Sri Lanka

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(Ilankai Sananayaka Sosalisa Kudiyarasu; Sri Lanka Prajatantrika Samajavadi Janarajaya). Stato dell'Asia meridionale (65.610 km²). Capitale: Sri Jayewardenepura Kotte. Divisione amministrativa: distretti (25). Popolazione: 20.135.000 ab. (stima 2008). Lingua: singalese e tamil (ufficiali), inglese. Religione: buddhisti 76,7%, musulmani 8,5%, induisti 7,9%, cattolici 6,1%, altri 0,8%. Unità monetaria: rupia di Sri Lanka (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,742 (104° posto). Confini: Oceano Indiano. Membro di: Commonwealth, ONU e WTO.

Generalità

Stato dell'Asia, posto nell'Oceano Indiano, è formato dall'isola omonima e da alcuni isolotti minori, ed è separato dall'estremo sud del subcontinente indiano dallo Stretto di Palk.Il Paese, quasi completamente pianeggiante, racchiude nella sua parte centrale gli unici rilievi montuosi presenti, sui cui versanti meridionali si estendono, dall'epoca coloniale, le le immense piantagioni di tè che hanno reso celebre l'isola. Benché le radici culturali del Paese affondino nella tradizione indiana, Sri Lanka ha sempre mantenuto una sua forte individualità, aiutata anche dalla morfologia insulare del territorio. Questo tratto non ha tuttavia impedito la sovrapposizione dei molteplici elementi propri delle popolazioni giunte sull'isola che ancora oggi formano gruppi etnici omogenei legati alle rispettive tradizioni: cingalesi, indoeuropei, tamil. L'isola porta con sé i segni di questo passato composito, intessuto anche delle pratiche religiose: così come i monasteri e i templi buddhisti nascosti tra le colline sono da sempre considerati custodia delle reliquie del Buddha e le rovine dell'antica capitale ospitano al loro interno il Sacro Albero del Bo, discendente di quell'altro albero sotto i cui rami il Buddha divenne l'illuminato, la celebre montagna dell'Adam's Peak, che sorge nel sud dell'isola, appartiene alla tradizione di ben tre religioni, che qui vi rivendicano la sede rispettivamente dell'orma di Adamo (cristiani e musulmani), di Buddha (buddhisti) o del dio Śiva (induisti). Su questo substrato multietnico si sono innestati successivamente anche i segni della dominazione europea, olandese prima e inglese poi, che qui hanno impiantato le colture indispensabili al consumo della madrepatria. Nonostante l'affrancamento dell'isola sia avvenuto in tempi abbastanza rapidi, se confrontati con quelli di altri protettorati britannici, la conquista dell'autonomia e dell'indipendenza non hanno, tuttavia, risolto i profondi e perduranti conflitti tra le etnie nel Paese, conflitti che si sono acuiti negli ultimi scorci del XX sec. e che hanno individuato nelle Tigri del Tamil il principale gruppo di guerriglieri impegnato nel fronte di liberazione opposto alle forze governative. A questa difficile situazione interna si sono aggiunti all'inizio del millennio anche i danni provocati dallo tsunami che ha investito il Sudest asiatico; il maremoto del 2004, uno dei più gravi di cui si abbia memoria nei tempi recenti, ha portato anche in questa terra, considerata da molti la “perla d'Oriente”, un carico di devastazioni naturali, civili e umane.

Lo Stato

Già colonia britannica, indipendente dal 1948 nell'ambito del Commonwealth britannico con il nome di Ceylon, lo Stato si è costituito in Repubblica democratica socialista il 22 maggio 1972 assumendo il nome di Sri Lanka. In base alla Costituzione dell'ottobre 1978 (che ha emendato quella del 1972), lo Sri Lanka è diventato una Repubblica presidenziale. Il presidente viene eletto ogni 6 anni a suffragio universale, esercita il potere esecutivo e nomina il governo; il Parlamento (formato dalla Camera dei Rappresentanti, composta da 225 membri), viene anch'esso eletto ogni 6 anni a suffragio universale ed esercita il potere legislativo. Il sistema giuridico è formato da una commistione di norme derivanti dalla britannica, e da un insieme di altri codici (romano, tedesco, islamico). La legislazione internazionale non è accettata; la giustizia è amministrata dalla Corte Suprema e dalle Corti di Appello. Nel Paese è in vigore la pena di morte. Le forze armate del Paese sono tripartire secondo la suddivisione classica: esercito, marina, aviazione, cui si affiancano forze paramilitari; il servizio di leva si effettua su base volontaria a partire dai 18 anni d'età. Il sistema educativo, in uso sotto la dominazione britannica, venne organizzato in modo che ne usufruissero solo l'alta e la media borghesia. La gratuità scolastica (dalle scuole primarie all'università), l'obbligatorietà dell'istruzione dai 5 ai 14 anni e l'insegnamento in lingua materna nella scuola primaria vennero proposte poco prima dell'indipendenza dal Comitato speciale dell'educazione. A livello organizzativo, la scuola primaria dura 4 anni ed è preceduta da un biennio propedeutico di scuola infantile. L'insegnamento s'impartisce in singalese, in tamil e in inglese come seconda lingua. La scuola secondaria è formata da due cicli: fra il primo e il secondo gli alunni devono sostenere un esame di abilitazione. L'insegnamento superiore, infine, si svolge in alcune scuole professionali e nelle università di Colombo, Jaffna, Sri Jayewardenepura (a Nugegoda, nei pressi della capitale), Kelaniya, Moratuwa, Ruhuna (a Matara), Peradeniya. In base alla stima del 2006, la percentuale di analfabeti nel Paese si attestava al 9,2%, in leggero aumento rispetto all'inizio del millennio, probabilmente a causa anche delle devastazioni causate dallo tsunami. L'impegno per la ricostruzione del Paese è partito, infatti, proprio dalle infrastrutture scolastiche.

