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Filippine

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(Republika ñg Pilipinas). Stato dell'Asia sudorientale (300.076 km²). Capitale: Manila. Divisione amministrativa: regioni (16), regioni autonome (1). Popolazione: 99.384.460 ab. (stima 2013). Lingua: pilipino e inglese (ufficiali), francese, spagnolo. Religione: cattolici 80,6%, musulmani 5,6%, protestanti 4,4%, altri cristianii 4,6%, altri 2,2%. Unità monetaria: peso filippino (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,66 (117° posto). Confini: oceano Pacifico (E), Mar di Celebes (S) e Mar Cinese Meridionale (W). Membro di: APEC, ASEAN, ONU e WTO.

Generalità

Stato dell'Asia, le Filippine sono costituite da oltre 7000 isole che originano dall'omonimo arcipelago; le undici isole maggiori (Luzon, Mindanao, Samar, Negros, Palawan, Panay, Mindoro, Leyte, Cebu, Bohol e Masbate) formano da sole il 92% del territorio filippino. Le Filippine rappresentano una sorta di trait-d’union tra mondo malese e Asia orientale: ciò non solo dal punto di vista fisico-strutturale, ma anche da quello storico e culturale, benché proprio la posizione avanzata verso il Pacifico, un po' emarginata rispetto ai grandi centri culturali dell'Asia, abbia contribuito a renderle un Paese con una sua precisa individualità, che si è riflessa anche nelle stesse vicende storiche (a partire dalla formazione di movimenti indipendentisti meticci). Popolate fin dall'antichità da popolazioni indonesiane e malesi, e successivamente da cinesi, giapponesi e arabi, le isole svilupparono nei secoli passati una florida attitudine commerciale e artigianale che non è riuscita sulla lunga distanza a imporsi come cifra fondamentale dell'economia nazionale, sbilanciata ancora oggi su un'agricoltura di tipo estensivo. Sempre attraverso il Pacifico, il Paese è venuto poi a contatto con la civiltà europea e occidentale tout court: prima entrando nella sfera di influenza degli spagnoli che fecero dell'arcipelago la più lontana delle loro colonie, poi, dalla fine del sec. XIX, divenendo possedimento degli Stati Uniti. Sotto il mantello protettivo del colosso americano, già allora potenza emergente rivolta verso il Pacifico e il Sudest asiatico, le Filippine hanno assunto, a livello globale, il ruolo di pilastro dei collegamenti tra America e Asia meridionale, tra Oriente e Occidente.

Lo Stato

In base alla Costituzione, approvata con referendum il 2 febbraio 1987 ed entrata in vigore il successivo 11 febbraio, le Filippine sono una repubblica di tipo presidenziale. Capo dello Stato è il presidente della Repubblica, che è eletto a suffragio universale e diretto per 6 anni ed esercita il potere esecutivo. Il potere legislativo spetta al Parlamento, bicamerale, formato dalla Camera dei Deputati (di 237 membri elettivi, di cui 218 rappresentanti dei distretti, più 19 rappresentanti settoriali o di specifiche minoranze) e dal Senato (24 membri elettivi). D'estate il governo si trasferisce a Baguio. L'amministrazione della giustizia contempla una Corte Suprema di Giustizia, una Corte di Appello e da una serie di corti di grado inferiore che si occupano di casi di importanza minore definiti dalla stessa Costituzione, su cui la Corte Suprema esercita una costante supervisione. Il sistema giudiziario in uso si basa su quello spagnolo e su quello anglo-americano; la giurisdizione internazionale è accettata ma con riserve. Le forze armate presenti nelle Filippine sono tripartite in esercito, marina, aviazione. Il servizio di leva è volontario. Il sistema dell'istruzione nelle Filippine ha subito nel tempo gli influssi della cultura e delle pratiche delle diverse dominazioni: indiana, araba, spagnola, e, in ultimo, anglosassone, responsabile della secolarizzazione del sistema e dell'introduzione delle classi miste. Notevole fu anche l'influenza esercitata dai religiosi presenti nel Paese, i quali contribuirono all'istituzione di centri di educazione secondaria e superiore, pensati inizialmente per i figli dei colonizzatori, come il collegio di San José (1601) e quello di Santo Tomás trasformato poi in università per una bolla papale nel 1645. L'educazione primaria che viene impartita nel Paese è gratuita e, ufficialmente, obbligatoria. Comincia all'età di 7 anni e dura per un periodo di 6 anni. La scuola secondaria, dalla quale si accede all'università, comincia all'età di 13 anni e dura per un periodo di 5 anni. Pur se attestato su valori contenuti (6,6% nel 2007), il tasso di analfabetismo ha subito nel corso degli ultimi anni (2001-2006) un sensibile peggioramento.

Territorio: morfologia

Nel quadro dell'Asia sudorientale le Filippine rappresentano, dal punto di vista fisico-strutturale, il margine instabile del continente sul lato del Pacifico. L'area che esse occupano è marcata da fenomeni crustali legati all'evoluzione stessa del bordo sudorientale della massa continentale asiatica. La presenza presso l'arcipelago delle fosse oceaniche, che superano i 10.000 m di profondità, lascia intendere come tale evoluzione sia al tempo stesso connessa a quella della fascia circumpacifica, la “cintura di fuoco”, di cui le Filippine, con il loro vulcanesimo e l'elevata sismicità, sono una delle zone più attive. La struttura di base è formata da rocce cristalline e scistose che, a partire dal Miocene (era cenozoica o terziaria), subirono successive e intense crisi orogenetiche; si originarono così i piegamenti che costituiscono l'ossatura montuosa dell'arcipelago. Parallelamente si ebbero forti manifestazioni vulcaniche, che ricoprirono con materiali magmatici di notevole spessore estese superfici delle isole; il vulcanesimo, benché alquanto ridotto, è ancora attivo, così come la sismicità, che nel corso del sec. XX ha dato luogo annualmente a ca. 150 scosse di terremoto, alcune delle quali disastrose. L'orografia è tormentata e varia: da ciò la forma spesso bizzarra dei contorni insulari e l'estrema frammentazione del Paese: i Filippini hanno calcolato più di 7000 isole, le maggiori delle quali sono Luzon e Mindanao, poste all'estremità settentrionale e meridionale dell'arcipelago, e tra cui sorgono Samar, Negros, Palawan, Panay, Mindoro, Cebu, ecc. I tratti caratteristici e fondamentali del rilievo sono dati dagli allineamenti montuosi cenozoici, che a loro volta si collegano con i sistemi dell'arcipelago della Sonda. Tre sono gli assi principali: l'allineamento che, in direzione meridiana, attraversando Luzon e Mindanao si allaccia da un lato alla dorsale di Formosa, dall'altro a quella di Celebes; e i due allineamenti, grosso modo paralleli, che danno origine alle dorsali di Palawan e delle isole Sulu, continuando poi nei rilievi del Borneo. Tutte le isole sono montuose; solo in Luzon e Mindanao tra le catene s'interpongono estese depressioni, colmate da suoli alluvionali, che rappresentano gli spazi più vitali del Paese. Costituisce il cuore dell'intero arcipelago la fertile pianura che si apre verso la baia di Manila, nell'isola di Luzon; sovrastano la piana a W i monti Occidentali o Zambales, a E la Cordigliera Centrale, il più ampio dei tre principali allineamenti montuosi dell'isola nonché il più elevato (monte Pulog, 2934 m), e che, come dice il nome, corre nella parte mediana del territorio. Verso E la Cordigliera Centrale domina la valle del Cagayan, orlata sul lato opposto dalla Sierra Madre: è questa la terza grande catena di Luzon, che si sviluppa lungo la costa orientale dell'isola. Assai complessa è l'orografia di Mindanao; sovrastata da imponenti rilievi, l'isola culmina a 2954 m nel monte Apo, un vulcano attivo che è la massima cima dell'arcipelago. Le coste, in genere rocciose, dominano caratteristici bracci di mare che dalle isole stesse prendono il nome; lo spazio marino più esteso è quello racchiuso tra le Sulu e Palawan (Mar di Sulu). Profondo sino a 5.580 m, corrisponde a una fossa tra le due dorsali, sormontate da formazioni insulari diverse: Palawan è in pratica un'unica ed erta catena montuosa che supera i 2.000 m di altitudine; le Sulu sono una miriade di isolotti frangiati da scogliere coralline.

