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poliziésco

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Lessico

agg. (pl. m. -chi) [sec. XIX; da polizia]. Della polizia, inerente alla polizia: inchiesta poliziesca; romanzo, film poliziesco, che descrive le avventure di chi indaga per scoprire l'autore di un crimine. Per estensione, spregiativo, che si basa sulla forza, sulla violenza: metodi polizieschi.

Letteratura

La letteratura poliziesca ha per argomento l'indagine sistematica su un delitto (più precisamente, su uno o più assassini), cioè la storia romanzata delle imprese della polizia o di qualche investigatore privato. Come genere narrativo è nata intorno alla metà dell'Ottocento. Molti si compiacciono di cercarne le origini negli antichi testi, scomodando profeti, rapsodi e classici, ed è vero che mistero, delitto e indagine sono argomenti che serpeggiano nelle letterature di tutti i tempi; ma il racconto poliziesco, quale noi lo conosciamo, appartiene all'epoca moderna ed è fenomeno legato alla creazione di una polizia organizzata. Precisamente nacque sulle pagine di un periodico di Filadelfia, il Graham's Magazine, nell'aprile del 1843, quando Edgar Allan Poe pubblicò The Murders in the Rue Morgue. Altre due storie poliziesche di Poe apparvero negli anni successivi: The Mystery of Marie Roget (nel periodico Snowden's Ladies' Companion, 1842-43) e The Purloined Letter (su The Gift di Filadelfia, 1845). Protagonista dei racconti è un gentiluomo di nome C. Auguste Dupin, il primo investigatore creato dalla fantasia di un romanziere. Poe fu certamente un precursore e raggiunse un grado di finezza intellettuale e di forza narrativa ancor oggi insuperato. Dovevano passare vent'anni prima che il seme da lui gettato cominciasse a germinare. Ciò non avvenne in un Paese di lingua inglese, ma in Francia dove, nel 1866, Émile Gaboriau pubblicò in appendice, sul quotidiano Le Pays, il suo L'Affaire Lerouge che ebbe un enorme successo. Seguirono, con egual fortuna, Le Dossier 113, Le crime d'Orcival, Monsieur Lecoq. Ormai, Auguste Dupin aveva due degni colleghi nel Père Tabaret e in Monsieur Lecoq. Questi tre personaggi proverbiali formano la pattuglia avanzata degli investigatori ad usum del lettore di gialli. È probabile che Gaboriau conoscesse i racconti di Poe, come molti affermano, ma è anche più chiara nelle sue opere l'influenza delle memorie pubblicate nel 1828 da un famoso e assai singolare personaggio, Eugène François Vidocq, ex galeotto riabilitato, il quale aveva fondato a Parigi, nel 1817, il primo ufficio di polizia che sia esistito nel mondo. Secondo molti, lo stesso Poe conosceva le memorie di Vidocq e ne trasse ispirazione. Per quanto possa sembrare strano, i successi di Gaboriau non diedero allora l'avvio, in Francia, a una vasta produzione del genere. Si può ricordare solo un suo pallido imitatore, Fortuné du Boisgobey. In Inghilterra, il genere poliziesco fu inaugurato da W. W. Collins. Amico e collaboratore di Charles Dickens, egli è indiscutibilmente il “fondatore” della letteratura poliziesca inglese, quantunque il suo contributo si limiti a una sola opera, The Moonstone (variamente tradotto in Italia: La pietra lunare e Il Diamante della luna), che venne definito da T. S. Eliot “il primo, il più lungo e il migliore fra i romanzi polizieschi” e ancor oggi è considerato un capolavoro del genere. Anche Dickens si lasciò tentare dal genere e cominciò a scrivere un romanzo poliziesco nel 1870, l'ultimo della sua vita: The Mystery of Edwin Drood, con cui si proponeva di eclissare la fama acquisita da Collins con Moonstone; ma la morte lo colse quando il romanzo era giunto al capitolo ventitré. È degno di nota che un romanzo incompiuto sia considerato una pietra miliare della letteratura poliziesca. In America, frattanto, sembrava che, a dispetto dell'abbondante produzione narrativa, non ci fosse posto per il