Territorio: geografia fisica

L'isola è strutturalmente un lembo marginale dello zoccolo archeozoico del Deccan, che fenomeni di eustatismo hanno separato dalla massa continentale asiatica. Il braccio di mare (Stretto di Palk) che divide l'isola dalla costa del Coromandel è profondo poche decine di metri e nel Pleistocene esso non esisteva: oggi due lingue di terra dall'una e dall'altra parte rappresentano le vestigia del “ponte” che legava le due coste. All'interno dell'isola le rocce archeozoiche (graniti, gneiss, calcari cristallini) affiorano su ampie sezioni e culminano nel rilievo centrale del Pidurutalagala (2524 m), vertice di un altopiano profondamente eroso, sovrastato da isolate alture e dorsali collinose che terminano con scarpate ripide sopra le pianure costiere. In queste, specie nella sezione nordoccidentale, si trovano terreni cenozoici con sovrapposizioni alluvionali recenti. Dal massiccio centrale scendono verso la costa, radialmente, vari fiumi, tra cui il Kala Oya, il Kelani, il Kirindi Oya e il Mahaweli, il più importante, lungo 332 km e in parte navigabile: più che come vie di comunicazione, i fiumi sono però sfruttati a scopo irriguo. Il loro regime alterna forti magre a piene copiose, poiché risente della periodicità monsonica delle precipitazioni, che cadono in prevalenza da maggio a settembre. Quantitativamente esse variano alquanto da zona a zona per effetto dell'azione di schermo esercitata dal massiccio centrale. Così nella parte meridionale, direttamente investita dal monsone, si hanno 2500 mm annui e anche più sui rilievi, mentre sul lato settentrionale si scende sino a 1000 mm. Le temperature sono quelle dei climi caldo-umidi, di tipo equatoriale, e oscillano tra i 26 e i 28 ºC.

Territorio: geografia umana

La popolazione è formata da singalesi (81,9%), tamil indiani (5,1%), tamil ( 4,4%), mori (8%), discendenti da genti arabe o arabizzate. Sono ormai ridotti a poche migliaia i più antichi abitanti del Paese, i vedda. Il popolamento più antico è rappresentato da genti australoidi (veddidi), ancora presenti in piccoli gruppi nelle zone forestali dell'interno. Nel sec. VI a. C. un'ondata migratoria dall'India settentrionale portò nell'isola l'elemento singalese connesso con le popolazioni indoarie protagoniste della civiltà agricola indo-gangetica. I singalesi si insediarono nella parte più settentrionale, più arida ma più salubre, dell'isola, sviluppando la risicoltura irrigua. All'epoca dell'imperatore Aśoka acquisirono il buddhismo hinayana (o del “Piccolo Veicolo”), che ha resistito sino a oggi. L'isola non fu mai organizzata in un unico Stato, ma in numerosi piccoli reami, i maggiori e i più influenti dei quali furono inizialmente quello di Kandy e successivamente quello che ebbe la sua capitale ad Anuradhapura. Nel sec. XI questo regno fu conquistato da nuove popolazioni venute dall'India meridionale; iniziò così l'immigrazione dei tamil che, però, si stanziarono soprattutto nelle regioni settentrionali. I singalesi si ritirarono nelle zone interne montane e in particolare in quelle sudoccidentali. Questa distribuzione esisteva ancora quando i primi europei, i portoghesi, nel XVI sec. occuparono l'isola: da allora il quadro etnico non è molto cambiato, tuttavia, dalla fine degli anni Settanta, una cruenta guerriglia oppone la minoranza tamil, che rivendica l'indipendenza dei propri territori, alla maggioranza singalese. Secondo l'UNHCR sarebbero 500.000 (a metà del 2007) gli sfollati, prevalentemente nelle province settentrionali e orientali, che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni per sfuggire alle violenze, oppure hanno perso le case a causa dello tsunami del 2004. La pressione demografica ha cominciato a farsi sentire all'indomani dell'indipendenza, allorché la popolazione dell'isola ha registrato una crescita straordinaria: dal 1946 (6,6 milioni di abitanti) al 2001 è triplicata. Il tasso di crescita annua è in declino più per un fenomeno di sviluppo socioeconomico che per gli effetti di un'intensa propaganda per la regolamentazione delle nascite. La densità dello Sri Lanka è di 307 abitanti per km², ma la popolazione è distribuita in modo irregolare nelle varie parti dell'isola: più densa nella zona umida e nelle aree più elevate, più rada e sparsa nella zona secca. Di conseguenza si trovano distretti con una densità molto bassa, come quelli della regione settentrionale (Mannar, Mullaittivu, Vavuniya), o sudorientale (Monaragala) e, al contrario, aree densamente popolate come quella dei Colombo e di Gampaha, nella regione occidentale. Prevale nettamente lo stanziamento nei villaggi rurali (l'80% degli abitanti vive in piccoli centri), i quali accolgono in generale una popolazione etnicamente omogenea e presentano rilevanti differenze a seconda che siano singalesi o tamil. Mutuata dall'India, sopravvive anche in Sri Lanka un'organizzazione in caste che pone al sommo della scala sociale gli agricoltori (goyigama), alcuni dei quali rappresentano la classe dominante del Paese. L'urbanesimo è limitato a pochi centri, in particolare alla capitale storica, Colombo, città portuale valorizzata dai traffici coloniali e più recentemente dalle attività industriali. È una città che mescola tratti coloniali ad aspetti moderni, con ampie fasce periferiche di , indice di un rapido aumento dell'urbanesimo determinato dalla forte pressione demografica e dalla fuga dalle campagne. In secondo piano Sri Jayewardenepura Kotte, la capitale legislativa, situata pochi chilometri a S di Colombo; chiamata in precedenza Kotte, la città ospita l'edificio del parlamento, inaugurato nel 1982. Altre città ingranditesi negli ultimi decenni del XX secolo si trovano sulla costa sudoccidentale (Dehiwala-Mt. Lavinia, zona residenziale di Colombo, Galle, Negombo, Moratuwa), allineate nella popolosa fascia che fa capo a Colombo. All'interno la città principale è l'antica Kandy; nel nord è Jaffna, attivo centro portuale, e lungo la costa orientale sono i porti di Trincomalee e Batticaloa.

