresa nella Rep. Slovacca. Era amministrativamente divisa in tre province (Slovacchia Occidentale, Slovacchia Centrale e Slovacchia Orientale) e nella città di Bratislava; confina con la Polonia a N, l'Ucraina a E, l'Ungheria a S, l'Austria a SW e la Rep. Ceca a SW. È in gran parte montuosa essendo interessata dal settore occidentale dei Carpazi ed è attraversata dai fiumi Danubio (che segna parte del confine con l'Ungheria), Morava (al confine con l'Austria), Váh, Nitra, Hron, Hornád, Ondava, Laborec, Latorica e Tibisco, che scorre per breve tratto lungo il confine sudorientale. Il clima è di tipo semicontinentale, con inverni freddi, estati relativamente calde e precipitazioni copiose, specie sui rilievi più elevati. In slovacco, Slovensko; in ungherese, Szlovákia; in tedesco, Slowakei.

Storia

Il territorio, abitato originariamente da Celti, poi da Germani, Quadi e Marcomanni che, in lotta contro Marco Aurelio (166-180), costrinsero definitivamente i Romani alla ritirata, fu invaso (sec. III-IV) da Gepidi, Goti, Unni e infine dalla tribù degli Slovacchi. Primo principe conosciuto del luogo fu Pribina che stabilì la propria corte a Nitra e che nell'830 fu scalzato dal principe moravo Mojmír il quale unì la regione alla Gran Moravia. Dopo la cristianizzazione operata dai patriarchi bizantini Cirillo e Metodio, i Magiari invasero il territorio della Gran Moravia e sottomisero la popolazione (907). Nei primi anni del sec. XI il Paese cadde sotto la dominazione del sovrano polacco Boleslao I, ma subito dopo la morte di quest'ultimo s'impossessò del territorio slovacco Stefano I, re d'Ungheria, il quale costituì varie città con i coloni tedeschi che si accrebbero durante il regno di Luigi (1342-82). Regnante Sigismondo (1387-1437) le truppe hussite condotte da Žižka liberarono in varie battaglie il territorio slovacco a dimostrazione di quanto il movimento hussita fosse penetrato in Slovacchia. Dopo la sconfitta ungherese di Mohács (1526) spettò a un Asburgo, Ferdinando I, l'eredità della corona ungherese. Verso la metà del sec. XVI si propagò il movimento riformatore e con esso avvenne la penetrazione della lingua ceca fino al trionfo (sec. XVII) della Controriforma. Alla fine di questo secolo si ricostituì territorialmente il regno d'Ungheria nel quale la Slovacchia fu integrata come provincia secondaria. Sotto il regno di Francesco II (1792-1835) si evidenziò un processo nazionalistico risorgimentale slovacco che ebbe come centro Bratislava. Contemporaneamente cominciò a manifestarsi anche il movimento di emancipazione magiaro il quale pretendeva l'ungherese come lingua ufficiale del regno, Slovacchia inclusa. Nell'assemblea di Budapest del 1847 gli slovacchi posero l'esigenza del riconoscimento dei diritti nazionali scontrandosi con l'intransigenza assoluta del governo. I maggiori esponenti della resistenza organizzarono una lotta clandestina contro l'oppressione e appoggiarono l'esercito austriaco impegnato a sopprimere i moti di rivolta scoppiati in Ungheria. L'atteggiamento filoaustriaco fu ricambiato con il permesso di fondare la Matica Slovenská, società culturale della nazione (1861-62) chiusa poi con altri istituti nel 1867 allorché l'Ungheria, forte della nuova costituzione, riprese l'opera di repressione che costrinse molti slovacchi a emigrare in America. Alla fine del sec. XIX i sacerdoti A. Hlinka e J. Tiso costituirono un partito popolare nazionalista slovacco marcatamente clericale, che entrò subito in contatto con i vicini cechi. La fine della primo guerra mondiale, da cui era uscito sconfitto e smembrato l'impero, consentì lo svolgimento di un congresso nazionale slovacco (ottobre 1918) che portò alla formazione di uno stato comune ceco e slovacco. Da allora, eccettuata la parentesi della Repubblica slovacca dei Soviet (6 giugno-7 luglio 1919) dovuta all'armata rossa ungherese penetrata nella parte orientale del territorio, la Slovacchia seguì per vent'anni il destino della Repubblica Cecoslovacca. Fu durante le trattative di Monaco del 1938 che i separatisti, esponenti del partito cattolico di Hlinka, di orientamento fascista, formarono un governo slovacco autonomo con primo ministro monsignor Tiso e il 14 marzo 1939 questi stessi nazionalisti, appoggiati da A. Hitler, proclamarono uno stato slovacco indipendente, con copertura nazista. Da quel momento la nuova Slovacchia clerico-fascista sostenne acriticamente la politica del Terzo Reich seguendolo nella dichiarazione di guerra alla Polonia (settembre 1939) e all'Unione Sovietica (giugno 1941). Il 29 agosto 1944 l'opposizione clandestina al regime poté esprimersi in un'insurrezione a carattere nazionale in collegamento con il governo in esilio a Londra. I tedeschi soffocarono la rivolta nell'ottobre dello stesso anno e la liberazione del Paese toccò nell'aprile del 1945 all'armata sovietica. La Slovacchia tornò quindi alla Repubblica Cecoslovacca, di cui ha fatto parte fino al 1992, quando si è compiuta la divisione pacifica della federazione in due stati indipendenti (dal 1º gennaio 1993).

Bibliografia

L. Foltns, Volksbaukunst in der Slowakei, Praga, 1960; A. Behnke, Die Slowakei, in “Geographische Rundschau”, Braunschweig, 1962; P. Brock, The Slovak National Awakening, Toronto, 1976; J. M. Kirschbaum (a cura di), Slovakia in the 19th and 20th Century, Toronto, 1978; C. S. Leff, National Conflict in Czechoslovakia: the Making and Remaking of a State, 1918-1987, Princeton, 1988.