Territorio: idrografia

A causa della conformazione montuosa e frammentata delle isole l'idrografia è sminuzzata e priva perciò di bacini estesi. Naturalmente i fiumi maggiori sono quelli che drenano le depressioni di Luzon (Cagayan, Agno, Pampanga) e di Mindanao (Agusan, Mindanao). Nelle zone vulcaniche esistono laghi craterici, come quello del vulcano Taal a Luzon.

Territorio: clima

Per quanto riguarda il clima, occorre tener conto della posizione dell'arcipelago, che è aperto al Pacifico e si trova nella fascia tropicale, stendendosi su un arco latitudinale di ca. 15 gradi. La parte settentrionale, in particolare Luzon, risente del meccanismo climatico monsonico, quella meridionale degli influssi equatoriali. Caratteristica è comunque l'alternanza delle stagioni, sensibile soprattutto a Luzon, con un lungo periodo piovoso estivo e una marcata stagione secca d'inverno. Il regime delle precipitazioni varia però sul versante orientale, soggetto agli influssi del Pacifico. Particolare spicco hanno qui i tifoni, formazioni cicloniche violente attratte dalle depressioni che si originano nelle fasi di transizione delle stagioni monsoniche, ma specialmente d'autunno, sul Mar Cinese Meridionale, e che scaricano notevoli quantità d'acqua; sovente hanno carattere catastrofico. È sul versante orientale dell'arcipelago che piove di più, fino a 4000 mm annui, mentre in media le precipitazioni non superano i 2000 mm (a Manila cadono 1748 mm); i valori più bassi si hanno nelle isole più occidentali. Mindanao, al riparo dagli influssi monsonici, ha un clima di tipo equatoriale, con precipitazioni in genere sui 2000 mm annui e regolarmente distribuite nell'arco annuale. Per quanto riguarda il regime termico, una funzione decisiva ha la marittimità, responsabile delle limitate oscillazioni stagionali e giornaliere delle temperature. Le medie oscillano tra i 26 e i 29 °C; generalmente sono più elevate nella parte settentrionale che in quella meridionale dell'arcipelago, soggetta al clima equatoriale e quindi col cielo spesso coperto; in compenso qui è maggiore l'umidità relativa, che raggiunge peraltro valori notevoli su tutte le isole.

Territorio: geografia umana

Il popolamento delle Filippine è avvenuto per successivi apporti: essi hanno determinato profondi miscelamenti lungo le coste, ma hanno sovente lasciato aree di fossilizzazione etnica e linguistica nell'interno forestale. A questo processo discriminatorio si deve la presenza degli aeta, pigmei negritos, tribù ancora molto primitive, che vivono nelle aree più interne di Luzon, Mindanao e delle Visayan Occidentali e sono in via di estinzione come gruppo etnico distinto. Nell'insieme le Filippine presentano però una popolazione abbastanza omogenea costituita da genti paleoindonesiane (in particolare igoroti) e neoindonesiane (visaya o bisaya, ilocani, tagalog e altri); praticano nel complesso tecniche agricole anche elaborate (come gli igoroti, i costruttori delle gigantesche terrazze coltivate sui monti settentrionali di Luzon) e culturalmente appartengono al mondo malese, ma importanti influenze hanno subito, sin dal sec. V, dai cinesi, che aprirono le isole ai traffici. Attività commerciali nuove si ebbero con la penetrazione musulmana promossa dai regni malesi; l'islamismo, benché fieramente combattuto dagli spagnoli, è rimasto radicato nella parte meridionale dell'arcipelago, in particolare nel sud di Mindanao e nelle Sulu, dove vivono i cosiddetti moros, dediti in larga parte ad attività marinare e, in passato, alla pirateria. Le forze armate filippine sono impegnate da anni negli scontri con i guerriglieri delle organizzazioni separatiste Moro mentre alterne vicende hanno subito i tentativi del governo centrale di giungere a un accordo di pace. Numerosi sono anche i cinesi, che esercitano attività mercantili e si distinguono per l'intraprendenza, benché siano tenuti in disparte dai filippini. Con una densità di 331,28 ab./km², le Filippine, data anche l'elevata montuosità del territorio, sono un Paese fittamente popolato. Si tratta però di un fenomeno dovuto essenzialmente da un lato a un accrescimento dei mezzi di sussistenza (verificatosi dopo che gli spagnoli ebbero introdotto con successo, grazie alle rilevanti possibilità agricole dell'ambiente, nuove piante alimentari, come il mais e le patate), dall'altro all'eliminazione di molte malattie endemiche e a un generale miglioramento delle condizioni economico-sociali. Quando vi giunsero, nel sec. XVI, gli Spagnoli valutarono che le Filippine ospitassero solo 500-750.000 abitanti. Alla fine del sec. XIX vi erano 8 milioni di ab., ma l'evoluzione demografica, già caratterizzata da forti incrementi naturali, fu sconvolta da epidemie e da conflitti interni; una notevole ripresa si verificò dopo la prima guerra mondiale e nel 1926 si registrarono 11,7 milioni. Gravi conseguenze sul quadro demografico ebbe anche la seconda guerra mondiale, per effetto delle difficili condizioni economiche oltre che per le effettive perdite umane; però si ebbe subito dopo un forte accrescimento e già nel 1948 la popolazione era di oltre 19 milioni di ab., saliti nel 1960 a ca. 27,1 milioni. Negli ultimi anni del sec. XX l'incremento demografico si è attestato su un coefficiente annuo che è tra i più alti del mondo, malgrado il Paese sia spesso travolto da calamità naturali: terremoti, eruzioni vulcaniche, (l'eruzione del monte Pinatubo del 1991 è stata definita come l'evento vulcanico più distruttivo che si sia verificato nel Paese nel Novecento), inondazioni, tifoni (quelli dell'inverno 2006-2007 hanno causato danni ingenti e la morte di centinaia di persone), siccità. Il tentativo attuato dai governi a partire dalla metà degli anni Ottanta del XX sec. di portare l'incremento demografico alla soglia dell'1% entro l'anno 2000 è fallito. Nonostante un leggero calo delle nascite, ottenuto attraverso un programma di controllo della natalità – peraltro ostacolato dalle autorità cattoliche – all'inizio del XXI sec. il tasso di crescita demografica è ancora al di sopra del limite previsto (1,7% 2005-2010). I bambini al di sotto dei 15 anni costituiscono oltre un terzo della popolazione totale ed è alto il numero di quelli costretti al lavoro nell'agricoltura, nella pesca e nell'industria; secondo le organizzazioni internazionali molti sono vittime di abusi e violenze. La popolazione ha una distribuzione assai varia: in generale tende a concentrarsi sulle fasce costiere, ma gli squilibri distributivi sono gravi sia tra zona e zona delle medesime isole, sia tra isola e isola. Scarsi risultati hanno avuto le migrazioni imposte alle popolazioni dalle aree più congestionate verso quelle meno abitate; come tendenza spontanea e inarrestabile vi è la spinta all'inurbamento verso la zona di Manila e secondariamente verso i centri maggiori delle altre isole. Ciò nonostante più di un terzo della popolazione, costituita per gran parte da risicoltori che praticano la loro attività fondamentale nelle risaie a irrigazione intorno ai villaggi, vive ancora nelle campagne. Le città esercitano una forte attrazione sulla popolazione delle campagne: infatti si assiste a una costante emigrazione di giovani contadini e di interi nuclei familiari. Tuttavia la distinzione tra popolazione urbana e popolazione rurale non è così netta, in quanto, da un lato la popolazione rurale non si isola nelle campagne ma è in stretto contatto con le comunità urbane, dall'altro la popolazione delle città mantiene legami con le province rurali d'origine. Una caratteristica forma d'insediamento legata essenzialmente alle attività marinare è quella dei moros delle isole Sulu, costituita da villaggi palafitticoli. Le città, e in particolare Manila, sono socialmente il risultato di un urbanesimo d'origine coloniale, oggi precario e tumultuoso, dai caratteri indefiniti, che rende difficile anche la formazione di attive e ben inserite classi borghesi. Manila è in tal senso una tipica espressione dell'urbanesimo asiatico. Essa è nata come sbocco e centro d'appoggio dell'organizzazione coloniale nell'arcipelago (di cui è la capitale), in ciò favorita dal punto di vista sia delle attività portuali per la sua posizione sulla bella baia omonima, sia di quelle produttive e commerciali in quanto sbocco della regione agricola più fertile e intensamente popolata. Manila ha via via assunto così il ruolo di centro motore dei moderni sviluppi dell'economia del Paese. Nelle sue vicinanze sono situate Quezon City, seconda città del Paese, elegante centro residenziale scelto per svolgere funzioni in prevalenza politico-amministrative e culturali, e Caloocan, città a vocazione industriale. L'area metropolitana di Manila, in continua espansione, è uno degli agglomerati urbani più grandi di tutta l'Asia. Sempre nell'isola di Luzon hanno importanza Batangas, vivace centro portuale a S di Manila, e Tarlac, mercato agricolo di una fertile pianura intensamente coltivata e nodo ferroviario dell'interno. A Mindanao tutte le maggiori città sono costiere e basano la loro economia sui traffici marittimi. Primeggia Davao, moderna città, posta sull'ampio golfo omonimo e sbocco di un ricco retroterra agricolo; segue Zamboanga, affacciata sulla costa sudoccidentale a breve distanza dalle isole Sulu, dei cui prodotti è il tradizionale centro di raccolta. Le altre principali città delle Filippine sono il fulcro commerciale delle isole maggiori e più popolate. La più importante è Cebu, quinta città del Paese, situata sull'isola omonima; è ricca di ricordi storici per essere stata la base della colonizzazione spagnola nell'arcipelago, di cui rimase il centro di maggior rilievo sino alla fondazione di Manila; è tuttora un porto assai attivo. Cospicui traffici svolgono anche Iloilo, sbocco dell'isola di Panay, Bacolod, posta sulla costa nordoccidentale di Negros, e Basilan, sull'isola omonima. Salvo i grandi centri di Quezon City, Caloocan, Davao e Cebu, le altre città hanno una popolazione ampiamente al di sotto del milione di abitanti. A causa della critica situazione economica, continua a essere molto consistente l'emigrazione all'estero; sono infatti alcuni milioni i filippini che lavorano fuori dal Paese.