Territorio: ambiente

In rapporto alle precipitazioni si trovano diverse coperture vegetali, rappresentate sia dalla foresta equatoriale sempreverde (con piante gigantesche, come il Dipterocarpus zeylanicus, detto localmente hora), sia dalla foresta di caducifoglie, sorta di savana alberata (talava), che in certe zone, come nel nord, accoglie anche specie xerofile. Benché la fauna dello Sri Lanka dimostri una certa affinità con quella dell'India meridionale, nell'isola vivono ancora numerose specie endemiche come, tra le scimmie, il macaco di Ceylon e il Presbitys senex, quest'ultimo simile all'entello (anche questo è presente nelle foreste dove vive pure il lori gracile). Sempre tra i Mammiferi si trovano l'elefante, da alcuni autori ritenuto una sottospecie di quello asiatico, il ghiro spinoso, ormai diffuso in tutta l'Asia del sud, e l'orso labiato. Tra i Rettili sono rappresentati alcuni camaleonti e tutti i generi di serpenti della famiglia Uropeltidi: l'uropeltide gigante è esclusivo del Paese, dove vive nelle zone boscose e umide. Numerosi infine ancora i galli e i pavoni ancora allo stato selvatico. Per preservare questa ricca varietà di flora e fauna nel 1949 è stato istituito il Dipartimento per la conservazione della Natura (DWLC). Le aree protette ricoprono il 14,3% del territorio e comprendono 14 parchi nazionali e numerose riserve forestali e naturali, inoltre nel 1988 è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO la riserva forestale di Sinharaja (1988).La deforestazione è uno dei problemi ambientali maggiori nel Paese, che ha portato anche all'incremento dell'erosione del suolo; la fauna selvatica, che comprende alcune specie considerate in estinzione, è minacciata dal bracconaggio e dalla sempre maggiore urbanizzazione. L'inquinamento colpisce le coste (danneggiate dalle attività minerarie) e le città; notevole è inoltre l'inquinamento delle acque provocato da rifiuti industriali e altre acque reflue.

Economia: generalità

Paese eminentemente agricolo, con un reddito pro capite che, anche se superiore a quello della vicina India, è pur sempre molto modesto (1.972 $ USA nel 2008), lo Sri Lanka si colloca tra gli Stati che a fatica cercano di uscire da un secolare sottosviluppo e la cui arretratezza è in massima parte dovuta al permanere di una statica economia basata quasi esclusivamente su strutture d'origine coloniale e aggravata altresì da una forte disoccupazione; si è approfondito il divario fra redditi, per cui un sempre maggior numero di famiglie si trova al di sotto della soglia di povertà. Nonostante i molti piani varati, il governo dopo l'indipendenza aveva nazionalizzato solo i mezzi di trasporto, i settori energetico, siderurgico e chimico e l'industria di base, peraltro del tutto minoritaria rispetto a quella manifatturiera, oltre ad aver statalizzato, nel 1975, le piantagioni inglesi (pur con adeguati indennizzi agli ex proprietari) e istituito un moderato protezionismo doganale. La mancata realizzazione della riforma fondiaria, che pure era indicata come uno dei capisaldi dei governi d'ispirazione socialista, ha fatto sì che all'agricoltura commerciale, espressa dalle piantagioni estese anche varie centinaia di ettari, continuasse a contrapporsi una stentata agricoltura di sussistenza, insufficiente al fabbisogno nazionale, basata sulla risicoltura. Questa riguardava, tuttavia, la grande maggioranza della popolazione attiva, che operava su una miriade di microfondi scarsamente produttivi o che, spesso, non aveva neanche un proprio pur minimo appezzamento di terreno. Gli scarsi risultati ottenuti con l'esperienza “socialista” facilitarono una decisiva svolta in senso liberistico e privatistico. La difficile situazione economica è peggiorata durante tutti gli anni Ottanta del XX sec. per il persistere del conflitto fra le minoranze musulmane, buddhiste e induiste e per il contemporaneo calo dei prezzi dei suoi beni agricoli d'esportazione (tè e caucciù), che hanno comportato una forte contrazione degli investimenti statali. L'agricoltura ha avuto alcune stagioni favorevoli, ma il settore dei prodotti di piantagione, privatizzato nel 1992, non è tornato redditizio. Negli anni Novanta l'inflazione è risultata ancora alta e ciò ha comportato un taglio netto a tutte le spese pubbliche relative ai settori sociale e assistenziale (tra cui i sussidi ai più bisognosi, compresa la distribuzione gratuita di riso), l'abbandono dei controlli sulla valuta, sui prezzi e sul generale andamento del mercato con conseguente svalutazione del 50% della moneta e totale liberalizzazione delle importazioni, l'accrescimento del ruolo assegnato all'industria privata, l'adozione delle più ampie agevolazioni nei confronti degli investimenti stranieri. L'industria si è poi, con il tempo, sviluppata (soprattutto quella tessile, nei poli principali a Colombo e a Pugoda), grazie agli investimenti provenienti, in particolare, dall'Asia orientale e sudorientale. Gli obiettivi più ambiziosi della politica governativa sono stati rappresentati in quegli anni dal raggiungimento dell'autosufficienza nei settori risicolo ed energetico. La crescita economica ha subito una battuta d'arresto nel 2004, per le conseguenze dello tsunami. L'impatto sull'economia è stato notevole, in primo luogo sulla pesca e sul turismo, poi sulle attività manifatturiere e commerciali penalizzate dai danni alle infrastrutture. I piani di ricostruzione hanno tentato di tenere sotto controllo la crescita del debito pubblico e di sostenere la ripresa dei settori produttivi anche grazie ai finanziamenti internazionali. Ciò ha permesso al Paese di ottenere in pochi anni una nuova crescita del PIL, che ammonta nel 2008 a 39.604 ml $ USA. A fronte di un calo nelle rendite dei prodotti di piantagione e di un aumento dei proventi dell'agricoltura e della lavorazione delle derrate alimentari, del comparto tessile, delle costruzioni e del terziario (turismo, banche, assicurazioni, telecomunicazioni), che è andato a sostituire il primario sia nell'incidenza sul PIL sia nella forza lavoro impiegata, il governo ha pianificato e attuato una serie di riforme volte ad affrontare la povertà diffusa, che ancora colpisce una larga parte della popolazione, e le disparità regionali. Infatti la crescita in questi anni ha riguardato per lo più le regioni occidentali mentre specialmente quelle settentrionali e orientali, interessate dai conflitti tra gruppi etnici, hanno maggiori difficoltà a stabilire un percorso di crescita economica. Tali provvedimenti prevedono strategie a favore del settore pubblico e, in misura minore, politiche di sostegno al privato e di richiamo degli investitori stranieri, coinvolgendo tutti i comparti. Si tratta di una politica, quella del governo, eccessivamente sbilanciata a vantaggio del pubblico, secondo il Fondo Monetario Internazionale, in un Paese in cui persistono elementi frenanti: i tassi di crescita reali, a differenza di quanto accade in altri Stati asiatici, sono dovuti più alla domanda interna che a quella esterna, quindi troppo poco interessata dell'esportazione, le rimesse degli emigrati costituiscono ancora una voce importate delle entrate e i conflitti interni e gli episodi di violenza che si susseguono ingenerano scarsa fiducia nei possibili investitori esteri.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Coltura fondamentale è quella del riso, che occupa quasi la metà dell'intera area agricola, estesa soprattutto nella fascia umida sudoccidentale; esso è destinato all'alimentazione interna, come la manioca, la patata, la batata, gli ortaggi e la frutta in genere. Essenziale prodotto d'esportazione è invece il tè (lo Sri Lanka è il terzo produttore mondiale), le cui piantagioni coprono i versanti del massiccio centrale. Sono altresì avviati all'esportazione i prodotti della palma da cocco (noci, olio e copra), coltivata nella fascia costiera ai margini delle risaie, e le spezie, tra cui il cardamomo, la citronella, il pepe, l'areca e la pregiatissima cannella; si coltivano inoltre tabacco, canna da zucchero, cotone, cacao, caffè ecc. Nelle aree dell'interno una buona risorsa è offerta dalle foreste, che coprono circa un terzo della superficie territoriale. Importantissimo è il caucciù, per il quale lo Sri Lanka è l'ottavo produttore asiatico. Poco sviluppato è invece l'allevamento (bovini e bufali, utilizzati prevalentemente per i lavori agricoli, caprini e volatili) mentre la pesca ha una discreta estensione e contribuisce all'esportazione.