poliziesco. Solo nel 1878, Anna K. Green dava alle stampe The Leavenworth Case, romanzo eccellente nel suo genere, e di stile e costruzione tipicamente inglesi, che fu seguito da molti altri di buona fattura. Nel 1886 appariva a Londra The Mystery of a Hansom Cab di Fergus Hume, di cui si esaurì in breve un'edizione di ventimila copie. L'autore scrisse poi un centinaio di romanzi, senza ripetere nemmeno lontanamente quel primo successo. Si può considerare il 1887 una data storica per la letteratura poliziesca. È di quell'anno la nascita del più famoso detective di tutti i tempi: Sherlock Holmes. Il suo creatore, Arthur Conan Doyle, medico con scarsi clienti, nell'eccessiva pace dell'ambulatorio di Southsea, sobborgo di Portsmouth, scrisse in poche settimane A Study in Scarlet, un romanzo che figura narrato da un certo dottor Watson – personaggio destinato a rimanere per sempre l'inseparabile compagno di Holmes – e che apparve completo sul Beaton's Christmas Annual nel dicembre del 1887. L'esito della pubblicazione fu tiepido e per quasi due anni, Doyle non pensò più a Sherlock Holmes. Ma The Sign of Four, apparso in America sul Lippincott's Magazine nel febbraio 1890 e stampato in volume nello stesso anno, ebbe un successo enorme, sia in America sia in Gran Bretagna. Sherlock Holmes aveva ormai conquistato la celebrità. In quarant'anni di attività, Conan Doyle doveva raccontare ben sessanta sue avventure: precisamente in cinquantasei racconti e quattro romanzi. Fino al 1930 ca. il poliziesco, di qua e di là dell'Atlantico, pur nella grande varietà delle vicende e dei personaggi, segue più o meno le orme di Conan Doyle. Fra gli autori sono da ricordare: in Inghilterra, la baronessa Orczy, più famosa come autrice di The Scarlet Pimpernel; R. Austin Freeman, con la serie dei casi del dottor Thorndyke; E. C. Bentley, autore di Trent's Last Case (1913; trad. it. La vedova del milionario), J. Smith Fletcher, che scrisse un gran numero di romanzi senza mai affezionarsi a un investigatore fisso; Dorothy Sayers, i cui protagonisti sono sempre investigatori dilettanti. Ma i due grandi autori del poliziesco inglese dopo la svolta del secolo sono Edgar Wallace e Agatha Christie. Wallace, il più fecondo degli autori del genere, cominciò a scrivere intorno al 1905 e, in ventisette anni di lavoro, produsse circa centocinquanta libri, oltre ai drammi gialli. La Christie, soprannominata “la regina del delitto”, creò quell'ineffabile investigatore che è il belga Hercule Poirot nel suo primo romanzo The Mysterious Affair at Styles (trad. it. Poirot a Styles Court), pubblicato nel 1920; ma il successo le arrise solo all'apparire del secondo libro dedicato alle avventure di Poirot, quel Murder of Roger Ackroyd (1926; variamente tradotto: L'assassinio di Roger Ackroyd e Dalle nove alle dieci), in cui appassionati e competenti di narrativa poliziesca vedono il classico per eccellenza. Oltre a Poirot, la penna della Christie ha prodotto anche Miss Marple, una vecchietta arguta e imbattibile come investigatrice dilettante. Fino al 1929, gli Stati Uniti, in fatto di letteratura poliziesca, procedono di pari passo con la Gran Bretagna. Anche nella formula, il distacco è lieve, ma già un ritmo più dinamico comincia a farsi sentire. Mary Roberts Rinehart, Carolyn Wells, Burton E. Stevenson raggiungono alte tirature, seguiti a breve distanza di tempo da Earl Derr Biggers, col suo detective cino-americano Charlie Chan (che diverrà poi un personaggio quasi leggendario dello schermo). S. S. Van Dine (pseudonimo del critico d'arte Willard Huntington Wright) crea Philo Vance, un “investigatore per amor dell'arte”, coltissimo e paradossale, le cui ascendenze si possono individuare nel Dupin protagonista di The Murders in the Rue Morgue di Edgar Allan Poe e la cui popolarità è stata grandissima. Famosi e assai popolari sono Mignon G. Eberhart e Patrick Quentin, alias