Territorio: ambiente

L'elevata piovosità è all'origine della fitta foresta che copre estese regioni delle Filippine; vi si trovano varie essenze subtropicali proprie dell'Asia sudorientale, nonché una specie particolare di mogano (del genere Hovenia) dal legno duro e pregiato, detto appunto mogano delle Filippine. Frequenti ai bordi della foresta sono le palme da cocco, che orlano anche le coste – sovente frangiate di mangrovie – e le aree coltivate. Ai livelli altitudinali maggiori si hanno specie continentali come le conifere, ben rappresentate sui monti di Mindanao; nell'isola però, e ancor più a Luzon, il paesaggio appare in gran parte profondamente trasformato dall'opera dell'uomo. La fauna è molto ricca e comprende numerose specie endemiche, in particolare di volatili. L'abbattimento incontrollato degli alberi costituisce uno dei principali problemi ambientali del Paese insieme all'inquinamento dell'aria, specie nelle grandi aree urbane, e al degrado delle coste, causato dalla costruzione abusiva di strutture abitative. Il Ministero ha disposto l'istituzione di un ufficio per la protezione dell'ambiente e il governo ha approvato l'istituzione di numerose aree protette, che coprono il 5% del territorio, in tutte le regioni. Esistono 41 parchi nazionali e tre siti naturalistici che lʼUNESCO ha dichiarato patrimonio mondiale dellʼumanità: il Parco Marino di Tubbataha (1993), il Parco Nazionale del fiume sotterraneo di Puerto Princesa (1999) e la riserva faunistica dellʼarea del monte Hamiguitan (2014).

Economia: generalità

La struttura economica delle Filippine conserva l'impronta determinante ricevuta durante il dominio degli Stati Uniti, quando le attività produttive – in specie la coltivazione della canna da zucchero – ricevettero un forte impulso, ma solo in diretta funzione degli interessi americani. Con l'indipendenza il Paese si è avviato verso una lenta e difficile trasformazione attraverso la riforma agraria e la costituzione di alcune industrie legate soprattutto alla lavorazione dei prodotti agricoli locali. Se confrontata con quella della maggior parte dei Paesi del Terzo Mondo, le Filippine hanno un'economia discretamente sviluppata : anche se, dopo l'incoraggiante andamento degli anni Settanta, che avevano fatto registrare accrescimenti medi del 6% e il raggiungimento dell'autosufficienza nel settore della produzione del riso, negli anni Ottanta essa è stata gravemente penalizzata dal pesante debito estero accumulato dal regime di Marcos. Con l'avvento di Corazón Aquino si è cercato di dare impulso al settore agricolo, varando una nuova riforma, la cui attuazione però ha trovato molti ostacoli, di favorire le privatizzazioni e gli investimenti privati, di combattere la corruzione dilagantee di ridurre il debito estero. Per ovviare alla scarsa remunerazione offerta dai minerali grezzi, di cui il Paese è un discreto produttore ed esportatore, i governi hanno puntato a potenziare l'industria estrattiva e metallurgica, nonché l'estrazione off-shore di petrolio e gas naturale. Il settore in più rapida affermazione è stato certamente quello manifatturiero, che accanto a produzioni consolidate (tessili, chimica, materiali da costruzione) ha visto la crescita del comparto elettronico e della componentistica elettromeccanica, largamente favorita da una manodopera ancora a basso costo, ma qualificata. A seguito della svalutazione del peso, nel 1997 il Fondo Monetario Internazionale ha concesso alle Filippine un aiuto di un miliardo di dollari, mentre numerosi investitori stranieri, soprattutto giapponesi e di Taiwan, sono ritornati a guardare con interesse alle possibilità offerte dal Paese, anche grazie alle condizioni fiscali privilegiate in vigore. La crisi dei mercati asiatici del 1998 ha toccato le Filippine in modo più lieve rispetto agli Stati limitrofi, grazie anche al pesante intervento delle autorità, al peso delle rimesse dei filippini all'estero e al sostegno degli organismi internazionali, mentre il rallentamento della crescita, nel 2000, è dipeso in gran parte dal calo degli investimenti esteri, causato dalla situazione di guerriglia permanente. Anche se, tra il 2002 e il 2006, il PIL è tornato a crescere, il Paese è ben lontano dall'aver risolto i propri problemi socio-economici, cui si accompagnano pesanti disparità negli sviluppi regionali e un estremamente caotico processo di urbanizzazione. Nel 2008 il PIL è stato di 168.580ml $ USA ma rimangono fortissimi squilibri nella distribuzione del PIL pro capite che raggiunge appena i 1.866 $ USA annui. Grava inoltre la dipendenza dell'economia filippina dal capitale internazionale, così come la scarsa diversificazione degli scambi commerciali: netta è l'incidenza di Stati Uniti e Giappone, nonostante gli sforzi compiuti dal governo per stabilire rapporti regolari e più consistenti con altri Paesi sia dell'area asiatica sia di quella europea. Le Filippine stanno vedendo crescere la loro importanza sui mercati asiatici e mondiali e i Piani di sviluppo di medio termine varati dal governo per il periodo 2004-2010 intendono affrontare le questioni più urgenti per favorire il cambiamento economico: privatizzazione, delocalizzazione e liberalizzazione, riforma fiscale, potenziamento delle infrastrutture, prosecuzione della riforma agraria, incremento della produzione industriale e dell'esportazione, raggiungimento dell'indipendenza energetica, soluzione delle questioni ambientali, sociali e di politica interna. È in costante aumento la presenza di banche straniere. L'apporto del turismo è rilevante, ma condizionato dalla precaria situazione politica.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