Economia: industrie e risorse minerarie

Poco rilevanti sono le risorse del sottosuolo; mancano i minerali energetici; principali prodotti d'estrazione sono la grafite, il sale, lo zirconio, l'ilmenite e talune pietre preziose (rubini, zaffiri, topazi); esistono piccoli giacimenti di ferro, oro e minerali radioattivi. Tra le industrie prevalgono quelle tessili (cotonifici) e dell'abbigliamento e in genere quelle che lavorano i prodotti locali: oleifici, zuccherifici, fabbriche di gomma, manifatture di tabacchi, concerie, cartiere, lavorazioni della ceramica, del legno ecc.; si hanno inoltre piccoli cementifici, due impianti siderurgici e una raffineria di petrolio.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il commercio con l'estero, che denuncia da anni un pesante deficit, si svolge essenzialmente con Stati Uniti, Gran Bretagna e India (export) e con altri Paesi asiatici, in particolare India, Cina, Singapore, Iran, Malaysia, Hong Kong e Giappone (import); lo Sri Lanka esporta prodotti tessili finiti, tè, spezie, quindi caucciù, derivati della palma da cocco e pietre preziose, mentre importa soprattutto prodotti alimentari e petroliferi, tessuti, macchinari e mezzi di trasporto. Buone sono nel complesso le comunicazioni sia stradali sia ferroviarie; la città di Colombo ospita inoltre il maggiore aeroporto internazionale del Paese, nonché uno dei porti principali, accanto a quelli di Trincomalee e Galle. Un discreto sviluppo ha avuto il turismo fino alla metà degli anni Ottanta, allorché il deterioramento della situazione politica interna ha causato un assottigliamento dei flussi di visitatori.

Storia: dalle origini agli anni Sessanta

Nominata per la prima volta come Lankā in una cronaca pali del sec. VI a. C., l'isola di Ceylon fu visitata da Buddha e Aśoka vi inviò una missione buddhista. Data la sua posizione, i commerci vi furono sempre fiorentissimi. Dopo secoli di guerre con l'India meridionale, nel sec. XVI l'isola, a eccezione del Regno di Kandy, fu conquistata dai portoghesi, soppiantati nel 1656 dagli olandesi, a cui seguirono nel 1796 gli inglesi, che nel 1815 si impadronirono anche di Kandy. La nuova amministrazione provvide l'isola di strade e ferrovie e pianificò la produzione. Durante la seconda guerra mondiale Ceylon divenne sede del quartier generale alleato nell'Asia di Sud-Est. Il 4 febbraio 1948 l'isola ottenne l'indipendenza nell'ambito del Commonwealth. Dal 1947 al 1956 il potere fu detenuto dall'United National Party (UNP) di Senanayake, che attuò una politica estera di avvicinamento ai Paesi sottosviluppati dell'Asia di Sud-Est (Piano di Colombo) e al blocco occidentale durante la “guerra fredda”. Nel 1955 Ceylon entrò a far parte dell'ONU. All'interno il governo cercò inutilmente di risolvere i vari problemi economici e razziali, acutizzati dalla lotta tra singalesi e tamil di origine indiana, impiegati come manodopera nelle piantagioni. Dal 1956 al 1965 rimase al potere lo Sri Lanka Freedom Party (SLFP) di Solomon e Sirimavo Bandaranaike, partito volto a sinistra, sostenitore di una politica di non allineamento negli affari esteri e di nazionalizzazioni all'interno. Nel 1960, è stata eletta primo ministro una donna, la prima al mondo a ricoprire tale incarico. Nel 1964 fu concluso il Bandaranaike-Shastri Pact con l'India per una soluzione del problema dei tamil. Dopo le elezioni generali del marzo 1965, che riportarono al governo l'UNP con a capo Senanayake, il governo tenne per cinque anni il Paese in una posizione intermedia tra i due blocchi mondiali, mentre all'interno rimase alle prese con i problemi economici, inerenti alla produzione di tè e di riso, e razziali.