Q. Patrick, alias Jonathan Stagge (firme collettive di due autori: Hugh A. Wheeler e Richard A. Webb). Dopo la morte di Wheeler sono apparsi ancora due romanzi con la firma di Patrick Quentin, ma Webb abbandonò poi la narrativa per dedicarsi al cinema come soggettista. Anche la firma di Ellery Queen cela due autori (Frederic Dannay e Manfred B. Lee) e il loro investigatore si chiama, appunto, Ellery Queen. Dopo la scomparsa di Van Dine, il pubblico americano ha collocato Ellery Queen su un trono che nessuno gli ha finora contestato, benché, con la morte di Manfred B. Lee, la firma di Ellery Queen sia sparita dallo scaffale delle novità. La grande svolta nella narrativa poliziesca statunitense è del 1929, quando Dashiell S. Hammett crea un vero e proprio stile americano. Esordisce con Red Harvest (trad. it. Piombo e sangue), una storia di gangsters, truculenta, eccessiva, ma scritta con un piglio nuovo, con un realismo coraggioso che sembra scuotere, del pari, il pubblico e gli scrittori del genere. Hammett scrisse pochi romanzi, cinque in tutto, ma ebbe molti “allievi”. Uno in particolare è divenuto assai celebre: Raymond Chandler, autore di soli sei romanzi (tra cui The Big Sleep, 1939, il suo capolavoro), tutti costruiti attorno a una magistrale figura di investigatore, Philip Marlowe. Nonostante questa corrente innovatrice, seguita da numerosi autori, come Brett Halliday, Richard Ellington, Ross e John D. Macdonald, Frank e Henry Kane, e numerosi altri, continua anche in America la moda dei “giallisti” più conservatori, tra i quali, popolarissimi, Erle Stanley Gardner, che col suo avvocato Perry Mason ha battuto per decenni, ininterrottamente, tutti i primati delle vendite librarie; e Rex Stout, che è riuscito a fondere il poliziesco classico con quello d'azione, accoppiando Nero Wolfe, un investigatore che pesa più di cento chili, non si muove mai, coltiva orchidee e legge libri di alta cultura, con un “galoppino”, Archie Goodwin, degno dei più moderni seguaci di Hammett. Poi fu la volta di Mickey Spillane, che sbalordì e conquistò il pubblico con una bordata di romanzi, a breve distanza l'uno dall'altro. Racconti a fortissime tinte, violenti, scabrosi, dove fa la parte del leone Mike Hammer, l'uomo dal “piombo facile”, il più duro, cinico e amorale fra tutti gli investigatori che mai siano stati inventati. Ancora in America, da molti anni, si è inserito nel filone del “giallo” il cosiddetto suspense, una specie di mystery le cui vicende non sono legate alla formula “chi? come? perché?”. Il grande maestro del suspense è Cornell Woolrich, alias William Irish; famosissimi i suoi romanzi della “serie nera”. Un altro grande che può essere catalogato come autore di suspense, anche se i suoi romanzi sono tutti uno spaccato di un distretto di polizia, è Ed McBain, con il suo 87º Distretto. Un'altra vena nuova del giallo americano è quella che viene definita thriller-comedy, in pratica il giallo umoristico. Eccellente, in questo genere, Donald E. Westlake, autore di molte opere, tra le quali basterà citare The Hot Rock (trad. it. Gli ineffabili cinque), con la sua sgangherata banda di furfanti che non ne imbroccano mai una e che ritroviamo in altri suoi romanzi, simili a copioni per musicals comici. In Gran Bretagna vari autori hanno continuato con successo a scrivere i loro romanzi secondo le formule tradizionali. Basti citare Nicholas Blake (pseudonimo del poeta C. Day Lewis), Michael Innes, Ngaio Marsh e J. J. Marric (John Creasy), creatore del famoso Gideon di Scotland Yard. C'è poi un gruppo di autori inglesi che hanno adottato senza riserva la formula americana. Il primo a tentare l'esperimento fu Peter Cheyney, che, col suo Lemmy Caution, agente dell'FBI, ha conseguito successi pari a quelli di Edgar Wallace. Anche Vernon Warren e Hartley Howard (col suo Glenn Bowman, investigatore privato) sono assai popolari e pochi lettori sanno che, al pari