L'agricoltura interessa più di un terzo della popolazione attiva e fornisce i principali prodotti d'esportazione; dispone di ambienti favorevoli e adatti a svariate colture . Le riforme agrarie che si sono succedute nel tempo hanno tentato di sovvertire la struttura fondiaria basata sul latifondismo, retaggio del passato coloniale spagnolo, che è di freno al settore. Le resistenze dei grandi proprietari ma anche dei contadini, che trovano insufficienti le misure di riforma, non hanno permesso un reale cambiamento della situazione. La maggior parte dell'arativo è destinata alla risicoltura, tradizionale attività economica del Paese, diffusa un po' ovunque ma che trova la sua area migliore nelle pianure centrali di Luzon, a N di Manila. La considerevole produzione è stata possibile grazie anche all'introduzione di varietà di riso migliorato, che richiede però l'uso di costosi fertilizzanti oltre a causare danni all'ambiente. Secondo cereale per importanza è il mais, introdotto dagli Spagnoli e particolarmente diffuso nella valle del Cagayan e nella sezione settentrionale di Mindanao. Altri rilevanti prodotti alimentari sono le banane, di cui il Paese è uno dei maggiori produttori al mondo, la manioca, gli ortaggi e vari tipi di frutta, tra cui si annovera l'ananas, manghi e agrumi. Tra le colture industriali il primo posto è detenuto dalla canna da zucchero, coltivata anche in grandi piantagioni modernamente attrezzate, nonostante la produzione abbia subito un notevole ridimensionamento a partire dagli anni Settanta del Novecento. Larga diffusione ha la palma da cocco con i suoi derivati. Essa è soprattutto presente nell'isola di Luzon e fornisce grandi quantità di olio, che è in genere la prima voce dell'esportazione. Coltura oleifera secondaria è quella delle arachidi. Si coltivano inoltre varie piante tessili , tra cui la cosiddetta canapa di Manila o abaca, le agavi (sisalana e maguey) e il ramiè; pregiato è il tabacco, di largo consumo locale, che ha la sua area più adatta nella valle del Cagayan e in genere a Luzon, oltre che nella parte occidentale dell'isola di Mindanao. Considerevole importanza hanno la coltivazione del caffè e, in misura minore, del cacao, per i quali il Paese è fra i principali produttori del continente. Anche le attività forestali hanno un ruolo economico di grande rilievo: è largamente richiesto dai mercati esteri il mogano filippino, mentre per i più svariati usi interni viene impiegato il bambù; buona consistenza ha la produzione di caucciù naturale. Boschi e foreste, che coprivano un'ampia porzione della superficie territoriale, sono sempre meno estesi: l'eccessiva deforestazione ha già indotto a sospendere almeno parzialmente l'esportazione di legname. Il patrimonio boschivo è stato inoltre pesantemente danneggiato dagli incendi nel 1998 e nel 2002. § L'allevamento del bestiame, data anche la scarsissima estensione delle aree a prato e a pascolo, ha avuto a lungo un ruolo marginale nell'economia del Paese e ha iniziato a svilupparsi solo a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Il settore comprende i bufali, animali tipicamente asiatici, mentre i bovini furono introdotti dagli Spagnoli; abbastanza numerosi sono i suini, non presenti nelle aree popolate dai musulmani. È l'avicoltura a rappresentare la prima voce dell'allevamento. § La pesca è molto diffusa, ma limitata dal forte inquinamento costiero e dai metodi di sfruttamento distruttivi. Consistente è la raccolta delle spugne, praticata essenzialmente nelle acque meridionali. L'acquacoltura, introdotta negli anni Ottanta del XX sec., fornisce in particolare i gamberi per l'esportazione.

Economia: industria e risorse minerarie

Le industrie riguardano sostanzialmente la lavorazione dei prodotti agricoli locali e comprendono perciò zuccherifici, impianti di pilatura e brillatura del riso, oleifici, tabacchifici, birrifici ecc. Lo sviluppo dell'industria tessile e chimica, in particolare per i fertilizzanti azotati, si è avuto a partire dagli anni Cinquanta del XX sec. per far fronte alle necessità interne. La diversificazione del settore ha comportato la nascita dell'industria della carta, nonché il comparto dell'elettronica. Si hanno, inoltre, vari cementifici e alcuni impianti petrolchimici, piccole fabbriche di pneumatici, un complesso siderurgico e uno automobilistico. Gli impianti sono collocati per lo più sull'isola di Luzon (nei dintorni di Manila) ma i progetti di delocalizzazione hanno portato alla costruzione di complessi industriali anche nelle altre grandi regioni. § Le risorse del sottosuolo sono varie e per certi minerali non trascurabili; il Paese ha infatti giacimenti di oro (già estratto in quantitativi molto rilevanti all'epoca degli spagnoli) di cui è uno dei maggiori produttori asiatici, argento, manganese, nichel, ferro, cromo e rame. I minerali vengono avviati all'esportazione (principalmente negli USA e nel Giappone) e sono soggetti alle fluttuazioni del mercato. Il Paese non è autosufficente dal punto di vista energetico: l'isola di Cebu fornisce quantitativi modesti di carbone e i giacimenti di petrolio, estratto dal 1979 al largo dell'isola di Palawan, non sono ancora adeguatamente sfruttati. Il ricorso all'impiego dell'energia idroelettrica e geotermica nonché di fonti alternative (biomassa e energia solare) consente alle Filippine di controllare la dipendenza dal mercato estero.

Economia: commercio, turismo e comunicazioni

Gli scambi internazionali sono storicamente dominati dagli Stati Uniti e dal Giappone mentre quote minori di mercato riguardano per lo più altri Paesi asiatici; il Paese esporta soprattutto materiale elettrico ed elettronico, macchinari (macchine per ufficio, computer, parti di veicoli, radio e televisione), abbigliamento, olio di copra, rame, banane e pescato, mentre importa strumenti elettronici, combustibili, macchinari e mezzi di trasporto, plastica; la bilancia commerciale è passiva; buoni sono gli introiti del turismo nonostante le destabilizzanti vicende politiche e le carenze infrastrutturali. Principali destinazioni turistiche sono i siti patrimonio dell'umanità UNESCO e l'isola di Boracay ma l'intento del governo è di potenziare l'attrattiva di nuove località. § Il problema delle comunicazioni è uno dei più gravi per le Filippine, soprattutto a causa della frammentazione territoriale e della generale montuosità delle isole. Per i trasporti interinsulari, sia di merci sia di passeggeri, svolgono ancora un ruolo preminente i servizi marittimi; presentano un discreto sviluppo le linee aeree, gestite dalla PAL (Philippines Airlines), che effettua altresì servizi con numerosi Paesi d'Asia e d'Europa, nonché con gli Stati Uniti e l'Australia. Le Filippine dispongono di oltre 80 aeroporti, i più efficienti dei quali sono gli scali internazionali di Manila e di Cebu; la capitale è anche il vertice delle comunicazioni marittime, sia interne sia internazionali, ma porti attivi sono pure quelli di Cebu, Iloilo, Davao, Batangas e Zamboanga (tra piccoli e grandi le Filippine si avvalgono di oltre 500 scali portuali). Il servizio ferroviario è carente e copre praticamente solo le isole di Luzon e Panay. Più esteso, anche se esso pure carente, è il sistema stradale, che conta ca. 200.000 km di strade, di cui solo una minima parte asfaltata.