Storia: gli anni Settanta

Le elezioni generali tenutesi nel 1970 videro il ritorno al potere di Sirimavo Bandaranaike. Il suo governo promosse subito una nuova stesura della costituzione che contemplasse il distacco di Ceylon dal Commonwealth e desse impulso a un programma di riforme e nazionalizzazioni, inteso alla creazione di una vera repubblica socialista. In politica estera, strinse relazioni diplomatiche con la Corea del Nord, il Vietnam del Nord e la Repubblica Democratica Tedesca, mentre ruppe quelle esistenti con Israele. Nel 1971 il governo della signora Bandaranaike, espressione di una coalizione tra SLFP, Partito comunista e Partito trotzkista, conobbe una forte opposizione da parte del Fronte popolare di liberazione, che raccoglieva giovani studenti, intellettuali e contadini e che pure aveva contribuito all'ascesa della Bandaranaike. Nonostante fosse stato decretato lo stato d'assedio e fossero state previste pene severissime contro i guerriglieri, il 5 aprile 1971 si scatenò nelle campagne una rivolta armata cui aderirono migliaia di singalesi. Le autorità chiesero aiuti e armi alle maggiori potenze e in agosto l'insurrezione era, secondo le fonti governative, completamente domata; molti insorti avevano dovuto arrendersi ed erano stati avviati a campi di rieducazione, molti erano stati uccisi in combattimento. Il 22 maggio 1972, infine, Ceylon, trasformata in Repubblica, introduceva una nuova costituzione e assumeva l'antica denominazione di Sri Lanka. La coalizione governativa tra il Partito della libertà (Sri Lanka Freedom Party), comunisti e trotzkisti continuò a reggere il Paese fino all'ottobre 1975, quando, già logorata nella ricerca di soluzioni alle croniche ribellioni e rivendicazioni delle varie comunità etniche e religiose abitanti nell'isola, si infranse definitivamente sullo scoglio della nazionalizzazione delle piantagioni di proprietà straniera. I partiti di sinistra, usciti dal governo, passarono all'opposizione. La crisi si approfondì ulteriormente per le accuse di trasgressione alla Land Reform Law del 1972 rivolte contro il primo ministro e la sua famiglia. Nel luglio 1977 le elezioni generali diedero il potere all'UNP di J. R. Jayawardene. Nominato primo ministro, questi varò una nuova costituzione, entrata in vigore il 1º gennaio 1978, trasformando il Paese in una Repubblica presidenziale. Assunta la carica di capo dello stato, Jayawardene (rieletto nel 1982) tornò a una politica liberista in campo economico, privilegiando gli investimenti stranieri.