di Peter Cheyney, non sono mai vissuti negli Stati Uniti. Ma il più forte e personale tra gli inglesi americanizzati è James Hadley Chase, che esordì con No Orchids for Miss Blandish, la cui riduzione teatrale, rappresentata a Parigi, risultò tanto scabrosa da mettere in imbarazzo persino le autorità francesi. Abbiamo lasciato la Francia ai successi di Gaboriau. Non si può dire che, nel sec. XX, la letteratura poliziesca francese abbia avuto molti nomi degni di nota. Gaston Leroux, che sembrò la grande promessa all'apparire di Le mystère de la chambre jaune, disperse ben presto la sua inventiva. Maurice Leblanc diventò famoso attraverso la figura di Arsène Lupin, ladro gentiluomo, ma sembra essere stato il primo a non prendere sul serio il suo eroe. Il grande autore del romanzo poliziesco francese, imitato da tanti ma mai raggiunto, è Georges Simenon, belga di nascita, il solo romanziere che sia riuscito, con pari successo, in questo genere e nella narrativa pura. Il suo ispettore Maigret, intelligente, umano e assai verosimile, ha conquistato un pubblico numeroso anche tra coloro che non leggono abitualmente i romanzi polizieschi. Sempre in Francia si è avuta una fioritura di romanzi che vengono considerati polizieschi più che altro perché gli editori, generalmente, li includono nelle collane del genere, ma che non rispettano le regole fondamentali del poliziesco. Sono romanzi della malavita, ambientati nei bassifondi di Parigi e di Marsiglia, quasi sempre scritti in stretto gergo da uomini che hanno fatto esperienze dirette nella mala. Tipico il famoso Touchez pas au grisbi (trad. it. Il grisbì) di Albert Simonin; e ancora José Giovanni e una pletora di autori minori. Su un piano più elevato si collocano autori come Boileau, Thomas Narcejac e Sebastien Japrisot, ma i loro romanzi sono più incentrati su intrighi psicologici e tecnici che non sulla classica ricerca metodica del colpevole o sul violento racconto di fatti della mala. Menzione particolare merita il geniale Auguste Le Breton che, dai tempi del suo esordio con Du rififi chez les hommes (trad. it. Il Rififi), è passato di successo in successo. Tra le sue opere ricordiamo Le clan des siciliens, di cui è stata fatta una felice versione cinematografica. Per quanto concerne gli altri Paesi europei, il bilancio è bassissimo. In Germania esiste una produzione locale, ma si tratta di scolorite imitazioni del poliziesco inglese o americano. La grande voga del poliziesco in Italia risale al 1930: nasce in quell'anno la denominazione di “Libro Giallo”, dal colore della copertina della serie di libri polizieschi lanciata da Mondadori. Il successo della prima collana e del nome fu immediato. Apriva la serie un “classico” dell'americano S. S. Van Dine (La strana morte del signor Benson) e già al secondo numero si presentava Edgar Wallace, il cui successo è stato eguagliato da pochissimi. Si ebbero, sin dagli inizi, i tentativi di alcuni autori italiani, ma in nessuno di essi emerse qualcosa di nuovo e di veramente tipico. Alessandro Varaldo ambientò in Italia i suoi racconti gialli, ma la costruzione era pur sempre di seconda mano; così fu per altri. Il pubblico non cessò mai di dimostrare la sua preferenza per il “prodotto originale” e il fenomeno si ripeté quando, ripresa da qualche anno la pubblicazione dei gialli (dopo l'interruzione dovuta alla seconda guerra mondiale) l'editore ritentò il lancio di nuove firme italiane: Franco Enna, Sergio Donati, Giuseppe Ciabattini. Dopo un lungo periodo durante il quale è prevalso decisamente il gusto del cosiddetto giallo d'azione o all'americana, i lettori italiani sono tornati a preferire il giallo classico. Vi è una certa tendenza della critica e anche di una parte del pubblico a considerare i romanzi di spionaggio come facenti parte della letteratura poliziesca, ma si tratta indiscutibilmente di un genere narrativo che va considerato a sé.