Storia: dalle origini al 1521

Anticamente abitate fin dall'era paleolitica da popoli quasi sicuramente autoctoni, le isole che oggi formano l'arcipelago filippino, vennero a più riprese invase da popolazioni provenienti dalla Malesia e dall'Indonesia (dal II al XV sec. d. C.). A differenza della Malesia e di altre parti del Sudest asiatico, le Filippine non furono influenzate dalla cultura indiana, ma venero popolate da artigiani e mercanti dal Giappone, dalla Cina e dalle terre musulmane. All'inizio del XV sec., infatti, l'arcipelago fu islamizzato e vennero creati diversi sultanati con cui vennero in contatto i primi naviganti portoghesi nei primi anni del 1500.

Storia: dalla scoperta di Magellano all’indipendenza

Sebbene i Portoghesi fossero già sbarcati a Mindanao, scopritore delle Filippine è considerato Magellano, che vi giunse da oriente durante il primo viaggio di circumnavigazione del globo (16 marzo 1521) e le chiamò “isole di San Lazzaro”. Nel 1542 Ruy López de Villalobos sbarcò a Mindanao e a Leyte e le battezzò “Filippine” in onore del principe ereditario di Spagna, il futuro Filippo II (il nome fu esteso poi a tutto l'arcipelago). Il vero conquistatore delle Filippine però fu Miguel López de Legazpi, venuto dal Messico, che fissò la capitale a Manila (1570) e governò fino al 1571 col titolo di adelantado. I suoi successori, e in particolare Juan de Salcedo (detto l'Hernán Cortés delle Filippine), Guido de Lavezaris, Francisco de Sande, Gonzálo Ronquillo e altri, consolidarono la conquista, non senza sporadiche resistenze indigene (gli igorot della regione montuosa del nord e i gruppi islamici mindanao non furono mai colonizzati). Nello stesso tempo, agostiniani, francescani, gesuiti e domenicani condussero una vigorosa azione evangelizzatrice. L'enorme distanza dalla Spagna (con la quale i contatti avvenivano soltanto via Messico) e le frequenti lotte contro i pirati cinesi e musulmani, nonché contro irriducibili nemici e concorrenti europei (Inglesi e Olandesi in primo luogo), misero spesso in grave difficoltà il dominio spagnolo nel sec. XVII, tanto che all'epoca di Filippo IV si pensò di abbandonare addirittura le isole. Manila però conobbe anche momenti di fioritura economica, come centro di smistamento di prodotti cinesi e giapponesi (seta, spezie, avori, ecc.), che pervenivano in Europa tramite la famosa “nave di Acapulco”. Il progresso si accentuò nella seconda metà del sec. XVIII, con lo stabilirsi dei contatti diretti con la Spagna, via Capo di Buona Speranza, e governatori di idee “illuminate” come José Basco (1778-87) introdussero metodi moderni in agricoltura e favorirono – con l'apporto decisivo della Reale Compagnia delle Filippine, creata da Carlo III nel 1785 e operante fino al 1834 – l'esportazione di tabacco, cotone, riso, zucchero, pepe, cannella ecc. Anche la liberalizzazione dei commerci, sebbene limitata, contribuì alla valorizzazione delle isole. Nel sec. XIX, mentre continuava il progresso sul piano economico, il diffondersi delle idee liberali e indipendentiste provocava repressioni sempre più dure da parte dei generali spagnoli (Oraa, Primo de Rivera e Izquierdo) che fecero fucilare vari patrioti, fra cui, nel 1896, José Rizal, considerato a buon diritto il padre dell'indipendenza nazionale. In conseguenza di ciò, una grande sommossa dei Tagali, capitanata da Emilio Aguinaldo e appoggiata dagli Stati Uniti, scoppiò in coincidenza con la guerra fra questi ultimi e la Spagna. Sconfitta per mare a Cavite (1898), la Spagna dovette cedere le Filippine agli Stati Uniti, in virtù del trattato di pace firmato a Parigi il 10 dicembre 1898. Mentre al Senato di Washington si svolgeva il dibattito che doveva concludersi il 6 febbraio 1899 con la ratifica del trattato medesimo, nelle isole la situazione si guastava rapidamente. I patrioti filippini, insorti per ottenere la piena indipendenza, si trovavano infatti di fronte al pericolo di annessione, di fatto, agli Stati Uniti. Così, dopo la proclamazione di indipendenza dalla Spagna (12 giugno 1898), l'assemblea rivoluzionaria redigeva una Costituzione, che veniva promulgata il 23 gennaio 1899, mentre Aguinaldo era eletto presidente della Repubblica. Il 4 febbraio scoppiavano a Manila le ostilità tra gli Statunitensi e i Filippini che circondavano la città; il 6 febbraio, Aguinaldo dichiarava guerra agli Stati Uniti. La guerra volse in favore degli Statunitensi, che poterono considerarla vinta nel marzo del 1901, con la cattura di Aguinaldo, anche se i combattimenti durarono sino all'aprile 1902. Intanto il presidente McKinley aveva nominato (aprile 1900) W. H. Taft a capo d'una Commissione civile per il governo delle Filippine. A Taft, dal 1904, succedette una serie di governatori generali, sotto i quali furono soprattutto curati gli interessi, preminentemente economici, degli Stati Uniti. Una limitata forma di autogoverno interno fu concesso alle Filippine (nel 1907 fu inaugurata una prima Assemblea legislativa), ma solo con la prima presidenza di F. D. Roosevelt il movimento per l'indipendenza trovò rispondenza a Washington. Una legge del Congresso americano, firmata da Roosevelt nel marzo 1934 e ratificata dall'Assemblea filippina il 1° maggio seguente, stabiliva che le Filippine sarebbero divenute indipendenti nel 1946, assumendo nel periodo transitorio la figura di un Commonwealth legato agli Stati Uniti. Nel 1935 fu approvata la Costituzione e lo stesso anno M. Quezon fu eletto presidente. Sottratte agli Stati Uniti dall'aggressione giapponese, le Filippine subirono tre anni di dura occupazione, finché furono liberate nell'ultimo anno di guerra della battaglia delle Filippine. Washington mantenne l'impegno di concedere l'indipendenza nel 1946 e M. Roxas fu il primo presidente della Repubblica. Il governo di Manila entrò nell'orbita americana (Patto di assistenza militare del 1947, Trattato di reciproca difesa del 1951, rinnovato e modificato nel 1958, partecipazione alla SEATO, invio di un contingente nel Vietnam) e si mantenne su posizioni rigidamente anticomuniste. A inasprire inizialmente la situazione contribuì la guerriglia condotta, dalla fine del 1949, dal movimento detto degli hukbalahap, che aveva prima combattuto contro l'occupante giapponese e ora tentava di ottenere con la forza le riforme sociali indispensabili, ma impossibili da ottenere per via legale.