Storia: dagli anni Ottanta al XXI secolo

Negli anni Ottanta i tamil, che vivono nella parte settentrionale dell'isola, si ribellavano al governo, richiedendo la costituzione di uno stato separatista nella regione di Jaffna. La rivolta sostenuta dalle offensive terroristiche del gruppo delle Tigri per la liberazione del Tamil Eelam (LTTE) sfociava in una vera e propria guerra civile che vedeva l'intervento politico e, in seguito, anche militare dell'India a favore del governo centrale. Nel 1984 veniva respinto uno sbarco di tamil provenienti dal vicino Tamil Nadu e, nel 1986, lo scontro si acuiva; solo grazie all'intervento di R. Gandhi e all'invio di truppe il governo finalmente poteva riprendere il controllo della città di Jaffna. In questo clima incandescente, le elezioni presidenziali del 1988 vedevano la vittoria di R. Premadasa, primo ministro dal 1978. Le condizioni interne, intanto, continuavano a rimanere pressoché immutate: in seguito alla sottoscrizione dell'accordo per il ritiro del contingente indiano, che lasciava l'isola nel 1990, si scatenava un'insurrezione dei Singalesi del Sud, capeggiata dal Fronte popolare di liberazione e repressa con estrema durezza. Nel 1992 l'UNP subiva una scissione a seguito dell'accusa di corruzione del presidente Premadasa, che l'anno successivo veniva ucciso in un attentato. Veniva nominato presidente fino alla scadenza naturale del mandato il primo ministro D. Banda Wijetunga. Nel 1994, dopo una campagna elettorale contrassegnata da violenze e omicidi politici, le elezioni legislative vedevano la vittoria del People's Alliance Party, coalizione di sinistra guidata da C. Kumaratunga Bandaranaike, che veniva poi nominata primo ministro. Nel novembre dello stesso anno, Kumaratunga Bandaranaike si candidava alle elezioni presidenziali e, eletta capo dello stato, passava la sua carica di primo ministro alla madre S. Bandaranaike, leader del Partito della libertà. Nel gennaio 1995, intanto, ripresi i colloqui tra il governo e la guerriglia tamil si arrivava, con la mediazione di Canada, Paesi Bassi e Norvegia, alla stipulazione di una tregua. Le trattative però ben presto si arenavano e, dopo una serie di attacchi da parte della guerriglia, il presidente Kumaratunga annunciava la sospensione ufficiale dei negoziati. Nell'agosto dello stesso anno, dopo un nuovo inutile tentativo del governo di Colombo di risolvere pacificamente la controversia con un'ampia riforma in senso regionalista dello stato, l'esercito singalese lanciava una massiccia offensiva contro i tamil, riuscendo a occupare la penisola di Jaffna, base logistica della guerriglia. La gravità della situazione, protrattasi quindi negli anni successivi, costringeva Kumaratunga Bandaranaike a estendere lo stato di emergenza su tutto il territorio di Sri Lanka, senza riuscire in ogni modo a domare l'insurrezione dei tamil. Nel dicembre del 1999, C. Kumaratunga, vittima di un attentato, vedeva riconfermato il suo secondo mandato presidenziale. Il partito al potere si è poi imposto anche alle elezioni legislative del 2000, ma i negoziati intrapresi dal nuovo governo con il movimento tamil non sono valsi a porre fine alla guerra civile, che è proseguita con rinnovata violenza: una serie di attentati a opera dei guerriglieri tamil scandisce tutto l'anno 2000, fino a quando, nel gennaio 2001, i ribelli tamil annunciano una tregua unilaterale, con conseguente intensificazione delle proposte di mediazione internazionale, per l'avviamento di negoziati di pace. Nel giugno 2001 l'Alleanza per l'unità nazionale musulmana esce dalla coalizione di governo, che perde così la maggioranza in parlamento e costringe la presidente C. Kumaratunga a sciogliere l'Assemblea, diveniva primo ministro R. Wickramasinghe con l'impegno di avviare negoziati di pace con i tamil (2002). Nonostante venisse rimosso l'embargo nelle zone controllate dai ribelli nel 2003 i tamil rompevano nuovamente la tregua, sospendendo ogni colloquio. Nelle elezioni politiche del 2004 Wickramasinghe veniva battuto dal leader dell'opposizione Mahinda Rajapakse il cui partito, UPFA (Alleanza per la libertà) otteneva la maggioranza dei consensi; in seguito Rajapaksa veniva nominato primo ministro. Nel dicembre del 2004 il litorale sudorientale era sconvolto da un terribile maremoto causato da un sisma avvenuto al largo dell'isola di Sumatra. Villaggi e coste venivano completamente sommersi dalle acque causando decine di migliaia di vittime. Nel novembre 2005 si svolgevano le elezioni presidenziali, vinte con il 50,33% dei consensi da Rajapaksa; successivamente Ratnasiri Wickremanayake veniva nominato primo ministro. Nel 2006 riprendevano le violenze che interrompevano definitivamente la tregua del 2002. In ottobre, per cercare di porre fine agli scontri, si tenevano nuovi colloqui a Ginevra tra Tigri Tamil e governo con la mediazione della Norvegia; tuttavia le parti abbandonavano le trattative senza fissare un nuovo incontro. Gli scontri armati tra l'esercito e ribelli del LTTE (Tigri Tamil) proseguivano anche negli anni sucessivi aggravando ulteriormente il bilancio delle vittime. Nel 2007 si avviavano dei colloqui di pace, condotti con la mediazione della Norvegia, ma si chiudevano senza risultati. Nel 2009 si concludeva una grande offensiva dell'esercito contro i ribelli del LTTE, terminata con il controllo degli ultimi territori rimasti in mano ai ribelli e che portava all'uccisione del loro capo, V. Prabhakaran. Le operazioni militari provocavano però molte vittime e sfollati tra la popolazione civile. Nel gennaio 2010 il presidente Rajapaksa veniva rieletto con il 57,9% dei consensi, battendo l'ex generale Sarath Fonseka, che in febbraio veniva arrestato per crimini militari. Allo stesso tempo Rajapaksa scioglieva il Parlamento in vista di nuove elezioni legislative. Queste ultime si svolgevano nell'aprile 2010 e vedevano la vittoria dell'UPFA. Nell'agosto del 2011 il governo annunciava la fine dello stato di emergenza in vigore dal 1983 e scarcerava un migliaio di prigionieri politici.

Cultura: generalità

La componente indiana è stata certamente un fatto determinante nella strutturazione ed evoluzione del folclore singalese, incominciando dalle tradizioni dai costumi dei Vedda, gli aborigeni che vivono nelle giungle singalesi. Apporti sono venuti poi dai tamil, anch'essi derivanti dall'India e dalle esperienze coloniali: portoghesi, olandesi, europei in genere. Il quadro si è poi ulteriormente arricchito con infiltrazioni malesi e arabe e con la formazione di gruppi di euroasiani (la presenza di queste comunità è una delle caratteristiche più singolari dello Sri Lanka). Se, dal punto di vista architettonico, il Paese ospita templi, moschee e chiese, il mondo artistico ha recepito con tempi e modi diversi questa costellazione di suggestioni. Benché le arti, la musica e le danze tradizionali siano tuttora parte integrante dei curricula scolastici, il teatro accoglie oggi molti testi e spettacoli occidentali, così come alla musica tradizionale si sono affiancati artisti e generi d'importazione, dal pop alla . La letteratura moderna ha avuto la propria figura di riferimento in Martin Wickramasinghe (1890-1976), autore di saggi storici, filosofici e scientifici, racconti, testi teatrali, romanzi, tra cui (1948; ) e il romanzo (1956; ). A lui è anche dedicato un museo di cultura popolare. Gli ultimi anni del XX sec. hanno visto altre personalità emergere a livello internazionale. Philip Michael Ondaatje (n. 1943), romanziere e poeta che vive in Canada, è autore de (1992), da cui è stato tratto un apprezzato film, (1987) e (2007); (n. 1958), nata a Colombo, ha studiato in Australia e in Francia, ha pubblicato in inglese ; Rajiva Wijesinha (n. 1954), storico e romanziere, formatosi a Oxford, è autore di , romanzo che illustra le trasformazioni in atto nello Sri Lanka dagli anni Sessanta a oggi. Da segnalare ancora Romesh Gunesekera (n. 1954), autore di , premiato con il nel 1994. La storia e l'arte dello Sri Lanka trovano in Colombo e Anuradhapura, prima capitale dello Sri Lanka e la maggiore tra le antiche città dell'isola, i due centri più importanti. A Colombo ha sede il Museo Nazionale, sorto nel 1877, e ricco di oggetti, documenti e manufatti relativi a tutte le fasi della storia nazionale. Tra i patrimoni dell'umanità UNESCO figurano ben sei siti dello Sri Lanka: la città storica di Polonnaruwa (1982), la città vecchia di Sigiriya (1982), la città sacra di Anuradhapura (1982), la città vecchia di Galle e sue fortificazioni (1988), la città sacra di Kandy (1988) e il Tempio d'Oro di Dambulla (1991). Una particolare “influenza occidentale” è quella nello sport: un cenno lo merita senza dubbio la nazionale cingalese di cricket, disciplina in cui si è aggiudicata i campionati mondiali nel 1996.