Teatro

Il genere poliziesco nasce e fiorisce soprattutto in Inghilterra, come erede diretto del melodramma ottocentesco. Si distingue il thriller, che tende soprattutto a suscitare emozioni, dal puzzle play o whodunnit, centrato sulla scoperta dell'assassino. Gli autori più importanti sono in genere gli stessi della narrativa, da E. Wallace ad A. Christie, la cui commedia Trappola per topi, che a Londra si replica ininterrottamente dal 1952, è forse il più grande successo del teatro commerciale di tutti i tempi. Fuori della Gran Bretagna, si citano in Francia numerose riduzioni da Simenon e negli Stati Uniti alcuni testi di B. Veiller (La tredicesima sedia, 1917; Il processo di Mary Dugan, 1921) e parecchie buffonesche parodie (la più famosa è Arsenico e vecchi merlettidi J. Kesselring). In Italia il genere ha avuto particolare fortuna negli anni Trenta: vi si dedicarono attori come R. Calò e G. Donadio, recitando copioni importati e novità firmate da G. Giannini, A. De Stefani, ecc.

Cinema

Nel poliziesco come genere cinematografico convergono, specie a Hollywood dove ebbe più lunga e continua storia, diversi sottogeneri dai contorni non sempre ben delimitabili, per le frequenti possibilità di interscambio tra un sottogenere e l'altro. Se prevale la figura del criminale o quella del poliziotto, si hanno infatti il gangster film e il detective thriller. Gli esemplari più famosi dei primi si trovano negli anni Trenta (Piccolo Cesare, Nemico pubblico,Scarface, ecc.), ma continuano nei successivi decenni fino a Gangster Story, al Padrino o a Gli intoccabili. Il secondo genere, partito dai film sugli investigatori classici o sui G. Men, ha poi invaso, specie negli anni Quaranta a cominciare dal Mistero del falco, il campo degli investigatori privati tipo Sam Spade e Philip Marlowe ed è poi giunto con Chinatown, nel 1974, al revival del personaggio e della categoria. A sua volta il detective thriller può modificarsi in psychological thriller, che è stato, per esempio, il settore specifico di un maestro come Hitchcock, oppure in political thriller, categoria acquisita anche in Italia (dai film di Rosi a quelli di Petri, Damiani, ecc.), soprattutto nella sua variante “giudiziaria”. Gli aggettivi usati in Italia (“giallo” e, per qualificarne la variante umoristica, “giallo-rosa”) o in Francia (noir, particolarmente adatto ai film del francese Clouzot) intendono caratterizzare piuttosto il mistero che grava sulla ricerca dell'assassino o sullo scioglimento dell'enigma, la particolare tensione o suspense, e certe atmosfere sordide, spietate, violente. I capostipiti del genere, e anche di quasi tutti i sottogeneri possibili (non solo a Hollywood ma dovunque, dalla Francia alla Gran Bretagna, dalla Germania al Giappone), si confondono con le origini stesse del film d'avventura e d'azione e coprono settori amplissimi della cinematografia internazionale. Più che alla cronaca, prevalente nel film-gangster, i protagonisti del “poliziesco puro” sono legati ai modelli letterari, talché ciascuno degli investigatori o commissari più noti ha avuto sullo schermo più di un interprete – da J. Barrymore, 1922, a R. Stephens, 1970, come Sh. Holmes, da D. Powell, H. Bogart, R. Montgomery, E. Gould, R. Mitchum come Ph. Marlowe, a Ch. Laughton, J. Gabin, G. Cervi come Maigret, al Poirot di A. Finney (Assassinio sull'Orient Express) e di P. Ustinov (Assassinio sul Nilo, Delitto sotto il sole) – o, viceversa, alcuni attori si sono dedicati a una serie di film su un singolo protagonista (W. Oland come detective cinese Charlie Chan, P. Lorre come detective giapponese Mr. Moto, W. Powell come Uomo Ombra, E. Constantine come Lemmy Caution, M. Rutherford come Miss Marple, ecc.). Con gli anni Settanta, l'aspetto più violento del poliziesco viene sottolineato con effetti spettacolari sempre più sanguinosi. Da una parte poliziotti al limite della legalità come l'ispettore Callaghan (interpretato da Clint Eastwood); dall'altra, l'evoluzione del thriller in psycho-thriller, con maniaci, serial killer e personalità disturbate, quasi ai confini dell'horror, come segnalano certe pellicole di Dario Argento o il successo di critica e pubblico de Il silenzio degli innocenti (1991) di J. Demme. Le fortune letterarie dell'omonimo best seller dell'avvocato Scott Turow, Presunto innocente (1990) aprono la stagione dei legal thriller, ovvero polizieschi da tribunale, che avranno per incontrastato protagonista il giallista sceneggiatore John Grisham (Il cliente, Il socio, Il rapporto Pelican, Il momento di uccidere).

Bibliografia

Per la letteratura

F. Hoveyda, Petite histoire du roman policier, Parigi, 1956; A. del Monte, Breve storia del romanzo poliziesco, Bari, 1962; O. A. Hagen, Who done it? A Guide to Detective, Mystery and Suspense Fiction, Londra, 1969; J. Symons, Detective Story in Britain, Londra, 1969; J. Symons, Bloody Murder From the Detective Story to the Crime Novel: a Story, Londra, 1972; H. Haycraft, Murder for Pleasure: the Life and Times of the Detective Story, New York, 1974; F. Lacassin, Mythologie du roman policier, Parigi, 1974; A. Lacombe, Le roman noir américain, Parigi, 1975; T. Narcejac, Une machine à lire: le roman policier, Parigi, 1975; G. Padovani, L'officina del mistero, Enna, 1989.

Per il cinema

R. Bordé, È. Chaumeton, Panorama du film noir américain (1941-1953), Parigi, 1955; A. Cauliez, Le film criminel et le film policier, Parigi, 1956; J. Baxter, The Gangster Film, Londra-New York, 1970; P. Bianchi, Ricordo del film gangster, Una derivazione del film gangster, Il mito del gangster, in “Maestri del cinema”, Milano, 1972; J. J. Roussin, Le film policier, Parigi, 1986.