Storia: da Marcos alla presidenza dell’Arroyo

Gli hukbalahap, di orientamento comunista, furono sopraffatti verso la metà degli anni Cinquanta. Il malessere sociale non venne però meno e il presidente F. Marcos (in carica dal 1965), di fronte alla ripresa della guerriglia, comunista al Nord e musulmana al Sud, proclamò nel 1972 la legge marziale; né il varo di una nuova Costituzione (1973), la successiva abolizione della legge marziale (1981) e le elezioni presidenziali dello stesso anno (che riconfermarono in carica Marcos) mutarono il carattere dittatoriale del regime. L'assassinio (1983) del senatore B. Aquino, capo dell'opposizione democratica, che rientrava in patria dopo tre anni di esilio, segnò d'altra parte l'inizio di un rapido tracollo della dittatura di Marcos, che dopo le elezioni presidenziali del febbraio 1986, svoltesi in un clima di violenza, era costretto ad abbandonare il Paese, avendo perduto anche l'appoggio statunitense. Fuggito Marcos, il potere veniva assunto dalla vedova di B. Aquino, Corazón, che avviava un difficile processo di normalizzazione, contrastato dai sostenitori del vecchio regime e complicato dal persistere della guerriglia. Impegnato nel difficile confronto con forze tanto diverse, il nuovo governo fu confortato durante l'anno seguente da due consultazioni popolari che gli fecero guadagnare la maggioranza dei seggi e permisero alla Aquino la conferma della presidenza. Alla continua attività della guerriglia, interrotta solo da brevi tregue, nello stesso 1987 si aggiunsero cinque tentativi di colpo di stato, sventati unicamente grazie alla fedeltà del complesso dell'esercito. La morte di Marcos e le elezioni del 1989, che vedevano il successo della compagine governativa, consolidavano quindi la stabilità politica del Paese, appoggiato in modo più convinto dagli Stati Uniti, permettendogli di superare anche il tentato golpe del dicembre 1989. Le successive consultazioni presidenziali del 1992, nelle quali la Aquino non si ricandidava, vedevano la vittoria di Fidel Ramos, contrassegnata dai sospetti di frodi elettorali. Sotto la guida di Ramos il Paese si avviava verso una certa normalizzazione e anche il “fantasma” di Marcos andava pian piano scomparendo. Incalzato dagli integralisti, Ramos nell'ottobre 1994 riusciva a definire un accordo di tregua con il più importante dei movimenti di opposizione islamici, il Fronte di liberazione nazionale Moro, operante nel Sud del Paese. Le elezioni del maggio 1995 registravano il successo dei partiti favorevoli a Ramos, anche se nell'occasione la moglie dell'ex presidente Marcos riusciva a farsi eleggere deputato. Forte, quindi, del rinnovato consenso, il presidente chiudeva il contenzioso ancora aperto con i militari coinvolti nei tentativi golpisti, amministandoli e reintegrandoli nell'esercito. Anche il confronto con la guerriglia procedeva positivamente e, mentre venivano assestati seri colpi a un gruppo armato nato da una scissione del partito comunista, giungevano a maturazione i negoziati con il Fronte di liberazione nazionale Moro (giugno 1996) per la creazione di una zona autonoma musulmana nel Sud del Paese. Nel 1998 con l'elezione alla presidenza della Repubblica di un outsider quale Joseph Estrada, ex attore cinematografico, molto popolare presso i ceti meno abbienti, ma inviso alla classe dirigente, le Filippine in breve tempo si trovavano ad affrontare una nuova instabilità politica. Estrada, infatti, era la persona meno adatta a risolvere i problemi presentati dalla grave crisi economica, che aveva colpito tutti i Paesi del Sud-Est asiatico, e dalle tensioni interne, derivate dalla ripresa degli scontri con il Fronte di liberazione nazionale Moro e dalle azioni terroristiche di altri gruppi islamici, che richiedevano la creazione di uno Stato islamico indipendente nell'isola di Mindanao. In questo clima di tensione, aggravato da un'economia ormai stagnante, alla fine del 2000 il presidente veniva accusato di racket e corruzione, provocando numerose sommosse popolari. Abbandonato, quindi, dalle Forze armate e dal governo, Estrada, nel gennaio 2001, era costretto a dimettersi e subentrava alla presidenza del Paese la sua vice, l'economista Gloria Arroyo. Il consenso per la politica del nuovo presidente giungeva presto: le elezioni legislative del maggio 2001, infatti, assegnavano la vittoria alla coalizione dell'Arroyo, successo confermato nelle elezioni presidenziali del 2004, nelle quali la Arroyo veniva riconfermata. Nel 2006 Arroyo, in seguito a un tentativo di colpo di stato, proclamava lo stato di emergenza, e firmava la legge che aboliva la pena di morte trasformando più di un migliaio di pene capitali in ergastoli. L'attività dei gruppi armati di ispirazione maoista e islamista nel sud del Paese continuava e numerosi erano gli scontri tra esercito e gurriglia del MILF (Fronte di liberazione islamico Moro); questa situazione portava il parlamento filippino a varare una legge antiterrorismo (2007). Le elezioni legislative dell'aprile del 2007confermavano la maggioranza del Lakas-CMD, il partito della presidente Arroyo, che si fondeva con l'altro grande partito del Paese, il KAMPI, formando la coalizione Arcobaleno. I colloqui intrapresi dal governo con i ribelli del MILF si interrompevano nell'agosto del 2008, dopo che la Corte suprema dichiarava incostituzionale il progetto di concedere una larga autonomia alla regione di Mindanao. Nel maggio 2010 si svolgevano in un clima pieno di tensioni politiche e sociali le elezioni presidenziali vinte da Benigno “Noynoy” Aquino, figlio dei due ex presidenti Corazón e Benigno. Nel maggio del 2013 le elezioni legislative davano un'ampiamaggioranza alla coalizione guidata dal Partito liberale, chesostiene il presidente Aquino; in novembre il Paese veniva messo in ginocchio dal passaggio del tifone "Haiyan" che causava migliaia di vittime. Il crescente interesse della Cina sullo sfruttamento delle risorse del Mar Cinese Meridionale determinava più stretti legami militari con gli USA ai quali nel 2014 veniva concesso l'utilizzo di altre basi delle forze armate filippine.

Cultura: generalità

La frammentazione geografica dell'arcipelago filippino può costituire un'ottima rappresentazione ideale del panorama artistico-culturale presente nel Paese. Il mosaico di influenze e costumi che nel corso del tempo si sono amalgamati, è il risultato di componenti davvero eterogenee: l'evangelizzazione sotto la lunghissima dominazione spagnola, l'elemento islamico, minoritario ma diffuso su tutto il territorio, il costume occidentale introdotto dai decenni di dominio statunitense e, non ultimo, il substrato linguistico, culturale e sociale locale, di origine indonesiana e cinese. Ogni ambito artistico-culturale è testimone, in modo diverso, di questo fenomeno. Il quadro linguistico, per esempio, bene rappresenta questa parcellizzazione con oltre 80 lingue, che costituiscono il ramo settentrionale del gruppo indonesiano nella famiglia austronesica, tra cui il cebuano, l'ilocano, il bicolano e il tagalog. Proprio quest'ultimo, ribattezzato pilipino (filippino) e da sempre lingua della capitale, è oggi lingua nazionale al pari dell'inglese, mentre è praticamente estinto l'uso dello spagnolo. Anche l'architettura mostra i segni della miscela culturale: le chiese, le moschee, la case tradizionali sul mare, i moderni grattacieli e i fast food si susseguono a costitituire un “omogeneo collage”. In questo senso pure la lista dei siti Patrimonio UNESCO avvalora le variegate presenze culturali del Paese: l'elenco conta le chiese barocche delle Filippine (1993); le risaie a terrazza delle cordigliere filippine (1995); la Città storica di Vigan (1999). E ancora la musica e la danza, sfere artistiche in cui agli stili, alle composizioni e agli strumenti tradizionali, preservati anche grazie all'attività di numerosi artisti e formazioni giovani, nel corso del XX secolo si è affiancato un ampio numero di interpreti di musica colta, come Felipe P. de Leon (1919-1992) e di cantanti pop: Kyla (n. 1981), Lani Misalucha (n. 1970) e il gruppo Rivermaya. Il valore di un tale retroterra è stato ben compreso dalle istituzioni filippine, che si sono poste l'obiettivo di valorizzarlo e svilupparlo. A Manila, il Centro Culturale delle Filippine, inaugurato nel 1970, ha svolto e svolge una fondamentale opera di catalizzazione e sviluppo delle tendenze artistiche, ed è punto di riferimento per molti degli artisti nazionali. Il Main Theater all'interno del Centro ospita i concerti dell'Orchestra Filarmonica e le performance della Compagnia Nazionale di Balletto. Così come, sempre nella capitale, trovano spazio lo Shaw Theater, dove vanno in scena spettacoli del repertorio nazionale e internazionale, il National Museum, ricco di opere della tradizione popolare, la sede centrale dell'Università delle Filippine, unica università nazionale, fondata nel 1908 e costituita oggi da sette Istituti accademici diversi dislocati su tutto il territorio. Pur se fonte di dissidi e lotte, le diverse radici etniche, religiose, linguistiche e culturali sono state, in conclusione, la vera ricchezza delle Filippine. E sembra che ormai lo abbia ben compreso anche la maggioranza degli abitanti dell'arcipelago.