Cultura: tradizioni

Il folclore è senza dubbio l'ambito in cui il segno dell'influenza indiana è più chiaro. A livello sociale vige il sistema delle caste e permangono usi relativi alla soggezione della donna all'uomo. L'elemento religioso è ancora fortissimo nella caratterizzazione dei costumi, spesso ingentiliti da un'elevata formazione culturale. Ogni momento della vita è oggetto di cerimoniali molto curati. Assai sviluppati e persistenti quelli connessi alla vita dell'infanzia e alla celebrazione delle nozze. Non esiste più l'antica usanza di vendere la moglie, mentre la poligamia è limitata ai nobili (esiste qualche caso di poliandria, specie nei villaggi dell'interno). Ancora diffusa la consuetudine di concordare matrimoni fra bambini, ma il matrimonio viene rimandato al periodo della pubertà (tranne che presso alcuni gruppi più isolati). Nei riti funebri, nonostante le numerose varianti (talvolta fanatiche), esiste sempre come motivo ispiratore la credenza nella vita ultraterrena. Molto diffuse le cerimonie propiziatorie legate alla vita agricola. L'animismo è dominante nella maggior parte della popolazione e le superstizioni sono molto radicate (l'astrologo funge praticamente da consulente agronomo). Del pari è ancora molto utilizzata la medicina ayurvedica, e non limitatamente all'ambito della salute, quanto piuttosto come stile di vita globale. Numerosi i canti (specie femminili) che accompagnano il lavoro nei campi e ancora in auge le danze contadine eseguite solitamente intorno al tamburo (detto rabana). Durante tutto l'anno si susseguono nello Sri Lanka feste religiose, per la maggior parte pagane e mistiche, che attirano ogni singalese, a qualsiasi fede religiosa appartenga; spesso le feste delle varie religioni si fondono. La “festa del nuovo anno”, per esempio, riunisce indù e buddhisti intorno a sontuosi pranzi. Una delle feste buddhiste più gaie e animate è il Wesak (maggio), che commemora la nascita, la vita e la morte del Buddha. Il festival Posom viene tenuto annualmente per festeggiare l'introduzione del buddhismo nell'isola di Ceylon. Ma la festa singalese più spettacolare è l'Esala Perahera, che si tiene a Kandy, sul monte Esala, e che celebra la nascita di Viṣṇu. Tra le feste indù sono da ricordare il Thai Pongal (14 gennaio), dedicato all'adorazione del dio Sole, e il Vel (agosto), che celebra la vittoria di Srī Murugan sulle forze del male. Le danze cerimoniali sono tutte ispirate dalla mitologia e si dividono in due categorie: le danze kandyane, che costituiscono una forma d'arte fra le più antiche del mondo, e le danze del diavolo, che si rifanno a tradizioni barbare e grottesche. Per la musica, lo Sri Lanka non è che una “provincia” della regione indiana. I Vedda sono particolarmente abili nelle forme di danza codificata e sotto vari aspetti richiamano forme musicali tipiche della cultura aborigena australiana. L'abbigliamento si impernia su due indumenti tipici: il sari e il sarong, che presentano alcune varianti talvolta caratteristiche. La cucina cingalese ruota attorno a due cardini: il riso e il curry. Gli altri piatti sono a base di pesce, carne e verdure aromatizzati con decine di spezie differenti. Gli (dal singalese ‘''') sono una sorta di frittelle servite con miele o yogurt.

Cultura: linguistica e letteratura

L'adozione del singalese come lingua ufficiale dell'isola venne fin dagli inizi decisamente contrastata fin dagli inizi, con violenti moti di piazza che culminarono nel 1955 in scontri tanto sanguinosi quanto futili. Il singalese è la lingua madre di ca. 3 milioni di individui ed è un idioma indoario importato nell'isola dall'India. Separato dal subcontinente, ebbe poi modo di evolversi per suo conto elaborando una propria identità letteraria, che peraltro mantenne uno stretto contatto con le lingue dravidiche dell'India meridionale. L'elu, o singalese antico, che viene fatto risalire ai sec. XIII-XIV, ha dato una letteratura definita “totalmente buddhista” per la sua evidente affinità con la letteratura buddhista in pali. Il neosingalese cominciò a svilupparsi verso il sec. XV, che vide la fioritura dell'ancor popolare genere poetico sandeśa (messaggio), didattico e favolistico. La letteratura singalese contemporanea ha orientamenti e finalità simili alle consorelle dravidiche dell'India.

Cultura: arte

Esposta alle immediate influenze dell'arte proveniente dall'India, quella dello Sri Lanka ne riflette i caratteri e le diverse tendenze attraverso le manifestazioni del buddhismo e dell'induismo. L'architettura buddhista del periodo di Anuradhapura (sec. III a. C.-VIII d. C.), ispirata all'arte indiana di Sanci, Bharhut, Amaravati, Bodh-Gaya, si afferma con una serie di monumenti religiosi (Thūpārāma, Ruwanweli, Mirisivati, Abhayagiri, Jetavana). Mentre verso il sec. VIII l'architettura buddhista perviene a forme proprie di espressione dopo le influenze degli stili gupta e post-gupta, quella induista dei tamil rimane legata all'arte dravidica, ripetendone forme e decorazioni. Lo stūpa (dagoba), monumento emblematico del buddhismo, durante il periodo di Anuradhapura è oggetto di alcune trasformazioni dettate da sollecitazioni devozionali: la moltiplicazione delle ombrelle (chattra) determina nella parte terminale una struttura a forma conica modanata a spirale. La stessa semplificazione formale fu adottata per gli stūpa di dimensioni minori (eretti entro santuari circolari con copertura a cupola chiamati cetiyāgāra) nell'ordine delle terrazze della base, ridotte così in una serie di modanature sovrapposte. Risalente all'introduzione del buddhismo (sec. III a. C.) è il caratteristico santuario bodhigara, dedicato all'albero della bodhi (illuminazione del Buddha), rappresentato a Nillakgama e ad Anuradhapura. Accanto a questi monumenti antichi che avevano un alzato di legno, figura un tipo di edificio, costruito interamente in mattoni, chiamato gedigē. Un esempio tardo (sec. XII) è nel Lankātilaka di Polonnaruwa, la seconda capitale dell'isola di Ceylon, dove è documentato da templi e sculture l'ultimo periodo importante dell'arte singalese, influenzata da quella Cola. Nel corso del sec. XII sorgono i santuari Lankātilaka, Tivankapatimāgara, Thūpārāma, Vātadāgē e il complesso rupestre delle sculture del Vihāra Gal, raffiguranti Ananda in lutto al Parinirvana del Buddha. Anche la scultura, inizialmente influenzata da quella di Amaravati, si sviluppò dal sec. V con caratteri propri, rivelando tuttavia nel corso dei secoli affinità stilistiche con l'arte gupta (teste di Buddha e Bodhisattva nei musei di Colombo e di Anuradhapura), pāllava (sculture a Isurumuni e da Situlpavu a Kuruk-kalmadam), pāla (“pietre lunate” all'ingresso del Ratnaprāsāda ad Anuradhapura). Il documento più importante della pittura nell'isola di Ceylon è costituito dal famoso resto di affresco (sec. V) di Sigirya, raffigurante una processione di apsaras (ninfe celesti). Altri resti di pittura risalgono ai sec. VIII-XIII, epoca in cui essa decade. La scuola che fiorirà più tardi a Kandy (sec. XVIII) avrà caratteri nuovi rispetto al passato, ma agli impulsi della rinascita buddhista si sostituiranno poi le influenze occidentali (sec. XIX). La tradizione artistica singalese ha recentemente conosciuto una significativa ripresa, sia ricollegandosi all'antica spiritualità buddhista con L. T. P. Manjusri, sia recuperando i valori culturali del Paese attraverso le forme espressive e tecniche legate all'Occidente con le opere degli artisti del “Gruppo '43” come, G. Beling (1907-1992), Harry Pieris (1904-1988), J. Deraniyagala e G. Keyt, considerato il più importante esponente dell'arte moderna cingalese, oltre che valido poeta. Le tendenze attuali, seppure legate a un'evoluzione delle indicazioni del “Gruppo '43”, sono da considerarsi l'inizio vero e proprio di una ricerca originale, una sorta di arte “post-tradizionale”, di cui si sono fatte promotrici molte delle personalità emergenti dell'arte dello Sri Lanka (S. Senayake, R. Deraniyagala, T. Samarawickrema, G. Bawa).

Cultura: cinema

L'attività cinematografica ebbe inizio nel 1947, ma soltanto dopo il 1955 ci fu un regolare sviluppo e soltanto dopo la creazione della Repubblica di Sri Lanka (1972) nacque un organismo statale per l'importazione e distribuzione di film (Tharangani), aperto alla qualità e alla valorizzazione dei classici. Ma sul mercato singalese sono prevalsi i prodotti musicali appositamente confezionati nell'India meridionale, benché esista ormai da tempo anche una corrente nazionale capeggiata dal regista L. J. Peries rivelatosi a Cannes nel 1957 con Rekava (), di livello artistico sorprendente per chiunque ignorasse le tradizioni culturali del Paese. Autore in seguito di molte opere d'ispirazione storica o sociale, come Nidhanaya (1971; ), (1983; ), (2003; ), Peries ha aperto la strada a un'intera generazione di cineasti, impegnati a contribuire al progresso nazionale con film d'attualità e di denuncia. Uno fra i più interessanti e noti, anche fuori dai confini nazionali, è Prasanna Vithanage: tra le sue opere si ricordano (1996; ) e (2003; ), vincitrici di premi internazionali. Altro regista già segnalatosi e premiato in diversi festival (San Sebastian, Tōkyō, Singapore) è Asoka Handagama (n. 1962), autore di (2002; ) e (2000; ). Vimukthi Jayasundara (n. 1977) è stato premiato a Cannes nel 2005 per ().

Bibliografia

Per la geografia e la storia

K. M. de Silva (a cura di), Sri Lanka: a Survey, Londra, 1977; B. L. C. Johnson, M. Scrivenor, Sri Lanka: Land, People and Economy, Londra, 1981; J. Manor, Sri Lanka: In Change and Crisis, Londra, 1984; K. M. de Silva, Managing Ethnic Tensions in Multiethnic Societies: Sri Lanka 1880-1985, New York, 1986; P. Hyndman,Sri Lanka: Serendipity under Siege, Nottingham, 1988; J. Spencer (a cura di), Sri Lanka, History and the Roots of Conflict, Londra, 1990; E. Meyer, Ceylon-Sri Lanka, Parigi, 1992.

Per la letteratura

L. Renou, Les littératures de l’Inde, Parigi, 1951; voce India, letteratura, in “Grande dizionario enciclopedico”, a cura di G. Prampolini, Torino, 1958.

Per l’arte

A. K. Coomaraswamy, Arts and Crafts of India and Ceylon, Edimburgo, 1913; W. G. Archer, Ceylon, Paintings from Shrine and Rock, New York, 1953.

Per il folclore

N. E. Cavaglià, India e Ceylon, Milano, 1957.

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