Cultura: tradizioni

Nel vasto quadro di genti e di tradizioni culturali spicca l'influenza della cultura spagnola, diffusa in profondità con l'opera di evangelizzazione forzata dei sec. XVI-XVIII. Per numero, durata e vistosità di manifestazioni il Paese eguaglia, se non supera, la cattolicissima Spagna. Molto seguite sono anche le parate celebrative di solennità civili e storiche, con apporti (come le majorettes) del folclore statunitense. Al vivo gusto per lo spettacolo si ricollega anche la passione popolare per i combattimenti di galli, allestiti in apposite arene. Matrimoni e altre circostanze offrono l'occasione, sempre meno seguita, per indossare i vestiti tradizionali di ispirazione spagnola, come l'elegante terno. Il barong tagalog, sottile e fresca camicia di stoffa di fibre di ananas, è l'abito tradizionale maschile, non completamente sostituito dall'abito all'europea. Nel folclore filippino si distinguono i canti funebri (sambitan) e nuziali (diona), e i canti di lavoro, cui si aggiungono canti e danze di derivazione spagnola . Tra gli strumenti più usati, il bajo de uña e la bandola, entrambi a corda pizzicata. La cucina delle isole filippine è anch'essa tributaria delle dominazioni e delle influenze arrivate via mare. Carne di pollo o maiale, pesce e riso sono gli alimenti principali, spesso serviti con varietà di verdure. La salsa di soia, lo zenzero e i frutti locali, come il cocco, costituiscono i principali accompagnamenti.

Cultura: letteratura

Le manifestazioni letterarie tradizionali preispaniche consistono in canti, formule magiche, incantesimi, recitati durante la semina e il raccolto o per altre occasioni o celebrazioni importanti, nonché in una ventina di epiche di varie etnie. Poche di queste sono state finora trascritte e tradotte in inglese, come i lam-ang degli Ilocani, hudhud degli Ifugao (Luzon) e tawaang dei Manuwù (Mindanao). Da ricordare anche l'epica darangan dei musulmani (Moros) di Mindanao, la cui recitazione dura una settimana. Fra i canti, notevoli i talindeo (canti dei barcaioli), i kumintang (canti guerreschi) e i kundinam, versi d'amore, da classificare fra le migliori creazioni popolari filippine. L'avvento degli Spagnoli ha dato un'impronta europea alla cultura delle Filippine, unica per un paese asiatico. Alcuni tipi di teatro e di poesia rivelano chiaramente tali influenze. Così il moro-moro (o comedia) del sec. XVIII, rappresentazione melodrammatica delle vittorie cristiane sui musulmani (da menzionare Don Gonzalo de Cordoba, 1831, di A. Fajardo). Così il corrido, ballata cavalleresca tipicamente ispanica adattata al tagalog. E soprattutto l'awit, poema in endecasillabi, che esprime il meglio della letteratura tagalog premoderna, con Florante at Laura (1838) di Francisco Baltazar (1788-1862), noto con lo pseudonimo Balagtás, esaltato oltre i suoi modesti meriti. Accanto a lui è pure da menzionare un altro poeta, Huseng Sisiw (1746-1829). Produttiva anche la novellistica, con C. H. Panganiban (1894-1936) e D. A. Rosario (1894-1936). Fra i tanti, da ricordare il giovane J. A. Arceo, morto ventitreenne nel 1939, efficace imitatore di Edgar A. Poe, e Hernando R. Ocampo (1911-1978), pittore e narratore realista, avvicinato da molti a J. Joyce. Il suo capolavoro, la novella Bakyà (1939; Lo zoccolo di legno), scritta in inglese e in tagalog, è stata anche portata sulla scena e sullo schermo. Molto attivo durante l'occupazione nipponica G. Abadilla (1905-1969). Ma la maggior ricchezza della letteratura tagalog è la poesia. Fra i nomi di spicco J. C. de Jesus (1896-1932) e Amado Hernandez (1903-1970), i cui bei poemi apparvero con oltre un decennio di ritardo, essendo stato imprigionato perché implicato nei moti comunisti. Ricordiamo in particolare Bayang Malaya (Popolo libero), composto nel 1955, stampato nel 1969, che si richiama per lo stile a Florante at Laura. Hernandez è considerato anche uno dei due migliori narratori in tagalog, accanto a Lope K. Santos, autore di Banaag at Siket (Raggi e sorrisi), che risale al 1906. Intorno agli anni Sessanta si comincia a parlare di letteratura in filippino, non più in tagalog. Non si tratta solo di nomi, perché il filippino, duttile, aperto all'uso corrente, ai termini inglesi e spagnoli, si differenzia dal tagalog, un po' antiquato nel purismo dello stile e del lessico. Al tempo stesso la narrativa si fa più aderente alla realtà sociale, a cominciare dal romanzo di Hernandez Mga Ibong Mandaragit (1959; Gli uccelli da preda). E per la prima volta un romanzo filippino tratta di sessualità, con Ang Pagkamulat ni Magdalena (Il risveglio di Maddalena) di Abadilla. Anche la ricerca di un'identità nazionale si fa strada nella narrativa e il fiorire delle riviste accompagna lo sviluppo dello spirito critico e l'ampliarsi del pubblico. La poesia non resta estranea al rinnovamento. I giovani poeti rivelano tendenze più filosofiche e intellettualistiche, allontanandosi dalla vecchia ispirazione romantica e sentimentale. Sul piano stilistico e linguistico il rinnovamento è altrettanto profondo: v'è perfino chi non disdegna di versificare (o scrivere in prosa) in engalog o taglish (due termini designanti il linguaggio colloquiale misto english-tagalog o tagalog-english). Numerosi dagli anni Sessanta in poi i racconti che palesano influenze del naturalismo americano. Notevole anche la fioritura della commedia in prosa. La letteratura in spagnolo non ha prodotto opere importanti nei sec. XVII e XVIII, ma nel sec. XIX dà due capolavori alla letteratura filippina con i romanzi Noli me tangere (1887) e El Filibusterismo (1891), entrambi pubblicati all'estero, roventi atti d'accusa contro il bigottismo, il predominio degli ordini religiosi, e il malgoverno spagnolo, scritti dal medico, patriota e martire J. Rizal (1861-1896), di cui vanno ricordate anche le belle liriche, particolarmente l'esaltante Ùltimo Adiós, composto alla vigilia della fucilazione. Qualche altro autore può degnamente affiancarsi a Rizal, come Pedro A. Paterno. Da ricordare anche il romanzo La loba negra (La lupa nera), scoperto dopo la fine del dominio spagnolo e attribuito a José A. Burgos. Il periodico La Solidaridad, pubblicato dagli studenti filippini in Spagna (1889-95), prima a Barcellona poi a Madrid, dette impulso alla letteratura in spagnolo, che fu ancora produttiva per qualche decennio. Da ricordare il poema Bajo los cocoteros (1911; Sotto le palme) di Claro M. Recto, futuro primo presidente di una repubblica non ancora completamente indipendente, nel 1934; dello stesso autore è il dramma Solo entre las sombras (1917; Solo tra le ombre), il romanzo di Anton Abad, El campeón (1939), e pochi altri. Ma nel dopoguerra il venir meno dell'uso della lingua spagnola porta negli anni Cinquanta all'estinzione di questo ramo della letteratura filippina, mentre si va affermando sempre più l'inglese, anche con una produzione letteraria rigogliosa, accanto a quella in tagalog-filippino. Molti narratori s'ispirano alla storia e alle tradizioni: Linda Ty-Casper con The Peninsular (1964) e Three-Cornered Sun (1979); R. Demetillo con il racconto in versi Barter in Panay (1961), ispirato a un'antica leggenda; Severino Montano con i drammi The Parting at Calamba (1953) e The Love of Leonor Rivera (1954), che evocano la figura di José Rizal, mentre Adrian Cristobal si rifà a un altro eroe nazionale, Andrés Bonifacio, con il dramma The Trial (1963). D'ispirazione storica è la raccolta di versi di Alejandrino Hufana, Poro Point (1961). Sempre più frequente negli ultimi decenni del sec. XX è stata la ricerca dell'identità nazionale nelle tradizioni etniche, come nei racconti Look, Stranger, on this Island Now (1963) di N. M. V. Gonzalez e nel suo romanzo A Season of Grace (1956), negli avvincenti poemi di José Garcia Villa; (Many Voices; 1939), nelle novelle di Gregorio Brillantes (The Distance to Andromeda; 1960) e nei romanzi di Nick Joaquin (The Woman Who Had Two Navels; 1961) e di Bienvenido Santos (Scent of Apples; 1979). La fine del XX sec. ha visto il sorgere di numerosi concorsi e premi letterari e di associazioni di scrittori che hanno contribuito a dare nuovo impulso al settore (frequente infatti era stata nel corso del Novecento la necessità per molti autori di autofinanziare la pubblicazione dei propri manoscritti). E così, per esempio, nella Hall of Fame del “Carlos Palanca Memorial Awards in Literature”, sono entrati scrittori i cui lavori spaziano dalla saggistica, alla poesia, al dramma unesempio fra tutti, Jose Delisay Jr. (n. 1954). Anche la letteratura femminile vive una fase di fioritura notevole, e lo testimoniano i riconoscimenti assegnati a scrittrici quali Cristina Pantoja Hidalgo (n. 1944), autrice di Catch a Falling Star (1999) e Sky Blue After The Rain: Selected Stories and Tales (2005), Gilda Cordero-Fernando (1929) e Reine Arcache Melvin. Infine, presentano una certa importanza, per la narrativa e il teatro, alcune letterature minori, come la hiligaynon e la ilocano.

Cultura: arte

Isolata dalle influenze culturali delle antiche civiltà del continente asiatico, e tuttavia nota quale punto d'incontro dei traffici mercantili indiani, cinesi, musulmani e dell'Occidente colonialistico, profondamente legata alle concezioni estetiche occidentali piuttosto che a quelle del mondo orientale, la produzione artistica delle Filippine ricerca ancor una propria definizione quale arte “nazionale” o “filippina”. Prima dell'occupazione spagnola le manifestazioni artistiche delle culture indigene erano limitate a una produzione di carattere etnografico di cui le caratteristiche sculture lignee degli Anitos sono l'espressione più alta. Quale alternativa alle culture indigene s'inserì nelle tradizioni locali l'arte occidentale dell'epoca coloniale spagnola (sec. XVI-XIX), espressa soprattutto nell'opulento barocchismo decorativo della tematica religiosa, che attingeva ai grandi esempi dell'arte spagnola e messicana: Manila, quale sede vescovile e residenza del governo, si costituisce a sintesi dell'arte delle Filippine in quest'epoca, sia nell'architettura religiosa e civile, sia nella pittura e nella scultura realizzate per decorare gli edifici. Nel sec. XX le diverse sollecitazioni estetiche delle correnti artistiche europee e americane hanno offerto stimoli e impulsi nuovi agli artisti filippini delle generazioni operanti nel secondo dopoguerra, raccolti attorno all'Associazione Artistica Filippina, costituitasi nel 1948. Fra questi meritano un cenno Victorio C. Edades (1895-1985), considerato il padre della pittura moderna filippina, Napoleon Abueva (n. 1930), tra i massimi scultori, e Carlos V. Francisco (1914-1969), membro con Edades e G. Ocampo ( 1913-1985) del “Triumvirato”, Ang Kiukok (1931-2005). La produzione contemporanea, volta al conseguimento di una propria identità creativa, è caratterizzata da un lato dallo sviluppo della tecnica del mosaico e dalla diffusione dei murales di derivazione messicana, dall'altro dalla reinterpretazione, secondo i colori e la sensibilità locali, delle iconografie religiose occidentali, in particolare il tema della madre e del bambino, leitmotiv dell'arte filippina. Vive e produttive restano le arti della scultura lignea, soprattutto nelle regioni montane, e marmorea.

Cultua: cinema

Nell'epoca del muto i prodotti di Hollywood costituirono l'unico alimento di una popolazione avida di cinema. Su loro imitazione e in studios rudimentali si girarono negli anni Trenta del sec. XX i primi film parlati in tagalog. Durante la seconda guerra mondiale Manila e Luzon produssero per gli invasori giapponesi. Negli anni Cinquanta si conobbero in Occidente Genghis Khan di Lou Salvador, Il serpente sulla croce di Gerardo de León (autore nel 1950 del notevole 48 ore), Badjao di Lamberto V. Avellana, tutti esemplari del genere storico-cavalleresco, coltivato fino agli anni Settanta con le saghe di Eddie Romero (Così eravamo... e adesso?) e Mario O'Hara (3 esseri e 3 anni senza Dio). Ma in quel decennio il primo grande cineasta filippino, Lino Brocka (1939-1991), ha guidato una nouvelle vague attraverso melodrammi fiammeggianti di lucida contestazione sociale e politica, tra i quali vanno segnalati almeno Tinimbag (1973), Manila: nelle grinfie delle tenebre (1975), Insiang (1977), Bona (1980), PX (1982), presentato al 1° festival di Manila, Caino e Abele (1982), Bayan Ko (1984), Les Insoumis (1990). Altri hanno seguito l'esempio di Brocka: per esempio Kidlat Tahimik (L’incubo profumato, 1976) e Mike de León (In un batter d’occhio). Il terzo millennio fa segnare, da un lato, una sorta di arresto della ricerca nella cinematografia filippina, per cui diverse opere cedono in maniera troppo evidente all'imitazione dei modelli occidentali, e statunitensi in particolare, e, dall'altro, l'emergere e l'imporsi anche a livello mondiale di alcuni cineasti. Tra questi due artisti, ormai noti al pubblico internazionale. Lav Diaz (n. 1958) regista e sceneggiatore, è autore di Serafin Geronimo: kriminal ng Baryo Concepcion (1998; The Criminal of Barrio Concepcion), Hesus rebolusyunaryo (2002; Jesus Revolutionary), e più recentemente, di Kagadanan sa banwaan ning mga Engkanto (2007; Morte nella terra degli Encantos), vincitore di un premio speciale a Venezia e atto conclusivo di una trilogia composta da Evolution of a Filipino Family (2005) e Heremias (2006); Auraeus Solito (n. 1969) nel 2005 ha diretto Tuli e Pagdadalaga ni Maximo Oliveros, Ang (Il fiorire di Maximo Oliveros), entrambi pluripremiati al Festival di Berlino e al Sundance Festival. Il cinema filippino otteneva altri riconoscimenti internazionali: nel 2010 la regista Monster Jimenez vinceva il premio come miglior documentario il 12° Cinemanila International Film Festival con il film Kano: an American and His Harem (Kano: un americano e il suo harem), riconosciuto anche come miglior opera prima allʼInternational Documentary Film Festival di Amsterdam (2010), mentre nel 2014 il già citato Lav Diaz vince il Pardo dʼOro 2014 al Festival del cinema di Locarno con il film Mula sa kung ano ang noon (From What Is Before).

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